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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 2:08 pm    Oggetto:  ANGELI E SOGNI
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"Lo spirito liberato"

Ippocrate diceva che, mentre il corpo dorme, l’anima è in grado di recarsi in tutti i luoghi dove il corpo potrebbe andare da sveglio. Il nostro spirito, durante la veglia, è chiuso nel corpo come in una prigione. Trattenuto e costretto entro i limiti di una logica tradizionale finisce per aderire alla realtà documentabile della mente, ma si arresta davanti all’inconoscibile.
Già prima di Freud gli antichi sapevano che, durante il riposo del corpo, lo spirito, liberato da qualsiasi legame materiale, era in grado di comunicare con il mondo soprannaturale. Attraverso la porta del sonno si riflettono, come in uno specchio, gli accadimenti futuri, prendendo forma di immagini oniriche. Queste visioni, che si presentano spesso senza alcuna concatenazione logica tra di loro (o per lo meno la mente razionale non l’afferra), nel sogno acquistano una logica sbalorditiva, quasi esistesse una ragione del sogno. Fin dai tempi più remoti si è tentato di fornire una spiegazione di questi fenomeni, creando una scienza detta comunemente “oniromanzia” (divinazione, -manzia; attraverso i sogni, oniro-).
Apparentemente le interpretazioni degli antichi (per esempio, Artemidoro) sembrerebbero divergere da quelle moderne di Freud. Quelli credevano alla possibilità di una rivelazione del futuro, quest’ultimo all’individuazione di pulsioni inferiori rifiutate dalla coscienza. In realtà, il distacco è meno evidente.
Il sogno, per Artemidoro, “dice il vero”. Ma anche per Freud è così: non è un futuro obbiettivo ma è pur sempre una realtà permanente e soggettiva. E poi, il sogno rivelerebbe la capacità di captare lievi segni premonitori, che sfuggono all’osservazione dell’individuo sveglio. In un certo senso, anche per Freud i sogni fornirebbero una specie di “pronostico”. E scrive: “Ho dovuto rendermi conto che si tratta, anche qui, di uno dei quei casi non rari, in cui un’antichissima credenza popolare, tenacemente conservatasi, sembra essersi avvicinata alla verità delle cose più del giudizio della scienza che vive attualmente”.
Inoltre, anche l’accentuazione degli elementi egoistici (per la psicanalisi, il ritorno al narcisismo della prima infanzia) è già presente in Artemidoro: egli condanna la realizzazione dei “desideri irragionevoli”, frutto appunto di “atteggiamenti grossolani” e di egoismo. Così scrive nel II secolo d.c.:
“Voi crederete che l’universale ragione dei sogni allegorici sia facilmente individuabile con una semplice interpretazione. E’ questo un gravissimo errore. Sappiate che molto spesso, per aver presto alla lettera un sogno, taluno dovette subire in seguito fatti diametralmente opposti agli attesi, con grave suo disappunto e imbarazzo”. E aggiunge:
“Tanto per chi fa il sogno quanto per chi lo interpreta è vantaggioso, anzi non solo vantaggioso ma necessario, che l’interprete conosca chi è il soggetto sognante, sappia cosa fa, qual è la sua origine e quali le sue possibilità economiche, come sta di salute e quanti anni ha. E occorre pure investigare accuratamente il contenuto stesso del sogno”.
Con Artemidoro e Freud, non possiamo non ricordare Jung: la sua concezione dell’Inconscio Collettivo come Oceano di energie psichiche è molto vicina a quella che gli Ermetici chiamano la Regione degli Archetipi, in cui risiedono le idee della Vita e delle Forme. Nella sua opera troviamo la fusione tra Scienza e Spiritualità; in sintesi, Jung sostiene che l’Inconscio, attraverso il sogno, è capace di indicare una direzione verso la realizzazione di un obiettivo e di rivelare il valore di un’idea positiva di portata vitale con forza ben superiore ai corrispondenti abbozzi del Conscio.

La Sincronicità

Con l’accenno a Jung possiamo introdurre il concetto di Sincronicità: un concetto fatto “proprio” da diversi movimenti di pensiero, tra i quali la New Age. Come nacque e cos’è dunque la Sincronicità?
Jung era deciso a scoprire il meccanismo degli eventi paranormali e il loro rapporto con la psiche ed era convinto che esistesse un piano di realtà ancora sfuggente, ma la cui comprensione ci avrebbe aiutati a capire meglio noi stessi. Partendo da questa base, lo psichiatra osservò, sulla scia di precedenti studiosi, che spesso le cosiddette coincidenze rivelavano una loro ragion d’essere, come se gli accadimenti si accordassero in modo sensato. Jung definì significative tali coincidenze e chiamò il fenomeno Sincronicità, termine che indica la tendenza dei fatti fisici (esterni) e psichici (come sogni, sensazioni, stati d’animo) ad accadere simultaneamente. In altre parole, la Sincronicità spiegherebbe il verificarsi di eventi privi apparentemente di causa ma armonici tra loro.
Un celebre esempio chiarificatore possiamo trarlo dalla stessa opera che nel ’52 lo studioso dedicò all’argomento. Racconta Jung che, mentre una sua paziente gli stava narrando d’aver sognato uno scarabeo d’oro, dalla finestra cercò di entrare nello studio un insetto scarabeide: una circostanza che sembrava rimarcare l’evento interno di cui stava parlando (il sogno), rafforzandone il significato.

La difficoltà dell'interpretazione

Il sogno è l’esperienza più soggettiva e irripetibile che esista: comunemente si crede che nessuno possa assistere al sogno di un altro né ripetere i propri. Inoltre il sogno è trasmissibile soltanto attraverso la mediazione delle parole che usiamo per raccontarlo. L’interpretazione cerca poi di stabilire un nesso tra le immagini oniriche e la realtà diurna: poiché i due mondi hanno una dimensione e una struttura del tutto diverse e seguono leggi antitetiche e contraddittorie, il tentativo di equipararle risulta arduo.
L’interpretazione, anche se accorda il massimo spazio all’individualità del sognante, si base su delle concezioni generali che ne condizionano il responso.
All’epoca di Artemidoro si chiedeva ai sogni di predire il futuro, oggi li si interroga per scrutare i segreti del passato e dell’inconscio. In realtà, si parla della medesima cosa. Agostino diceva che “non esistono propriamente parlando tre tempi, il passato, il presente e il futuro, bensì soltanto tre presenti: il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro”.

I simboli nei sogni

Affermare che “il simbolo è un qualcosa che sta al posto di qualcos’altro” può apparire di scarsa utilità alla comprensione ma, in realtà, il simbolo è esattamente e compiutamente definibile in quel modo. Pierre Emmanuel rappresenta con una metafora questo concetto: “analizzare intellettualmente un simbolo significa pelare una cipolla per trovare la cipolla. Non si può apprendere un simbolo per riduzione progressiva di ciò che non gli appartiene; esso esiste solo in virtù del contenuto sfuggente che gli è proprio. La conoscenza simbolica è una e indivisibile, può avvenire soltanto attraverso l’intuizione di quell’altro termine che essa significa e nasconde allo stesso tempo”.
Per interpretare il sogno è dunque essenziale comprenderlo e comprendere i simboli in esso contenuti. In altre parole, dobbiamo trovare un punto di contatto tra la forma che il pensiero assume nel sogno e quella che esso ha nello stato di veglia. Le immagini che il nostro io notturno produce, per quanto incongruenti e bizzarre, provengono dalla medesima mente che di giorno segue tutt’altri meccanismi. Questo punto di contatto, non potendo collocarsi nella realtà, va cercato nella trasposizione simbolica, che non determina ma sollecita, suggerisce, evoca.

Ricordare e comprendere il sogno

Al risveglio è necessario esaminare ciò che si è visto in sogno, cercando di ricordare con esattezza l’ordine in cui il sogno si è svolto e di fissare nella memoria le visioni e gli oggetti che si sono visti. I particolari sono molto importanti e può essere utile riportare le varie impressioni su di un foglio di carta. Può accadere che nell’arco della giornata riaffiorino dei ricordi, ma più spesso, col trascorrere del tempo, la nostra parte cosciente interviene a modificare il sogno, togliendo o aggiungendo particolari. E’ evidente dunque l’importanza di fissare immediatamente dopo il risveglio lo svolgimento del sogno, magari prolungando di qualche istante il momento del dormiveglia per permettere il riaffiorare naturale e spontaneo delle impressioni e delle sensazioni, nonché dello stato d’animo col quale è stata vissuta l’esperienza del sogno.
Importante è anche comprendere se il sogno è affettivo o intuitivo.
I sogni affettivi sono quelli che derivano da sensazioni esteriori, dipendono cioè da sensazioni fisiche (caldo, freddo; rabbia; digestione; stanchezza; felicità, odio, amore; ecc.). Sono i sogni che si formano nelle prime ore di sonno, quelli che ancora risentono l’influenza delle persone o delle cose del giorno precedente.
I sogni intuitivi (che potremmo paragonare ai sogni della fase REM) sono invece quelli che derivano da sensazioni interiori, dipendono cioè da sensazioni mentali, che il soggetto scopre dentro di sé. Sono i sogni che si formano nel cuore della notte e nelle prime ore del mattino, quelli che sono sicuramente i più attendibili. Solamente a questo tipo di sogni si dovrebbe attribuire un significato divinatorio.
Inoltre è pensiero comune che i sogni debbano essere interpretati in senso opposto al loro significato. Questo è vero solo in casi particolari casi. In genere, è meglio seguire la legge dell’analogia, per la quale si devono individuare i rapporti tra i significati.

La consapevolezza nel sogno

Hervey de Saint-Denys (nato a Parigi nel 1822) iniziò a occuparsi dei sogni fin da tredicenne, dedicandosi per anni e con eccezionale costanza all’autosperimentazione e all’analisi critica dei meccanismi onirici. Risultato dell’indagine furono 22 diari con la descrizione e i disegni a colori di suoi sogni relativi a 1946 notti, con una serie di commenti di tale spessore da indurlo infine a ricavarne un saggio, poi pubblicato nel 1867. La parte più interessante dell’opera è laddove l’autore rende noti gli esercizi mediante i quali, in virtù di una pratica quotidiana e ininterrotta, arrivò a prendere coscienza in sogno di star sognando, riuscendo così a manipolare le scene oniriche. Un traguardo che nelle sue sperimentazioni di ragazzino raggiunse in breve tempo, come egli stesso racconta:
“Il primo sogno in cui dormendo ho avuto la sensazione precisa della mia situazione reale si situa nel mio diario alla 207° notte; il secondo alla 214°. Sei mesi dopo lo stesso fenomeno si ripresentava in media due volte ogni cinque notti. In capo a un anno tre volte su quattro. Dopo quindici mesi si manifestava pressoché quotidianamente”.
Come ottenere un simile risultato? In sintesi, tre sono le condizioni per padroneggiare le illusioni del sonno:
1.essere consapevoli durante il sonno che si è addormentati, abitudine che si acquisisce abbastanza in fretta semplicemente tenendo un diario dei propri sogni;
2. associare certi ricordi all’evocazione di certe percezioni sensoriali, di modo che il ripresentarsi di tali sensazioni introduca nei sogni le idee-immagini che abbiamo messo in relazione con esse;
3. poiché le idee-immagini contribuiscono a formare le scene dei nostri sogni, utilizzare la volontà per guidarne l’evoluzione, nel senso dell’applicazione del principio “pensare una cosa significa sognarla”.

L'Angelo, il sogno, la Cabala

Sul tema dell’angelo e il sogno riportiamo un interessante approfondimento di Harold Bloom, tratto dal suo libro “Visioni profetiche”.


Nella cittadina di Safed, nella Palestina settentrionale, la cabala conobbe uno straordinario sviluppo per tutto il XV secolo. Le figure di maggior rilievo furono Mosè Cordovero e il suo allievo Isaac Luria, senza dubbio il pensatore più originale mai apparso tra i cabalisti. Dopo Cordovero e Luria, il mistico più rinomato della scuola di Safed fu Joseph Caro, il cui impegno si rivolse principalmente alla codificazione del rituale rabbinico. L’orientamento mistico di Caro si manifestò soprattutto nella lunga frequentazione con la voce angelica, o maggid, che fungeva da sé alternativo e che gli suggerì un diario mistico. Scritto nell’aramaico dello Zohar, questo capolavoro della cabala si è conservato solo in frammenti ed è un documento sorprendente: il maggid di Caro è forse il fenomeno cabalistico più imprevedibile, essendo un angelo fatto uomo. Fino a quel momento la cabala, come il pensiero ebraico precedente, conosce angeli creati dalla parola di Dio semplicemente per adempiere una minima, specifica mansione, pratica o celebrativa, dopo di che escono di scena. Ma ora si affaccia una nuova concezione, definita così da un discepolo di Luria, Hayyim Vital:

“E’ impossibile che tutto ciò che proviene dalla bocca dell’uomo sia vano, e non c’è nulla che sia del tutto inutile (…) giacché ogni parola pronunciata crea un angelo. (…) Di conseguenza, quando un uomo conduce una vita santa e giusta, studia la Legge, e prega con devozione, allora dai suoni che lui emette si creano angeli e spiriti virtuosi (…) e questi angeli sono il mistero dei maggidim, e ogni cosa (per esempio qualità e dignità di questi maggidim) dipende dalla misura di opere buone compiute.
Ci sono maggidim che in qualche misura ingannano, perché nonostante siano santi e le loro radici affondino nella santità, pure l’imperfezione dell’azione umana che ha dato loro la vita ha fatto in modo che risultassero imperfetti. Tutto dipende dalla qualità dell’azione umana”.
Questi angeli tardi della scuola cabalistica di Safed sono fascinosamente instancabili, in maniera conforme ai regni onirici che controllano. Gli angeli narratori danno in sogno risposte a interrogativi e irrompono nella dimensione della veglia solo quando parlano per bocca del profeta, indipendentemente dalla sua volontà. I grandi rabbini di Safed sottoponevano a vaglio intellettuale ogni maggid per stabilirne l’affidabilità e la veracità. Tuttavia, nonostante queste cautele, l’angelo narratore resta l’innovazione più sconvolgente dell’intera storia dell’angelologia. Ci stiamo muovendo verso fenomeni diversi solo per grado, non per natura, che culmineranno nella creazione del golem attribuito al rabbino cabalista di Praga Judah Low ben Bezalel. Il principio implicito è indubbiamente lo stesso, e non si può non restare stupiti di fronte all’audacia dei grandi cabalisti di Safed che rischiarono di incorrere nel peccato di sottrarre a Dio il merito della Creazione. Forse quell’azzardo spiega sia l’associazione originale da loro istituita dell’angelo narratore con il regno dell’angelo Metatron, sia la misteriosa sostituzione di Enoch al posto del profeta Elia come umano trasformato in “piccolo Jahvè”, Metatron.
Essendo le parole della Torah parole di Dio, la rivelazione scioccante che gli angeli nascessero dalle sue parole poteva in qualche misura risultarne attenuata, salvo il fatto che i cabalisti leggono non solo le parole ma anche le lettere, nonché gli spazi tra le lettere e le parole, e le interpretazioni di questi vuoti generano anch’essi degli angeli. Angeli su angeli, angeli per ogni dove affollavano l’atmosfera di Safed nel Cinquecento, e i più ragguardevoli, come il maggid di Caro, facevano “formidabili promesse” in qualità di interpreti di sogni profetizzando il futuro personale. Ma il Talmud sostiene che un sogno è solo la sessantesima parte di una profezia, sicché è da presumere che anche i più santi degli angeli narratori che controllano il regno dei sogni possano sbagliarsi sul futuro. Inoltre, un angelo-interprete dei sogni la cui capacità di raggiro dipende dal grado relativo di virtù del suo creatore umano è una rappresentazione notevole della natura equivoca dei sogni, e dei pericoli insiti nelle previsioni fatte per il loro tramite. Già prima, col Talmud babilonese, l’interpretazione della natura dei sogni contrapponeva due teorie: i sogni sarebbero una concezione degli angeli oppure sarebbero attribuiti a spiriti maligni. Ma nello stesso testo, il trattato Berakhot, si riporta una storia in cui rabbi Banna’ah presenta un suo sogno a due dozzine di diversi interpreti. “Ognuno diede una versione differente, e tutte le loro interpretazioni si dimostrarono vere. (…) Tutti i sogni vanno dietro la bocca”.

Continuando a considerare il rapporto tra Cabala e sogni, riportiamo alcuni brani del cabalista e angelologo Haziel, tratti da “Il grande libro dei sogni”.

Nel mondo degli esseri umani
sono esistiti prima i sogni o la realtà materiale?

Una cosa è certa: il periodo in cui l’uomo si turbava meno per i suoi sogni fu quello compreso tra il Rinascimento e la scoperta dell’Inconscio e della Psicoanalisi. In tale epoca il Mondo uscì dal Medio Evo; il cordone ombelicale che univa l’uomo fisico alla trascendenza fu reciso e il Genere Umano si lanciò alla conquista del benessere materiale.
In questa cavalcata frenetica verso il progresso, l’Umanità ha dimenticato i suoi sogni, li ha considerati come qualcosa di trascurabile, senza importanza, qualcosa che c’era, come il Cielo stellato, che faceva parte del paesaggio ed era così inutile da non preoccuparsene affatto. Poi è arrivato Freud a dirci che i sogni sono un “sottoprodotto” della vita quotidiana, una specie di residuo degli atti mancati della giornata. Poco prima che Freud desse un’interpretazione meccanicistica e materialistica dei sogni, Marx aveva spiegato che il pensiero viene generato dalla realtà materiale e dipende dal fatto che lo stomaco sia più o meno pieno.
Il Sapere Antico, che costituisce l’aspetto Esoterico delle religioni, si rivolge alla Ragione, non alla Fede, e spiega come è costruito e funziona l’Universo. Secondo le Scienze Ermetiche, il Mondo dei Sogni rientra in un vasto continente, nel quale l’uomo ha vissuto prima di trovarsi imprigionato nella realtà fisica. Le diverse Tradizioni Esoteriche utilizzano termini differenti per designare questo continente: alcune lo chiamano Mondo Astrale, altre Mondo del Desiderio, Primo Cielo o, secondo la Cabala, Mondo delle Creazioni. Tutte però concordano sul fatto che l’uomo sia passato attraverso tale Mondo nel suo pellegrinaggio verso la Terra, verso lo Spazio Fisico in cui vive ora.
In questo percorso di discesa verso il terreno delle esperienze fisiche, l’uomo, senza essere consapevole di se stesso, si è gradualmente allontanato sempre più dalla propria realtà spirituale, fino a non avere alcuna relazione con essa. E’ così che si è sentito libero e unico. Il momento di presa di coscienza del proprio essere individuale viene descritto dalla Bibbia nel racconto di Adamo ed Eva.
A partire da un’esistenza spirituale, l’essere umano, spirito vergine dotato di tutte le potenzialità ma non della consapevolezza di sé, è progredito nella conoscenza del mondo materiale (il suo vero terreno d’evoluzione) e, mentre prendeva progressivamente coscienza delle realtà materiali, perdeva quella della propria realtà spirituale.
Attualmente l’esigenza più urgente per l’uomo è quella di riallacciare il legame con quest’ultima dimensione, perché dobbiamo sapere che tanto la consapevolezza del proprio Sé materiale, quanto il riavvicinamento al proprio Sé divino (una volta acquisita la Conoscenza individuale frutto delle nostre esperienze) fanno parte del programma prestabilito dalle Gerarchie Creatrici (il Creatore e i suoi Angeli e Arcangeli). (…)
Per millenni, le donne e gli uomini hanno vissuto senza avere una piena consapevolezza della propria esistenza materiale. In tale stato erano manipolati dalle Onde di Vita Superiori (come noi manipoliamo le Onde di Vita Inferiori: animali, vegetali e minerali).
Adamo ed Eva rappresentano l’Umanità primitiva nel momento in cui essa abbandona la Vita nel Mondo dei Sogni, o Astrale, per aprire finalmente gli occhi su quello Materiale che la circonda.
Il pellegrinaggio verso l’autocoscienza individuale non si è svolto in modo brutale e repentino, ma progressivo. Per un periodo molto lungo l’uomo è rimasto legato al Mondo che aveva appena lasciato, dove non aveva un rango più elevato degli attuali animali domestici e dove i Signori erano degli Esseri Superiori, più vecchi, con maggiore esperienza, che avevano già sviluppato le proprie Coscienze Creatrici: gli Angeli e gli Arcangeli. Essi furono i nostri Precettori, i nostri Consiglieri, i nostri Istruttori e, nella prima fase della nostra evoluzione (all’inizio delle nostre esperienze materiali), ci informarono sul miglior modo di agire.
Per ottenere i loro preziosi consigli l’uomo doveva ritornare nel Mondo Astrale che aveva appena lasciato, e ciò poteva accadere solo di notte, mentre il corpo fisico dormiva, poiché, durante il sonno, il corpo Astrale, o Emotivo, ritorna al Mondo Astrale (o delle Emozioni). Là l’uomo poteva dialogare con gli Esseri Superiori, i veri Maestri, gli Angeli Custodi.
La storia del serpente che parla a Eva per consigliarle di mangiare il frutto dell’Albero del Bene e del Male può essere interpretata come un sogno. Questo è stato il primo sogno, il sogno primordiale, e ha assestato la sferzata che ha gettato l’Umanità fuori dal paradiso psichico in cui si trovava, perché fosse lanciata nel torrente delle esperienze.
Se il serpente e la mela sono stati protagonisti del primo sogno, oggetto del secondo sono gli Angeli che, armati di spade di fuoco, cacciano dal paradiso psichico l’Umanità, caduta nel Mondo Fisico.
Il terzo sogno fondamentale è quello di Caino e Abele. Se consultiamo l’Alfabeto Ebraico per scoprire il significato dei loro nomi, vediamo che “Caino” significa “uomo che segue le proprie ispirazioni”, mentre “Abele” vuol dire “essere che obbedisce alla Legge”. Il conflitto tra i due fratelli – il minore (amato da Dio) e il primogenito (defraudato dei suoi diritti) – ci accompagnerà per tutta la Bibbia. Lo rivivremo con Esaù e Giacobbe, con Ismaele e Isacco, con Giuseppe e i suoi fratelli…
I fratelli nemici simboleggiano due tendenze psichiche comuni a tutti gli uomini: una che porta alla conoscenza per via diretta, e l’altra che ci induce ad attendere che lo Spirito Divino ci illumini. La prima costituisce la via rapida della Conoscenza, la via luciferina (se così si può dire); la seconda è quella lenta. La prima finisce sempre per distruggere la seconda. E’ un crimine che noi tutti abbiamo perpetrato contro noi stessi.

Da Jung ai faraoni

Il sistema più efficace per ricordare i sogni è quello di essere consapevoli, prima di addormentarci, che essi si presenteranno durante la notte e di ripeterci che vogliamo averne memoria al risveglio. Pronunciando a voce alta, o almeno in modo udibile, la frase “Io voglio, al risveglio, ricordarmi i sogni della notte”, produrremo una sorta di legame tra il Conscio e l’Inconscio. Così, secondo il parere di Jung e della maggioranza degli psicologi, le sinapsi (cioè le interconnessioni dei neuroni cerebrali) saranno in grado di imprimere i sogni nella nostra memoria.
Un celebre egittologo ha tramandato fino ai nostri giorni l’invocazione che si soleva pronunciare nei templi dei faraoni per ricordare le visioni e i sogni notturni. Si tratta di una preghiera per concentrare e intensificare l’attività cerebrale. Eccone i punti essenziali:

O Dio Unico, Creatore dell’Universo!
Senza Te nulla esiste.
Fondamento di ogni forma di Vita,
di ogni movimento.
Padre, Madre di tutti gli umani,
vengo a Te per implorare il Tuo aiuto.
Permettimi di unire il mio pensiero
al pensiero degli spiriti superiori
affinché la Luce perpetua
illumini con la sua chiarezza la mia Coscienza.
Osanna! Gloria al Creatore!

E’ molto utile pronunciare questa preghiera, che risale all’epoca di Mosè, come pure invocare il proprio Angelo (che è un’energia intelligente, cosciente, sublime, al servizio dell’uomo) il quale, secondo l’intensità dell’intenzione (chiamata “kawana” dai Cabalisti), agirà per manifestarla.

... e se sogni un Angelo...

Se gli Angeli o altri esseri spirituali intervengono nei tuoi sogni è segno che il tuo Destino Superiore è in cammino, che ti stai muovendo veramente verso l’elevatezza mentale e spirituale e che sei sul punto di scoprire un mondo più luminoso, ricco di possibilità, di opportunità e di orizzonti più vasti. Significa anche che sei stato chiamato, e che dipende solo da te diventare eletto.

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 2:08 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 2:40 pm    Oggetto:  ANGELI E LUOGHI
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Come vedremo in seguito, esistono luoghi in cui l’angelicità si è manifestata agli uomini; tuttavia non esiste luogo al mondo che non sia sotto la custodia di un Angelo. Lì questi Esseri di Luce hanno stabilito la loro dimora sulla Terra e interagiscono con gli uomini che vi abitano emanando una caratteristica vibrazione spirituale. Dell’aura eterica che permea determinati luoghi ne parla un brano del letterato e filosofo tedesco Rudolf Steiner (1861-1925), inventore dell’antroposofia (dottrina che considera l’universo come espressione divina in continua evoluzione):

Tutti sanno che la superficie della Terra è diversa nei diversi punti del globo, e che nelle diverse regioni si trovano le condizioni più disparate di sviluppo dei caratteri particolari, delle qualità dei popoli. La coscienza materialistica dirà che il clima, la flora e forse l’acqua di una data regione della nostra terra, insieme a molte altre cose, determinano la manifestazione delle caratteristiche del popolo che vi dimora. Non è da meravigliarsi se la coscienza materiale, la coscienza del piano fisico, giudichi così, perché essa conosce appunto soltanto ciò che è visibile agli occhi fisici. Per la coscienza chiaroveggente, invece, sopra ogni punto della nostra terra, si eleva in realtà una singolare nube spirituale, che si deve indicare come l’aura eterica di quella particolare regione. Le aure che si librano sulle regioni si alterano nel corso dell’evoluzione umana allorché un popolo abbandona la sua sede e prende possesso di un’altra regione della Terra. Il fatto caratteristico è che realmente l’aura eterica che sta sopra una data regione non dipende soltanto da quanto sorge dal suolo ma dal popolo che per ultimo vi ha stabilito la sua dimora.

Così come l’aura del luogo è influenzata dall’aura dell’Angelo che vi risiede, allo stesso modo, l’aurea del luogo può diventare un richiamo per le presenze angeliche: pensiamo alle riunioni dei fedeli nelle chiese o a determinati luoghi in cui vivono persone con una grande tensione spirituale. Uno di questi è Findhorn, il giardino edenico nato in modo quasi prodigioso dalla tundra nordica, grazie alle amorevoli cure dei coniugi canadesi Caddy e della loro amica Dorothy MacLean. Esiste una grande documentazione sull’argomento, ma quello che qui interessa è ricordare il contenuto dei messaggi ricevuti dai fondatori della comunità, i quali percepivano le voci interiori delle loro guide spirituali che via via li educavano e davano loro precise istruzioni riguardanti le diverse colture.

Il primo messaggio ricevuto da Dorothy fu il seguente:

Uno dei tuoi compiti è di sentire dentro di te la natura e le sue forze, percepirne l’essenza e lo scopo, armonizzarti con essa. Non sarà difficile perché gli esseri che rappresentano queste forze saranno contenti di avere in te una presenza amica. Tu sentirai l’essenza di tutte le forze naturali: il sole, la luna, il mare, il vento, gli alberi, persino l’erba. Tutte sono parte di una sola vita.

Un ulteriore messaggio, dettato direttamente dagli angeli, fu:

Il nostro compito è portare alla manifestazione i campi di forza che ci sono stati affidati, malgrado gli ostacoli posti dall’uomo. L’uomo prende dalla natura quello che gli serve, come se tutto gli fosse dovuto. E questo ci rende ostili nei loro confronti. Gli uomini in genere non sembrano sapere dove vanno, né perché. Se lo sapessero, che grandi produttori di energia sarebbero! Se fossero sulla retta via, quanto potremmo cooperare con essi!

In base a quanto le trasmisero, Dorothy poté dedurre che gli Angeli erano incarnazioni dell’intelligenza creatrice, veicolo di espressione della vita a tutti i livelli e avevano il compito di promuovere l’evoluzione. Dissero anche che l’uomo potrebbe usare il loro potere, unendovi la sua propria energia, per far crescere e prosperare la natura e il suo stesso spirito, grazie alla forza più grande di tutte che è l’amore.

Ecco alcuni frammenti dei dialoghi trasmessi a Findhorn dai Deva del posto

Vola in alto con noi e percepisci la forza incantevole della radiazione vitale così come noi la conosciamo. Se ti concentri in pace e tendi con tutto il tuo essere a queste radiazioni, divieni ricettiva. Il contatto con la loro essenza è più facile per te sul piano interiore, però noi vogliamo condurti anche verso il mondo esteriore, fino a che tutto diverrà una cosa sola. Noi possiamo lavorare con voi in molti modi. Non ci limitiamo a mettere in moto l’energia di vita, la controlliamo con cura, passo dopo passo. L’albero che si sviluppa dal seme realizza il progetto insito nel seme stesso. Questo progetto è sotto la protezione degli angeli e si manifesta nella bellezza dei fiori e nella solidità dei frutti. Così è per tutta la creazione, tenuta in equilibrio da livelli di vita che voi non siete in grado di percepire con la vostra coscienza diurna. Possa il vostro canto di lode essere più grande del nostro, che non termina mai. Se voi uomini dominate gli elementi, dominate anche voi stessi, la vostra natura e la vostra visuale ristretta. Unitevi a noi in nome di Dio, siate nobili come noi e i miracoli si realizzeranno. Il mondo e i vostri corpi sono stati creati perché possiate sperimentare ed esprimere la gioia del Creatore in tutte le sue manifestazioni. L’uomo distrugge se stesso perché si sente separato da tutto... Il vostro corpo è una sola cosa col mondo e voi non potete maltrattare la Terra senza danneggiare anche voi stessi. L’unità non esiste soltanto sul piano superiore, o in quello interiore dove si trova Dio. Essa è qui e adesso... Non dimenticate che ogni cosa è parte integrante del Creatore e di conseguenza anche parte di voi...

Oggi Findhorn è soprattutto una scuola di vita, dove si impara un nuovo approccio con il pianeta vivente, con il quale tutti dovrebbero imparare a stringere una solida alleanza: è un luogo sicuramente prediletto dagli Angeli per le nobili intenzioni delle persone che lo frequentano... ma non dimentichiamo che anche noi, individualmente, con la nostra aura, possiamo rappresentare un richiamo per gli Esseri di Luce che custodiscono addirittura intere regioni e nazioni.

"Io sono l’Angelo del Portogallo": così disse, per esempio, la splendida creatura luminosa che apparve per tre volte, prima dell’apparizione della Madonna, a Fatima. Ecco alcune descrizioni delle apparizioni angeliche avute da Jacinta e Francesco Marto e da Lucia dos Santos fra il 1915 e il 1916.

Prima apparizione

Vedemmo fra gli ulivi la figura che si dirigeva verso di noi. Sembrava un ragazzo di 14 o 15 anni, più bianco della neve, che il sole rendeva trasparente come fosse di cristallo. Era bellissimo. Arrivando vicino a noi disse: "Non abbiate paura, sono l’angelo della pace. Pregate con me". E, inginocchiandosi, abbassò la testa fino a toccare terra e ci fece ripetere tre volte: "Mio Dio, credo, adoro, spero e vi amo! Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano". Poi si alzò e disse: "Pregate così. I cuori di Gesù e di Maria ascolteranno le vostre suppliche". Quelle parole si incisero così profondamente nel nostro spirito che non le dimenticammo mai più.

Seconda apparizione

Stavamo giocando quando scorgemmo la stessa figura dell’angelo. Parve dire: "Cosa fate? Pregate, pregate molto! Offrite a Dio tutto quello che potete, un sacrificio, un atto di riparazione per i peccati con cui viene offeso e delle suppliche per la conversione dei peccatori. In questo modo attirerete la pace sulla vostra patria. Io sono il suo angelo custode, l’angelo del Portogallo...".

Terza apparizione

Andammo a far pascolare le greggi sulla collina. Dopo mangiato decidemmo di pregare in ginocchio, con il viso a terra, ripetendo la preghiera dell’angelo. A un tratto scorgemmo una luce che brillava sopra di noi. Ci alzammo e rivedemmo l’angelo con in mano un calice sul quale era sospesa un’ostia... L’angelo lasciò il calice sospeso nell’aria e si inginocchiò vicino a noi a pregare. Poi si alzò, prese il calice e l’ostia, ci diede la comunione e svanì.

L’apparizione dell’angelo a Fatima servì da preparazione all’incontro con Maria... altri luoghi hanno invece visto una manifestazione angelica così forte e determinante da far ritenere che lì, gli angeli, con le loro apparizioni, abbiano voluto aprire delle Porte Celesti agli uomini e ribadire che proprio lì, dove a loro è più gradito, la presenza angelica è quasi tangibile. Sono luoghi posti quasi sempre sulla cima di una montagna o su bastioni rocciosi di quarzo o granito e destinati al culto già da antichissime epoche, proprio perché gli uomini vi hanno da sempre percepito la presenza di un qualcosa di trascendente. Tra questi luoghi, quelli che hanno "ospitato" l’apparizione dell’arcangelo Michele si allineano lungo una linea misteriosa che dalla Gran Bretagna, passando per la Francia, arriva in Italia: Saint-Michael’s Mount - Mont Saint-Michel - Sacra di San Michele - Monte Sant’Angelo. Di seguito riportiamo i collegamenti ai siti dedicati a questi luoghi.

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 2:43 pm    Oggetto:  ANGELI E PUNTI CARDINALI
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L’angelo, in tutte le tradizioni, viene visto come il reggente, il governatore, colui che codifica e mantiene l’ordine delle cose che la Mente Creatrice gli ha affidato. I punti cardinali rappresentarono da sempre per l’uomo riferimenti precisi su cui basarsi. Il punto da cui il sole sorge e quello verso cui tramonta sono sempre stati, giustappunto, i "cardini" immutabili dell’universo. Nella mente dell’uomo di ogni epoca e di ogni culto, dunque, un Grande Essere ha sempre controllato il regolare corso dell’Universo, sistemando nei luoghi strategici altri Esseri suoi subalterni, che ne rendessero immutabili le regole.

Un preciso riferimento agli angeli dei punti cardinali ed ai colori ad essi abbinati, ci proviene dalla visione di Zaccaria. Il profeta veniva lungamente istruito dall’Angelo di Yahvè. L’angelo gli mostrava immagini, situazioni, luoghi o persone e gliene decifrava il significato.

"Quindi alzai di nuovo gli occhi e vidi, c’erano quattro carri che uscivano di fra i due monti. Al primo carro c’erano cavalli rossi; e al secondo carro cavalli neri. E al terzo carro c’erano cavalli bianchi, e al quarto carro, cavalli storni pezzati... L’Angelo mi disse. Questi sono i quattro spiriti dei cieli che escono dopo essere stati al loro posto dinanzi al Signore dell’intera Terra. In quanto ai cavalli neri, escono dal paese del Nord; in quanto a quelli bianchi devono uscire dietro al mare. In quanto a quelli storni devono uscire al paese del Sud".

Nella tradizione Maya, la Terra era quadrata e tutte le stelle vi giravano attorno, scantonando ad angolo retto. Con questa cosgomonia era molto semplice immaginare ai quattro angoli quattro divinità: i Bacabi. Erano molto simili ai nostri angeli; stazionavano ai punti cardinali assistiti dai Chaques, altri angeli di rango inferiore che controllavano gli elementi, i venti e la pioggia. Ogni Chaque aveva un colore diverso a seconda del suo dominio: il Chaque del Nord era di colore bianco, quello del Sud era giallo, quello dell’est rosso e quello dell’ovest nero.

Schiere immense di angeli solcano gli affollati cieli dell’induismo. E’ questa una religione ricca di divinità, angeli, geni, eroi, creature immortali, animali divinizzati... Esistono i Deva, equivalenti dei nostri angeli, in tutti i livelli gerarchici, dai regni della materia a quelli superiori, e poi ci sono i Devarajas cioè Deva Reggente. Reggente dell’est è Dritarashtra, signore dell’elemento aria. Sono a lui sottomesse le grandi schiere dei Gandharva, gli eterni cantori degli Dei che indossano vesti candide. Ad Ovest troviamo Virupaksa, signore del fuoco, dominatore delle schiere dei Naga, divinità simili a serpenti, che hanno come colore simbolico il rosso. A Sud regna Virudaka, sottomesso a Varuna, il grande Dio delle acque. Le sue legioni indossano simbolicamente i colori azzurri ed hanno il nome di Kumbhandas. Il Devaraja del Nord è Kuvera, signore dell’elemento terra, ai suoi ordini ci sono le legioni degli Yakshas, vestiti dell’oro.

La tradizione gnostica più antica, in cui confluiscono le conoscenze delle culture precedenti, ma soprattutto quelle ebraiche e cristiane, affida la custodia dei quattro punti cardinali a quattro Arcangeli. Essi sono allo stesso tempo anche i "governatori dei quattro elementi". La tradizione affonda le sue radici in culti molto remoti, i nomi affidati a queste creature, riecheggiavano quelli di divinità straniere. Dopo l’avvento del cristianesimo, le cose presero una piega diversa, i nomi "sospetti" vennero Estromessi per non creare confusione nei catecumeni: la Chiesa, in ogni epoca, ha ferocemente perseguitato qualunque nome, culto o rituale che non sia stato preventivamente discusso ed approvato dai suoi maggiorenti. Forse per questo motivo, i nomi dei quattro angeli non ci sono pervenuti. Alcuni testi riportano i soliti nomi di Michael, Gabriel, Raphael ed Uriel; altri testi indicano invece nomi la cui radice fonetica è completamente diversa da quelle tradizionali ebraiche. In ogni caso, la tradizione gnostica ci ha riportato i compiti e le funzioni dei quattro angeli dei punti cardinali.

E’ il reggente dell’elemento Aria, governatore dei venti e della neve. Ha una candida veste e si libra silenzioso sulle immense distese polari, ma anche sulle calde zone desertiche. Il suo Sé non è legato alla temperatura fisica, ma alla vibrazione di pace e serenità che gli giunge dai luoghi. Custodisce le grandi superfici disabitate e rifugge i luoghi affollati ed il rumore. Per questa sua caratteristica è anche definito l’Angelo del Silenzio o il Custode della Pace. Questo suo essere solitario non lo rende indifferente al genere umano, anzi, lo affianca svolgendo un ruolo molto importante. E’ il custode dei desideri e delle speranze degli uomini, ma anche dei loro segreti. E’ l’Angelo consolatore di chi ha perso una persona cara, può intervenire nei pensieri e nei sogni di chi soffre, portandovi sollievo. Interviene per placare l’ansia, per spegnere il fuoco del rancore e, con la stessa dolcezza, per domare la furia degli elementi quando si scatenano nelle tempeste. Ama l’offerta di incenso e di petali di fiori bianchi. Protegge sia i luoghi geografici che gli uomini dai pericoli dovuti al gelo, alla neve e agli uragani. Va ricordato che, all’interno della furia degli elementi, si scatenano i deva oscuri. Così come gli angeli di luce hanno il compito di proteggere, guidare, custodire ciò che è stato loro affidato, allo stesso modo i deva opposti, quelli oscuri, hanno il compito di distruggere, confondere, spezzare gli equilibri... L’Angelo del Nord è il dominatore dell’elemento Aria e corrisponde al segno dell’Acquario. La tradizione astrologica occulta lo abbina al pianeta Urano.

Angelo solare, con una splendente veste del colore della fiamma, è il reggente della luce, del fuoco, del calore. E’ l’angelo della comunicazione, della parola, è colui che suscita gioia e amore nel cuore degli umani. Probabilmente è anche il responsabile di tanti "colpi di fulmine", poiché suscita la fiamma dell’innamoramento, della simpatia, ma anche della compassione e della solidarietà. In quanto "portatore di fiamma" porta anche la scintilla della vita al mondo animale e vegetale. E’ colui che distribuisce il prana, quindi la vitalità, l’energia fisica, il dono della guarigione. E’ il custode delle azioni dell’uomo, delle decisioni attive, del movimento dinamico, del coraggio, ma anche del benessere materiale. La sua presenza dissolve le nebbie grigie dell’odio, della tristezza, della disperazione. Riesce ad infondere ottimismo nelle persone scoraggiate ed a guidare i deboli verso la capacità di lottare. Protegge dai pericoli che provengono dal Fuoco, poiché è il Signore di questo elemento. La sua lotta contro i deva di segno contrario è volta a mantenere l’equilibrio tra il fuoco che dà la vita e quello che divora e distrugge. La sua energia è il fuoco germinante della creazione, ed a lui che è affidata la crescita di tutte le cose viventi nei quattro Regni della Natura.

E’ l’angelo legato all’elemento Terra. Regna sulle stagioni, sui frutti e sul lavoro dell’uomo. Oggi lo chiameremmo, a ragione, l’Angelo dell’Ecologia. Il suo colore è il verde brillante delle foglie primaverili o delle tenere distese erbose. Per la sua posizione è anche chiamato "la sentinella della Notte" o il "guerriero dell’Ovest". Nella tradizione occulta, accoglie fra le sue mani il disco solare al tramonto, lo custodisce dagli attacchi delle Tenebre nel corso della notte e lo riconsegna al mattino al suo grande compagno, l’Angelo dell’Est. Una funzione molto simile la ritroviamo nella mitologia Egizia, in cui il disco solare Ra s’imbarca ogni notte nella galleria sotterranea in cui scorre il fiume Amenti. Lungo la traversata dovrà lottare contro il drago Apep che vuole divorarlo affinché le tenebre regnino sulla Terra. E’ l’angelo che accoglie le anime di coloro che muoiono dal tramonto all’alba e le conduce verso la Luce, perché il buio non le confonda. Custodisce la crescita spirituale degli uomini, rafforzando in essi la consapevolezza e la determinazione. La sua protezione tiene lontani i deva maligni e le forze oscure, dissipa gli incubi notturni, soprattutto dei bambini. Gradisce l’offerta di fiori, di frutta e dei loro delicati profumi. Difende cose e persone dai pericoli che provengono dalla terra e dai suoi movimenti: frane, terremoti...

E’ un angelo dalla vasta aura turchina, reggente dell’elemento Acqua, da quella simbolica che rappresenta il futuro da rivelare, a quella reale degli oceani. E’ colui che vela le visioni ed i sogni notturni per evitare che siano troppo chiari e che, interpretati in anticipo, compromettano il regolare svolgimento del Piano. E’ anche denominato "la sentinella dell’Aurora", perché simbolicamente ogni mattina accoglie fra le sue mani il disco solare che emerge dalla notte e lo accompagna nel suo percorso lungo l’arco del cielo. Ed è proprio al primo bagliore del sole che quest’angelo si rende talora visibile ai mortali, in quell’arcano momento fra l’ultima ombra della notte e la prima luce del mattino. E’ il governatore dell’inconscio e del profondo, signore dell’intuizione e della precognizione. Sorveglia la realizzazione spirituale e materiale del cammino umano. Proprio per questo suo compito di accompagnare il cammino "dalle tenebre alla luce", quest’angelo è ritenuto il custode del futuro dell’uomo. Conosce lo svolgersi degli eventi e li rende comprensibili poco per volta, mentre accompagna il cammino dell’evoluzione. Ama l’offerta di acqua limpida in coppe di cristallo. La sua protezione guiderà gli uomini che a lui si affidano nell’effettuare le scelte giuste. Armonizza i piani materiali di vita quotidiana con il Grande Piano. Allontana i pericoli che giungono all’imprevisto, dalla distrazione, dalla follia e naturalmente dall’acqua che è il suo elemento.

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 2:46 pm    Oggetto:  ANGELI E VENTI
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Il respiro di Dio

Nell’immaginario umano, che li vede associati alla Parola di Dio, formati dalla stessa sostanza eterea e luminosa delle nubi, gli angeli solcano i cieli velocissimi; sfrecciano alla velocità del pensiero slegati dal concetto di tempo e spazio. Gli angeli sono là dove il loro compito li porta, con l’aerea leggerezza del vento. E al vento sono spesso stati associati. La narrazione biblica della Creazione inizia proprio con lo Spirito di Dio che alitava come vento sopra le acque. Il vento come respiro di Dio, il vento come portatore del soffio vitale. Il vento è stato anche immaginato come energia che, trasportata dagli angeli, si trasmette ai pianeti permettendo loro così di ruotare nello spazio ad essi assegnato. Il vento come motore.
Così ne parla Dionigi l'Aeropagita nel suo "Gerarchia Celeste" :
Il fatto che alle Intelligenze si dia il nome di "venti" sta ad indicare la rapidità del loro volo, che su tutto si estende quasi istantaneamente, e il movimento che le porta dall’alto in basso, che innalza le entità del secondo ordine alla vetta più eccelsa e che spinge le entità primarie a procedere a scopo provvidenziale verso le inferiori, per una comunione con esse. Si potrebbe anche dire che lo stesso attributo "ventoso" di soffio d’aria dato allo spirito (pneuma) ci rivela il carattere divino delle intelligenze celesti.

Il concetto è molto antico, ma non sempre collegati al vento troveremo angeli buoni. Il vento in sé può essere vita, ma anche distruzione. Nell’apocrifo "libro di Enoch", il profeta racconta la sua visione:
E ai confini della Terra, vidi dodici porte aperte a tutti i venti, dalle quali i venti uscivano e soffiavano sulla Terra... Da quattro di esse uscivano i venti della benedizione e della salute, da quelle otto, uscivano i venti del castigo: quando venivano inviati distruggevano tutta la terra, l’acqua che vi è sopra, tutti coloro che vi dimoravano e tutto quello che sta nell’ascqua e nell’asciutto.

Forse il riferimento più importante proviene dall’Apolicasse: al capitolo 7 così narra Giovanni:
Vidi quattro angeli in piedi ai quattro angoli della Terra, che trattenevano i quattro venti affinché nessun vento soffiasse sulla terra, né sul mare né su alcun albero.

Gli angeli, in quanto custodi dei venti e rigidi esecutori della volontà divina, non esitano a riversare il flagello sul pianeta se questo è il comando. Ritroviamo il concetto degli angeli reggitori dei venti nel vangelo apocrifo di Bartolomeo:
Ma ci sono anche quattro angeli preposti ai venti: uno a Borea il cui nome è Chairum, che tiene in mano una verga di fuoco... Un altro angelo è sopra il vento del Nord e il suo nome è Oertha... E l’angelo che è sopra il vento di sud-ovest è chiamato Nautha...

Anche il Corano dà ai venti una interpretazione particolare, sfiorandone l’argomento nella sura 25,48:
E’ lui , quegli che spedisce i venti come nunzi di buone novelle, avanti alla Sua misericordia.
Nella concezione zoroastriana, Vayu, il vento, è una divinità dell’aria, sottoposta ad Ahura Mazda, ma è una dinività ambivalente, buona e malvagia allo stesso tempo. Vayu è il respiro dell’universo, ma è anche l’alito vitale dell’uomo. Così come il vento può suscitare la lieve brezza della sera o può scatenare uragani, con lo stesso potere, Vayu può dare o togliere il respiro dell’uomo; può trasportare l’anima in una nuova incarnazione, o strapparla via ad un vivente e trascinarla lontano.

Ritroviamo nella Grecia classica i venti come gli accompagnatori delle anime nel lungo viaggio dopo la vita. Il dolce Zefiro ha come compagna Borea, la minacciosa, impetuosa portatrice del vento del nord, ossia il soffio gelido della morte. Entrambi avevano il compito di condurre i defunti nell’aldilà, verso le Isole Beate.

Col sopraggiungere della cristianità, questo compito venne affidato a categorie particolari di angeli accompagnatori, sotto la guida dell’Arcangelo Michele. Nella liturgia preconciliare, all’offertorio della Messa funebre veniva invocato: "Michele il signifero si presenti nella luce santa promessa ad Abramo". Dopo il concilio, la liturgia venne così modificata: "In paradisum deducant te Angeli" che comunque, pur avendo omesso il nome di Michele, lascia intatto il significato.
Col passare dei secoli, i ricordi e le tradizioni si sovrappongo l’un l’altra. Con il mutare delle religioni e delle culture mutano i nomi delle divinità, ma non la funzione che queste esplicano in aiuto dell’uomo. Ecco un esempio significativo.
Johannes Malala, un viaggiatore e cronista vissuto tra il 491 ed il 578, narra che nei dintorni di Bisanzio, con l’avanzata del cristianesimo, il culto dell’Arcangelo Michele aveva soppiantato quello di un demone pagano di nome Soshistene. In pratica, questo demone, signore di quella zona del Bosforo, era il custode del vento di Borea, il cui soffio impetuoso regolava l’uscita o l’entrata delle imbarcazioni nel Mar Nero. La devozione popolare era passata dal paganesimo al cristianesimo, ma le necessità di propiziarsi il vento a favore erano rimaste immutate, così, per non irritare i catecumeni, venne cambiato soltanto il nome e l’aspetto iconografico del "signore del Vento", non il suo compito. In effetti, in quel luogo come in qualunque altro, l’angelo reggitore del Vento è sempre esistito: quando l’uomo lì si insediò, l’angelo rispose alle richieste di intervento che giungevano fino a lui, prima come Soshistene, poi come Michael.

Tritemio

Non si può parlare di angeli e di venti, senza aprire una parentesi sugli studi dell’Abate Tritemio. Quest’uomo (nato a Tritenheim, Germania, nel febbraio del 1462) riuscì ad attingere a fonti di conoscenza che sono rimaste per secoli ignote. Il suo lavoro di Abate Benedettino, lo portò a consultare testi di cui si è perduta la memoria. E al di là dei testi ebbe una conoscenza pratica in fatto di evocazioni ed apparizioni. Le cose che si narrano di lui che lo presentano come personaggio incredibile, capace di produrre fenomeni fisici, predire il futuro, dialogare con l’aldilà, collaborare con creature angeliche di cui ha codificato con precisione nomi, lignaggi, incarichi...
La sua opera ci giunge attraverso alcuni dei suoi discepoli che divennero, grazie a lui, dei Grandi: citiamo Paracelso e Cornelius Agrippa. Nei suoi scritti mette in guardia dall’intraprendere qualunque tipo di operazione che coinvolga gli angeli se l’operatore è improvvisato e non è perfettamente a conoscenza di tutte le modalità e le precauzioni da prendere prima di ogni rituale. La portentosa cultura di Tritemio, segreto adepto di Christian Rosenkreutz, gli dava la conoscenza sui riti ed i culti del passato; la profonda conoscenza della "magia naturale", o magia bianca, gli consentì di evocare e mettere in moto, usando segni e formule, le forze latenti nel cosmo.
Alla fine, egli codificò la sua lunga ricerca in un manoscritto intitolato "Steganografia" (Steganos = nascosto, Grafein = scrivere). Tritemio identifica un angelo che risiede in ciascuna delle dimore dei sedici venti principali; ad ogni angelo, arcangelo, principe o dominatore, a seconda della legione a cui appartiene, prendendo probabilmente a modello la gerarchia feudale dell’epoca, egli affianca governatori, vassalli, servitori e spiriti sottoposti... avvertendo quando questi sono bizzosi, dispotici, insofferenti ai comandi oppure servizievoli e gentili.
Inoltre, scrive:
Sette Arcangioli, ossia sette forze cosmiche, influenzano la vita terrestre ed imprimono il loro carattere all’evoluzione interiore dell’uomo, alternandosi l’una con l’altra ogni 354 anni e 4 mesi. Queste Forze Celesti, o Spiriti del Fuoco, o Elohim, corrispondono ai nomi di: Orifiel, Anael, Zacariel, Rafael, Samael, Gabriel e Micael, essi simboleggiano gli influssi planetari di Saturno, Venere, Giove, Mercurio, Marte, Luna e Sole.

Nell’epoca in cui Tritemio scriveva queste nozioni, l’era del turbolento Samael, il punitore di Dio, volgeva al termine e si preparava il ritorno di Gabriel, l’arcangelo lunare portatore di conoscenza ed intuizione. Tutto il periodo rinascimentale si svolse infatti in quell’epoca. Sempre secondo i calcoli di Tritemio, dunque dal 1879 fino al 2233, cessata l’opera educatrice di Gabriel, l’umanità è passata sotto alla guida di Michael, l’arcangelo solare che a spada tratta lanciò nella notte dei tempi il suo grido a Lucifero: "Quis ut Deus?".

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 2:48 pm    Oggetto:  ANGELI RIBELLI
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La stessa natura angelica

Da un certo punto di vista angeli e demoni sono la medesima cosa, nel senso che hanno la stessa natura, la stessa origine e le stesse prerogative. Per il pensiero comune la loro differenza consiste nel fatto che i primi sono volti al bene e all’obbedienza nei confronti della Volontà Divina, mentre i secondi hanno scelto la via della ribellione e del male; per altre linee di pensiero, invece, questa differenza è solo apparente in quanto anche l'azione dei demoni deve sottostare alla Volontà di Dio e rientrare nel Progetto Divino.

In ogni caso, l’esistenza di angeli e demoni è connessa a quello che è il più drammatico problema non solo dell’uomo, ma dell’intero universo: il bene e il male. E’ soprattutto l’esistenza di tale elemento negativo, antagonista, distruttivo, rappresentato dal male e dal suo "perché" che ha assorbito e tormentato le riflessioni di pensatori, filosofi, mistici, religiosi, ma anche della gente comune. Questa sezione inizia con la lettura della Bibbia e termina con l’analisi di Jung: nel mezzo, le riflessioni di uomini che di fronte alle ombre e alle luci dell’esistenza cercano spiegazioni.



La caduta / 1. Nella Bibbia

Il filosofo Romano Guardini, ci introduce all’interpretazione biblica della caduta degli angeli:

Dal contesto della Rivelazione desumiamo che prima della creazione del mondo visibile vi sia stata una creazione del mondo puramente spirituale, cioè degli angeli. Quelli che furono allora creati, non sono soltanto forze o rapporti, ma esseri, persone dotate di intelligenza, libertà e responsabilità. Così anche nella loro esistenza vi è una scelta morale. Gli angeli furono messi alla prova, riguardo alla santa sovranità di Dio, che potevano o no riconoscere. Questa è stata la prima scelta fra il bene e il male. Per la prima volta fu fatta la volontà di Dio. Che questa volontà sia fatta è Regno di Dio; così ha avuto inizio il "Regno di Dio". Ma allo stesso tempo è iniziata anche l’opposizione alla volontà di Dio. Esseri dotati della massima forza della conoscenza, della volontà, della libertà e della capacità di responsabilità si sono ribellati contro il dominio di Dio. Perciò hanno scelto il male: sono divenuti esseri satanici. Di qui la loro caduta. Tutto il loro essere era in gioco. Gli angeli sono infatti puri spiriti e perciò semplici; in ciascuno dei loro atti si esprime la totalità del loro essere. Così fu già nel loro primo momento di vita, che fu perciò un momento di chiarissima consapevolezza, di tremenda libertà, di attuazione piena di sé, senza residui. Atto terribile, dal quale solo uscì l’Angelo vero e proprio – e il diavolo che è l’essere veramente perduto, il nemico di Dio e non soltanto "demone".

L’esistenza del male deriverebbe dunque dalla ribellione, consumatasi nella notte dei tempi, da parte di uno stuolo di angeli, che rifiutarono di obbedire a Dio e all’ordine cosmico da lui costruito. Il capo degli angeli ribelli è Lucifero, "il portatore di luce", "il figlio del mattino"; è anche denominato Satana. Di Lucifero parla, nell’Antico Testamento, il profeta Isaia (14, 12-15):

Come mai sei caduto dal cielo, o astro mattutino, figliuol dell’aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni? Tu dicevi in cuor tuo: "Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; io m’assiderò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del settentrione; salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all’Altissimo". Invece t’han fatto discendere nel soggiorno dei morti, nelle profondità della fossa!

Nella Bibbia vi sono cenni sparsi di questa ribellione: secondo il libro della Genesi, il male sarebbe preesistito all’uomo, giacché Adamo ed Eva vennero sedotti dal "tentatore" in forma di serpente. Lucifero, il primo, il più bello, il più splendente degli angeli creati da Dio, compì un atto di ribellione nei confronti del suo Creatore perché, sospinto dall’orgoglio e dalla gelosia, oltre che dalla superbia, volle sostituirsi a Lui, cioè volle diventare Dio. Altri angeli lo seguirono nella ribellione e tutti, dopo una tremenda battaglia celeste, furono sconfitti dagli angeli fedeli all’Onnipotente e quindi precipitati nell’inferno. Il Nuovo Testamento, nel libro dell’Apocalisse, fa un accenno, estremamente sintetico ma preciso, a questa battaglia (12, 7-9):

E vi fu battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo loro non fu più trovato nel cielo. E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù: fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati gli angeli suoi.

Lo stesso libro dell’Apocalisse, pochi versetti prima, nel rivelare le profezie sulla fine del mondo e sulla lotta conclusiva tra bene e male, sottolinea la grande potenza demoniaca quando afferma:
E apparve un altro segno nel cielo; ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. E la sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le gettò sulla terra.

SATANA

Con il nome di Satana (l’avversario, in ebraico) o di diavolo (il calunniatore, in greco) la Bibbia designa un essere personale, per sé invisibile, ma la cui azione od influsso si manifesta sia nell’attività di altri esseri (demoni o spiriti impuri), sia nella tentazione.

Il Vecchio Testamento non parla di Satana che molto raramente e sotto una forma che, salvaguardando la trascendenza del Dio unico, evita accuratamente tutto ciò che avrebbe potuto inclinare Israele verso un dualismo, al quale era anche troppo portato. Più che un avversario propriamente detto, Satana appare come uno degli angeli della corte di Jahve, che svolge nel tribunale celeste una funzione analoga a quella del pubblico accusatore, incaricato di far rispettare in terra la giustizia e i diritti di Dio. Tuttavia, sotto questo preteso servizio di Dio, si scorge già in Giobbe 1-3 una volontà ostile, se non a Dio stesso, almeno all’uomo e alla sua giustizia: egli non crede all’amore disinteressato; senza essere un "tentatore", si aspetta che Giobbe soccomba; segretamente lo desidera, e si capisce che ne gioirebbe. In Zaccaria 3, 1-5 l’accusatore si trasforma in vero avversario dei disegni d’amore di Dio circa Israele: affinché questi sia salvato, l’angelo di Jahve deve prima imporgli silenzio in nome stesso di Dio: Imperet tibi Dominus.

La Genesi, inoltre, non parla che del serpente: creatura di Dio "come tutte le altre", questo serpente è tuttavia dotato di una scienza e di un’abilità che superano quelle dell’uomo. Soprattutto, fin dall’inizio, esso è presentato come il nemico della natura umana. Invidioso della felicità dell’uomo, esso giunge ai suoi fini usando già le armi che gli saranno sempre proprie, astuzia e menzogna: "il più astuto di tutte le bestie selvatiche", "seduttore", "omicida e bugiardo fin dall’origine". A questo serpente la sapienza dà il suo vero nome: è il diavolo (Sap 2, 24).

Fin da questo primo episodio della sua storia, l’umanità vinta intravvede tuttavia che un giorno trionferà sul suo avversario. La vittoria dell’uomo su Satana, tale è di fatto lo scopo stesso della missine di Cristo, venuto "a ridurre alla impotenza colui che aveva il potere della morte, il diavolo" (Ebr 2, 14), "a distruggere le sue opere" (1 Gv 3, Cool, in altre parole a sostituire il regno del Padre suo a quello di Satana (1 Cor 15, 24-28; Col 1, 13 s). I vangeli presentano quindi la sua vita pubblica come una lotta contro Satana. Essa incomincia con l’episodio della tentazione in cui, per la prima volta dopo la scena del paradiso, un uomo, rappresentante l’umanità, "figlio di Adamo", viene a trovarsi faccia a faccia con il diavolo. Si inasprisce con le liberazioni degli indemoniati, prova che "il Regno di Dio è giunto" e che quello di Satana ha avuto termine, nonché con le guarigioni di semplici malati. Continua pure, più dissimulata, nello scontro che oppone Cristo ai Giudei increduli, a questi veri "figli del diavolo" (Gv 8, 44). Raggiunge il suo parossismo nell’ora della passione. Coscientemente Luca la collega alla tentazione e Giovanni non vi sottolinea la funzione di Satana se non per proclamarne la sconfitta finale. Satana sembra condurre il gioco; ma in realtà "non ha su Cristo alcun potere": tutto è opera dell’amore e dell’obbedienza del Figlio. Nel momento preciso in cui si crede certo della vittoria, il "principe di questo mondo" è "gettato fuori" (Gv 12, 31); il dominio del mondo che una volta egli aveva osato offrire a Gesù (Lc 4, 6), appartiene ormai al Cristo morto e glorificato (Mt 28, 1Cool.
Se la risurrezione di Cristo consacra la sconfitta di Satana, la lotta non terminerà, secondo Paolo, se non con l’ultimo atto della "storia della salvezza", nel "giorno del Signore", quando "il Figlio, dopo aver ridotto all’impotenza ogni principato ed ogni potestà e la morte stessa, consegnerà il regno al Padre suo, affinché Dio sia tutto in tutti" (1 Cor 15, 24-2Cool. Al termine della rivelazione, l’Apocalisse, specialmente a partire dal capitolo 12, offre come una sintesi dell’insegnamento biblico su questo avversario, contro il quale, dall’origine fino al termine della storia della salvezza, l’umanità deve combattere. Impotente dinanzi alla donna ed a colui che essa partorisce, Satana si è rivolto contro "il resto della sua discendenza"; ma l’apparente trionfo che gli procurano i portenti dell’anticristo terminerà con la vittoria definitiva dell’agnello e della Chiesa, sua sposa: assieme alla bestia e al falso profeta, assieme alla morte e all’Ade, assieme a tutti gli uomini che saranno stati vittime delle sue astuzie, Satana sarà gettato nel lago di zolfo ardente, il che è la seconda morte (Apoc 20, 10. 14 s).

DEMONI

Il volto dei demoni, esseri spirituali malefici, nella rivelazione si è illuminato solo lentamente. All’inizio, i testi biblici si sono serviti di taluni elementi desunti dalle credenze popolari, senza metterli ancora in rapporto con il mistero di Satana. Al termine, tutto ha preso un senso nella luce di Cristo, venuto quaggiù per liberare l’uomo da Satana e dai suoi subalterni.

Andando all’origine della credenza, l’Oriente antico dava un volto personale alle mille forze oscure, la cui presenza è sospettata dietro i mali che assalgono l’uomo. La religione babilonese aveva una demonologia complicata, e vi si praticavano numerosi esorcismi per liberare le persone, le cose, i luoghi stregati; questi riti essenzialmente magici costituivano una parte importante della medicina poiché ogni malattia era attribuita all’azione di uno spirito maligno.

Il Vecchio Testamento, ai suoi inizi, non nega l’esistenza e l’azione di esseri simili. Si serve del folclore che popola le rovine e i luoghi deserti di presenze fosche, mescolate alle bestie selvatiche: satiri villosi, Lilit, demone delle notti… Primitivamente, mali come la peste o la febbre sono considerati come flagelli di Dio, che li manda agli uomini colpevoli, come manda il suo spirito cattivo su Saul e l’angelo sterminatore sull’Egitto, su Gerusalemme o sull’esercito assiro (Es 12, 23; 2 Sam 24, 16; 2 Re 19, 35). Ma dopo l’esilio si attua più chiaramente la divisione tra il mondo angelico e il mondo diabolico. Il libro di Tobia sa che sono i demoni a tormentare l’uomo (Tob 6, Cool e che gli angeli hanno la missione di combatterli (Tob 8, 3). Tuttavia, per presentare il peggiore di essi, quello che uccide, l’autore non teme di ricorrere ancora al folclore persiano dandogli il nome di Asmodeo (Tob 3, 8; 6, 14).

Ora, per i pagani, era una tentazione costante quella di cercare di conciliarsi questi spiriti elementari rendendo loro un culto sacrificale, in una parola, di farne degli dei. Israele non era al riparo dalla tentazione. Abbandonando il suo creatore, si rivolgeva anch’esso agli "altri dei" (Deut 13, 3. 7. 14), in altre parole, ai demoni (Deut 32, 17), giungendo fino ad offrire loro sacrifici umani (Sal 106, 37). I traduttori greci della Bibbia hanno sistematizzato questa interpretazione demoniaca dell’idolatria, identificando formalmente gli dei pagani con i demoni (Sal 96, 5; Bar 4, 7), introducendoli perfino in contesti dove l’originale ebraico non ne parlava (Sal 91, 6; Is 13, 21; 65, 3). In tal modo il mondo dei demoni diventava un universo rivale di Dio.

Nel pensiero del tardo giudaismo questo mondo si organizza in modo più sistematico. I demoni sono considerati come angeli decaduti, complici di Satana e divenuti suoi ausiliari. Per evocare la loro caduta ora si ricorre all’immagine mitica della guerra degli astri (cfr. Is 14, 12) o al combattimento primordiale tra Jahve e le bestie che personificano il male; ora si riprende l’antica tradizione dei figli di Dio innamoratisi delle figlie degli uomini (Gen 6, 1 ss; cfr. 2 Piet 2, 4), ora li si rappresenta in ribellione sacrilega contro Dio (cfr. Is 14, 13 s; Ez 28, 2). In ogni modo, i demoni sono considerati come spiriti impuri, caratterizzati dall’orgoglio e dalla lussuria. Essi tormentano gli uomini e si sforzano di trascinarli al male. Per combatterli si ricorre agli esorcismi (Tob 6, 8; 8, 2 s; cfr. Mt 12, 27) che non sono più, come un tempo a Babilonia, di ordine magico, bensì di ordine deprecatorio: si spera in effetti che Dio reprimerà Satana ed i suoi alleati, se si fa appello alla potenza del suo nome (cfr. Zac 3, 2; Giuda 9). Si sa d’altronde che Michele ed i suoi eserciti celesti sono in lotta perpetua contro di essi e vengono in aiuto agli uomini (cfr. Dan 10, 13).

Nella prospettiva di questo duello tra due mondi, la cui posta è in definitiva la salvezza dell’uomo, si collocano la vita e l’azione di Gesù. Gesù affronta personalmente Satana e riporta su di lui la vittoria (Mt 4, 11; Gv 12, 31). Affronta pure gli spiriti maligni che hanno potere sull’umanità peccatrice, e li vince nel loro dominio. Tale è il senso di numerosi episodi in cui sono di scena gli indemoniati: quello della sinagoga di Cafarnao e quello di Gadara, la figlia della sirofenicia ed il ragazzo epilettico, l’indemoniato muto e Maria di Magdala. Per lo più, possessione diabolica e malattia sono mescolate; quindi ora si dice che Gesù guarisce gli indemoniati (Lc 6, 18; 7, 21) ed ora che scaccia i demoni (Mc 1, 34-39). Senza porre in dubbio i casi nettissimi di possessione (Mc 1, 23 s; 5, 6), bisogna tener conto dell’opinione del tempo, che attribuiva direttamente al demonio fenomeni che oggi rientrano nella psichiatria (Mc 9, 20 ss). Bisogna soprattutto ricordare che ogni malattia è un segno della potenza di Satana sugli uomini (cfr. Lc 13, 11).

Affrontando la malattia, Gesù affronta Satana; dando la guarigione, trionfa su Satana. Dinanzi all’autorità che Gesù manifesta nei confronti dei demoni, le folle sono stupefatte (Mt 12, 23; Lc 4, 35 ss). I suoi nemici l’accusano: "Egli scaccia i demoni in virtù di Beelzebul, principe dei demoni" (Mc 3, 22 par.); "non sarebbe per caso anch’egli posseduto dal demonio?" (Mc 3, 30; Gv 7, 20; 8, 48 s. 52; 10, 20 s). Ma Gesù dà la vera spiegazione: egli scaccia i demoni in virtù dello Spirito di Dio, e ciò prova che il regno di Dio è giunto fino agli uomini (Mt 12, 25-28 par.). Satana si credeva forte, ma è scacciato da uno più forte (Mt 12, 29 par.).
Ormai gli esorcismi si faranno quindi nel nome di Gesù (Mt 7, 22; Mc 9, 38 s). Mandando in missione i suoi discepoli, egli comunica loro il suo potere sui demoni (Mc 6, 7. 13 par.). Di fatto essi constatano che i demoni sono loro soggetti: prova evidente della caduta di Satana (Lc 10, 17-20). Le liberazioni degli indemoniati ricompaiono negli Atti degli Apostoli (8, 7; 19, 11-17). Tuttavia il duello degli inviati di Gesù con i demoni vi assume pure altre forme: lotta contro la magia, le superstizioni e la credenza negli spiriti divinatori; contro l’idolatria in cui i demoni si fanno adorare ed invitano gli uomini alla loro mensa; lotta contro la falsa sapienza e contro le dottrine diaboliche che si sforzeranno in ogni tempo di ingannare gli uomini; contro gli operatori di falsi prodigi arruolati al servizio della bestia. Satana, già vinto, ha solo più un potere limitato; la fine dei tempi vedrà la sua disfatta definitiva e quella di tutti i suoi ausiliari (Apoc 20, 1 ss. 7-10).

INVIDIA - GELOSIA - ORGOGLIO - SUPERBIA

La modalità della "colpa" angelica, oltre che in un mancato riconoscimento della sovranità divina, è stata variamente identificata. C’è per esempio una lettura di tale colpa legata all’evento cristologico. Secondo S. Ignazio, vescovo di Antiochia, la caduta angelica è dovuta alla loro mancanza di fede nella missione redentrice di Cristo: "Angeli gli esseri celesti, la gloria degli angeli, i principi visibili e invisibili se non credono nel sangue di Cristo hanno la loro condanna". La ribellione degli angeli, sempre in chiave cristologica, è invece talora colta nel fatto che alcuni di essi non sopporterebbero l’imperscrutabile disegno che ha visto Dio-Padre amare a tal punto gli uomini da inviare suo Figlio a incarnarsi e a umiliarsi fino a morire in croce per la loro salvezza. Quest’amore straordinario per gli uomini è per molti la vera causa della ribellione: già Ireneo vedeva nella colpa di Satana un peccato d’invidia e di gelosia nei confronti dell’umanità. Per fondare una tale lettura ci si basava in particolare sul testo biblico di Sap 2, 24 dove appunto si parla di "invidia del diavolo" nei confronti dell’uomo, creato a immagine di Dio.

Per quanto riguarda invece la tesi che vedrebbe Satana e i demoni peccatori per orgoglio, essa presenta diverse e sottili sfumature. In particolare i pensatori cristiani si dividono circa le cause di un tale orgoglio anche se in termini generali concordano sul fatto che il primo Angelo, Lucifero, volesse diventare come Dio e che gli altri angeli lo abbiano in certo modo imitato. Lucifero, presuntuoso per la sua bellezza, avrebbe desiderato ciò che era al di sopra di lui e a cui non poteva pervenire. L’orgoglio l’avrebbe dunque spinto a provare un desiderio inammissibile e indebito di dignità, a desiderare ciò a cui sarebbe pervenuto solo in virtù della grazia divina. Un’ulteriore interpretazione del peccato d’orgoglio è quella che concepisce la colpa di Lucifero come il desiderio disordinato di un’unione ipostatica del Verbo di Dio con la sua natura angelica allo stesso modo di ciò che avviene nell’incarnazione, reputandola a lui assolutamente dovuta e ingiustamente rifiutata per essere assurdamente accordata alla natura umana. Comunque, in definitiva, questo peccato d’orgoglio, al di là delle diverse letture, è la malizia assoluta che rifiuta di fatto la piena trascendenza divina nell’ordine dei rapporti personali con Lui, nella pretesa, usando le parole di Isaia, di "farsi uguale all’Altissimo" (Is 14, 14).

Oltre che nell’orgoglio, il peccato degli angeli è stato tradizionalmente identificato in modo particolare nella superbia. Una vera e propria hybris, volendo Satana essere signore del creato come Dio. Quest’atto di superbia li ha in tal modo condotti ad una "non adesione" a Dio, ad una vera e propria separazione da Lui. Ma la superbia è determinata anche da un altro fatto: dalla pretesa di conoscere esclusivamente con i propri mezzi il mistero divino.

A causa dell’orgoglio e della superbia l’Angelo dunque apostatò da Dio, per cui verrà definito da Giustino e da Ireneo come "serpente apostata". Al di là di questo, c’è chi come Anselmo d’Aosta nel suo De casu diaboli cerca di cogliere più in profondità il senso ultimo di quella "colpa". Per Anselmo

Satana ha voluto qualche cosa che egli conosceva senza averla. Ora, egli conosceva Dio. In particolare, egli sapeva che Dio è totalmente autonomo e ha voluto a sua volta essere totalmente autonomo, come Dio: ha voluto agire "propria voluntate", senza riferimento al suo Creatore.
Nel peccato di Satana per Anselmo non c’è dunque né l’indignazione per la creazione di Adamo né il risentimento per l’incarnazione del Verbo. Il suo peccato è dovuto soltanto alla sua volontà di assoluta autonomia e non è la conseguenza della conoscenza di determinati eventi. E in una direzione analoga a quella di Anselmo si pone Tommaso d’Aquino quando sostiene che Satana per ottenere la beatitudine soprannaturale della piena visione di Dio non si è proteso verso Dio desiderando con gli angeli santi la sua perfezione finale per grazia, ma ha voluto ottenerla con le sue proprie forze naturali.

La caduta / 2. Negli Apocrifi

Nel Libro dei Vigilanti, che è una delle cinque opere che compongono Enoc Etiopico, la caduta degli angeli è descritta come la colpa derivante dalla loro unione sessuale con le figlie degli uomini da cui poi nacquero i giganti, esseri violenti e malvagi. Si tratterebbe quindi della conseguenza di una volontaria e libera rinuncia al loro stato da parte di angeli innamorati della donna. Enoc nel sostenere questa tesi riprende un passo della Genesi (6, 1-4) che allude ai titani, nati dall’unione tra donne mortali ed esseri celesti, tra "figlie degli uomini" e "figli di Dio". Se il giudaismo posteriore e molti tra i primi scrittori ecclesiastici hanno identificato gli angeli in questi "figli di Dio", a partire dal IV secolo, i Padri, sulla base di una concezione più spirituale degli angeli hanno per lo più interpretato i "figli di Dio" come la discendenza di Set e le "figlie degli uomini" come la discendenza di Caino. Del resto, già in un’altra delle opere contenute nel libro di Enoc, il Libro delle parabole, detto anche Enoc slavo, il peccato degli angeli non è più quello carnale, ma un peccato di "apostasia", poiché gli angeli non hanno ascoltato la voce e l’imperativo divini optando invece per la propria autonoma volontà in un atteggiamento interiore di opposizione e di disobbedienza. Si assiste quindi al passaggio in direzione di una dimensione di interiorizzazione e di spiritualizzazione del peccato degli angeli. E lo "scandalo" che l’uomo ha rappresentato per l’intera corte del Cielo ha lasciato evidenti tracce anche negli angeli fedeli, che non sono esenti ma anzi percorsi da un angoscioso dubbio di fronte alla "novitas dell’uomo", come appare ad esempio nell’Apocrifo Apocalisse di Paolo. Qui, la presenza dell’uomo tormenta quindi sia l’Angelo buono, messaggero e custode, sia l’Angelo Caduto.

La caduta / 3. Nel Corano

Sulla vicenda della ribellione degli angeli, l’islamismo offre una versione più "sentimentale" e "poetica". Satana, che il Corano chiama Iblis, si sarebbe ribellato a Dio per un eccesso di amore nei suoi confronti: quando Dio, dopo aver creato gli esseri umani, ordinò agli angeli di servirli, Iblis si rifiutò perché sentiva di non poter amare e servire altri che il suo Creatore. Per questa ribellione Dio lo cacciò. Nella VII sura del Corano si legge:

Eppure vi abbiamo creati, poi vi abbiamo formati, poi abbiamo detto agli angeli: "Prostratevi davanti ad Adamo!". E si prostrarono tutti eccetto Iblis, che fra i prostrati non fu. E disse Dio: "Che cosa ti ha impedito di prostrarti, quando te l’ho ordinato?". E quegli rispose: "Io sono migliore di lui: me tu creasti di fuoco e lui creasti di fango!". E Dio rispose: "Via di qui! Non ti è lecito fare il superbo! Fuori! Oramai tu sei un essere spregevole."
Rispetto alla tradizione, questa sura conferma che Iblis non si poneva in concorrenza con Dio, ma nondimeno manifestava la propria superbia nei confronti dell’uomo e il proprio spirito insubordinato.

La caduta / 4. Una scelta irreversibile

Così scrive Massimo Cacciari nel suo "Angelo necessario":

Tutti gli angeli sono creati nella grazia, ma la grazia non violenta la libera volontà. Alla mozione generale verso il Bene, propria di ogni creatura, subentra il momento dell’opzione, che Dio vuole inalienabile: come se Egli potesse regnare soltanto su una civitas di liberi voleri. Un bivio, un tremendo passo carraio si presenta, allora, sulla strada dell’Angelo, ed egli deve affrontarlo; non gli è concesso di rimanere nella naturale mozione d’amore verso il suo Fattore. Qui egli deve decidersi d’amare per poter amare totaliter alla fine. Il suo amore è soltanto in via finché non ha pronunciato questo pieno Sì. Ma la possibilità del Sì implica quella della negazione, cioè dell’affermazione di un amore non rivolto al suo proprio Principio.

L’angelologia ortodossa insiste, con segno pressoché univoco, sull’irreversibilità della decisione angelica. L’Angelo non potrebbe ravvedersi, poiché tutto ha visto con perfetta chiarezza… L’Angelo è altresì creato d’un sol colpo, perfettamente compos sui… e come la sua natura non conosce evoluzione, divenire, così la sua conoscenza non è costretta al faticoso itinerario dell’umana. Dio concede il tempo all’uomo, perché per sua natura diveniente, affinché possa ri-vedere le proprie scelte, ma costringe l’Angelo ad un solo, irreversibile aut-aut. Dopo quell’istante la figura dell’Angelo sembra decisa in eterno: decisa l’azione che l’Angelo caduto o demone dovrà compiere fino al Giudizio; decisa l’orbita degli Angeli "felici", del Coro celeste. Deciso il "rumore" infernale; decisa la polifonia paradisiaca.
Da quell’istante, la figura dell’Angelo non può più variare; gli Angeli cessano di potersi volgere, come invece continuano ad essere le altre creature. E al non potersi più pentire corrisponde simmetricamente, in Cielo, il non poter più essere sedotti. Il corso dell’Angelo diviene fermo e sicuro come quello delle stelle, certissimo come quell’argine che lo zodiaco forma intorno alla Terra abitata.

La caduta / 5. Il male assorbito dall'Uomo e da Dio

DA LAO TZE A BARTH

Jacob Bohme, mistico tedesco del Seicento, adombra l’esistenza di angeli buoni e angeli cattivi in dimensioni parallele e quindi la loro copresenza, di fronte agli uomini, nel mondo. Egli scrive nel suo Mysterium Magnum:

Dobbiamo perciò comprendere che gli angeli buoni e quelli malvagi abitano gli uni vicino agli altri e nondimeno esiste fra loro una distanza immensa. Infatti il paradiso è nell’inferno e l’inferno è in paradiso, e ciò nonostante l’uno non è manifesto all’altro; il diavolo, desideroso di entrare in paradiso, per raggiungerlo sarebbe disposto a percorrere milioni di miglia, e tuttavia vorrebbe rimanere all’inferno.

La persistenza, nell’universo, degli angeli delle tenebre, che avrebbero evidentemente potuto essere annichiliti fin dall’inizio e per sempre, va vista come espressione della volontà divina di usare il male come elemento dialettico e di stimolo per realizzare i propri disegni; quindi, in definitiva, per ottenere il bene.

Il senso di questo apparente paradosso può essere inteso se ci spostiamo in Oriente, dove Lao Tze, il più grande filosofo cinese, fondatore della scuola del Tao e autore del Tao Te King (il "Libro della Via e della Verità"), ci parla della sintesi degli opposti che governa l’universo. Secondo il filosofo si deve tendere all’esperienza dell’unificazione degli opposti, falsamente dicotomizzati dalla ragione ingannatrice, e quindi pervenire al graduale raggiungimento della chiarezza e dell’apertura a un equilibrio creativo. Le categorie che dominano l’universo sono due e rappresentano proprietà contrarie e immanenti: lo yin e lo yang. Si tratta di due energie primarie opposte: lo yin simboleggia il femminile, il tenebroso, l’umido, il negativo; lo yang simboleggia il maschile, il luminoso, il secco, il positivo. Se dal concetto di unità scendiamo al fenomeno della realtà presente, scorgiamo in essa un complesso contraddittorio di aspetti, che apparentemente si accavallano in maniera illogica e aspra. Se però siamo consapevoli del principio, non faticheremo a riconoscere, in questa pluralità, l’impronta di una sola realtà.
Questo pensiero è stato interpretato sotto un’ottica cristiana da Karl Barth, forse il più grande teologo protestante del nostro secolo. Il demoniaco è per Barth l’antitesi assoluta, il puro negativo, ciò che è stato escluso e rifiutato da Dio e affidato alla distruzione e che trascina lungo la storia della creazione il suo non-essere. Il diavolo è quindi l’effetto della volontà negativa o della ripugnanza di Dio verso la incompletezza delle creature, destinato a scomparire quando la creazione raggiungerà la perfezione e il compimento alla fine della storia, con l’avvento del Regno di Dio. Satana rappresenta dunque la non-perfezione, la non-realtà, è semplicemente la negatività dell’essere, del bene e del vero; è solo il "non ancora" della creazione in cammino verso il "già" dei cieli nuovi e della terra nuova di cui l’Apocalisse ci offre una splendida evocazione. Barth intende "recuperare" il male nel bene, riassorbendolo nell’amore divino che perdona e si riconcilia con ogni cosa. In termini logici, giudizio e condanna di Dio sono necessari proprio perché complementari alla Sua grazia e al Suo amore. Poiché Egli è giustizia, non può non condannare il reprobo, ma poi assume su se stesso l’espiazione di tale condanna nella persona di Cristo. Non esistono dunque due categorie di esseri, i "salvati" e i "dannati": Gesù riassume in sé l’amore e la giustizia di Dio.

DA ORIGENE A ORFF

Il pensiero di Barth ci riporta a Origene, nato ad Alessandria nel 185 d.C. Secondo la teologia origeniana, Dio, natura intelligibile, crea direttamente le sostanze spirituali, le "menti" che popolano il mondo intelligibile. Incorporee inizialmente, e dotate di libero arbitrio, esse sono decadute: hanno cioè abbandonato Dio, e con ciò, lasciato il sommo bene, si sono rivolte al male; esse si sono trasformate in "anime", si sono raffreddate e hanno rivestito un corpo, più o meno luminoso od opaco in ragione della minore o maggiore gravità del peccato. Così, all’uguaglianza primitiva delle nature intelligibili si è sostituita una gerarchia, una gradazione, che comprende gli Arcangeli, i Troni, le Dominazioni, le Potenze, i Cherubini, gli Angeli dei cieli inferiori, ecc.; quindi gli uomini, gli animali, le piante e, al fondo della scala, i demoni e il loro capo e istigatore, Satana. Con i corpi, fa la sua apparizione questo mondo visibile, il Cosmo. L’uomo è dunque un composto di anima e corpo: ma l’anima, spirito raffreddato, incorporea, è capace di rivolgersi, grazie alla sua libertà di "autodominio", verso il basso, cioè verso i corpi, o in alto, cioè verso il bene e, in ultimo grado, a Dio. Origene concepisce l’universo come messo in moto da una colpa iniziale e avviato verso la reintegrazione; la fine è uguale all’inizio… la redenzione è soprattutto educazione e illuminazione della mente, di cui tutti gli esseri razionali, non il solo uomo, sono capaci. Il processo è destinato a continuare fino alla reintegrazione definitiva, allorché Dio sarà tutto in tutti, contemplato e conosciuto direttamente. Il male è per Origene soltanto relativo e, considerato da un punto di vista superiore, certamente un bene; le sofferenze e i dolori fanno parte cioè del sistema pedagogico con cui si compie l’educazione delle nature ragionevoli. Perciò Origene nega l’eternità delle pene e ammette che ogni natura razionale possa risalire, di grado in grado, fino all’incorporeità definitiva. Alla fine dei tempi, Cristo consegnerà il Regno al Padre e Dio sarà tutto in tutti "in modo che tutta la natura corporea sarà ridotta in quella che è la migliore fra tutte, cioè la divina".

Tra il 1960 e il 1971, il compositore Carl Orff mette in musica il pensiero di Origene con l’opera De temporum fine comoedia ("La rappresentazione della fine dei tempi"). In particolare, riportiamo la descrizione dell’ultima scena:
La notte circonda la terra: gli ultimi uomini invocano la pietà di Dio mentre osservano atterriti l’occhio del buio fissarli dall’Ade. E sulla scena appare Lucifero, il "portatore di luce", l’arcangelo che allontanandosi da Dio a causa del suo orgoglio e della sua falsità, era diventato Satana, Mefistofele, il principe del male. La sua corazza e le sue vesti nere brillano; indossa un largo mantello e un elmo con l’effigie di un dragone; una maschera ricopre il volto. Sta con le braccia aperte, simili alle ali di un pipistrello. Lucifero confessa la sua colpa: "Pater peccavi, Padre ho peccato". Improvvisamente dall’alto un raggio di luce colpisce la maschera, facendola cadere e scoprendo un viso giovane e radioso. Un secondo raggio fa cadere il mantello e la corazza. Infine Lucifero è immerso interamente nella luce ed è di nuovo l’Arcangelo di una volta. Da lontano tuona il coro come la voce del mondo: "Io vengo a Te. Tu sei il Consolatore e l’ultimo Traguardo". Al crescere della luce, risponde un coro celestiale: "Ta panta nus – Tutto è Spirito".

SATANA: SIMBOLO O PERSONA?

L’interrogativo e lo scetticismo su Satana quale realtà personale hanno i loro antecedenti storici e culturali soprattutto nel contesto filosofico del razionalismo in età illuministica, quando appunto si tende a contestare la personificazione del male. Nessuno può ovviamente negare l’esistenza del male anche nei suoi tratti più terrificanti, ma la ragione stenta ad accettare un principio personale che stia all’origine del male e vada al di là dell’esperienza sensibile. Infatti Satana non cade sotto il dominio percettivo dei nostri sensi né può essere razionalmente dimostrato: il diavolo quindi come entità personale non può che essere liquidato. A. Graf, nella sua opera del 1889, Il Diavolo, parla così:

Il diavolo è morto, o sta per morire e morendo egli non rientrerà nel regno dei cieli, ma rientrerà e si dissolverà nell’umana fantasia, nella stessa matrice ond’è uscito. La civiltà ha debellato l’inferno e ci ha per sempre redenti dal diavolo.

Una tendenza che troverà una sua recezione anche nell’ambito del pensiero cristiano (soprattutto nella teologia liberale). In particolare F. Schleiermacher sostiene nella sua opera La fede cristiana, del 1821, che "la credenza nel diavolo non deve essere presentata come una condizione della fede in Dio o in Cristo".

Un altro duro colpo inferto alla concezione personale del diavolo verrà indubbiamente dall’area delle scienze psicologiche, in particolare le tesi di Freud e di Jung, che tendono a riportare tutto entro una conflittualità insita nella stessa persona umana. Non ha quindi senso alcuno spiegare il male morale con l’influsso di Satana e non esiste più una realtà oggettiva personale e malefica al di fuori dell’uomo come appare chiaramente da questo brano di Jung:

Un’altra figura, non meno importante e definita, è quella dell’Ombra che si manifesta, o proiettata su persone adeguate o variamente personificata, nei sogni. L’Ombra coincide con l’inconscio "personale" (corrispondente al concetto freudiano di inconscio). L’Ombra è stata spesso descritta dai poeti. Ricorderò il rapporto tra Faust e Mefistofele e gli Elisir del diavolo di Hoffman, per citare due descrizioni particolarmente tipiche. La figura dell’Ombra personifica tutto ciò che il soggetto non riconosce e che pur tuttavia, in maniera diretta o indiretta, instancabilmente lo perseguita: per esempio tratti del carattere poco apprezzabili o altre tendenze incompatibili.
Importante è che l’uomo accetti il suo elemento demonico, la sua "ombra". Tutto ciò non è privo di influenze sulla teologia contemporanea, se ad esempio un teologo tedesco, J. Werbick, sostiene che molte espressioni vanno "sdemonizzate" poiché gli esseri demoniaci sono semplici metafore di quelle forze mondane che attanagliano l’uomo e lo rendono schiavo.

Ta panta nus

Vogliamo ritornare al pensiero di Origene e riprenderlo qui, a conclusione, come sguardo ampio e libero dal tempo sul destino del mondo: il contrasto tra il male e il bene rappresenta nella nostra realtà uno strumento di crescita e di evoluzione; le scelte che accompagnano il nostro cammino e il nostro risveglio sono destinate ad essere sempre più scevre di errore e di ignoranza, al punto che la fine dei tempi riconsegnerà a Dio un mondo di luce e pertanto liberato dall’oscurità e dal male. "Ta panta nus", proclamerà Lucifero dopo la sua ammissione di colpa, ritornando ad essere l’Arcangelo più splendente alla corte di Dio.

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 2:52 pm    Oggetto:  ANGEOLOGIA E TEOLOGIA CATTOLICA
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Introduzione ai contenuti

Con i temi trattati in Angeli e Cattolicesimo abbiamo delineato la natura e le funzioni della figura angelica attraverso la visione della Chiesa: tale visione è il frutto di indagini sviluppate attraverso i secoli. Infatti la "questione angeli" fu affrontata fin dal tempo dei Padri della Chiesa e dagli autori cristiani più antichi: le loro riflessioni si sono rivelate fondamentali per la definizione e la conoscenza delle Creature Celesti nell'ambito del Cattolicesimo. Spesso le varie interpretazioni sono risultate in contrasto tra di loro e dunque la Chiesa, di volta in volta, si è preoccupata di accettarle o rigettarle.
La tendenza nell’uomo di dare forma e creare un modello o una raffigurazione precisa di tutto ciò che "conosce" o percepisce a livello spirituale ha dunque toccato e tocca anche il mondo angelico in ambito teologico. Al di là della tradizione iconografica, che ha comunque influenzato il nostro immaginario, qui incontreremo il pensiero sviluppato dalla Chiesa sulla base delle Sacre Scritture (vedi anche Angeli nella Bibbia) e prodotto nei secoli dai grandi autori cristiani.

1. La dottrina della Chiesa delle origini

ANGELI BUONI, ANGELI MALVAGI / GNOSTICISMO

Il tema angelico fu toccato già dagli autori cristiani più antichi. Non a caso troviamo talvolta nei loro scritti delle opinioni che sono state successivamente ricusate dalla Chiesa. Per esempio secondo Giustino, che scrisse nel II sec. d.C., gli angeli sarebbero dotati di un corpo fisico, simile a quello umano. Questa particolare interpretazione fece sì che si andasse affermando anche l’idea di un corpo fisico per i demoni, determinando culti deviati e l’inizio di una vera e propria devozione per Satana.
Sempre nel II sec. d.C. (ma per altri più tardi) fu scritto il "Pastore di Erma", in cui si sostiene che i primi esseri creati furono sei angeli che ebbero l’incarico di custodire l’universo. Altri angeli facevano capo a questi sei eletti e avevano invece il ruolo di custodi e protettori degli uomini. Ogni uomo sarebbe infatti accompagnato da un angelo buono e da uno malvagio, per cui è indispensabile ascoltare il primo e non rispondere al secondo, al quale è lasciata da Dio la libertà di metterci alla prova. Tuttavia l’angelo buono avrà sempre la meglio su quello malvagio e mai il secondo riuscirà a prevaricare il primo.
Questa concezione "dualistica" degli angeli buoni e cattivi è il frutto anche dell’influsso che nei primi secoli ebbe sui cristiani lo gnosticismo (dal greco gnosis = conoscenza), all’interno del quale gli angeli acquisirono un ruolo di primo piano. Nelle sette gnostiche vigeva infatti un principio fondamentale: poiché Dio è buono e il mondo materiale malvagio, Egli non può averlo creato. Di questo impegnativo compito furono incaricati invece gli esseri celesti, ordinati in due gruppi di sei. Come demiurghi (il demiurgo nella filosofia greca antica era colui il quale dava forma alla materia) crearono e governarono il mondo, ma su un piano inferiore, quindi lontano da quello della Sophia (Sapienza), dove si trovava il trono divino.
L’idea degli angeli-demiurghi era il frutto di influssi diversi, neoplatonici e zoroastriani, coniugati con il pensiero ebraico e il nascente cristianesimo. Furono proprio i teologi cristiani ortodossi a reagire, facendo rilevare che così si attribuiva agli angeli il compito di creatori, sostituendoli a Dio stesso.
La nascente teologia cattolica si concentrò quindi su definizioni che limitavano il ruolo degli angeli a quello di intermediari, come risultava dalle Sacre Scritture: "Fuoco pensante" li definì Clemente Alessandrino (150-212), per il quali gli angeli avevano il compito fondamentale di illuminare gli uomini con la sapienza di Dio e di condurli verso la luce, al fine di portarli fino alla conoscenza della Verità.

ORIGENE

Origene (185-253), che fu discepolo di Clemente Alessandrino, elaborò una tesi più articolata. Il filosofo suddivise in tre categorie gli esseri pensanti: al livello più basso stavano gli uomini, creature che si sono allontanate da Dio ma non in modo definitivo. In quello intermedio ci sono i demoni, angeli decaduti, per sempre consacrati al male ed eternamente lontani da Dio. Al primo livello ci sono gli angeli suddivisi in Virtù, Principati, Troni e Dominazioni, creature del bene, in stretto rapporto con Dio.
Nella proposta di Origene all’uomo è riconosciuta la libertà di decidere, in virtù del proprio comportamento, se andare in direzione del bene o del male, scegliendo la categoria in cui riconoscersi.
Secondo Origene gli angeli avevano anche un corpo simile a una stella, perché sarebbe impensabile immaginarli di puro spirito, non visibili, in quanto tale prerogativa è solo esclusiva di Dio. La loro visibilità è da porre in relazione al ruolo di custodi degli uomini. Singolare appare l’idea che ogni uomo abbia un numero variabile di angeli in relazione alle difficoltà delle situazioni che deve sostenere: maggiori saranno i problemi, più numerosi saranno gli angeli custodi. (vedi anche Angeli ribelli)

L'ASPETTO FISICO DEGLI ANGELI

Tra IV e VI secolo molti teologi affrontarono il problema dell’aspetto fisico degli angeli. Partendo dall’assunto di Origene, secondo il quale il puro spirito sarebbe solo prerogativa divina, molti pensatori giunsero alla conclusione che gli angeli dovevano necessariamente essere dotati di un corpo visibile, ma con caratteristiche particolari.
Evidentemente gli angeli, quando sono paragonati agli uomini, pare siano dotati di un corpo spirituale, ma se visti accanto a Dio risultano esseri corporei perché non possono essere come lo spirito divino.
Iniziarono allora ad affermarsi definizioni complesse, tendenti a identificare gli angeli come corpi costituiti da "fuoco e spirito", oppure, come sosteneva sant’Agostino (354-430), da "fuoco e aria".

SANT'AGOSTINO / GREGORIO MAGNO

Il problema dell’aspetto fisico degli angeli non fu il solo a interessare i Padri della Chiesa: si discuteva infatti anche il carattere imperfetto del loro essere, che aveva determinato la ribellione di alcuni e la loro conseguente caduti agli inferi.
In sant’Agostino, che sottolineò il ruolo di messaggero svolto dagli angeli, troviamo un’interessante puntualizzazione riguardo al loro libero arbitrio. Il grande filosofo africano stabilì infatti che gli angeli decaduti furono cattivi perché decisero di esserlo, abbandonando Dio e fuggendo il bene. Il Creatore, pur conoscendo il disegno di questi angeli, non volle privarli della loro libertà di scelta, lasciando così a loro la possibilità di stabilire quale via seguire.
Gli angeli hanno pertanto la stessa libertà lasciata agli uomini e possono decidere se andare in direzione del bene o del male. Il male non ha quindi origine in Dio, ma è determinato dalle scelte degli esseri (angeli o uomini) che orientano la loro esistenza nella direzione più consona al loro stato, che resta comunque imperfetto.
Gregorio Magno (540-604) si occupò invece del numero delle creature celesti che è indefinito per gli uomini, ma è definito davanti a Dio, perché quelle inviate sulla terra sono solo una parte. Altri angeli sono presso Dio in contemplazione al cospetto del suo trono, altri ancora svolgono il compito di messaggeri.

2. La teologia medievale

SINODI E CANONI

A partire dalla metà del VI secolo, di fronte alle teorie che incrementavano poteri e ruolo degli angeli fino a renderli creature molto lontane dalla loro effettiva dimensione cristiana, la Chiesa intervenne con sinodi e canoni.
Il Sinodo di Costantinopoli (543) condannò l’idea secondo la quale il Verbo di Dio sarebbe stato un angelo al più alto livello delle Gerarchie celesti. Inoltre il Sinodo rifiutò anche l’identificazione degli angeli in astri e corpi celesti.
Il Concilio di Roma del 745 proibì l’invocazione di alcuni angeli provenienti dalla cultura ebraica, in quanto creature consacrate al male, ossia demoni. Essi furono presto abbandonati nei culti più diffusi, ma continuarono ad avere una funzione importante nella religione popolare.

SCOTO ERIUGENA / GIOVANNI DAMASCENO

I teologi e i filosofi medievali continuarono a discutere sulla natura degli angeli, la cui forma puramente spirituale non trovava d’accordo alcuni pensatori che potremmo definire progressisti, come Scoto Eriugena (IX secolo), che attribuiva, influenzato da Platone, agli angeli uno spazio concreto in cui vivere tra il mondo umano e il divino.
Altri, privilegiando Aristotele, sostenevano che gli angeli erano immagini astratte e invisibili, prive di un vero e proprio luogo di residenza.
Tra il XII e il XIII secolo la grande discussione sulla natura degli angeli andò gradatamente verso una direzione precisa: infatti si affermò l’ipotesi dell’esistenza di un corpo spirituale, che mediava tra le due posizioni più estreme.
Sul tema della natura spirituale dell’angelo molto importante è la posizione assunta da Giovanni Damasceno (VIII secolo) il quale chiarì che "l’angelo può essere detto icona di Dio, poiché è stato creato a immagine di Dio, volendo significare con ciò che egli è dotato di una natura spirituale; è una sostanza intellettuale, dotata del libero arbitrio nella scelta tra il bene e il male".

BERNARDO DI CHIARAVALLE

Bernardo di Chiaravalle (1091-1153), che sostenne con grande devozione il culto degli angeli in ambito monastico, chiarì che i ruoli degli angeli sono molteplici, ma il principale è soprattutto quello di essere custodi degli uomini, ossia loro difensori. Con il loro lavoro costante e invisibile, gli angeli seguono infatti continuamente l’uomo, aiutandolo, rafforzandolo e sostenendolo in ogni momento. Le mani invisibili degli angeli proteggono l’uomo ed esse, oltre a essere un aiuto pratico, sono anche un segno teologico il cui valore deve essere posto ben oltre quello immediato e quotidiano. Infatti nelle mani dell’angelo il santo di Chiaravalle individuava "il duplice effetto dell’azione di soccorso, teso da un lato a ricordarci che la tribolazione non durerà per sempre, e dall’altro l’eternità della ricompensa" (Sermones in Psalmum "Qui habitat").
Ancora secondo san Bernardo, gli angeli "sono spiriti potenti, gloriosi, beati, distinti nelle loro persone, divisi secondo la loro dignità, fedeli fin dall’inizio al loro ordine, perfetti nella loro natura; eterei nel corpo, immortali, fatti e non creati impassibili, vale a dire per grazia e non per natura; puri nella mente, buoni nella volontà, devoti a Dio, totalmente casti, unanimi nella concordia, sicuri nella loro pace, creati da Dio, consacrati alla sua lode e al suo servizio" (De Consideratione, V, 4, 7).

SAN TOMMASO D'AQUINO

Il Concilio Lateranense, svoltosi nel 1215, fece ulteriore chiarezza contro le teorie di origine gnostica e decretò che vi era un solo e unico principio creatore, Dio, al quale facevano capo tutte le cose visibili e invisibili. Anche gli angeli furono quindi definitivamente riconosciuti come esseri creati da Dio parallelamente all’universo e fu negata la loro diretta partecipazione alla creazione. Essi, per quanto dotati di poteri soprannaturali e depositari della voce divina, furono quindi considerati ufficialmente "creature", ossia esseri di un livello inferiore, subalterni nel meccanismo celeste.
San Tommaso d’Aquino (1221-1274), che si occupò così a fondo di angeli da meritare il soprannome di Doctor Angelicus, fu un acceso sostenitore dell’incorporeità degli angeli e attribuì loro una natura totalmente spirituale. Egli si occupò del loro ruolo nell’architettura del creato e ipotizzò che agli angeli fosse affidato l’incarico di determinare il movimento degli astri, guidandone i moti secondo la volontà di Dio. (vedi Angeli e Astri)
Il suo interesse per gli angeli non fu solo di carattere teologico, ma anche mistico, legato a esperienze personali. San Tommaso fu seguito dagli angeli fin dalla tenera età e per tutta la vita ebbe contatti con questi esseri, che lo consigliarono e lo aiutarono nelle occasioni più difficili della sua esistenza. Senza dubbio questa esperienza, unita naturalmente al notevole approfondimento teologico, è stata determinante per l’elaborazione delle tesi esposte nella Summa Theologica, la sua opera maggiore, nelle quali dedicò molto spazio alla natura dell’angelo custode (vedi gli approfondimenti in questa sezione).

SAN BONAVENTURA

Nella speculazione teologica del XIII secolo, successiva al IV Concilio Lateranense, si andò anche affermando la continua necessità di una più attenta valutazione dei ruoli e dell’identità degli angeli.
San Bonaventura (1217-1274) stabilì che gli angeli erano parte di una sola specie, come gli uomini, provvisti di intelligenza, memoria e volontà; inoltre affermò che questi esseri erano dotati di libero arbitrio e in grado di agire seguendo il bene o il male, come dimostrato dall’azione di Lucifero.
San Bonaventura in parte rielaborò le teorie dello Pseudo Dionigi Areopagita sulle Gerarchie angeliche (vedi Gerarchie angeliche), affermando che solo l’ultima Gerarchia era incaricata di stabilire i rapporti con gli uomini. I Principati avevano il compito di governare e controllare che gli uomini fossero sempre orientati verso il bene; agli Arcangeli era riconosciuto il compito di messaggeri della voce divina; gli Angeli avevano invece un ruolo più applicativo e pratico: proteggevano gli uomini dai pericoli e soprattutto dalle lusinghe o dagli attacchi del demonio. Si noterà che l’impostazione proposta da san Bonaventura tendeva a riportare nelle schiere angeliche uno schema tripartito, simile a quello della Trinità.

3. L'angelologia moderna

RIFORMA E CONTRORIFORMA

Dopo la grande sistemazione legata alla filosofia medievale e soprattutto alle figure di san Tommaso e san Bonaventura, l'angelologia fu messa in secondo piano da problemi più pressanti, come quello di riformare la Chiesa, che ebbe come esiti, dopo una lunga gestazione, la Riforma protestante, luterana e calvinista, e la Controriforma cattolica. Va detto che il dibattito sugli angeli non fu del tutto trascurato all'interno delle dispute tra cattolici e protestanti, ma, per esempio, non si può fare a meno di osservare che nel corso del Concilio di Trento (1545-1563) il problema angeli non fu nemmeno trattato. Per vedere una prima concreta presa di posizione sull'argomento in seno al cattolicesimo della Controriforma, bisognò attendere fino al 1570, quando nel "Messale romano" di papa Pio V furono indicate quattro feste consacrate espressamente agli angeli, dedicate agli angeli custodi (il 2 ottobre), all'arcangelo Gabriele, all'arcangelo Michele e all'arcangelo Raffaele. Successivamente, nel 1614, nel "Rituale romano" di Paolo V fu indicato l'importante valore degli angeli custodi e amici degli uomini, in particolare nella nascita e nella morte.

GIOVANNI DELLA CROCE

Un importante impulso all'analisi teologica e spirituale sugli angeli si ebbe nell'ambito della corrente mistica che attraversò il XVI-XVII secolo con alcuni esponenti di indiscusso valore.
Per esempio il mistico spagnolo Giovanni della Croce (1542-1591) in più occasioni ebbe modo di descrivere l'importanza degli angeli, conosciuta soprattutto attraverso il costante rapporto con loro per mezzo della preghiera e della meditazione. Con il suo Cantico spirituale ci ha lasciato una memoria nitida del fondamentale ruolo degli angeli, confermando la loro determinante funzione di custodi e di intermediari tra l'uomo e Dio: "a lui vanno le nostre preghiere offerte dagli angeli" (Cantico spirituale, 2, 3).

FRANCISCO SUAREZ

Altri si occuparono del ministero degli angeli: Francisco Suarez (1548-1617) nel suo De angelis stabilì che il ministero delle creature celesti si suddivideva in sei azioni:

* difendere l'uomo dai pericoli materiali e spirituali che potrebbero minacciarlo;
* indurre l'uomo ad andare in direzione del bene e ad allontanarsi da ogni fonte del male;
* contribuire ad allontanare i demoni dagli uomini;
* farsi portavoce delle preghiere che gli uomini rivolgono a Dio;
* pregare per gli uomini;
* cercare di correggere e punire gli errori degli uomini, al fine di favorirne la conversione finale.

Il teologo gesuita spagnolo stabilì inoltre che la missione degli angeli custodi doveva essere considerata una verità da accettare completamente da parte di tutti e che negarla corrispondeva a commettere un grave peccato. Anche l'esistenza di Gerarchie angeliche andava considerata una verità di fede in quanto ammessa dalla Scrittura.

DENYS PETAU

Le valutazioni di Suarez furono presto considerate fondamentali nella dottrina cattolica sugli angeli; alla sua opera si affiancò l'articolato studio di Denys Petau intitolato allo stesso modo De angelis, nel quale il teologo, oltre a riflettere sui problemi del numero e del ministero degli angeli, ribadì che la loro esistenza è una verità di fede innegabile e che si tratta di esseri spirituali. Egli confermò inoltre con forza l'esistenza certa e oggettiva dell'angelo custode.

EMANUEL SWEDENBORG

Nel XVIII secolo, anche se la filosofia illuminista tendeva a valutare ogni cosa sul piano della razionalità, negando molti valori della religione, l'indagine sugli angeli continuò, benché attraverso interpretazioni spesso in contrasto con la visione dogmatica.
Emblematico è il lavoro del filosofo luterano svedese Emanuel Swedenborg (1688-1772) che elaborò una tesi secondo la quale il mondo naturale e quello spirituale si incontravano, dando vita a un universo dove angelo e uomo potevano confondersi. Per il pensatore svedese gli angeli avevano sesso e vivevano come in una sorta di comunità costituita da tanti nuclei familiari; accanto all'attività di custodi e messaggeri, svolgevano anche i tanti compiti che la vita in gruppo richiedeva, curandosi di molteplici impegni, allevando i figli, difendendo il mondo dai demoni e scrivendo con una scrittura altamente sofisticata incomprensibile per gli uomini.

IMMANUEL KANT / ANTONIO ROSMINI

Naturalmente la visione di Swedenborg appare per molti versi ingenua e lontanissima dalle interpretazioni teologiche, oltre che in contrasto con le leggi della metafisica. Contro le ipotesi di Swedenborg si schierarono Immanuel Kant (1724-1804), che lo considerava un "visionario" e il filosofo cattolico Antonio Rosmini (1797-1855); quest'ultimo in particolare sottolineò e ridefinì con ulteriore chiarezza l'immagine totalmente spirituale dell'angelo, ponendo in evidenza con incisività soprattutto il suo rapporto con gli uomini
Di certo però l'interpretazione antidogmatica di Swedenborg ha avuto la funzione di creare un insieme di credenze arcane e mitologiche sugli angeli che ha alimentato numerose interpretazioni letterarie nate nel Romanticismo.

4. La posizione dei Protestanti

LA SACRA SCRITTURA E LE TRADIZIONI

La Riforma protestante rifiuta le espressioni di devozione nei confronti degli angeli, in cui sarebbero evidenti atteggiamenti cultuali in disaccordo con la Sacra Scrittura (cioè la Parola di Dio scritta e non quella orale, che costituisce la "Tradizione", accettata dalla Chiesa cattolica).
Per i cattolici quindi gli angeli, come la Madonna, meritano molta venerazione, mentre per i protestanti, che riconoscono validità solamente al dettato della Sacra Scrittura, a queste creature sono riconosciuti solo i ruoli e le funzioni che provengono dalle fonti scritte.

MARTIN LUTERO

Martin Lutero, figura centrale della Riforma protestante, rifiutava il culto degli angeli, come quello dei santi, considerandolo un peccato perché contrario alla visione della Bibbia, dove non vi sono indicazioni che prevedono alcun tipo di culto per i messaggeri divini. La posizione luterana è stata seguita da molti altri riformatori e indicata come corretto atteggiamento per non perdere di vista la separazione tra divino e umano.

GIOVANNI CALVINO

Giovanni Calvino considerava poco cristiano interrogarsi sull'aspetto, i ruoli e il numero degli angeli: tutte caratteristiche destinate a svilire l'autentico significato di quella "parte udibile e distinta" (gli angeli) che rappresenta una testimonianza vivissima della grandezza della creazione. Per Calvino, offrire agli uomini eccessive speculazioni intorno agli angeli, abbassando la loro dimensione su un piano troppo umano, era un modo per perdere di vista la fede e i misteri della Sacra Scrittura, quasi sempre molto più semplice di quanto certi filosofi volevano far credere.
La riflessione dei primi protestanti fu accentuata dalle interpretazioni successive, in particolare tra il XVIII e il XIX secolo, quando numerosi pensatori stabilirono che l'idea stessa dell'esistenza degli angeli e dei demoni in realtà andava vista come espressione di una sorta di superstizione e come tale redarguita poiché allontanava l'uomo dalla corretta visione teologica della Bibbia.

1. Sintesi dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma l’esistenza degli Angeli, come "verità di fede", testimoniata dalla Scrittura e dalla Tradizione (CCC n.328). La loro creazione avvenne dal nulla, secondo il pronunciamento del Concilio Lateranense IV del 1215 (CCC n.327; cf. anche Paolo VI: "Credo del popolo di Dio", Cool.
Sempre il CCC specifica inoltre l’identità degli Angeli: sono creature spirituali, dotate di intelligenza e volontà e sono superiori alle creature visibili (CCC n.330). La missione degli Angeli consiste nell’essere servitori e messaggeri di Dio e potenti esecutori dei suoi comandi (CCC n.329).
Particolarmente accentuata è la relazione degli Angeli con il mistero di Cristo: "Cristo è il centro del mondo angelico" (CCC n.331). Questa centralità ha due motivazioni: gli Angeli, insieme all’intera creazione, sono stati creati per mezzo di Lui e in vista di Lui, e inoltre, essi sono messaggeri del suo disegno di salvezza (CCC n.331).
Il CCC delinea una catechesi biblica sugli angeli e sulla loro missione nell’AT e nel NT. I pochi episodi scelti dall’AT (CCC n.332) menzionano i cherubini che, dopo la cacciata dell’uomo, custodiscono il giardino dell’Eden e l’albero della vita (Gn 3,24); gli Angeli che proteggono Lot (Gn 19); l’Angelo che salva Agar e il suo bambino assetati e smarriti nel deserto (Gn 21,17); quello che ferma la mano di Abramo in procinto di immolare Isacco (Gn 22,11-12); l’Angelo che guida il popolo nel deserto (Es 23,20-23); quello che annuncia la nascita di Sansone (Gdc 13); l’Angelo che annunzia la vocazione di Gedeone (Gdc 6,11-24); l’Angelo che assiste Elia in fuga e impaurito, con una focaccia e un orcio d’acqua (1Re 19,5-7).
Gli episodi scelti dal NT menzionano, anzitutto, Gabriele che annuncia la nascita del Battista e di Gesù (CCC n332). Si ricordano poi gli interventi degli Angeli che cantano l’inno di lode per la nascita del Salvatore, ne proteggono l’infanzia, lo servono nel deserto, lo confortano nell’agonia, annunciano la buona novella della resurrezione, lo serviranno nell’ultimo giudizio (CCC n.333).
Si deve dire, contrariamente a una certa cultura moderna, che l’esistenza degli Angeli, sia nel mondo biblico, sia nella cultura pagana e cristiana dei primi secoli della Chiesa, era una verità creduta e posseduta pacificamente da tutti. Il pericolo, talvolta, proveniva dall’esagerazione e dall’esasperazione del mondo angelico, come succedeva, ad esempio, con l’eresia catara.
Nel 1215 il Concilio Lateranense IV si pronunciò contro l’eresia catara. I catari ritenevano Satana essere il Dio dell’AT e creatore del mondo e grande avversario del Dio buono manifestatosi nel NT.
Consideravano Gesù un Angelo inviato dal Dio buono per istruire gli uomini sulla loro patria perduta. Per i catari il mondo materiale era intrinsecamente cattivo, per cui veniva proibito, ad esempio, il matrimonio, l’esercizio della sessualità, il lavoro. I catari contrapponevano al monoteismo cristiano un dualismo di tipo manicheo. Contro l’eresia catara, il Lateranense IV riassume la coscienza di fede biblica ed ecclesiale sull’esistenza e sulla natura degli Angeli.
Oggi è in atto una specie di estraniazione mentale nei confronti degli Angeli: la secolarizzazione convinta ha immesso uno sguardo fortemente scettico su presenze spirituali, che sembrano superflue e appartenenti ad altri mondi culturali ritenuti superati.
Bisogna tener conto di due motivazioni teologiche per una certa marginalizzazione degli Angeli:
1) la gerarchia delle verità di fede pone il mondo angelico non al centro, bensì alla periferia della fede cristiana;

2) la rivalutazione teologica della funzione mediatrice di Maria sembra aver sostituito del tutto la presenza altrettanto protettrice e benefica degli Angeli.

2. Sintesi dalla Teologia Cattolica

SAN TOMMASO

Angelo è un termine di origine greca (ànghelos), che vuol dire messaggero. La prima sistemazione organica della dottrina sugli Angeli fu operata dallo Pseudo-Dionigi in un breve scritto intitolato: "La celeste gerarchia". Quest’opera , anche grazie all’autorevole pseudonimo Dionigi l’Areopagita (V secolo) esercitò un influsso costante e decisivo su tutti i pensatori che vennero dopo di lui. In quest’opera viene fissata la loro distribuzione in nove cori, raggruppati in tre triadi: la prima comprende i Serafini, i Cherubini, i Troni; la seconda le Dominazioni, le Virtù, le Potestà; la terza i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli.
Sant'Agostino dice a riguardo degli Angeli: Angelus officii nomen est, non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est = la parola angelo designa l’ufficio, non la natura ; se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito, se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo (sant'Agostino, "Commento sui Salmi": 103,1-15).
San Tommaso d’Aquino riprende su larga scala l’insegnamento dello Pseudo-Dionigi, ma lo perfeziona su alcuni punti di capitale importanza, avvalendosi della metafisica aristotelica e della filosofia dell’essere. L’angelologia di san Tommaso è stata il fondamento della teologia angelica per tutti i secoli futuri e su questa impostazione teologica si sono basati tutti gli studiosi, i filosofi e teologi venuti dopo di lui.
Di angelologia l’Aquinate si occupa in molte opere (35 circa), alcune delle quali devono essere considerate vere e proprie monografie sugli esseri spirituali: tali sono in particolare: "Le Creature Spirituali", le questioni 50-64, 106-114 della "Prima Parte della Somma Teologia", i capitoli 73-78 del "Compendio di Teologia". Il trattato degli Angeli che troviamo nella "Somma Teologia" è da considerarsi un vero capolavoro: "per la profondità dei principi…, per la generalità delle intuizioni e per l’armonia e la coerenza di tutte le sue parti" (T. Centi).
Vediamo in breve il pensiero filosofico e teologico di san Tommaso d’Aquino. Due sono le tesi originali dell’angelologia tomista: la "spiritualità" degli Angeli; la "composizione ontologica" degli Angeli.

ANGELOLOGIA TOMISTA: la "spiritualità" degli Angeli

Ai tempi di san Tommaso la maggior parte dei teologi (richiamandosi a sant'Agostino) affermavano che gli Angeli non sono puri spiriti, ma sono anch’essi composti di materia e forma, come tutte le creature. San Tommaso considera invece assolutamente irrinunciabile la tesi della spiritualità degli Angeli, dalla quale ne derivano tutte le logiche conseguenze, di cui le principali sono:

a) Esistenza: volendo Dio creare un cosmo che fosse lo specchio della sua infinita perfezione, era conveniente che producesse, tra le varie creature, anzi tutto quelle che maggiormente gli assomigliavano: tali sono le creature angeliche che sono come Dio, puri spiriti, intelligenti e liberi.
"Pertanto quelli che si trovano al massimo grado tra gli enti creati, sono quelli che maggiormente assomigliano a Dio, e non c’è in essi potenza a essere o a non essere, ma hanno ricevuto da Dio un essere sempiterno…Questi enti in cui non c’è potenza a essere o a non essere, non sono composti di materia e forma, ma sono pure forme sussistenti nel proprio essere, che hanno ricevuto da Dio" ("Compendio di Teologia", c.74, n.128).

b) Finitudine: questa è dovuta non alla materia, che non c’è, ma all’essenza degli Angeli. E’ l’essenza stessa che pone dei confini all’atto dell’essere, che in se stesso è infinito.
Pertanto "anche nelle sostanze spirituali (cioè gli angeli) vi è composizione di atto e potenza (solo Dio è atto puro)….Ora nella sostanza intellettuale creata, si trovano due elementi, cioè, l’essenza (substantia) e l’essere, il quale non è l’essenza stessa: l’essere è il complemento dell’essenza esistente, poiché ogni cosa è in atto quando ha l’essere. Rimane, dunque, che in ognuna delle suddette sostanze si ha composizione di atto e potenza" ("Contra Gentiles", c.53, nn-1282-1283).

c) Personificazione: gli Angeli sono di diritto persone: "infatti tutto ciò che sussiste nella natura intellettuale o razionale ha ragione di chiamarsi persona" ("Contra Gentiles", IV, 35, n.3725).
Quindi gli Angeli godono della perfezione della personalità, che è sussistente nell’ordine dello spirito.

d) Specificità dell’agire: la modalità dell’agire degli Angeli, sia nell’ordine conoscitivo come in quello volitivo, si distingue nettamente da quello che caratterizza l’agire umano. "La conoscenza intellettuale dell’uomo si realizza mediante l’astrazione; la libera scelta mediante la deliberazione. Per quanto riguarda l’ordine conoscitivo, gli Angeli sono dotati di intuizione intellettuale, grazie alla quale, vedono immediatamente (senza astrazione) gli oggetti conosciuti. Mentre per quanto riguarda l’ordine volitivo, le loro scelte sono rapidissime, pressoché immediate (senza formazione di giudizio). E’ dunque evidente che negli Angeli vi è libero arbitrio perfetto" ("Contra Gentiles", q.59,a.1)

ANGELOLOGIA TOMISTA: la "composizione ontologica" degli Angeli

San Tommaso era certamente d’accordo con la scuola francescana nel ritenere che gli Angeli essere finiti; ma, come si è visto, non era disposto a spiegare questa condizione ontologica ripiegando sulla composizione ilemorfica (materia e forma). Certo, se sono finiti deve esserci una ragione intrinseca.
Questa ragione consiste, secondo l’Aquinate, nella differenza e nella composizione che si incontrano nelle creature tra essenza e atto d’essere (actus essendi). Gli Angeli sono finiti perché il loro essere è ricevuto e limitato dell’essenza.
"In tal modo l’essenza della sostanza spirituale, la quale non è composta di materia e forma, rispetto all’essere è come la potenza rispetto al suo atto" ("Le Creature Spirituali", a.1).

ANGELOLOGIA TOMISTA: "l'agire" degli Angeli

Si è già detto dell’agire degli Angeli in generale, sia per quanto concerne l’ordine conoscitivo sia per quanto riguarda l’ordine volitivo. Per entrambi gli ordini l’oggetto primario e principale è Dio (cfr. "Summa Theologiae", Parte Prima, questione 60, articolo 5).
Ma agli Angeli viene riservato un ambito operativo speciale, che riguarda l’uomo. Il loro ufficio principale è essere custodi dell’uomo, difenderlo dalle aggressioni del demonio e di aiutarlo a conseguire la salvezza eterna. Però gli Angeli non possono piegare la volontà umana, perché ciò è esclusivo di Dio. Gli Angeli possono indurre gli uomini con la persuasione e, come possono fare gli stessi uomini, possono muovere la volontà eccitando le passioni (cfr. "Summa Th. q.111,aa.1-4).
Infatti la volontà è soggetta soltanto a Dio, e Dio solo può operare in essa, perché ne è l’oggetto principale quale ultimo fine" ("Somma Teologia, q.57, a.4).

ANGELO CUSTODE

Una breve parola bisogna dire sull’Angelo Custode nella Teologia Cattolica, poiché l’argomento ci tocca da vicino.
Secondo la Tradizione ecclesiale, gli Angeli hanno come ufficio proprio quello di assistere, proteggere , guidare l’umanità perché possa conseguire la salvezza eterna. Alcuni sono preposti a custodire la famiglie, altri le città, altri le nazioni, altri tutte le nature corporee; altri sono preposti alla custodia delle singole persone: a questi si riserva il titolo di "Angeli Custodi".
A questa realtà allude Gesù quando, parlando dei fanciulli, accenna ai loro Angeli (cfr. Mt 18,10).
Già ai primi albori del cristianesimo tale evidenza era accettata e ferma, tanto da indurre i fedeli nel cenacolo a ritenere naturale che l’Angelo Custode di san Pietro l’avesse liberato dalla prigionia (cfr. At 12, 45).
San Tommaso raccogliendo la Tradizione della Chiesa orientale e occidentale, ha dedicato una lunga questione della "Somma Teologia" (q.113 della Prima Parte) al chiarimento di quali siano gli uffici dell’Angelo Custode.
L’Aquinate risolve positivamente la questione dibattuta, già dai tempo di Origene, se l’Angelo Custode sia concesso a tutti o soltanto ai battezzati. Per i non battezzati la presenza angelica è per lo più inefficace a causa della cultura irreligiosa o areligiosa. L’Angelo Custode a questi in modo discreto dona sempre lumi e spinte verso la salvezza, sebbene trovi ripulse e ostacoli dallo spirito del male, che lo avversa.
Dopo la morte "l’uomo non avrà più un Angelo Custode, ma avrà in cielo un Angelo "conregnante", o all’inferno un demonio tormentatore" ("Somma Teologia" q.113, a.4).

CONCLUSIONE

Qualunque sia questo mondo celeste, esso è inserito nel piano divino della creazione e nel disegno di salvezza di Cristo. La credenza nell’esistenza degli Angeli e nel loro ruolo presso gli uomini è un elemento dogmatico della fede cristiana. Essi hanno un posto indispensabile nell’insieme del mistero della fede (1Tm 3,16).

Angelorum Positio

La "posizione" degli Angeli nella gloria celeste è una tematica teologica oggi pacifica, accettata comunemente, senza divergenze filosofiche e teologiche, nella Chiesa Cattolica: gli Angeli, esseri spirituali, dotati d’intelligenza e volontà, godono la cosiddetta visione beatifica di Dio uno e trino fin dalla loro creazione, ma dopo aver subito "la prova", di cui parla la Chiesa.
"Il diavolo, infatti, e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi" (CCC n.391). Di questo peccato degli Angeli parla il NT, 2 Pt 2,4: " Dio, infatti, non risparmiò gli Angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell’inferno".
(Vedi Angeli Ribelli e Angeli e Cattolicesimo).
Il Concilio Vaticano II, come tutta la Tradizione e la Dottrina Cattolica, c’insegna che la Chiesa tutta intera è formata dalla Chiesa militante, dalla Chiesa purgante e dalla Chiesa trionfante.
"Fino a che dunque il Signore non verrà nella sua gloria, accompagnato da tutti i suoi Angeli (cfr. Mt 25,31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (cfr. 1Cor 15,26-27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria contemplando chiaramente Dio, uno e trino, qual è" (LG, 49).
Di questa gloria e di questa contemplazione chiara di Dio, si occupano gli Angeli: la "positio" angelica è nell’eterna "beatitudine" o "visione beatifica" di Dio.
Gli Angeli sono per natura nella posizione di contemplazione chiara e immediata di Dio. Vedono e godono Dio secondo la loro natura creata, ma in modo totale, pieno, completo e immediato. Sono nella cosiddetta "beatitudine".

Beatitudine

La definizione di beatitudine secondo il vocabolario di Devoto Oli è: "Stato di perfetta felicità, consistente, secondo la Teologia Cattolica, nella visione beatifica di Dio".
E’ la condizione di perfetto appagamento e la piena realizzazione di se stessi. Secondo la famosa definizione boeziana è: "Uno stato perfetto in cui si assommano tutti i beni".
Gli Angeli, come esseri intelligenti e volitivi, sono posti sicuramente in questo stato di perfetta beatitudine.
Da queste definizioni risulta che "la beatitudine consiste essenzialmente nel livello di massima perfezione ("ultima perfectio"=definizione tomista) di quell’attività che è maggiormente propria dell’Angelo (l’intelletto) e dell’uomo ( la ragione)" (cfr. II Sent., d.4, q.1: Commento di san Tommaso alle Sentenze).
Vediamo in breve qual è l’oggetto e l’attività (ruolo) della beatitudine angelica.

"OGGETTO" DELLA BEATITUDINE ANGELICA

Secondo la scuola tomista si ammette che la perfetta beatitudine dell’essere consiste nella visione dell’essenza divina. Ora vedere Dio per essenza non è al di sopra soltanto della natura umana, ma di qualsiasi creatura. Anche per gli Angeli, perciò, è stato necessario da parte di Dio dare a loro delle forze e delle grazie per godere la beatitudine. Per l’uomo queste forze e queste grazie si dicono virtù teologali, sia perché hanno Dio come oggetto, sia perché sono infuse nell’uomo da Dio soltanto. Anche per gli Angeli, Dio ha direttamente infuso in loro la capacità intellettiva e volitiva di contemplare l’essenza divina.
L’oggetto, quindi, della visione beatifica angelica è l’essenza di Dio, secondo il pensiero della scuola tomista.
Se in alcuni momenti la teologia ha parlato di beatitudine quasi esclusivamente nei termini "visione", adesso si è più consapevoli che nel NT e nella Tradizione appaiano anche altri elementi. Uno di loro è la comunione d’amore con Dio uno e trino. La visione non è puramente intellettuale, ma abbraccia anche tutta la volontà. Questo discorso vale anche per gli Angeli, che oltre a vedere immediatamente Dio, lo amano totalmente con libera e completa volontà. Questo pensiero teologico è dovuto, soprattutto, alla dottrina agostiniana, come vedremo.

"ATTIVITA'" DELLA BEATITUDINE ANGELICA

La beatitudine o visione beatifica, che gli Angeli hanno, non consiste in uno stato d’inerzia, poiché l’inerzia non è perfezione e non perfeziona nessun essere; perciò consiste nell’agire, nell’esercizio di un’attività.
Quest’attività beatificante è stata teologicamente studiata da due scuole: la scuola agostiniana e la scuola tomista.
La prima dà rilevanza all’amore, come conoscenza beatifica di Dio. Questa tesi sostiene che la "visione" beatifica di Dio consiste nel "possesso pieno" e integrale del Sommo Bene, Dio, e si attua soltanto nell’amore totale: "la gioia è il coronamento della beatitudine" (cfr. sant'Agostino, "Le Confessioni", Libro X, n.22-23).
La scuola tomista, invece, dà prevalenza all’intelletto, quale strumento della beatitudine. San Tommaso assegna il primato all’intelletto rispetto alla volontà e vuol dimostrare che la beatitudine consiste primariamente nell’attività intellettiva e, pertanto, alla contemplazione di quella realtà divina, che con il suo fulgore e la sua bellezza appaga totalmente e definitivamente qualsiasi essere, che sia portato, mediante la sua grazia, alla conoscenza della sua essenza divina.
"Affermo essere impossibile che la felicità stessa nella sua essenza, consista in un atto della volontà. Infatti, è evidente da quanto si è affermato che la felicità è il conseguimento del suo fine…Il godimento (delectatio) poi sopravviene alla volontà per il fatto che il fine è presente…Pertanto dapprima c’è la volontà di conseguire il fine ultimo; ma abbiamo poi il conseguimento per il fatto che diviene a noi presente mediante un atto dell’intelletto; e finalmente la volontà appagata si acquieta nel fine già posseduto. Ecco, dunque, che l’essenza della beatitudine consiste in un atto dell’intelletto; alla volontà invece spetta il godimento che accompagna la felicità" (Summa Theologiae, I-II, q.3, a.4).
Questo è il famoso testo magistrale ed esemplare, in cui san Tommaso avvalora la tesi della supremazia dell’intelletto sulla volontà nella visione beatifica di Dio, quale attività beatificante, sia degli Angeli, sia degli uomini. Naturalmente negli Angeli, come abbiamo detto, la volontà di conseguire il fine ultimo non è in atto, in quanto il fine è già loro presente: "hinc et nunc".
L’ordine della felicità beatifica rispecchia necessariamente l’ordine delle facoltà. In questa tesi tomistica, non si vede come, assolutamente e formalmente parlando, si possa anteporre la volontà all’intelletto. Per questo motivo, la beatitudine investe inizialmente l’intelletto, che è la prima facoltà ad entrare in possesso di Dio, mediante la visione beatifica.
Tuttavia, come detto sopra, questa tesi non esclude totalmente l’altra, cioè quella del momento affettivo, complemento necessario della prima.
Perciò, pur affermando, secondo la scuola tomista, che la beatitudine consiste principalius nella vita contemplativa, si riconosce pure che il pieno possesso integrale del Sommo Bene si dà anche nella volontà e nell’amore.
Da sottolineare, infine, che dalla caratterizzazione e particolarità della tesi tomista riguardo alla beatitudine, considerata come attività primariamente e principalmente intellettiva e contemplativa, n’è disceso logicamente la ormai celebre dottrina ascetica del primato della vita contemplativa su quell’attiva.
Da quanto sopra detto, deriva che gli Angeli hanno sicuramente attività intellettiva nella conoscenza e nella percezione di Dio; ma possiamo affermare che lodano Dio, amano Dio, servono Dio anche con la volontà. Percepiscono immediatamente l’essenza di Dio con l’intelletto e immediatamente lo amano con la volontà.

INTELLETTO E VOLONTA'

Gli Angeli, quindi, sono esseri spirituali, persone datate d’intelletto e volontà; nell’atto libero queste due facoltà s’intrecciano in un’unica attività operativa: l’atto libero emesso dall’intelletto e dalla volontà. Quest’atto libero è immediato nella visione beatifica di Dio, in quanto sono, per grazia, in possesso del Sommo Bene, che è Dio stesso.
La loro felicità eterna, quindi, consiste nella piena attuazione delle facoltà: dell’intelligenza mediante la contemplazione dell’essenza di Dio, della volontà mediante l’unione con Dio nell’amore totale.

CONCLUSIONE

Teniamo, comunque, presente che noi poveri mortali stiamo parlando d’esseri superiori e spirituali, quali sono gli Angeli: è un mistero.
"Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso" (CCC, n.1027).
Parliamo di Angeli, ma non siamo Angeli! Questo è il problema!
Gli Angeli sono di Dio e in Dio. Sant'Ireneo ha formulato questa realtà beatifica degli Angeli e dei salvati in modo magistrale nell’opera "Adversus Hereses", IV 20,5: "Come coloro che vedono la luce sono nella luce e partecipano del suo splendore, così coloro che vedono Dio sono in Dio, partecipando del suo splendore".
Viene in mente quello che diceva sant'Agostino concludendo la sua opera "La Città di Dio" (22,30): "là riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Ecco ciò che avverrà fino alla fine senza fine".
Ogni descrizione che cerchiamo di fare della vita dell’aldilà sarà sempre inadeguata. Gli Angeli, che sono già…, ci aspettano!

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 2:54 pm    Oggetto:  GLOSSARIO SANSCRITO: LA SCRITTURA DIVINA TRASMESSA DAI DEVA
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PER QUESTA SEZIONE, RIMANDIAMO ALLA FONTE ORIGINALE:

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 2:55 pm    Oggetto:  TAVOLA DELLE CORRISPONDENZE ANGELICHE
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PER QUESTA SEZIONE RINVIAMO ALLA FONTE ORIGINALE:

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 3:01 pm    Oggetto:  FILMOGRAFIA SUGLI ANGELI
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Al cinema gli angeli sono stati per la maggior parte delle volte rappresentati nel contesto di commedie leggere: la più celebre di queste pellicole è indubbiamente il film La vita è meravigliosa (1946) di Frank Capra. Narra la vicenda di un angelo di "seconda classe" che, per guadagnarsi le ali e la qualifica di "prima classe", deve scendere sulla Terra e compiere un’azione degna di nota.

Ma il cinema si è occupato degli angeli sin dai primi tempi del sonoro, come dimostra per esempio la pellicola La leggenda di Liliom (1934) di Fritz Lang, che ha avuto anche uno spettacolare rifacimento americano nel 1956 sotto forma di musical con il titolo Carousel (regia di Herny King). E per restare nell’ambito dei film musicali, ricordiamo che altre pellicole dove appaiono gli angeli sono Jolanda e il re della samba (1945), Due cuori in cielo (1942) e Uno straniero tra gli angeli (1955), tutti e tre diretti da Vincent Minnelli; l’ultimo di questi tre film, tra l’altro, è il rifacimento di una fortunata produzione precedente, Kismet, firmata dalla coppia Dillon-Dieterle. Altri film - quasi tutti di produzione americana - imperniati sugli angeli in Terra sono Un angelo è sceso a Brooklyn (1945) di Leslie Goodwins, L’infernale avventura (1946) di Archie Mayo (rifatto poi nel 1980 come Angel on my shoulder da John Berry), The angel who pawned her harp (1956) di Alan Bromly, Angels in the outfield (1951) di Clarence Brown, Heaven only knows (1947), The heavenly kid (1985), Bellezze in cielo (1947) di Alexander Hall, The angel Levine (1970) di Jan Kadar e Al di là del domani (1940) di Edward Sutherland con Richard Carlson. Italiani sono invece i film Miracolo a Milano (9151) di Vittorio de Sica e L’angelo custode (1968) di Giuliano Tomei, mentre in Inghilterra è stato realizzato nel 1946 La scala del paradiso, poetica e commovente fiaba sui piloti dell’ultima guerra girata dalla coppia Powell-Pressburger. Dalla Francia ci giunge invece nel 1967 il film Angelica ragazza jet (per la regia di Geza Radvanyl), nel quale l’angelo che aiuta Jean Paul Belmondo è interpretato dalla bellissima attrice austriaca Romy Schneider.

Tra le piccole più riuscite su questo argomento è poi L’inafferrabile signor Jordan del 1941 (ridistribuito nel nostro Paese anche con il titolo di Mille cadaveri per mister Joe), del quale nel 1978 l’attore Warren Beatty ha realizzato un fortunato rifacimento chiamato Il paradiso può attendere. Molto poetico è anche Joe il pilota del 1943, nel quale Spencer Tracy è un pilota americano che, dopo morto, ritorna come angelo sulla Terra per aiutare la propria fidanzata: di questo commovente film ha effettuato di recente un rifacimento Steven Spielberg intitolandolo Always e affidando la parte dell’emissario celeste all’attrice Audrey Hepburn. In tempi ancora più recenti, Whitney Houston è stata la protagonista del remake di La moglie del vescovo (1947) e John Travolta è invece l’angelo grasso, sporco e trasandato di Michael (1996), privo però dello spirito e della grazia di precedenti pellicole simili, quali Il suo angelo custode (1955) di Alexander Hall.

Un altro angelo che ha affascinato tutto il mondo è quello protagonista della pellicola Il cielo sopra Berlino del regista tedesco Wim Wenders seguito da Così lontano così vicino, dello stesso regista: egli deve agli angeli, in fatto di popolarità, almeno quanto loro devono a lui. E’ stato dopo i suoi due celebratissimi film, usciti ad alcuni anni di distanza l’uno dall’altro ed entrambi incentrati sul rapporto fra gli esseri umani e gli angeli che, da regista di culto, Wenders è diventato noto anche al grande pubblico. Dal canto loro, i messaggeri celesti sono potuti "rientrare" nell’immaginario collettivo, creando un fenomeno che non ha precedenti almeno negli ultimi 300 anni. Ricorda Wenders:

Nell’estate del 1986 decisi di girare un film a Berlino. E iniziai a pensare a quale personaggio avrebbe potuto guidarmi attraverso la mia città, la vera protagonista della storia. Mi serviva qualcuno che potesse portarmi ovunque, in ogni angolo, per mostrarmi tutte le sue facce. Ricordo che vagando per le strade, in quei giorni, mi imbattei in una miriade di figure angeliche. A cominciare dalla grandiosa statua dell’Angelo della Vittoria che svetta sulla colonna in mezzo al giardino zoologico, per finire agli angeli raffigurati sulle facciate di alcune case. Ne trovai tantissimi. Erano una forte presenza. Così mi resi conto che forse era proprio quello il personaggio che cercavo. Un mondo che però non mi apparteneva. Non era da me pensare a cose del genere. Solo quando scrissi la storia e la feci leggere a Peter Handke (il grande scrittore che ha sceneggiato "Il Cielo sopra Berlino") mi accorsi che non si stupì affatto. Quasi che se lo aspettasse. L’angelo per me era soprattutto una metafora, cioè il meglio di noi stessi. Quella parte con la quale a volte riusciamo ad avere un contatto, ma che più spesso ci sfugge. Mi convinsi che ognuno ha un angelo dentro di sé e lo illustrai in una storia poetica. Dopo essermene occupato per anni, mi sono sentito sempre più vicino a questi esseri. Ora li prendo sul serio. Ho imparato a guardarli in senso più religioso, ci credo e li intendo realmente come intermediari tra Dio e gli uomini. Inoltre l’argomento stava altrettanto a cuore al pittore che ha influenzato i miei primi studi d’arte, Paul Klee. Valeva la pena di approfondirlo... I miei film sono soprattutto basati sul modo in cui gli angeli guardano il mondo. Volevo tradurre il loro sguardo, la loro visione delle cose, in termini a noi comprensibili. All’inizio pensai di utilizzare l’alta tecnologia, le riprese d’effetto, ma poi compresi che la chiave stava nel trovare un diverso atteggiamento, più affettuoso verso la realtà. Gli angeli sono più vicini di quanto pensiamo. Ma percepirli è un’altra cosa. Credo che sia davvero una questione di fede, di atteggiamento personale. Oggi la gente è convinta di poter credere soltanto in ciò che vede. Viviamo in una strana epoca in cui siamo circondati quasi esclusivamente da cose create da noi. Tutte immagini di seconda mano, riproduzioni della realtà. Nel mio secondo film l’angelo Cassiel dice: "Gli uomini credono di avere conquistato il mondo. Ma è il mondo che ha conquistato loro". Molti, troppi di noi, hanno dimenticato l’atteggiamento di umiltà rispetto alla creazione. Se si pensa davvero che sia l’uomo l’unico creatore, non rimane molto spazio per alcun tipo di speranza. Né la scienza o la filosofia hanno mai saputo spiegare la vera ragione dell’esistenza. Niente e nessuno c’è riuscito fino ad ora... Un altro aspetto degli angeli che contiene un messaggio fondamentale è il loro rapporto col tempo. Non ne sono certo ossessionati come noi. Per questo non possiamo comprendere neppure lontanamente la dimensione in cui vivono. L’eternità rende ridicoli i nostri affanni di uomini, perciò gli angeli non possono che sorridere nel vedere quanto ci sentiamo importanti.

Ispirato dagli angeli di Wenders (angeli che avvertono attrazione e curiosità verso il mondo terreno fino al punto di rinunciare alla propria condizione e alle "ali"), il regista Brad Silberling ha realizzato il film La città degli angeli (1998). Nicholas Cage interpreta Seth, un angelo che deve decidere se rinunciare alla sua immortalità e diventare uomo nell’eventualità di riuscire a conquistare la donna dei suoi sogni. Questa donna è Maggie (Meg Ryan), di professione chirurgo cardiaco, molto pragmatica e che non crede agli angeli... finché non incontra Seth.

Un angelo particolare è quello interpretato da Brad Pitt nel fim Vi presento Joe Black (1998, remake di una pellicola del 1943) di Martin Brest. William Parrish (interpretato da Anthony Hopkins) è un uomo che ha avuto tutto dalla vita: successo, ricchezza e potere. A pochi giorni dal suo 60° compleanno riceve una visita da un tanto misterioso quanto affascinante personaggio, Joe Black (Brad Pitt) che non tarda a rivelare la propria identità: è l’angelo della morte. William fa un patto con Joe: fargli assaporare il gusto della sua vita lussuosa in cambio di un po’ più di tempo per viverla...

Infine vogliamo ricordare uno spettacolare film del 1999 con Robin Williams, per la regia di Vincent Ward: Al di là dei sogni. Narra dell’amore infinito che unisce Chris (Robin Williams) e sua moglie, la pittrice Annie (Annabella Sciorra). Chris muore in un incidente e raggiunge un paradiso che la sua fantasia ha ambientato in uno dei meravigliosi dipinti di Annie. Chris, non potendo immaginare di vivere senza sua moglie, per raggiungerla si avventura in un fantasmagorico e coloratissimo viaggio guidato da un "angelo" molto particolare (Cuba Gooding Jr.). Una frase del film recita: "Per quelli che credono nell’amore eterno, nessuna spiegazione è necessaria; per quelli che non ci credono, nessuna spiegazione è possibile".

Il cielo sopra Berlino

Der Himmel über Berlin

Regia: Wim Wenders

Germania, 1987

Sceneggiatura: Wim Wenders, Peter Handke

Ci sono angeli nelle strade di Berlino

"Un angelo guarda dall'alto gli uomini e desidera diventare un umano quando si innamora di una mortale"

CAST
Bruno Ganz
Damiel

Solveig Dommartin
Marion

Otto Sander
Cassiel

Curt Bois
Homer

Peter Falk
Peter Falk
----------------------------------------------------------
Così lontano così vicino

In weiter Ferne, so nah!





Regia: Wim Wenders

Germania, 1993

Sceneggiatura: Wim Wenders, Ulrich Zieger, Richard Reitinger

Il cielo sopra Berlino si allarga su tutta l'Europa

"Non li puoi vedere, non li puoi sentire, ma Loro ci sono, sempre. Non possono interferire nelle vite degli uomini, ma le osservano, se ne preoccupano. Sono angeli, come Damiel (Bruno Ganz), che nonostante l'amore di Raphaela (Nastassja Kinski) si sente irresistibilmente attratto dal mondo, dalle storie degli uomini e dai loro pensieri. Altri angeli sono caduti per amore, come Peter Falk e Lou Reed, altri ancora seguiranno la stessa sorte: il Tempo (Willem Dafoe), che trascorre inesorabile e non aspetta nessuno…"

Grand Prix della giuria al Festival di Cannes - 1993

---------------------------------------------------------------------------------

La città degli Angeli

City of Angels





Regia: Brad Silberling

Usa, 1998

Sceneggiatura: Dana Stevens

Lei non credeva negli angeli finché non ne incontrò uno

"Cosa accadrebbe se gli angeli si mettessero a camminare fra noi e magari qualcuno di loro s'innamorasse di un essere umano? Due dei più brillanti interpreti hollywoodiani danno vita ad una grande favola, sotto i cieli della Città degli Angeli. Nicolas Cage interpreta Seth, un angelo che deve decidere se rinunciare alla sua immortalità e diventare uomo, nell'eventualità di riuscire a conquistare la donna dei suoi sogni. Questa donna è Maggie ( Meg Ryan ), di professione chirurgo cardiaco, molto pragmatica e che non crede negli angeli... finché non incontra Seth. Ma potrà l'amore unirli in un comune destino? Saranno in grado di assumersi i rischi che questa scelta comporta? A loro la decisione. Agli spettatori il piacere di farsi coinvolgere dalla più straordinaria ed affascinante favola di questi ultimi anni".
CAST
Nicolas Cage
Seth

Meg Ryan
Maggie

André Braugher
Cassiel

Dennis Franz
Messinger

Colm Feore
Jordan

Robin Bartlett
Anne

Joanna Merlin
Teresa

Sarah Dumpf
Susan
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PER SEMPRE - ALWAYS

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MICHAEL
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