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CIRCEO : L' ORRORE DI IERI E L' ORRORE DI OGGI
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Arx

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MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 10:01 am    Oggetto:  CIRCEO : L' ORRORE DI IERI E L' ORRORE DI OGGI
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Non è un fotogramma tratto da un horror splatter , questa è stata un' orribile realtà .....


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A VOLTE (SPESSO) RITORNANO ......................

IERI ........

Il massacro del Circeo
(Da Misteri d'Italia)

Il massacro del Circeo, per l'atrocità delle sevizie inferte a Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, che ne morì, è destinato a restare una delle pagine criminali più allucinanti del dopoguerra.

Oltre mille pagine di istruttoria furono scritte per ricostruire nei dettagli questo delitto avvenuto il primo ottobre del 1975. Dopo 36 ore di torture morali, fisiche e sessuali, tre giovani Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, tutti gravitanti negli ambienti neofascisti della capitale, uccidono Rosaria Lopez, 17 anni, che assieme alla sua coetanea, Donatella Colasanti, li aveva seguiti nella villa al Circeo di Ghira, convinte di andare ad una festa.

Dopo una notte di bestiale violenza, all'alba, i tre - pensando che le due ragazze siano morte - le avvolgono in sacchi di plastica, le caricano nel bagagliaio della 127 di Guido e fanno ritorno a Roma. Prima di sbarazzarsi dei corpi delle due ragazze, parcheggiano tranquillamente l'auto sotto l'abitazione dello stesso Guido e si allontanano. Ma Donatella Colasanti, tramortita e ferita, è era ancora viva, e accortasi che l'auto è stata abbandonata, comincia a gemere, richiamando così l'attenzione di un vigile notturno che apre il bagagliaio dell'auto e la salva. Gianni Guido viene subito arrestato, in apparente stato di confusione mentale.

Angelo Izzo poco dopo, Andrea Ghira riesce invece a fuggire. Non sarà mai catturato. Il processo si svolge nel luglio del 1976 e i giudici non concedono alcuna attenuante ai tre imputati, che vengono condannati in prima istanza al carcere a vita per omicidio pluriaggravato. Nel gennaio del 1977 Gianni Guido e Angelo Izzo cercano di evadere dal carcere di Latina, dove erano detenuti, prendendo in ostaggio una guardia carceraria. Il tentativo fallisce. Al processo d'appello, il 28 ottobre 1980, i familiari della giovane uccisa, accettano il risarcimento offerto dalla famiglia Guido e questo - insieme al presunto pentimento dell'omicida - induce la Corte a ridurgli la pena a 30 anni di reclusione.

Successivamente Guido viene trasferito nel carcere di San Gimignano dove, grazie ad una condotta modello, riesce a godere di un trattamento tanto privilegiato da avere accesso alla portineria del penitenziario da dove fugge, senza particolari difficoltà, il 25 gennaio 1981. Il 28 gennaio 1983 Guido viene arrestato a Buenos Aires: sotto falso nome, vendeva automobili. Ricoverato in ospedale, in attesa di estradizione, perché feritosi durante un tentativo di evasione, il 15 aprile 1985, Guido riesce nuovamente a fuggire. Sarà nuovamente intercettato nel giugno 1994 a Panama e trasferito in Italia.

Tentativi di evasione hanno caratterizzato anche la vita carceraria di Angelo Izzo, nel frattempo divenuto una sorta di "pentito" buono per tutte le stagioni (dall’eversione di destra fino alla mafia). Izzo riesce ad evadere dal carcere di Alessandria il 25 agosto 1994 per essere poi arrestato in Francia il 15 settembre successivo. Di Andrea Ghira, invece, non si sono mai avute notizie.

.........................

OGGI ..............................

30 maggio 2008

condannato a 30 anni per l'omicidio di Rosaria Lopez e la violenza a Donatella Colasanti
Circeo, torna libero uno dei killer
Gianni Guido affidato ai servizi sociali dal Tribunale.
I genitori: ha diritto a rifarsi una vita

Gianni Guido arrestato nel 1983 a Buenos Aires
ROMA - Anche dopo quella notte di fine settembre 1975, la notte del massacro del Circeo, Angelo Izzo ha continuato a fare il massacratore. Andrea Ghira, invece, è finito sepolto a Melilla, nel cimitero dei legionari spagnoli. Solo di Gianni Guido non si era saputo più nulla. Ma ecco la novità: dall'11 aprile è «affidato ai servizi sociali».

Quindi Gianni Guido non è già più un «detenuto». Dopo il lavoro, cioè, non deve tornare in carcere. La sera rientra nella casa dei genitori (a due passi dalla Nomentana) e dorme nel suo letto. Secondo il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), finirà di pagare del tutto il suo conto con la giustizia tra poco più di un anno, nell'agosto 2009. Ma intanto è un uomo libero. E non è poco. Oggi Guido ha 52 anni e gli ultimi 14 li ha passati in cella, ha studiato, si è laureato in Lingue e Letterature Straniere e non ha mai voluto farsi intervistare da nessuno. Il papà Raffaele e la mamma Maria avrebbero preferito ovviamente che la notizia non trapelasse. In cuor loro, è naturale, vorrebbero tanto che questa storia venisse dimenticata per sempre. Ora temono, invece, lo scatenarsi di nuove polemiche, nuovi veleni. «Mio figlio ha pagato. E comunque non sarà facile rifarsi una vita alla sua età - sospira la signora Maria, discendente di un'importante famiglia di armatori napoletani Noi di sicuro in tutti questi anni non l'abbiamo mai abbandonato ». «Cosa farà Gianni dopo aver espiato fino in fondo la sua pena? Non importa - aggiunge il padre, altissimo dirigente Bnl ora in pensione C'è qui la sua famiglia, ci siamo noi. La famiglia, secondo me, è l'unico posto dove un detenuto possa riuscire a reinserirsi. L'unica vera comunità di recupero, chiamiamola così, per chi esce dal carcere».

Nel momento in cui parliamo con gli anziani genitori, seduti nel salotto di casa, la sensazione fortissima, condivisa da un testimone, è che ci sia anche il figlio, Gianni, presente in una stanza attigua. Papà Raffaele, gentilissimo ma inflessibile, non consente però altre domande. Dall'11 aprile, dunque, Gianni Guido è diventato uno dei 450 «affidati» (ma prima dell'indulto erano dieci volte di più) in carico all'Ufficio di esecuzione penale esterna di Roma e Latina. Del feroce terzetto che quella notte assassinò Rosaria Lopez e pensava di averlo fatto anche con la sua giovane amica, Donatella Colasanti, soltanto di lui si erano perse in qualche modo le tracce. Nel maggio '94, questa l'ultima notizia disponibile, fu catturato dalla squadra speciale del ministero dell'Interno (Digos, Ucigos e Interpol) a Panama, dove viveva sotto falso nome, quello di Claude Daniel Ibrahim Laurian, con tanto di passaporto libanese. Dopo l'estradizione, infine, fu rinchiuso a Rebibbia. Il 29 luglio 1976, dopo sette ore di camera di consiglio, i giudici di primo grado condannarono all'ergastolo Izzo, Guido e Ghira (l'unico latitante) per il massacro del Circeo. Le femministe presenti in aula esultarono. Giovani, belli e dannati. Ricchi e spavaldi, fanatici di destra («Ci sentivamo cavalieri in guerra», disse una volta Izzo per descrivere la follia che li animava).

Solo Guido, in appello, ottenne la riduzione e se la cavò con 30 anni. Ma da quel momento, per l'ex studente del San Leone Magno, compagno di classe di Izzo nell'istituto privato più esclusivo di Roma, iniziò un'altra vita, altrettanto pericolosa, fatta di fughe e clandestinità. Nell'81 evase dal carcere di San Gimignano. Due anni dopo fu arrestato in Argentina. Nell'85, dal penitenziario di Buenos Aires, nuova evasione. Poi sei anni di buio, più nessuna traccia. Finchè il 23 novembre del '91 arriva a Panama, con un nome falso e un passaporto libanese pieno di visti. Ad attenderlo ci sono personaggi influenti. Il 2 dicembre in uno studio notarile costituisce una società finanziaria. Ma è solo una copertura, la società in realtà non opera sul mercato però gli serve per ottenere un permesso di residenza e il porto d'armi. Quindi, Guido si trasferisce a La Chorrera, sulla carretera interamericana in direzione del Costa Rica. Abita in una casa bassa, non ancora ultimata che ha a fianco quattro capannoni per l'allevamento di migliaia di polli. Ormai, però, gli investigatori italiani sono sulle sue tracce. Hanno captato una telefonata tra il padre e un alto prelato del Vaticano. Il monsignore usa un linguaggio misterioso: «La mamma sta bene». Poi salta fuori anche un estratto conto con movimenti di denaro consistenti. La sua latitanza dorata termina il 28 maggio 1994. Oggi non c'è più, purtroppo, Donatella Colasanti a cui chiedere un commento su tutta questa storia. Donatella morì a 47 anni, il 30 dicembre 2005, per un tumore al seno. L'ultimo sopruso ricevuto dalla vita. Quando seppe che Izzo, nell'aprile 2005, aveva ammazzato nelle campagne di Mirabello Sannitico, vicino Campobasso, anche Maria Carmela Linciano e sua figlia Valentina, appena una bambina, la superstite del massacro di 30 anni prima tuonò contro la giustizia: «Perché Izzo non era in carcere? Perché la semilibertà?». Aveva scritto per anni al Csm, a tutti i ministri della Giustizia, chiedendo duri interventi per i responsabili. E invece ecco l'unica risposta che aveva avuto: altre due donne seppellite in un campo. «Ma Gianni non è come Izzo », è l'ultima cosa che dicono i genitori di Guido, prima di salutarci. E lo dicono convinti, quasi protestando, anche se sanno che ormai la partita è chiusa. E tutti in fondo hanno perso.
Fabrizio Caccia
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MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 10:01 am    Oggetto: Adv






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