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un mondo horror tra misteri e cultura

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C O S M I S M O .. una storia russa un po' particolare ..
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Brandani

Anima Vagante






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MessaggioInviato: Ven Set 21, 2007 3:45 pm    Oggetto:  C O S M I S M O .. una storia russa un po' particolare ..
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Una Dottrina o una forma di Esoterismo Scientifico ?!
Il Cosmismo Russo .....
"Perchè Lenin giace a Mosca perfettamente intatto ? Attende la scienza, vuole risorgere dai morti " (Platonov)
Una domanda ed una risposta che connotano quel singolarissimo insieme di dottrine e movimenti di recente rinominati e catalogati col nome di Cosmismo
Transumanesimo, Via Cosmica, Biocosmismo, Immortalismo, Ilosoismo .. furono alcuni dei principali movimenti che si identificano oggi in un unico termine, Cosmismo
Fondatore delle concezioni Cosmiste fu un enigmatico direttore bibliotecario del museo scientifico di Mosca , Nickolai Fedorov , studioso coltissimo ed eccentrico
Concezione basilare è che che la morte è il male supremo, da superare non tramite un dio, ma attraverso l' Uomo , tramite processi scientifici e psichici
L' umanita' nuova dovra' essere in grado di stanziarsi anche in altri mondi e pianeti, colonizzando il cosmo
Importante seguace di queste concezioni innovative, fu Aleksander Bogdanov , considerato peraltro da Lenin il migliore elemento della nuova Russia,
propugnatore di una nuova dottrina magicoteurgica con la quale accompagnare i nuovi progetti allora in atto verso una escatologia assoluta
Da cui sarebbe dovuta sorgere la coscienza nuova nel corpo immortale, nel nuovo Uomo
Bogdanov medesimo, convinto della ricerca dell' effettiva possibilita' di procrastinazione fisica della vita umana, atrraverso speciali elaborazioni sanguigne, morì durante un suo esperimento di trasfusione
Un "vampirismo" scienticico ?
Gli "scienziati esoterici" della Via Cosmica addirittura studiarono la forma e le proporzioni della tomba di Lenin, dapprima edificata a forma piramidale , e solo successivamente, costruita con la forma e dimensioni attuali del mausoleo, dato che è nella forma cubica che si esprimerebbe la massima possibilita', con certe proporzioni, di traslarsi nella quarta dimensione .. e così fecero ..
Tra i principali scienziati che aderirono al pensiero cosmista, va detto che vanno annoverati i fondatori dell' aereonautica e della cosmonautica russe .. e che Gagarin, nel primo volo spaziale umano , annuncio' al mondo l' inizio di un sogno per l' umanita', dedicando il suo volo ad un celebre artista teosofo e cosmista !
Esperimenti furono fatti per la rianimazione di corpi morti, tanto che si decise di conservare il corpo di Lenin in attesa di future scoperte che avrebbero potuto rianimarlo .. Il suo sangue ed il suo cervello furono così
estratti e conservati segretamente nel laboratorio dell' universita' delle scienze di Mosca ..
Poi .. arrivo' un certo "Uomo d' acciaio" , ed il cosmismo venne azzerato .. o .. come un vampiro , ando' semplicemente in letargo .. nella grande, misteriosa, fredda terra di Russia ..
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MessaggioInviato: Ven Set 21, 2007 3:45 pm    Oggetto: Adv






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Noctifer

Demone Inferiore






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MessaggioInviato: Ven Set 21, 2007 9:54 pm    Oggetto:  
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Davvero interessante:
è un argomento da me a lungo studiato.
cito un articolo reperibile anche sul web.


La terza Roma


di: Alessio Mannucci

L'idea escatologica del regno Cristiano-Ortodosso - “Mosca, la Terza Roma” - venne trasferito alla Russia secolarizzata di Pietroburgo e, infine, all'URSS. Dalla Cristianità Ortodossa Bizantina, attraverso la “Sacra Rus”, fino alla capitale della Terza Internazionale. Il messianismo russo - agli inizi fondato sulla concezione della “nazione aperta” - ricevette nel XX secolo la formulazione di “nazionalismo Sovietico”, raccogliendo nazioni e culture dell'Eurasia in un gigantesco progetto universale, culturale ed etnico... Il “rifiuto del mondo moderno”, profano e desacralizzato, che si manifesta nella civiltà occidentale del ciclo finale è comune a Julius Evola e a tutta la tradizione intellettuale russa degli slavofili.

Evola

Autori russi come Homyakov, Kirievsky, Aksakov, Leontiev, Danilevsky tra i filosofi e Dostoevsky, Gogol, Merejkovsky tra gli scrittori, criticano il mondo occidentale pressoché negli stessi termini di Evola. Si trova presso di essi la medesima avversione al regno della quantità, al sistema della democrazia moderna, al degrado spirituale e alla profanità totale. Così, si vedono spesso delle corrispondenze sorprendenti tra la definizione delle radici del male moderno - massoneria profana, giudaismo deviato, avvento delle plebi, divinificazione della ragione - tanto in Evola che nel neo-paganesimo nazista, quanto nel cosmismo-immortalismo e nella cultura “conservatrice” dell'estrema destra russa.

La critica del mondo moderno da parte di Evola è completamente comprensibile e accettabile in Russia sia dai conservatori che dai rivoluzionari, è più vicino alla mentalità russo-slavofila che a quella europea: il gusto stesso per la generalizzazione, l'evocazione frequente di motivi mistici e mitologici, il vivo sentimento del mondo spirituale interiore a partire dal quale si percepisce organicamente la realtà immediata moderna come perversione e deviazione.

Per la tradizione conservatrice russa, lo stile della spiegazione mitologica degli avvenimenti storici e anche contemporanei è quasi obbligatorio. Il richiamo al livello super-razionale, o non-razionale, si comprende perfettamente in Russia, dove piuttosto è l'eccezione un argomentare razionale. Si può inoltre notare l'influenza esercitata dai conservatori russi su Evola: nelle sue opere egli cita spesso Dostoevsky, Merejkovsky (il quale, d'altronde, egli conobbe personalmente) e alcuni altri autori russi. D'altro canto, i frequenti riferimenti a Emmanuel Malynsky e a Leon de Poncins lo fanno parzialmente rientrare nella tradizione contro-rivoluzionaria tipica dell'est europeo. Si possono anche citare i suoi riferimenti a Serge Nilus, l'editore dei famosi “Protocolli di Sion”, che Evola ha riediti per l'Italia.

L'altro aspetto del pensiero evoliano avvertito dai russi come un soggetto intimo ed estremamente importante è la sua esaltazione dell'idea imperiale. Roma è per Evola il punto cruciale della sua Weltanschauung. È una forza sacra, vivente e immanente, che si manifesta attraverso l'Impero, ed è per Evola l'essenza dell'eredità tradizionale dell'Occidente (“Imperialismo Pagano”). Evola intuisce la vera anima mitologica della tradizione occidentale, che è pagana, primitiva, primordiale, ma la identifica con un ideale ariano-nazista dionisiaco, anti-cristico, faustiano, satanico, di oppressione e annientamento, invece che di liberazione, dell'uomo.

I resti del palazzo di Nerone e delle antiche costruzioni romane sono stati da lui percepiti come la testimonianza diretta della sacralità organica e concreta la cui unità e continuità sono state sbriciolate dal "castello" kafkiano del Vaticano cattolico guelfo. La sua formula ghibellina è chiara: l'Impero contro la Chiesa, Roma contro il Vaticano, la sacralità organica e immanente contro le astrazioni devozionali e sentimentali della fede, implicitamente dualista e farisea. Un complesso simile si ritrova nei russi, il cui destino storico è profondamente legato ad un'idea di Impero. Questa nozione è stata dogmaticamente fissata nel concetto ortodosso di “starets philophe”. La “prima Roma”, in questa visione ciclica ortodossa, non è la Roma cristiana, ma la Roma imperiale, perché la “seconda Roma” (o “nuova Roma”) era per i cristiani Costantinopoli, la capitale dell'Impero cristiano. Dunque, l'idea stessa di “Roma” presso gli ortodossi russi corrisponde alla comprensione della sacralità come immanenza del Sacro, come “sinfonia” necessaria e inseparabile tra autorità spirituale e potere temporale.

Per i tradizionalisti ortodossi, la separazione cattolica tra il Re e il Papa non è concepibile e rivela l'eresia, chiamata precisamente “eresia latina”. In questa concezione russo-ortodossa si ritrova l'ideale puramente ghibellino in cui l'Impero è talmente valorizzato teologicamente che non si può concepire la Chiesa come qualcosa di estraneo e isolato da esso. Questa centralità della sacralità del Regnum nella tradizione russo-ortodossa si basa sull'epistola di Paolo dove vi è la questione del “katehon”, “colui che sostiene”, identificato precisamente con il Sacro Impero, l'ultimo ostacolo contro l'irruzione dei “Figli della Perdizione”, equivalenti dei Gog e Magog biblici.

Dunque, la concezione di Mosca quale Terza Roma, che è in qualche modo consustanziale al pensiero tradizionale russo, corrisponde perfettamente all'ideale evoliano ghibellino. Ancor di più, la denuncia del cattolicesimo e del suo ruolo nefasto nella decadenza dell'Occidente è in Evola quasi identica alle accuse dei cristiani ortodossi contro l' “eresia latina”. L'esaltazione spirituale e lucida dell'Impero nei libri di Evola diviene inestimabile per i russi alla ricerca della loro identità autentica e tradizionale. “L'imperialismo sinfonico” dei russi ortodossi riconosce facilmente la propria immagine nell' “imperialismo pagano” o “ghibellino” di Julius Evola. Immagine che in qualche modo accomuna anche il Terzo Reich e il progetto del “nazismo magico” (non a caso russi e tedeschi sono stati per un certo periodo alleati).

Arthur Moeller van den Bruck

Si sà che l'autore di “Terzo Reich”, Arthur Moeller van den Bruck, è stato profondamente influenzato dagli scritti di Dostoevsky, per il quale l'idea di Terza Roma era centrale. Si ritrova presso van den Bruck la stessa visione escatologica dell'Impero Finale, in corrispondenza simbolica con le idee “paracletiche” dei montanisti e con le profezie di Ioachim de Flora. Van den Bruck, le cui idee sono stata evocate da Evola, ha adattato la concezione di Terza Roma della tradizione russo-ortodossa alla Germania, elaborando il progetto politico-spirituale ripreso in seguito dai nazional-socialisti. Evola partecipò egli stesso largamente al dibattito intellettuale all'interno della cerchia della rivoluzione conservatrice tedesca (l' “Herrenklub” di Heinrich von Gleichen, di cui egli era membro, era la continuazione dello Juniklub fondato da van den Bruck).

Evola è stato spesso definito come un “anarchico di destra”, specie per le sue opere artistiche di gioventù, influenzate dal dadaismo e dal futurismo, soprattutto “Cavalcare la Tigre”. Contemporaneamente, l'anticonformismo totale verso la realtà moderna occidentale, la contestazione radicale dei valori borghesi, lo avvicinano all'estrema sinistra (gli estremi si toccano). La rivolta evoliana contro il mondo moderno possiede degli aspetti distruttivi, come ogni rivolta, d'altronde. Il suo radicalismo intransigente lo spinge alla rottura con il conservatore abituale che difende per inerzia i valori di ieri contro i valori di oggi. Il suo orientamento va verso il mito primordiale, verso l'Iperborea perduta, verso la Trascendenza, verso l'Eterno Presente. Una ricerca dell'assoluto qui e ora che obbliga a superare i limiti convenzionali e anche a sgretolare le forme secondarie della tradizione adattate al kali-yuga.

Evola non accetta una parte del Sacro, lo vuole Tutto, immediatamente. Questa Rivolta gli fa prendere posizioni “anarchiche”, contestare la legittimità delle forme tradizionali svuotate di ogni vita. È la posizione dell'adepto del Tantra, che spiega ne “Lo Yoga della Potenza”. La stessa antinomia è propria della sinistra radicale. La fenomenologia esistenziale ed estetica delle due rivolte, per quanto differenti, le unisce quasi perfettamente. La rivoluzione, la guerra, la crisi, il ribaltamento sociale, provocano sempre un trauma profondo che necessariamente obbliga l'essere umano a incontrare la realtà ontologica profonda che supera i cliché profani della vita “normale”.

Ernst Junger

Ernst Junger, al quale Evola si interessò molto, sviluppò nei suoi romanzi e scritti politici questo problema del reincontro dell'uomo moderno, profondamente alieno, con la realtà superiore nella situazioni di crisi estrema. Esperienza vissuta in prima persona dallo stesso Evola che attraversò periodi di crisi personale che lo portarono al limite del suicidio. La sete dell'assoluto è in logico rapporto con le esperienze “negative” e talvolta anche “antinomiche”. Queste considerazioni spiegano anche l'interesse di Evola per certi personaggi giudicati dagli altri tradizionalisti (Guénon, Burkhardt, etc.) nettamente “contro-iniziatici” - Alister Crowley, Giuliano Kremmerz, Gustav Meyrink etc.

A sinistra, soprattutto all'estrema sinistra, si ritrova facilmente il medesimo complesso, la stessa passione, la stessa esaltazione dell'esperienza traumatica e nello stesso tempo lo stesso rifiuto del conformismo, la stessa avversione viscerale in rapporto alle norme e alle convenzioni, la stessa rivolta contro l'abituale. Ad esempio, in Theodore Reusse, attivista di sinistra e iniziatore alla massoneria dello stesso Guénon. Il lato “sinistro” di Evola richiama il paradosso politico della Russia attuale dove i neo-comunisti, anti-liberali, fanno fronte comune con i conservatori ortodossi. Aspetto questo che ha caratterizzato storicamente anche il bolscevismo, in cui si sono sviluppate per vie eterodosse e contraddittorie le tendenze profonde della sacralità russo-ortodossa: l'avversione per il mondo occidentale borghese, la ricerca del Regnum, i fattori escatologici, l'esperienza diretta, rivoluzionaria e immediata della Verità.

Inoltre, vi erano all'alba della corrente comunista russa accostamenti esoterici estremamente curiosi con i rappresentanti delle correnti spirituali locali ed europee. Si può dire che tra Evola e la Russia esistono non solo le corrispondenze a livello di corrente ideologica “conservatrice”, “di destra”, ma anche con certi lati della “sinistra” russa, nella sua dimensione profonda e paradossale. Le previsioni dei conservatori e contro-rivoluzionari (come Léon de Poncin) concernenti la necessità della vittoria della quarta casta proletaria in tutto il pianeta sono state smentite dal trionfo della civiltà borghese (presunta terza casta) nella Russia post-sovietica.

Lo stesso Evola commise il medesimo errore accettando la posizione radicalmente antisocialista e anticomunista, propria dei conservatori reazionari, con i quali, a livello spirituale, egli era in pieno disaccordo. La “sinistra metafisica” in Evola non ha potuto trovare la manifestazione dottrinale coerente a livello politico, il lato “anarchico” ed “esoterico” restano in qualche modo sovrapposti assai contraddittoriamente alla sua fedeltà alla “reazione” politica. Lo stesso equivoco che ha caratterizzato le sue relazioni col fascismo e col nazional-socialismo, a cui criticava l'aspetto politico di sinistra e contemporaneamente tentava di rafforzare l'aspetto “metafisico di sinistra” (insistendo ad esempio sul paganesimo contro le relazioni con il Vaticano).

Evola ha avuto torto nel predire la vittoria dei sovietici e nel prendere una posizione radicalmente anticomunista. Ha avuto torto a non riconoscere il lato paradossale e in qualche modo tradizionale della Rivoluzione. Malgrado il suo interesse particolare per “L'Operaio” di Junger, Evola ha falsamente identificato, seguendo la logica della destra reazionaria, le caste tradizionali con le classi della civiltà occidentale. A questo proposito, George Dumezil ha sottolineato come nella società tradizionale indoeuropea - ariana - i lavoratori appartengono alla terza casta e non alla quarta. Oltre a ciò, i mercanti, (cioè i proto-capitalisti) non appartengono del tutto al sistema delle caste, tutte le funzioni di distribuzione dei beni e del denaro sono state appannaggio dei guerrieri, degli kshatryas. Ciò significa che la classe dei mercanti non corrisponde assolutamente alla struttura della società ariana ma si è storicamente sovrapposta ad essa insieme ai sincretismi culturali e razziali.

La lotta anti-borghese dei socialisti rivoluzionari possiede dunque implicitamente una dimensione tradizionale indoeuropea, che è insita in quella slavofila, che spiega le tendenze anti-giudaiche e anti-semite di un gran numero di teorici socialisti come Fourier e Marx, e che si ritrova anche nel socialismo reazionario-totalitario, nazi-comunista, di Stalin. Spiega come sia l'elemento socialista che quello nazional-comunista convivano nelle correnti della Rivoluzione Conservatrice, in Spengler, Sombart, van den Bruck, Junger, fino a Nikisch.

Ciò che pone i maggiori problemi all'assimilazione degli scritti di Evola in Russia è la sua impostazione risolutamente anti-cristiana, che apparentemente lo accomuna a Nietzsche. Secondo Evola, l'intera tradizione cristiana è espressione della degenerazione ciclica, della decadenza dell'Occidente tradizionale e della “sovversione” dello spirito del Sud, della mentalità “semitica” proiettata al Nord iperboreo ariano. In realtà Evola, come anche Nietzsche, si rivolge alla forma cattolica, falsata, della tradizione cristiana, fatta propria dall'Occidente. La critica di Evola al ruolo che ha avuto il cristianesimo occidentale nel processo di decadenza della civiltà europea è condiviso sia da destra che da sinistra, sia da reazionari che da rivoluzionari.

Nell'ottica della Chiesa Ortodossa, nell'ottica della Chiesa Russa dopo la caduta di Costantinopoli e l'adesione del Patriarcato di Costantinopoli all'Unità Cattolica, si trovano sovente gli stessi motivi nella denuncia dell' “eresia latina”. Il devozionismo, il razionalismo scolastico e il papismo del Vaticano sono oggetti di critica costante da parte dell'Ortodossia, con più o meno le stesse conclusioni riguardanti la responsabilità della “deviazione cattolica” nella desacralizzazione dell'insieme europeo da cui è giunto il rigetto quasi totale della tradizione e l'avvento dell'era laica.

La tradizione cristiana ortodossa differisce molto dalla tradizione cattolica nei punti essenziali dogmatici, rituali e metafisici. Lo spirito ortodosso orientale è contemplativo, apofantico, esicastico, comunitario e risolutamente anti-individualista. Il fine nettamente dichiarato dell'Ortodossia è la “deificazione” dell'uomo per via ascetica, descritta nei termini puramente esoterici e utilizzando i procedimenti iniziatici. Una via della deificazione all'opposto rispetto al misticismo exoterico occidentale che esalta l'umanesimo. In altri termini, l'Ortodossia non è la religione intesa nel senso di Guénon (ripreso in seguito da Evola), perché non mira alla “salute dell'anima individuale”, ma alla realizzazione puramente spirituale e metafisica, dunque sovraindividuale e sovrapsichica. L'Ortodossia non è l'exoterismo necessitante dell'esistenza di società iniziatiche esteriori per giungere alla completa realizzazione spirituale (l'assenza storica di società iniziatiche fuori dalla Chiesa nei paesi ortodossi lo testimonia in una maniera sorprendente).

L`esempio più vicino a questa natura particolare della Chiesa Orientale si trova nello sciismo iraniano, dove non vi è più distinzione netta tra il dominio esoterico ed exoterico (Henri Corbin, “L'Homme de la Lumiere”). La differenza essenziale tra la tradizione cattolica occidentale e quella ortodossa orientale rende la posizione anticattolica e “antiguelfa” di Evola pienamente comprensibile e accettabile. Certe obiezioni formulate da Evola contro l'insufficienza metafisica dell'attitudine della Chiesa Occidentale aiutano molto gli ortodossi a ritrovarsi coscientemente nella propria tradizione, cosa che manca fatalmente al cattolicesimo. Il conflitto invece è causato dal rigetto da parte di Evola della tradizione cristiana primordiale, il suo disprezzo per la natura del cristianesimo delle origini che egli qualificò come “plebeo”, “semitico”, e pre-”antitradizionale”, ignorando, o rimuovendo, le origini universali della Philosophia Perennis. In questo modo, egli si inscrive definitivamente nella tradizione romana precristiana e anticristiana, ma piuttosto che schierarsi dalla parte dei filosofi pagani e neoplatonici, che affermavano un cristianesimo primordiale di tipo orfico, finisce per accodarsi al “gioco” anti-cristico dei nazi-fascisti.

Evola identifica cioè la tradizione cristiana con la tradizione giudeo-cristiana distorta secolarmente dalla Chiesa Cattolica. Così, invece di avvicinarsi alla Chiesa orientale, o le Chiese Orientali, che si qualificano come elleno-cristiane, il confuso e invasato Evola finisce per aderire all' Imperialismo Pagano nazi-fascista, ovvero al folle progetto della “soluzione finale”. Un'analisi di questa differenza fondamentale si trova tra autori russi come Nikolaev (“V poiskah sa Bojestvom”), V. Lossky (“Theologie Mystique”) e autori francesi come Jean Bies (“Voyage au Monte Athos”) e Michel Fromaget (“Corps, Ame, Esprit”). La tradizione della devozione passiva, della ricerca della salvezza individuale, l'egalitarismo postumo, sono caratteristiche proprio della tradizione elleno-cristiana, che la Chiesa cattolica occidentale ha fatto propria distorcendone il senso e vietando l'esegesi personale delle scritture.

Per questo motivo, Evola, seppur vicino ad alcune posizioni dell'estrema sinistra socialista, per i cristiani orientali non solo non è accettabile, ma proprio non è comprensibile, perché i motivi propriamente giudeo-cristiani distorti dalla rilettura cattolica sono assai rari e marginali nell'Ortodossia. La Chiesa bizantina, e dopo la sua caduta la Chiesa russa, hanno ereditato la tradizione ellenica, più consona a quella slavofila, incorporandola nell'insieme armonico della Rivelazione evangelica. Nella Chiesa orientale sono particolarmente venerati gli apostoli “gnostici” e controgiudaici: S.Paolo, Giovanni apostolo, Andrea (patrono della Chiesa russa). Mentre i giudeo-cristiani S.Pietro o S.Giacomo hanno dei ruoli secondari. Lo spirito della Chiesa orientale resta molto caratterizzato dal marcionismo o monofitismo implicito. Il Cristo qui è soprattutto “Pantakrator”, lo Zar, il Dio della Seconda Venuta, terribile e onnipotente. Ma anche lo spirito aristocratico e ascetico, attivo ed eroico.

Andrei Rubliev

Il punto culminante dell'affermazione cosciente di questa natura della Chiesa orientale è stata la santificazione di S.Gregorio di Palama, l'eminente esoterista cristiano la cui dottrina esicastica della Luce Increata e della deificazione ha scandalizzato tanto i cattolici che il settore filocattolico dell'Ortodossia. Questo stesso esicasmo è proprio alla maggioranza dei santi russi - S.Serge di Radohej, S.Nil Sorsky, fino agli artisti delle icone (come Andrei Rubliev, canonizzato come santo dal concilio della Chiesa Ortodossa russa). Dunque, nel rifiuto assoluto del cristianesimo, Evola pone un serio ostacolo alla sua assimilazione sia da parte del tradizionalismo russo, sia da parte dell'estrema sinistra, cosmista e immortalista. Seppur apprezzato, il suo sentimento di “rivolta contro il mondo moderno” è incompatibile con la sua ceca posizione anti-cristiana e l'imperialismo pagano di stampo ariano-nazista. Può essere condiviso dai russi il rifiuto dello spirito semitico e l'elogio dello spirito ariano-ellenico, ma purché adattato alla via orientale della “Mano Sinistra”, nel quadro di una cristianità ellenica, orfica, ascetica e esicastica.

È anche verò però, che la tradizione russo-slavofila, non è estranea a forme di dionisismo, che caratterizzano l'ala più radicale della sinistra rivoluzionaria, che porta dal marxismo al cosmismo-immortalismo e che tende al dissolvimento delle individualità (tipica concezione orientale) in una prospettiva salvifica escatologica e apocalittica. Evola ha insistito molto sulle origini iperboree della Tradizione Universale, confondendo la zona mitogenetica nord-occidentale con una sorta di Paradiso Terrestre mitologico (ariano) dal quale sarebbe giunto l'Apollo Iperboreo. Il punto fondamentale della sua dottrina è un madornale errore mitogenetico, una forma di “razzismo spirituale” che ha caratterizzato sia il nazi-comunismo (pan-mongolico) sia il nazi-fascismo (pan-germanico), che ha cercato disperatamente le prove della supposta superiorità ariana tra i ghiacci, in India, in Tibet, perfino ad Atlantide, senza mai trovarne, ovviamente.

La stessa idea si trova in altri tradizionalisti, soprattutto in Guénon, in B.G. Tilak e anche presso il saggista tedesco Hermann Wirth. D'altronde, Evola parla di Guénon e Wirth come due dei tre personaggi che lo hanno influenzato più di altri (il terzo era Guido de Giorgio). Tutto nasce dal desiderio di ritrovare una identità perduta, distrutta dal mondo moderno, che vive nella Philosophia Perennis. Ma la volontà di potenza dell'uomo faustiano, la sua hybris, è tale da accecarlo. Il mito di Atlantide, raccontato da Platone, rappresenta l'antitesi della saggia repubblica ateniese. Fondata sull'eccesso e lo squilibrio, è la città ingiusta nata dal capriccio di un Dio irrequieto, Poseidone, per Clito, una figlia della Terra. “Quando la particella divina presente nei re venne scemando e spegnendosi, essendosi essi congiunti con numerose mortali, quando cominciò a prevalere il loro umano retaggio...” (Platone, “Crizia”), non si accontentarono più di quanto già possedevano, ma si lasciarono travolgere da una smodata bramosia di nuove conquiste. Avevano ormai perduto il bene più prezioso, la divina scintilla, in preda ad una avidità e una volontà di potenza sataniche.

La visione tradizionale delle origini presuppone la conoscenza delle leggi cicliche e delle corrispondenze cosmiche. Su questo, l'opera di Evola fornisce informazioni preziose. Evola cercava le influenze iperboree nell'Europa nord-occidentale ma anche nel Vicino Oriente, applicando i metodi di Guénon, di Bachofen e di Wirth per ricostruire la tipologia ciclica delle civiltà a partire dall'età dell'oro fino ai giorni nostri (“Rivolta contro il mondo moderno”). Nelle sue opere dedicate alle “razze spirituali”, concetto che prelude al “razzismo spirituale”, ha concretizzato certi dati tradizionali riguardanti i tipi di uomini europei nelle loro particolarità fisiche, psichiche, spirituali. Ovunque sottolineò la centralità del tipo “iperboreo”, “nordico”, “apollineo”. Ha disegnato le grandi linee dell'itinerario delle correnti iperboree in corrispondenza con le etnie e le regioni europee, applicandole alla realtà europeo-occidentale e mediterranea. Gli spazi etnici e geografici dell'Eurasia nord-orientale restano fuori dal quadro delle sue ricerche. Ma il metodo e i principi della ricerca elaborati da Evola, così come l'esempio di loro applicazione alla realtà concreta, ci dà la possibilità di compiere un lavoro simile in rapporto alla Russia e ai suoi legami con le tendenze iperboree.

Evola, in un certo modo, stimola la ricerca delle origini primordiali del mito, e sia in Germania che in Russia ispira fortemente gli “studi iperborei” (applicati alla Russia e all'Eurasia). In Evola, i fondamenti della “geografia sacra” si orientano verso la geografia propria all'occidente imperiale prima ellenico, poi romano e infine germanico, che vedeva negli spazi eurasiatici le terre della barbarie, popolate dagli “untermenschen” (l'orda primitiva slavo-tartara). Questa stessa concezione è stata ripresa dalla cattolicità occidentale, soprattutto dopo lo scisma. Questo “terzaforzismo” di Evola (né Occidente, né Oriente, ma Europa) è ciò che impedirà la piena accettazione della sua dottrina da parte sia del tradizionalismo russo-ortodosso, sia del socialismo rivoluzionario, ma lo renderà un alleato del potere faustiano nazista (fu un combattente delle SS).

La valutazione del socialismo come qualcosa di essenzialmente antitradizionale va di pari passo con la scarsa stima per la civiltà slava. Il terzaforzismo geopolitico del Terzo Reich, e in minore misura lo stato fascista italiano, hanno fondato la loro ideologia, nei tratti generali, sulla medesima base dottrinale. Da ciò l'attacco contro l'URSS e la guerra contro le potenze atlantiste (Inghilterra e Stati Uniti). La stessa visione è stata fatta propria dall'estrema destra europea, indipendentemente dal fatto che i loro rappresentanti abbiano letto o meno “Orientamenti” o “Gli Uomini e le Rovine”, per non parlare di “Rivolta contro il mondo moderno”. L'evoluzione politica dell'ideologia di “Giovane Europa” di Jean Thiriart, che apparteneva a questi movimenti terzaforzisti di estrema destra in senso lato del dopoguerra, ha cercato di applicare il concetto di patria nella realtà concreta dell'Europa democratica e denazificata. Thiriart, dagli anni 60 ha rappresentato la versione “secolarizzata” e “razionalizzata” della dottrina di Evola, privata dei suoi lati metafisici, tradotta puramente in politica. Evola stesso cita Thiriart ne “Gli Uomini e le Rovine”.

Thiriart cominciò con la ristretta formula “Né Occidente, né Oriente - Europa Imperial”, dunque con una formula identica a quella di Evola. Nel corso degli anni 70 e 80, dopo essersi ritirato dalle lotte politiche, Thiriart è arrivato alla conclusione che i due termini negativi di questa formula non sono più eguali. Egli ha riconosciuto nel sistema socialista sovietico molte più affinità con i propri ideali che non nel mondo capitalista. La stessa cosa egli ha trovato nelle correnti della Rivoluzione Conservatrice tedesca, nel fascismo di sinistra europeo ed italiano, nella Repubblica Sociale e anche nel nazional-bolscevismo russo. A partire da questo, ha proclamato provocatoriamente lo slogan: “Impero Euro-Sovietico da Vladovostock fino a Dublino”, affermando la compatibilità politica e geopolitica del terzaforzismo europeo con il socialismo euroasiatico.

Queste idee hanno influenzato molto le correnti politiche europee nazional-rivoluzionarie, nello spirito del più freddo pragmatismo politico, senza alcun appello alla Tradizione Spirituale, più vicino al materialismo storico. Thiriart e anche certi rappresentanti della ND europea e delle correnti NR hanno optato risolutamente nel designare il capitalismo cosmopolita e la dominazione geopolitica degli Stati Uniti come il nemico unico assoluto. Il campo socialista è stato dunque percepito come un “possibile alleato”. Parallelamente si opera la revisione delle idee di Evola che corrisponde esattamente alla lettura “russa” dei suoi scritti e all'accentuazione del suo aspetto rivoluzionario, di “sinistra”.

Terza Roma, Terzo Reich e Terza Internazionale si mostreranno di colpo come simboli intimamente legati tra loro, come tre forme differenti, ma complementari, della “rivolta contro il mondo moderno”, ma non del tutto coscienti delle loro implicazioni trascendenti deviate e perfino parodistiche. Nell'età oscura - kali-juga - in cui ci troviamo, certi aspetti ripugnanti delle ideologie contemporanee, e soprattutto la loro messa in pratica, nascondono i veri tesori spirituali, custoditi dai “guardiani della soglia”, i cerberi mostruosi e aggressivi, della tradizione tibetana. L'Impero euro-sovietico da Vladivostock fino a Dublino, il campo della rivolta paradossale dei “rossobruni” eurasisti in cerca del Regnum, si oppone totalmente alla modernità che si concretizza escatologicamente nel “dominio assoluto del capitale” e nella “mentalità semitico-mercantile”, nell'avvento finale del tipo sociale che non appartiene né alla terza, né alla quarta casta tradizionale indoeuropea.

Tutto ciò si può dedurre dalla lettura “russa” di Evola, dalla lettura “rivoluzionaria” di Evola che sbriciola la scolastica tradizionalista, accademica e impotente. Gli aspetti positivi sollevati da Evola, sono le realtà viventi, le forze sacre che si risvegliano nell'attesa dell' “Azione Trascendente”. Solo l'eroe, come Ercole, può sconfiggere Cerbero e l'Idra e spalancare le porte del giardino sacro dove risiede l'albero della conoscenza del bene e del male. Se non avesse abbracciato il “lato oscuro della forza”, probabilmente parleremo oggi di un Evola-Jedi, anti-nazista, anti-fascista, anti-sovietico, radicalmente cristiano.

(basato su "Julius Evola e il Tradizionalismo Russo", di Alexandr Dugin, Centro Studi La Runa, Traduzione a cura di Belgicus).

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MessaggioInviato: Ven Set 21, 2007 10:22 pm    Oggetto:  
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interessante, davvero interessante, di questa
dottrina che sa tato di paranormale nn ne ero a conoscenza....beh, nn si smette mai di allargare la mente, che ne dite.
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Brandani

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MessaggioInviato: Lun Set 24, 2007 10:24 am    Oggetto:  
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Visto l' interesse avuto di questa davvero suggestiva ed insospettabile concezione politico-scientifica- esoterica , propongo , per eventuali approfondimenti, il bel testo di Walter Catalano , Applausi per mano sola , edizioni Clinamen , Firenze,
una valida opera divulgativa, di cui sotto allego una recensione dalla rete estrapolate dall' interessante sito di Airesis, che peraltro si rifa' agli articoli di una strepitosa rivista pubblicata per tre anni nei meta'anni ottanta , Abstracta
Sempre per gli interessati, e sempre di quel Mannucci su proposto da Noctifer , in rete vi sono , nel sito Ecplanet , due capitoli denominati Il Sistema Occulto (in due parti distinte) veramente interessanti , che trattano estesamente anche di Cosmismo
Ancora in rete, un filmato su Dabble.com , Il Cosmismo , un video estratto da un programma di Rai 3 , La Grande Storia

Ma ecco l' articolo di Catalano da Airesis sul suo libro citato prima, che dedica un capitolo al Cosmismo
Senza dimenticare che il politologo Giorgio Galli , gia' autore di scritti sui rapporti tra politica e societa' occulte, pare stia assemblando un' opera preziosa sull' argomento ..



Il novecento ha a più riprese svelato la sua ambigua natura, il suo esser sospeso tra le false luci del positivismo scientista di matrice laica, e le brume di un pensiero le cui arcaiche matrici simboliche si rivelano, di volta in volta, ben più che residuali risacche di semplicistico e superstizioso irrazionalismo. Così, chiunque voglia addentrarsi realmente nella comprensione della cultura di un secolo tanto complesso, foriero ed alfiere di mutazioni culturali ed antropologiche epocali, non potrà, in nessun caso, non fare i conti con l’altra faccia della luna, con la dimensione irrazionale e la vitalità del pensiero sacro, con le trame sottese a ciò che nella cultura contemporanea più ci è palese. Una corrente variegata e spesso occulta che si conferma scaturigine di arte, poesia, filosofia, misticismo, di viaggi immaginali verso realtà altre. Una dimensione la cui potenza poietica e la cui vitalità, nel secolo del trionfo dello scientismo, non può che stupire.

Dalla multiforme schiera di figure che spiccano in questa terra di confine dai tratti ignoti e curiosi, emergono i personaggi cui è dedicata la raccolta di saggi divulgativi di Walter Catalano.

Il lavoro di Catalano (giornalista e saggista, con diverse esperienze anche nel campo della regia televisiva) costituisce così una galleria di personaggi ed ideologie, fornendo una sorta di passe-partout culturale al lettore non specialista, un grimaldello di indubbia utilità soprattutto in una situazione editoriale che abbonda di pseudo-biografie critiche e pseudo-ricerche di equivoci pseudo-specialisti, assai più attenti al sensazionalismo della pura invenzione che non al rigore scientifico della divulgazione.

Il libro si apre con la figura complessa ed a tratti inquietante di Georgi Ivanovic Gurdjeff, il misterioso maestro caucasico, continuando poi con quella altrettanto affascinante del suo allievo, lo scrittore René Daumal. Si passa poi all’esperienza psichedelica di Ernst Jünger, alla via alchemica ed ai geroglifici di René Schwaller De Lubicz, protagonista occulto del mito di Fulcanelli, all’esistenza truffaldina e le abili macchinazioni di Ron Hubbard, impegnato nella costruzione di un mito di sé efficace quanto improbabile, fino al complesso percorso intellettuale nelle pieghe della psiche e della società di Wilhelm Reich, e alle poco frequentate suggestioni magiche e gnostiche di Carl Gustav Jung.

Una carrellata, come si può intuire, di tutto rispetto, sia per lo spessore dei personaggi passati in rassegna, sia per la complessità delle tematiche e dei contenuti intimamente connessi a tali personaggi. I saggi sono agili ed in perfetto taglio divulgativo, e riescono ad essere piacevoli senza nulla cedere alle tentazioni facili di uno stile romanzato o, peggio, di un facile sensazionalismo.

Intorno a questi grandi della cultura del novecento, gli scritti di Walter Catalano, non evidenziano morbosità improbabili e non contribuiscono ad alcuna agiografica mitica. La prosa divulgativa ed accattivante, a tratti ironica, è invece volta a definire un percorso di semplice avvicinamento, sfrondato di ogni pretesa esaustiva, certo, ma ben efficace nel dipingere i tratti essenziali che definiscono il nocciolo più recondito e fondamentale del pensiero e della produzione di questi straordinarie personalità.

Non si forniscono chiavi interpretative preconfezionate, non si indugia su ipertrofici tentativi ermeneutici. Con rigore documentale (sorretto da un efficace apparato di note) i testi di Walter Catalano accompagnano il lettore alla scoperta di aspetti poco noti della formazione intellettuale e della vita di ogni singolo autore esaminato. E’ un viaggio attento, sapiente nella sua semplicità.

Più che fornire interpretazioni e saggi ermeneutici, gli scritti sembrano voler additare, indicare l’imbocco di un percorso possibile ed essenziale da sempre ignorato, o, peggio, sovente falsificato.

L’intento è poi palese quanto efficacemente rappresentato negli ultimi due lavori del libro, che ripercorrono i temi dell’irrazionale e dell’occulto all’interno di due dei più importanti momenti della cultura e della storia del ‘900: il nazismo ed il bolscevismo.

Anche in questo caso i brevi saggi di Catalano guidano il lettore attraverso la non sempre affidabile e vasta produzione saggistica su questi due argomenti, complessi quanto affascinanti.

Una qualche perplessità suscita l’omologazione del pensiero e degli insegnamenti di Gurdjeff – cui, come abbiamo visto, è dedicato il primo dei saggi raccolti nel volume - ad una sfera compiutamente religiosa. In realtà, gli insegnamenti del maestro del “mondo reale” ci paiono di natura prettamente cosmologica e cosmogonica. Le sue tecniche, in verità, ci sembrano soprattutto orientate ad uno sviluppo “orizzontale” del potenziale umano, un mero allargamento della visione e della psiche dell’iniziando che ci pare abbia assai poco a che vedere con il necessario frame metafisico di una tradizione religiosa compiutamente considerata. Gurdjeff insegna tecniche, non fornisce metafisiche. Del resto, come anche Catalano ricorda in alcuni passi del suo stimolante saggio, lo stesso Gurdjeff ebbe a rilevare la distanza che separava il suo insegnamento da quello di una religione propriamente detta. Ed è proprio questa distanza che, probabilmente, forniva la base per il giudizio essenzialmente negativo di Guénon sugli insegnamenti del maestro venuto dalle steppe.

Comunque, pur nel dubbio di una diversità di vedute in merito a questa singola questione, ci pare francamente che, nello sconsolante panorama della saggistica divulgativa sull’occulto nel novecento (sconsolante – ci teniamo a sottolineare- soprattutto in Italia, dove immancabilmente si traduce e si importa solo il peggio della produzione estera) la raccolta di brevi scritti raccolti in Applausi per mano sola, sia di gran lunga quanto di meglio ci è capitato di leggere.

Un libro, in definitiva, da più punti di vista consigliabile a chiunque voglia avvicinarsi ai silenziosi clamori del pensiero "altro" del secolo scorso.
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MessaggioInviato: Lun Set 24, 2007 12:04 pm    Oggetto:  
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C'è solo una cosa che non capisco di Galli:
perchè, quando tratta un qualsivoglia argomento, ne tratta congiuntamente gli aspetti eziologici ed ontologici, riducendone, quindi, gli sviluppi e le evoluzioni alla radice rimaria donde il fenomeno stesso è scaturito?
Giusto per fare un esempio calzante:
l'esoterismo hitleriano è nato da radici magico-sacrali riguardanti la ricerca dell'essenza stessa el divino, al fine di otenerne il medesimo potere, ma, negli ani, si è evoluto giungendo a teorizzare una sottomissione dell'essenza soprannaturale, quasi fosse un animale da domare, tanto che, ad esempio, il superuomo divenne il fulcro, non più il contendente. Ciò mostra come non si possa ridurre un fato alla sua origine. M auguro he Galli, stavolta, non cada nuovamente in tale errore.

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