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un mondo horror tra misteri e cultura

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Sceneggiati televisivi
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Brandani

Anima Vagante






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MessaggioInviato: Mer Mag 14, 2008 2:09 pm    Oggetto:  
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A come ANDROMEDA

RAI 1972

Genere fantascientifico, si disconta in parte dagli sceneggiati sinora trattati, ma va comunque annoverato fra i successi del filone misteriosofico di quegli anni !

"A come Andromeda" di Vittorio Cottafavi non rappresenta - come si tende a credere - il primo tentativo della Rai di cimentarsi nel campo della fantascienza: negli anni precedenti c'erano infatti stati il "Jekyll" di Albertazzi (1969) e il breve ciclo di episodi "Oltre il Duemila" (1971). Ad ogni modo, tenendo conto del fatto che "Jekyll" era una rivisitazione attualizzata di un classico ottocentesco, e che i due episodi di "Oltre il Duemila" passarono perlopiù inosservati, si può affermare che lo sceneggiato di Cottafavi è la prima produzione importante realizzata dalla tv italiana tratta da un testo fantascientifico scritto espressamente per il piccolo schermo. Si tratta infatti dell'adattamento, ad opera di Inisero Cremaschi - scrittore e curatore di programmi radio e tv - di una breve serie realizzata in Gran Bretagna una decina d'anni prima, intitolata "A for Andromeda". Suddivisa in sette puntate in bianco e nero di circa 45', "A for Andromeda" fu realizzata nel 1961 dalla BBC a partire dalla sceneggiatura stesa dal noto astronomo Fred Hoyle e dallo sceneggiatore-produttore John Elliot. In Italia lo sceneggiato britannico non arrivò mai (pare anzi che i master originali siano stati cancellati), fu però pubblicato il romanzo che Hoyle ed Elliot trassero dal loro soggetto; tradotto da Irene Bignardi, il romanzo uscì da Feltrinelli nel 1965, e fu ristampato - nell'imminenza della trasmissione dello sceneggiato italiano, con Nicoletta Rizzi in copertina - nel dicembre 1971. Su questo romanzo si basò appunto Cremaschi (che nello sceneggiato interpreta anche una piccola parte) per elaborare l'adattamento televisivo commissionatogli dalla Rai. In linea di massima la versione di Cremaschi e Cottafavi coincide con quella originale di Hoyle ed Elliot, benché non manchino aggiustamenti e discrepanze, anche di un certo peso. Ad esempio, la fantomatica organizzazione Intel, presentataci nello sceneggiato italiano come una sorta di centrale internazionale del crimine, nella versione originale è semplicemente una multinazionale commerciale, spregiudicata ma non del tutto illegale; il suo capo, ribattezzato Barnett da Cremaschi, è in realtà un tedesco - ex-nazista - di nome Kaufmann. Altre differenze riguardano poi la morte di Bridger (nell'originale cade accidentalmente da una scogliera, mentre nella versione di Cremaschi è ucciso da un sicario della Intel), la caratterizzazione di alcune figure di contorno (ad esempio i militari, le cui connotazioni caricaturali sono pesantemente accentuate da Cremaschi), alcuni dettagli 'scientifici' (ad esempio, tra i primi organismi viventi creati dal calcolatore vi è - nel testo di Hoyle ed Elliot - una creatura gelatinosa chiamata 'Ciclope', delle dimensioni di una pecora e dotata di un unico rudimentale occhio, creatura che è assente nella versione italiana), la soppressione e l'introduzione di personaggi (per fare un esempio, la dottoressa Liz Ray è un'aggiunta di Cremaschi). Talvolta si hanno persino citazioni da altre opere: un paio di battute pronunciate da Fleming nella terza puntata ("c'è un solo modo di costruire un'articolazione che funzioni in analoghe condizioni gravitazionali", "vogliamo restare grandi uomini in un mondo piccolo, o diventare piccoli uomini in un mondo grande?") sono ad esempio tratte da un altro romanzo di Hoyle, "La nuvola nera". E anche il finale è cambiato: mentre nell'ultima scena dell'adattamento italiano Andromeda si uccide gettandosi da una scogliera, nella versione originale la ragazza fugge con Fleming su un isolotto; qui, scomparendo in una pozza d'acqua all'interno di una caverna, Andromeda è creduta morta dallo scienziato: in realtà, nel seguito della storia - una miniserie e il relativo romanzo intitolati "The Andromeda Breakthrough" - la ragazza aliena è ritrovata viva, e trascinata con Fleming e la dottoressa Dawnay (che non è morta, come invece fa credere la versione di Cremaschi) in una nuova serie di avventure. Di questa seconda parte della storia - che si svolge perlopiù in un immaginario staterello del Medio Oriente chiamato Azaran, dove è stata costruita una copia del calcolatore distrutto - non fu realizzata la versione italiana; ad ogni modo, per chi fosse interessato alle nuove peripezie di Fleming e Andromeda (ribattezzata definitivamente 'André') esiste la traduzione italiana del romanzo, uscita sempre da Feltrinelli nel 1966 con il titolo "L'insidia di Andromeda".
Le riprese di "A come Andromeda" iniziarono verso la metà di marzo del 1971, e furono effettuate negli studi Rai di Milano per le scene in interni, e principalmente sulla costa settentrionale della Sardegna per gli esterni. A questo riguardo, l'aneddoto più curioso è sicuramente quello relativo alla sostituzione 'in corsa' di Patty Pravo - inizialmente scelta per la parte di Andromeda - con Nicoletta Rizzi. La Pravo resistette sul set per circa un mese, finché il 19 aprile la cantante fece pervenire alla Rai una lettera, con allegato certificato medico, in cui esponeva le ragioni della propria rinuncia a proseguire le riprese. Alla Rai non ci si perse d'animo e venne immediatamente scritturata l'emergente attrice ventisettenne Nicoletta Rizzi. Ovviamente Cottafavi dovette girare da capo tutte le scene in cui compariva la dimissionaria Patty Pravo, e la troupe - Rizzi in testa - fu sottoposta a turni massacranti di più di dieci ore ininterrotte di lavoro al giorno.
Nonostante le traversie in fase di realizzazione, lo sceneggiato può dirsi molto riuscito ed estremamente coinvolgente; certo non mancano i difetti e le leggerezze, come ad esempio il tentativo di spacciare le locations sarde per paesaggi nord-atlantici, o certe caratterizzazioni troppo caricaturali, che spesso scivolano nel macchiettistico e nel grottesco (si pensi al colonnello Geers che ripete continuamente "ecco, appunto", intercalare di cui non v'è traccia nella versione originale), o imprecisioni ortografiche che sinceramente danno un po' fastidio ("Elicopter" invece di "Helicopter", "Stockolm" per "Stockholm", "Jas" per "Jan"). Ciò su cui non si può invece discutere è la magistrale interpretazione di Luigi Vannucchi, che giganteggia rispetto ai pur validi colleghi e assesta allo sceneggiato un particolare timbro espressivo, un'appassionante miscela di inquietudine, entusiasmo, paura e malinconia.



Trama
1. In Inghilterra, a Bouldershaw Fell, sta per essere inaugurato il più potente radio-telescopio del mondo, in grado di esplorare la volta celeste al di là dei limiti finora noti. È stato realizzato da due giovani scienziati, John Fleming e Dennis Bridger, legati da vecchia amicizia; il professor Reinhart ha diretto il team. Il giorno precedente l'inaugurazione viene captato dal radio-telescopio uno strano segnale che si distingue dal rumore stellare. Fleming intuisce che il segnale, proveniente da M31, un punto della costellazione di Andromeda, che dista due milioni di anni-luce dalla Terra, può essere un messaggio. L'inaugurazione è rinviata e Fleming, pur nella perplessità generale (è soprattutto il generale americano Vandenberg a non vederlo di buon occhio), si impegna nella decifrazione del segnale. A Bouldershaw c'è anche Judy Adamson: formalmente lavora in qualità di press-agent, in realtà è agente del controspionaggio britannico. In collaborazione con il tecnico Harries, altro agente in incognito, Judy sorveglia le mosse di Dennis Bridger, sospettato di collusioni con un'organizzazione spionistica internazionale, la Intel. Fleming giunge alla conclusione che il segnale captato è un messaggio traducibile in codice binario, cioè in una serie di cifre, 0 e 1, variamente combinate. La notizia di un messaggio proveniente da un pianeta sconosciuto trapela, destando stupore e panico nell'opinione pubblica; negli ambienti governativi c'è molta preoccupazione, e si cerca di minimizzare il fatto. Fleming completa il lavoro di decifrazione e scopre, con enorme sorpresa, che il messaggio sembra dettare il progetto per la costruzione di un potentissimo cervello elettronico. Sebbene non se ne comprenda lo scopo, si decide di realizzare il super-calcolatore. Il generale Watling, capo dei servizi di sicurezza, sollecita a Judy notizie sulla continua fuga di documenti segreti; la colpevolezza di Bridger è sempre più evidente. Harries è scoperto dagli uomini della Intel mentre sta pedinando Bridger, che si è recato in una sala-corse per comunicare con la Intel attraverso una telescrivente. Barnett, capo della Intel, si incontra con Bridger. Harries ha ormai le prove del tradimento, ma mentre si reca a Londra, per consegnarle al generale Watling, viene rapito: Judy, Fleming e Bridger ne rinvengono il cadavere.
2. Il governo britannico decide di trasferire il team di scienziati al centro missilistico di Thorness, un promontorio isolato nel nord della Scozia. Fleming, Bridger e Reinhart lavorano, sulla base dei dati forniti dal messaggio, alla costruzione dell'elaboratore progettato dall'intelligenza aliena. Judy, mentre osserva Bridger di ritorno da una delle sue strane gite in barca all'isola prospiciente Thorness, sfugge a un attentato. Il comandante della base militare - il colonnello Geers, che ignora la vera identità di Judy - fa intensificare le misure di sicurezza e indaga sulle escursioni di Bridger. Fleming confida a Judy le sue preoccupazioni: l'intelligenza che ha inviato il messaggio non può avere il solo scopo di regalare alla Terra uno strumento più evoluto. Intanto, il calcolatore è completato e viene collaudato alla presenza di varie personalità governative e del Primo Ministro; il suo funzionamento lascia però molto perplessi: la macchina, invece di dare risposte, pone domande, chiedendo informazioni sugli elementi chimici del nostro pianeta. Ricevuti un certo numero di dati, esso arriva rapidamente a dettare formule di chimica organica. Si rende a questo punto necessaria la presenza di un'esperta in biologia; la dottoressa Madeleine Dawnay giunge pertanto a Thorness. Judy, durante una passeggiata romantica con John, scopre nella caverna dell'isolotto le prove del trafugamento dei documenti, che Bridger poi spediva tramite piccioni viaggiatori. Fleming, improvvisamente e drammaticamente, scopre in Judy un agente segreto. Nel laboratorio proseguono gli esperimenti che portano alla nascita di cellule viventi; Fleming, convinto che la macchina sia una specie di 'quinta colonna' animata da propositi di invasione, effettua un disperato e vano tentativo di distruggere l'essere che sta nascendo. Le scoperte di Judy hanno ormai provato la colpevolezza di Bridger; mentre una pattuglia lo attende sulla scogliera per arrestarlo, Bridger viene ucciso da una fucilata misteriosa.
3. John respinge Judy, che ritiene responsabile della morte dell'amico, e decide di abbandonare l'impresa; il prof. Reinhart lo convince a rimanere: è preoccupato anche lui dal computer, che si sta comportando come un essere pensante, con una volontà propria. Fleming, incuriosito dalle due piastre terminali del calcolatore, la cui funzione è sempre stata ignorata, scopre che sono uno strumento a disposizione della macchina per comunicare con il cervello umano. Christine Flemstad, una nuova assistente della Dawnay, è particolarmente sensibile a questo contatto: viene attratta come per ipnosi dalle piastre, le tocca e muore folgorata da una forte scarica elettrica. Judy, intanto, riesce a individuare il centro di collegamento delle spie. La polizia tende un agguato; un sicario resta ucciso, ma la figura principale dell'organizzazione, Barnett, sfugge alla cattura: non sarà più possibile incriminarlo, ma per il momento lo spionaggio è neutralizzato. Il calcolatore, uccidendo Christine, ha raccolto in un attimo tutte le informazioni che gli occorrevano sulla struttura del corpo umano: infatti, nel bio-sintetizzatore, si formano subito tessuti organici. Mentre i militari sono preoccupati dall'avvistamento di strani e velocissimi satelliti che circolano nel cielo, a Thorness nasce dal bio-sintetizzatore un corpo di donna identico alla ragazza uccisa, Christine.
4. La creatura, cui viene imposto il nome di Andromeda, rivela un grado elevatissimo di intelligenza. Fleming sostiene che Andromeda e il calcolatore sono strumenti dell'intelligenza superiore che ha inviato il messaggio con lo scopo di distruggere l'umanità e sostituirsi ad essa. I ministri e i militari, in contrasto con le tesi di Fleming, decidono di avvalersi delle straordinarie capacità di Andromeda per elaborare un mezzo in grado di colpire i satelliti-spia che nessun missile attuale è in grado di intercettare. In poco tempo viene realizzato un nuovo velocissimo missile che, sotto la guida coordinata di Andromeda e del computer, raggiunge e distrugge uno dei satelliti. Andromeda rivela intanto alcuni aspetti umani, e su questi fa leva Fleming nel tentare di sottrarla all'influenza dell'elaboratore. La falsa informazione della morte di Andromeda, inserita nel cervello elettronico, provoca una reazione violenta: esso punisce Andromeda per le sue debolezze con forti scariche elettriche che le ustionano gravemente le mani. La stessa macchina fornisce poi un enzima rigeneratore di cellule, che guarisce in poche ore le profonde ustioni: subito le autorità progettano di sfruttare commercialmente lo straordinario prodotto, accordandosi con la Intel. La dottoressa Dawnay, mentre sta lavorando alla formula dell'enzima fornita dal calcolatore, è colpita da una strana malattia e versa in gravi condizioni. Intanto, il messaggio proveniente da M31, che ogni notte veniva ripetuto, cessa definitivamente.
5. Fleming e Reinhart attribuiscono la malattia della dottoressa Dawnay a una sorta di 'vendetta' del computer per la falsa informazione - la morte di Andromeda - immessa dagli scienziati nella sua memoria. I due, con l'appoggio di Judy, sono decisi a contrastare la macchina, la cui pericolosità è ormai una tragica evidenza. Una notte Fleming è aggredito nel sonno da Andromeda, per fortuna senza conseguenze; messa alle strette, la ragazza afferma di aver ricevuto dal computer l'ordine di uccidere lo scienziato, ma poi confessa, con riluttanza, di soffire di debolezze 'umane' - rancore, gelosia, paura - che la inducono ad azioni autonome. Pregata da John, Andromeda mette poi a punto una cura per la Dawnay (che però, come si apprende in seguito, non sopravvive). In seguito, Andromeda ammette apertamente ciò che Fleming sospettava da tempo: la civiltà aliena, di cui lei e il computer sono un avamposto, sostituirà la razza umana sulla Terra. Il piano di Fleming e Reinhart ha dunque inizio: ottenuti dal sottosegretario Osborne dei lasciapassare con il pretesto di un normale controllo, John e Judy accedono alla stanza del calcolatore; qui Fleming tenta di riprogrammare la macchina nell'intento di renderla 'controllabile'. Ad un tratto compare Andromeda: attirata dal computer alle piastre terminali, la ragazza è folgorata e cade a terra. Esasperato dall'impassibile crudeltà della macchina, John afferra una scure e, malgrado i richiami di Judy, si avventa sulle apparecchiature. Distrutto il calcolatore, resta però ancora la registrazione del messaggio dallo spazio - grazie a cui sarà possibile ricostruire la macchina - custodita sotto chiave. Impossibilitati per il momento a terminare l'opera, i due si danno alla fuga. Osborne, furioso per l'inattesa piega presa dagli avvenimenti, minaccia pesanti conseguenze; Reinhart ipotizza di addossare la responsabilità della distruzione del calcolatore ad Andromeda, che tutti credono morta. John invece la ritrova viva, seppur duramente provata e con le mani ustionate. Egli scopre che la ragazza è in possesso della chiave della cassaforte in cui è custodita la registrazione su nastro del messaggio, insieme ai progetti di costruzione e al programma su schede perforate; Fleming, ormai impossibilitato a ripresentarsi personalmente alla stanza del calcolatore, prega Andromeda di andare a prelevare e distruggere quel pericoloso materiale. La ragazza, benché traumatizzata dalla cessata simbiosi con la macchina, finisce per acconsentire. Bruciato il contenuto della cassaforte, Andromeda (nel frattempo ribattezzata dallo scienziato 'André') fugge, braccata dai militari; raggiunta da Fleming, che intende aiutarla a nascondersi e a costruirsi una nuova vita 'umana', l'infelice ragazza decide però diversamente: sotto gli occhi sgomenti di John e Judy si getta da una scogliera.
( da Pagine70 )


1. Martedì 4 gennaio, ore 20.30, Programma Nazionale (62'10")
2. Martedì 11 gennaio, ore 20.30, Programma Nazionale (66'05")
3. Martedì 18 gennaio, ore 20.30, Programma Nazionale (64'15")
4. Martedì 25 gennaio, ore 20.30, Programma Nazionale (63'25")
5. Martedì 1 febbraio, ore 20.30, Programma Nazionale (62'40")
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MessaggioInviato: Mer Mag 14, 2008 2:09 pm    Oggetto: Adv






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Brandani

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MessaggioInviato: Mer Mag 14, 2008 2:17 pm    Oggetto:  
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GAMMA

RAI , 1975

Una sorta di Frankenstein in chiave modernamente futuribile e tecnologica .. non privo d' implicazioni psicologiche ..

Girato nel 1974 negli studi Rai di Torino e in Francia (nonché in alcune locations, ad esempio l'autodromo di Monza per le riprese in pista), Gamma è la seconda grande produzione Rai - dopo A come Andromeda del '72 - nel campo della fantascienza. Scritto dal medico-scrittore Fabrizio Trecca, il soggetto dello sceneggiato ha come ambientazione 'obbligata' - per via di alcuni peculiari risvolti dell'intreccio - la Francia, paese in cui la ghigliottina non era all'epoca ancora stata abolita.
Abilmente intessuta dagli sceneggiatori Trecca e Nicolini, e magistralmente sottolineata dalle splendide musiche di Enrico Simonetti (il 45 giri con i due pezzi Gamma e ****'s Theme si piazzò bene in classifica), la drammatica vicenda di Gamma si dipana lungo le quattro puntate insinuando nello spettatore un forte senso di angoscia e apprensione per le sorti del protagonista Jean Delafoy. In realtà il 'pugno nello stomaco' lo spettatore lo ha ricevuto subito, da quegli incredibili otto minuti iniziali: la claustrofobica sequenza - il cui sinistro realismo è accentuato da un efficace indugiare su dettagli apparentemente banali - di Daniel Lucas condotto alla ghigliottina, adagiato sul lettino e sedato con allucinogeni che fanno riemergere dalla mente del giovane frammenti distorti del suo recente passato. Assolutamente magistrale e angosciante, poi - tanto di cappello a Nocita! - è l'ultima parte della sequenza, con la 'visione' della diabolica ex-amante Marianne intervallata con i dettagli dell'indicatore dei secondi che mancano all'esecuzione. Non si era probabilmente mai visto, in Rai, nulla di così impressionante.
Ciò che pare contraddistinguere Gamma rispetto ad altre simili fantasie avveniristiche - televisive e cinematografiche - è il suo abile e perturbante intrecciare la realtà con l'allucinazione, le più incredibili utopie tecnologiche (il trapianto del cervello, o l'ancora più implausibile "visualizzatore di ricordi" che, nella terza puntata, inchioda Jean) con la quotidianità del presente. Ecco uno dei futuri possibili che ci attendono, sembrano dire gli autori dello sceneggiato; i quali, più che a un ammonimento moraleggiante contro i rischi di una tecnocrazia esasperata priva di remore etiche, hanno a nostro avviso inteso rappresentare un incubo ad occhi aperti, un'allucinazione futuribile che ha soprattutto nella propria materia narrativa e spettacolare la principale ragion d'essere.
Per finire, due parole sugli autori. Fabrizio Trecca è nato a Roma il 19 agosto 1940. Già professore di 'chirurgia di pronto soccorso' all'Università dell'Aquila, è autore di varie pubblicazioni scientifiche. Conduttore di rubriche radiofoniche e televisive, è autore, oltre che di Gamma, della serie di telefilm Diagnosi (1975). Ha pubblicato nel '79 il best seller Johnny Lancet, chirurgo del Pentagono. Appassionato e pilota di auto sportive, nel 1981 ha pubblicato il romanzo Formula Uomo, in cui è ripreso e sviluppato il tema della medicina avveniristica ambientato nel mondo delle corse automobilistiche, già presente in Gamma. Attualmente conduce su Retequattro il programma Vivere meglio.
Il regista Salvatore Nocita è nato ad Arcisate (Varese) il 30 luglio 1934; entrato in Rai nel '58 come montatore, ha debuttato nella regia televisiva nel '72 con lo sceneggiato I Nicotera; nel '74 ha realizzato tre episodi di Senza uscita, nel '76 Dimenticare Lisa e Gli irreperibili, nel '77 Ligabue, nel '79 La commediante veneziana e nel 1989 la nuova versione dei Promessi sposi.



Trama
1. L'azione si svolge a Créteil, città-satellite di Parigi, in un prossimo futuro. Il giovane Daniel Lucas viene condotto alla ghigliottina, e dall'ultima lettera scritta alla madre apprendiamo che egli è stato condannato a morte per aver ucciso un poliziotto, Albert Janvier. Dai flashback che rievocano il recente passato del giovane emerge la causa del delitto: Daniel l'ha commesso perché glielo ha ordinato la ragazza che amava, Marianne Laforet, forte di un infallibile strumento di persuasione, una terribile droga contenuta in sigarette di una particolare marca, le 'Maréchal'. Al termine della drammatica sequenza, il giovane è giustiziato. Oltre alla madre, stravolta dal dolore, egli lascia una sorella, Nicole, sposata con Jean Delafoy, pilota di auto sportive. Passa del tempo dall'esecuzione di Daniel, e Jean Delafoy sta provando in pista nel tentativo di abbassare il record del giro. Sulla pista ci sono anche Philippe, che di Jean è collega e amico fraterno, e la sua nuova ragazza, Marianne Laforet, che esercita ora su di lui la sua nefasta influenza. Durante un giro in cui sostituisce l'amico (lo ha infatti visto privo - per via delle sigarette - della necessaria concentrazione) Jean esce di pista ed è sbalzato fuori dell'abitacolo; alla drammatica scena assiste anche Nicole, giunta nel frattempo alla pista. Ai medici prontamente accorsi, che traportano Jean all'ospedale, appare evidente che il corridore ha subito un trauma cranico con danno cerebrale irreversibile; tra i soccorritori c'è però il dottor Piantoni, che fa parte dell'équipe del professor Duval, che da tempo si sta preparando a un rivoluzionario intervento, il trapianto di cervello. Nel frattempo la madre di Nicole, ignara di tutto, è andata allo spettacolo di un bizzarro circo dove si rappresenta la favola di 'Biancaneve e i sette nani'; la donna vi si reca spesso, sperando di trovarvi Marianne, che sa essere la causa della morte del figlio. Il nano Grand-Pierre, capo della banda di spacciatori, si è accorto della sua presenza ossessiva, e durante lo spettacolo la apostrofa minacciosamente diffidandola dal rimettere piede sotto il tendone. Mentre Jean giace in coma in sala di rianimazione, nell'équipe medica si accende un drammatico dibattito sull'opportunità dell'intervento: è soprattutto la dottoressa Mayer a manifestare perplessità di ordine morale. Si decide di interpellare la moglie di Jean: Nicole è sconvolta dalla realtà clinica quale le viene prospettata dal professor Duval, e data l'impossibilità di un'alternativa alla morte certa del marito, accetta di dare il suo consenso al trapianto. Fra i cervelli conservati, un computer ne seleziona uno contrassegnato con la lettera 'Gamma', e l'intervento viene effettuato con successo.

2. Ha inizio la difficile opera di ricostruzione psichica di Jean. I suoi parenti ed amici, sotto la guida della dottoressa Mayer, registrano tutto quello che sanno e ricordano su di lui; le informazioni vengono vagliate da un calcolatore che scarta tutte le notizie potenzialmente dannose per il paziente; solo dopo il controllo, le informazioni sono comunicate al nuovo cervello di Jean sotto forma di impulsi subliminali. Intanto Philippe, ormai dipendente dalla droga, si incontra con Marianne, che è insistentemente pedinata dalla madre di Nicole. La ragazza scatta di nascosto al giovane alcune foto compromettenti: con esse la banda di Grand-Pierre ricatta Philippe, proibendogli di rivelare a Jean chi era Daniel e come è morto. Jean si avvia con grande fatica alla guarigione; deve abituare gli occhi e il cervello ai suoni, alla luce, alle parole, deve scoprire dentro di sé le memorie di una vita precedente che altri vi hanno depositato. Alla fine della lunga terapia riabilitativa, Jean torna a casa con la moglie. Nicole osserva con sorpresa che Jean, oltre a tenere strani comportamenti, ha iniziato a fumare sigarette 'Maréchal' e che è interessato alla storia di Daniel, a come è morto e perché. Jean è inoltre stranamente attratto, quasi ossessionato dal circo: dopo essere stato allo spettacolo con Nicole e la madre, ci torna la sera dopo, questa volta da solo; alla fine dello spettacolo l'ex-pilota, come in trance, entra nel carrozzone di 'Biancaneve' e la strangola, strappandole poi la maschera sotto cui appare il volto di Marianne Laforet.

3. Il mattino dopo, il circo ha levato le tende, e sul piazzale restano solo il cadavere di Marianne e la roulotte di Madame Oreille, rancorosa ex-'Biancaneve' del circo; è quest'ultima che la polizia - guidata dal commissario Fontaine - interroga nell'intento di risalire all'autore del delitto. Jean cade intanto nelle mani della banda di Grand-Pierre, che lo tortura per fargli confessare perché ha ucciso Marianne, ma lui stesso non sa rispondere. Philippe arriva appena in tempo a liberarlo prima che i nani lo seppelliscano sotto una montagna di sabbia. Nicole denuncia la scomparsa del marito alla polizia, che intanto ricostruisce l'identikit dell'assassino grazie a un apparecchio che visualizza i ricordi della testimone oculare, Madame Oreille: il cerchio si stringe attorno a Jean che, dopo un lungo inseguimento, viene catturato. Si apre il processo a Jean, accusato dell'omicidio di Marianne Laforet; se il verdetto della giuria popolare e quello emesso da un calcolatore coincideranno, la sentenza sarà inappellabile, altrimenti il processo verrà istruito di nuovo. Jean si è subito dichiarato colpevole, ma il suo avvocato, Lévy-Marchand, cerca comunque di dimostrare che egli non aveva un movente per uccidere la ragazza, a differenza di Grand-Pierre e di Madame Oreille. L'avvocato riesce quindi a convincere Jean a ritrattare la confessione, ma quando viene il momento l'imputato non riesce a mentire: Marianne Laforet l'ha uccisa lui, anche se ne ignora il motivo. All'avvocato Lévy-Marchand non resta che un ultima carta, interrogare il professor Duval, il quale rivela alla corte allibita che Jean Delafoy ha subito un trapianto di cervello. Jean, comprensibilmente, ne è sconvolto.

4. Il fragile equilibrio psichico di Jean appare seriamente compromesso; egli, avvertendo ormai distintamente in sé un'identità 'estranea', rimprovera alla moglie di non averlo lasciato morire e di averlo lasciato trasformare in un mostro. In aula, l'avvocato sostiene la non punibilità di Jean, visto che, data la sua particolare situazione, egli deve essere ritenuto incapace di intendere e di volere; d'altro canto il professor Duval, controinterrogato, ritiene che Jean sia perfettamente guarito e quindi sia un uomo normale. Lévy-Marchand ipotizza quindi che, durante la 'riprogrammazione' mentale del suo cliente, qualcuno abbia potuto fornirgli informazioni nocive, inducendolo a commettere il delitto. Tale ipotesi non è però ritenuta persuasiva né dalla giuria popolare né dal calcolatore, che emettono il medesimo verdetto di colpevolezza: Jean è dunque condannato a morte, e la sentenza dovrà essere eseguita entro otto ore. Mentre Jean trascorre in cella le sue ultime ore di vita in preda ad angosciosi incubi che lo portano persino ad identificarsi con il defunto Daniel Lucas - di cui sospetta di aver ricevuto il cervello -, Nicole trova in casa della madre un nastro registrato simile a quelli usati per 'riprogrammare' la memoria di Jean; una breve indagine permette alla giovane donna di scoprire la verità: la madre ha sostituito uno dei nastri vagliati dal calcolatore con uno inciso da lei allo scopo di condizionare la volontà del genero e indurlo a uccidere Marianne. Mentre Jean si appresta ad essere giustiziato, la moglie - accompagnata da Philippe, dal professor Duval e dalla dottoressa Mayer - si precipita dal Procuratore Generale affinché sospenda l'esecuzione: ci sono infatti le prove che Jean ha agito sotto l'effetto di in impulso subliminale, recepito cioè passivamente e senza possibilità di controllo cosciente. Jean è già sul lettino con la testa sotto la lama della ghigliottina, il cui dispositivo automatico è avviato, quando giunge l'ordine del Procuratore di sospendere l'esecuzione. La didascalia finale informa quindi che "il cervello Gamma era appartenuto a un modesto impiegato di Parigi morto di polmonite".



Rassegna stampa

Giulio Brogi è il protagonista di Gamma, un nuovo originale televisivo in quattro puntate che prende in esame, attraverso una vicenda ambientata in un futuro non molto lontano, i problemi morali e sociali legati al progresso della medicina. [...] Il testo è di Fabrizio Trecca, un giovane medico-scrittore, e di Flavio Nicolini. La regia è di Salvatore Nocita [...]. Gli esterni sono stati girati a Torino e a Créteil. L'azione di Gamma si svolge in una città-satellite di Parigi nel 1983. Jean Delafoy [...], un giovane appassionato di automobilismo, rimane vittima di un incidente durante una prova in pista. Un prestigioso neurochirurgo, il prof. Duval, convince [Nicole], la moglie di Jean, a tentare un trapianto di cervello sul corpo senza vita del marito. Il trapianto sarà integrale, tenuto conto della distruzione pressoché totale della materia cerebrale del ferito; il nuovo cervello, proveniente da un donatore sconosciuto, è completamente "vergine", privo di dati, di memoria, di esperienze. Una volta eseguito il trapianto, si rende necessario colmare questo vuoto chiedendo alla moglie, agli amici, ai genitori tutte le informazioni sulla storia e sul carattere del soggetto. Chi si occupa in particolare di questa seconda fase dell'operazione è la dottoressa [Mayer], che si adopera per ricostruire fedelmente la personalità di Jean.
(Trapianto di cervello, art. red. su 'Tv Radio' (supplemento de "Il Secolo XIX"), 18 ottobre 1975, pag. 11).

Ha preso il via [...] l'originale televisivo destinato a intrattenersi per quattro puntate sul problema (non ancora attuale, per fortuna) del trapianto del cervello. Il "Radiocorriere" lo ha definito coraggiosamente "spettacolo d'evasione"; la trama e le intenzioni dei realizzatori lo assegnano a un genere ibrido, fra thrilling e medicina fantascientifica. C'è, lo abbiamo visto, il problema. Sarà lecito esprimere molte riserve, intanto, sull'opportunità del miscuglio nel quale è stato calato; sul fatto che una grave prospettiva scientifica e morale dovesse essere trattata in un contesto magico-avventuroso. I responsabili di questo Gamma [...], dall'autore del testo, Fabrizio Trecca, al regista, Salvatore Nocita, non hanno dubbi, apprendiamo: l'impresa meritava d'essere affrontata. Gli attori, dal protagonista Giulio Brogi [...], a Mariella Zanetti [...], a Laura Belli [...], sembrano d'accordo. E agiscono con determinazione (in molti casi, anche troppa). La puntata di ieri si è chiusa con la scena, scorciata ma abbastanza orripilante lo stesso, del trapianto - il primo della storia della medicina - cui Jean Delafoy, corridore d'auto ridotto a tronco vegetante [...] è stato sottoposto. Adesso ha un cervello nuovo che comincia a funzionare: il cervello "Gamma" del titolo, che non sappiamo (ancora) a chi appartenesse prima. Probabilmente conosceremo anche questo in seguito, se ci reggerà la costanza di seguire la trasmissione. Frattanto, in apertura, è rotolata una testa: quella di Daniel, fratello di Nicole, condannato alla ghigliottina per aver ucciso un poliziotto sotto l'influsso e con la complicità della sigaretta drogata propinatagli da Marianne: la stessa che ha contribuito a perdere Jean, condizionandone l'incidente. Questa testa caduta, nel racconto, c'entrerà pure qualcosa. Resta una domanda, a parte la specifica qualità dello "spettacolo", che appare costruito in una geometria piuttosto esteriore, con insistito ricorso a scene di chirurgia angosciosa e minacciosa, tra enfatiche dissertazioni etico-giuridiche e improbabile fulmineità di decisioni. La domanda è questa: riesce produttiva la trattazione "problematica" del trapianto in salsa magico-gialla? Della gelida volontà (il neurochirurgo) e dei fuggevoli dubbi di quanti avevano in mano il destino del protagonista-cavia siamo stati informati. Della realtà del problema sappiamo anche qualcosa. Di fatto, nel mondo, si stanno conducendo esperimenti di trapianto cerebrale [...]."Questa storia potrebbe accadere domani o fra molti anni", ammoniva ambiguamente la didascalia iniziale di Gamma. Questo futuribile sinistro, incrociato fra biologia e tecnologia, chiama in causa la coscienza degli scienziati. È normale che preoccupi anche noi: al di là della drammatizzazione "didascalica", lacrimosa e paurosa, ospitata dal piccolo schermo. Una cosa lo spettatore paziente può aver imparato. Che la scienza non è neutrale. Ma questo è un problema serio. Altro che "spettacolo d'evasione".
(Trapianto di cervello sinistra 'evasione' , art. red. su "Il Secolo XIX", 22 ottobre 1975, pag. 17).

Gamma (1975)

1. Martedì 21 ottobre, ore 20.40, Programma Nazionale (58'10")
2. Martedì 28 ottobre, ore 20.40, Programma Nazionale (73')
3. Martedì 4 novembre, ore 20.40, Programma Nazionale (66'40")
4. Martedì 11 novembre, ore 20.40, Programma Nazionale (65')
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MessaggioInviato: Mer Mag 14, 2008 2:30 pm    Oggetto:  
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V O C I .N O T T U R N E

Rai 1995



NELLA ROMA IMPERIALE SUSSISTEVANO I RESTI DI UNO STRANO PONTE DI LEGNO ..

ERA COMPOSTO DA TRAVI SUBLIQUE ED OBLIQUE ..

SENZA CHIODI ..

E APPARTENENTE A PERSONE SACRE ..

UNA SORTA DI FRATELLANZA O SETTA

CHE RISPONDEVANO CON LA LORO VITA DELLA SUA CONSERVAZIONE .....


A COSTORO DERIVO' IL TITOLO CELEBERRIMO DI PONTEFICI

O FACITORI DEL PONTE .....


SU QUEL PONTE SI COMPIVANO , IN EPOCA ARCAICA ..

MISTERIOSI E SEGRETI SACRIFICI



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Produzione DueA - RAIUNO
(serie TV in cinque puntate)
1995
di Pupi Avati e Fabrizio Laurenti

con Lorenzo Flaherty, Massimo Bonetti, Jason Robards Jr,
Mary Sellers, Stefania Rocca, , Dario Casalini, Stefano Accorsi


Voci notturne è una mini serie trasmessa dalla Rai nel 1995. Scritta da Pupi Avati e diretta da Fabrizio Laurenti.
Storia che intreccia antichi riti esoterici romani con sette postmoderne statunitensi. Bel cast, regia sempre intensa con colpi di scena ad effetto.
Piacevole per chi ancora ricorda le atmosfere gotiche del "Segno del Comando" e per chi apprezza il mystery e la complessità di "Twin Peaks" (l'espediente narrativo iniziale è pressoché lo stesso).

Diretto da Laurenti, è in realtà scritto da Pupi Avati e declina tutte le caratteristiche tipiche del suo cinema fantastico-orrorifico: personaggi misteriosi ed inquietanti legati al mondo dell’occulto,
vecchie omertose, antichi testi esoterici, fantasmi, contatti con l’Aldilà.
La vicenda è sempre più intricata e il mistero non si dipana neppure nell’ambiguo finale.
Opera affascinante, ennesima conferma di Avati come originalissimo maestro della paura made in Italy.

Sceneggiato Rai trasmesso in 5 puntate nel 1995, scritto e co-prodotto da Pupi Avati che rilancerà dietro la macchina da presa Fabrizio Laurenti che nella sua filmografia horror aveva firmato solo apocrifi remake (La Casa 4, Troll 3).
Il corpo di un ragazzo è trovato dalla polizia sulle sponde del Tevere, in prossimità di un ponte. Si tratta del cadavere del figlio di un ricco industriale che si muove nell' alta finanza.
Intanto il migliore amico del defunto inizia ad indagare scoprendo nel computer del morto degli strani disegni e degli appunti sull'esoterismo e le sette.
L'autopsia rivela che nel corpo del ragazzo sono state trovate tracce di erbe ed altre stranezze che riconducono all'ipotesi che la sua uccisione sia avvenuto durante una sorta di rito sacrificale.
Nel frattempo un detective conduce investigazioni in Usa, e delle strane telefonate arrivano alla famiglia con la voce del defunto, il misero si infittisce… Una rarità per la nostra emittente di stato che mandò in prima serata questo cupo e suggestivo horror in stile Avati.
L’ottima regia di Laurenti, la sceneggiatura a dir poco perfetta ed un inquietante colonna sonora firmata Ugo Laurenti (il fratello del regista)
ne fanno uno dei migliori film horror girati per la TV.
A condizionarne la valutazione generale c'è solo il cast artistico del film piuttosto impacciato e poco credibile in diversi suoi elementi: Massimo Bonetti, Lorenzo Flaherty e Jason Robards III
non danno il meglio di se in una masnada di attori promettenti.
In alcune sequenze appaiono anche Stefania Rocca e Stefano Accorsi (ora entrambi piuttosto famosi) in una delle loro peggiori performance.
Chissà se con un cast artistico maggiore le cose non sarebbero cambiate... magari sarebbe divenuto un piccolo cult come "Belfagor" o "Il Segno del Comando".

PARALLELI TRA IL SEGNO DEL COMANDO E VOCI NOTTURNE
Non è dato sapere quanto Il Segno del Comando abbia effettivamente influenzato l’immaginario dell’allora trentatreenne Pupi Avati (che aveva allora solo un anno in più del protagonista Ugo Pagliai), certo è che nel suo approccio al cinema fantastico non è difficile scorgere alcune suggestioni presenti nello storico sceneggiato firmato da Daniele D’Anza che tanto successo ottenne quando venne trasmesso per la prima volta nel maggio 1971 (per cinque domeniche, in prima serata). L’arrivo dell’inglese Forster/Pagliai a Roma ad esempio, l’arrivo cioè dello straniero in una terra che non conosce e che subito lo assorbe portandolo in contatto con personaggi ambigui e misteriosi, non può non ricordare l’analoga entrata in scena di Capolicchio/Stefano nella cittadina (Comacchio/Minerbio) di La Casa Dalle Finestre Che Ridono (film al quale lo sceneggiato di D’Anza potrebbe ancor più facilmente riallacciarsi se si accostano le figure di Tagliaferri e Legnani, pittori “maledetti” di certificata centralità in entrambe le vicende).

E’ però con Voci Notturne, misconosciuta miniserie in 5 puntate (non a caso sempre 5) prodotta per la Rai nel 1995 che la relazione tra Avati e Il Segno del Comando si fa evidente. Non solo perché entrambe le vicende sono ambientate a Roma quanto soprattutto perché i contorni magici, misteriosi, settaristici comuni danno nei due casi vita a storie complesse ed estremamente ramificate che trovano nel’esoterismo e nell’etica del complotto la loro ragion d’essere. Certo i tempi son cambiati e la staticità d’insieme che caratterizzava Il Segno Del Comando non è più proponibile, nel 1995; così Avati, che scrive soggetto e sceneggiatura di Voci Notturne (lasciando l’onere della regia a Fabrizio Laurenti), fornisce nel copione indicazioni precise affinché la vicenda proceda molto più speditamente.

Pur molto simili negli intenti, infatti, le due produzioni si diversificano nella costruzione della storia originando due differenze sostanziali. La prima innanzitutto: Il Segno Del Comando dura cinque puntate ma si ha la netta impressione che sarebbe stato facilmente sintetizzabile sfrondando i dialoghi e accorciando certe interminabili camminate di Pagliai tra stanze e vie disabitate, Voci Notturne al contrario sembra non riuscire a contenere in 5 puntate (lunghe tra l’altro un’ora e mezza invece che un’ora e dieci) tutto quello che ha da dire: sono talmente tanti gli elementi che intervengono nel racconto che più di una volta ci si stupisce di poterli trovare tutti all’interno della stessa storia. Nel Segno Del Comando la vicenda è più lineare e semplice, molto più facilmente riassumibile e memorizzabile. Provate a immaginare una sintesi scritta di Voci Notturne dopo averlo visto: vi accorgerete che occuperebbe intere pagine.

L’altra grande differenza sta nel finale: nel Segno del Comando esso occupa uno spazio molto importante, trova nella conferenza di Pagliai un momento intensissimo e chiarificatore lasciando poi lo spazio a un lungo epilogo in cui il commissario di polizia completerà le risposte e in cui molte altre cose troveranno la loro giusta collocazione. In Voci Notturne accade l’esatto contrario: fino a 10 minuti dalla fine ancora ci si chiede chi ci fornirà una spiegazione chiara dell’accaduto. I mille dubbi lasciati in sospeso non verranno del tutto chiariti andando a comporre una delle conclusioni più deludenti e affrettate che si possano immaginare e a rovinare in buona parte quanto di buono costruito fin lì. Se fino all’ultima puntata Avati aveva saputo montare pietra su pietra una imponente cattedrale composta da mille diverse piste d’indagine che tutti si aspettano di veder culminare in una cupola perfetta, D’Anza aveva zoppicato un po’ troppo perdendosi in lungaggini sicuramente evitabili e solo in parte imputabili alla diversa datazione delle due opere. Certamente, dunque, Voci Notturne non è il remake del Segno del Comando (che invece esiste ed è stato prodotto da Canale 5 nel 1992): l’approccio è chiaramente molto più moderno, la storia più legata alla realtà del tempo...

Però come non riconoscere i molti elementi comuni ad entrambe le storie i quali portano a pensare che un forte legame tra le due serie effettivamente esista? Molti spunti sono i medesimi, anche se sviluppati più approfonditamente in Avati. Pensiamo alle partiture musicali enigmatiche (che nello sceneggiato di D’Anza sono il 17° componimento del misterioso Baldassarre Vitali e in Voci Notturne sono scritte utilizzando metodi in disuso da secoli dando il via a un’indagine che da sola potrebbe occupare un’intera puntata), o alle oscure vicende naziste (alla base della storia di Avati ma già presenti, molto più marginalmente, anche nel Segno Del Comando), ai pittori scomparsi (in Voci Notturne il riferimento al Tagliaferri autore del dipinto-chiave trovato da Pagliai è palese), alle case chiuse e abbandonate (ovvio il parallelo tra la pensione di Voci Notturne e l’appartamento di Via Margutta 13). Volendo si possono affiancare i “ruderi di tempio romano” con il diroccato ponte sul quale Avati apre la sigla di Voci Notturne e che è centrale nella sua storia. E che dire delle voci dall’aldilà? Più tradizionali nel Segno del Comando, più spiazzanti in Avati, ma sempre fondamentali nell’economia della vicenda a testimoniare di un amore per l’orrore che D’Anza svilupperà ad esempio nei Racconti Fantastici tratti da Poe e Avati nel celebre Zeder. Comune anche la sparizione, a inizio vicenda, di una valigetta contenente testi forse preziosi.

Insomma, gli elementi che suggeriscono l’accostamento tra le due miniserie sono davvero molti, non finiscono qui e fan quasi pensare a una sorta di omaggio nemmeno troppo velato, anche perché in entrambe le serie il soprannaturale fa capolino quando ormai sembra di avere a che fare con un thriller (pur se non ordinario). La forte diversità che si ha in apparenza è data invece dalla scelta dei personaggi che animano la vicenda: Voci Notturne infatti manca di un vero protagonista. Lorenzo Flaherty, Jason Robards III e Massimo Bonetti si dividono la scena ma non sembrano incidere troppo dando l’impressione che la storia conti molto più dei personaggi, Ugo Pagliai invece (all’epoca trentaquattrenne che nello sceneggiato dice di avere trentasei anni dimostrandone tuttavia più di quaranta) caratterizza fortemente, col suo sguardo spesso perso nel vuoto, Il Segno del Comando fino a diventarne il simbolo stesso. D’Anza crea il clima di mistero necessario sfruttando location romane adeguate alla bisogna, Avati lo fa puntando sui volti dei personaggi e ricamando tra le pieghe di una sceneggiatura perfetta, incredibilmente stratificata e sofisticata (almeno fino al deludente finale). E’ davvero un peccato che di Voci Notturne non esistano né dvd né passaggi tv recenti (mentre per lo sceneggiato di D’Anza la Elleu multimedia ha da tempo provveduto a risolvere il problema reperibilità), perché il lavoro straordinario di Avati (che col fantastico ha sempre avuto uno splendido rapporto) meriterebbe assolutamente una riscoperta!




Spunti del racconto

In una torrida giornata di vigilia di ferragosto, viene trovato sul greto del Tevere, il cadavere di un giovane uomo,
individuato successivamente in Giacomo Fiorenza, figlio di un facoltoso architetto romano, gia' inquisito per corruzione,
durante uno scandalo di vasta risonanza nazionale, avvenuto due anni prima.
I genitori di G.F. , inizialmente si oppongono all' ipotesi che il corpo possa essere effettivamente quello del loro figlio,
avendo questi telefonato il giorno prima dall' America, in cui si trova con la fidanzata americana , Emily Cohen , una
studiosa di religioni antiche conosciuta in Italia.
Ma ogni dubbio sull' identita' del cadavere , siappure parzialmente sfigurato, è fugato all' obitorio, col drammatico ed
inequivocabile riconoscimento del corpo da parte del padre.
........................
Nel frattempo, il consolato italiano di Chicago, incarica Mario Fedrigo, un investigatore privato italo americano,
di rintracciare, in America, Emily Cohen, la ragazza di G.F. , di cui si sarebbero perse le tracce .
Vengono attivate anche le indagini a Roma, con a capo il Giudice Pagani, il commissario Morrisi, ed il capo questura
Trevi ; si ascolta tra le prime, la testimonianza di Stefano Baldi , amico e compagno di studi della vittima.
Questi, è convinto che le ragioni dell' omicidio dell' amico, siano da ricollegarsi alle ricerche su una misteriosa setta
o confraternita antica, i Pontifex, potentissima nella Roma arcaica, ed i suoi cerimoniali segreti , che entrambi stavano
conducendo nell' ambito degli studi della loro comune tesi universitaria, basati sui documenti ritrovati dai due studenti,
in uno scantinato dell' universita', riguardanti il Sacro Ponte Suplicio , raccolti e scritti negli anni venti ,
da un misterioso e tenebroso personaggio , Norberto Sinisgalli .
Le loro ricerche, a detta di Stefano Baldi, coinvolsero particolarmente Giacomo, che da quel momento si interesso'
totalmente, in modo quasi ossessivo, agli studi di quell' esoterista romano, trascurando ogni cosa , anche degli
interessi personali, che no fosse inerente a quegli studi legati alla loro ricerca. Unico diversivo per il giovane fu
la sua relazione con Emily , iniziata proprio in quel periodo.
Ma un fatto strano e d indecifrabile, si verifica nel corso delle indagini, una nuova, recente telefonata, di G. F. ,
chiama a casa dall' America.
Allora , a chi appartengono , i resti sfigurati di quel corpo trovato nel Tevere ?!
......................
Intanto, dall' America, Fedrigo, nel corso delle sue indagini, si invaghisce di una giovane incontrata a Saint Louis ,
proprio nell' hotel in cui Giacomo Fiorenza alloggio' ultimamente, ed in cui il detective ha iniziato le sue ricerche.
La ragazza, Greta, dopo qualche tempo , raggira Fedrigo, prefigurando un suo inserimento non casuale nella vita
dell' investigatore, probabilmente molto interessata a scoprire pure lei Emily Cohen, sulle cui tracce, a Roma ,
segue una sua personale pista pure Stefano Baldi.
Il giovane studente, attraverso un espediente, riesce a divenire confidente di un' anziana signora che in gioventu'
frequento' il Sinisgalli , e residente tuttora nella stessa casa di cui era proprietaria la zia , Maria Valover , amante negli
anni trenta del Sinisgalli , ed in cui soggiorno' Emily Cohen, studiosa di culture anctiche, in una pensione ormai chiusa
da mesi, nel periodo in cui per studi e ricerche era a Roma ; pensione situata proprio sotto l' appartamento dell' anziana signora
Elena , discendente dei Valover , un tempo unici proprietari del palazzo.
Elena racconta a Stefano che una giovane americana, residente nel palazzo, la contatto' a riguardo degli studi di Sinisgalli, e che lei
le disse che ormai tutte le carte di Norberto, contenute in una vecchia borsa, erano state cedute dalla zia Maria all' Universita',
illudendosi che potessero avere un valore particolare, in quanto ormai la famiglia Valover era in crisi finanziaria, a causa di brutte voci
riguardanti il Sinisgalli, accusato di collaborazionismo coi nazisti a Roma.
Stefano Baldi sospetta un inserimento non casuale della giovane studiosa americana nella vita di Giacomo, in quanto, probabilmente,
lei stessa era alla ricerca dei vecchi documenti del Sinisgalli che probabilmente dovevano invece contenere dei segreti importanti
che ai piu' erano sfuggiti.
Probabilmente, tramite ricerche all' universita', riuscì a rintracciare i due amici che l' avevano anticipata nella scoperta della vecchia
valigia in cui erano le carte dell' occultista romano.
Nel frattempo, l' autopsia del corpo di Giacomo Fiorenza , rivela cose sempre piu' strane ed inquietanti : il corpo è stato avvolto
da corde di fattura molto antica, composte in modo inusuale,ed il giovane, prima di morire, ha ingurgitato i semi di una pianta di Silfio,
una pianta dai grandi poteri, molto ricercata nell' antichita', ma .. ormai certamente considerata estinta in tutto il nostro pianeta,
da piu' di duemila anni !
.........................
Le continue, ulteriori indagini personali di Stefano Baldi lo portano, grazie anche all' aiuto di Silvia, ad acquisire nuovi dati
sull' enigmatico Sinisgalli, specie sulle sue ricerche collegate a riti ed esperimenti atti a superare i limiti tra vita e morte ..
attraverso dei presunti passaggi rituali da compiersi in date particolari, conosciuti da lui anche grazie alle sue profonde conoscenze
di molti culti arcaici , e frutto di studi condotti con la zia della signora Elena, probabilmente anche quest' ultima, non del tutto ignara
delle tecniche usate per ottenere alfine quel transito in un mondo sconosciuto e temibile.
Alle sue scoperte, peraltro, cercano di rifarsi le varie sette e confraternite esoteriche deviate, tra cui la Società Teosofica per il Ritorno
dello Spirito Originario , a cui , in diverso modo, appartengono, dalle scoperte di Mario Fedrigo in America, sia la sua presunta amica
Greta che Emily Cohen .
Quando, dopo la guerra, Sinisgalli si trovo' in Usa , dove giunse dapprima quale prigioniero e deportato, venne a contatto con persone assai
interessate alle sue ricerche e scoperte, e grazie alle quali riuscì a cambiare identita' e ad assumere poi posizioni di altissimo prestigio
nel campo della finanza .. pare anche grazie ai capitali che egli stesso aveva accumulato in Italia sfruttando la buona fede di molti ebrei
che a lui, anch' egli di origine ebraica, affidarono prima della deportazione i loro ingenti averi.
Ma su questo punto Elena , parlando con Stefano Baldi di Norberto, non condivide per nulla le brutte voci che girano su di lui dal dopoguerra ..
frutto, a suo dire, di invideie ed ipocrisie ..
Comunque, poi, Norberto Sinisgalli , cambiata identita', pare fece ritorno in Europa , ma di lui si perse ogni traccia .....
Tuttora .. potrebbe essere ovunque .....
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MessaggioInviato: Mer Mag 14, 2008 6:28 pm    Oggetto:  
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SINISGALLI... BRANDANI...
AMO QUESTI PERSONAGGI TRA STORIA, LEGGENDA E FINZIONE LETTERARIA...
MA LA SAPETE UNA CHICCA?
CONOSCO UN TALE CHE CONOSCE UN TALE IL QUALE ANDAVA DICENDO CHE UN CERTO "PROFESSIONISTA" CITATO DA DARIO ARGENTO NELLA SUA FAMOSA TRILOGIA, FOSSE REALMENTE VISSUTO E AVESSE DAVVERO FATTO CIO' CHE GLI SI ATTRIBUISCE NEI FILM MENZIONATI.
MA, MISERIACCIA, E' COME TUTTI COLORO I QUALI ASSERISCONO DI AVER LETTO IL NECRONOMICON SCRITTO DALL'ARABO PAZZO ABDUL ALHAZRED, O COME SI CHIAMA LUI... PECCAO CHE SIA LIBRO CHE AUTORE ESISTANO SOLO NELLE PAGINE DI LOVECRAFT!

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MessaggioInviato: Gio Mag 15, 2008 4:54 pm    Oggetto:  
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Forse la grandezza di certi espedienti narrativi , sta proprio nel fatto che .. cose ideate o inventate , poi prendono sempre più forma e sostanza .. sino ad essere credute vere ,
o .. addirittura a divenire effettivamente reali .. un processo creativo che ha diversi esempi nella storia .. Qualcuno disse che tutto ciò che l' uomo puo' pensare , prima o poi potrebbe realizzarsi ..
in quanto è anche nella mente dell' uomo che esiste una potentissima capacità creativa .. quanti personaggi immaginari hanno poi finito per divenire parte di una certa realtà, o addirittura condizionato persone , folle, mode ..
Bruno , quando prospettava che in un tempo a venire si sarebbero potute mandare nello spazio immagini e figure, in grado di attraversare i mondi,
e pervenire infine ad altri uomini, venne ritenuto pazzo ..
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MessaggioInviato: Gio Mag 15, 2008 10:31 pm    Oggetto:  
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AH... SE ESISTESSE DIO... DOVREBBE MANDARE UN ANGELO A PROTEGGERE PAZZI, SOGNATORI ED INNAMORATI...
COME PAZZO, BRUNO, NIENTE MALE...

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MessaggioInviato: Ven Mag 16, 2008 10:51 am    Oggetto:  
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Giordano Bruno , come dal giusto volere dello scultore , con le spalle rivolte al vaticano , in segno di ludibrio e di disprezzo

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MessaggioInviato: Ven Mag 23, 2008 10:49 am    Oggetto:  
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ARSE...
ARDE...
ARDERA' ANCORA...
FNCHE' IL SUO ROGO SARA' VIVIDO, CONTINUERA' AD ILLUMINARE L'OSCURITA' DELL'IGNORANZA.

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