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NECROMANZIA ECCLESIASTICA
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Noctifer

Demone Inferiore






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MessaggioInviato: Lun Set 24, 2007 12:08 pm    Oggetto:  NECROMANZIA ECCLESIASTICA
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DELLE PRATICHE NECROMANTICHE TRA I RITUALI ECCLESIASTICI

Da sempre la Chiesa ha bandito maghi e necromanti, tacciandoli come invasati, furentes (folli), ecc...
Propongo un estratto dalla mia tesi di laurea riguardante le pratiche di invocazione dei defunti poste in essere dagli stessi prelati...


Giunti oramai alla fine dell'iter riguardante il furor, ci piacerà indugiare su una ultima, lecita considerazione, mossa dalla curiosità antropologica più che dal mero duzionismo scientifico:
posto che, come si è osservato nel paragrafo precedente, il gesuita Bartolomeo Germon, sebbene uomo di fede, non seppe resistere alla tentazione di esorcizzare, con la luce della conoscenza, le ingannevoli tenebre della superstizione e del pregiudizio, ci si domandi se i grandi teologi-giuristi, gli stessi padri della Chiesa, gli insigni vescovi che tanto strenuamente combatterono, nel periodo tardo - antico, la loro crociata contro maghi e stregoni, siano mai stati attratti da ciò che tanto aborrirono...
La risposta, al di là di qualsiasi aspettativa, è affermativa.
In tal senso si propone l'esegesi delle fonti che segue, la quale muove i passi dal saggio "Necromanzia Ecclesiastica", di Vincenzo Cavalli.
Gioverà riferirsi a quanto narra Giovanni Zonara , storico e teologo del sec. XII, il quale, negli annali dell'Imperatore Basilio e, successivamente, nei Commentari ai Concili Ecumenici, narra un singolare evento:
"Costantino, il più caro tra i figli dell'Imperatore Basilio, venne a morte, ed il
padre, inconsolabile, cercava tutti i mezzi per rivederlo tal quale era prima di
morire. Il vescovo metropolitano degli Eucaiti gli inviò un monaco per nome Teodoro, e
soprachiamato Santobareno, al quale era generalmente attribuita la facoltà di far
miracoli. Messisi in rapporto, il monaco fece vedere all'Imperatore il Figlio
Costantino, che pieno di vita saltò giù dal cavallo, su cui era montato, e venne a
gettarsi nelle braccia del padre. Questi lo coprì di baci, e quindi lo vide dileguarsi
completamente, siccome ne era stato prevenuto".
Ecco un primo fatto di evocazione compiuta per consiglio di un vescovo e per opera di
un monaco taumaturgo che noi oggi diremmo, a seconda delle nostre intime convinzioni in materia, medium di apparizioni tangibili o abile saltimbanco illusionista, ma ciò che conta è che questo singolare personaggio sia passato alle cronache in quanto, come narra Zonara, "in servigio di un imperatore cristiano senza alcuno scrupolo al mondo!"
Altre testimonianze, ancora più remote, possono essere rintracciate scorrendo le fonti. Socrate , storico bizantino, vissuto tra il IV e il V, autore di una Storia ecclesiastica, molto reputata per imparzialità, e Rufino , del IV sec. anche egli autore di una Storia ecclesiastica , riferiscono che "Spiridione (oggi venerato sugli altari come Santo), aveva una figlia di nome Irene, la quale, tuttor donzella, gli fu rapita dalla morte. Indi di lì a poco fu domandata al padre la restituzione di un deposito, che dicevasi essere stato affidato alla giovane. Non si risparmiarono ricerche, ma esse non ebbero alcun risultato, salvo quello di constatare l'impossibilità di rinvenirlo; e colui che lo reclamava, ne provò
tanto dolore, che si temé attentasse alla propria vita. Spiridione, dunque,si
reca alla tomba della figlia, la chiama per nome (eam ex nomine clamitat) e quella dal
fondo del sepolcro risponde: "Che vuoi, padre mio?" - "Il deposito... " - "L'ho
nascosto nel tal sito" replica la defunta, e Spiridione trovò il deposito nel luogo
indicato."
Nulla è più frequente in quei primi secoli che questi racconti di depositi, di
quietanze e di firme strappate alla tomba. E qui ancora un altro fatto, nel quale son
protagonisti Sinesio, vescovo di Cirene, e il filosofo Evazio, e poi in altro ancora
relativo a S. Giovanni l'Elemosiniere, con fenomeni di scrittura diretta e d'identità
spiritica certa.
E Cavalli commenta: "Or qui abbiamo che un Santo, e vescovo in giunta, chiaro per grande pietà e virtù in grado eroico, come si rileva dalla agiografia, non si peritò di evocare l'anima della sua figliuola per interrogarla sopra un fatto rimasto occulto: non si tratta dunque soltanto di necrofania, cioè di apparizione, o manifestazione sensibile provocata, ma anche di necromanzia, cioè di divinazione a mezzo di un morto consultato."
La divinazione, per definizione, è una pratica che riguarda la predizione di eventi futuri, già proibita da leggi pubbliche di età classica . Non è lecito supporre che Spiridione, che fu uno dei Padri del Concilio di Nicea, avesse ignorata la inibizione che si legge nel "Deuteronomio" . "Nec invenietur in te..., qui quaerat a mortuis veritatem, nam haec omnia aboninatum Dominus", - né è credibile che, conoscendola, avesse voluto
contravvenire ad un divieto del Signor Iddio stesso, dando anche scandalo ai fedeli,
poiché, come narra il citato Croiset, Spiridione evocò la figlia alla presenza d'una
grande moltitudine, che lo aveva accompagnato.
Dunque fa d'uopo ritenere che egli reputava la cosa lecita, o, quanto meno, resa tale dallo scopo buono e giusto, e che l'evocazione era praticata nei primi tempi del Cristianesimo, cioè nei secoli d'oro della Chiesa (Spiridione visse nel IV ). Perchè dunque, proprio in quei secoli, si assiste alla recrudescenza della persecuzione ai danni di taumaturghi, evocatori, maghe, etc? Come è possibile che la Chiesa ufficialmente condanni, in quegli anni, ed ufficiosamente pratichi rituali additati come indice di follia e possessione demoniaca?
La necromanzia, stando al significato etimologico della parola, non consiste tanto nella pretesa arte di far apparire i morti con certe formule scongiuratorie superstiziose, quanto nella evocazione a scopo divinatorio: onde la necromanzia differisce essenzialmente dallo
spiritismo o spiritualismo sperimentale, che non è né arte né divinazione, ma invece
scienza dei rapporti possibili, naturali e legittimi, fra il mondo sensibile ed
il soprasensibile, detto altrimenti, ma non filosoficamente, soprannaturale. Tale distinzione, ricordiamo, non è mai stata nemmeno sfiorata dai grandi teologi agli albori del Cristianesimo, i quali unanimemente condannarono anche il mero interesse a tutto ciò che non riguardasse i dettami del credo ortodosso.
Passiamo ad un altro fatto storico del medesimo genere. S. Gregorio di Cesarea, nel
suo "Discorso sul Concilio Niceno" , riporta un analogo aneddoto riguardante l'evocazione in questi termini: "Mentrechè ancora il Concilio Niceno teneva
le sue sedute, e prima che i Padri avessero avuto campo di firmare le decisioni, due
pii vescovi, Crisanto e Musonio, vennero a morte. Il Concilio, dopo aver resa la sua
sentenza, rimpiangendo vivamente che non si fosse potuto aggiungere il loro voto a
tutti gli altri, si recò in corteo alla loro tomba, ed uno dei Padri, prendendo la
parola, disse: - Santissimi pastori, noi abbiamo tutti insieme ultimato il nostro
compito, e combattute le battaglie del Signore; se il nostro operato gli è riuscito
gradito, vogliate farcelo sapere mediante la vostra firma. Dopo di che la decisione del
Concilio fu sigillata e deposta nella tomba, su cui vennero apposti i suggelli. Dopo
aver passata tutta la notte in preghiere, allo spuntar del giorno successivo furono tolti i
suggelli, ed in fondo al manoscritto si trovarono le seguenti linee, rivestite delle
firme e delle cifre dei defunti consultati: Noi Crisanto e Musonio, che abbiamo diviso
i pareri di tutti i Padri nel primo e santo Concilio ecumenico, quantunque attualmente
spogliati dei nostri corpi, abbiamo ciò non di meno sottoscritto di nostra propria mano
alla loro decisione... " .
Il fatto, essendo attestato da un gran Santo della Chiesa, Gregorio il Taumaturgo, non
può essere messo in dubbio dai fedeli, e merita vasta considerazione.
Se si continuano a scorrere i dialoghi di S. Gregorio il Grande essi appaiono costellati di fatti simili. Ora è S. Fortunato che evoca l'anima di Marcello, uomo di gran pietà, e la cui
spoglia era stata deposta dagli angeli in luogo eccellentissimo (Dial. 1, 1, Cap. IX);
ora è S. Severo che richiama alla vita, ed interroga uno scellerato, che era condotto
nell'inferno dei demoni (Idem, ibidem). Se ci indirizziamo ad un morto, dice
Tertulliano, come se fosse vivo, le sue risposte saranno tanto più vere, quanto saranno
più semplici.
Da quanto appreso si evince che varie centinaia di Padri - quanti presero parte al primo Concilio di Nicea, rimasto famoso, fra l'altro, per le sue deliberazioni contro l'Arianesimo, uomini rispettabili per sapere e virtù - si recarono in corteo a fare un'evocazione pubblica; ora è possibile che, se questa fosse stata pratica illecita, immorale, suggerita dal demonio in persona e posta in atto solo dai folli, invasati dagli inganni di Satana, nessuno fra essi si sarebbe levato contro a biasimare anche il solo proposito? Sarebbe una ipotesi moralmente assurda. Se così è, e non può essere altrimenti, bisogna a forza credere che l'evocazione dei defunti era reputata in maniera ambivalente, nel senso che mentre da un lato era praticata coram populo, dall'altro veniva condannata con pene quali la tortura e la morte.
Ancora, le fonti riportano un quarto aneddoto di tal genere.
Sofranio , un altro antico scrittore ecclesiastico, narra: "Siccome è
noto, il papa S. Leone aveva scritto a San Flaviano, vescovo di Costantinopoli, una
lettera celebre sulla eresia di Eutichio e di Nestorio; ma non tutti sanno che innanzi
di spedirla, l'aveva deposta nella tomba di S. Pietro, fatta aprire all'uopo, e presso cui si mise a pregare digiunando, per quattro giorni, implorando dal Principe degli apostoli che esso stesso correggesse ciò che potesse essere sfuggito alla sua debolezza, o alla sua prudenza, in contrario alla fede, o agli interessi dalla sua Chiesa. A capo di quattro giorni il Principe degli apostoli gli apparve, e dissegli: Ho letto, ed ho corretto. Il papa aprì la
tomba, e trovò infatti lo scritto corretto sovranaturalmente".
In questo caso si tratta chiaramente non di semplice invocazione, ma proprio di
evocazione, poiché il papa Leone chiede a S. Pietro che si faccia a correggere di
proprio pugno la lettera deposta nella sua tomba; occorreva a ciò eseguire l'intervento
diretto e sensibile dello spirito del defunto protoapostolo.
Secondo Cavalli: "L'invocazione è la preghiera fatta per implorare aiuto o favore dalla Divinità, o da un Santo: l'evocazione è la preghiera fatta alle anime separate, o scorporate di venire a noi, di apparire o manifestarsi sensibilmente e di agire all'occorrenza nel nostro mondo. Non cade dubbio che il Santo Gerarca Leone evocò, non invocò S. Pietro, e che ne ottenne l'apparizione e la scrittura diretta. Secondo i demonologi, che si proclamano gli interpreti fedeli e scrupolosi del vero insegnamento della Chiesa nella soggetta materia, il S. Papa Leone compì un atto criminoso, abominevole, in odio a Dio, coll'evocazione perpetrata, e dove meritatamente, in punizione dell'empietà commessa, essere ingannato da Satana, che assunse le forme del Principe degli apostoli, e corresse con la propria zampa ferina la lettera del buon pontefice, e cioè la scorresse con diabolica e sopraffina malizia!! Perché Leone non si contentò d'intonare il Veni Creator Spiritus, ad illuminargli la mente superna gratia invocando l'ausilio ed il patrocinio di Pietro, e ardì invece chiamar costui dalle empiree sedi a venirgli a fare da materiale pedagogo?
Non è questa la nefanda necromanzia, nel suo spirito e nella lettera anche, essendo
un quaerere a mortuis veritatem?... Tale è, a rigore, la logica ortodossa di ogni bravo
advocatus Diaboli, la quale dovrebbe, senza eccezione, applicarsi a Santi, a Pontefici,
anche santi, e a un intero Concilio ecumenico!"
Come spiegare che nel tempo stesso in cui Costantino colpiva di pena capitale maghi,
stregoni e simile infesta genìa, le evocazioni dei morti si praticavano nel seno stesso
della Chiesa, anzi nei santuari?
Inquietante sarebbe credere - e qui il nostro iter si chiude ad anello, riprendendo le considerazioni iniziali - che la cristianità, una volta raggiunto il suo apogeo nel sistema giuridico - sociale romano, ne abbia sfruttato gli istituti quali, appunto, la disciplina del furor, inasprendone le prescrizioni, per eliminare elementi destabilizzanti. Non avrebbe potuto la Chiesa condividere la padronanza dei misteri della vita dopo la morte con chi affermava di potervi giungere navigando attorno all'essenza stessa del divino, dell'anima, evocando e non invocando ciò che c'è oltre.
Quale mezzo più efficace, dunque, che tacciare di follia, azzerare, quindi, da un punto di vista giuridico ed umano, chi si faceva portavoce di tali - presunte o reali, non sta a chi scrive esprimere pareri in tal senso - alternative?
Allo stesso modo, purtroppo, la Chiesa condannò chi si fece portavoce di dottrine dissidenti dal credo ortodosso, eguagliandone il trattamento - o, sarebbe più corretto dire, la punizione - a quello prescritto per il furiosus.
E' noto che ai tempi degli imperatori pagani vi erano templi appositi con ministri, detti psicagoghi, consacrati al pietoso ufficio di far apparire le ombre dei defunti per consolare i parenti e gli amici. L'operazione era considerata non solo legittima, ma sacra, avendo lo scopo di riannodare i rapporti di affetto tra i viventi dell'uno e quelli dell'altro mondo.
Certo è che tali pratiche, giocando sul sottile confine tra disperazione ed allucinazione, crearono, come affermato al capitolo IV, non pochi problemi nell'opinione pubblica, tanto è che furono via via eliminate, nonostante il forte sentimento, presso i gentili,
verso il culto domestico dei Mani, culto mantenuto dalla pratica di tale interazione coi
defunti.
Ma, purtroppo, la cieca e fanatica superstizione fu aumentata dalla necessità del segreto in seguito alla più cieca e fanatica persecuzione.
Del resto, a sentire Lucrezio, nel De Rerum Natura: Quantum religio potuit suadre malorum! (...) Religio peperit scelerosa ac impia facta!
Nella storia delle religioni di tutto il mondo si trovano tracce di pratiche magiche poste in essere da ministri della religione ufficiale. Si pensi agli Ebrei, come gli Etnici, i quali ebbero i loro oracoli di Sinai, di Shilok e Salem: ebbero in Shilok una mediazione autorizzata fra il mondo visibile e l'invisibile. E' risaputo che si consultava Dio
stesso mediante il misterioso razionale del Sommo Sacerdote, e che Saulle, prima di
ricorrere alla pitonessa di Endor, aveva invano interrogato con quel mezzo la Divinità,
la quale si intende, ed è l'opinione dei più assennati teologi, non rispondeva
personalmente, ma per mezzo di spiriti delegati, sustinentes personam Dei.
Il sacerdote Helhiak si servì della pitonessa Olda per influire sul popolo. Si tentò - è lecito credere - di tenere nella mano della sola religione ufficiale le chiavi dell'altro mondo, e non lasciarle cadere in quelle del volgo profano.
Venuto il Cristianesimo, la lotta fra il monoteismo e il politeismo dilagò, e i
cristiani anatemizzarono ogni commercio con gli spiriti, ritenuti tutti demoni, angeli
caduti, avidi di adorazioni, capaci di corrompere la mente di chi si avvicinava loro.
Ma, a voler ben vedere, chi pagò per questo grande tentativo repressivo fu la tanto agognata scientificità del diritto romano, il quale - ricordiamo - in età classica si avviava faticosamente, ma con relativo successo, all'abbandono totale della concezione magico - sacrale del furor, a favore della teoria scientifica atrabiliare.
Si tornò dunque ad un sistema filosofico - teologico predominante, atto a dettare esso stesso le norme, allontanandole dalle fattispecie concrete e precipitandole in un mondo di spiriti, demoni e sinistre presenze in grado di interagire con l'uomo e sconvolgerne la mente.
Di tale influenza metafisica risentirono anche la storia, la filosofia, le quali regredirono, portandosi fino al basso Medioevo lo strascico delle credenze mistiche.
S. Giustino martire, ad esempio, nella sua seconda "Apologia all'Imperatore", per provare
l'immortalità delle anime, non solo ricorse alle apparizioni spontanee dei defunti, ma
anche a quelle provocate, indotte dai maghi, e, disputando con Trifone asseriva che l'anima del profeta Samuele fu veramente evocata dalla pitonessa di Endor.
Ugualmente Lattanzio, nel "libro delle Istituzioni" rimanda gli scettici pervicaci alla medesima scuola degli evocatori, ove sarebbero rimasti convinti da prove inconfutabili di fatto.
A questo punto si può includere un ennesimo fatto di evocazione : “Il Concilio di Calcedonia, tenuto nel 451, fu convocato per condannare la eresia di Eutiche, che negava le due nature di Gesù Cristo: fu tumultuoso, e non si trovavano d’accordo. Fu stabilito perciò che la decisione la stabilisse S. Eufemia, vergine e martire di Calcedonia, vissuta nel IV secolo. All’uopo fu scritta la professione di fede su di una carta dagli Eutichiani e dagli Ortodossi, e furono poste tutte e due sul viso della Santa; quindi si chiuse la cassa.
Dopo tre giorni questa fu riaperta, e la professione di fede degli Eutichiani fu
trovata sotto i piedi della Santa, e quella degli Ortodossi in una sua mano, che
consegnò al patriarca”.
Come, dunque, si è potuto procedere a condannare un credo servendosi di mezzi che, agli occhi degli stessi ferventi fedeli, dovrebbero apparire blasfemi e ripugnanti?
Quanto è vero dunque, che religio peperit scelerosa ac impia facta!,
Anche Cavalli concorda con tali riflessioni : "La chiesa solo vorrebbe riserbarsi il diritto di intervenire per dichiararne la natura, l’origine, il carattere, come avocò a sé l’esorcizzazione degli energumeni"
Come fa notare il prof. Mauro Di Fresco, se gli odierni psicopatologi tornassero addietro nei secoli, e, in special modo, al periodo tardo - antico, liquiderebbero una imponente parte dei valori sui quali si basarono dispute, teorie e persecuzioni ad una enorme
allucinazione bisensoria, collettiva, universale, contagiosa, permanente, dovuta alla
dominante neurastenia!!
E sovviene subito alla mente l'arguta intuizione di Mirville, il quale sostiene che “le Vite dei Santi formicolano di apparizioni di monaci e di religiose (saremmo curiosi di sapere perché solo monaci e religiose avrebbero avuto questa grazia!) che vengono a reclamare il suffragio dei loro fratelli e delle loro sorelle, in tutte le condizioni volute di pietà, di edificazione, di dignità, di carità sofferente. Queste petizioni legittime sono allora circondate ordinariamente (dunque non sempre, notiamolo bene) di un tale discrezione, esse prendono tanta cura di non sorpassare il circuito degli altari e il segreto dei
chiostri (e si capisce, diciamo noi, perché o continuano a vivere nel medesimo ambiente
mentale, o si uniformano a quello dove vivono le persone, che voglio rendersi benevoli)
i frutti ne appariscono così perfetti, che bisognerebbe ribellarsi a capriccio contro
ogni idea consulente per attribuirle tutte ad astuzie del demonio”.
Perchè mai nessuno di questi santi, una volta rese pubbliche le sue visioni, fu posto sotto processo quale vittima di allucinazioni di dubbia provenienza? È noto che molti santi narrassero di veri e propri conflitti, talvolta fisici, col demonio in persona. Come mai tanta dovizia di particolari non gettò mai il sospetto tra i giudici dei tribunali canonici, altrove ben più accorti a sintomatologie di tal specie?
Vi è, ad esempio, una lettera nella quale S. Ambrogio promette ad una madre disperata che essa rivedrà in breve il figliuolo che ha perduto; che essa lo stringerà di nuovo fra le sue braccia, e che Dio – egli se ne fa garante – le procurerà più di una volta questo favore”.
Ovviamente le cronache tacciono sull'esito di tale promessa, ma ciò fa supporre che tale donna, seppure fosse riuscita ad incontrare lo spirito, di certo non ne patì processo, in quanto detta pratica negromantica aveva ricevuto la benedizione - e chiediamo venia se l'espressione appare ironica!- del Santo.
In verità ci par troppo poco, dopo il tanto promesso da S. Ambrogio, salvo che S.
Ambrogio non avesse voluto illuderla colla suggestione , il che non sarebbe ammissibile
per molte buone ragioni. Non si stringe fra le braccia una semplice aspirazione!
Ancora, S. Giustino , scriveva circa le presunte manifestazioni provocate dei
defunti: “La necromanzia, le evocazioni delle anime umane vi dimostreranno che le
anime, anche dopo la morte, sono dotate di sentimento (e vuol dire: conservano la
coscienza e la riminiscenza); quelli che sono posseduti degli spiriti dei morti sono
chiamati da tutti demoniaci e furiosi (et qui abanimabus mortuorum correpti
projiciantur, daemoniaci et fiuriosi ab omnibus appelati)”.
Ecco un S. Padre che confessa, seppure ammettendo l'esistenza della possessione, come troppo spesso si giunga a parlare di demoni e, quindi, si ricorra alla invasiva e traumatica pratica dell'esorcismo.
A prescindere da ben noto dato che, presso gli antichi (Cicerone, Esiodo, Platone nel Fedocre), capaci di possedere un uomo erano anche i Mani, divinità non demoniache, è interessante notare come in epoca tardo - antica non fosse più concesso nemmeno il beneficio di tale distinzione, essendo i cosiddetti posseduti denominati “damnalepti”.

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MessaggioInviato: Lun Set 24, 2007 12:08 pm    Oggetto: Adv






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Brandani

Anima Vagante






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MessaggioInviato: Lun Set 24, 2007 4:09 pm    Oggetto:  
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Innanzitutto .. Congratulescion ..! Per la sapiente e ben congegnata esposizione di questa sezione della tesi !
Effettivamente è sempre interessante scoprire quanto , un tempo come .. oggi , la chiesa predichi anche in un modo .. ed agisca spesso in un altro .. non pochi sono stati i casi di connivenza tra esponenti , anche alti della chiesa, ed anche recenti, con varie forme di magismo divinatorio ..
Su tutti, rammento al momento anche un certo abate Tritemio .. e persino un Papa che civetto' coi riti di Campanella ..... ed in tempi recenti ricordo al volo di un sacerdote che compiva a Milano , nella cripta della tomba del finanziere Mattioli, riti piu' occulti che liturgici ......
A parte cio' , è utile approfondire ed aprirsi a certi argomenti .. interessante è anche il riferimento all' aspetto neuropsichico o psicopatologico cui si fa riferimento, decisamente poco considerato dai primi studiosi e divulgatori scientifici della materia, su tutti, il Bozzano
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MessaggioInviato: Mar Set 25, 2007 12:28 pm    Oggetto:  
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Bozzano? Autore di "Spiritismo"?
Ho citato molto spesso anche Vincenzo Cavalli, mia fonte per questo capitolo.
Sto mettendo mano su un suo saggio (spero autentico) sui vangeli apocrifi... Speriamo bene...

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MessaggioInviato: Mar Set 25, 2007 3:02 pm    Oggetto:  
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Proprio lui , Dear Noctifer
Ernsto Bozzano, il primo grande studioso catalogatore di testi sul Paranormale
La sua biblioteca ricchissima di saggi sulle fenomenologie paranormali, venne raccolta tra gli altri dal musicista Nino Rota, ed ora mi pare faccia parte di una fondazione a lui intitolata
Per consultare o scaricare sue opere , puo' esserti utile questo interessante riferimento :
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Ci trovi testi integrali di quattro opere del Bozzano , e pure le principali di Allan Kardec , ed altri molto interessanti ; recentemente hanno messo in rete addirittura I Misteri delle Cattedrali di Fulcanelli !
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MessaggioInviato: Mar Set 25, 2007 10:43 pm    Oggetto:  
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grazie,
credo che questi e molti altri testi saranno presto disponibili in Dark Door...
ad ogni modo mi fa molto piacere che questo forum sia così ben frequentato.

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MessaggioInviato: Mer Set 26, 2007 12:36 pm    Oggetto:  
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Riprendo un momento un discorso appena accennato, iniziato prima .....
A proposito dei rapporti fra chiesa e forme di riti stranamente poco ortodossi ..
Riguarda la figura di un singolare personaggio , Raffaele Mattioli, uno dei massimi ed illustri dirigenti economisti e finanzieri italiani ..... figura eclettica, poliedrica, dalle molte sfumature ..
Massone, laico con amicizie politiche di largo spettro , ma vicino anche a certe istanze monarchiche ..
Scomparso nel 1973, fu sepolto nella tomba del monastero Cistercense di Chiaravalle , (Templarismo ..) di cui fu peraltro munifico contribuitore di lauti sostegni finanziari, ma con una specificita' molto singolare ..
Fu deposto nella tomba della cripta, da lui stesso richiesta, in cui furono posti i resti di Guglielma la Boema , morta verso la fine del XIII secolo, una guaritrice attorno alla quale si creo' un dinamico movimento parareligioso ..
tanto che venne proposta la sua santificazione ..
Ma qualche anno dopo la sua inumazione, l' Inquisizione nel 1300 ne rivedette la storia, forse perche' il mito di Gugliema stava divenendo troppo ingombrante per la chiesa ... sicchè fu riesumata ed arsa al rogo assieme a due suoi fedeli seguaci ..
lei gia' cadavere da tempo, ma i suoi fedeli .. erano vivi ..
Ma la vicenda si riapre nuovamente .. in quanto è risaputo che ogni anno, nella ricorrenza della morte, un gruppo di amici di Mattioli si recano presso la tomba in cui oggi giace il finanziere,
e compiono un particolare rito ..
Va detto, per cronaca, che vi partecipava regolarmente, tra gli altri, anche un certo Enrico Cuccia ..
E fra i presenti anche un vicino amico del Mattioli, tal padre Rienzi, un gesuita che aveva lasciato l' ordine ..
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Asmodeus

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MessaggioInviato: Mer Set 26, 2007 9:37 pm    Oggetto:  
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chiedi a noctifer.
loggia sothis.
non bisogna parlarne troppo.

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MessaggioInviato: Gio Set 27, 2007 12:05 pm    Oggetto:  
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Eh, no... caro Asmodeus...
Niente proselitismo e, soprattutto, non parlare di affari privati degli altri utenti, soprattutto quando si tratta di affari "molto privati".
Mandatevi pure messaggi pvt, ragazzi.

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MessaggioInviato: Ven Set 28, 2007 1:56 pm    Oggetto:  
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Excuse me.
Sorry.

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Dark Door

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MessaggioInviato: Lun Ott 01, 2007 7:29 pm    Oggetto:  
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Tranquillo
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MessaggioInviato: Ven Gen 18, 2008 10:56 pm    Oggetto:  
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MA FIGURATEVI...
I DRAGHI SANNO CELARSI...

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