Dark Door

ESOTERISMO - ANGEOLOGIA IN RETE

Dark Door - Dom Nov 11, 2007 1:34 pm
Oggetto: ANGEOLOGIA IN RETE
FONTE:


Gli Angeli esistono ? Chi sono ?
La risposta è affermativa : gli Angeli esistono e sono intorno a noi.
Dio ha creato gli Angeli nel primo giorno della creazione : spiriti purissimi , dotati di poteri preternaturali.
Alcuni di questi Angeli purtroppo non accettarono Dio e si precipitarono nell’abisso della disperazione chiamato inferno, dal quale stato ( l’inferno ) cercano di ridurre allo stesso loro stato di disperazione gli uomini. Questi angeli decaduti sono chiamati demoni e conservano, pur decaduti, tutti i poteri preternaturali degli angeli .
Gli Angeli invece rimasti fedeli a Dio da sempre sono creature spirituali che servono il bene, che aiutano l’uomo al raggiungimento della meta, che è Dio.
Il primo a classificare gli Angeli fu certamente Dionigi che gli sembrò doverli dividere in tre principali categorie : la prima a cui appartengono Serafini, Cherubini, Troni , la seconda nella quale ascrisse Dominazioni, Virtù e Potestà, e infine la terza categoria nella quale troviamo Arcangeli, Angeli e Principati.
I Serafini, il cui nome significa “ardenti”, sono ricolmi dell’Amore Divino e sono i primi a ricevere il “pensiero divino”. In loro è presente l’energia primordiale del creato dalla quale nasce ogni cosa. Insieme ai Cherubini sono custodi di tale energia e sono i primi a ricevere il pensiero divino, ovvero, il modo in cui questa energia di cui sono custodi debba essere utilizzata. Il pensiero divino che essi ricevo viene da loro stessi trasmesso agli altri Angeli sottoposti.
I Cherubini sono portatori di saggezza e conoscenza : sono loro a distribuire l’energia primordiale , l’energia divina e decidere che forma dovrà assumere. Attivano anche le schiere angeliche che si interesseranno e si prenderanno cura delle cose create.
I Troni invece decidono dove collocare la cosa creata.
Le Dominazioni invece decidono i confini , i limiti entro i quali la cosa creata agirà in perfetta armonia con le altre cose create.
Le Virtù invece stabiliscono il “carattere” della cosa creata, gli imprimono l’univocità attribuendo forma, dimensione, colore, temperatura, profumo. Insomma caratterizzano la cosa creata.
Le Potestà inondano la cosa creata della sua vitalità , modellano la sua forza, la sua aura.
Gli Arcangeli sono i custodi della cosa creata così collocata e modellata .
I Principati sono quegli Angeli che come Intelligenze Superiori agiscono negli elementi , come mastri carpentieri del creato.
Infine ci sono gli Angeli Custodi : intelligenze superiori collocati affianco ag ogni uomo, protettori della specie umana . Ci sono sempre accanto a partire dalal nascita fisica alla morte fisica.
Il ruolo che gli Angeli svolgono nella nostra vita una funzione indefinibile : sfugge ad ogni interpretazione e intelligenza.
Riusciamo solo a comprendere come possiamo sentirli vicini , amici, come aiutanti nelle cose ordinarie quotidiane. Ma ne percepiamo l’essenza soprattutto come esseri di Luce.
In realtà sapremo sempre poco di questi spiriti purissimi : possiamo comprenderne appena la gerarchia e le funzioni generiche, ma non riusciamo a percepire l’esatta importanza nell’economia del creato.
Ma è giusto pregarli ? Ovviamente si : per la loro stessa natura non chiedono che di venire in nostro soccorso. Sono dotati di poteri preternaturali che seguendo il pensiero divino attuano lo stesso : ovviamente non farebbero e non faranno mai cose che vanno in opposizione alla volontà di Dio e al suo pensiero divino.
Gli Angeli purtroppo lamentano come pochi siano gli uomini che li preghino, li invochino .
Grandi Santi nella storia hanno avuto speciale venerazione per gli Angeli, in particolare per quelli custodi.
Ad esempio Padre Pio soleva mandare ilsuo Angelo Custode in giro , così come chiedeva ai suoi figli spirituali di mandargli ambasce proprio a mezzo degli Angeli Custodi.
Ad una fedele che gli chiedeva s eavesse ricevuto il messagio dal proprio Angelo Custode Padre Pio risponde senza esitazione ” Guarda che il tuo Angelo Custode è obbediente, sai ?”.
Proprio da questa affermazione di Padre Pio traiamo la conclusione che gli Angeli Custodi rispondono alle nostre preghiere, alle nostre sollecitazioni e ci sostengono aiutandoci in ogni cosa.
Provate a fermarvi un istante con il pensiero e a meditare con profondità al fatto che in questo stesso momento che leggete il vostro Angelo Custode è proprio li accanto a voi.
E non è un fatto di suggestione : è li , realmente vicino a voi. Spiritualmente potete abbracciarlo, parlargli, confidarvi, inviarlo alle persone a cui volete bene . Ma ricordatevi che non farà mai niente che non sia conforme al pensiero divino e per il vostro bene.
Pensate a quando viaggiate in auto, siete a lavoro, passeggiate : è li sempre vicino a voi.
E’ l’amico fedele che non vi lascia un istante solo : pensate a quente volte avete pensato di essere soli einvece è li , a tenervi compagnia.
Ma vi sono prove dell’esistenza degli Angeli ? Sicuramente !
La prima prova certa la troviamo proprio nella Bibbia .
“Egli darà ordine ai Suoi Angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perchè non inciampi nella pietra il tuo piede” (Salmi 91:11,12)
In tutta la Bibbi apoi troviamo davvero centinaia di citazioni che parlano di questi essere di Luce.
E così, ad esempio, dopo l’agonia nel Getsemani un Angelo apparve a Cristo , proprio a sostenre l’immagine che gli Angeli ci sostengono.
Ma ci sono anche decine di apparizioni documentate che davvero ci provano che gli Angeli esistono.
Ora la domanda che vi porrete è : ma possiamo chiedere favori a questi Angeli ?
La risposta non è sola affermativa ma è anche propositiva.
Provate a immaginare quante volte avreste potuto chiedere l’aiuto del vostro Angelo Custode e non l’avete fatto sprecando un ottima occasione.
Provate ad immaginare : adesso state leggendo e lui li accanto a voi. E li, si , proprio vicino a voi, che voi ci crediate oppure no.
Ci sono persone che quando avvertono questa felice verità piangono di gioia, perchè comprendono di non essere più soli: troppe volte la nostra vita stressata, distratta, vuota ci porta lontano dalla considerazione che accanto a noi c’è uno spirito di Luce, pronto a darci una mano, ad iautarci anche nelel cose più impensate.
Non credete che sia giunto il caso di affidarsi a Lui, al nostro Angelo Custode , a colui a cui fummo affidati dalal pietà celeste ?
Come pregarli ? Semplice, con il cuore, con tutta la nostra forza tenendo ben presnete però che Lui non farà mai qualcosa che sia contrario al Pensiero di Dio e al nostro bene.
E da oggi provate a non immaginarlo più come una astrazione, ma come una felice realtà.
Esistono centinaia di preghiere agli Angeli. Prossimamente ne pubblicheremo alcune molto antiche che hanno sempre dato i loro frutti.
Adesso che avete finito di leggere, provate a chiudere gli occhi e a concentrarvi su di Lui : sentirete piano la sua presenza che si fa sempre più sentire. Abbracciatelo spiritualmente e chiedetegli scusa di tutte le volte che lo avete ignorato e provate a chiedere , a pregarlo, a renderlo parte integrante della vostra vita. Lo farete felice e …farete felici voi stessi.
Provare per credere.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 11:55 am
Oggetto: GLI ANGELI NELLA STORIA DELL'UOMO
FONTE:


Monoteismo e politeismo

L’angelo è una figura che, nella sua specificità e nella sua interezza, è presente soltanto nelle cosiddette "religioni del Libro", ossia in quelle religioni basate su di un testo sacro che i fedeli ritengono rivelato: l’ebraica (con la Bibbia, limitatamente a quella parte che noi chiamiamo Antico Testamento), la cristiana (con la Bibbia nella sua interezza, cioè Antico e Nuovo Testamento), l’islamica o musulmana (col Corano). Le "religioni del Libro" sono anche quelle rigorosamente monoteiste, fondate cioè sulla fede in un unico Dio, creatore e ordinatore dell’universo, qualunque sia il nome col quale viene designato.
Il perché della necessità di questa figura è semplice: sono le religioni che concepiscono un Ente Supremo, distante nella sua assolutezza e sacralità, ad aver bisogno soprattutto di esseri intermedi fra il trascendente e l’umanità, fra l’Essere di Luce e l’essere di terra. L’angelo come mediatore identifica il problema fondamentale del rapporto fra l’uomo e la divinità: in questo senso vediamo anche come la figura dell’angelo muti nei secoli con l’evolversi delle culture e delle civiltà.
Invece nelle religioni politeiste sono i singoli dei che spesso compaiono e agiscono direttamente nei confronti dell’uomo. Anche nelle religioni diverse da quelle monoteiste si ritrovano spesso delle figure soprannaturali intermedie che esercitano alcune delle funzioni proprie dell’angelo: sono protettrici, consolatrici, ispiratrici, guide o anche spiriti custodi dei vari elementi che costituiscono il mondo naturale. Malgrado una parziale diversità, questi esseri finiscono col presentare molte affinità e somiglianze con gli “angeli” propriamente detti; possiamo quindi dire che tali entità sono reperibili nel patrimonio di ogni cultura anche se, andando dalla Persia verso l’Oriente, l’idea di angelo tende a farsi sempre più vaga e incerta.
Questi esseri intermedi (presenti nelle tradizioni degli Assiri, dei Babilonesi, dei Fenici, degli Egiziani e dei Persiani) hanno in qualche modo influenzato la concezione ebraica degli angeli. E la dottrina ebraica, in quanto più antica, ha ovviamente influenzato, a sua volta, cristianesimo e islamismo. In una “storia” degli angeli occorre inoltre considerare i rapporti con il mondo classico e la filosofia greca, che ebbero un profondo influsso sull’ebraismo del tempo di Cristo e poi sui Padri della Chiesa e sul loro modo di intendere il mondo angelico.

Le origini

All’inizio della storia dell’umanità rileviamo la presenza degli spiriti della natura, benefici, che presiedono vari elementi; essi si contrappongono agli spiriti diabolici, incarnazione del male, le cui immagini compaiono già nelle pitture rupestri della preistoria. Secondo alcuni, gli angeli deriverebbero dai mani, cioè le anime divinizzate dei defunti; presso molte culture, infatti, si ritiene che gli spiriti umani, dopo la morte, divengano protettori dei viventi, evolvendosi gradatamente verso forme di vita sempre più elevate nella gerarchia celeste.
Comunque il punto d’inizio di una vera e propria storia angelica è da reperire presso le religioni mediorientali, dove trova rigoglioso sviluppo l’idea di entità intermedie tra la dimensione umana e quella divina. Partendo da qui si dipana il filo che collega le mitologie ariana, assiro-babilonese, egizia, iranica, greca, gnostica con la cultura ebraica, cristiana e infine islamica.

L’esilio degli ebrei a Babilonia

Secondo la tradizione rabbinica, i nomi degli angeli nacquero a Babilonia, dove gli ebrei furono deportati per un lungo periodo nel VI secolo a.C. dopo la distruzione dei loro regni; sicuramente l’angelologia ebraica trasse, da questo contatto non voluto, un notevole arricchimento.
Infatti, angeli nella Bibbia ebraica se ne trovano ma è raro che abbiano un ruolo di primo piano, essendo spesso frutto di revisioni editoriali, surrogati di Jahvè ogni qual volta i redattori della scuola sacerdotale sentivano che il testo jahvista si faceva troppo ardito nella raffigurazione di Dio. Gli angeli diventano figure di primo piano, sostituti di un Dio sempre più remoto, solo nelle scritture apocalittiche ebraiche del III e del II secolo prima dell’èra volgare, in una Palestina governata dai successori ellenistici di Alessandro Magno.
Gli angeli, così come noi li conosciamo, non ebbero origine dal mondo ebraico, ma tornarono dalla cattività babilonese insieme agli ebrei. La fonte principale va ricercata nell’angelologia della Persia zoroastriana, che si può far risalire al 1500 a.C. Le idee originarie di Zoroastro (versione greca del nome Zarathustra) riapparvero nel tardo giudaismo apocalittico, nello gnosticismo e nel primo cristianesimo, per poi riemergere nel ramo sciita dell’islamismo, ancora oggi prevalente in Iran.
La Bibbia prima dell’esilio è soprattutto il Libro di Davide. La corte di Davide era una società fondamentalmente militare, con il re-eroe che esercitava il comando sui guerrieri e uno o due profeti consiglieri. Nell’età successiva, quella di Salomone, una corte di grande cultura circondava il monarca, che amministrava una società mercantile, urbana e relativamente pacifica, ma che ancora riconosceva il suo ideale nella figura carismatica di Davide. In Babilonia gli ebrei avevano visto quella che doveva essere un’immensa e complessa corte reale, la cui struttura riproduceva l’ipotetica gerarchia celeste. Dio, dopo l’esilio babilonese, regna su un cosmo di ordini angelici, e non è più il solitario Dio-guerriero Jahvè.

Zoroastrismo

Nello zoroastrismo, poi soverchiato dall’Islam, il dio supremo e buono Ahura-Mazda (il "Saggio Signore") ha generato sette entità chiamate Amesha Spenta, gli "Immortali Benefici", che gli sono sempre accanto, hanno collaborato alla creazione del mondo e intervengono nelle sue vicende. Queste sette entità hanno tratti e caratteristiche che per molti aspetti sono collegabili ai sette arcangeli posti intorno a Dio per celebrare la sua gloria, come testimoniato per esempio in Tobia (12, 15).
Lo zoroastrismo, inoltre, prevede l’esistenza di un essere con funzioni analoghe a quelle dell’angelo custode, la Fravashi. Essa si configura come una specie di "doppio" trascendente dell’individuo ed esplica un’azione protettiva. Le Fravashi di tutti gli esseri umani preesistono agli individui che vengono al mondo e dall’eternità si trovano dinanzi ad Ahura-Mazda, il quale se ne serve per governare l’universo: esse costituiscono una permanente assemblea di tutti coloro che nasceranno, che sono nati e che sono morti.
L’influenza dello Zoroastrismo si avverte soprattutto nella tradizione angelologica giudaica successiva alla formazione dell’Antico Testamento (in particolare nel filosofo ebreo Filone di Alessandria) e nei testi non canonici (o Apocrifi), che spesso hanno influenzato anche i Padri della Chiesa.

I Cherubini degli assiro-babilonesi e di Ezechiele

Il vasto pantheon delle divinità assiro-babilonesi annovera tra gli altri il dio Anu (in sumerico significa "cielo"), che aveva al proprio servizio dei particolari esseri, chiamati sukkali (in concreto la moglie e una lunga schiera di figli) usati per entrare in contatto con gli esseri umani. Il termine sukkal significa infatti "messaggero". La funzione di protezione nei confronti dell’uomo era invece affidata a divinità personali, che avevano il compito di contrastare sin dalla nascita gli spiriti malvagi, ma che abbandonavano l’individuo al suo destino qualora questi avesse commesso degli atti peccaminosi (cosa che gli angeli biblici non fanno). Gli dei principali babilonesi avevano inoltre al proprio servizio delle divinità minori con compiti di “messaggeri” o “araldi”, come Nabu e Nusku, che ricoprivano ruoli compresi in quello ebraico di angelo.
Agli assiro-babilonesi, come ora vedremo, va anche fatta risalire la definizione di due tra le più importanti schiere angeliche, quelle dei cherubini e dei serafini.
Nella città di Ur, fondata lungo la valle dell’Eufrate verso il 4000 a.C., e che ebbe il suo massimo sviluppo circa 1500 anni dopo, fu rinvenuta una stele raffigurante una creatura alata, che versa da un’anfora l’acqua di vita nel calice di un re sconosciuto. Ancora: una delle più antiche raffigurazioni angeliche della Mesopotamia, anteriore perfino alla stele di Ur, è costituita dai giganteschi grifoni alati. Proprio a queste raffigurazioni sembrerebbero riferirsi i passi, peraltro assai scarni dal punto di vista descrittivo, delle più antiche tradizioni bibliche, quali li troviamo in Esodo (Fece due cherubini d’oro massiccio: li fece alle due estremità del propiziatorio… I cherubini stendevano le ali verso l’alto proteggendo con le loro ali il propiziatorio: erano rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini erano rivolte verso il propiziatorio, Esodo, 37, 8-9) , nel secondo libro di Samuele e nei Salmi.
Le celebri visioni del profeta Ezechiele danno dei cherubini una descrizione completamente diversa rispetto a quella dei karibu assiri o degli animali alati (Samuele, 22, 11) che potevano essere cavalcati (Salmi, 18, 11) e sono di difficile interpretazione a causa del linguaggio profetico adottato. Queste le visioni di Ezechiele:
Ciascuno aveva aspetto d’uomo, ciascuno con quattro facce e quattro ali. I loro piedi erano zampe affusolate e la loro pianta era come quella della zampa di un vitello, scintillanti come il luccicare di un bronzo levigato. Avevano mani umane di sotto le ali sui loro quattro lati; avevano facce e ali tutti e quattro. Le ali erano accoppiate a due a due. Essi avanzavano senza girarsi e ciascuno avanzava dritto davanti a sé. Le forme delle facce erano di uomo; poi le forme di leone sul lato destro dei quattro, di bue sul lato sinistro dei quattro, e ciascuno di essi aveva forme di aquila. Le loro ali erano distese verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che velavano i loro corpi. Ciascuno procedeva dritto davanti a sé. Procedevano dove tirava quel vento senza girarsi. Tra gli esseri apparivano come dei carboni infuocati che sembravano lampade, essi lampeggiavano fra gli esseri e il fuoco splendeva e da esso schizzavano fulmini. (Ezechiele, 1, 5-13).
Si era intravista nei cherubini la sagoma di un braccio umano sotto le loro ali. Vidi pure quattro ruote a fianco dei cherubini, una ruota vicina a ogni cherubino; le ruote avevano l’aspetto luccicante del crisolito. Apparivano di forma identica tutte e quattro come se una ruota fosse congegnata nell’altra. Quando si muovevano procedevano sui quattro lati, nel procedere non si giravano, ma là dove si rivolgeva la principale andavano senza girarsi. Tutto il corpo, il dorso, le mani, le ali e le singole ruote erano piene d’occhi tutt’intorno, ognuno dei quattro aveva la propria ruota. (Ezechiele, 10, 8-12).
Recentemente alcuni studiosi hanno sostenuto che il testo di Ezechiele avrebbe subito diverse interpolazioni in epoca posteriore e che la versione corretta dovrebbe parlare non di quattro volti, ma di quattro attributi accomunati nello stesso essere: testa umana, corpo di leone, zampe di toro, ali d’aquila. Questo corrisponderebbe alle raffigurazioni dei karibu: gli animali alati, i cherubini assiri.
E’ molto probabile inoltre che alla descrizione fatta da Ezechiele abbiano contribuito forti influenze culturali egizie, con le quali del resto il popolo ebraico era stato a lungo in contatto.

Egitto

In quest’area troviamo infatti una divinità, Bes, di probabile origine sudanese o somala, caratterizzata dal fatto di possedere un corpo umano dotato di due paia di ali, di una testa circondata da numerose piccole teste di animali (leoni, tori, coccodrilli) e interamente ricoperto di occhi. Questi occhi hanno un evidente significato simbolico e indicano l’onniveggenza divina: non sono solo strumenti visivi, ma hanno probabilmente anche un significato attivo di raggi luminosi, con la funzione di illuminare le tenebre e, implicitamente, di scacciare i mostri che vi trovano ricetto, quindi in definitiva di disperdere il male.
Altre figure divine, spiriti e “creature intermedie”, ricordano poi i nostri angeli: alcune di queste figure erano benefiche e altre invece erano considerate pericolose e ostili nei confronti degli uomini, al punto che spesso contro di loro si compivano riti magici con lo scopo di arrestarne i poteri negativi.

I Serafini di Isaia

Quanto ai serafini, ne parla il profeta Isaia: il loro nome deriva dal termine saraph, che significa "bruciare, ardere", e vengono designati quindi come esseri di fuoco.
Essi compaiono nella visione che Isaia ebbe di Dio nel tempio di Gerusalemme. E’ il momento della sua vocazione e il profeta descrive gli angeli librasi attorno al trono di Dio:
Nell’anno della morte del re Ozia vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato e i suoi lembi riempivano il tempio. Dei serafini stavano sopra di Lui; ognuno di essi aveva sei ali; con due si coprivano la faccia, con due si coprivano i piedi e con due volavano. L’uno all’altro si gridavano dicendo: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti; tutta la terra è piena della sua gloria”. Gli stipiti delle soglie tremavano per la voce di quelli che gridavano, mentre il tempio si riempiva di fumo. (Isaia, 6, 1-4)
Anche in questo caso il carattere profetico della visione rende difficile comprendere esattamente l’immagine cui fa riferimento il testo: tuttavia esistono dei paralleli nell’arte siriana dell’inizio del I millennio a.C. che possono costituire il modello dei serafini descritti. Si noti comunque che i confronti con l’arte mediorientale riguardano sempre l’iconografia angelica e non il significato religioso di queste creature.

Tardo giudaismo e Apocrifi

Il tardo giudaismo, che va all’incirca dal II secolo a.C. al V d.C., produsse una ricca letteratura rabbinica, costituita dai cosiddetti Apocrifi veterotestamentari: testi cioè che, pur trattando temi analoghi a quelli contenuti nei libri "ufficiali" della Bibbia, non vennero però accolti come sacri. Essi elaborarono molti temi che saranno poi ripresi nel Talmud e nel Midrash.
Gli Apocrifi dedicano ampio spazio all’angelologia (in particolare il libro di Enoch), arricchendola di elementi coreografici e di descrizioni minuziose, che sono pressoché assenti nei libri canonici: si parla, per esempio dell’angelo della brina, di quello della grandine, di quello della neve.
Questa ridondanza incontrò soprattutto il gusto dei ceti popolari, presso i quali si diffuse un culto verso gli angeli con forti tendenze alla superstizione e alla idolatria. La cosa suscitò l’allarmata reazione dei rabbini, che condannarono tali degenerazioni, analogamente a quanto fece la Chiesa cristiana più o meno nello stesso periodo.

Grecia e Roma

Il contributo del mondo greco alla definizione della figura angelica è importante, anche se non influenzò in profondità il significato stesso della concezione dell’angelo ebraico e cristiano. Tuttavia non si può dimenticare che la parola ànghelos è greca e significa “messaggero” e che è usata già in Omero per designare i messaggeri di Zeus nel mondo degli uomini. Anche lo stesso Zeus, il dio supremo, è detto agazòs aggelos, cioè “angelo buono”.
Proprio nei poemi omerici, in particolare, troviamo figure divine che avevano funzioni del tutto simili a quelle degli angeli della nostra tradizione: per esempio Atena, nel primo canto dell’Iliade, si adopera presso Achille in modi che ricordano molto da vicino quelli dell’angelo custode quale noi lo conosciamo. E’ visibile soltanto a lui e gli porta consiglio nella sua lotta con Agamennone. Ma anche Agamennone riceve un aiuto divino: in sogno gli appare Nestore, che si autodefinisce “messaggero di Zeus” e ha il compito di dargli certi suggerimenti. E nel 24° canto è Iride, la dea dell’arcobaleno, che soccorre il vecchio re Priamo che piange la morte di suo figlio Ettore: è inviata di Zeus, sua messaggera.
Nell’Odissea Ulisse viene più volte soccorso dal padre degli dei attraverso Atena e l’alato Ermete. E’ Ermete che lo aiuta a sciogliersi dagli incantesimi della ninfa Calipso: il dio alato annuncia infatti alla ninfa la decisione degli dei di ridare la libertà a Ulisse, che tanto la desidera. Giunto presso i Feaci e poi nel paese dei Ciclopi, Ulisse stesso è consapevole di essere guidato da un dio soccorritore. E quando finalmente tocca le rive di Itaca e teme di non riuscire a vincere i numerosi avversari, è ancora una volta la dea Atena a incoraggiarlo e a rassicurarlo della vittoria finale.
E per fare soltanto un accenno ai filosofi dell’antica Grecia: in Platone troviamo numerosi riferimenti a esseri intermedi esistenti tra cielo e terra. Tra questi anche Eros, il semidio degli antichi miti, tante volte citato anche nei poemi omerici.
Nel Symposion leggiamo infatti, con riferimento ai compiti di Eros:
Suo incarico è tradurre e presentare agli dei ciò che viene dagli uomini e agli uomini ciò che viene dagli dei: le preghiere e le offerte degli uni, gli ordini e l’accettazione delle offerte degli altri….
E’ attraverso l’elemento “demoniaco” (da daimones), qui inteso come soprannaturale e immortale, che si manifesta – dice Platone – l’arte dei sacerdoti, con riferimento alle vittime, alle dedicazioni, alle profezie, alle magie. Leggiamo ancora:
Dio infatti non tratta con gli uomini, bensì ogni rapporto e dialogo degli dei con gli uomini avviene attraverso intermediari, sia nella veglia che nel sonno. Di tali demoni e spiriti ne esistono molti e di molte specie, e uno di costoro è anche Eros.
Lo stesso Socrate si richiamava sovente alla sua voce interiore, che definiva daimononion e che lo accompagnò per tutta la vita… una via di mezzo tra l’angelo custode e la coscienza:
Ciò mi è accaduto fin dalla mia infanzia, cioè una voce che quando si fa sentire mi sconsiglia da qualcosa che voglio fare e che però non ha mai cercato di persuadermi (Apologia 31 d).
Aristotele parlava invece di esseri celesti di puro spirito non soggetti alle passioni umane, ma capaci di rendere possibile il movimento stesso dell’universo, fondato sull’armonia tra l’uomo e il divino. Queste intelligenze motrici sono state alla base della formazione della dottrina dei Cori angelici collegati ai singoli cieli nella teologia medievale e in Dante. Anche la filosofia neoplatonica di Proclo e Plotino conosceva esseri che fungevano da mediatori con il piano del divino e che erano chiamati dynameis, “potenze”, parola usata anche dai teologi cristiani per definire gli angeli.

Gnosi

Angeli "influenzati" dal neoplatonismo sono presenti in maniera piuttosto originale anche all’interno della cultura gnostica che, partendo dall’Oriente agli inizi della nostra era, si sviluppa in tutto il bacino mediterraneo e confluisce nel cristianesimo dei primi secoli, come eresia aspramente combattuta dai Padri della Chiesa.
La gnosi (dal greco "conoscenza") si manifesta come tendenza religiosa di tipo sincretistico, assommando disparati elementi provenienti dalle varie religioni misteriche, dalle correnti magico-astrologiche, dall’ermetismo, dal giudaismo alessandrino, dalle filosofie ellenistiche.
Per lo gnosticismo, che esaspera il dualismo tra spirito e materia, la salvezza - indotta dal sacrificio simbolico di Gesù - si esplica attraverso la conoscenza iniziatica, che conduce alla liberazione dell’anima dalla prigione del corpo.
Secondo la gnosi, gli angeli sono esseri malvagi, che hanno creato il mondo materiale e lo governano lottando tra di loro, ciascuno volto ad affermare la propria supremazia. Con la vittoria finale dello Spirito essi saranno distrutti assieme alla loro creazione.

Gerarchie celesti e angeli custodi

Dionigi l’Areopagita è un misterioso autore, che pretende di essere contemporaneo di san Paolo, ma che la critica moderna colloca attorno al VI secolo, designandolo come Pseudo-Dionigi. Chiunque sia, è lui che, con meticolosità tipicamente medievale e rifacendosi nuovamente ad una evidente matrice neoplatonica, ha messo ordine nell’infinito e indefinito mondo degli angeli, classificandoli secondo una precisa gerarchia; questa, salvo poche eccezioni, costituisce da allora un punto fermo sull’angelologia e ha ottenuto pressoché unanimi riconoscimenti in tutta la cristianità.
Dionigi è autore di un consistente Corpus Dionysiacum, nel quale spicca una complessa opera denominata "Le gerarchie celesti". La classificazione proposta da Dionigi è basata su nove ordini angelici, distinti in tre raggruppamenti: il primo è ricavato dall’antico Testamento e gli altri dalle scarne indicazioni contenute nelle Epistole di san Paolo.
Ancor prima della classificazione angelica in ordini, attorno al II secolo della nostra era, è ben radicata nella Chiesa cristiana la convinzione che ogni individuo sia assistito da un angelo custode, anche se non esiste alcun dogma in proposito, così come non vi è dogma riguardo alle summenzionate gerarchie angeliche.

Medioevo e san Tommaso

L’interesse per gli angeli ebbe il suo culmine nel Medioevo e non mancarono in proposito dispute famose, come quella che nel XIII secolo oppose il filosofo e teologo scozzese Duns Scoto a san Tommaso d’Aquino, padre della scolastica e autore di una monumentale Summa Theologica, che ancora oggi costituisce un punto di riferimento basilare per la Chiesa cattolica.
La contesa tra i due pensatori verteva sulla natura degli angeli. Per lo scozzese erano incorporei, ma costituiti da una "materia spirituale" avente pur sempre una cerca consistenza; per l’aquinate erano invece "puro intelletto", benché avessero la facoltà di assumere temporaneamente sembianze fisiche quando dovevano entrare in contatto con gli uomini. A sostegno di questa teoria veniva utilizzato l’Antico Testamento laddove si narra di tre angeli che, in sembianze umane, incontrarono Abramo e addirittura divisero la mensa con lui. Contrariamente ai molti sostenitori della tesi opposta, san Tommaso riteneva che gli angeli fossero dotati di libero arbitrio, tanto è vero che alcuni, con alla testa Lucifero, scelsero il male, ribellandosi a Dio e trasformandosi così in demoni.

Protestantesimo

A partire dal XVI secolo il protestantesimo tentò di realizzare un severo ritorno alla Bibbia, quale unica rivelazione e autorità. Nella Bibbia è detto chiaramente che non si devono adorare gli Angeli, né rivolgere preghiere a loro, o per loro tramite (si vedano la lettera ai Colossesi 2, 18 e l’Apocalisse 22, 9), giacché il sacrificio di Cristo ha annullato ogni barriera e l’uomo può rivolgersi direttamente a Dio, unico autore di salvezza e a cui solo spetta la gloria. Questo non significa che la riforma protestante abbia negato l’esistenza e l’importanza degli Angeli; essi sono stati riconosciuti, conformemente alla Scrittura, quali messaggeri ed esecutori della volontà divina nei confronti degli uomini.
Lutero, parlando dell’aldilà, affermò che "Riposeremo soltanto in Dio, così come in questa vita dormiamo dolcemente, sotto la protezione di Dio e degli Angeli, senza temere pericolo".
E Calvino: "Per quanto riguarda gli Angeli... la cura e la protezione dell’uomo pio è stata loro affidata. Essi devono perciò, in obbedienza a Dio, essere solleciti riguardo alla nostra salvezza, e pregando per noi non fanno altro che compiere il loro dovere. Dio decreta che tutti gli Angeli si assumano la protezione dei giusti".

Islamismo

La stessa "cauta" posizione nei confronti degli angeli si riscontra nell'islamismo, che comunque contempla l’esistenza degli angeli: il Corano li cita ben ottantotto volte e la fede nella loro esistenza è il secondo articolo della fede islamica. Il Corano afferma:
Chiunque non crede in Dio, nei suoi angeli, nei suoi libri, nei suoi profeti nel giorno ultimo si perde di un perdimento lontano. (4, 136)
E’ tuttavia proibito adorare gli angeli e attribuire loro un carattere divino vicino ad Allah: adorarli e sollecitare il loro aiuto è considerato degradante e avvilente per l’uomo. Infatti il primo giorno della creazione Allah li fece prosternare davanti ad Adamo, al quale accordò una conoscenza più estesa della loro: lo pose dunque al di sopra di loro.
L’angelo (malak, messaggero) è una creatura di luce dotata di ali; è pura e perfetta. Nonostante ciò si trova all’ultimo posto nella scala gerarchica che parte da Dio e contempla, in successione, arcangeli, profeti, esseri umani e angeli. Gli angeli, o malaika, vegliano sull’umanità, annotando tutte le azioni degli uomini; per i mistici Sufi, invece, sono gli esseri umani stessi che registrano le proprie azioni, le quali verranno vagliate nel giorno del Giudizio.
Su quelli che dicono: "Il nostro Signore è Dio" e vi si conformano, scendono gli angeli e dicono: "Non abbiate paura e non siate afflitti, ma ricevete la buona novella del Paradiso che vi è stato promesso. Noi siamo degli amici per voi, in questa e nella vita futura; e là ci sarà per voi quel che le vostre anime desiderano, e là, per voi, ciò che chiederete" (41, 30-31).
Lo stesso Gesù, Isa, è considerato dai musulmani di natura semiangelica e assieme agli angeli siede vicino ad Allah.
Quanto agli arcangeli, il più citato è Gabriele, Jibril, che parlò a Maria di Nazaret e a Maometto, il quale fu da lui ispirato in sogno nella stesura del Corano.
Un altro arcangelo importante è Michele, Mikail, che detiene il dominio delle forze della natura. Le mansioni specifiche degli angeli, prima ancora della protezione degli esseri umani, concernono l’adorazione di Dio e l’obbedienza ai suoi voleri. Secondo il Corano, degli angeli furono mandati da Dio a combattere in alcune battaglie sostenute da Maometto:
Egli rispose: "In verità vi aiuterò con mille angeli dilaganti senza intervallo". Ciò era, nel disegno di Dio, solo come buona novella e perché i vostri cuori si tranquillizzassero... E quando il tuo Signore ispirò gli angeli: "Sì, io sono con voi: date fermezza a quelli che credono. Quanto ai miscredenti, getterò lo spavento nei loro cuori. Colpiteli dunque sotto il collo e in tutte le giunture". (8, 9-12)
Anche la morte del profeta fu – secondo la tradizione – accompagnata da angeli. Quando Maometto era vicino a morire, i suoi parenti ebbero una visione: una schiera di angeli riempì la stanza illuminandola di una luce splendida. L’angelo della morte si avvicinò a Maometto e gli chiese il permesso di prendere la sua anima. E Maometto acconsentì, sollecitandolo anzi a completare rapidamente la sua opera.
Non sappiamo attraverso quali fonti Maometto abbia conosciuto la tradizione ebraica e cristiana; certo è che ne fu influenzato. Di conseguenza anche il ruolo degli angeli nell’Islam è analogo a quello di cui troviamo notizie nelle Sacre Scritture: gli angeli siedono intorno al trono di Allah, dal cui respiro furono creati, lo lodano e gli chiedono perdono per i peccatori, svolgendo così pienamente il ruolo di intermediari che ben conosciamo.
Procedendo nel tempo, troviamo una vasta e affascinante dottrina degli angeli nelle opere dell’illustre filosofo, poeta e teologo musulmano Avicenna (980-1037), nato e vissuto in Persia, il quale previde una duplice cosmogonia: cieli invisibili congiunti a quelli visibili dell’astronomia e della fisica celeste, le intelligenze angeliche che danno origine ai fenomeni palesi dell’universo. In Avicenna sono frequentemente citati l’Arcangelo Gabriele, angelo dell’umanità, e Michele, angelo dei Profeti.

I Deva dell’Oriente

Procedendo verso Oriente ed entrando nell’area culturale dell’induismo (l’India soprattutto, ma anche parecchie nazioni limitrofe dell’Asia sudorientale), come pure in quella del buddismo (Asia meridionale e orientale), incontriamo delle mitologie estremamente complesse, con la presenza di innumerevoli divinità. Questa folla, apparentemente anarchica, di esseri intermedi, energie, "ìpotenze", costituisce in realtà una gerarchia di forze incessantemente attive che, in modo diretto o indiretto, entrano in relazione con gli uomini. Qui, in particolare nella mitologia vedica e buddista, ritroviamo degli spiriti benigni, di natura angelica, denominati deva: dal sanscrito daiva, il termine significa "risplendente", "essere di luce" e indica la divinità. I "grandi Deva" vengono definiti Chohan, ed i Grandi Chohan prendono il nome di Mahachohan. Esiste inoltre una categoria eccelsa detta dei Dhyan Choan, risultando così una classificazione paragonabile a quella di Dionigi.
Il deva, nel pantheon dell’Oriente, è considerato una divinità minore, cui è prevalentemente affidato il compito di tutelare luoghi ed entità naturali come boschi, alberi, nuvole, laghi, venti, montagne; più in generale custodisce elementi dei regni minerale, vegetale e animale.

Dall’Oriente all’Occidente

Questa terminologia è diventata di uso comune anche in Occidente per designare gli angeli, e comunque, a seconda delle differenti culture, questi esseri sono sempre stati presenti nelle tradizioni con nomi quali: fate, folletti, elfi, gnomi, ondine. Possiamo dire che, mentre il termine deva designa uno spirito della natura che tutela un determinato elemento del creato, il termine angelo viene preferibilmente riservato agli esseri che si occupano dell’uomo.
L’esistenza dei deva e degli angeli riposa sul fatto che ogni particella dell’esistente rientra nel grande ordine e nella grande armonia dell’universo, ha un proprio ruolo e una funzione specifica e per adempiere al compito assegnato è guidata da un’intelligenza superiore, angelica appunto, la quale non è altro che un infinitesimo della incommensurabile sapienza divina: questa viene, per così dire, smistata e distribuita attraverso i canali delle gerarchie celesti. All’interno del quadro generale, dunque, ogni singola specie persegue una propria meta, secondo uno schema evolutivo che la porta a cercare costantemente l’ascensione a livelli superiori. Così è anche per l’uomo, il cui destino è quello di salire a una dimensione sopraumana, alla condizione angelica: l’uomo diventerà a sua volta un angelo.

Angeli che furono o saranno uomini

In questi termini ne parla Helena Blawatsky, nota figura nella storia dell’esoterismo e della Società Teosofica:
Tutto il Cosmo è guidato, controllato ed animato da una serie quasi infinita di Gerarchie di Esseri senzienti, ognuna con una missione da compiere e che, con un nome o l’altro, che li chiamino Dhyan Choan o Angeli, sono i ‘Messaggeri’, cioè, gli agenti delle leggi Karmiche e cosmiche. Ognuno di questi esseri è stato o si prepara ad essere un uomo, se non ora, almeno in un ciclo passato o futuro.
Questi Angeli non "amministrano" né "proteggono", non sono "Messaggeri dell'Altissimo" e ancor meno "Messaggeri della Collera" di un Dio qualsiasi inventato dalla fantasia dell'uomo. Invocare la loro protezione è sciocco come credere di potersi assicurare la loro simpatia con qualche rito propiziatorio, perché anch'essi, come l'uomo, sono creature soggette all'immutabile Legge del Karma e del Cosmo. L'uomo, essendo composto dall'essenza di tutte queste Gerarchie celesti, può riuscire a diventare superiore, in un certo senso, a qualsiasi Gerarchia o Classe o combinazione di esse.
Charles Webster Leadbetter, altro esponente di spicco della Società Teosofica, descrive nel libro "Nascita della Sesta Razza Madre" la vita della nuova società umana: un grande nucleo guidato spiritualmente dagli angeli che si incarnerà fra circa ottocento anni nell’attuale California.

Atlantide

Aspettando che l’uomo diventi superiore alle Gerarchie celesti, non possiamo dimenticare le tante leggende che ci riportano all’isola di Atlantide, distrutta nell’anno 8498 a.C. per la caduta di un asteroide al largo delle Azzorre (questo stando al calendario Maya). Una piccola parte dei sopravvissuti si sarebbe rifugiata nelle loro antiche colonie, penetrando nel bacino del Mediterraneo fino alle terre della Bibbia. E’ stato supposto che alcuni di essi appartenessero ad una élite sacerdotale o aristocratica in possesso di una tecnologia avanzata e di considerevoli cognizioni scientifiche. Enoch asserisce esplicitamente che quegli esseri potevano, volendo, presentarsi come uomini normali, sebbene molto alti, senza l’alone di luce. Quegli esseri avrebbero preso il nome di "angeli".

Angeli alla guida di navicelle spaziali

Ancora al patriarca Enoch sarebbero state attribuite dai tardi testi ebraici undici tavolette di argilla in cui si afferma che un piccolo gruppo di esseri misteriosi arrivò nel Libano circa 12 mila anni fa. A causa dei loro volti luminosi, degli occhi grandi e brillanti e della loro alta statura venivano chiamati "gli Splendenti".
Vi sono numerose descrizioni da altre fonti antiche: all’incirca con le stesse parole, 5 mila anni dopo, Daniele, il profeta dell’Antico Testamento, descrive una figura con una cintura d’oro sulle sue vesti e con le stesse caratteristiche di splendore. Uno dei discendenti dall’unione di questi popoli con gli abitanti del luogo è il biblico Noè, il cui presunto padre Lamech era atterrito dal misterioso figlio che riempiva una stanza oscura con la sua luce (secondo quanto riportato in un manoscritto di Qumran noto come "Le memorie dei Patriarchi"). Lamech si rende conto che è più probabile che sia nato dai Figli del Signore dell’Eden che non da lui. Egli si lamenta con Melchisedec che Noè non sia simile a lui, perché i suoi occhi sono come raggi di sole e sembra nato dagli angeli (CVI, 1-Cool.
A questo punto, ci si rende conto che è forte la tendenza al richiamo di testi antichi per confermare le diverse teorie, più o meno recenti: così succede, per esempio, parlando degli Elohim e della loro provenienza extraterrestre: i "Messaggeri celesti" diventano i "Messaggeri cosmici".
In questo filone si inserisce la religione raeliana (da Rael, il suo fondatore) che, per esempio, fa riferimento al Libro Genesi della Bibbia per sostenere che gli esseri umani sono una creazione di esseri alieni.

Ritorno a Sumer

La teoria di questa genesi (l’uomo creato da alieni) si richiama a quanto riportato dai miti sumeri secondo i quali “coloro che vennero dal cielo sulla Terra” atterrarono nel Golfo Arabico o nel Golfo Persico 432.000 anni prima del Diluvio. A Sumer apparve circa 6.000 anni fa, improvvisamente, la prima civiltà conosciuta e pienamente documentata e diede all’umanità praticamente tutte le grandi scoperte. Fu lì che apparve la scrittura, circa nel 3800 a.C.; questo fece di Sumer la terra dei primi scribi, che annotarono su tavolette di argilla nella scrittura cuneiforme meravigliose storie di dei e di esseri umani. Gli studiosi considerano questi testi come semplice mitologia, ma alcuni sono convinti che costituiscano la narrazione di eventi realmente accaduti.
In accordo a questi miti, alcuni scrittori di ispirazione cristiana hanno avanzato l’ipotesi che gli ufo possano essere una parte delle schiere angeliche che presiedono agli aspetti fisici della creazione. Altri scrittori pensano che vi siano entrambe le essenze, angelica e satanica, ai timoni dei dischi volanti e che i nostri cieli vedranno l’apocalittica battaglia finale tra le forze del bene e quelle del maligno.

Tra psicanalisi e magia

Per tornare coi "piedi per terra", anche la psicanalisi ha naturalmente detto la sua sugli angeli... I Messaggeri cosmici, visti da quest'ottica, si ridimensionano un po' e si devono accontentare di essere considerati "archetipi culturali", frutto dell'immaginazione collettiva e immagazzinati in un grande serbatoio chiamato "inconscio collettivo". Secondo la psicanalisi di Jung gli angeli infatti possono essere un esempio perfetto di un simbolo culturale che è stato accolto in Occidente: 4000 anni di fede in queste creature hanno creato una "verità eterna", che esercita ancora un considerevole potere inconscio perché mantiene molto del suo originale valore magico.
Nell’interpretazione esoterica, il “valore magico” degli Angeli apre ben altre prospettive. In un discorso generale, possiamo dire che la magia poggia le sue basi nell’equilibrio e quando questo equilibrio viene infranto è attribuito al mago il potere di intervenire per ristabilirlo tramite il concorso di entità benefiche: tra queste, gli Angeli. Sebbene ciò avvenga tramite ritualistiche magiche, qualche volta una persona può appellarsi con un’intensa preghiera a spiritualità angeliche appartenenti alle tradizioni religiose. Quindi anche la richiesta che una persona esprime agli Angeli può essere considerata, da questo punto di vista, come un’operazione magica.
Per concludere, riportiamo il pensiero di Geoffrey Hodson, uno dei più famosi chiaroveggenti degli ultimi tempi: "Non potete richiamare i grandi angeli nel vostro sé inferiore. Per vederli ed ascoltarli dovrete salire verso il loro mondo. Allorché ne supererete la soglia vedrete la possente moltitudine sempre immersa in miriadi di colori dell’arcobaleno...".
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 11:56 am
Oggetto: ANGELI ED ANTROPOSOFIA
FONTE: www:angeologia:it

Rudolf Steiner

Rudolf Steiner, fondatore dell'antroposofia, nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. Da studente curò gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al '97 collaborò all'Archivio di Goethe e Schiller a Weimar. Dal 1902 ebbe una più intensa attività come scrittore e conferenziere, prima nell'ambito della Società Teosofica e poi di quella Antroposofica, da lui fondata nel 1913. Oltre a una trentina di opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Morì nel 1925 a Dornach (Svizzera) dove aveva edificato, prima in legno e poi in cemento, il Goetheanum, centro di attività scientifiche e artistiche fondate sull'antroposofia.
Fu all’età di 35 anni circa che si verificò un cambiamento decisivo nella vita di Steiner. "Un interesse, mai provato prima, per ciò che è sensibile, percettibile, si destò in me. Assunsero importanza alcuni particolari cui prima non avevo prestato debita attenzione. Ebbi l’impressione che il mondo sensibile avesse qualcosa da svelarmi, qualche cosa che esso soltanto potesse svelarmi. Entrai così, per la precisione e la forza dell’osservazione compiuta mediante i sensi, in un dominio sino allora sconosciuto".
La nuova facoltà si ripercosse fortemente sulle sue esperienze spirituali. "Quando si osserva il mondo fisico si esce completamente da se stessi. Proprio per questo si può ritornare nel mondo spirituale con accresciuta penetrazione". Da anni Steiner era solito praticare la meditazione. Intensificò ora notevolmente quella pratica. Si sviluppò in lui "la coscienza di un uomo spirituale interiore che può svilupparsi nella natura umana e che, liberato totalmente dall’organismo fisico, può vivere, percepire, muoversi nel mondo spirituale. Questo uomo spirituale autonomo entrò nella mia esperienza per effetto della meditazione".
Rudolf Steiner acquistò così il diritto di dirsi cittadino di due mondi, il fisico e lo spirituale. Fu in quell’epoca che Steiner incontrò nel mondo dello spirito quelle potenze demoniache che dalla conoscenza della natura non vogliono portare alla visione dello spirito, ma fanno del pensiero un meccanismo. "Per quelle entità è assolutamente vero che il mondo è una macchina".
Doveva ora condurre in piena consapevolezza una dura lotta interiore: "Dovetti salvare la mia vista spirituale tra le tempeste che si svolsero nella mia anima. (…) Durante tali prove, riuscii ad andare avanti solo evocando in me, con la mia vista interiore, lo sviluppo del cristianesimo".
Negli ultimi anni dell’Ottocento, la grande sete di conoscenza diresse Steiner verso alcune concezioni che non erano quelle delle confessioni religiose, il cui insegnamento ufficiale "concerne un mondo dell’aldilà che l’uomo non può raggiungere sviluppando le proprie forze spirituali. Ciò che la religione insegna, ciò che essa dà come legge morale, proviene da rivelazioni esterne all’uomo. A questo si opponeva la mia concezione dello spirito con l’affermazione che il mondo spirituale è altrettanto percepibile quanto il mondo che si manifesta ai sensi. E vi si opponeva anche il mio principio di individualismo etico, per cui la morale non va ricevuta dall’esterno, sotto forma di legge, ma deriva dallo sviluppo dell’entità animico-spirituale dell’uomo, in cui vive un elemento divino".
"Non riuscii a trovare il cristianesimo che cercavo in nessuna delle confessioni esistenti. Così che, dopo dure lotte animiche, dovetti immergermi io stesso nel cristianesimo, e precisamente in quel mondo soprasensibile, nel quale lo spirito stesso ne parla."

Nasce l'Antroposofia

Nel 1902, Steiner fece un passo decisivo in occasione di una conferenza per l’Associazione Giordano Bruno. Dichiarò apertamente, per la prima volta, quale sarebbe stato lo scopo di tutta la sua attività futura: "trovare nuovi metodi per lo studio dell’anima su base scientifica".
"Quella conferenza" egli disse "fu la mia conferenza antroposofica fondamentale: il punto di partenza di tutto il mio futuro lavoro".
Si può dunque dire che la sera dell’8 ottobre 1902 segnò l’origine dell’antroposofia.
A partire da quel momento la biografia di Rudolf Steiner è inseparabilmente unita all’impulso spirituale che allora chiamò spesso teosofia, ma che ben presto denominerà antroposofia (dal greco anthropos, uomo, e sophia, saggezza). Questa definizione voleva significare una forte e più ampia coscienza interiore, grazie alla quale l’uomo può sperimentare se stesso come cittadino di due mondi. A tale definizione aggiunse le parole: "è la coscienza della propria umanità”.
“L'antroposofia è mediatrice di conoscenze ottenute per via spirituale. Ma lo è solo perché la vita quotidiana e la scienza fondata sulla percezione dei sensi e sull'attività dell'intelletto conducono ad un limite del sentiero della vita, raggiunto il quale l'esistenza animica umana dovrebbe perire, se non fosse in grado di varcare il limite. La vita quotidiana e la scienza non conducono al limite in modo che sia necessario arrestarvisi, ma, a quel limite della percezione dei sensi, attraverso l'anima umana stessa, si apre la vista sul mondo spirituale. L'esperienza comune della vita mostra la massima dipendenza della vita spirituale dell'uomo dall'esistenza corporea. Qui si sveglia nell'uomo la coscienza che, nell'esperienza comune della vita, l'autoconoscenza potrebbe essere andata perduta. Sorge allora l'ansiosa domanda se possa esservi un'autoconoscenza che trascenda l'esperienza comune della vita e arrivi alla certezza intorno ad un vero Sé. L'Antroposofia vuole dare una risposta a questa domanda, sulla base di una sicura esperienza dello Spirito."
Da tutto questo poté sorgere un’altra "figlia" dell’antroposofia: la pedagogia steineriana, che ben presto si affermò in tutto il mondo. Nel 1907, infatti, Steiner aveva trattato in una esposizione importantissima la "educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito", che venne poi pubblicata in opuscolo. Egli mostrò come una giusta comprensione delle leggi che governano il divenire del bambino e dell’adolescente dovesse per forza propria sfociare in una pedagogia completamente nuova. Rudolf Steiner mostra come l’essere umano in divenire avanzi per un difficile cammino le cui tappe faticose sono ben riconoscibili: esse corrispondono al successivo sorgere di necessità materiali e morali ben determinate. Il piano di studi e il metodo da adoperare nella futura scuola furono concepiti per corrispondere, per quanto possibile, a queste necessità. La sua pedagogia traccia soprattutto ad ogni educatore il cammino per una severa educazione di se stesso. A colui che segue tale via con perseveranza i bambini stessi insegnano a poco a poco come egli debba insegnare.
Anche dei medici, oltre che degli insegnanti, scoprirono che gli insegnamenti di Rudolf Steiner erano in grado di arricchire notevolmente le loro conoscenze professionali.
Già molto presto Steiner aveva rivolto la sua attenzione a questioni inerenti la medicina. Aveva dimostrato come la scienza dello spirito (antroposofia) possa aprire nuovi orizzonti su quanto concerne l’organismo umano. La caratteristica tutta particolare della medicina ampliata antroposoficamente consiste specialmente nell’includere, in base all’indagine soprasensibile, la natura psichica e spirituale del malato nello studio della sua malattia. Steiner illustrava dei casi patologici servendosi di moltissimi esempi e poté sviluppare, dalle sue conoscenze sull’azione reciproca che avviene fra l’organismo umano e i regni della natura, una terapia razionale. Per essere un vero medico nel senso antroposofico della parola bisogna, Steiner diceva, esser prima di tutto medico nel senso della medicina ufficiale. I suoi contributi, nell’ambito della medicina, non avevano altro scopo se non quello di ampliare la medicina generalmente praticata, non di sostituirla.

Di seguito, brani tratti da conferenze tenute da Rudolf Steiner e pubblicate con i titoli “Gerarchie spirituali” e “Le entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della Natura”, Editrice Antroposofica.

I corpi celesti

Nelle epoche pre-atlantiche, nelle epoche precedenti la grande catastrofe, allorché le grandi masse degli uomini guardavano ancora chiaroveggentemente gli spazi celesti (con chiaroveggenza atavica, crepuscolare), quando ancora elevavano gli sguardi alle gerarchie spirituali, vedevano ben diversamente da poi, quando nelle epoche post-atlantiche l’antica chiaroveggenza si era dileguata per le grandi masse umane e solo l’occhio fisico poteva ormai guardar fuori negli spazi celesti fisici. Nei tempi precedenti la catastrofe atlantica, non avrebbe perciò avuto senso parlare dei corpi celesti che oggi sono distribuiti nello spazio. Allora lo sguardo umano chiaroveggente guardava negli spazi del firmamento e scorgeva mondi spirituali. Sarebbe stato assurdo parlare allora di Mercurio o Nettuno o Saturno, come ne parla la nostra astronomia, poiché, quando la nostra astronomia parla dei firmamento e di ciò ch’esso contiene, essa rende soltanto quanto ne percepisce l’occhio fisico-sensibile. Ma nei tempi atlantici, per l’antica umanità chiaroveggente, ciò non esisteva nemmeno; allora, guardando il cielo, non si vedevano affatto stelle di luce fisicamente delimitate. Quel che vede oggi l’occhio fisico è per così dire solo un’espressione esteriore della spiritualità che si scorgeva allora. (…)
L’occhio fisico antico vedeva l’aura di Giove, e vedeva nell’aura le entità spirituali che, per un certo loro grado di evoluzione, appartenevano a Giove. Poi l’umanità si sviluppò fino alla veggenza fisica. L’aura rimase, ma l’uomo non poteva più vederla; il nucleo centrale fisico diventava sempre più distinto. La parte spirituale andò perdendosi, e divenne visibile la parte corporea. La conoscenza di questa spiritualità intorno alle stelle, delle entità che le circondano, si conservò nei sacri misteri. Di tale conoscenza parlano tutti i santi Risci (antichi saggi indiani). (…)
Coloro che erano discepoli dei maestri di quelle scuole dei misteri, pronunciando nei diversi linguaggi i nomi di Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, indicavano una scala di entità spirituali. Chi pronuncia quelle parole nel senso odierno, indicando con esse un astro fisico, indica solo la parte più grossolana di ciò che con quei nomi s’intendeva in origine; non ne indica affatto l’elemento principale. Così l’antico maestro di sapienza diceva “Luna”, e con questa parola suscitava la rappresentazione di un grande mondo spirituale. Quando pronunziava la parola “Luna” e indicava il punto del cielo dove si trova la Luna, avendo nella sua coscienza la consapevolezza: “Ivi è il gradino inferiore d’una scala di gerarchie spirituali”, allora chi per la sempre più profonda immersione nei sensi dell’umanità si era grandemente allontanato da quella veggenza spirituale, levando i suoi sguardi vedeva solo la Luna fisica, e chiamava quella “Luna”. Si aveva dunque una parola per due cose che certamente avevano un nesso tra di loro, ma suscitavano nell’uomo rappresentazioni del tutto differenti. Lo stessa accadeva quando i saggi dei misteri alzavano gli sguardi a Mercurio, Sole, Marte e così via.

Dionigi l’Areopagita

Per impedire che l’umanità perdesse ogni nesso con la saggezza spirituale originaria, al principio della nostra era, quando ebbe luogo il ringiovanimento dell’antichissima saggezza, si dovette nuovamente accennare, e con parole decise, che là dove l’occhio umano, rivolgendosi al cosmo, come occhio fisico non scorge che cose fisiche, ivi lo spazio è spiritualmente riempito da sostanze spirituali.
E così, con parole estremamente ferme, chi in Atene fu il discepolo più intimo dell’apostolo Paolo, Dionigi l’Areopagita, affermò che fuori nello spazio non esiste soltanto materia, che l’anima capace d’elevarsi col suo presentimento negli spazi dell’esistenza cosmica vi scorge spiritualità, vi trova esseri spirituali che stanno al di sopra dell’uomo nell’evoluzione della vita. Per esprimerlo egli usò allora altre parole poiché, se avesse adoperate le parole antiche, nessuno vi avrebbe compreso altro che cose materiali. (…) Adoperava parole di cui era sicuro che sarebbero state prese spiritualmente; parlava di angeli, arcangeli, archai, potestà, virtù, dominazioni, troni, cherubini, serafini. Ma ormai gli uomini avevano dimenticato, proprio dimenticato, quel che l’umanità aveva saputo in altri tempi. Se si fosse potuto comprendere il nesso tra ciò che vedeva Dionigi l’Areopagita e ciò che era stato veduto dagli antichi sacri Risci, sentendo da un lato pronunciare la parola Luna e dall’altro, in altri misteri, la parola angeli, si sarebbe saputo che era la stessa cosa. Così, sentendo da un lato menzionare Mercurio e dall’altro arcangeli, da un lato archai e dall’altro Venere, si sarebbe pur sempre compreso che era la stessa cosa. Si sarebbe udita la parola Sole da una parte e potestà (Exusiai) dall’altra, e si sarebbe saputo che gli stessi mondi erano designati con quelle parole. Sentendo dire Marte si sarebbe pensato che ora ci s’innalzava alle virtù (Dynameis). La parola Giove avrebbe avuto lo stesso significato di ciò a cui nella scuola di Dionigi si dava il nome di dominazioni (Kyriotetes). Al nome di Saturno corrispondeva quello dei troni. (…)
Il compito della moderna scienza dello spirito, o antroposofia, è appunto ritrovare il nesso tra il fisico e lo spirituale, tra il mondo terrestre e le gerarchie spirituali.

Il compito della nostra Terra

Come l’uomo passa da un’incarnazione all’altra, come passa da una metamorfosi all’altra, così tutti gli esseri dell’universo, dal minimo al massimo, passano attraverso a reincarnazioni; ed anche un essere qual è la nostra Terra stessa, ossia un essere planetario, passa attraverso reincarnazioni. La nostra Terra non è nata già come Terra, ma fu preceduta da un’altra condizione. Come l’uomo in questa sua esistenza è la reincarnazione di una vita precedente, così anche la Terra è la reincarnazione di un antico pianeta che l’ha preceduta. Noi denominiamo Luna quel pianeta precedente la Terra, e con ciò nondimeno la Luna di oggi, ch’è solo un frammento, un residuo della Luna antica, ma intendiamo uno stato precedente della nostra Terra che ebbe esistenza una volta e passò poi per un periodo di vita spirituale che usiamo chiamare pralaja, così come l’uomo passa per uno stato spirituale dopo la morte. Quel pianeta lunare è poi rinato, come rinasce l’uomo. A sua volta però lo stato planetario della Luna è la reincarnazione di uno stato planetario precedente che chiamiamo Sole. Questo Sole, che però non è il Sole attuale ma un essere del tutto diverso, è la reincarnazione dell’ultimo pianeta al quale dobbiamo guardare, quando parliamo delle diverse reincarnazioni della nostra Terra, e cioè l’antichissimo Saturno. Abbiamo così quattro reincarnazioni successive: Saturno, Sole, Luna, Terra.
Il compito della nostra Terra è di rendere possibile all’uomo, quale lo conosciamo oggi, appunto la sua esistenza umana. Tutti gli effetti della nostra Terra sono tali che per essi l’uomo diventi un’entità egoica, un io, il che non avveniva negli stati precedenti per i quali egli è passato. L’uomo è dunque diventato uomo, nel senso attuale, solo sulla Terra. Anche gli stati planetari precedenti per cui la Terra è passata ebbero un compito analogo. Altri esseri divennero uomini su quegli altri pianeti; esseri che oggi stanno appunto più in alto dell’uomo. (…)
Una delle verità che i discepoli dei misteri dovevano acquisire già nell’antichità era che gli Dei, i quali oggi stanno in alto, nelle sfere spirituali, non erano sempre stati Dei, ma che prima erano stati uomini, e avevano anch’essi percorso i gradini umani prima di ascendere al rango di Dei.

I diversi gradi di entità divino-spirituali

Gli esseri, i primi che sono invisibili e che stanno immediatamente al di sopra dell’uomo, vale a dire che sono un solo gradino al di sopra dell’uomo, si chiamano nell’esoterismo cristiano angeli, messaggeri, cioè messaggeri del mondo divino-spirituale. Gli esseri che stanno ancora un grado più in su, dunque due gradi al di sopra dell’uomo, si chiamano arcangeli o anche spiriti del fuoco. Gli esseri che quando compiono normalmente il loro sviluppo stanno un grado più su degli arcangeli sono le entità che si chiamano spiriti della personalità, oppure principati, forze primordiali, archai. Abbiamo così in primo luogo tre ordini di esseri più elevati dell’uomo. Questi tre ordini di esseri hanno tutti attraversato il loro stadio di umanità, furono una volta uomini.
Lo stadio umano degli esseri che oggi sono angeli non risale nemmeno a un passato molto lontano guardando le cose dal punto di vista dei periodi cosmici; essi furono uomini sulla Luna; e come noi, grazie alle condizioni terrestri, possiamo muoverci come uomini sulla Terra, così gli angeli, percorrendo il loro stadio umano, potevano appunto abitare la Luna. Gli arcangeli passarono il loro stadio umano sul Sole, e le archai o spiriti della personalità, sull’antico Saturno. Così questi esseri si sono gradatamente innalzati, partendo dallo stadio umano, e oggi sono entità superiori che si trovano a gradi gerarchici più elevati dell’uomo.
Se contiamo in senso spirituale i gradini della scala dei regni cosmici, possiamo quindi dire di avere, visibili sulla Terra, il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e quello umano; poi si passa all’invisibile, e si ha il regno degli angeli, degli arcangeli o spiriti del fuoco, delle archai (principati, spiriti della personalità).

Angeli

Per ogni individuo umano dobbiamo presupporre un’entità che, per il fatto di essere di un grado superiore all’uomo, conduce l’individualità a passare da un’incarnazione all’altra. Queste non sono le entità che regolano il karma; queste sono semplicemente entità custodi le quali serbano la memoria dall’una all'altra incarnazione fino a che l’uomo non sia in grado di serbarla da sé. Queste entità sono appunto gli angeli. Possiamo dunque dire che ogni uomo è in ogni incarnazione una persona, ma che su ciascuno veglia un’entità la quale ha una coscienza che va da incarnazione a incarnazione. Per questo fatto l’uomo che ai primi gradini dell’iniziazione non sa ancor nulla per scienza propria delle sue incarnazioni precedenti, acquista però la possibilità d’interrogare in proposito il suo angelo. Ciò è assolutamente possibile a certi gradi inferiori dell’iniziazione. Possiamo dunque dire: gli esseri angelici stanno un grado più su degli uomini, hanno il compito di vegliare su tutto lo svolgimento del filo umano che per la singola individualità passa attraverso alle successive incarnazioni.
(…) Se vogliamo cercare un angelo, dobbiamo prendere in considerazione che il suo fisico quaggiù non è che una specie di riflesso dei suoi principi spirituali, i quali si possono vedere solo nel mondo spirituale. Nell’acqua che scorre, nell’acqua che si scioglie in vapore, nei venti dell’aria, nel balenio dei lampi e in altri fenomeni simili dobbiamo cercare il corpo fisico degli angeli. La difficoltà nell’uomo sta in primo luogo nella sua convinzione che un corpo debba avere contorni ben delimitati. (…)
L’uomo deve sviluppare tutti i suoi principi racchiusi in lui, e da ciò dipende il fatto ch’egli non possa comprendere come un corpo fisico possa essere evanescente, fluttuante, come non sia necessario neppure che abbia struttura determinata. Dobbiamo pensare che più angeli fra loro collegati possono avere la parte più densa del loro corpo fisico in una unica parte di questa o quella superficie d’acqua. Non occorre affatto concepire che il corpo fisico degli angeli debba necessariamente essere delimitato; una data superficie d’acqua può costituirne una parte, mentre un’altra parte potrà essere molto lontana dalla prima. In breve vediamo come tutto ciò che ci attornia: acqua, aria, e fuoco terrestri, si debba considerare come contenente in sé i corpi delle gerarchie immediatamente superiori all’uomo.

Arcangeli e principati

Saliamo ora al gruppo successivo di entità, agli arcangeli, o spiriti del fuoco, come pure si chiamano. Questi non si occupano degli uomini singoli, delle singole individualità, ma hanno il compito più vasto di coordinare armonicamente la vita del singolo con quella di una collettività più grande, ad esempio i popoli, le razze e così via. E’ compito degli arcangeli, nella nostra evoluzione terrestre, di mettere l’anima del singolo in una certa connessione con quella che chiamiamo l'anima di popolo, l’anima di razza.
Passiamo ora alle entità che denominiamo spiriti della personalità o principati o archai. Esse sono ancora superiori e hanno un compito ancora più elevato nell’insieme dell’umanità. In realtà, regolano le condizioni dell’umanità intera sulla Terra, e vivono così che attraverso alle onde del tempo, di epoca in epoca, si trasformano in un determinato momento, e assumono per così dire un altro corpo spirituale. Quello che si chiama realmente lo spirito del tempo, lo spirito di un’epoca, è il corpo spirituale delle archai.

La manifestazione delle entità della terza gerarchia

(…) Negli angeli, così come nelle entità dalla terza gerarchia che comprende arcangeli e principati, non esiste affatto una vita interiore autonoma, quale esiste nell’uomo. Se esse voglio esplicare la propria natura, se vogliono per così dire pensare, sentire o volere al modo dell’uomo ciò che esse sono, tutto si manifesta subito all’esterno; non è come nell’uomo, il quale può rinchiudere in se stesso i suoi pensieri e i suoi sentimenti, e può non attuare i propri impulsi di volontà. I pensieri che vivono in quegli esseri, come pensieri da loro stessi prodotti, sono al tempo stesso la loro manifestazione verso l’esterno. Se poi essi non vogliono manifestarsi, non possono rientrare nella loro interiorità altrimenti che riempiendosi a loro volta del mondo spirituale che sta sopra di loro. Nell’interiorità di quelle entità vive dunque il mondo spirituale sovrastante e quando invece esse sperimentano se stesse si manifestano oggettivamente verso l’esterno.
Queste entità non possono dunque nascondere in sé alcun frutto del loro pensare o del loro sentire, dato che qualunque cosa esse elaborassero in se stesse, si manifesterebbe all’esterno. Esse non sanno mentire: ciò che pensano o sentono non può non essere convalidato dal mondo esterno. Esse non possono concepire una qualsiasi rappresentazione che non coincida con un qualsiasi mondo esterno, dato che le rappresentazioni da loro concepite vengono poi percepite da quegli stessi esseri come la manifestazione (o rivelazione) di loro stessi. Ammettiamo però per un momento che quelle entità avessero voglia di rinnegare la propia natura: che cosa accadrebbe allora? Si è già detto che nel caso delle entità che abbiamo denominato Angeli, Arcangeli e Spiriti dei tempi (o Archài) tutto ciò che possono percepire, che si rivela loro, è la loro propria natura. Se volessero mentire, dovrebbero sviluppare in loro stesse qualcosa di incompatibile con la loro natura. Ogni menzogna sarebbe un rinnegare la loro natura, cioè in realtà niente altro che uno stordimento, un annientamento della propria entità. Se tuttavia vogliamo proprio immaginare che tali entità abbiano voglia di sperimentare interiormente qualcosa che esse non manifestino direttamente all’esterno, allora esse dovrebbero per l’appunto assumere una natura diversa.

I ribelli della terza gerarchia

Il fatto che ho ora definito, cioè il rinnegamento della natura delle entità della terza gerarchia, con l’assunzione di una natura diversa dalla loro, è realmente accaduto, nel corso dei tempi. Fra le entità della terza gerarchia ve ne furono che provarono la voglia di fare delle esperienze interiori senza essere obbligate a manifestarle all’esterno: cioè, in sostanza, la voglia di rinnegare la propria natura.
Possiamo qui domandarci quali fossero le ragioni che possono avere indotto quelle entità a provare quella voglia. Osservando la natura delle entità della terza gerarchia (dotate di quella loro “manifestazione” e della loro “plenitudine di spirito”), notiamo che in fondo esse si trovano interamente al servizio delle entità delle gerarchie superiori: esse non hanno in realtà una vita propria. Gli Angeli non hanno vita propria: la loro vita è rivelazione, esiste per il mondo intero, e appena non manifestano più se stessi, la loro interiorità è occupata dalla vita delle gerarchie superiori che getta la sua luce in loro. Fu un senso di forza, di autonomia, di libertà a indurre alcuni di loro a rinnegare la propria natura. A un certo momento, parte delle entità della terza gerarchia provarono l’impulso a non dipendere più soltanto dalle entità delle gerarchie superiori, ma a sviluppare invece una vita propria. Ciò ebbe un’influenza assai notevole sull’intera evoluzione del sistema planetario. Infatti, quelle entità (che potremmo chiamare i ribelli della terza gerarchia) provocarono niente di meno che la preparazione dell’autonomia dell’uomo stesso: della possibilità cioè che l’uomo sviluppi una vita autonoma che non si manifesti direttamente all’esterno, una vita interiore indipendente dalla manifestazione esterna.
Gli spiriti della terza gerarchia che giunsero a sviluppare questo impulso non fecero quello che fecero al fine di mentire, bensì per conseguire lo sviluppo di una vita propria. Sviluppando una vita propria, essi dovettero prendere su di sé la conseguenza di diventare spiriti della non-verità, spiriti del rinnegamento della propria natura, in altre parole spiriti della menzogna.
(…) Ora, tutti gli spiriti che sorsero nel modo descritto (quasi come una seconda categoria) a fianco degli spiriti della terza gerarchia, per effetto del rinnegamento della loro natura, vengono chiamati in occultismo spiriti luciferici. Il concetto di spiriti luciferici è caratterizzato essenzialmente dalla loro volontà di sviluppare una vita interiore autonoma. Essi volevano superare la condizione di “pienezza di spirito”, dell’essere ricolmi della sostanza delle gerarchie superiori. Essi aspiravano ad essere ricolmi non solo delle entità delle gerarchie superiori, ma della loro propria essenza. A questo fine, invece di colmarsi dello spirito delle gerarchie superiori, conservando in tal modo per così dire la vista aperta verso queste gerarchie, essi non poterono fare a meno di separarsi dalle entità delle gerarchie più elevate, per procurarsi in questo modo sostanza propria dalla sostanza delle gerarchie superiori e per sviluppare una loro autonomia.

Potestà

Dopo la terza gerarchia, arriviamo alle entità che chiamiamo potestà, exusiai o anche spiriti della forma. Qui giungiamo a compiti che già vanno oltre la Terra. Nell’evoluzione umana distinguiamo un’evoluzione di sette periodi: Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano. Abbiamo visto regolato tutto quello che accade sulla Terra dagli angeli per quanto riguarda l’uomo singolo, dagli arcangeli per il nesso del singolo con le grandi masse umane, dagli spiriti della personalità per l’intera evoluzione dell’umanità. Ma v’è dell’altro che deve ora essere regolato: l’umanità deve venir condotta da uno stato planetario a un altro. Anche qui devono esservi entità spirituali che durante tutta l’evoluzione terrestre provvedano affinché, quando essa sarà giunta al suo termine, l’umanità possa passare nel giusto modo attraverso un altro pralaja e trovare la via alla meta seguente, a Giove. Queste entità sono le potestà o spiriti della forma.

Serafini, cherubini, troni

Le prime entità che per così dire circondano la Divinità stessa, che come esprime così bene l’esoterismo cristiano occidentale, “godono l’immediata visione di Dio”, sono i serafini, i cherubini, i troni. Questi ricevono dunque i piani di un nuovo sistema cosmico dalla divina Trinità da cui ha origine. Naturalmente questo è detto in senso più figurato che reale, perché si tratta di descrivere attività così sublimi che le parole umane non sono davvero adeguate ad esprimerle.
(…) Serafini è un nome che, se inteso nel suo giusto significato anche secondo l’esoterismo ebraico, fu sempre interpretato nel senso di esseri che hanno il compito di ricevere dalla Trinità le somme idee, gli scopi di un sistema cosmico. Il grado immediatamente inferiore della gerarchia, i cherubini, ha il compito di elaborare e sviluppare in saggezza le mete e le idee ricevute dalle Divinità supreme. I cherubini sono dunque spiriti di suprema sapienza, capaci di tradurre in disegni eseguibili i suggerimenti dati loro dai serafini. A loro volta i troni, il terzo gradino della gerarchia a partire dall’alto, hanno il compito (s’intende, parlando molto figuratamente) di dar mano all’opera, affinché ciò che fu pensato in sapienza, i sublimi pensieri cosmici che i serafini ricevettero dagli Dei, e che i cherubini elaborarono nel pensiero, possano venir tradotti in realtà.
Vediamo così, purché vogliamo guardare con l’anima, come grazie all’emanazione della sostanza fuoco per opera dei troni, avvenga il primo grado di realizzazione dei disegni divini. I troni ci appaiono come entità che hanno la forza di tradurre in una prima realizzazione ciò che era stato pensato dai cherubini. Questo accade con l’emanazione da parte dei troni della propria sostanza, del fuoco cosmico originario, entro lo spazio che per così dire è stato preso in considerazione per un nuovo sistema cosmico.

Il sistema solare e le gerarchie spirituali

Le entità che sono più vicine alla Terra, che operano nella cerchia più immediata intorno alla Terra, sono gli angeli. Da questa sfera guidano la vita della singola individualità che passa da un’incarnazione all’altra. Ma occorre una potenza maggiore per distribuire in modo conveniente intere masse di popoli sulla Terra, assegnando le loro diverse missioni.
(…) Consideriamo come agisca diversamente dall’altra una razza che sia diversa per il colore della pelle e dei capelli; in ciò operano condizioni cosmiche che devono essere regolate dagli spazi celesti. Questo avviene per un influsso proveniente dalla sfera che giunge fino a Mercurio, fino al confine degli arcangeli. Se poi cerchiamo donde provenga all’umanità intera, quale si evolve sulla Terra, la direzione che la guida e la conduce, troviamo che questa direzione proviene da sfere celesti ancor più lontane, cioè dallo spazio cosmico che giunge fino a Venere. Quando poi deve venire diretto e guidato il compito della Terra stessa, questa direzione deve partire dal punto centrale di tutto il sistema.
La nostra umanità si evolve attraverso Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano. Le entità che della gerarchia spirituale che dirigono la missione dell’umanità da un pianeta all’altro sono le potestà, gli spiriti della forma. Essi devono trovarsi in un posto eletto e vi stanno infatti; il loro dominio giunge fino al Sole. Il Sole ebbe esistenza come corpo separato già accanto all’antica Luna, è ora nuovamente accanto alla Terra, e sarà ancora accanto a Giove. Il suo dominio si estende al di là del singolo pianeta. Perciò l’esistenza del Sole deve essere congiunta con quelle entità spirituali il cui dominio si estende anche al di là dei singoli pianeti. Sotto questo aspetto il Sole è veramente un corpo celeste eletto in quanto arriva fino ad esso il dominio che si estende oltre il singolo pianeta. Vediamo dunque che in sostanza troviamo la sfera spaziale esterna, la dimora esterna delle gerarchie, non tanto nei singoli pianeti quanto nelle orbite che vengono circoscritte dai pianeti come segni di confine. Se immaginiamo tutta la cerchia della Terra fino alla Luna, essa è tutta pervasa dall’attività degli angeli; quella della Terra fino a Mercurio, dall’attività degli arcangeli e così via.
Abbiamo dunque a che fare con sfere spaziali, e i pianeti sono i segni di confine dell’attività spaziale delle entità superiori. L’uomo stesso è incatenato alla Terra; però l’eterno che passa da un’incarnazione all’altra viene guidato da entità che non sono incatenate alla Terra, ma che attraverso all’atmosfera giungono a ciò che sta al di là di essa, fino alla Luna. E così di seguito, sempre più in alto.

La visione della Divinità e le gerarchie spirituali

Se ci innalzassimo al di là dei serafini, entreremmo nel campo della Divina Trinità. Qual è dunque la speciale caratteristica dei serafini, dei cherubini e dei troni, ch’essi soli possiedono sopra le altre entità del mondo? Hanno ciò che si è chiamato “la visione immediata della Divinità”. Essi possiedono fin dal principio quello che l’uomo per mezzo della sua evoluzione deve conquistarsi a poco a poco. (…)
La differenza tra i serafini, i cherubini e i troni, e l’uomo è che dal primo inizio della nostra evoluzione queste supreme entità delle gerarchie spirituali circondano immediatamente la Divinità, la Trinità Divina, e ne godono la visione sin dal principio. E’ dunque d’immensa importanza sapere che quelle entità, quando cominciano a esistere, vedono Dio, e mentre vivono continuamente contemplano la Divinità. Quanto esse operano, quanto fanno, è suscitato dalla loro visione di Dio; Dio agisce attraverso ad esse. Non sarebbe loro possibile fare diversamente, non sarebbe loro mai possibile agire diversamente da come agiscono, perché la visione divina è una forza tanto possente, agisce su di loro in tal modo che esse con immediata sicurezza, con immediato impulso, eseguono gli ordini della Divinità. Ponderare, giudicare, tutto ciò non esiste nelle schiere di quelle entità; non v’è che la visione degli ordini divini e il conseguente immediato impulso a tradurre in atto quanto si è loro palesato. Vedono così la Divinità nella sua forma originaria e vera, la Divinità quale è. Esse si vedono solo come le esecutrici del volere e della saggezza divina. Così è per la gerarchia suprema.
Se scendiamo alla successiva gerarchia, a quelle entità che chiamiamo dominazioni, virtù e potestà, o anche spiriti della saggezza, del movimento e della forma, dobbiamo dire: esse non hanno più così direttamente la visione della Divinità, non vedono più Dio nella sua forma immediata quale Egli è, ma nelle sue rivelazioni in cui Egli (se così si può dire) si rivela per mezzo della sua faccia, della sua fisionomia. Naturalmente è loro impossibile non riconoscere che quella è la Divinità; hanno anche loro un impulso immediato di seguire le rivelazioni della Divinità, come è per serafini, cherubini e troni. L’impulso non è più tanto possente, ma è ancora immediato. Per serafini, cherubini e troni sarebbe impossibile dire che essi potrebbero non eseguire ciò che vedono essere prescritto da Dio; sarebbe impossibile a motivo della loro prossimità a Dio. Ma sarebbe pure assolutamente escluso che le dominazioni, le virtù e le potestà intraprendessero qualcosa che non fosse voluto dalla Divinità stessa.

La lotta nei cieli e gli esseri luciferici

Affinché l’evoluzione del mondo potesse progredire, dovette perciò avvenire un fatto del tutto particolare.
Nel periodo intermedio tra l’evoluzione di Giove e quella di Marte (l’antico Sole e l’antica Luna), a un certo numero di entità appartenenti alla sfera delle virtù fu dato l’ordine, se mi è lecito esprimermi così, d’intervenire in modo da porre ostacoli al processo evolutivo invece di favorirlo. Questo fatto è quello che abbiamo imparato a conoscere come la lotta nei cieli. Dunque fu come introdotta nell’evoluzione l’opera di certe virtù a cui era stato impartito quel comando… Per il bene dell’umanità si doveva dare quel comando a certe virtù; queste non erano malvagie; non occorre concepirle come virtù malefiche; si può dire ch’esse si sacrificarono opponendosi quali ostacoli al processo evolutivo. Queste virtù si possono perciò chiamare le Divinità degli ostacoli, nel più vasto senso della parola. Da questo punto in poi fu data la possibilità a tutto quanto si verificò nell’avvenire. Queste virtù così comandate non erano ancora cattive per se stesse; erano al contrario le grandi forze promotrici dell’evoluzione, in quanto contrastavano l’evoluzione normale. Ma appunto perché la contrastarono, furono le generatrici del male; ché, in seguito a ciò, a poco a poco nacque il male. (…)
Vediamo così che sotto un certo riguardo soltanto per il fatto che le virtù ricevettero quell’ordine, fu data all’uomo la possibilità di raggiungere per forza propria la meta che neppure i più elevati serafini potevano raggiungere per forza propria. Serafini, cherubini, troni non possono assolutamente agire altrimenti che seguendo direttamente gli impulsi dati dalla Divinità. Nemmeno le dominazioni e tutta la seconda gerarchia possono agire diversamente. Delle virtù, una parte ricevette il comando di opporsi all’evoluzione; dunque anche le virtù, che per così dire si frapposero come ostacolo sulla via dell’evoluzione, non potevano fare altro che seguire i comandi divini. Anche in quella che si potrebbe chiamare l’origine del male, anche in ciò esse eseguono solo il volere divino. Facendosi serve del male, compiono il volere divino il quale, attraverso il male, vuol sviluppare il più forte bene.
Se discendiamo ora alle entità che chiamiamo potestà, anch’esse, da sé, non avrebbero mai potuto giungervi. Anch’esse non avrebbero potuto divenire “cattive” per forza propria; neppure gli spiriti della personalità e neppure gli spiriti del fuoco.
Una parte degli angeli rifiutò la possibilità di divenire cattiva, non si lasciò per così dire sedurre dalle forze che dovevano introdurre degli ostacoli, e serbò fedeltà all’antica natura. Così fino agli angeli, e ancora in una parte di essi, troviamo entità delle gerarchie spirituali che non possono assolutamente far altro che seguire il volere divino, per le quali non vi è possibilità di derogare dal volere divino. Questo è l’essenziale.
Gli angeli che si sono precipitati nella corrente prodotta dalle virtù durante la lotta nei cieli sono quelli che, a cagione delle loro azioni seguenti, chiamiamo esseri luciferici. (…)
In tutta la scala delle gerarchie troviamo così la possibilità della libertà solo in una parte degli angeli e negli uomini. Per così dire nella schiera degli angeli comincia la possibilità della libertà, ma solo nell’uomo essa si sviluppa del tutto e nel modo giusto. Quando l’uomo scese sulla Terra, egli dovette innanzitutto cadere in balìa della grande potenza degli spiriti luciferici. L’uomo è stato salvato dall’esser sopraffatto dalle forze che lo attiravano verso il basso, solo per il fatto che entità preesistenti lo protessero, che gli angeli rimasti in alto e gli arcangeli s’incarnarono in individui speciali e lo guidarono.

Luce fisica e Vera Luce

E’ noto che secondo la Bibbia, nel libro Genesi, gli uomini furono creati in un modo molto singolare. Tra l’altro ci viene narrato che Lucifero si accostò ad Eva e le disse che se avesse fatto quello che Lucifero voleva, le si sarebbero aperti gli occhi. Quando in quel passo della Bibbia si parla del bene e del male, non si intende il bene o il male morale: questo appartiene a un tutt’altro strato dell’evoluzione della civiltà. Lì viene menzionato come bene e male qualcosa che si vede esteriormente, non in modo animico-spirituale, bensì con gli occhi fisici.
“I vostri occhi saranno aperti!”. Prima non erano aperti: la cosa va presa proprio alla lettera. Prima che Lucifero gli si accostasse, l’uomo guardava intorno a sé e vedeva le stelle fisse mediante la chiaroveggenza di cui era dotato: le vedeva come esse sono nella loro sostanza, nella sostanza degli Spiriti della saggezza, le vedeva cioè spiritualmente. L’uomo cominciò a scorgerle fisicamente (cioè una luce percepibile ai suoi fisici cominciò a splendergli intorno) solo quando egli stesso fu soggiaciuto alla tentazione luciferica. Questo significa che le stelle fisse non sono percepibili fisicamente, non irradiano luce fisica fintanto che si trovano nella condizione in cui vengono dirette dagli Spiriti della saggezza. Una luce fisica può diffondersi solo sulla base di qualcosa che soggiaccia alla luce come un elemento portante, solo se la luce viene per così dire legata a un mezzo portante. Perché una stella fissa possa diventare visibile è necessario ancora qualcosa d’altro, oltre al fatto che gli Spiriti della saggezza operino in essa. E’ necessario cioè che in quella stella fissa agiscano spiriti luciferici ribelli contro la mera sostanza della saggezza, spiriti che infondano il proprio principio nella mera sostanza della saggezza. Ecco dunque che all’interno della stella fissa ciò che è visibile solo spiritualmente si trova commisto all’elemento luciferico che (nella stella fissa stessa) insorge contro quella visibilità esclusivamente spirituale, qualcosa che porta la luce fino ad essere visibile fisicamente.
(…) Quindi possiamo comprendere rettamente l’antico motto: “Christus verus Lucifer”. Oggi queste parole non suonano più bene. Esse suonavano ancora bene quando si sapeva dagli antichi insegnamenti occulti che nella luce fisica esteriore si manifesta Lucifero, il portatore di luce: e si sapeva pure che, penetrando oltre la luce fisica fino agli Spiriti della saggezza, penetrando cioè fino alla luce spirituale, si perviene al portatore della luce spirituale: al Cristo, Christus verus Lucifer.

La Luna

Anche la Luna, come tutti gli altri corpi celesti, è in connessione con entità delle gerarchie superiori. Gli Spiriti della saggezza fondarono sulla Luna una loro colonia, per salvare l’equilibrio; perciò anche nella direzione proveniente dalla Luna agiscono sull’uomo certi spiriti pareggiatori, in opposizione a Lucifero che si era accostato all’uomo e che, come diffuse la luce, così pure immerse i suoi principi nell’anima umana. Possiamo dunque accennare alla Luna anche come sede di un avversario di Lucifero, come dimora di spiriti non luminosi, che però debbono essere presenti per tenere l’equilibrio agli impulsi progressivi dei “portatori di luce” (Phosphoros, Lucifero), al tempo stesso gli spiriti tentatori dell’umanità.
In fondo, il segreto della Luna e del suo principio spirituale fu svelato all’umanità per la prima volta in seno all’ebraismo antico, e ciò che abbiamo riscontrato di fisico nella Luna, nel suo aspetto spirituale fu designato come il principio di Jahve dall’antico ebraismo. Con ciò la Luna viene per così dire designata come il punto di partenza delle forze d’azione dell’oppositore di Lucifero sull’umanità: Jahve, o Jehova, è l’antagonista di Lucifero. L’antica dottrina segreta ebraica guardava il Sole, dicendo: lì, nel Sole, operano gli invisibili Spiriti della saggezza che sono visibili solo per la vista spirituale, non per quella fisica. Per quest’ultima risplende da lassù il principio di Lucifero. Del principio solare è visibile esteriormente solo Lucifero; ma dentro vi opera in modo misterioso, invisibile per la vista fisica, tutto quello a cui si può pervenire per tramite degli Spiriti della saggezza; essi ne costituiscono la porta d’ingresso. Uno di questi Spiriti della saggezza si è separato e sacrificato, prendendo dimora sulla Luna, per agire da lì in modo che la luce venga domata, ma anche cancellato l’effetto spirituale di Lucifero. In Jahve, o Jehova, l’antichità ebraica vedeva un inviato di quelle schiette entità spirituali superiori sulle quali la vista si apre attraverso gli Spiriti della saggezza, quando si guardi spiritualmente il Sole.

Nomenclatura steineriana

Nella seguente tabella sono riportati i nomi delle gerarchie spirituali secondo l’antica denominazione e secondo la denominazione creata da Rudolf Steiner nel suo libro “La scienza occulta”. Nell’ordine appaiono: nomi greci o ebraici, nomi latini, nomi italiani, nomenclatura di Steiner, Sfera d’azione.

- Seraphim, Seraphim, Serafini, Spiriti dell’amore, Cielo empireo o Cristallino
- Cherubim, Cherubim, Cherubini, Spiriti dell’armonia, Stellato
- Thronoi, Throni, Troni, Spiriti della volontà, Saturno
- Kyriotetes, Dominationes, Dominazioni, Spiriti della saggezza, Giove
- Dynameis, Virtutes, Virtù, Spiriti del movimento, Marte
- Exusiai (Elohim), Potestates, Potestà, Spiriti della forma, Sole
- Archai, Principatus, Principati, Spiriti della personalità o del tempo, Venere
- Archangeloi, Archangeli, Arcangeli, Spiriti del fuoco o dei popoli, Mercurio
- Angeloi, Angeli, Angeli, Figli della vita, Luna

L'Arcangelo Michele

Brano di Rudolf Steiner, Sedi di Misteri nel Medioevo: “L’essenza di Michele”, Editrice Antroposofica, Milano 1984

Dalla fine dell’ultimo terzo del secolo scorso, gli uomini possono incontrare lo spirito chiamato Michele in modo cosciente. Michele è un’entità del tutto particolare: un’entità che, in sostanza, non rivela nulla da sé, se non le si porta incontro, dalla Terra, qualche frutto di uno strenuo lavoro spirituale. Michele è uno spirito taciturno, chiuso. Mentre gli altri Arcangeli dirigenti sono spiriti loquaci (spiritualmente parlando, s’intende), Michele è uno spirito chiuso, taciturno, che dà tutt’al pù poche, scarse direttive, poiché quello che si riceve da Michele non è veramente la parola, ma lo sguardo (se è lecito dir così), la forza dello sguardo. Ciò è dovuto al fatto che in fondo Michele si occupa soprattutto di quanto gli uomini creano partendo dallo spirituale. Egli vive negli effetti di ciò che gli uomini hanno creato; gli altri spiriti invece vivono piuttosto con le cause. Gli altri spiriti immettono nell’uomo gli impulsi a ciò ch’egli deve fare; Michele sarà il vero eroe spirituale della libertà. Egli lascia fare agli uomini, ma accoglie poi ciò che dalle loro azioni deriva, per portarlo più oltre nel cosmo, per proseguire nel cosmo l’azione, l’attività che gli uomini non sono ancora in grado di compiere.

Di fronte ad altre entità della gerarchia degli Arcangeli, si ha il senso che da esse provengano, in grado maggiore o minore, gli impulsi a compiere azioni diverse. Michele invece è lo spirito dal quale non derivano impulsi diretti, perché nell’attuale periodo della sua reggenza gli eventi scaturiscono dalla libertà umana. Quando però l’uomo, mosso unicamente dalla sua libertà, stimolato dalla lettura della luce astrale, compie coscientemente o incoscientemente questo o quello, Michele trasferisce nel cosmo l’azione umana terrena, affinché divenga azione cosmica. Egli si preoccupa dunque delle conseguenze, altri spiriti piuttosto delle cause.

Michele però non è solamente uno spirito chiuso e taciturno: egli si accosta all’uomo con una chiara ripulsa di molte cose in cui questi vive oggi ancora sulla Terra. Per esempio, tutte le cognizioni riguardanti la vita degli uomini, degli animali o delle piante, che mirano a dare importanza alle qualità ereditate, a ciò che si trasmette ereditariamente nella natura fisica, si ha l’impressione che Michele le respinga con disapprovazione. Con ciò vuol mostrare che quelle cognizioni non possono fruttare nulla all’uomo per il mondo spirituale. Michele può trasportare nel cosmo soltanto ciò che l’uomo trova nel mondo umano, in quello animale o in quello vegetale, indipendentemente da quanto è soggetto all’ereditarietà. Di fronte a questo genere di conoscenze, non ci viene incontro, da parte di Michele, l’eloquentissimo gesto della mano che respinge disapprovando, bensí il consenso dello sguardo che dice: “Questo è pensato giustamente, agli occhi della direzione del cosmo!”. Ecco infatti ciò che s’impara sempre più a voler conseguire: meditare per raggiungere la luce astrale, per poter contemplare i misteri dell’esistenza, allo scopo di presentarsi poi a Michele onde riceverne lo sguardo di approvazione, che dica: “Questo va bene, questo è giusto agli occhi della guida del cosmo".

La profezia di Michele

Brano di Rudolf Steiner, “Considerazioni esoteriche su nessi karmici”, Editrice Antroposofica, Milano 1992

Nella profezia di Michele si prevede che numerosi antroposofi si reincarnino alla fine del secolo ventesimo, per portare a un pieno culmine quel che oggi deve esser fatto dal nostro movimento.

Questo dovrebbe sollecitare l’antroposofo: io sono qui, l’impulso antroposofico è in me, e io lo riconosco come l’impulso di Michele; aspetto, e nell’attesa mi rafforzo mediante il giusto lavoro antroposofico nel presente, sfrutto il breve periodo che è concesso proprio agli antroposofi nel secolo ventesimo tra morte e rinascita, per ritornare alla fine del secolo e continuare il movimento con forza ancor più spirituale. Mi preparo a questa nuova epoca tra il ventesimo secolo e il ventunesimo (così si dice una vera anima antroposofa), poiché sulla Terra vi sono molte forze distruttive.

Tutta la vita culturale, tutta la civiltà è destinata alla decadenza se la spiritualità dell’impulso di Michele non afferrerà gli uomini, se essi non saranno in grado di risollevare la civiltà che oggi rotola verso il basso.

Se ci saranno anime sinceramente antroposofe che introducano in questo modo la spiritualità nella vita terrena, si avrà un movimento verso l’alto; se non ci saranno, la decadenza continuerà. La guerra mondiale, con tutte le sue conseguenze, sarà solo l’inizio di mali peggiori.
Oggi l’umanità è di fronte a una grande scelta: o di vedere precipitare nell’abisso tutta la civiltà, oppure di innalzarla di nuovo mediante la spiritualità, di condurla avanti nel senso insito nell’impulso di Michele che precede l’impulso del Cristo.

L’invocazione di Steiner all’Arcangelo Michele

Michael!

Prestami la tua spada
affinché io sia armato
per vincere in me il Drago.

Riempimi della tua forza
affinché io sgomini gli Spiriti
che vogliono paralizzarmi.

Agisci entro di me
perché splenda la luce del mio Io
così ch’io possa compiere gesta
degne di te, Michael!
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 11:58 am
Oggetto: ANGELI ED APOCALISSE
FONTE: www:angeologia:it

Introduzione

"Apocalisse" è la trascrizione del sostantivo greco "apokalipsis", che significa "rivelazione", o meglio, letteralmente, "alzare il velo che copre o nasconde"; scoprire, svelare una cosa coperta. La traduzione corrente con "rivelazione" esprime bene l’azione di chi rimuove il velo per mostrare ciò che era nascosto.
In questa sezione affronteremo dunque quei testi che tentano di "rimuovere il velo" (del tempo o dell'ignoranza) per fare luce su avvenimenti che appartengono al Piano Divino. Inizieremo dal libro principe delle profezie e delle rivelazioni: l'Apocalisse di Giovanni, letto attraverso i simboli delle presenze angeliche.
"Ogni parola comunica un mistero"

L’ultimo libro della Bibbia è un’opera veramente originale, che affascina e sconcerta insieme.
"Ogni parola comunica un mistero": con questa sintetica espressione S. Girolamo presentava l’Apocalisse come opera superiore ad ogni possibile elogio. Tutta l’opera, infatti, è la rivelazione del mistero di Dio e la presentazione di Gesù Cristo sacramento dell’incontro con Dio.
E’ necessario da parte del lettore dell’Apocalisse avere un atteggiamento di "simpatia", con la paziente volontà di vivere e condividere l’esperienza della comunità cristiana riunita intorno all’Apostolo Giovanni.
"Proprio per la sua complessa difficoltà, l’Apocalisse è un libro eccezionale, che non lascia indifferenti: mira a coinvolgere il lettore in un’opera continua di interpretazione, al punto che il libro stesso sembra un lavoro in corso" (C. Doglio, L’Apocalisse).
Detto questo, come breve premessa, noi ci occupiamo solo dell’aspetto importante e misterioso che deriva dalla specifica presenza degli Angeli nell’Apocalisse. Non possiamo ora soffermarci sui fondamenti basilari per conoscere e capire l’Apocalisse, quali sono: forma letteraria, unità dell’opera, struttura letteraria, contesto storico, ambiente liturgico, lingua e stile, destinatari e scopo, luogo e data di composizione, autore dell’Apocalisse.
Per conoscere meglio la funzione, il ruolo e l’attività degli Angeli nell’Apocalisse, è necessario capire l’elemento fondamentale della interpretazione del testo e, in altre parole, il simbolismo.
L’azione simbolica degli Angeli nell’Apocalisse è decisiva e importante. Da rilevare subito che l’autore dell’Apocalisse menziona, nel suo libro, ben 67 volte gli Angeli (al plurale o al singolare), della quali 4 volte in modo non esplicito, come vedremo più avanti. E’ un numero di volte impressionante. In nessun altro libro della Sacra Scrittura sono nominati gli Angeli così tante volte come nell’Apocalisse. Questo per rilevare l’importanza del ruolo degli Angeli nell’Apocalisse, sia mediante la loro attività svolta, sia mediante la loro funzione assunta. Per meglio comprendere tutto ciò è bene soffermarci brevemente sul concetto di "simbolismo" nella Sacra Scrittura.

Simbolismo

L’Apocalisse è un’antologia di visioni simboliche, derivate principalmente dai libri di Ezechiele, Zaccaria e Daniele; appartiene al metodo simbolico di comunicazione. Il simbolismo è un sistema di comunicare, tramite segni, contenuti che si vogliono far conoscere: comunicare attraverso immagini significative un messaggio religioso. Nell’Apocalisse i segni sono frutto di immaginazione, pensati con il preciso scopo di comunicare un messaggio spirituale e religioso. Per poter comunicare, però, i segni devono essere compresi; ciò significa che l’autore e il lettore devono parlare la stessa lingua simbolica, altrimenti l’opera fallisce il proprio obiettivo.
I segni si dividono in naturali e convenzionali: sono detti naturali quelli ancorati alla realtà, come per es. il fumo è segno del fuoco; mentre si dicono convenzionali i segni legati a una cultura, come per es. la bandiera è segno della patria. Nell’Apocalisse sono pochissimi i segni naturali, perché quasi tutto il patrimonio delle immagini è derivato dall’Antico Testamento e dalla cultura giudaica del I secolo.
Il simbolismo più tipico dell’Apocalisse è quello delle "catastrofi", che evoca il cambiamento nella storia mediante l’intervento di Dio. In questo quadro le realtà in atto assumono un ruolo simbolico: gli elementi cosmici, le figure angeliche, gli animali, vari oggetti, ecc. Ogni elemento simbolico deve essere compreso e decodificato, prima di passare al successivo. Tutti i simboli, tutta le immagini nell’Apocalisse hanno una portata universale e comunicano il messaggio cristiano in una dimensione cosmica valida per tutti i tempi e per tutte le situazioni, quindi anche per noi. Il compito fondamentale è l’attualizzazione alla propria concreta situazione. Il simbolo deve rimanere simbolo; comunica solo se rimane simbolo.
Questa forma di simbolismo era diffusa nel Nuovo Testamento e nella letteratura giudaica ed era dovuta a una scuola vera e propria, i cui contorni storici, al momento, ci sfuggono. Il linguaggio simbolico dell’Apocalisse era sicuramente compreso bene dai lettori del tempo in cui fu scritta, a differenza di noi tutti, che abbiamo una cultura molto diversa.
Concludendo, specifichiamo in sintesi i vari simbolismi dell’Apocalisse, che sono precisamente i seguenti: simbolismo cosmico (sole, luna, cielo, stelle, mare, ecc.), simbolismo antropologico (Angeli, uomini e loro vesti, posizioni, convitti, amore), simbolismo teriomorfo (animali, agnello, drago, bestia, ecc.), simbolismo aritmetico (numeri qualitativi piuttosto che quantitativi, come 7=totalità perfetta, 12=tribù o Apostoli, 1000= presenza attiva di Cristo). Infine ricordiamo che l’Apocalisse è la più ricca di cristologia di tutto il Nuovo Testamento e presenta una gamma particolarmente ampia di titoli cristologici. Tutti gli altri esseri viventi menzionati nel libro hanno uno scopo e un coinvolgimento in vista solo a Cristo risorto, compresi gli Angeli. Anche gli Angeli, quindi, come vedremo, hanno nell’Apocalisse un ruolo e un’attività esclusivamente a servizio di Cristo risorto.

Commento esegetico sul testo

Come abbiamo detto, la presenza degli Angeli, o dell’Angelo, nell’Apocalisse è massiccia e preponderante: ben 67 volte vengono richiamati (51 volte nei Sinottici, 21 volte in Atti; 175 volte il nome "angelos", anghelos = angelo, ricorre nel Nuovo Testamento).
Gli Angeli nell’Apocalisse svolgono la loro attività d’esecutori dei comandi del Signore; sono messaggeri e servitori fedeli di Cristo Gesù, l’Agnello, che rinnova tutto e che spezza e distrugge il male.
Nell’Apocalisse troviamo spesso gli Angeli a gruppi… oltre che il singolo Angelo. Ci sono particolarmente 7 gruppi d’Angeli. Il numero sette è un simbolismo numerico importante. Un gruppo è formato dai famosi "quattro esseri viventi", che sono menzionati 6 volte per specifiche attività (cfr. 4,6; 5,6; 5,8; 5,11; 6,6; 19,4).
Gli altri 6 gruppi sono formati da Angeli con funzioni e attività ben precise:
1) sette Angeli per sette Chiese;
2) quattro Angeli per quattro angoli;
3) sette Angeli per sette trombe;
4) sette Angeli per sette flagelli;
5) sette Angeli per sette coppe;
6) sette Angeli per annunciare l’ora del giudizio.

In questi gruppi si vede palesemente che il simbolismo numerico di 7 è evidente e rispecchia la perfezione: sette per dire tutti, cioè la totalità universale. Il numero 7 è la cifra perfetta! Sette giorni ha impiegato Dio a creare il mondo e nel settimo si riposò; sette giorni è la scansione settimanale e il settimo è il giorno del Signore; sette sono i sacramenti per la salvezza.

1,1: "… che egli manifestò inviando il suo Angelo al suo servo Giovanni"

L’Apocalisse si apre con tre versetti che intendono delineare le caratteristiche fondamentali dell’opera stessa: Dio (fonte primaria); Gesù Cristo (soggetto e oggetto principale della rivelazione; il suo Angelo (l’interprete delle figure simboliche); il suo servo Giovanni (testimone apostolico della parola di Gesù); coloro che ascoltano e mettono in pratica le cose scritte (l’intera comunità cristiana).
"Il suo Angelo" qui non solo è visto come l’interprete del messaggio simbolico, ma secondo alcuni esegeti, rappresenta probabilmente il Cristo stesso.

1,20: "… le sette stelle sono gli Angeli delle sette Chiese e le sette lampade sono le sette Chiese"

Chi sono e che cosa rappresentano "gli Angeli delle sette Chiese"? Molte sono state le soluzioni proposte, riconducibili sostanzialmente a tre: a) un individuo celeste, cioè l’autentico Angelo custode o protettore, secondo un comune modo giudaico di pensare; b) un individuo terrestre, in altre parole chi presiede la Chiesa, cioè il vescovo; c) la comunità stessa, considerata angelo per sottolineare l’aspetto trascendentale della sua natura. La maggior parte degli esegeti è propensa a considerare che si tratti del vero Angelo custode incaricato a proteggere la Chiesa e la comunità.

2,1: "All’Angelo della Chiesa di Efeso scrivi: …"

Il discorso di Cristo risorto a Giovanni prosegue con la dettatura della prima lettera all’Angelo custode di Efeso. Efeso era la città più importante della provincia romana d’Asia: centro culturale e religioso, custodiva con orgoglio il tempio della dea Artemide. Fu la sede dell’apostolo Giovanni, punto di riferimento per tutte le altre Chiese della provincia asiatica. La lettera da dare all’Angelo custode è un’esortazione affinché non venga meno l’amore originale dei cristiani, ma provochi un cambiamento di mentalità della comunità se non vuole questa mettere a rischio la sua esistenza cristiana: opposizione decisa agli eretici.

2,8: "All’Angelo della Chiesa di Smirne scrivi: …"

Smirne era una fiorente città di mare, poco più a nord di Efeso, celebrata per la sua bellezza; sede di un’importante colonia giudaica. Conobbe casi di violenta ostilità nei confronti dei cristiani, come è descritto nel martirio di Policarpo. L’esortazione dettata per l’Angelo della Chiesa di Smirne si applica ai cristiani in difficoltà, affinché ricordino il mistero profondo della redenzione operata da Cristo: la vita è un dono divino attraverso la morte, è un esodo decisivo della Pasqua cristiana.

2,18: "All’Angelo della Chiesa di Tiatira scrivi: …"

Tiatira, capoluogo della Lidia, situata nella fertile valle del fiume Licos, non era una città molto importante; dipendente da Pergamo, era nota soprattutto come laborioso centro artigiano e commerciale. All’Angelo custode della Chiesa di Tiatira viene elogiato il progresso nelle virtù, ma viene denunciato anche il consueto problema dell’eresia interna della Chiesa. Ai fedeli della Chiesa è chiesto solo di perseverare nel retto comportamento.

3,1: "All’Angelo della Chiesa di Sardi scrivi: …"

Sardi era stata nell’antichità una grande metropoli, ma nel I secolo d.C. la sua importanza era notevolmente diminuita. L’esortazione nella lettera dettata all’Angelo custode è perché inviti la comunità a risvegliarsi dal torpore del conformismo idolatrico, che l’uccide e a prendere coscienza della vitale tradizione apostolica.

3,7: "All’Angelo della Chiesa di Filadelfia scrivi: …"

Filadelfia, fondata verso il 140 a.C. da Filadelfio Attalo II, era una piccola città di modesta importanza, a 40 km da Sardi. Il giudizio sulla Chiesa di Filadelfia è positivo. L’esortazione scritta all’Angelo custode è brevissima e corrisponde a un cordiale invito a perseverare nel bene.

3,14: "All’Angelo della Chiesa di Laodicea scrivi: …"

Laodicea era una città prospera nella valle del Licos sulla strada principale che collega Efeso all’Oriente; danneggiata nel 60 da un terremoto, era stata rapidamente restaurata e la sua fama era legata alla produzione di tessuti e medicamenti. Il Cristo si presenta a Giovanni con tre titoli, di cui due nuovi: Amen, Testimone, Principio. Il giudizio, che Cristo fa su Laodicea è molto duro, l’unico esclusivamente negativo. Il guaio di Laodicea è la mediocrità. L’esortazione è, di conseguenza, molto articolata, incisiva e pressante. All’Angelo custode della Chiesa viene scritto che il Cristo si impegna ad educare la comunità; ma questa deve accogliere il suo intervento con entusiasmo e disponibilità.

Questi sette Angeli dell’Apocalisse possono essere intesi come veri custodi, cioè figure di mediatori celesti attraverso i quali Cristo governa la sua Chiesa: Angeli custodi delle Chiese o personificazioni sovrumane della loro natura spirituale.

"Chi è degno di aprire il libro e scioglierne il sigillo?"

4,6: "In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro"

Questo famoso gruppo di quattro esseri viventi non è esplicitamente detto che si tratti di Angeli, ma secondo la maggioranza degli esegeti è da considerarsi come tali. Questi quattro esseri viventi sono Angeli che presiedono al governo del mondo fisico: quattro è un simbolismo cosmico (i punti cardinali sono quattro, i venti sono quattro; (cfr. 7,1). I loro molti occhi simboleggiano la scienza universale e la provvidenza di Dio. Essi adorano Dio e gli danno gloria per l’opera creatrice. Le loro forme (leone, toro, uomo, aquila) rappresentano ciò che nella creazione vi è di più nobile, forte, saggio, agile.

Con la dottrina di S. Ireneo, la tradizione cristiana ha cominciato a vedere nei quattro esseri viventi anche il simbolismo dei quattro evangelisti. I "quattro esseri viventi" nell’Apocalisse vengono menzionati 6 volte (cfr. 4,6; 5,6; 5,8; 5,11; 6,6, 19,4).

5,11: "Durante la visione poi intesi voci di molti Angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia…"

Un numero sterminato, immenso intorno al trono, cioè in cielo… Una moltitudine di Angeli partecipa alla celebrazione e uniscono la loro voce in coro in unione a Colui, che siede sul trono e all’Agnello. Il canto solenne degli Angeli, dopo aver raggiunto la profondità della terra e del mare, ritorna in alto e si conclude con l’Amen degli esseri viventi e l’adorazione degli anziani (5,14).

5,2: "Vidi un Angelo forte che proclamava a gran voce: Chi è degno di aprire il libro e scioglierne il sigillo?"

Questo Angelo sconosciuto è l’interprete, che rivolge al mondo una solenne domanda, con la quale viene posta in rilievo l’assoluta inconoscibilità del piano divino: nessuno, né Angeli, né uomini, né morti, può penetrare il mistero di Dio.

7,1-3: "Dopo ciò, vidi quattro Angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra…Vidi poi un altro Angelo che saliva dall’Oriente e aveva il sigillo del Dio vivente…"

Il numero di quattro domina questa scena: è la cifra tipicamente cosmica e indica la generalità dello spazio; la terminologia è dotta con riferimento ai quattro venti; l’idea fondamentale è il dominio universale di Dio mediante le forze angeliche. Ai quattro Angeli se ne aggiunge un altro, descritto con connotazione positiva, mentre invita a dilazionare l’intervento di giustizia punitiva affidato agli Angeli cosmici. Caratteristico di questo Angelo è, infatti, un sigillo che esprime il Dio vivente.

Da questo passo dell’Apocalisse appare evidente che gli Angeli sono messaggeri ed esecutori degli ordini di Dio e cooperano con Lui al governo del mondo.

8,1: "… si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora. Vidi che ai sette Angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe"

Il "silenzio in cielo" evoca una grande attesa per un eminente evento e indica, inoltre, lo sbigottimento universale di tutti gli esseri viventi, Angeli, uomini e cose, davanti alla manifestazione del Signore, che ormai sta per giungere. Protagonisti di questa visione e di questa scena sono gli Angeli presentati in tre diversi scenari:
a) Angeli con sette trombe;
b) un Angelo con turibolo d’oro;
c) Angeli si preparano a suonare le trombe.

Le sette figure angeliche sono conosciute dalla tradizione giudaica come le più vicine a Dio. I più importanti di questi Angeli sono nella Sacra Scrittura presenti con i nomi di Michele (cfr. Dn 10,13.21; Ap 12,15), Gabriele (cfr. Dn 8,16; Lc 1,11.19,26) e Raffaele (cfr. Tb 3,17; 12,15). Gli altri nomi di Angeli compaiono solo nei testi apocrifi. Questi Angeli costituiscono la corte celeste e svolgono, secondo la comune credenza giudaica, il ruolo di mediatori tra Dio e il mondo nei momenti di importanti eventi.

Nella visione di Giovanni a costoro vengono consegnate 7 trombe: il passivo teologico indica che il soggetto è Dio stesso. Nei versetti 3-4 e 5 del cap. 8 è descritta una scena liturgica, in cui un altro Angelo, sopraggiunto, offre incenso con molti profumi da un incensiere d’oro; questa azione liturgica e celestiale è indice della mediazione angelica nel culto cristiano: il fumo dell’incenso, che sale verso Dio, è identificato con le preghiere dei santi, offerte a Dio per mano degli Angeli (cfr. Tb 12,12).

Nei cap. 8-9-10-11 vengono descritte le attività svolte da ogni singolo Angelo, che suona la tromba e le relative conseguenze:

- primo Angelo suona la tromba: caduta di grandine e fuoco (8,7);
- secondo Angelo suona la tromba: caduta di un monte infuocato (vv. 8-9);
- terzo Angelo suona la tromba: caduta di una stella di fuoco (vv. 10-11);
- quarto Angelo suona la tromba: oscuramento dei luminari (v. 12);
- quinto Angelo suona la tromba: le cavallette;
- sesto Angelo suona la tromba: cavalli e cavalieri: duecento milioni, cioè distruzione totale (vv. 16-1Cool;
- settimo Angelo suona la tromba: compimento del mistero (11,15-19).

Da notare che Giovanni chiama angelo anche Satana (cfr. 9,11; 12,7-9). "Il loro re era l’angelo dell’abisso, che in ebraico, si chiama Perdizione, in greco Sterminatore" (9,11). Nel cap. 12 dell’Apocalisse chiama angeli i demoni che combattevano, insieme al drago, contro Michele e i suoi Angeli. "…il diavolo e satana …, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli (12,9). L’angelo dell’abisso è usato 5 volte nell’AT come sinonimo di "abisso"; mentre i nomi di Perdizione e Sterminatore si trovano solo nell’Apocalisse.
Nel cap. 14 Giovanni vede in visione un susseguirsi di scene (precisamente 6), ognuna delle quali è gestita e governata da un Angelo, in quanto si tratta dell’intervento diretto e definitivo del Figlio dell’uomo, dell’Agnello sull’umanità: è iniziata l’escatologia finale e totale.

"Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso"

14,6: "Poi vidi un altro Angelo che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno… Egli gridava a gran voce…"

Il primo Angelo ha una buona novella per tutta l’umanità. Questa buona notizia è definita "eterna" in modo che il messaggio angelico sia sintesi dell’eterno progetto di Dio per tutti.

14,8: "Un secondo Angelo lo seguì gridando: è caduta, è caduta Babilonia la grande, …"

La grande città, Babilonia, causa della distruzione di Gerusalemme e dell’esilio, era divenuta il simbolo storico del male. Il secondo Angelo esprime simbolicamente la fede nell’intervento di Dio e anticipa la celebrazione per la fine del male.

14,9: "Poi un terzo Angelo li seguì gridando a gran voce: Chiunque adora la bestia… berrà il vino dell’ira di Dio…"

Il terzo Angelo è portavoce della tradizione profetica: il suo discorso, molto lungo, annuncia con minacce la punizione agli idolatri e agli empi.

14-17: "Un altro Angelo uscì dal tempio… Allora un altro Angelo uscì dal tempio che è nel cielo…"

Qui si parla di due Angeli, uno esce dal tempio, l’altro dal tempio del cielo: probabilmente si tratta di un unico Angelo, in quanto l’unificazione è data dal simbolismo della falce.

14,18: "Un altro Angelo, che ha potere sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata…"

Questo quinto Angelo porta l’ordine della vendemmia e incarica l’Angelo con la falce di compiere questa operazione. Ma non basta la vendemmia, ci sarà anche la pigiatura dell’uva nel tino.

14,19: "L’Angelo gettò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra e gettò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio"

Qui appare l’idea dell’Angelo sterminatore dell’AT: lo sterminio delle nazioni pagane viene effettuato dagli Angeli.

15,1-8: "Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso : sette Angeli che avevano sette flagelli…, diede ai sette Angeli sette coppe d’oro colme dell’ira di Dio e della sua potenza…"

Come per la serie delle sette trombe, anche in questo settenario il simbolismo è personificata dai 7 Angeli con 7 coppe per indicare che Dio interviene per liberare il suo popolo e per punire gli avversari oppressori. In questo senso le sette coppe si accostano ai sette flagelli: sono, cioè la lezione dell’intervento di Dio che giudica e salva; giudica chi si oppone, salva chi lo accoglie. I sette Angeli, che ne sono incaricati, escono dalla tenda, che è il vero tempio del cielo. In questo quadro di teofania, i sette Angeli compiono la liturgia della giustizia divina.

- I Angelo con coppa sulla terra: ulcera maligna (16,1);
- II Angelo con coppa nel mare: sangue (16,3);
- III Angelo con coppa nei fiumi: sangue (16,4);
- IV Angelo con coppa sul sole: calore (16,8-9);
- V Angelo con coppa sul trono della bestia: oscuramento (16,10-11);
- VI Angelo con coppa sul fiume Eufrate: acque prosciugate (16,12-16);
- VII Angelo con coppa nell’aria: fenomeni catastrofici (16,17-21).

Ogni coppa viene versata dall’Angelo su un ambiente diverso, per significare la portata universale dell’evento redentivo, e provoca una catastrofe in genere simile alle famose piaghe d’Egitto.

Un particolare interessante: la menzione di Babilonia e l’annuncio del giudizio contro di lei (v. 19). Un Angelo ne aveva anticipato già la caduta (cfr. 14,Cool, ma è l’ultima sezione dell’Apocalisse che ne sviluppa ampiamente il motivo.

"Allora uno dei sette Angeli... parlò con me"

17,1-3: "Allora uno dei sette Angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta…"

In questa ultima sezione dell’Apocalisse Giovanni vede un scenario impressionante e catastrofico, cioè l’escatologia finale con la vittoria totale e definitiva di Cristo mediante la collaborazione costante dei suoi Angeli. In questa pericope appaiono 5 Angeli con ciascuno un’attività ben precisa e punitiva rispetto al male e al maligno:

a) un Angelo presenta la "prostituta" a Giovanni in persona, lo conduce nel deserto e gli mostra la prostituta (17,1-1Cool;
b) un Angelo annuncia la caduta di Babilonia ( 18,1-20);
c) un Angelo getta la macina, o grande masso, in mare (18,21-24);
d) un Angelo invita gli uccelli al banchetto (19,17-21);
e) un Angelo incatena satana per mille anni (20,1-21,Cool.

Da notare che Giovanni vede anche in questo contesto "Gli eserciti del cielo che seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro (19,14). Sono gli eserciti angelici assieme agli eserciti dei martiri, che seguono il Verbo di Dio con "spada affilata per colpire con essa le genti" (19,15).

21,9-23: "Poi venne uno dei sette Angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello"

Alla condanna della prostituta e alla distruzione di Babilonia (17,1) viene contrapposta la presentazione della sposa e della nuova Gerusalemme (21,9). Un Angelo appartenente al gruppo che ha versato le coppe (16,1-2) mostra a Giovanni in visione "la fidanzata, la sposa dell’Agnello" e la fondazione divina di una nuova città santa, cioè la Gerusalemme celeste. L’Angelo mostra a Giovanni la bellezza, la grandezza incommensurabile della nuova città santa: le mura, le porte e i basamenti; "…e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio".

22,1-7: "Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida, come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello"

Sempre lo stesso Angelo, che sta facendo un servizio istruttivo, mostra a Giovanni un "fiume d’acqua viva": le acque vive e vivificanti simboleggiano lo Spirito Santo (cfr. Gv 4,1; 7,37-39). Giovanni afferma che l’Angelo gli disse che le parole e le immagini viste "sono certe e veraci…" (22,6). Giovanni, che vide e ascoltò tutto ciò, fu preso da ammirazione e dal desiderio di ringraziare l’Angelo che aveva di fronte: "…mi prostrai in adorazione ai piedi dell’Angelo che me le aveva mostrate" (22,Cool. Ma l’Angelo, che è messaggero ed esecutore dei comandi del Signore, gli disse: "Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli…E’ Dio che devi adorare" (22,9). Era la seconda volta che Giovanni tentava di adorare l’Angelo (19,9; 22,9), tanto era preso da stupore e ammirazione per ciò che vedeva.

Questo Angelo continua a parlare con Giovanni e a lungo; ha un colloquio, nel quale poi ordina a Giovanni di non mettere sotto sigillo, cioè comanda di divulgare la "rivelazione" dell’Apocalisse. L’Angelo continua a dare consigli a Giovanni e propone una beatitudine per "coloro che lavano le loro vesti nella città. Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna" (22,13-15).

"Ho mandato il mio Angelo per testimoniare..."

22,16: "Io Gesù, ho mandato il mio Angelo, per testimoniare a voi queste cose…"

Così l’Apocalisse alla fine termina con la parola di Gesù stesso, in persona, che afferma di avere mandato il "suo Angelo" come testimone del suo intervento.
Il valore di questa testimonianza profetica, offerta da Giovanni al gruppo di ascolto, si fonda proprio su Cristo Gesù e sulla mediazione dei suoi Angeli. Gesù e il suo Angelo (ma chi sarà quest’Angelo?) rivolgono l’invito a chi ascolta di essere disponibili alla venuta del Signore: "Vieni; e chi ascolta ripeta: Vieni" (22,17).

BIBLIOGRAFIA

G. Ravasi, Apocalisse
G. Vigini, Lettere e Apocalisse
C. Doglio, La Bibbia: sez. Apocalisse
J. Pilch, Il Sapore della Parola
O. Pezzoli, Bibbia e Liturgia
B.S. Childs, Teologia biblica
Ed. Piemme, Grande Enciclopedia della Bibbia
Ed. Dehoniane Bologna, La Bibbia di Gerusalemme
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 11:59 am
Oggetto: ANGELI ED APOCRIFI
FONTE: www:angeologia:it


Apocrifi e Canone

Comunemente l’aggettivo "apocrifo", attribuito ad uno scritto di contenuto religioso (Vangelo, Atto, Epistola, Apocalissi ecc.), è considerato sinonimo di "non autentico", "erroneo", "eretico", in contrapposizione a "canonico" che significherebbe invece: "autentico", "veritiero", "ispirato".
In realtà il vocabolo greco per "canone" significa letteralmente: "asta", "bastone", e in particolare "regolo per misurare". Con questo significato tecnico, nel mondo ellenico serviva a indicare la "misura", e quindi la "regola e norma" perfetta, sia in arte che in musica e in letteratura, anche nella sfera dell’attività morale e religiosa.
Di qui è passato al Cristianesimo. Nel Nuovo Testamento lo stesso vocabolo appare solo in due passi delle lettere di Paolo, con valore di "misura" e "regola, norma". La patristica lo ha accolto con questa seconda accezione e, a partire dal IV secolo, facendo la Chiesa della propria autorità il criterio infallibile di giudizio dell’ortodossia, cioè di ciò che rientrava o meno nella propria norma dottrinale, il termine è stato usato anche per designare decreti conciliari o sinodali, norme disciplinari e giuridiche, momenti della liturgia, parti della messa, elenchi di membri del clero, e infine anche cataloghi di libri religiosi di cui si autorizzava l’uso.
Per contrapposto gli scritti esclusi dal catalogo erano definiti apocrifi.
Si vuol vedere in questa pratica una derivazione dalla consuetudine ebraica di considerare "hisonim" (= non ispirati) o "genuzim" (= scartati e messi in "geniza", cioè in nascondiglio) i libri estranei al corpus biblico. Ma i rapporti tra canone e apocrifi non hanno a che vedere con l’usanza ebraica, sia perché il cristianesimo non ebbe fin dalle origini un canone prestabilito, sia perché l’aggettivo apocrifo non aveva significati del genere.
Il termine greco per "apocrifo" vuol dire "segreto", "nascosto" e nella terminologia religiosa indicava i libri segreti, rivelatori di verità occulte, non facilmente assimilabili dalle masse dei fedeli, e destinati perciò all’istruzione superiore degli iniziati, adepti di una setta. Nell’ambiente cristiano l’aggettivo fu primitivamente adoperato, non in corrispondenza della elaborazione del canone, ma per definire i testi gnostici, che appunto si servivano di un linguaggio ermetico, ricco di simbolismi e criptogrammi.
Rifiutando, in parte, l’interpretazione gnostica del messaggio di Gesù e della sua persona, fu allora che i Padri della Chiesa non hanno esitato ad attribuire al termine "apocrifo", con cui gli stessi gnostici designavano le loro opere, il concetto di spurio e falso. Poi l’aggettivo venne indiscriminatamente esteso, con questo valore dispregiativo, a tutti i testi sospetti di eresia o comunque non conformi alla "norma" dottrinale ufficialmente riconosciuta, e cioè a tutti gli scritti religiosi extracanonici, anche preesistenti alla formazione del canone stesso. Ma, essendosi il canone formato mediante una scelta tra un certo numero di opere, quelle che esistevano fino a tale data avevano goduto pieno e legittimo diritto di cittadinanza. Il processo di illegittimità, se mai, può essere intentato soltanto agli scritti che hanno visto la luce dopo la costituzione del canone. Ad ogni modo, si distingue generalmente gli apocrifi in due grandi sezioni: una proto-letteratura cristiana e una letteratura greco-romana di professione cristiana, non ufficiale. Non ci proponiamo ora di approfondire una tematica così complessa; dai vari testi apocrifi ci limiteremo ad estrapolare quei brani che ci riconducono alla realtà Angelica. L’Arcangelo Gabriele appare immancabilmente nei Vangeli apocrifi denominati "dell’Infanzia" (per le Annunciazioni delle nascite di Maria e di Gesù) e gli Angeli appaiono nei "Vangeli della Passione e della Resurrezione" accanto al Cristo Risorto, ma "altri" Angeli ci fanno conoscere il loro Mondo sotto una luce particolare e diversa rispetto a quella mostrata dai testi canonici.

Libro di Enoch

Per il testo dell'Apocrifo vedi sezione monotematica:
Angeli e Tradizione Enochiana

Il Libro di Enoch, ritrovato alla fine del XVIII secolo in manoscritti etiopici, fa parte dei Vangeli cosiddetti "apocrifi". Tuttavia questo libro rivestì una notevole importanza nella Chiesa dei primi secoli, e nello stesso Nuovo Testamento è citato come scrittura. Leggiamo infatti nella Lettera di Giuda (14-15):
Profetò anche per loro Enoch, settimo dopo Adamo, dicendo: "Ecco, il Signore è venuto con le sue miriadi di Angeli per fare il giudizio contro tutti, e per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà che hanno commesso e di tutti gli insulti che peccatori empi hanno pronunziato contro di lui".
Vi è inoltre uno stretto rapporto letterario e ideologico tra il Nuovo Testamento e il Libro di Enoch, il quale a un certo punto fu però messo completamente da parte dal fariseismo, anche se in seguito i Padri della Chiesa continuarono a citarlo.
Per chi si occupa di Angeli, il Libro di Enoch è un’autentica miniera di notizie: si può addirittura dire che esso presenta una vera e propria angelologia. Fin dall’inizio l’autore del Libro si richiama agli alati, divini messaggeri affermando di aver saputo da loro tutto quanto scriverà:
Questo è quel che gli Angeli mi hanno mostrato; io ascoltai tutto da essi e tutto io conobbi, io che vedo non per questa generazione, ma per quella che verrà, per le generazioni lontane.
Ma il capitolo più importante è il sesto, detto anche Libro dei Vigilanti: esso deve essere considerato la fonte più antica con riferimento alla concezione ebraica della caduta degli Angeli. Ecco il testo:
Ed ecco accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, che in quei tempi nacquero ad essi ragazze belle di aspetto. E gli Angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro "Venite, scegliamoci delle donne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli". E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: "Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato". E tutti gli risposero e gli dissero: "Giuriamo, tutti noi, e ci impegniamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in essere". Allora tutti insieme giurarono e tutti quanti si impegnarono vicendevolmente ed erano, in tutto, duecento. (…) E si presero, per loro, le mogli e ognuno se ne scelse una e cominciarono a recarsi da loro. E si unirono con loro e insegnarono ad esse incantesimi e magie e mostrarono loro il taglio di piante e radici. Ed esse rimasero incinte e generarono giganti la cui statura, per ognuno, era di tremila cubiti. Costoro mangiarono tutto il frutto della fatica degli uomini fino a non poterli, gli uomini, più sostentare. E i giganti cominciarono a peccare contro gli uccelli, gli animali, i rettili, i pesci e a mangiarsene, fra loro, la loro carne e a berne il sangue. La terra, allora, accusò gli iniqui.
Il male sulla terra sarebbe quindi insorto con la caduta dei figli di Dio, i quali insegnarono agli uomini – leggiamo ancora in Enoch – a fabbricarsi armi e corazze, a conoscere il valore dell’oro e delle pietre preziose, a praticare magia e astrologia, a combattersi. Ne furono conseguenza, oltre allo sviluppo della conoscenza, anche guerra, impurità, peccato.

Libro dei Giubilei

Altrettanto interessante con riferimento agli Angeli è un altro importante testo apocrifo, il Libro dei Giubilei, detto anche "piccola Genesi" in quanto riporta la storia del mondo dalla creazione fino al momento in cui Mosè ricevette sul Sinai le tavole della Legge. Mentre l’Antico Testamento non dice nulla della creazione degli Angeli, il Libro dei Giubilei ne parla espressamente, affermando che tra le opere di Dio del primo giorno della creazione ci furono anche Spiriti e Angeli. Leggiamo infatti che l’angelus faciei, cioè l’Angelo che era sempre accanto al Signore, spiegò a Mosè il processo della creazione:
Scrivi tutte le cose della creazione, in qual modo il Signore Iddio compì, in sei giorni, tutta la Sua creazione e nel settimo giorno si riposò, lo santificò per tutti i secoli e lo pose a segno di tutta la Sua opera. (Scrivi) che nel primo giorno creò i cieli che sono in alto, la terra, le acque e ogni spirito che serviva al Suo cospetto, gli "angeli faciei", gli angeli della santità, gli angeli dello spirito del fuoco e quelli dello spirito del vento, delle nuvole per la tenebra, la grandine e la neve; gli angeli degli abissi, dei tuoni e dei fulmini; gli angeli degli spiriti del gelo, del forte calore, della stagione delle piogge, della primavera, dell’estate e dell’autunno, e gli angeli di tutti gli spiriti riuniti che sono in cielo, in terra e in tutti gli abissi, nella tenebra, nella luce, nell’alba e nella sera, i quali Egli preparò con la sapienza del Suo cuore.
Nei giorni successivi il Signore formò il firmamento, separò la terra dalle acque, creò il sole, la luna e le stelle, le piante, gli animali e l’uomo, come dice anche la Genesi. La creazione degli Angeli al primo giorno riportata dal Libro dei Giubilei è però un elemento nuovo, di cui i testi canonici non parlano.

Vangelo di Bartolomeo

Questo Vangelo si pone come una rivelazione di "misteri" inaccessibili ai non iniziati: misteri che consistono poi in un fantasioso colloquio tra Bartolomeo e il Diavolo, che gli parla degli angeli, della propria disobbedienza a Dio, della creazione di Adamo, ecc. senza affatto allontanarsi da quella che è la tradizione cristiana. Anche l’ammaestramento finale di Gesù sui peccati contro lo Spirito, sul matrimonio, ecc. non presenta alcun tratto caratteristico e meno che ortodosso.
All’inizio del Vangelo, così parla l’apostolo rivolto al Gesù risorto:
"Signore, quando tu andavi per essere appeso alla croce, io ti seguivo da lontano, e poi ti ho visto pendere dalla croce e gli angeli che scendevano dal cielo e ti adoravano. E quando si sono fatte le tenebre, ho guardato e ho visto che tu eri sparito dalla croce (…) Dimmi Signore, dove sei andato, via dalla croce?"
In risposta Gesù disse: "Quando sono scomparso dalla croce sono andato all’Ade per trarne fuori Adamo e tutti gli altri che erano con lui, secondo la richiesta dell’arcangelo Michele. (…) Quando io sono disceso nel Tartaro con i miei angeli per infrangere i saldi chiavistelli e abbattere le porte di bronzo, il Tartaro ha detto al Diavolo: ‘Mi sembra che sia venuto Dio sulla Terra’. E gli angeli gridavano a quelle potenze: ‘Alzate le vostre porte, o Principi, levate le porte eterne, perché il Re della gloria viene sulla terra’(…)".
Bartolomeo gli disse ancora: "Ma dimmi Signore, chi era quello che gli angeli portavano via tra le braccia, un uomo di alta statura?"
Gesù gli rispose: "Quello era Adamo, il primo creato, a motivo del quale io sono sceso dal cielo sulla Terra".
Bartolomeo aggiunse ancora: "Ho anche visto, o Signore, angeli che salivano davanti ad Adamo e cantavano inni. Ma uno di questi angeli, molto più grande di tutti gli altri, non voleva salire: teneva in mano una spada fiammeggiante e faceva segni soltanto a te. Tutti gli altri angeli lo pregavano di salire con loro, ma egli non voleva. E quando tu gli hai comandato di salire, ho veduto una fiamma uscire dalle sue mani e giungere fino alla città di Gerusalemme".
Disse Gesù: "Era uno degli angeli vendicatori, che stanno presso il trono di Dio. Egli mi chiamava. Quanto alla fiamma che hai veduto uscire dalle sue mani, ha colpito l’edificio della sinagoga dei Giudei, come mia testimonianza, per avermi crocifisso".

In un altro brano del Vangelo di Bartolomeo, Maria parla agli apostoli:

Quando ero nel Tempio di Dio e ricevevo il cibo dalla mano di un angelo, un giorno mi apparve una figura come di un angelo, ma il suo volto era indescrivibile, e non teneva in mano né pane né scodella, come l’angelo che era venuto da me prima. Ed ecco, all’improvviso, si squarciò la cortina del Tempio, e ci fu un grande terremoto. Io mi gettai a terra, non potendo sopportarne la vista. Ma egli mi tese la mano e mi fece alzare. Io guardai verso il cielo e scese sul mio volto una nube di rugiada che mi bagnò dalla testa ai piedi, ed egli mi asciugò con la sua stola. E mi disse: "Ave, piena di grazia, vaso di elezione". Poi si batté sul fianco destro e apparve una forma di pane molto grande, che egli collocò sull’altare del Tempio, e prima ne mangiò egli stesso, poi ne diede anche a me. Poi di nuovo batté il lato sinistro del suo vestito e apparve un grandissimo calice pieno di vino, ed egli ne bevve per primo, poi ne diede anche a me. Poi io guardai e vidi che il pane e il calice erano intatti. Allora mi disse: "Ancora tre anni e poi ti manderò il mio annuncio e tu concepirai un figlio, da cui sarà salvato tutto il mondo. La pace sia con te, mia diletta, e la mia pace sarà con te per sempre". Poi disparve dalla mia vista e il Tempio divenne come prima.

"Il volto dell'abisso"

Sul monte degli Ulivi, Gesù risorto si mostra agli apostoli e a Maria, prima di salire al Padre e di non potersi più mostrare "sotto questo aspetto". Bartolomeo chiede al Signore di mostrare loro l’Avversario degli uomini, l’abisso.
Allora Gesù li fece scendere giù dal monte degli Ulivi, imprecò contro gli angeli del Tartaro e fece cenno a Michele di suonare la tromba della sua potenza. Subito Michele suonò la tromba ed uscì fuori Beliar, trattenuto da seicentosessanta angeli e avvinto da catene di fuoco. La statura del mostro era di milleseicento cubiti e la sua ampiezza di quaranta cubiti; il suo volto era come fuoco abbagliante e i suoi occhi tenebrosi; dalle sue narici usciva un fumo di odore fetido e la sua bocca era come la fenditura di un precipizio; una sola delle sue ali misurava ottanta cubiti. Appena gli apostoli lo videro, caddero con la faccia a terra e rimasero tramortiti. Ma Gesù, avvicinatosi, fece alzare gli apostoli e infuse loro vigore nell’animo. Quindi disse a Bartolomeo: "Vagli vicino, Bartolomeo, schiacciagli il collo con un piede e domandagli quali sono le sue opere e come inganna gli uomini". (…) Allora Bartolomeo andò e premette sul collo, che esso teneva incassato fino alle orecchie, e gli disse: "Dimmi tutte le cose che hai fatto e quelle che hai fatto adesso". Beliar rispose: "Dapprima mi chiamavo Satanael, che significa ‘messaggero di dio’, ma quando non riconobbi di essere modello di Dio, il mio nome fu chiamato Satana, che significa ‘guardiano del Tartaro’. Io fui anche chiamato ‘il primo angelo’ perché, quando Dio fece il cielo e la terra, prese una manciata di fuoco e mi formò per primo. Per secondo Michele, il comandante in capo delle milizie celesti, per terzo Gabriele, per quarto Raffaele, per quinto Uriel, per sesto Satanael, e poi altri seimila angeli, i cui nomi mi è impossibile elencare. Essi sono i littori di Dio e mi percuotono con le loro verghe sette volte ogni giorno e ogni notte e non mi lasciano mai e dilacerano il mio potere. Vi sono poi i due angeli della vendetta, i quali sono quelli che stanno di fronte al trono di Dio, ed essi sono i primi creati. Dopo di questi fu creata tutta la moltitudine degli angeli: nel primo cielo ve ne sono cento miriadi, nel secondo cielo cento miriadi, nel terzo cielo cento miriadi, nel quarto cielo cento miriadi, nel quinto cielo cento miriadi, nel sesto cielo cento miriadi, nel settimo cielo cento miriadi. Oltre ai sette cieli c’è il primo firmamento, dove stanno le potenze che agiscono sugli uomini. Ma ci sono anche quattro angeli preposti ai venti: uno a Borea, il cui nome è Chairum, che tiene in mano una verga di fuoco, con cui attenua la grande potenza di umidità, ma non tanto che la terra si dissecchi. Un altro angelo è sopra il vento del Nord, e il suo nome è Oertha. Egli tiene una torcia di fuoco e la mette su di esso, perché si riscaldi dal suo freddo e non faccia gelare la terra. E l’angelo che è sopra il vento del Sud è chiamato Kerkutha e ne attenua la violenza, perché esso non scuota la terra. E l’angelo che è sopra il vento di Sud-Ovest è chiamato Nautha: tiene una verga di neve in mano e gliele mette in bocca per estinguere il fuoco che esce dalla sua bocca. Perché se non lo estinguesse verrebbe arsa tutta la terra. E un altro angelo è sopra il mare e placa la violenza delle onde. Altre cose non ti dico, perché colui che è vicino non me lo permette. (…) Ora ti dirò anche i nomi degli altri angeli che sono contrari a noi. L’angelo delle tempeste si chiama Mermeoth, e porta la tempesta sul capo. I miei ministri lo implorano e lo mandano dovunque vogliono. Altri angeli sono sopra la neve e altri sopra il tuono e altri sopra i fulmini, e quando tra di noi uno spirito vuole uscire fuori, o per terra o per mare, questi angeli mandano pietre incandescenti e cingono di fuoco i nostri corpi. (…) Voglio dirti ancora molte cose sugli angeli. Quelli che corrono insieme attraverso gli spazi celesti e la terra sono Mermeoth, Onomatath, Duth, Melioth, Charuth, Grafathas, Oertha, Nefonos, e Chalkatura. Insieme essi volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra.(…) Permetti che ti racconti come sono stato gettato qui giù e come Dio ha creato l’uomo. Io andavo errando qua e là per il mondo, allorché Dio disse a Michele: ‘Portami della terra dai quattro angoli del mondo e dell’acqua dai quattro fiumi del Paradiso’. E quando Michele gli ebbe portato queste cose, egli creò Adamo nelle regioni dell’Est, modellando la terra informe, tendendovi nervi e vene, e unendo ogni parte in un tutto armonico. Poi lo benedisse, per riguardo a se stesso, perché era fatto a sua immagine. E Michele lo adorò. Quando io tornai dalle estremità del mondo, Michele mi disse: ‘Adora l’immagine di Dio, che egli ha fatto a sua somiglianza’. Ma io risposi: ‘Io sono fuoco, fatto di fuoco, e sono il primo angelo che è stato creato: dovrei adorare fango e materia?’. Michele mi disse di nuovo: ‘Adoralo, perché Dio non si adiri con te’. Io risposi: ‘Dio non si adirerà con me, altrimenti io eleverò il mio trono di fronte al suo trono e sarò come egli è’. Allora Dio si adirò con me e, dopo aver comandato che si aprissero le cateratte del cielo, mi scagliò giù. Quando io fui precipitato giù, egli domandò ai seicento angeli che stavano sotto di me se volevano adorare Adamo, ma essi risposero: ‘Come abbiamo visto fare il nostro capo, così anche noi non vogliamo adorare uno che è inferiore a noi’. Allora anche quei seicento furono da lui gettati giù con me. Dopo che fummo gettati sulla terra, dormimmo un sonno profondo per quarant’anni. Ma ecco che il sole brillò, sette volte più ardente del fuoco, ed io mi svegliai. Guardai attorno e vidi i seicento che erano sotto di me, ancora addormentati. Allora svegliai mio figlio Salpsan e mi consigliai con lui in che modo potessi sedurre l’uomo, per colpa del quale ero stato gettato giù dal cielo. E decisi come segue. Presi una boccia e vi raccolsi tutto il sudore del mio petto e delle mie ascelle, poi la immersi nella sorgente delle acque da cui scaturiscono i quattro fiumi. Eva ne bevve e il desiderio carnale s’impossessò di lei, perché, se essa non avesse bevuto di quell’acqua, io non sarei stato in grado di sedurla".

Libro di Giovanni Evangelista

Il Libro di Giovanni evangelista (appartenente al tardo medioevo) è un secretum, cioè una rivelazione di misteri religiosi che Gesù avrebbe fatto personalmente a Giovanni, l’apostolo prediletto, durante l’ultima cena. E’ forse l’unico apocrifo di ispirazione manichea: il Libro ha lo scopo soprattutto di sostenere che l’uomo non è una creazione di Dio, ma del Diavolo, prodotto di seduzione e di lussuria, e che le anime sono angeli decaduti, i quali entrano nella materia e continuano la loro opera di diabolica corruzione. Compito del credente è strappare quanti più elementi di "luce" possibili al mondo delle "tenebre" per mezzo dell’ascesi. Secondo la dottrina manichea, Satana è da identificare con Jahve, il dio dell’Antico Testamento; perciò sono diaboliche tutte le sue manifestazioni: la Legge mosaica, i suoi profeti (in particolare Elia, Enoch e Giovanni Battista), il suo culto. Come si negano i sacramenti del matrimonio e del battesimo, così si nega l’eucarestia. Gli unici punti dottrinali che concordano con l’ortodossia della Chiesa sono: la caduta di Lucifero, la tentazione di Eva e il giudizio universale, con la salvezza dei giusti. Fa stupire che il Libro di Giovanni evangelista concluda con la sconfitta definitiva di Satana da parte di Dio, perché, secondo la dottrina manichea, il conflitto tra il Dio del bene e il Dio del male è eterno e insolubile.

All’inizio del Libro, Giovanni chiede a Gesù: "Signore, prima che Satana cadesse, in che considerazione era presso tuo Padre?"

(…) Egli rispose: "In tanta considerazione che comandava le potenze del cielo. Io sedevo con mio Padre, mentre egli dava ordini a tutti i sudditi del Padre e andava giù dai cieli fino al profondo e dal profondo risaliva su fino al trono dell’invisibile Padre. Ma egli vide la gloria di Colui che muove i cieli e pensò di collocare la propria sede sopra le nubi del cielo, desiderando di essere simile all’Altissimo. E, disceso nell’aria, disse all’angelo dell’aria: ‘Aprimi le porte dell’aria!’. Egli gliele aprì. Poi egli decise di andare ancora più in basso e trovò l’angelo che comanda le acque e gli disse: ‘Aprimi le porte dell’acqua!’. Egli gliele aprì. Passò ancora oltre e trovò tutta la superficie della terra coperta dalle acque. Passò oltre, sotto la superficie, e trovò due pesci posti sulle acque che, come due buoi aggiogati per arare, solcavano tutta la terra, per ordine dell’invisibile Padre, da occidente a oriente. E quando fu andato ancora più in basso, trovò nuvole sospese, che ricoprivano le acque del mare. Andò ancora più giù e trovò l’inferno, che è la gehenna di fuoco, e dopo non poté andare più in basso, a causa delle fiamme del fuoco ardente. Allora Satana ritornò di nuovo indietro e passò per le vie che lo conducevano all’angelo dell’aria e a quello che sovrastava alle acque, e disse loro: ‘Tutte queste cose sono mie. Se voi volete prestarmi obbedienza, collocherò la mia sede sulle nubi e sarò simile all’Altissimo. Prenderò le acque dall’alto di questo firmamento e le riunirò con quelle degli altri luoghi del mare, cosicché dopo non vi sarà più acqua su tutta la superficie della terra e io regnerò con voi in un mondo senza fine’. Quando ebbe detto ciò a codesti angeli, andò su dagli altri angeli, fino al quinto cielo*, e così parlò a ciascuno di essi: ‘Quanto devi al tuo padrone?’. Quello rispose: ‘Cento cori** di grano’. Ed egli gli disse: ‘Prendi la penna e l’inchiostro e scrivi sessanta’. Ad un altro disse: ‘E tu quanto devi al tuo padrone?’. Quello rispose: ‘Cento bati*** di olio’. Ed egli disse: ‘Siediti e scrivi cinquanta’.
Così andò su attraverso tutti i cieli, fino al quinto cielo, parlando in questo modo e seducendo gli angeli dell’invisibile Padre. Allora si udì una voce, che veniva dal trono del Padre e diceva: ‘Chi sei tu, rinnegatore del Padre, che seduci gli angeli? Operatore d’iniquità, ciò che hai deciso di fare, fallo presto!’.
Poi il Padre comandò ai suoi angeli: ‘Togliete loro le tuniche!’. E gli angeli portarono via le tuniche, i seggi e le aureole a tutti gli angeli che avevano dato ascolto a Satana".
Allora io domandai al Signore: "Quando Satana cadde, in quale luogo andò a dimorare?".
Egli mi rispose: "Mio Padre cambiò il suo aspetto a causa della sua superbia: gli fu tolto lo splendore della luce, il suo volto divenne come ferro incandescente e la sua corporatura in tutto simile a quella di un uomo; compresa la coda raggiungeva la terza parte (della misura) degli angeli di Dio. Cacciato via dalla sede di Dio e dall’ordinamento dei cieli, Satana venne giù sotto questo firmamento, ma non poteva trovar quiete, né per sé né per quelli che erano con lui. Allora pregò il Padre, dicendo: ‘Abbi pazienza con me, e io ti ricompenserò di tutto’. Il Padre ne ebbe compassione e concesse una tregua a lui e a tutti quelli che gli erano insieme, per ciò che volesse compiere, entro sette giorni. Egli si stabilì nel firmamento e diede ordine all’angelo che soprintendeva all’aria e a quello che soprintendeva alle acque, ed essi liberarono la terra, che restò prosciugata. Poi egli prese l’aureola dell’angelo che soprintendeva alle acque e con metà di essa fece la luce della luna, con l’altra metà la luce delle stelle, e con le pietre fece la moltitudine delle stelle. Poi costituì gli angeli come suoi ministri, secondo gli ordinamenti e le istituzioni dell’Altissimo, e con il comando, come l’invisibile Padre, fece il tuono, la pioggia, la grandine e la neve. E mise gli angeli che vi presiedessero. Poi comandò alla terra di produrre ogni genere di animali che si nutrono e tutti gli esseri che strisciano, e gli alberi e le erbe, e comandò al mare di produrre pesci, e volatili al cielo. Inoltre egli prese ancora un’altra decisione e creò l’uomo a sua somiglianza, comandando a un angelo del terzo cielo di entrare in quel corpo di fango. Ne prese un poco e fece un altro corpo, in forma di donna, e comandò a un angelo del secondo cielo di entrare nel corpo della donna.
Ma gli angeli si lamentarono, quando videro attorno a sé un involucro mortale, mentre essi erano differenti per natura. Allora egli comandò loro di compiere atti carnali nei corpi di fango; ma essi non erano capaci a commettere il peccato. Allora l’artefice del male meditò nella sua mente la creazione del paradiso e vi portò dentro l’uomo e la donna. Poi, fatto portare un albero, il diavolo lo piantò, nel mezzo del giardino, e così l’astuto demonio nascose il suo stratagemma, perché essi non ne conoscevano l’inganno. Ed egli entrò e disse loro: ‘Di ogni frutto che è in Paradiso, mangiatene pure; ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, non ne mangiate!’.
Però poi il diavolo entrò in un astuto serpente e sedusse l’angelo che era nella forma della donna e sfogò la sua lussuria con Eva, sotto l’aspetto di serpente. Perciò saranno chiamati figli del diavolo o figli del serpente quelli che ha creati la lussuria del diavolo, loro padre, fino alla fine del mondo. E per di più il diavolo versò sopra l’angelo che era in Adamo il veleno della sua lussuria, e questa ha generato i figli del serpente e i figli del diavolo, fino alla fine del mondo. (…)

* Secondo l’astrologia orientale questo era l’ultima sede degli Angeli. Al di sopra di esso vi erano: il cielo degli Arcangeli, Serafini, ecc. (sesto) e quello di Dio (settimo).
** Il cor era una misura ebraica per i solidi, equivalente a circa l 390.
*** Il bath era una misura ebraica per i liquidi, equivalente a circa l 40.

Così termina il Libro di Giovanni evangelista:

"E allora il Figlio di Dio siederà alla destra di suo Padre, e il Padre comanderà agli angeli, e questi guideranno i giusti e li collocheranno tra i cori degli angeli, li rivestiranno di abiti incorruttibili, daranno loro le aureole che mai si offuscheranno e seggi che non potranno essere rimossi. Dio sarà in mezzo a loro, ed essi non avranno mai più né fame né sete, né li brucerà il sole o qualsiasi altro calore. Dio asciugherà dai loro occhi ogni lacrima. Ed egli regnerà con il suo santo Padre e del suo regno non vi sarà mai fine, per i secoli dei secoli."

Dichiarazione di Giuseppe di Arimatea

Il manoscritto più antico che possediamo di questo apocrifo è del secolo XII, ma non è facile stabilire la data di composizione dell’originale. Attribuita a Giuseppe di Arimatea, che si dice testimone oculare dell’arresto, del processo presso il Sinedrio, della morte di Gesù, e anche beneficiario della prima apparizione del Risorto insieme con il buon ladrone, l’opera non ha scrupolo di introdurre fatti anche in contraddizione con i Vangeli canonici, che pure cita talvolta, e di modificare particolari della narrazione evangelica. L’interesse dell’autore si concentra soprattutto sulla figura di Demas, il ladrone buono, crocifisso alla destra di Gesù: egli è il primo mortale introdotto nel Paradiso ma il nostro apocrifo asserisce anche che sarà l’unico, fino al giudizio universale. Egli appare persino, sfolgorante di luce, accanto a Gesù risorto, durante il viaggio da Gerusalemme alla Galilea, e si fa messaggero di uno scambio di corrispondenza tra Gesù e i Cherubini.

In un brano, Gesù legge questo scritto:

Noi Cherubini e noi dalle sei ali, preposti dalla tua divinità a custodire il giardino del Paradiso, per mezzo del ladrone che è stato crocifisso con te, per tua disposizione, ti comunichiamo questo: quando vedemmo le stimmate dei chiodi del ladrone che era stato crocifisso con te e lo splendore dello scritto della tua divinità, il fuoco si spense, non potendo sopportare il bagliore delle stimmate, e noi, presi da grande paura, ci chinammo. Udimmo infatti il creatore del cielo e della terra e di tutto l'universo che scendeva dall'alto verso la parte più profonda della terra per il primogenito Adamo. Poi, vedendo la croce immacolata, che risplendeva a causa del ladrone, sette volte più lucente del fulgore del sole, un tremore ci prese, colpiti dall'agitazione di quelli sotto terra. E a gran voce i ministri dell'inferno dicevano insieme con noi: "Santo, santo, santo, Colui che ha il dominio nell'alto!" E le Potenze mandarono questo grido: "O Signore, ti sei manifestato in cielo e sulla terra, procurando la felicità dei tempi col salvare dalla morte la tua stessa creazione".

Vangelo degli Ebrei

Sotto il nome di Vangelo degli Ebrei si intende una composizione in uso tra gli Ebrei convertiti della diaspora egiziana. Esso non è infatti immune da influssi gnostici e da credenze mistiche ed angelologiche, proprie dell'Egitto. In un brano viene esposta una singolare interpretazione: anche Maria è una "Potenza" soprannaturale, che nella sua pre-esistenza era l'arcangelo Michele.

… Già taluni hanno incluso tra questi libri (eretici) anche il Vangelo degli Ebrei, di cui soprattutto si compiacciono quelli tra gli Ebrei che hanno accettato Cristo. Essi dicono che Egli non è stato generato da Dio Padre, ma creato, come uno degli arcangeli, e in modo anche più eccellente, e che egli domina sugli angeli e su tutte le cose create dall'Onnipotente, e che quando è venuto ha anche dichiarato, come riporta il loro Vangelo, detto "secondo gli Ebrei": "Sono venuto ad abolire i sacrifici, e se non cesserete di fare sacrifici, non cesserà su di voi l'ira di Dio". (…) E' scritto nel Vangelo degli Ebrei che quando Cristo volle venire in terra per l'umanità, il Buon Padre chiamò una alta potenza del cielo, che aveva nome Michele e gli affidò Cristo per l'adempimento di ciò. E la potenza scese nel mondo e si chiamò Maria e Cristo rimase sette mesi nel suo ventre. Dopo di che, ella lo diede alla luce, ed egli crebbe in statura, scelse gli apostoli (…) e quando lo levarono sulla croce, il Padre lo assunse in cielo presso di sé. (…)
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:01 pm
Oggetto: ANGELI ED ASTRI
FONTE:


CENNI STORICI
1. Astri animati

Fin dall’antichità, l’uomo, volgendo gli occhi al cielo, osservava il ciclo regolare degli astri e stabiliva su di essi la misura del tempo e il calendario. I corpi luminosi della volta celeste gli suggerivano soprattutto che il mondo è governato dalla legge del "ritorno eterno" e che, dall’alto, essi impongono alle cose della Terra certi ritmi sacri che sfuggono al suo controllo e alla sua comprensione. La luna, i pianeti e le stelle rappresentavano ai suoi occhi manifestazioni di potenze soprannaturali ed egli, per assicurarsene il favore, rendeva loro spontaneamente un culto. L’uomo assegnò così dei nomi e distinse nel cielo le costellazioni, riconoscendo in esse figure enigmatiche e simboliche.
Le speculazioni sull’Universo di Platone e Aristotele contribuirono all’idea che stelle e pianeti fossero esseri animati e creature intelligenti. Arrivando ai Padri della Chiesa, la concezione degli "astri animati" venne scartata da San Tommaso, ma Sant’Agostino e San Gregorio dichiararono che "i corpi celesti si possono considerare mossi da creature spirituali che si chiamano Angeli o Intelligenze, o Intelletti separati".

CENNI STORICI
2. I Sette Reggitori del Mondo

Il legame fra Angeli e pianeti rimase nel culto della Chiesa, anche se con alterne fortune. Anticamente venivano venerati sette grandi Angeli identificati quasi sempre con i sette pianeti e denominati in diversi modi: "Sette Occhi del Signore", "Sette Troni", "Sette Luci Ardenti", "Sette Reggitori del Mondo".
Fu l’Arcangelo Raffaele che parlò di sette Angeli nel rivelare la sua vera identità a Tobia. Raffaele gli si era presentato con l’aspetto di un comune mortale, dicendo di chiamarsi Azaria, figlio di Anania. Al momento di congedarsi così si rivelò al giovane:
Io sono Raffaele, uno dei Sette Angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore (Tb 12, 15).
L’Angelo non rivelò altri nomi ma in scritture non cristiane incontriamo i nomi dell’Angelo Azariel (aiuto di Dio) e Ananael (grazia di Dio).

CENNI STORICI
3. Nomi "canonici" e nomi "occulti"

I Sette Angeli possedevano nomi occulti (che non potevano essere pronunciati) e nomi "canonici", con cui venivano menzionati nei Messali.
I nomi consentiti e i loro attributi sono i seguenti:
Mikael: "Quis ut Deus", il Pari a Dio
Gabriel: la Forza (o la Potenza) di Dio
Raphael: la Virtù Divina
Uriel: "Lux et Ignis", la Luce e il Fuoco di Dio
Scaltiel: la Parola di Dio
Jehudiel: la Gloria di Dio
Barchiel: la Beatitudine di Dio

Per quanto concerne i nomi "occulti" è possibile risalire a diverse tradizioni. Secondo i Cabalisti, i sette Dominatori planetari sono:
Uriel, Raphael, Raguel, Michael, Suriel, Gabriel, Yerachiel.

Un’altra fonte proviene inoltre dai testi dei Sabei di Harran, una setta religiosa in cui confluirono i culti assiro-babilonesi, gli influssi della Grecia classica e infine il filone stoico-ermetico. Questi i nomi degli Spiriti planetari secondo i Sabei:
Isbal: Angelo di Saturno
Rufiyael: Angelo di Giove
Rubyael: Angelo di Marte
Sams: Angelo del Sole
Bitael: Angelo di Venere
Haraquiel: Angelo di Mercurio
Syliael: Angelo della Luna

E ancora, nella Magia Evocativa incontriamo i nomi degli Spiriti Planetari corrispondenti ai corpi celesti:
Michael: Sole
Gabriel: Luna
Samael: Marte
Raphael: Mercurio
Sachiel: Giove
Anael: Venere
Cassiel: Saturno

CENNI STORICI
4. I Papi e i Sette Angeli

I nomi dei sette Angeli rimasero nei Messali per secoli; furono approvati anche dal famoso domenicano Padre Gastaldi, spietato inquisitore. Egli scrisse nel suo libro "De Angelis" che la venerazione dei Sette Spiriti nell’ambito della Chiesa Cattolica era sempre stata legittima in tutti i tempi e che era necessaria per il sostegno morale e la fede dei figli della Chiesa.
A Roma, nel 1561, dopo ripetute apparizioni e pressanti richieste degli stessi Angeli, papa Paolo IV decise di far costruire una chiesa in loro onore. Convocò dunque in Vaticano Michelangelo, accettò il suo splendido progetto, e in tre anni il "tempio dei Sette Angeli" fu consacrato e aperto al culto. Circa cento anni dopo, però, i nomi che ornavano l’affresco sull’altare maggiore furono fatti cancellare all’improvviso per ordine del cardinale Albizio. E poco tempo dopo gli stessi nomi scomparvero dai messali in uso per il "Vespro dei Sette".
Nel 1825 papa Leone XII ripristinò il servizio religioso in loro onore. Inoltre, quando papa Pio V concesse alla Spagna di celebrare questo "servizio divino", i Gesuiti ne furono particolarmente felici, perché attribuirono all’aiuto prodigioso ricevuto da questi Angeli il loro successo nell’evangelizzazione delle Filippine.
Paolo V scrisse nella sua Bolla:
Non si potrebbe mai esaltare troppo questi Sette Rettori del mondo, rappresentati dai sette pianeti… E’ stato di consolazione e di buon augurio per questo secolo che, con la Grazia di Dio, il culto di queste sette luci ardenti, di queste sette stelle, sta riguadagnando il suo lustro nella repubblica cristiana.

HAZIEL
Energie cosmiche

Dopo questa introduzione di carattere storico, incontriamo dunque le interpretazioni che sono state date al legame tra Angeli e Astri.
Le prime parole sono del cabalista e angelologo Haziel.

Le Energie Cosmiche (sia Zodiacali sia Astrali) sono delle attività che trovano esplicazione costante tramite gli Angeli. Attraverso la posizione astronomica dei Pianeti, dei Segni, delle Costellazioni e delle Stelle, l’Astrologia è in grado di indicarci le energie che possono esercitare dall’esterno un’influenza sull’individuo. Ciò nondimeno gli Angeli, che gestiscono tali energie cosmiche, agiscono concretamente, e in forma costante, muovendo dal nostro interno.
Per un altro verso, l’Astrologia ci presenta delle energie "impersonali", delle correnti di energia cieca, mentre per l’Angelologia gli Angeli, che gestiscono queste energie cosmiche, sono Forze "personalizzate", benevole, con le quali dialogare è molto facile.
Tali energie vengono da noi ricevute come "impulsi" a tre livelli: fisico, emotivo e mentale. Tuttavia, ogni persona riceverà solamente gli impulsi corrispondenti alla propria sensibilità; in altri termini, gli impulsi che corrispondono al suo grado di evoluzione. Di qui, l’estrema importanza che riveste la Preghiera, giacché essa attira gli impulsi Cosmici da noi desiderati: quelli, cioè, che noi sollecitiamo. Per il tramite della Preghiera, questi impulsi sollecitati in termini concreti penetrano in noi e danno luogo all’interno di noi stessi ad una Dimora nella quale il nostro Angelo Custode ha agio d’installarsi coi suoi "collaboratori". Pur conservando "il suo grado e la sua dignità", in qualità di Angelo Custode, egli è anche membro operante dell’insieme di uno Shevet. Questo termine, che in ebraico significa "tribù", è di fatto un gruppo di 6 Angeli che elargisce le energie di un Segno zodiacale agli esseri umani che ne fanno parte.

Dunque gli Angeli dispensano i loro potenziali principalmente attraverso flussi energetici emanati dalle Costellazioni (dai Segni) dello Zodiaco. Potete conoscere gli Angeli appartenenti ai diversi Shevet attraverso le tabelle (suddivise per Segno zodiacale) nella sezione "I Nomi degli Angeli".

VICENTE BELTRAN ANGLADA
1. L'Energia segue il Pensiero

I 4 brani seguenti: da "Gli Angeli nella vita sociale umana" di V.B. Anglada

Allo stesso modo in cui la luce del sole affluisce sulla Terra, in virtù di un atto di Decisione solare, le energie delle Costellazioni Zodiacali vengono trasportate dalle grandi Decisioni Cosmiche, generate negli occulti ed indescrivibili centri mistici dove ha origine la vita che anima le Costellazioni. Infatti possiamo affermare che le correnti di energia astrologica sono "atti di Volontà", di Amore o di Intelligenza generati dai potentissimi ed incomprensibili Logoi (supreme Entità psicologiche esotericamente denominate Logoi cosmici, Logoi solari e Logoi planetari) che utilizzano quelle Costellazioni come Corpi di Manifestazione.
(…) A ciascun stato di coscienza umana corrisponde una corrente di energia devica, quindi la sensibilità angelica e la sua capacità di creare correnti di energia elettrica attorno al campo magnetico umano (la sua aura eterica) devono corrispondere necessariamente alle attitudini mentali, emozionali e fisiche degli esseri umani. Così l’analogia tra Angelo e Uomo può offrirci una visione molto oggettiva di ciò che si potrebbe scientificamente denominare "correnti astrologiche", poiché si riferiscono agli astri, ai Sistemi solari ed alle stesse Costellazioni che in mutua interdipendenza costituiscono una Galassia. Possiamo affermare che ogni Costellazione, vista nel suo insieme, non è altro che il Corpo oggettivo di una Individualità Psicologica a carattere cosmico, la cui Coscienza esprimendo determinate qualità si manifesta come un movimento nello Spazio, mediante il quale sono "invocate potentissime Entità Angeliche" che convertono quel movimento in energia e lo trasportano attraverso l’etere alle più lontane regioni del Cosmo assoluto.
Il principio ermetico secondo cui "l’energia segue il pensiero" può essere qui interamente applicato. Il Grande Iniziato Ermete Trismegisto chiamò queste potentissime Entità Angeliche "i Governatori del Mondo", concretizzando l’attività di Quelle che più assiduamente ed in modo particolare prendono contatto con il nostro pianeta Terra.

2. I Governatori del Mondo

Analizzando la definizione biblica dei "Sette Spiriti davanti al Trono del Signore" (il Logos Solare) riferendosi ai Sette Logoi Planetari, Signori di Raggio, Reggenti dei Sette pianeti sacri del nostro Universo, cioè Vulcano, Mercurio, Venere, Giove, Saturno, Urano e Nettuno, possiamo dedurre che si fa anche un diretto riferimento ai Sette splendenti Arcangeli relazionati molto intimamente con la vita mistica dei sette Logoi planetari. Tali Entità Angeliche potrebbero essere descritte analogicamente in questo modo, secondo la loro intima relazione con il pianeta sacro dal quale emanano o dal quale estraggono le loro energie:
Raziel: Vulcano
Michele: Mercurio
Haniel: Venere
Zadquiel: Giove
Zapquiel: Saturno
Gabriele: Urano
Camael: Nettuno

3. Scienza di comunicazione tra Angeli e Uomini

Le gerarchie angeliche che operano oltre l’anello invalicabile del Sistema solare personificano le energie che provengono dalle Dodici Costellazioni Zodiacali; queste costituiscono il nostro cielo siderale e, attraverso i grandi Angeli planetari, convergono nella vita evolutiva del pianeta attraverso le forze occulte che governano il complesso molecolare degli elementi chimici della Natura, ossia gli elementali costruttori dell’aria, del fuoco, dell’acqua e della terra, chiamati esotericamente silfidi, salamandre, ondine e gnomi.
Definendo l’Astrologia come Scienza di Comunicazione o di relazione tra Angeli e Uomini, teniamo conto del mistico significato del contatto spirituale esistente "da sempre" per decisioni della stessa Divinità. Il significato dell’assioma esoterico "l’Energia segue il Pensiero" può essere ugualmente utilizzato nella locuzione "correnti di energia ambientale" o quando, estendendo enormemente il significato occulto della stessa, facciamo uso della frase "correnti di vita astrologica".
In entrambi i casi si esprime un’identica idea di Compartecipazione, sia fra Entità Logoiche e poderosi Arcangeli o fra entità umane ed Angeli familiari. L’unica cosa che dobbiamo segnalare riguarda l’abissale distanza, misurata in termini di evoluzione, che separa un Arcangelo, che tesse gli avvenimenti che costituiscono il destino creatore di un Logos (Signore di un Universo, di una Costellazione o di una Galassia), da quel Deva familiare che, utilizzando i materiali che gli somministra la vita spirituale ed occulta di un essere umano, crea gli avvenimenti ambientali che configurano e modellano il suo destino.

4. Il numero 12

Quando parliamo di Astrologia come di una via naturale di comunicazione tra Angeli ed uomini, in virtù delle energie degli astri, non facciamo altro che concretizzare il processo in termini facilmente comprensibili per la mente intellettuale. Utilizzando la chiave di analogia, ci sarà utile considerare la relazione che esiste tra:
a. Le Dodici Costellazioni dello Zodiaco (I Dodici Mahadeva o Arcangeli)
b. I Dodici Pianeti Sacri
c. Le Dodici Lune del Pianeta Giove
d. Le Dodici Caste di Israele
e. Le Dodici Porte della Città Celeste (Shamballa)
f. Le Dodici Fatiche di Ercole (personificazione dell’Iniziato)
g. I Dodici Apostoli (I Dodici Angeli Planetari)
h. I Dodici Petali Sacri del Cuore (Chakra)
i. I Dodici Mesi dell’Anno

Gli Angeli, a partire dai Dodici Mahadeva delle Costellazioni dello Zodiaco che presiedono il nostro cielo siderale, sono presenti come "energie personificate" in tutte le analogie precedentemente descritte.
Sebbene attualmente i pianeti sacri siano soltanto sette (come abbiamo visto in precedenza) è necessario considerare che esistono altri tre pianeti "non sacri": la Terra, Marte e Plutone. A questi se ne dovranno aggiungere altri due non ancora scoperti ma che già iniziano a sorgere dall’etere, totalizzando quindi dodici pianeti in rapporto a ciascuna delle dodici Costellazioni. Questi saranno sacri alla fine del nostro sistema solare, quando il nostro Logos avrà raggiunto la perfezione dell’Archetipo solare che corrisponde all’attuale Universo.

La complessità delle argomentazioni di Anglada ci impedisce di riportare qui in modo esauriente il pensiero dell’autore. Per chi fosse interessato, consigliamo la lettura dei suoi libri e di quelli concernenti la Teosofia. Un ulteriore passo tratto dall’opera di Anglada è riportato nella pagina "Angeli del Karma".

GIUDITTA DEMBECH
I Nomi secondo la Tradizione Cabalistica e Astrologica

Giuditta Dembech riporta un’elencazione in cui ha fatto affluire tradizioni molto diverse, un misto di astrologia, teologia e pensiero esoterico. Gli Angeli vi compaiono con ruoli di Dominatori planetari, molto simili a quelli dei Pianeti intesi nel senso classico dell’astrologia o della mitologia.
L’autrice inoltre sottolinea l’excursus particolare della mitologia greca ed evidenzia la differenza tra i vari Angeli assegnati ai Pianeti rispetto agli dei dell’Olimpo. Questa l'elencazione nella ricerca della Dembech.

Michael

Rappresenta il Sole nel suo pieno dominio, lungo l’arco splendente del suo percorso. Sul piano umano, l’Arcangelo Michael aiuta il raggiungimento del successo, l’affermazione e facilita la lotta per il superamento degli ostacoli. La tradizione lo vede assimilato a tutto quanto concerne la Potenza nei suoi aspetti positivi. E’ invocato nelle formule per la protezione dai sortilegi e dalle opere di magia nera.
Come Angelo Solare domina la costellazione del Leone ma, essendo anche Signore dell’elemento Fuoco, estende la sua protezione alla triade zodiacale di Ariete, Leone e Sagittario.

Raphael

Associato a Mercurio dalla tradizione cabalistica, è l’Arcangelo che dai tempi più antichi ha in custodia la facoltà di guarire. Anche per i greci Mercurio era il Signore della Medicina: nelle raffigurazioni più antiche, egli tiene in mano una verga sulla quale si attorcigliano due serpenti. Il suo tocco aveva un immediato effetto risanante. Questo il significato occulto: la verga rappresenta la spina dorsale dell’uomo; i due serpenti sono Ida e Pingala (per l’Induismo); il punto da cui i serpenti partono, con le code che si toccano, è Kundalini, nel coccige, la sede dell’energia vitale. Attraverso sette spirali (i sette chakra) i due serpenti si fronteggiano in alto ma non si toccano.
Raphael è il dominatore della costellazione zodiacale della Vergine. Secondo l’astrologia tradizionale, la Vergine è dominata da Mercurio e sotto questo segno abbiamo i migliori custodi della salute: infermieri, farmacisti, ricercatori scientifici. Inoltre, Raphael appartiene all’Elemento Terra e come tale domina anche la triade di segni che ad essa appartengono: Toro, Vergine e Capricorno.
L’influenza di Raphael è fortissima anche nella costellazione dei Gemelli, dominati da Mercurio. In questo segno stimola le facoltà intellettive, poiché i Gemelli sono poco propensi al sacrificio e allo spirito di servizio attivo che è invece molto sviluppato nella Vergine.

Gabriel

L’astrologia esoterica vede l’Arcangelo collegato alla sfera lunare e all’elemento Acqua del Cancro. E’ l’acqua della gestazione, in cui si sviluppa il germe divino che s’incarnerà in ogni embrione umano. Naturalmente è un’acqua simbolica, che non appartiene alla dimensione fisica ma ai piani astrali superiori. E’ l’acqua attraverso cui si intravede il futuro, l’elemento che fa giungere alla mente umana l’intuizione. E’ la precognizione che porta al colpo di genio e alla scoperta scientifica o alla creazione del capolavoro d’arte. Da Gabriel promanano le sconfinate schiere degli Angeli Custodi, i pazienti aiutanti del genere umano: creature che aiutano l’evoluzione della nostra specie ma che, a loro volta, si evolvono attraverso noi.
Dominatore dell’Elemento Acqua, Gabriel estende la sua influenza su Cancro, Pesci e Scorpione.

Anael

E' l’Arcangelo legato alla sfera di Venere. E’ colui che ha in custodia tutto quanto esiste di bello e di armonioso. E’ l’ispiratore degli artisti, colui che fa risuonare alle orecchie degli uomini più sensibili l’armonia delle sfere perché venga riscritta sotto forma di musica da ascoltare attraverso gli strumenti del pianeta Terra. L’influenza che l’Arcangelo venusiano esercita attraverso i suoi Angeli sarà sempre maggiore nel corso degli anni e risveglierà nel cuore degli uomini il sentimento di benevolenza. Lo scopo sarà quello di raggiungere l’amore cosmico, che è ancora molto lontano dalla sfera della comprensione umana.
Anael, appartenendo alla sfera di Venere, domina la costellazione zodiacale della Bilancia e del Toro, ma influenza positivamente l’Acquario e i Gemelli.

Khamael

E' l’Arcangelo dominatore del pianeta Marte. Per i suoi attributi di guerriero in altri testi cabalistici questo ruolo viene assegnato talvolta a Michael. Altri testi modificano ancora lievemente il suo nome in Camael o Samael.
Khamael nella tradizione più rigorosa viene definito "la Mano Destra di Dio", o anche "l’Angelo Punitore", in quanto è colui che amministra la Giustizia Divina, inflessibile nel suo compito. E’ l’osservatore imparziale delle opere dell’uomo, definito il "Signore del Karma". Da lui promanano le schiere di Esseri che "tengono i registri" annotando lo stato del karma per stabilire quali saranno le prove da riproporre agli umani nelle incarnazioni future. La tradizione astrologica gli attribuisce tutte le doti tipiche di Marte: la forza, la combattività, il coraggio, la decisione. Sono gli stessi attributi che gli antichi riconoscevano alla divinità venerata col nome Marte… ma il Marte dei greci non era certamente l’Arcangelo dominatore del pianeta. Fu la veggenza pura dei mortali a far loro comprendere quali erano le caratteristiche dell’Arcangelo; in seguito le riversarono sul "loro" Marte.
E’ il dominatore del segno dell’Ariete.

Sachiel

E' uno degli Arcangeli egoisticamente più invocati dall’antichità ai nostri giorni. Rappresenta l’opulenza, la maestà, la ricchezza, il benessere fisico, il prestigio, il denaro. Sachiel, l’Arcangelo dominatore del pianeta Giove, governatore del segno del Sagittario, non disdegna di aiutare gli umani nel raggiungimento del benessere ma svolge il suo ministero entro i limiti in cui il karma individuale gli permette di intervenire. Nessuno, se non il diretto interessato, con la sua volontà e superando le prove che incontrerà sul suo cammino, potrà modificare il proprio karma.
Sachiel e i suoi Angeli sono gli attenti dispensatori dell’energia-denaro poiché il denaro, come il sangue, è una vera e propria linfa vitale. La sua circolazione deve avvenire in modo equilibrato, come per tutti i fluidi all’interno del corpo umano, senza ristagni, senza carenze e senza emorragie.

Cassiel

E' il dominatore della sfera di Saturno, colui che ha già realizzato il suo piano evolutivo in un’epoca lontanissima, l’antica età dell’Oro o Era Saturnina, di cui gli umani non conservano il ricordo. Dal suo pianeta freddo e (teoricamente) lontano, Cassiel segue con occhio amorevole gli anziani, coloro che come lui hanno portato avanti il loro compito ed assistono da spettatori, e non più da guerrieri, allo svolgersi degli eventi.
Sempre sotto al dominio di Cassiel, denominato anche "Angelo del Silenzio", troviamo tutto quanto è nel sottosuolo: cioè tutto il regno minerale che silenziosamente e in tempi lunghissimi si evolve nella lunga ed incessante marcia "dalle tenebre alla Luce", che del resto è condivisa anche da tutti gli altri regni, compreso quello umano.
Cassiel regge la costellazione del Capricorno, ma ispira lo spirito amorevole della Vergine.

Uriel

L’abbinamento di Uriel con Urano nella tradizione astrologica è abbastanza recente, poiché anticamente si pensava che i pianeti fossero soltanto sette. E’ l’Arcangelo reggente della costellazione dell’Acquario, segno estroverso e rivoluzionario, destinato ad influenzare l’umanità futura. Uriel ben si addice al governo della magia, dell’astrologia e dell’elettronica, tipicamente acquariane. Uriel ha inoltre il controllo sulle forze magiche che presiedono ai bruschi ed imprevisti cambiamenti, non soltanto nel destino dei singoli individui, ma a livello planetario. L’Era Nuova, o Età dell’Acquario, è controllata nel suo rapido susseguirsi di eventi da questo grande Angelo che ha ancora un immenso compito da svolgere nei confronti dell’Umanità.

Asariel

Questo grande Angelo, governatore della sfera di Nettuno, era ben noto agli antichi che gli affidarono il dominio degli oceani. Il culto di Nettuno (protettore dei naviganti) fu mantenuto in vita ancora molto avanti, quando ormai il cristianesimo aveva esteso largamente la sua influenza. Oltre alle distese marine, alle coste e ai naviganti per mare, Asariel estende il suo dominio su coloro che hanno il dono della veggenza, sugli "oracoli".
Asariel, come Nettuno, governa la costellazione dei Pesci.

Azrael

Anche colui che oggi ci è noto come Azrael e a cui è stato assegnato il dominio del "giovane" Plutone, è sempre stato una divinità ben nota gli antichi. La sua funzione principale infatti fu (ma lo è tuttora e lo sarà in futuro) quella di accompagnare nell’aldilà lo spirito dei trapassati. Così l’Arcangelo fu venerato come Anubi, il custode delle porte oscure del regno dei morti; e fu Caronte, il traghettatore delle anime dal mondo materiale a quello invisibile.
Ma Azrael è molto di più. Dalle sue mani nasce il "fiume Lete", l’acqua che dà al trapassato l’oblio sulla vita appena trascorsa e gli permette di riposare in pace. Lui apre all’uomo le porte del Devachan, un luogo di serena beatitudine, in attesa di tornare a reincarnarsi con un compito nuovo, in un nuovo corpo e con una memoria libera di ricordi. E’ dunque ad Azrael che fanno capo le legioni di "aiutatori invisibili" che si pongono accanto alle persone in punto di morte, che le attendono per facilitarne il trapasso e che ne guideranno con dolcezza i primi passi nella dimensione nuova in cui stanno per giungere.
Azrael sviluppa la capacità di sondare il mistero, la ricerca delle leggi inesplorate della natura: una ricerca metafisica, non strumentale, di laboratorio.
E’ l’Arcangelo protettore degli occultisti, intesi non come i mercenari dell’occulto ma viceversa simili agli antichi alchimisti.
Azrael, definito l’Arcangelo del Mistero, domina la costellazione dello Scorpione.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:02 pm
Oggetto: ANGELI E BIBBIA
FONTE:


Non "natura" ma "funzione"

Il nome degli angeli non è un nome di natura, ma di funzione: in ebraico mal’ak, in greco ànghelos, significa "messaggero". Gli angeli sono "spiriti destinati a servire, inviati in missione per il bene di coloro che devono ereditare la salvezza" (Ebr 1, 14). Sfuggendo alla nostra percezione ordinaria, essi costituiscono un mondo misterioso. La loro esistenza non costituisce mai un problema nella Bibbia; ma fuori di questo punto la dottrina che li concerne presenta un indubbio sviluppo, ed il modo in cui se ne parla e con cui vengono rappresentati suppone un ricorso costante alle risorse del simbolismo religioso.

VECCHIO TESTAMENTO
1. Gli angeli di Jahve e l'Angelo di Jahve

Riprendendo un elemento corrente nelle mitologie orientali ma adattandolo alla rivelazione del Dio unico, il Vecchio Testamento rappresenta sovente Dio come un sovrano orientale (1 Re 22, 19; Is 6, 1 ss). I membri della sua corte sono pure i suoi servi (Giob 4, 1Cool; sono anche chiamati i santi (Giob 5, 1; 15, 15; Sal 89,6; Dan 4, 10) oppure i figli di Dio (Sal 29, 1; 89, 7; Deut 32, Cool.
Tra essi, i cherubini (il cui nome è di origine mesopotamica) sostengono il suo trono (Sal 80,2; 99, 1), tirano il suo carro (Ez 10, 1 s), gli servono da cavalcatura (Sal 18, 11) oppure custodiscono l’ingresso del suo dominio per interdirlo ai profani (Gen 3, 24); i serafini (gli "ardenti") cantano la sua gloria (Is 6, 3), ed uno di essi purifica le labbra di Isaia durante la sua visione inaugurale (Is 6, 7). Si ritrovano i cherubini nella iconografia del tempio, dove riparano l’arca con le loro ali (1 Re 6, 23-29; Es 25, 18 s).
Tutto un esercito celeste (1 Re 22, 19; Sal 148, 2; Neem 9, 6) fa così risaltare la gloria di Dio, ed è a sua disposizione per governare il mondo ed eseguire i suoi ordini (Sal 103, 20); stabilisce un legame tra il cielo e la terra (Gen 28, 12).
Tuttavia, a fianco di questi messaggeri enigmatici, gli antichi racconti biblici conoscono pure un Angelo di Jahve (Gen 16, 7; 22, 11; Es 3, 2; Giud 2, 1), che non è diverso da Jahve stesso, manifestato quaggiù in una forma visibile (Gen 16, 3; Es 3, 2): abitando in una luce inaccessibile (1 Tim 6, 16), Dio non può lasciar vedere la sua faccia (Es 33, 20); gli uomini non ne scorgono mai se non un misterioso riflesso.
L’Angelo di Jahve dei testi antichi serve quindi ad esprimere una teologia ancora arcaica che, con l’appellativo "Angelo del Signore" lascia tracce fin nel Nuovo Testamento (Mt 1, 20. 24; 2, 13. 19), e persino nella patristica. Tuttavia, a misura che la rivelazione progredisce, la sua funzione è sempre più devoluta agli angeli, messaggeri ordinari di Dio.

VECCHIO TESTAMENTO
2. Sviluppo della dottrina degli angeli

In origine, agli angeli si attribuivano indistintamente compiti compiti buoni o cattivi (cfr. Giob 1, 12). Dio manda il suo buon angelo per vegliare su Israele (Es 23, 20; ma per una missione funesta, manda messaggeri di male (Sal 78, 49), come lo sterminatore (Es 12, 23; cfr. 2 Sam 24, 16 s; 2 Re 19, 35). Anche il Satana del libro di Giobbe fa ancora parte della corte divina (Giob 1, 6-12; 2, 1-10).
Tuttavia, dopo l’esilio, i compiti angelici si specializzano maggiormente e gli angeli acquistano una qualificazione morale in rapporto alla loro funzione: angeli buoni da una parte, Satana e i demoni dall’altra; tra gli uni e gli altri c’è una costante opposizione (Zac 3, 1 s). Questa concezione di un mondo spirituale diviso tradisce l’influenza indiretta della Mesopotamia e della Persia: per meglio far fronte al sincretismo iranico-babilonese, il pensiero giudaico sviluppa la sua dottrina anteriore; senza transigere sul suo monoteismo rigoroso, si serve talvolta di un simbolismo preso a prestito e sistematizza la sua rappresentazione del mondo angelico. Così il libro di Tobia cita i sette angeli che stanno dinanzi a Dio (Tob 12, 15; cfr. Apoc 8, 2), che hanno il loro riscontro nella angelologia della Persia. Ma la funzione attribuita agli angeli non è mutata. Essi vegliano sugli uomini (Tob 3, 17; Sal 91, 11; Dan 3, 49 s) e presentano a Dio le loro preghiere (Tob 12, 12); presiedono ai destini delle nazioni (Dan 10, 13-21). A partire da Ezechiele, spiegano ai profeti il senso delle loro visioni (Ez 40, 3 s; Zac 1, 8 s); questo diventa infine un elemento letterario caratteristico delle apocalissi (Dan 8, 15-19; 9, 21 ss). Ricevono nomi in rapporto alle loro funzioni: Raffaele, "Dio guarisce" (Tob 3, 17; 12, 15), Gabriele, "eroe di Dio" (Dan 8, 16; 12, 15), Michele, "chi è come Dio?". A quest’ultimo, capo di tutti, è affidata la comunità giudaica (Dan 10, 13. 21; 12, 1).
Questi dati sono ancora amplificati nella letteratura apocrifa (libro di Enoch) e rabbinica, che tenta di organizzarli in sistemi più o meno coerenti. In tal modo la dottrina del Vecchio Testamento sull’esistenza del mondo angelico e sulla sua presenza nel mondo degli uomini, si afferma con costanza. Ma le rappresentazioni e le classificazioni di cui essa si serve hanno necessariamente un carattere simbolico che ne rende molto delicata la estimazione.

NUOVO TESTAMENTO
1. Le gerarchie angeliche attorno alla figura del Cristo

Il Nuovo Testamento ricorre allo stesso linguaggio convenzionale, che attinge sia ai libri sacri, sia alla tradizione giudaica contemporanea. Così enumera gli arcangeli (1 Tess 4, 16; Giuda 9), i cherubini (Ebr 9, 5), i troni, le dominazioni, i principati, le potestà (Col 1, 16), a cui altrove si aggiungono le virtù (Ef 1, 21). Questa gerarchia, i cui gradi variano nella espressione, non ha il carattere di una dottrina fissa. Ma, come nel Vecchio Testamento, l’essenziale del pensiero è altrove, e si riordina qui attorno alla rivelazione di Gesù Cristo.

NUOVO TESTAMENTO
2. Gli angeli e Gesù

Il mondo angelico trova posto nel pensiero di Gesù. Gli evangelisti parlano talvolta dei suoi rapporti intimi con gli angeli (Mt 4, 11; Lc 22, 43); Gesù menziona gli angeli come esseri reali ed attivi. Pur vegliando sugli uomini, essi vedono la faccia del Padre (Mt 18, 10 par.). La loro vita sfugge alle esigenze cui è soggetta la carne (cfr. Mt 22, 30 par.). Benché ignorino la data del giudizio finale, che è un segreto del Padre solo (Mt 24, 36 par.), ne saranno gli esecutori (Mt 13, 39. 49; 24, 31). Fin d’ora essi partecipano alla gioia di Dio quando i peccatori si convertono (Lc 15, 10). Tutti questi elementi sono conformi alla dottrina tradizionale.
Gesù inoltre precisa la loro situazione in rapporto al figlio dell’uomo, la figura misteriosa che lo definisce, specialmente nella sua gloria futura: gli angeli lo accompagneranno nel giorno della sua parusia (Mt 25, 31); saliranno e discenderanno su di lui (Gv 1, 51), come un tempo sulla scala di Giacobbe (Gen 28, 10...); egli li manderà per radunare gli eletti (Mt 24, 31 par.) e scartare i dannati dal regno (Mt 13, 41 s). Fin dal tempo della passione essi sono al suo servizio ed egli potrebbe richiedere il loro intervento (Mt 26, 53).
Il pensiero cristiano primitivo non farà dunque altro che prolungare le parole di Gesù quando affermerà che gli angeli gli sono inferiori. Abbassato al di sotto di essi per la sua incarnazione (Ebr 2, 7), egli non di meno meritava la loro adorazione nella sua qualità di Figlio di Dio (Ebr 1, 6 s; cfr. Sal 97, 7). Dopo la risurrezione è chiaro che Dio glieli ha sottomessi (Ef 1, 20 s), essendo stati creati in lui, da lui e per lui (Col 1, 16). Essi riconoscono attualmente la sua sovranità (cfr. Apoc 5, 11 s; 7, 11 s), e formeranno la sua scorta nell’ultimo giorno (2 Tess 1, 7; Apoc 14, 14-16; cfr. 1 Tess 4, 16). Così il mondo angelico si subordina a Cristo, di cui ha contemplato il mistero (1 Tim 3, 16; cfr. 1 Piet 1, 12).

NUOVO TESTAMENTO
3. Gli angeli e gli uomini

In questa prospettiva gli angeli continuano a svolgere presso gli uomini i compiti che già il Vecchio Testamento attribuiva loro. Quando una comunicazione soprannaturale perviene dal cielo alla terra, essi ne rimangono i misteriosi messaggeri: Gabriele trasmette la duplice annunciazione (Lc 1, 19. 26); un esercito celeste interviene nella notte della natività (Lc 2, 9-14); angeli ancora annunciano la risurrezione (Mt 28, 5 ss par.) e fanno conoscere agli apostoli il senso della ascensione (Atti 1, 10 s). Ausiliari di Cristo nell’opera della salvezza (Ebr 1, 14), essi assicurano la custodia degli uomini (Mt 18, 10; Atti 12, 15), presentano a Dio le preghiere dei santi (Apoc 5, 8; 8, 3), conducono l’anima dei giusti in paradiso (Lc 16, 22; "In paradisum deducant te angeli..."). Per proteggere la Chiesa, essi continuano attorno a Michele, loro capo, la lotta contro Satana, che dura fin dalle origini (Apoc 12, 1-9).
Un legame intimo collega così il mondo terrestre al mondo celeste; lassù gli angeli celebrano una liturgia perpetua (Apoc 4, 8-11), alla quale quaggiù si unisce la liturgia della Chiesa (cfr. Gloria, Sanctus). Presenze soprannaturali ci attorniano, che il veggente dell’Apocalisse concretizza nel linguaggio convenzionale consacrato dall’uso. Ciò esige da parte nostra una riverenza (cfr. Gios 5, 13 ss; Dan 10, 9; Tob 12, 16) che non è da confondere con l’adorazione (Apoc 22, 8 s).
Se quindi è necessario proscrivere un culto esagerato degli angeli che pregiudicherebbe quello di Gesù Cristo (Col 2, 1Cool, il cristiano deve conservare un senso profondo della loro presenza invisibile e della loro azione soccorritrice.

ANGELI E ASTRI
1. Gli astri nel paganesimo antico

Più di noi, l’uomo dell’Oriente antico era sensibile alla presenza degli astri. Sole, luna, pianeti e stelle gli evocavano un mondo misterioso completamente diverso dal nostro: quello del cielo, che egli raffigurava sotto la forma di sfere sovrapposte, in cui gli astri inserivano le loro orbite. I loro cicli regolari gli permettevano di misurare il tempo e di stabilire il suo calendario; ma gli suggerivano pure che il mondo è governato dalla legge del ritorno eterno e che, dall’alto, gli astri impongono alle cose della terra certi ritmi sacri, che non hanno misura comune con i casi mobili della terra.
Questi corpi luminosi gli parevano quindi una manifestazione delle potenze soprannaturali che dominano l’umanità e ne determinano il destino. A queste potenze egli rendeva spontaneamente un culto per assicurarsene il favore. Il sole, la luna, il pianeta Venere ecc., erano per lui altrettanti dèi o dee, e le costellazioni stesse disegnavano nel cielo figure enigmatiche alle quali egli dava nomi mitici. Questo interesse che egli portava agli astri lo induceva ad osservarli metodicamente: Egiziani e Mesopotamici erano rinomati per le loro conoscenze astronomiche; ma questa scienza embrionale era strettamente legata alle pratiche divinatorie ed idolatriche. Così l’uomo dell’antichità era come soggiogato da potenze terribili, che pesavano sul suo destino e gli nascondevano il vero Dio.

ANGELI E ASTRI
2. Gli astri, servi di Dio

Se si apre la Bibbia, il clima cambia di colpo. Certamente gli astri non si distinguono ancora bene dagli angeli, che costituiscono la corte di Dio (Giob 38, 7; Sal 148, 2 s): questi "eserciti celesti" (Gen 2, 1) sono considerati come esseri animati. Ma sono creature come tutto il resto dell’universo (Am 5, 8; Gen 1, 14 ss; Sal 33, 6; 136, 7 ss).
All’appello di Jahve essi brillano al loro posto (Bar 3, 3 ss), per suo ordine intervengono per appoggiare i combattimenti del suo popolo (Gios 10, 12 s; Giud 5, 20). Gli astri non sono quindi degli dèi, ma i servi di "Jahve degli eserciti" (Jahve sabaoth). Se regolano il tempo, se presiedono al giorno e alla notte, è perché Dio ha loro assegnato queste funzioni precise (Gen 1, 15 s). Si può ammirare lo splendore del sole, la bellezza della luna, l’ordine perfetto delle rivoluzioni celesti; ma tutto questo canta la gloria del Dio unico (Sal 19, 2), che ha determinato le "leggi dei cieli" (Giob 38, 31 ss). Così gli astri non nascondono più il loro creatore, ma lo rivelano (Sap 13, 5).
Purificati del loro significato idolatrico, essi simboleggiano ora le realtà terrene che manifestano il disegno di Dio: la moltitudine dei figli di Abramo, la venuta del re davidico, la luce della salvezza futura o la gloria eterna dei giusti risuscitati.

ANGELI E ASTRI
3. Seduzione del paganesimo

Nonostante questa fermezza nella rivelazione biblica, Israele non sfugge alla tentazione dei culti astrali. Nei periodi di regresso religioso, il sole, la lune e tutto l’esercito dei cieli conservano o ritrovano adoratori: per un timore istintivo di queste potenze cosmiche si cerca di conciliarsele. Si fanno offerte alla "regina del cielo", Ishtar, il pianeta Venere; i osservano i "segni del cielo" per leggervi i destini. Ma la voce dei profeti si leva contro questo ritorno offensivo del paganesimo; il Deuteronomio lo stigmatizza; il re Giosia interviene brutalmente per estirparne le pratiche; agli adoratori degli astri Geremia promette il peggiore dei castighi. Ma sarà necessaria la prova della dispersione e dell’esilio perché Israele convertito si distacchi alla fine da questa forma di idolatria, di cui la Sapienza alessandrina proclamerà esplicitamente la vanità.
Questa lotta secolare contro i culti astrali ha avuto ripercussioni nel campo delle credenze. Se gli astri costituiscono in tal modo un’insidia per gli uomini distogliendoli dal vero Dio, non è forse segno che sono legati essi stessi a potenze malvagie, ostili a Dio? Tra gli angeli che formano l’esercito del cielo non ce ne sono forse dei decaduti, che si studiano di trarre gli uomini dietro a sé, facendosene adorare? Il vecchio tema mitico della guerra degli dèi fornisce qui tutto un materiale, che permette di rappresentare poeticamente la caduta delle potenze celesti in rivolta contro Dio (Lucifero: Is 14, 12-15).
La figura di Satana, nel Nuovo Testamento, si arricchirà di questi elementi simbolici (Apoc 8, 10; 9, 1; 12, 3 s. 7 ss). Nessuna meraviglia quindi nel veder annunziare per il giorno di Jahve un giudizio dell’esercito dei cieli, punito con i suoi adoratori terreni (Is 24, 21 ss): qui gli astri appaiono in luogo degli angeli cattivi.

ANGELI E ASTRI
4. La venuta del Cristo

Nell’universo redento da Cristo gli astri ritrovano tuttavia la loro funzione provvidenziale. La croce ha liberato gli uomini dall’angoscia cosmica, quella che terrorizzava i Colossesi: essi non sono più asserviti agli "elementi del mondo", ora che Cristo ha "spogliato i Principati e le Potestà" per "trascinarli nel suo corteo trionfale" (Col 2, 8. 15-1Cool. Non c’è più determinismo astrale, non ci sono più destini scritti nel cielo: Cristo ha posto termine alle superstizioni pagane. Un astro ha annunziato la sua nascita, designando lui stesso come la stella del mattino per eccellenza, in attesa che questo astro si levi nei nostri cuori. Egli è il vero sole che illumina il mondo rinnovato. E se è certo che l’oscuramento degli astri preluderà come segno alla sua parusia gloriosa come ha segnato il momento della sua morte, è perché nel mondo futuro queste luci create diventeranno inutili: la gloria di Dio illuminerà essa stessa la nuova Gerusalemme e l’agnello sarà la sua lanterna.

MEDIATORI CELESTI
1. La mediazione e il Dio unico

Si può dire che nella Bibbia non si trovano mai i termini mediazione e mediatore; ma la realtà che essi indicano è presente dovunque, nella vita profana ed in seno alla vita religiosa. Questa presenza di mediazioni e di mediatori, anche umani, nella vita religiosa del popolo di Dio può a prima vista sorprendere. Non sorprendeva vedere le antiche religioni non bibliche porre, tra gli dèi supremi e l’umanità, tutta una serie di divinità secondarie o di spiriti, poi degli uomini (re, sacerdoti, ecc.) che erano più o meno mediatori o intercessori.
Ma il Dio della Bibbia è unico, trascendente, onnipotente. Perché quindi ricorrere ad intermediari?
"Non c’è mediatore quando si è soli" (Gal 3, 20).
D’altra parte l’uomo biblico ha spesso il sentimento vivissimo della sua responsabilità personale di fronte a Dio. Questo era già vero, anche all’epoca in cui l’individuo era ancora profondamente immerso nel gruppo: "Se uno pecca contro Dio, diceva il vecchio Eli, chi può intercedere per lui?" (1 Sam 2, 25).
Queste verità sono innegabili. Tuttavia le mediazioni hanno avuto una parte essenziale nella storia religiosa del Vecchio Testamento, preparando in tal modo la venuta dell’unico "mediatore di un’alleanza migliore" (Ebr 8, 6).

MEDIATORI CELESTI
2. I mediatori nell'Antica Alleanza

I pagani avvertivano l’insufficienza delle mediazioni umane con la divinità; perciò ricorrevano all’intervento celeste degli dèi inferiori. Israele rigetta questo politeismo, ma la sua dottrina degli angeli prepara il popolo di Dio alla rivelazione del mediatore trascendente.
Secondo un antico racconto, Giacobbe vide in sogno a Bethel gli angeli del santuario stabilire il legame tra cielo e terra (Gen 28,12). Ora, dopo l’esilio, la dottrina degli angeli prende uno sviluppo sempre più considerevole. Si descrivono quindi la loro intercessione per Israele (Zac 1, 12 s), i loro interventi in suo favore (Dan 10, 13; 21; 12, 1), gli aiuti per portano ai fedeli (Dan 3, 49 s; 6, 23; 14, 34-3; Tobia), di cui presentano le preghiere dinanzi al Signore (Tob 12, 12).
Malachia descrive persino un misterioso messaggero, l’angelo dell’alleanza, la cui venuta nel santuario inaugurerà la salvezza escatologica (Mal 3, 1-4). Qui non si tratta più di una mediazione umana: attraverso quest’angelo enigmatico, Dio stesso interviene per purificare il suo popolo e salvarlo.

MEDIATORI CELESTI
3. Il mediatore della Nuova Alleanza

Alle soglie del Nuovo Testamento, Gabriele, mediatore celeste, inaugura fra l’uomo e Dio il dialogo che prelude alla nuova alleanza (Lc 1, 5-3Cool. La risposta decisiva gli è data da Maria. Parlando in nome del suo popolo come "figlia di Sion", essa accetta di diventare madre del re-messia, Figlio di Dio. Giuseppe (Mt 1, 18-25), Elisabetta (Lc 1, 39-56), Simeone ed Anna (2, 33-3Cool, tutti coloro che "attendevano la consolazione di Israele", in seguito non hanno che da accogliere "il salvatore" (2, 11) venuto per mezzo di essa. Gesù è il mediatore della nuova alleanza (Ebr 9, 15; 12, 24) tra Dio e l’umanità, migliore dell’antica (8, 6). Ormai per mezzo suo gli uomini hanno accesso a Dio (7, 25).
Questa verità è presente, in forme diverse, dovunque nel Nuovo Testamento. Gesù muore, risorge, riceve lo Spirito in nome ed a vantaggio del resto di Israele e di tutti gli uomini. La sua mediazione rifluisce persino sulla creazione e sulla storia dell’antica alleanza. Gesù è mediatore perché vi è stato chiamato dal Padre suo ed ha risposto a questa chiamata, così come avveniva per i mediatori del Vecchio Testamento. Ma, nel caso suo, chiamata e risposta sono collocate al centro del mistero del suo essere: egli, che era il "Figlio", "divenne partecipe del sangue e della carne" e divenne "uomo egli stesso". Appartiene in tal modo alle due parti che riconcilia in sé. Il Figlio pone fine alle antiche mediazioni, realizzando la mediazione escatologica.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:03 pm
Oggetto: ANGELI E CABALA
FONTE:


Introduzione alle origini

La Tradizione più nota dei Nomi Angelici proviene dalla Cabala (o anche Cabalah, Kabala, Kabbala, Qabalah), termine che significa conoscenza, ricezione, rivelazione. Più precisamente, il termine QBLH, Qabalah, deriva da QBL, Quibel "ricevere", cioè ciò che viene tramandato per trasmissione orale e che diventa "tradizione". Indica una raccolta di testi mistici, frutto della cultura ebraica, per lo più segreti e in parte trasmessi oralmente, da una generazione all’altra di maestri e di studiosi: può essere definita come la dottrina esoterica ebraica.
Risalire alle origini della Cabala non è impresa facile: secondo Ginsburg essa era all’inizio la scienza degli angeli che essi comunicarono all’uomo dopo la caduta di Adamo, per fornirgli gli archetipi e i mezzi per riconquistare il giardino perduto.
Eliphas Levi cita il libro apocrifo di Enoch in cui si narra che alcuni angeli caddero dal cielo per amare le figlie della terra ed unirsi a loro:
Essi presero delle spose alle quali si congiunsero, e insegnarono loro la magia, gli incantesimi e le divisioni delle radici e degli alberi.
In seguito i più saggi e i più dotti fra i loro discendenti avrebbero raccolto l’essenza di questa dottrina per fissarli in libri sacri: tutto questo per rappresentare la Cabala come una scienza divina, e l’uomo come un angelo decaduto che deve riscattarsi e riscoprire la scienza perduta.
A proposito della caduta dell’uomo, The Golden Dawn, sistema esoterico-filosofico di chiara derivazione dalla Cabala, riporta:
E Tetragrammaton pose i Kerubim a Oriente del Giardino dell’Eden, e una Spada Fiammeggiante che ruotava da ogni parte per custodire la via dell’Albero della Vita, poiché Egli ha creato la Natura affinché l’uomo scacciato dall’Eden non precipiti nel Vuoto. Egli ha legato l’uomo con le stelle, come una catena. Egli lo attrae con i frammenti dispersi del Corpo Divino negli uccelli, nelle bestie e nei fiori. Ed Egli piange su di lui nel Vento e nel Mare e negli Uccelli. E quando i tempi saranno finiti, Egli richiamerà i Kerubim dall’Oriente del Giardino, e tutto verrà consumato e diverrà infinito e santo.

L'Albero della Vita

L’Albero della Vita costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabala. E’ un diagramma, astratto e simbolico, costituito da dieci entità, chiamate Sefirot. Le Sefirot corrispondono ad importanti concetti metafisici, a veri e propri livelli all’Interno della Divinità. Inoltre, esse sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ognuno di noi, nella vita quotidiana.
L’Albero della Vita è il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; è il cammino di discesa lungo la quale le anime e le creature hanno raggiunto la loro forma attuale. Esso è anche il sentiero di risalita, attraverso cui l’intero creato può ritornare al traguardo cui tutto anela.
L’Albero della Vita è la "scala di Giacobbe" (Genesi 2Cool, la cui base è appoggiata sulla terra e la cui cima tocca il cielo. Lungo di essa gli angeli, cioè le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione. Lungo di essa sale e scende anche la consapevolezza degli esseri umani.
Dopo aver perso lo stato paradisiaco del Giardino dell’Eden, l’umanità non ha più accesso diretto all’Albero della Vita. Come dice la Bibbia, la via che conduce all’Albero è guardata da una coppia di Cherubini, due angeli armati di una spada fiammeggiante. Ciò però non significa che la via sia del tutto inaccessibile. Secondo la tradizione orale, i due Cherubini possiedono l’uno un volto maschile e l’altro un volto femminile. Essi rappresentano le due polarità fondamentali dell’esistenza, così come si esprimono sui piani più elevati della consapevolezza.
Con il graduale ravvicinamento e riunificazione di tali principi, questi angeli cessano di essere i "Guardiani della soglia", il cui compito consiste nell’allontanare tutti coloro che non hanno il diritto di entrare, e diventano invece i pilastri che sostengono la porta che ci riconduce al Giardino dell’Eden. La loro stessa presenza serve da indicazione e da punto di riferimento per quanti stanno cercando di ritornare a Casa.
Non si tratta però di un lavoro facile. I due Cherubini hanno in mano una spada fiammeggiante a doppio taglio. Tra le molte altre cose, essa simboleggia la distruzione dei due Templi di Gerusalemme. Subito dopo la distruzione del secondo Tempio, lo Zohar (Libro dello Splendore) fu rivelato al mondo, e con esso venne data la descrizione dell’Albero della Vita.
Le spade dei Cherubini si trasformano in due coppie di ali incrociate in alto, e insieme definiscono l’arco posto al di sopra del portale d’entrata al giardino dell’Eden: la Cinquantesima Porta della Conoscenza, "la Porta del Signore, attraverso la quale vengono i giusti". Essi diventano così i Cherubini che sovrastavano l’Arca dell’Alleanza, l’uno con un volto maschile, l’altro con un volto femminile.

Uno sguardo al Giardino

I 5 interventi seguenti: da "L'essenza della Cabala" di Daniel C. Matt

Da un lato la Cabala si rifà alla tradizione, l’antica saggezza ricevuta dal passato e custodita con cura. Dall’altro, a coloro che si dimostrano veramente ricettivi, la saggezza appare spontaneamente, senza avvisaglie, cogliendo quasi di sorpresa.
La tradizione mistica ebraica combina entrambi questi elementi. Il suo vocabolario abbonda di quelle che lo Zohar, il testo canonico della Cabala, chiama “parole neo-antiche”. Molte delle sue espressioni derivano dalle fonti tradizionali, la Bibbia e la letteratura rabbinica, ma si sviluppano in maniera imprevista. Per esempio, “il mondo che verrà”, una frase tradizionale spesso intesa come riferimento ad una lontana età messianica, si trasforma in “il mondo che costantemente viene”, che costantemente scorre, una dimensione senza tempo della realtà immediatamente accessibile a coloro che sono ricettivi.
Il concetto rabbinico della Shekinah, l’immanenza divina, sboccia nella parte femminile di Dio, bilanciando così la concezione patriarcale che domina la Bibbia e il Talmud. La Cabala conserva la disciplina tradizionale della Torah e delle mitzwot (precetti), ma ora le mitzwot hanno un impatto cosmico: “Il segreto per adempiere alle mitzwot è di emendare tutti i mondi ed estrarre l’emanazione dall’alto”. Secondo la Cabala, ogni azione umana sulla terra influisce sul regno divino, favorendo o, al contrario, ostacolando l’unione della Shekinah con il suo compagno: il Santo, sia egli benedetto. Dio non è un essere statico, bensì un dinamico divenire. Senza partecipazione umana Dio resta incompleto, non si realizza. Sta a noi rendere attuabile il potenziale divino nel mondo. Dio ha bisogno di noi.
La Cabala deve la sua fortuna a questa stimolante miscela di tradizione e creatività, fedeltà al passato e coraggiosa innovazione. I cabalisti furono esperti nel mantenere l’equilibrio tra cieco fondamentalismo e anarchia mistica, sebbene un certo numero di essi perse quest’equilibrio e cadde in un estremo o nell’altro. E’ sorprendente come, nonostante le loro idee sconcertanti e le loro immagini talvolta sconvolgenti, i cabalisti sollevarono un’opposizione relativamente limitata, se comparata a quella suscitata da alcuni famosi sufi islamici e mistici cattolici, come Hallaj e Meister Eckhart. Senza dubbio ciò si dovette in parte al metodo esoterico di trasmissione della Cabala. Da principio le dottrine segrete erano trasmesse oralmente da maestro a discepolo e limitate ad alcune cerchie ristrette. Ma anche scritto, il messaggio era spesso ermetico e si concludeva talvolta con frasi come: “Questo è sufficiente per uno che è illuminato”, oppure “Colui che è illuminato comprenderà”, o ancora “Non posso ampliare questo perché così mi è stato ordinato”.
I cabalisti facevano la straordinaria affermazione che le loro dottrine mistiche avevano origine nel Giardino dell’Eden. Questo vuole suggerire che la Cabala è depositaria della nostra natura originale: la libera consapevolezza di Adamo ed Eva. Noi abbiamo perduto questa natura, la più antica tradizione, come inevitabile conseguenza del fatto di aver assaggiato il frutto della conoscenza, il prezzo della maturità e della cultura. I cabalisti, senza voler rinunciare al mondo, anelano al recupero di quella tradizione primordiale e alla riconquista di una coscienza cosmica.

Visioni di Dio

La Cabala sorge come movimento distinto all’interno del Giudaismo nell’Europa medioevale, ma l’esperienza del contatto diretto con il divino è già descritta chiaramente nel più antico libro ebraico: la Bibbia. Per esempio il profeta Isaia vede Dio in trono nel Tempio di Gerusalemme, scortato da angeli fiammeggianti che proclamano l’uno l’altro “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua presenza” (Isaia 6, 3).
Il resoconto più vivido di una visione di Dio è senza dubbio quello contenuto nel capitolo di apertura del libro di Ezechiele. Mentre si trova sulla sponda di un fiume a Babilonia, il profeta vede un trono roteare attraverso il cielo, scortato da quattro creature alate che guizzano avanti e indietro. Sul trono è “una figura dall’apparenza umana” circondata da una luminosità simile a quella di un arcobaleno.
Ezechiele ebbe questa visione più o meno all’inizio del VI secolo a.e.v. Ancora prima che il suo libro entrasse a far parte del canone biblico, la sua visione divenne l’archetipo dell’ascesa mistica ebraica. Fino alla comparsa della Cabala, i mistici ebrei utilizzarono come modello il racconto di Ezechiele. Il ma’ aseh merkavah, il racconto del carro, come da allora in poi venne chiamato, fu esposto in alcune cerchie e imitato in altre e diede vita ad uno dei rami principali del misticismo ebraico.
L’altro ramo fu il ma’ aseh bereshit, il racconto della creazione o cosmologia. Il testo più importante relativo a questi segreti fu il Sefer Yetzirah, il Libro della creazione, redatto, a quanto pare, in Palestina tra il III e il VI secolo. In questo testo viene narrato come Dio creò il mondo per mezzo delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico e delle dieci sefirot, un termine che fa qui la sua prima apparizione nella letteratura ebraica.
La Genesi e i Salmi avevano già indicato il verbo divino come lo strumento della creazione.
“Dio disse: ‘Sia la luce’. E luce fu”.
“Per mezzo della parola di Dio furono creati i cieli; per mezzo del soffio della sua bocca, tutte le sue schiere” (Genesi 1, 3; Salmi 33, 6).
La novità del Sefer Yetzirah consiste nella particolareggiata speculazione su come Dio combinò le singole lettere e nel concetto delle sefirot, che in questo testo sono delle entità numeriche, esseri viventi che rappresentano i numeri da uno a dieci, cifre, potenze metafisiche, attraverso le quali si dischiuse la creazione. L’idea che i numeri siano essenziali alla struttura del cosmo ha origine nel misticismo pitagorico. Gradualmente, comunque, le sefirot evolsero fino a diventare il simbolo centrale attorno a cui ruota la Cabala.

Lo Zohar

Fondandosi su queste antiche tradizioni, la Cabala nacque a pieno titolo nella fertile regione di Provenza verso la fine del XII secolo. Qui fioriva una variegata comunità ebraica, un centro il cui sapere abbracciava leggi rabbiniche, filosofia e misticismo. In questo ambiente venne redatto il Sefer ha-Bahir, normalmente considerato il primo testo cabalistico. Paradossalmente, sebbene bahir significhi “brillante” o “chiaro”, questo libretto risulta veramente oscuro: una collezione, spesso impenetrabile, di frammenti esoterici. In esso ora le sefirot appaiono come luci, potenze e attributi, simili alle forze divine descritte nella letteratura gnostica. Esse rappresentano stadi della vita interiore di Dio, aspetti della personalità divina. Manca uno schema uniforme: le sefirot sono descritte in modi diversi e talvolta contraddittori. Nel corso del secolo successivo, con la diffusione della Cabala al di là dei Pirenei, in Catalogna e poi in Castiglia, il sistema simbolico si cristallizzò. Vennero incorporati elementi del misticismo neoplatonico e anche speculazioni sull’origine del male.
Intorno al 1280, un mistico ebreo spagnolo di nome Moshè de Leon, iniziò a diffondere libretti tra i suoi colleghi cabalisti. Moshè dichiarava di essere semplicemente uno scriba e di copiare da un antico libro di sapienza. L’originale sarebbe stato redatto presumibilmente nella cerchia di rabbi Shim’on bar Yohai, un famoso discepolo di rabbi Akiva, che era vissuto e aveva insegnato nel II secolo in Terra d’Israele.
Questi libretti rappresentavano la prima parte di quella che sarebbe diventata un’opera immensa: il Sefer ha-Zohar, Libro dello splendore. Le dichiarazioni di de Leon furono ampiamente accettate e i presunti natali dello Zohar contribuirono a promuovere il giovane movimento cabalistico. Lo Zohar divenne gradualmente Ha-Zohar ha Qadosh, Il Santo Zohar, il testo canonico della Cabala, sui cui insegnamenti si basò la maggior parte della successiva tradizione cabalistica. Solo in tempi recenti si è fatta maggiore chiarezza sul ruolo effettivo giocato da Moshè de Leon nella generazione dello Zohar.
Più che uno scriba, de Leon fu l’autore dello Zohar. Egli attinse da materiale più antico, forse collaborò con altri cabalisti e forse credette sinceramente di trasmettere antichi insegnamenti. E’ possibile che parti dello Zohar siano state composte tramite scrittura automatica, una tecnica secondo cui il mistico dovrebbe meditare su un nome divino, entrare in trance e iniziare a “scrivere qualunque cosa arrivi alla mano”. Pare che questa tecnica fosse utilizzata anche da altri cabalisti del XIII secolo, ma Moshè de Leon intessé le sue varie fonti in un capolavoro: un commento sulla Torah in foggia di novella mistica.

Le Sefirot

La trama dello Zohar si concentra fondamentalmente sulle sefirot. Penetrando la superficie letterale della Torah, i commentatori mistici trasformano la narrazione biblica in una biografia di Dio. La Torah nella sua interezza è letta come un nome di Dio che esprime l’essere divino. Anche un versetto apparentemente insignificante può rivelare le dinamiche interne delle sefirot: il modo in cui Dio percepisce, reagisce e agisce, la maniera in cui Lei e Lui si pongono in intima relazione tra loro e con il mondo.
Il capitolo di apertura della Genesi apparentemente descrive la creazione del mondo, ma in realtà allude ad un ancor più primordiale inizio: l’emanazione delle sefirot, la loro derivazione dall’Infinito, o En Sof (letteralmente “senza fine”). In antitesi con il Dio personale delle sefirot, l’En Sof rappresenta l’essenziale trascendenza di Dio. Niente più del suo nome può essere detto. Qui i mistici ebrei adottarono la teologia negativa di Maimonide che aveva insegnato:
“La descrizione di Dio per mezzo di negazioni è quella corretta, una descrizione autentica, che non indulge a facili linguaggi… Più aumentano le negazioni che riguardano Dio, più ci si avvicina alla sua comprensione”.
La prima sefirah condivide la natura negativa dell’En Sof ed è talvolta indicata come Ayin, Nulla. Secondo la definizione di un cabalista:
L’Ayin esiste più di tutti gli esseri mondani, ma poiché è semplice, e tutte le cose semplici sono complesse se comparate alla loro semplicità, si chiama Ayin.
In questo stato originale, Dio è un essere indifferenziato, né questo né quello, una non-cosa.
La prima sefirah è più comunemente chiamata Keter, Corona. E’ la corona sul capo di Adam Qadmon, l’Adamo primordiale. Secondo il capitolo di apertura della Genesi, l’essere umano viene creato a immagine di Dio. Le sefirot costituiscono l’archetipo divino di quell’immagine, il modello mitico dell’essere umano, la nostra originaria natura. Le sefirot sono anche descritte come un albero cosmico che cresce verso il basso con le radici poste in alto, in Keter, la radice delle radici.
Dalle profondità del Nulla risplende il punto primordiale di Hokmah, Sapienza, la seconda sefirah. Questo punto si espande in un cerchio, la sefirah di Binah, Intelligenza. Binah è il grembo, la Madre divina. Ricevendo il seme, il punto di Hokmah, essa concepisce le sette sefirot inferiori. Anche l’essere creato trova in lei la sua origine: essa è “la totalità di tutte le individuazioni”.
Queste tre sefirot superiori (Keter, Hokmah e Binah) rappresentano la testa del corpo divino e sono considerate più occulte della discendenza di Binah. Essa dà luce innanzitutto a Hesed (Amore) e Gevurah (Potenza), anche conosciuta come Din (Giudizio). Hesed e Gevurah sono le braccia, rispettivamente destra e sinistra, di Dio, due poli della personalità divina: amore che fluisce liberamente e giudizio rigoroso, clemenza e restrizione. Entrambi sono essenziali per il corretto funzionamento del mondo.
Idealmente il raggiungimento di un equilibrio è simboleggiato dalla sefirah centrale, Tif’eret (Bellezza), anche chiamata Rahamim (Misericordia). Se il giudizio non è ammorbidito dall’amore, esso attacca con violenza e minaccia di distruggere la vita. Qui riposa l’origine del male, chiamato Sitra Ahra, l’Altra Parte. Da una prospettiva più radicale, il male deriva dal pensiero divino che, prima di emanare il bene, elimina gli scarti. Il demoniaco è radicato nel divino.
Tif’eret è il tronco del corpo sefirotico, chiamato anche Cielo, Sole, Re e il Santo, sia egli benedetto, il nome rabbinico di uso corrente per Dio. Esso è figlio di Hokmah e Binah.
Le due successive sefirot sono Netzah (Eternità) e Hod (Fasto) che costituiscono le gambe, rispettivamente destra e sinistra, del corpo e sono la fonte della profezia. Yesod (Fondamento) è la nona sefirah e rappresenta il fallo, la forza generativa dell’universo. E’ anche chiamato Tzaddiq (il Giusto) e a lui, secondo le interpretazioni, si riferisce Proverbi 10, 25 “Il giusto è il fondamento del mondo”. Yesod è l’axis mundi, il pilastro cosmico. Attraverso di lui vengono incanalate, verso l’ultima sefirah, Malkut, luce e forza delle precedenti sefirot.
Malkut (Regno) è anche nota come Shekinah (Presenza). Nella letteratura ebraica più antica, la Shekinah compare frequentemente come l’immanenza di Dio, ma non è ancora apertamente femminile. Nella Cabala, la Shekinah diviene completamente una Lei: figlia di Binah, sposa di Tif’eret, la metà femminile di Dio. La Shekinah è “il segreto del possibile”, essa riceve l’emanazione dall’alto e genera la molteplicità delle forme di vita in basso.
Dall’alto in basso, le sefirot rappresentano il dramma dell’emanazione, il passaggio dall’En Sof alla creazione. Dal basso in alto, le sefirot costituiscono una scala che sale verso l’Uno. Dall’unione di Tif’eret e Shekinah nasce l’anima umana e il viaggio mistico inizia con la presa di coscienza di questo spirituale evento della vita. La Shekinah è l’apertura al divino: “Chi entra, deve farlo attraverso questa porta” (Zohar). Una volta all’interno, le sefirot non sono più un astratto sistema teologico, ma divengono una mappa della coscienza.

I mistici di Safed: Cordovero e Luria

Nel 1492 gli ebrei furono cacciati dalla Spagna. Insieme a decine di migliaia di altri esuli, i cabalisti si diressero verso il nord Africa, l’Italia e il Mediterraneo orientale diffondendo idee mistiche. Alla metà del XVI secolo, la Cabala, con lo Zohar come suo nucleo, era ormai diventata un importante fattore spirituale della vita ebraica.
Un flusso sempre maggiore di cabalisti cominciò ad arrivare in Palestina. Il loro centro fu inizialmente Gerusalemme, ma a partire dagli anni Quaranta del XVI secolo, divenne più importante il villaggio di Safed.
Una figura di spicco della comunità mistica di Safed fu Moshè Cordovero (1522-1570) che fuse lo Zohar alla Cabala estatica. In questa l’accento è posto sulle tecniche di meditazione, in particolar modo la recitazione dei nomi divini e le combinazioni delle lettere dell’alfabetico ebraico, basate sul Sefer Yetzirah.
Dopo la morte di Cordovero, come maestro mistico fu riconosciuto uno dei suoi allievi, Isaac Luria. Contrariamente al prolifico Cordovero, Luria scrisse pochissimo. Conosciamo pertanto i suoi insegnamenti dagli scritti dei suoi discepoli, specialmente quelli di Hayyim Vital.
Luria riflettè sul problema delle origini. Elaborando precedenti formulazioni, Luria insegnò che il primo atto divino non fu l’emanazione, bensì la contrazione. L’En Sof ritrasse la sua presenza “da sé a sé”, ritirandosi in tutte le direzioni a partire da un punto al centro della sua infinità, creando in tal modo, per così dire, un vuoto. Questo vuoto servì da luogo della creazione. Nel vuoto, l’En Sof emanò un raggio di luce, incanalato in vasi. Da principio tutto andò bene, ma non appena il processo di emanazione avanzò, alcuni vasi non riuscirono a resistere alla forza della luce e andarono in frantumi. La maggior parte della luce ritornò alla sua fonte infinita, ma il resto cadde sotto forma di scintille, insieme ai cocci dei vasi.
Alla fine, queste scintille restarono intrappolate nell’esistenza materiale. Il compito dell’uomo è quello di liberare, o innalzare, queste scintille per restituirle alla divinità.
Da qui il mito luriano dello tzimtzum (contrazione o ritiro), della shevirah (frantumazione) e del tiqqun (restaurazione o riparazione) assunse un ruolo centrale nella Cabala. Questo processo di tiqqun si compie per mezzo di una vita di santità. Tutte le azioni umane favoriscono o, al contrario, ostacolano, il tiqqun, accelerando o ritardando, così, l’arrivo del Messia. Da un certo punto di vista, il Messia è modellato dalle nostre azioni etiche e spirituali.
L’insegnamento di Luria fa eco ad uno dei detti paradossali di Franz Kafka:
Il Messia verrà solamente quando non sarà più necessario; verrà solo il giorno dopo il suo arrivo.

Come in alto così in basso

I 2 interventi seguenti: da "Il libro delle antiche conoscenze" di Zolar

Le antiche razze serbavano il ricordo di un libro primitivo, scritto in geroglifici dai saggi della prima epoca del mondo. Più tardi esso fu semplificato e volgarizzato, e i suoi simboli fornirono le lettere all’arte della scrittura, i caratteri al mondo e i segni a ogni vera filosofia. Negli scritti cabalistici leggiamo che Dio stesso rivelò la Cabala al genere umano nei tempi biblici. Adamo ricevette un libro cabalistico dall’angelo Raziele, e grazie a questa saggezza riuscì a superare il dolore della sua caduta e a riottenere la dignità. Il Libro di Raziele fu dato a Salomone che, per il suo potere, sottomise la terra e l’inferno.
Questo libro “primitivo” venne attribuito dagli Ebrei a Enoch, settimo patriarca dopo Adamo; dagli Egiziani a Ermes; dai Greci a Cadmo, il misterioso costruttore dalla città sacra. Il libro era il sommario simbolico di tutta la tradizione primitiva, chiamato di conseguenza Cabala, che significa “ricezione”.
La tradizione di questa è fondata su di un dogma della magia: “Il visibile è per noi la misura proporzionale dell’invisibile”. Gli antichi, osservando che l’equilibrio è la legge universale della fisica e segue l’apparente opposizione di due forze, derivarono dall’equilibrio fisico quello metafisico. Essi erano convinti che nella prima causa vivente e attiva dovevano riconoscersi due proprietà necessarie l’una all’altra. Esse erano la stabilità e il moto, la necessità e la libertà, l’ordine razionale e l’autonomia volitiva, la giustizia e l’amore e, di conseguenza, la severità e la misericordia. E questi due attributi erano personificati, per così dire, dai cabalisti ebrei.
Secondo la Cabala questa è la base di tutte le religioni e di tutte le scienze: un triplo triangolo e un circolo. La nozione di questa triade fu spiegata dall’equilibrio moltiplicato per se stesso nei domini dell’ideale. Da essa derivò la comprensione di questa concezione in forme simboliche. Gli antichi unirono la prima nozione di questa semplice teologia all’idea di numero, e qualificarono ogni cifra della prima decade nel modo seguente:
1. La Corona, il potere equilibrante (Kether).
2. Sapienza equilibrata nel suo ordine immutabile per iniziativa dell’intelligenza (Chokmah).
3. Intelligenza attiva, equilibrata dalla sapienza (Binah).
4. Misericordia, che è sapienza nella sua concezione secondaria, sempre benevola perché è forte (Chesed).
5. Severità, richiesta dalla sapienza stessa e dal buon volere. Permettere il male significa ostacolare il bene (Geburah).
6. Bellezza, la luminosa concezione dell’equilibrio nelle forme, l’intermediario fra la Corona e il Regno, il principio mediante fra il Creatore e la creazione, o sublime concezione di poesia e del suo sacerdozio sovrano (Tiferet).
7. Vittoria, l’eterno trionfo dell’intelligenza e della giustizia (Nesah).
8. Eternità, la conquista raggiunta della mente sulla materia, dell’attivo sul passivo, della vita sulla morte (Hod).
9. Fondazione, la base di ogni fede e di ogni verità, l’Assoluto in filosofia (Yesod).
10. Il Regno, l’universo, l’intera creazione, l’opera e lo specchio di Dio, la prova di ogni suprema ragione, la conoscenza formale che ci spinge a ricorrere a premesse virtuali, l’enigma a cui solo Dio può rispondere. Ragione suprema e assoluta (Malkuth).

La Creazione: involuzione ed evoluzione

I processi della creazione sono una dualità di involuzione ed evoluzione. L’una è inseparabile dall’altra. Per quanto possa apparire paradossale al non iniziato, è una divina verità che l’evoluzione e il compimento della vita spirituale si raggiunge solo con un rigoroso processo di involuzione che va dal di fuori al di dentro, o dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo.
Per capire meglio questo mistero dobbiamo usare una serie di simboli. Di conseguenza concepiamo il divino fuoco dell’essenza primaria come il centro spirituale dell’universo. Questo raggio costituisce un triuno da cui emana la pura, bianca luce dell’unità senza forma. Questo centro costituisce un regno di Sephiroth, una sfera solare di potenzialità viventi: puri esseri divini infinitamente superiori ai più alti cori degli arcangeli. Come tale, lo concepiamo fluire, al pari di un granello, nell’infinito oceano dell’amore divino, circondato dalla fulgida luce della Corona senza nome.
Questa sfera divina, in questo stadio, è completamente passiva. Vi regna il Nirvana con la benedetta radiazione del suo petto immobile. Ma si avvicina il tempo in cui la grande missione nello schema della creazione deve iniziare. Arriva il momento e appena scaturisce la prima pulsazione creativa di pensiero nell’intera sfera dell’immobile, informe, debole luce, essa irradia vivente energia spirituale.
La delicata, luce bianca è cessata e in suo luogo raggiano in ogni concepibile direzione i potenti oceani di forza, ognuno differente in velocità, colore e potenzialità. Il passivo è divenuto attivo, l’immobile ha cominciato a muoversi e lo spazio vuoto è attraversato dalle ali della luce.
Il sole si è rifratto e una porzione dell’infinita luce si è decomposta nei suoi originari, illimitati attributi. Questo, nel linguaggio mistico e allegorico della Cabala è considerato l’evoluzione delle sette Sephiroth attive dalla prima trinità di Amore, Saggezza e Corona.
Queste sette Sephiroth attive costituiscono i sette principi della natura. Esse formano sette punti o sottocentri attorno al divino centro genitore, il sole spirituale. Sono questi i sette stati di vita angelica da cui la divina matrice spirituale emette tutti gli atomi vitali del loro universo creato.
Quando comincia l’alba di ogni universo, la pura essenza senza forma viene immessa, prima di essere implicata dalla volontà deifica delle gerarchie angeliche. E’ immessa dai regni del non manifesto nella sfera solare della vita creativa. Questo contatto provoca immediatamente un grande cambiamento. Essa non è più senza forma ma atomica e dotata dell’attributo o stato della polarità.
Questa polarità evolve una specie di associazione e divide equamente la sostanza senza forma in due parti fondamentali. Ogni parte è necessariamente al servizio dell’altra nell’esistenza manifesta. L’una è positiva e l’altra negativa. Il raggio positivo è quello che costituisce il fuoco spirituale vivente di tutte le cose. I suoi atomi sono infinitamente sottili. Il raggio negativo tende sempre verso uno stato di riposo o di inerzia. I suoi atomi sono rozzi e sciolti al confronto con quelli del raggio positivo.
La sostanza formata dal raggio negativo è quella che costituisce le varie specie di quella che chiamiamo materia. Esso forma ogni materia, dalla sostanza inconcepibilmente sottile ed eterealizzata che compone le forme dei divini arcangeli solari fino alle rozze vene minerali di denso e pesante metallo.
Di conseguenza, quando parliamo genericamente di spirito e materia, queste parole sono perfettamente prive di significato in senso occulto. Quello che chiamiamo spirito non è puro spirito ma solo l’attributo positivo o attivo di ciò che chiamiamo materia. Quindi la materia è irreale; è solo un’apparenza prodotta dal raggio negativo e questa apparenza è il risultato di una polarità o di un maggior moto. L’uno è dritto e penetrante, l’altro rotondo e avviluppante.
Dopo questa necessaria digressione, riprendiamo la nostra discussione. Dai sette stati angelici menzionati ha inizio l’involuzione spirituale. Ognuna delle sette sfere è il riflesso di uno dei sette principi che costituiscono la mente divina. Da questa riflessione scaturiscono le razze angeliche, inferiori solo in potere mentale e potenzialità ai loro genitori. Poi, a loro volta, vengono prodotti stati celesti ancora più bassi, ogni stato corrispondendo in natura, colore e attributi alla sfera da cui è nato o è stato riflesso. Sebbene ogni stato nella scala discendente sia simile per corrispondenza, diviene inferiore in dimensione e più materiale. Le potenze spirituali delle sue razze angeliche sono più deboli e meno attive, perché sono sempre più avviluppate nella materia via via che discendono le scale.
Così procede l’involuzione, implicando stato dopo stato e sfera dopo sfera, formando una serie di circoli la cui linea di movimento, o di discesa, non è sul piano della loro orbita. La forma diviene così una spirale finché è raggiunto il punto più basso. Oltre questo punto il moto è impossibile, e l’infinitamente grande è divenuto l’infinitamente piccolo. Questo è il grande punto polarizzante da cui viene riflesso il mondo materiale. Esso è il più basso possibile piano di vita, che ha formato la prima eterea razza umana sul nostro pianeta. Così ha introdotto nell’esistenza la famosa Età dell’Oro della mitologia.

I Nomi degli Angeli

La Cabala, nella sua complessità, viene normalmente classificata in: pratica, letterale, non scritta, dogmatica. In particolare la Cabala dogmatica comprende la parte teorica e si basa sull’elaborazione di alcuni testi fondamentali, tra cui lo Sepher Yetzirah, attribuito al patriarca Abramo, lo Zohar, il Sepher Sephirot e alcuni altri tra cui il Libro dell’Angelo Raziel.
Oltre allo Zohar (Libro della Luminosità) va menzionato il Khemot (Libro dei Nomi). E’ qui che si trova l’elenco dei Nomi dei 72 angeli che circondano il trono di Dio, in continua rotazione secondo un’ellisse che collega tutte le costellazioni dello zodiaco.

Vedi la sezione Nomi in ebraico degli Angeli

L’arco zodiacale (360°) è diviso in sezioni di cinque gradi e ciascuna di queste corrisponde ad un periodo di circa cinque giorni dell’anno (365 giorni); ogni periodo è dominato da uno dei 72 angeli.
Ciascuno degli angeli zodiacali (definiti anche "custodi") esercita un particolare influsso sui nati nel periodo in cui è dominante, assicurando protezione e trasmettendo le energie e i doni specifici di cui è portatore. Inoltre, ogni angelo governa per 20 minuti ciascuno durante l’arco della giornata e un giorno specifico (ogni 72 giorni, in successione agli altri angeli) durante l’arco dell’anno. Questi sono gli angeli del giorno e gli angeli delle missioni.
Per quanto riguarda l'origine dei Nomi degli angeli vi rimandiamo alla sezione specifica del sito; brevemente, qui possiamo dire che sono ricavati dai tre versetti del capitolo 14 dell’Esodo, uno dei cinque libri di Mosè. Ogni versetto è formato da 72 lettere. Il Nome di ogni angelo è formato a sua volta da tre lettere ebraiche più la terminazione -iah, -ael, -el oppure -iel che sono Nomi divini attribuiti a diverse schiere di angeli, in relazione alla loro posizione celeste. L’importanza dei quattro punti cardinali e del cielo per la decifrazione dei Nomi angelici e non solo viene evidenziata dallo Zohar:
Chi viaggia di buon mattino guardi attentamente all’Est, e là vedrà qualcosa come lettere marcianti nel cielo, alcune sorgenti ed altre declinanti: questi brillanti caratteri sono le lettere con cui Dio ha formato il cielo e la terra...
Ogni angelo porta con sé un "attributo divino", una sorta di inno che egli canta incessantemente e con il quale testimonia la grandezza divina. Ciascuno degli attributi divini che l’angelo inneggia perennemente come un mantra, è anche il "dono" che egli porta al suo protetto.
Come per tutte le cose, per ogni angelo di Luce esiste un angelo oscuro dello stesso ordine e grado. Esiste dunque un’altra lista di 72 Nomi, portatori di 72 attributi di sofferenze e discordia... che comunque non troverete qui.

Collegamenti cabalistici ad altre pagine del sito

1. Nella sezione Nomi in ebraico degli Angeli è trattata la metodologia secondo la quale sono stati ricavati i Nomi dei 72 Angeli.
2. Nella sezione Nomi degli Angeli sono riportati i Nomi dei 72 Angeli con i corrispondenti periodi di reggenza, i doni e le tabelle per identificare il Nome del proprio Angelo Reggente o Custode (dall'angelologo Haziel, di cui proponiamo di seguito una breve presentazione).
3. Nella sezione Arcangeli sono riportati i Nomi e le attività dei 9 Arcangeli che presiedono ai 9 Cori.
4. Nella sezione Sognare potrete leggere ancora sui mistici di Safed.
5. Nella sezione Angeli e Tradizione Enochiana affronteremo la corrispondenza tra l'Arcangelo Metatron, figura cruciale della Cabala, e il patriarca Enoch.

Approfondimenti di prossima attivazione:

1. La Qabalah Letterale:
Gematria, Notariqon, Temura

2. La Qabalah Dogmatica:
Sepher Yetzirah, Zohar, Sepher Sephiroth, Asch Metzareph

Haziel

Lo studioso esoterico Haziel ha scritto numerose opere riguardanti gli angeli. Il suo vero nome è Francois Bernard Termés, mentre "Haziel" è il nome con cui si firma, preso a prestito da un cherubino, suo angelo custode. Nato nel 1927 a Girona, in Catalogna, è cresciuto a contatto coi maestri cabalisti per lunga tradizione familiare; frammassone, fratello Lai del collegio mistico della Rosa-Croce, ex ufficiale di marina, ex ingegnere ed ex insegnante, Haziel racconta come ha ricevuto l’ispirazione per i suoi libri sull’argomento:
Vado in pellegrinaggio alla cappella di Nostra Signora degli Angeli, a Clichy-sous-Bois (Francia), ogni equinozio di primavera, tornando a pregare con regolarità, ogni cinque giorni, all’ora dell’angelo che intendo invocare, giacché ogni angelo governa 20 minuti delle 24 ore del giorno. In tali occasioni ho avuto delle chiaroveggenze su ciascuno di essi, ottenendo inoltre molte preghiere... Un angelo che ho visualizzato mi ha rivelato: "Noi siamo multipli ma dall’unica volontà, come il Signore"...
Interrogato sul perché così tante preghiere rimangano senza risposta, replica:
Le domande sono assoggettate alla nostra riserva spirituale, alla nostra banca celeste: se essa è vuota, l’angelo non può aiutarci. Bisogna aver acquisito dei meriti nella vita presente, o in quelle anteriori, perché esista la scorta di grazia necessaria agli angeli per esaudirci. Naturalmente, talvolta è anche possibile ottenere un "credito", purché poi si mantenga l’impegno di restituirlo.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:07 pm
Oggetto: ANGELI E CATTOLICESIMO
FONTE:


Gli Angeli nel catechismo di san Pio X

Quali sono le creature più nobili che Dio ha creato?
Le creature più nobili create da Dio sono gli angeli.

Chi sono gli angeli?
Gli angeli sono creature intelligenti e puramente spirituali.

Per qual fine Iddio ha creato gli angeli?
Dio ha creato gli angeli per essere da essi onorato e servito e per renderli eternamente felici.

Quale forma e figura hanno gli angeli?
Gli angeli non hanno né forma né figura alcuna sensibile, perché sono puri spiriti, creati da Dio per sussistere senza dover essere uniti a corpo alcuno.

Perché dunque gli angeli si rappresentano sotto forme sensibili?
Gli angeli si rappresentano sotto forme sensibili: 1) per aiuto alla nostra immaginazione; 2) perché sono così apparsi molte volte agli uomini, come leggiamo nella Sacra Scrittura.

Gli angeli furono tutti fedeli a Dio?
No, gli angeli non furono tutti fedeli a Dio, ma molti di essi per superbia pretesero essere uguali a Lui e da Lui indipendenti; e per questo peccato furono esclusi per sempre dal paradiso e condannati all’inferno.

Gli angeli rimasti fedeli a Dio come si chiamano?
Gli angeli rimasti fedeli a Dio si chiamano angeli buoni, spiriti celesti, o semplicemente angeli.

Che cosa avvenne degli angeli rimasti fedeli a Dio?
Gli angeli rimasti fedeli a Dio furono confermati in grazia, godono per sempre la vista di Dio, lo amano, lo benedicono e lo lodano eternamente.

Dio si serve degli angeli come suoi ministri?
Sì, Dio si serve degli angeli come suoi ministri, e specialmente affida a molti di essi l’ufficio di nostri custodi e protettori.

Dobbiamo noi avere particolare devozione verso l’angelo nostro custode?
Sì, noi dobbiamo avere particolare devozione verso l’angelo nostro custode, onorarlo, invocarne l’aiuto, seguirne le ispirazioni ed essergli riconoscenti per l’assistenza continua ch’egli ci presta.

Gli Angeli nel catechismo della Chiesa Cattolica (1993)

L’Esistenza degli angeli. Una verità di fede

328 – L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione.

Chi sono?

329 – In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che "vedono sempre la faccia del Padre… che è nei cieli" (vedi Mt 18, 10) essi sono "potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola" (Salmo 103, 20).

330 – In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria.

Cristo "con tutti i suoi angeli"

331 – Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono "i suoi angeli": "Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli…" (Mt 25, 31). Sono suoi perché creati per mezzo di Lui e in vista di Lui: "Poiché per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui" (Col 1, 16).
Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: "Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?" (Eb 1, 14).

332 – Essi, fin dalla creazione e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre, proteggono Lot, salvano Agar e il suo bambino, trattengono la mano di Abramo; la Legge viene comunicata "per mano degli angeli" (At 7, 53), essi guidano il popolo di Dio, annunziano nascite e vocazioni, assistono i profeti, per citare soltanto alcuni esempi. Infine è l’Angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù.

333 – Dall’incarnazione all’Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli angeli.
Quando Dio "introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio" (Eb 1, 6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: "Gloria a Dio…" (Lc 2, 14). Essi proteggono l’infanzia di Gesù, servono Gesù nel deserto, lo confortano durante l’agonia, quando Egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici come un tempo Israele.
Sono ancora gli angeli che "evangelizzano" (Lc 2, 10) annunziando la Buona Novella dell’incarnazione e della Risurrezione di Cristo.
Al ritorno di Cristo che essi annunziano, saranno là, al servizio del suo giudizio.

Gli angeli nella vita della Chiesa

334 – Allo stesso modo tutta la vita della Chiesa beneficia dell’aiuto misterioso e potente degli angeli.

335 – Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per lodare il Dio tre volte santo; invoca la loro assistenza (così nel "Ti supplichiamo…" del Canone romano, o nel "In Paradiso Ti accompagnino gli angeli…" della Liturgia dei defunti, o ancora nell’ "Inno dei Cherubini" della Liturgia bizantina), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (San Michele, San Gabriele, San Raffaele, gli angeli custodi).

336 – Dall’infanzia fino all’ora della morte umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione.
Afferma S. Basilio di Cesarea: "Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita".
Fin da quaggiù la vita cristiana partecipa, nelle fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti a Dio.

Angelus Dei

I brani seguenti sono tratti da un opuscolo del Can. Zaverio Peyron di Torino (1862-1944) che, durante tutta la sua vita ebbe una devozione tenerissima e filiale oltre che una familiarità eccezionale con il suo angelo custode. Sono pagine che, benché pubblicate nel 1923, sono sempre attuali e scritte in modo semplice e chiaro; l’opuscolo è stato pubblicato con l’Imprimatur della Curia di Torino.

Angelo di Dio...

Dio non solo ha popolato tutto il mondo visibile che noi conosciamo di uomini, animali, piante, minerali, ecc., ma ancora di una moltitudine immensa di altre creature superiori a noi, spirituali e intelligenti che abbelliscono il Paradiso e adorano Dio attorno al suo trono e lo lodano continuamente. Una parte di questi spiriti angelici sono destinati alla custodia della Chiesa, delle famiglie e degli individui in particolare e perciò vengono detti angeli custodi. L’uomo con la sua mente limitata e ignorante delle cose celesti, non potrà mai comprendere adeguatamente la dignità, la bellezza, le qualità del suo angelo custode e quindi non potrà mai tributargli l’ossequio che si merita.
Gli angeli sono: nobilissimi, intelligentissimi, potentissimi.

Nobilissimi – Gli angeli custodi sono nobilissimi per creazione perché destinati ad essere i principi della Corte celeste e gli ambasciatori della volontà di Dio che li arricchì di doni degni di una tale posizione. Sono nobilissimi per gloria, perché nella lotta con Lucifero e i suoi seguaci ne uscirono vittoriosi e quindi hanno una ricompensa che li fa rifulgere di onori speciali. Nobilissimi rispetto a noi: perché qualunque dignità di questo mondo non può stare a paragone di quella angelica.

Intelligentissimi – Gli angeli custodi, essendo esseri essenzialmente spirituali, sono perfettamente intelligenti: illuminati direttamente da Dio vedono di ogni cosa la sua natura ed essenza, senza bisogno di ragionamenti ed istruzioni altrui. Non avendo bisogno dei sensi esterni, come ha bisogno l’uomo, per apprendere, non sono soggetti a tutte quelle illusioni in cui cadono gli uomini. Essi conoscono quindi con chiarezza e senza pericoli di errore la volontà di Dio e il nostro bene, la malizia del demonio e tutti i suoi inganni, tutte le verità di Fede, ogni rimedio ai mali fisici e morali, ogni causa ed effetto di questa terra. Mentre la loro intelligenza è perfetta, la loro volontà è tutta santa ed indirizzata al conseguimento della nostra felicità eterna. Fortunato colui che, quale docile Tobia, si lascia dirigere dal suo angelo custode! Costui non avrà mai a rimpiangere di essersi ingannato, ma, come Tobia, finirà il suo pellegrinaggio qui sulla terra benedicendo Iddio e ringraziando "il suo Arcangelo Raffaele".

Potentissimi – I nostri angeli custodi, operando sempre in piena conformità agli ordini di Dio, sono forti della stessa forza di Dio a cui nulla può resistere.
Vuoi conoscere, dice S. Tommaso di Villanova (1488-1555), la potenza dell’angelo? Un solo angelo che Dio aveva dato al popolo ebraico per condurlo alla terra promessa uccise tutti i primogeniti d’Egitto in una sola notte, asciugò il mare, sommerse i cocchi e l’esercito del Faraone. Un angelo tanto può chiudere la bocca a leoni affamati per salvare Daniele, quanto impedire alla fornace ardente di Nabucodonosor di bruciare Sidrac, Misach e Abdenago. Alla voce dell’angelo un giorno tutte le tombe si scoperchieranno e resusciteranno i morti.
Nulla può superare la forza dell’angelo perché Dio combatte con esso. Ben diversa invece è la forza dei demoni perché sono angeli decaduti e quindi, se sono pieni di odio e di malizia, hanno però perduta la loro originaria intelligenza e forza: sono come cani arrabbiati con la museruola e attaccati alla catena, che non possono fare se non quello che Dio permette e non possono nuocere se non a chi è imprudente. Un solo angelo è più forte di qualunque legione di demoni. Lo sperimentò molte volte S. Francesca Romana, assediata sovente da orribili demoni che le comparivano urlanti, di statura gigantesca e con continue minacce di ucciderla: bastava che il suo angelo custode, che sovente le compariva sotto forma di piccolo fanciullo dai capelli dorati, muovesse un solo capello, perché tutti quegli orribili demoni fuggissero spaventati.

... che sei il mio custode...

Il trovare un vero amico che ci aiuti e sia tutto dedicato a noi con amore, con costanza e con disinteresse è cosa ben difficile. Non è così dell’angelo custode, un vero amico sicuro, fedele, unico nel suo genere, che ci accompagna per comando divino, con amore e senza apparire.

Per comando divino – Se abbiamo un angelo al nostro fianco per assisterci non è per condiscendenza sua o nostra volontà, ma per decreto di Dio. Nei Salmi è scritto: "Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede" (Salmo 91, 11).
Quanto dobbiamo ringraziare il buon Dio di questo comando! Se l’assistenza angelica fosse solo effetto dell’amore degli angeli, saremmo certi di averli ancora con noi, dopo tanti rifiuti che abbiamo dato alle loro buone ispirazioni? Stanchi di noi forse ci avrebbero già abbandonati. Se fossimo noi che con le nostre suppliche li avessimo chiamati a custodirci, saremmo certi di essere esauditi?… di averli sempre?… almeno nei momenti più critici?… Ma, dato che ciò risponde ad una disposizione di Dio, noi siamo invece certi che tutti abbiamo un angelo custode indipendentemente dalla nostra santità, l’abbiamo sempre, dalla nascita alla morte. L’assistenza è perfetta perché l’angelo è creatura perfetta che ubbidisce a Dio senza debolezze, ritardi, infedeltà.

Con amore – Gli angeli custodi ci vogliono bene: 1) per rispetto a Dio perché, amando Dio, amano quelli che a Lui appartengono; 2) per rispetto a noi perché siamo i loro fratelli destinati a prendere il posto degli angeli ribelli e scacciati e quindi facciamo parte della loro famiglia celeste; 3) perché noi siamo infelici e sofferenti e quindi degni di aiuto: siamo quindi occasione a loro di esercitare lo spirito di carità a cui si informano tutti gli eletti.
La custodia degli angeli è tutta amorosa e fatta con gioia, con fervore, con soavità.

Senza apparire – Anche se molte volte nella Sacra Scrittura e nelle vite dei Santi leggiamo di apparizioni di angeli, ordinariamente però gli angeli operano invisibilmente: sia perché tale è la loro natura spirituale, sia perché la loro manifestazione non è necessaria, sia infine per dare a noi una grande lezione di umiltà e disinteresse operando di nascosto per amor di Dio.

... illumina...

Per comprendere quanto sia importante per noi questo primo incarico di illuminarci, basta considerare: 1) perché ci illumina, 2) su che cosa ci illumina, 3) come ci illumina.

Perché ci illumina:
a. perché la nostra mente è nata nell’ignoranza ed ottenebrata dal peccato originale, quindi soggetta a molti errori;

b. perché il demonio non dorme, ma è sempre attorno a noi per tentarci al male: cominciando da Adamo ed Eva fino ai nostri giorni, infinito è il numero dei caduti nella sua schiavitù.

Come si vede, l’opera dell’angelo custode di illuminarci non potrebbe essere più utile, né più provvidenziale. Riconosciamo dunque il dono prezioso che ci fa Dio dandoci l’angelo custode, maestro infallibile ed illuminato e restiamo prudenti e vigilanti sotto la sua guida, prudenti per udire solo la sua voce, vigilanti per invocarlo sovente.

Su che cosa ci illumina – L’angelo custode ci illumina su tutto quello che può essere di gloria a Dio e di bene delle anime nostre. Oltre episodi descritti nella Bibbia, sappiamo che molti santi, S. Ildegarda, S. Geltrude, S. Brigida, S. Francesco d’Assisi e altri santi ebbero dall’angelo custode cognizioni altissime di mistica e perfezione.
Invochiamolo e potremo essere illuminati sulla fede, sulle virtù, sui pericoli ed inganni del demonio e su qualunque altra notizia che sia utile per noi.
Se con tanto maestro il mondo è così poco illuminato è perché il mondo né pensa né stima né invoca l’angelo custode.

Come ci illumina – Sebbene molte volte l’angelo abbia parlato con voce sensibile, come fece con Maria SS., con il profeta Daniele, con Zaccaria, con le pie donne al Sepolcro di Gesù, con S. Francesca Romana, ecc., di regola insegna con dolci inviti, taciti stimoli che sono altrettante voci del cuore. Egli risveglia nella sopita memoria le alte cose di Dio e ne fa conoscere l’importanza. La voce dell’angelo non è voce umana e sonora che tutti possano udire, ma voce angelica, cioè soprannaturale e quindi è necessaria una speciale grazia per udirla. Tutti, se vogliono, possono averla questa grazia, ma bisogna meritarla con la nostra corrispondenza e preghiera.

Il pellegrino che viaggia in luoghi pericolosi e sconosciuti, non solo deve essere illuminato sulla retta via da scegliere, ma è importante che sia custodito dai nemici della strada, sia sorretto se per la stanchezza viene meno e finalmente sia governato sul suo modo di viaggiare se è persona imprudente o inesperta.
Questo pellegrino che ha bisogno di essere custodito, sorretto e governato siamo noi e a tutto questo pensa il nostro angelo custode.
Il suo ufficio è quello di: custodirci, sorreggerci, governarci.

... custodisci...

Che il demonio cerchi sempre e in tutti i modi di farci del male ce lo dice chiaramente l’Apostolo Pietro: "Fratelli, siate sobri e vigilate perché il demonio, vostro avversario, come leone feroce, gira sempre attorno a voi, cercando di divorarvi". Ben lo sapevano i Santi che in modi straordinari sentirono gli effetti del suo odio e chi riceveva battiture tali da divenire incapace di muoversi come S. Veronica Giuliani, chi era gettato duramente a terra da rompersi i denti come S. Gaspare del Bufalo, chi si sentiva strangolare da non poter più né parlare, né respirare come la Ven. Ganori Mora, chi divenne ossesso come il Ven. Clausi. Il Santo Curato d’Ars, mentre stava coricato, ebbe il letto bruciato con grave pericolo per la sua vita. Don Bosco passava notti insonni per le lotte spaventose che doveva sostenere. Il P. Mistrilli, missionario e martire nel Giappone, sul punto di partire per la sua missione fu minacciato dal demonio che sempre gli sarebbe stato attorno per perseguitarlo e lo fece effettivamente. Quello che fece con i Santi, vorrebbe farlo con tutti e guai a noi se Dio non ci avesse dato un angelo per custodirci e parare i colpi del demonio.
Invochiamo l’aiuto dell’angelo custode che ci custodisca, specialmente per non cadere nel peccato mortale, perché questo sarebbe il massimo dei mali che può farci il demonio.

... reggi...

Si dice: reggere una persona quando la si sostiene, se questa per debolezza di gambe non può star su e non può continuare il suo cammino. Questo è appunto quello che fa spiritualmente l’angelo custode affinché perseveriamo nel bene. Quando il demonio non può farci cadere nel male, tenta almeno di impedirci di fare il bene o continuare nei nostri buoni propositi dandoci una stanchezza spirituale o paure sconfortanti affinché noi restiamo scoraggiati, avviliti, accasciati dalla malinconia e quindi ci arrestiamo nel bene.
Purtroppo quanti furono e sono vittima dello scoraggiamento! Si sono viste persone religiose lasciare la loro vocazione, peccatori convertiti abbandonare le buone risoluzioni prese, fondatori di opere religiose arrestarsi dinanzi alle difficoltà e rinunciare all’impresa ecc. La causa di tutto questo è lo scoraggiamento che non viene mai da Dio, ma sempre dal demonio.
Ecco dunque l’opera provvidenziale dell’angelo custode di "reggere", cioè sostenere chi sta per cadere, infondendo coraggio, pazienza nelle contraddizioni, fiducia nella Provvidenza di Dio. Specialmente in punto di morte, quando ai mali del corpo si aggiungono le pene dello spirito, l’angelo custode usa tutta la sua carità per essere di conforto e consolazione per l’anima angustiata.

... governa me che ti fui affidato dalla Pietà Celeste.

In noi abbiamo un cuore che facilmente si affeziona e desidera quello che non è bene. Abbiamo cinque sensi che, se non governati e mortificati, facilmente rovinano quella grazia di Dio che Gesù Cristo ci acquistò con tanta fatica e dolori. Che cosa fa l’angelo custode? Egli è destinato a governare questo nostro cuore, perché ami solo quello che è veramente amabile, governa i nostri sensi perché non abbiano a ricevere danni da tanti scandali che sono nel mondo. Può accadere che le sue buone ispirazioni non siano ascoltate e allora ci governa con la correzione, come capitò a S. Francesca Romana che ricevette uno schiaffo dal suo angelo per non essersi mortificata, a tempo debito, su certi pensieri e discorsi.
Certi contrattempi, per noi anche gravi, non sono che causati dall’angelo custode per non lasciarci inoltrare su una via che sarebbe stata nociva per noi.


Gli Angeli di Giovanna d'Arco

Giovanna d’Arco (1412-1431), Santa e Patrona di Francia, era solo una contadinella di provincia quando, ispirata dall’alto, lasciò la casa paterna per farsi guerriera e liberare la Francia dagli invasori inglesi. Accusata poi di eresia, morì da martire sul rogo dopo un processo di condanna dal quale sono tratti i brani seguenti ("Rouen 1431. Il processo di condanna di Giovanna d’Arco", Guanda 1977).

Ricordare il martirio di Giovanna d’Arco in questa sezione significa riconoscere la complessità e la pluralità del Messaggio Angelico nonché la potenza rivoluzionaria e prodigiosa della Volontà Angelica e dunque Divina. Dall’eresia alla santità, "Giovanna la pulzella, figlia di Dio" (così la chiamavano i suoi Angeli) ha incarnato nella sua esistenza eroica la volontà di quelle Voci Celesti che non hanno trovato ascolto all'interno della gerarchia ecclesiastica del tempo.
Il Segno

All’epoca dei miei tredici anni sentii una Voce mandatami da Dio per guidare le mie azioni. La prima volta ho avuto molta paura. La Voce si fece sentire a mezzogiorno, d’estate. Nel giardino di mio padre. Ho sentito una Voce, che veniva da destra… Quasi sempre, c’è anche un bagliore. La luce viene sempre dallo stesso lato della Voce e di solito è molto forte. Dopo, quand’ero in Francia, sentivo spesso la Voce… Pensavo che era giusto ascoltarla. Credo che mi fosse mandata da Dio… Dopo averla ascoltata tre volte, capii che era la voce di un angelo… L’ho sempre capita… Mi diceva di comportarmi bene, di andare in chiesa. Mi disse che era necessario che io, Giovanna, venissi in Francia…
Due o tre volte ogni settimana mi diceva che dovevo partire… Che mio padre non avrebbe saputo niente della mia partenza… Diceva di venire in Francia e io non potevo più rimanere dov’ero!… Diceva di liberare Orléans assediata… Di andare a trovare Robert di Baudricourt a Vaucouleurs – il capitano della piazza – perché mi desse degli uomini per accompagnarmi… Risposi che ero una ragazza, che non sapevo andare a cavallo né fare la guerra… Poi dissi a mio zio che dovevo andare a Vaucouleurs. E mi ci accompagnò… Riconobbi Robert di Baudricourt anche se non l’avevo mai visto in vita mia. Era stata la mia voce a dirmi che era lui… Per due volte mi mandò via; alla terza mi diede degli uomini. La Voce mi aveva detto che la cosa si sarebbe svolta così… Il duca di Lorena chiese che fossi condotta da lui. Ci andai… mi chiese se sarebbe guarito (perché era ammalato). Gli risposi che non lo sapevo proprio. A lui parlai poco del mio viaggio. Gli chiesi di lasciare venire con me in Francia suo figlio e dell’altra gente, che avrei pregato Dio per la sua salute. Ero andata da lui con un salvacondotto e tornai a Vaucouleurs nello stesso modo… Dopo raggiunsi Saint-Urbain e dormii all’abbazia. Ero vestita da uomo. Baudricourt mi aveva dato una spada… Uno scudiero e quattro uomini d’arme mi accompagnavano. Passai da Auxerre; ascoltai messa nella cattedrale; in quel periodo le mie Voci mi visitavano spesso…
Fu un angelo inviato da Dio che portò il segno al re. Io ringraziai più e più volte Nostro Signore. E i miei esaminatori smisero di tormentarmi quando videro il segno…
Quando il re e quelli che stavano con lui videro il segno e anche l’angelo che lo portò, chiesi al re se era soddisfatto. Lui disse di sì. Allora mi allontanai e andai in una piccola cappella lì vicino e sentii dire che, dopo che me ne ero andata, più di trecento persone avevano potuto vedere il segno. E’ per amor mio, perché smettessero di interrogarmi, che Iddio volle permettere che quelli del mio partito vedessero il segno… (L’angelo) disse al re di lasciarmi compiere la mia missione, che il paese ne avrebbe avuto presto giovamento. Era sempre lo stesso (angelo)! Non mi ha mai abbandonata… il suo conforto mi giunge ogni giorno attraverso Santa Caterina e Santa Margherita… Fin dalla prima volta che udii la Voce, feci voto di castità per tutto il tempo che a Dio fosse piaciuto. Avevo tredici anni… (Quando apparivano) baciavo la terra che avevano toccato, prosternandomi… Vengono spesso tra gli uomini senza che nessuno li veda; io stessa li ho visti molte volte in mezzo alla gente… quando si rivolgono a me mi chiamano "Giovanna la pulzella, figlia di Dio"…
Il segno fu questo: l’angelo annunciò al re, portandogli la corona, che egli avrebbe riconquistato il regno di Francia con l’aiuto di Dio e per mezzo del mio operato. Gli diceva di concedermi la possibilità di compiere la mia missione e cioè di darmi degli uomini d’arme. Perché altrimenti non era tanto vicino il giorno della sua incoronazione!… La corona fu data a un arcivescovo, quello di Reims, credo, in presenza del re. L’arcivescovo la prese e la diede al re. Io ero presente. Ora è conservata nel tesoro reale. (Eravamo) nella stanza del re, al castello di Chinon. Il giorno non lo so. L’ora? Il sole era alto; non ricordo altro. Eravamo in aprile o in marzo, mi sembra; il prossimo mese di aprile, oppure questo mese, saranno trascorsi due anni. Era dopo Pasqua… (La corona) era d’oro fino. Così preziosa che io non saprei dirne il valore… voleva significare che il re avrebbe avuto il regno di Francia.
(L’angelo) veniva dall’alto… come l’inviato di Nostro Signore! Entrò dalla porta della stanza. Quando arrivò davanti al re, si inchinò e pronunciò le parole che ho riferito a proposito del segno. Poi ricordò come il re avesse serenamente sopportato le sue grandi tribolazioni… Camminava poggiando i piedi per terra, mentre veniva dall’uscio verso il re… Quando l’angelo venne, fui io ad accompagnarlo e salii con lui le scale che portavano alla stanza del re. L’angelo entrò per primo e io dissi al re: "Sire, ecco il vostro segno. Prendetelo!". Io stavo sempre a pregare affinché Dio mandasse un segno al re. Quando l’angelo venne, stavo nel mio alloggio, in casa di una brava donna, vicino al castello; poi andammo insieme dal re. C’erano con lui molti altri angeli, che non tutti potevano vedere. Credo che se non fosse stato per amore mio, per liberarmi da tutti coloro che mi tormentavano con le loro domande e i loro sospetti, a molti di quelli che videro l’angelo non sarebbe stato concesso di vederlo… Molti di quelli che non poterono vedere l’angelo, videro la corona… (Fra gli angeli) alcuni si assomigliavano, altri no; alcuni avevano le ali; alcuni una corona, altri no. E, in mezzo a loro, c’erano Santa Caterina e Santa Margherita che accompagnarono l’angelo fin dentro la stanza del re. (L’angelo mi lasciò) nella cappella più piccola; ero molto triste per la sua partenza; piangevo, volentieri sarei andata via con lui – voglio dire: la mia anima!… L’angelo venne per una cosa molto importante: fare in modo che il re credesse al segno, che i miei esaminatori cessassero di tormentarmi e che la brava gente di Orléans ricevesse aiuti; venne anche per ricompensare il re e il buon duca di Orléans… La corona viene da Dio. Non esiste orafo al mondo capace di fare una corona tanto bella e preziosa. Dove l’angelo l’abbia presa, io non lo so… Il re fu convinto delle argomentazioni degli uomini di Chiesa che si trovavano lì e dal segno della corona…

San Michele

La Luce viene con la Voce… è buona, è santa… Vorrei che tutti la sentissero… Molto conforto mi è venuto da San Michele… Fu San Michele a mostrarsi ai miei occhi. Non era solo ma circondato da angeli del cielo… Li ho visti con i miei occhi… Quando mi lasciavano, piangevo e avrei voluto che mi portassero via con loro… Non ho ancora il permesso di rivelare ciò che San Michele mi ha detto… Non crediate che tutta la luce sia riservata a voi! Parlo della luce spirituale… Quasi sempre le mie apparizioni sono accompagnate da una gran luce… (A San Michele) non vidi in capo alcuna corona. Dei vestiti non so nulla… Credete che Nostro Signore non abbia di che vestirlo? Non ho visto San Michele da quando ho lasciato il castello di Crotoy; non lo vedo molto spesso… Ogni volta che lo vedo provo una grande gioia; mi pare di non essere più in stato di peccato… Ho visto San Michele e le sante e so che sono anime del Paradiso… Li ho visti con i miei occhi e credo che sono loro, proprio come credo che Dio esiste…
Di solito le mie Voci mi dicono che sarò liberata con una grande vittoria; e dopo mi dicono: - Accetta tutto con serenità, non temere il tuo martirio, perché alla fine verrai nel Regno dei Cieli -. Queste cose me le dicono così, in tutta semplicità. Credo che per "martirio" intendano la pena e i tormenti della prigionia; non so se dovrò anche affrontare sofferenze più terribili, ma per questo mi rimetto a Nostro Signore…
Credo fermamente a tutto quello che le mie Voci mi hanno detto: credo che la mia anima sarà salva! Ci credo così fermamente che è come se già lo fosse!… Per quanto è in mio potere cerco di fare la volontà del Signore che mi è trasmessa dalle mie Voci. Loro non mi dicono niente che non discenda dal volere di Dio… Me l’ha assicurato San Michele, prima che io avessi mai udito le Voci… Erano la voce e il parlare degli angeli. Credo fermamente che erano angeli… Ci ho creduto quasi subito e desideravo crederlo.
Quando mi apparve San Michele, egli mi disse che Santa Caterina e Santa Margherita mi avrebbero visitato e mi esortò a seguire i loro consigli perché esse avevano ricevuto l’incarico di seguirmi e di consigliarmi. Io dovevo ascoltarle perché quello era il volere del Signore…
Sono sicura che saprei subito riconoscere se si tratta di San Michele oppure di una falsa apparizione! La prima volta dubitai che fosse San Michele; ebbi una gran paura; dovetti vederlo più volte prima di essere sicura che era San Michele… La prima volta ero una bambina… da allora egli mi ha insegnato e mostrato tante di quelle cose che io credo fermamente che sia lui… In primo luogo, mi disse di essere una brava ragazza, che Dio mi avrebbe aiutato; e poi che venissi in aiuto del re… mi parlava della grande miseria in cui si trovava il regno di Francia… Aveva l’aspetto di un brav’uomo!… Io credo in quello che dice e fa San Michele… per i buoni consigli, il conforto e la dottrina che egli mi ha dato.

Pio XI

Il Papa Pio XI confidò ad un gruppo di visitatori, nel settembre del 1934, che al principio e alla fine di ogni sua giornata invocava il suo angelo custode. Aggiunse che spesse volte ripeteva tale invocazione durante la giornata, specie quando le cose si complicavano. "Noi teniamo a dire, anche un debito di riconoscenza al nostro angelo custode – disse poi Pio XI – di esserci sentiti sempre da lui assistiti in modo mirabile. Soventissimo sentiamo che egli è qui, vicino a noi, pronto all’assistenza, all’aiuto".
Egli raccomanda spesso la devozione all’angelo custode, in modo speciale a certe categoria di visitatori e fedeli, come i rappresentanti diplomatici della Santa Sede, i missionari, gli educatori. "Quando mi accade – confidò Pio XI – di dover parlare con qualche persona, con la quale so che l’argomentare è difficile e per cui il linguaggio deve essere accentuato con forma speciale di persuasione, allora raccomando all’angelo mio custode perché, di tutto, faccia parola all’angelo custode della persona che devo incontrare: sicché una volta stabilita l’intesa tra i due spiriti, il colloquio risulta per il meglio ed è facilitato".
Gli ex segretari particolari di Pio XI hanno rivelato ancora altri particolari della familiarità del Pontefice con gli angeli. Ecco, ad esempio, cosa scriveva il cardinale Carlo Confalonieri: "Era devotissimo degli angeli custodi, del suo personale in primo luogo e di quelli che riteneva preposti agli uffici ecclesiastici e alle varie circoscrizioni territoriali. Quando doveva compiere qualche delicata missione, pregava il suo angelo di preparare e facilitare la strada, predisponendo gli animi. Anzi, in circostanze di particolari difficoltà, pregava pure l’angelo dell’altro interlocutore, perché illuminasse e ispirasse il suo protetto. Entrando nel territorio della diocesi di Milano, si era inginocchiato a baciare la terra che il Signore gli affidava e aveva invocato la protezione dell’angelo della diocesi. Quando prendeva congedo da un prelato incaricato di qualche missione, gli rivolgeva abitualmente l’augurio della liturgia: ‘Il Signore sia sulla vostra via e il suo angelo vi accompagni sempre’."

Pio XII

Pio XII parlò anche lui della missione degli angeli nella vita cristiana, tuttavia senza abbandonarsi a confidenze come il suo predecessore Pio XI e il suo successore Giovanni XXIII. L’Enciclica "Humani generis", pubblicata nell’Anno Santo 1950, segnalava ai vescovi "alcune false opinioni che minacciavano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica". Denunciava certi teologi e riaffermava l’esistenza degli angeli contro coloro che la mettono in discussione, che riducono gli angeli a figure mitiche e ne fanno quasi "volatili celesti" o delle entità vaporose. L’allocuzione rivolta da Pio XII il 3 ottobre 1958 a 700 pellegrini americani è un vero gioiello di teologia pastorale. Colui che fu chiamato "Pastore angelico" esorta i fedeli a "trattenersi familiarmente" con gli angeli custodi.
Secondo il suo metodo pastorale, Pio XII parte dalle cose terrene per elevare gradualmente gli uditori alle realtà celesti. Dopo aver evocato le bellezze del mondo visibile – il mare, il cielo stellato – ammirate dai pellegrini d’oltreoceano durante il loro viaggio, il Papa ricorda loro "che esiste anche un altro mondo, un mondo invisibile, ma altrettanto reale" quanto il nostro. Questo mondo invisibile che ci circonda è popolato di angeli. "Essi erano nelle città che hanno visitato… erano i vostri compagni di viaggio".
Ispirandosi alla Sacra Scrittura, ai Padri e alla liturgia, il Papa indica la missione degli angeli nella vita degli uomini. "Ogni uomo, per quanto umile sia, è vegliato dai suoi angeli. Sono gloriosi, puri, splendidi, e vi sono stati dati per compagni di via: hanno l’incarico di vigilare con cura su di voi, affinché non vi scostiate dal Cristo, loro Signore. E non solo vogliono difendervi dai pericoli che vi attendono lungo il cammino, ma sono attivi accanto a voi e vi incoraggiano quando vi sforzate di salire sempre più in alto nell’unione con Dio attraverso Cristo".
Poiché si è propensi talvolta a limitare la missione degli angeli custodi a un ufficio di difesa e di protezione, specialmente sul piano materiale, Pio XII con tutta la tradizione cristiana va oltre. "Il nostro angelo custode – dice il Papa – ha cura ancora della nostra santificazione. L’angelo custode fa di tutto per favorire la nostra ascesa spirituale e per sviluppare la nostra vita di intimità con Dio. L’angelo custode è un maestro di ascesi e di mistica, è una guida e un trascinatore verso le vette".
Pio XII esorta i fedeli a mantenere fin da quaggiù relazioni di familiarità con i loro invisibili compagni di strada, chiamati a divenire un giorno i loro visibili compagni d’eternità.

Giovanni XXIII

La fede di Giovanni XXIII nella presenza affettuosa e fattiva del suo angelo custode era tale che, come per Pio XI, l’invisibile diveniva in certo modo visibile agli occhi della sua fede.
Perciò il Papa parlò spesse volte degli angeli ai suoi visitatori, specialmente ai genitori perché inculchino ai figli la convinzione che non sono mai soli, giacché hanno un angelo vicino a loro e insegnino loro a conversare molto confidenzialmente con lui. "L’angelo custode è il buon consigliere, colui che sempre intercede a nostro favore, aiuta nelle necessità, libera da pericoli e da disgrazie. Pertanto l’augurio del Papa è che i fedeli sentano la grandezza di questa assistenza".
Giovanni XXIII era talmente persuaso della presenza degli angeli accanto a ogni uomo che, contemplando la folla dei pellegrini e dei turisti convenuti la domenica in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus e per la benedizione del Papa, pensava alle moltitudini altrettanto numerose degli angeli custodi invisibilmente presenti nella stessa piazza. Mons. Capovilla ricorda questo pensiero scritto dal futuro Papa quando era seminarista diciottenne nel suo diario: "Un angelo del cielo mi sta sempre accanto ed insieme è rapito in una continua estasi amorosa con il suo Dio. Che delizia al solo pensarci! Io dunque sono sempre sotto gli occhi di un angelo che mi guarda, che prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre dormo…".
Il futuro Papa Giovanni XXIII, quando era Nunzio in Francia, in una lettera indirizzata a sua nipote suor Angela Roncalli, confidò le sue relazioni con gli angeli. "Che consolazione sentircelo ben vicino questo celeste guardiano, questa guida dei nostri passi, questo testimone anche delle più intime azioni. Io recito l’Angele Dei almeno cinque volte al giorno e sovente converso spiritualmente con lui, sempre però con calma e in pace. Quando debbo visitare qualche personaggio importante per trattare gli affari della Santa Sede lo impegno a mettersi d’accordo con l’angelo custode di questa persona altolocata perché influisca sulle sue disposizioni. E’ una piccola devozione che mi insegnò più di una volta il Santo Padre Pio XI".
Questa intimità di Giovanni XXIII con il mondo invisibile si rivelava nelle espressioni che spesso nel corso della giornata ritornavano sulle sue labbra mentre si intratteneva con i visitatori: "Il mio buon angelo mi ha suggerito… il mio buon angelo stamattina mi ha risvegliato".
C’è nella vita di Giovanni XXIII un fatto poco noto. In una confidenza fatta a un vescovo canadese, il Papa attribuì l’idea della convocazione del Concilio ecumenico a una ispirazione del suo angelo custode. Parecchie volte Giovanni XXIII dichiarò pubblicamente che l’idea del Concilio gli era venuta durante la preghiera; nel colloquio col prelato canadese il Papa precisava che Dio gli aveva dato questa ispirazione tramite il suo angelo custode.

Paolo VI

Nella "professione di fede" del 30 giugno 1968, per la chiusura dell’Anno della Fede, il Papa nomina in due riprese gli angeli: all’inizio per affermare la loro esistenza e alla fine per rammentare la loro partecipazione al governo divino del mondo. "Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo, Creatore delle cose visibili e delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli…".
Al termine della "professione di fede" Paolo VI evoca le anima che contemplano Dio in Cielo dove, in gradi diversi, anch’esse sono "associate agli angeli santi nel governo divino". Per Paolo VI gli angeli e i beati sono preposti da Dio in diversi gradi al governo del mondo. Gli eletti intercedono per gli uomini, mentre gli angeli custodi non solo pregano per gli uomini, ma agiscono direttamente intorno a loro e su di loro.

Giovanni Paolo II

Osserva il Santo Padre: "La Chiesa confessa la sua fede negli angeli custodi venerandoli nella liturgia con una festa apposita e raccomandando il ricorso alla loro protezione con una preghiera frequente come ‘l’Angelo di Dio’." Il Papa non solo parla degli angeli, ma li invoca pubblicamente. Così, benedicendo la statua restaurata di San Michele a Castel Sant’Angelo, Giovanni Paolo II affidava all’Arcangelo le sorti del popolo romano: "Protegga il Santo Arcangelo le sorti del popolo romano, ne favorisca la prosperità spirituale e materiale, aiuti ciascuno a orientare la propria condotta secondo i dettami della norma morale; ravvivi negli amministratori della cosa pubblica la volontà di dedizione al bene comune nel rispetto delle leggi e del vero interesse dei cittadini; conforti l’impegno degli onesti nella promozione dei fondamentali valori della giustizia, della solidarietà, della pace; storni da questa città le calamità che insidiano questo nostro tempo, in particolare la dissacrazione della famiglia, la violenza, la droga".
In altra occasione ha detto: "Nostro desiderio è che si accresca la devozione agli angeli custodi".

UDIENZE GENERALI DI SUA SANTITA' GIOVANNI PAOLO II
23 luglio 1986

1 - Proseguiamo oggi la nostra catechesi sugli angeli la cui esistenza, voluta da un atto dell'amore eterno di Dio, professiamo con le parole del simbolo niceno-costantinopolitano: "Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili".

Nella perfezione della loro natura spirituale gli angeli sono chiamati fin dall'inizio, in virtù della loro intelligenza, a conoscere la verità e ad amare il bene che conoscono nella verità in modo molto più pieno e perfetto di quanto non sia possibile all'uomo. Questo amore è l'atto di una volontà libera, per cui anche per gli angeli la libertà significa possibilità di operare una scelta a favore o contro il Bene che essi conoscono, cioè Dio stesso. Bisogna qui ripetere ciò che già abbiamo ricordato a suo tempo a proposito dell'uomo: creando gli esseri liberi, Dio volle che nel mondo si realizzasse quell'amore vero che è possibile solamente sulla base della libertà. Egli volle dunque che la creatura, costituita a immagine e somiglianza del suo Creatore, potesse nel modo più pieno possibile rendersi simile a lui, Dio, che "è amore" (1Gv 4,16). Creando gli spiriti puri come esseri liberi, Dio nella sua Provvidenza non poteva non prevedere anche la possibilità del peccato degli angeli. Ma proprio perché la Provvidenza è eterna sapienza che ama, Dio avrebbe saputo trarre dalla storia di questo peccato, incomparabilmente più radicale in quanto peccato di uno spirito puro, il definitivo bene di tutto il cosmo creato.

2 - Di fatto, come dice chiaramente la rivelazione, il mondo degli spiriti puri appare diviso in buoni e cattivi. Ebbene, questa divisione non si è operata per creazione di Dio, ma in base alla libertà propria della natura spirituale di ciascuno di essi. Si è operata mediante la scelta che per gli esseri puramente spirituali possiede un carattere incomparabilmente più radicale di quella dell'uomo ed è irreversibile dato il grado di intuitività e di penetrazione del bene di cui è dotata la loro intelligenza. A questo riguardo si deve dire anche che gli spiriti puri sono stati sottoposti a una prova di carattere morale. Fu una scelta decisiva riguardante prima di tutto Dio stesso, un Dio conosciuto in modo più essenziale e diretto di quanto è possibile all'uomo, un Dio che a questi esseri spirituali aveva fatto dono, prima che all'uomo, di partecipare alla sua natura divina.

3 - Nel caso dei puri spiriti la scelta decisiva riguardava prima di tutto Dio stesso, primo e supremo Bene, accettato o respinto in modo più essenziale e diretto di quanto possa avvenire nel raggio d'azione della libera volontà dell'uomo. Gli spiriti puri hanno una conoscenza di Dio incomparabilmente più perfetta dell'uomo, perché con la potenza del loro intelletto, non condizionato né limitato dalla mediazione della conoscenza sensibile, vedono fino in fondo la grandezza dell'Essere infinito, della prima Verità, del sommo Bene. A questa sublime capacità di conoscenza degli spiriti puri Dio offrì il mistero della sua divinità, rendendoli così partecipi, mediante la grazia, della sua infinita gloria. Proprio perché esseri di natura spirituale, vi era nel loro intelletto la capacità, il desiderio di questa elevazione soprannaturale a cui Dio li aveva chiamati, per fare di essi, ben prima dell'uomo, dei "consorti della natura divina" (cfr. 2Pt 1,4), partecipi della vita intima di Colui che è Padre, Figlio e Spirito Santo, di Colui che nella comunione delle tre divine Persone "è Amore" (1Gv 4,16). Dio aveva ammesso tutti gli spiriti puri, prima e più dell'uomo, all'eterna comunione dell'amore.

4 - La scelta operata sulla base della verità su Dio, conosciuta in forma superiore in base alla lucidità delle loro intelligenze, ha diviso anche il mondo dei puri spiriti in buoni e cattivi. I buoni hanno scelto Dio come Bene supremo e definitivo, conosciuto alla luce dell'intelletto illuminato dalla rivelazione. Avere scelto Dio significa che si sono rivolti a lui con tutta la forza interiore della loro libertà, forza che è amore. Dio è divenuto il totale e definitivo scopo della loro esistenza spirituale. Gli altri invece hanno voltato le spalle a Dio contro la verità della conoscenza che indicava in lui il bene totale e definitivo. Hanno scelto contro la rivelazione del mistero di Dio, contro la sua grazia che li rendeva partecipi della Trinità e dell'eterna amicizia con Dio nella comunione con lui mediante l'amore.

In base alla loro libertà creata hanno operato una scelta radicale e irreversibile al pari di quella degli angeli buoni, ma diametralmente opposta: invece di un'accettazione di Dio piena di amore, gli hanno opposto un rifiuto ispirato da un falso senso di autosufficienza, di avversione e persino di odio che si è tramutato in ribellione.

5 - Come comprendere una tale opposizione e ribellione a Dio in esseri dotati di così viva intelligenza e arricchiti di tanta luce? Quale può essere il motivo di tale radicale e irreversibile scelta contro Dio? Di un odio tanto profondo da poter apparire unicamente frutto di follia? I Padri della Chiesa e i teologi non esitano a parlare di "accecamento" prodotto dalla sopravvalutazione della perfezione del proprio essere, spinta fino al punto di velare la supremazia di Dio, che esigeva invece un atto di docile e obbediente sottomissione. Tutto ciò sembra espresso in modo conciso nelle parole:

"Non ti servirò!" (Ger 2,20), che manifestano il radicale e irreversibile rifiuto di prendere parte all'edificazione del regno di Dio nel mondo creato. "Satana" lo spirito ribelle, vuole il proprio regno, non quello di Dio, e si erge a primo "avversario" del Creatore, a oppositore della Provvidenza, ad antagonista della sapienza amorevole di Dio. Dalla ribellione e dal peccato di Satana, come anche da quello dell'uomo, dobbiamo concludere accogliendo la saggia esperienza della Scrittura che afferma: "L'orgoglio è causa di rovina" (Tb 4,13).

31 luglio 1986

1 - Nella precedente catechesi ci siamo soffermati sull'articolo del Credo col quale proclamiamo e confessiamo Dio creatore non solo di tutto il mondo creato, ma anche delle "cose invisibili", e ci siamo intrattenuti sull'argomento dell'esistenza degli angeli chiamati a dichiararsi per Dio o contro Dio con un atto radicale e irreversibile di adesione o di rifiuto della sua volontà di salvezza. Stando sempre alla Sacra Scrittura, gli angeli, in quanto creature puramente spirituali, si presentano alla riflessione della nostra mente come una speciale realizzazione dell'"immagine di Dio", Spirito perfettissimo, come Gesù stesso ricorda alla donna samaritana con le parole: "Dio è spirito" (Gv 4,24). Gli angeli sono, da questo punto di vista, le creature più vicine all esemplare divino. Il nome che la Sacra Scrittura loro attribuisce indica che ciò che più conta nella rivelazione è la verità sui compiti degli angeli nei riguardi degli uomini: angelo ("angelus") vuole infatti dire "messaggero". L'ebraico "malak", usato nell'Antico Testamento, significa più propriamente "delegato" o "ambasciatore". Gli angeli, creature spirituali, hanno funzione di mediazione e di ministero nei rapporti che intercorrono tra Dio e gli uomini. Sotto questo aspetto la Lettera agli Ebrei dirà che al Cristo è stato affidato un "nome", e quindi un ministero di mediazione, ben superiore a quello degli angeli (cfr. Eb 1,4).

2 - L'Antico Testamento sottolinea soprattutto la speciale partecipazione degli angeli alla celebrazione della gloria che il Creatore riceve come tributo di lode da parte del mondo creato. Sono in modo speciale i salmi che si fanno interpreti di tale voce, quando, ad esempio, proclamano: "Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell'alto dei cieli. Lodatelo, voi tutti, suoi angeli..." (Sal 148,1-2). Similmente il Salmo 102: "Benedite il Signore, voi tutti, suoi angeli, potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola". Quest'ultimo versetto del Salmo 102 indica che gli angeli prendono parte, in modo a loro proprio, al governo di Dio sulla creazione, come "potenti esecutori dei suoi comandi" secondo il piano stabilito dalla divina Provvidenza. In particolare agli angeli è affidata una speciale cura e sollecitudine per gli uomini, per i quali presentano a Dio le loro domande e preghiere, come ci ricorda, ad esempio, il Libro di Tobia (cfr. specialmente Tb 3,17 e 12,12) mentre il Salmo 90 proclama: "Egli ha dato ordine ai suoi angeli... di portarti sulle loro mani perché non inciampi nella pietra il tuo piede". Seguendo il Libro di Daniele si può affermare che i compiti degli angeli come ambasciatori del Dio vivo si estendono non solo ai singoli uomini e a coloro che hanno speciali compiti, ma anche a intere nazioni (cfr. Dn 10,13-21).

3 - Il Nuovo Testamento mette in rilievo i compiti degli angeli in rapporto alla missione di Cristo come Messia, e prima di tutto al mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio, come constatiamo nel racconto dell'annunciazione della nascita di Giovanni Battista, di Cristo stesso, nelle spiegazioni e disposizioni date a Maria e Giuseppe, nelle indicazioni date ai pastori nella notte della nascita del Signore, nella protezione del neonato davanti al pericolo della persecuzione di Erode (cfr. Lc 1,11.26.30ss; 2,9ss; Mt 1,20-21; 2,13). Più avanti i Vangeli parlano della presenza degli angeli durante il digiuno di 40 giorni di Gesù nel deserto (cfr. Mt 4,11) e durante la preghiera nel Getsemani (Lc 22,43). Dopo la risurrezione di Cristo sarà ancora un angelo, apparso sotto forma di un giovane, che dirà alle donne accorse al sepolcro e sorprese dal fatto di trovarlo vuoto:

"Non abbiate paura. Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E' risorto, non è qui... Andate, dite ai suoi discepoli..." (Mc 16,5-7), Due angeli sono visti anche da Maria Maddalena, che è privilegiata d'una apparizione personale di Gesù (Gv 20,12-17). Gli angeli "si presentano" agli apostoli dopo la scomparsa di Cristo, per dire loro:

"Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto in cielo tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo" (At 1,10-11).

Sono gli angeli della vita, della passione e della gloria di Cristo. Gli angeli di colui che, come scrive san Pietro, "è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e avere ottenuto la sovranità sugli angeli, i principati e le potenze" (1Pt 3,22)

4 - Se passiamo alla nuova venuta di Cristo, cioè alla "parusia", troviamo che tutti i sinottici annotano che "il Figlio dell'uomo... verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi". Si può dunque dire che gli angeli, come puri spiriti, non solo partecipano nel modo che è loro proprio alla santità di Dio stesso, ma nei momenti-chiave circondano il Cristo e lo accompagnano nell'adempimento della sua missione salvifica nei riguardi degli uomini. Allo stesso modo anche tutta la Tradizione e il magistero ordinario della Chiesa ha attribuito nei secoli agli angeli questo particolare carattere e questa funzione di ministero messianico.


6 agosto 1986

1 - Nelle recenti catechesi abbiamo visto come la Chiesa, illuminata dalla luce proveniente dalla Sacra Scrittura, ha professato lungo i secoli la verità sull'esistenza degli angeli come esseri puramente spirituali, creati da Dio. Lo ha fatto fin dall'inizio con il simbolo niceno-costantinopolitano e lo ha confermato nel Concilio Lateranense IV (1215), la cui formulazione è ripresa dal Concilio Vaticano I nel contesto della dottrina sulla creazione: Dio "creò insieme dal nulla fin dall'inizio del tempo l'una e l'altra creatura, quella spirituale e quella corporea, cioè l'angelica e la terrena, e quindi creò la natura umana come ad entrambi comune, essendo costituita di spirito e di corpo" (DS 3002). Ossia: Dio creò fin dal principio entrambe le realtà: quella spirituale e quella corporale, il mondo terreno e quello angelico. Tutto ciò egli creò insieme ("simul") in ordine alla creazione dell'uomo, costituito di spirito e di materia e posto secondo la narrazione biblica nel quadro di un mondo già stabilito secondo le sue leggi e già misurato dal tempo ("deinde").

2 - Assieme all'esistenza, la fede della Chiesa riconosce certi tratti distintivi della natura degli angeli. Il loro essere puramente spirituale implica prima di tutto la loro non materialità e la loro immortalità. Gli angeli non hanno "corpo" (anche se in determinate circostanze si manifestano sotto forme visibili in ragione della loro missione a favore degli uomini) e quindi non sono soggetti alla legge della corruttibilità che accomuna tutto il mondo materiale. Gesù stesso, riferendosi alla condizione angelica, dirà che nella vita futura i risorti "non possono più morire, perché sono uguali agli angeli" (Lc 20,36).

3 - In quanto creature di natura spirituale, gli angeli sono dotati di intelletto e di libera volontà, come l'uomo, ma in grado a lui superiore, anche se sempre finito, per il limite che è inerente a tutte le creature. Gli angeli sono quindi esseri personali e, in quanto tali, sono anch'essi a "immagine e somiglianza" di Dio. La Sacra Scrittura si riferisce agli angeli adoperando anche appellativi non solo personali (come i nomi propri di Raffaele, Gabriele, Michele), ma anche collettivi" (come le qualifiche di Serafini, Cherubini Troni, Potestà, Dominazioni, Principati), così come opera una distinzione tra angeli e arcangeli. Pur tenendo conto del linguaggio analogico e rappresentativo del testo sacro, possiamo dedurre che questi esseri-persone, quasi raggruppati in società, si suddividono in ordini e gradi, rispondenti alla misura della loro perfezione e ai compiti loro affidati. Gli autori antichi e la stessa liturgia parlano anche dei cori angelici (nove, secondo Dionigi l'Areopagita). La teologia, specialmente quella patristica e medievale, non ha rifiutato queste rappresentazioni cercando invece di darne una spiegazione dottrinale e mistica, ma senza attribuirvi un valore assoluto. San Tommaso ha preferito approfondire le ricerche sulla condizione ontologica, sull'attività conoscitiva e volitiva e sulla elevazione spirituale di queste creature puramente spirituali, sia per la loro dignità nella scala degli esseri, sia perché in loro poteva meglio approfondire le capacità e le attività proprie dello spirito allo stato puro, traendone non poca luce per illuminare i problemi di fondo che da sempre agitano e stimolano il pensiero umano: la conoscenza, l'amore, la libertà, la docilità a Dio, il raggiungimento del suo regno.

4 - Il tema cui abbiamo accennato potrà sembrare "lontano" oppure "meno vitale alla mentalità dell'uomo moderno. Eppure la Chiesa, proponendo con franchezza la totalità della verità su Dio Creatore anche degli angeli, crede di recare un grande servizio all'uomo. L'uomo nutre la convinzione che in Cristo, Uomo Dio, è lui (e non gli angeli) a trovarsi al centro della divina rivelazione. Ebbene, l'incontro religioso con il mondo degli esseri puramente spirituali diventa preziosa rivelazione del suo essere non solo corpo ma anche spirito, e della sua appartenenza a un progetto di salvezza veramente grande ed efficace, entro una comunità di esseri personali che per l'uomo e con l'uomo servono il disegno provvidenziale di Dio.

5 - Notiamo che la Sacra Scrittura e la Tradizione chiamano propriamente angeli quegli spiriti puri che nella fondamentale prova di libertà hanno scelto Dio, la sua gloria e il suo regno. Essi sono uniti a Dio mediante l'amore consumato che scaturisce dalla beatificante visione, faccia a faccia, della santissima Trinità. Lo dice Gesù stesso: "Gli angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli" (Mt 18,10). Quel "vedere sempre la faccia del Padre" è la manifestazione più alta dell'adorazione di Dio. Si può dire che essa costituisce quella "liturgia celeste", compiuta a nome di tutto l'universo, alla quale incessantemente si associa la terrena liturgia della Chiesa, specialmente nei suoi momenti culminanti. Basti qui ricordare l'atto col quale la Chiesa, ogni giorno e ogni ora, nel mondo intero, prima di dare inizio alla preghiera eucaristica nel cuore della santa Messa, si richiama "agli angeli e agli arcangeli" per cantare la gloria di Dio tre volte Santo, unendosi così a quei primi adoratori di Dio, nel culto e nell'amorosa conoscenza dell'ineffabile mistero della sua santità.

6 - Sempre secondo la rivelazione, gli angeli, che partecipano alla vita della Trinità nella luce della gloria, sono anche chiamati ad avere la loro parte nella storia nella salvezza degli uomini, nei momenti stabiliti dal disegno della divina Provvidenza. "Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza?", domanda l'autore della Lettera agli Ebrei (1,14). E questo crede e insegna la Chiesa, in base alla Sacra Scrittura dalla quale apprendiamo che compito degli angeli buoni è la protezione degli uomini e la sollecitudine per la loro salvezza. Troviamo queste espressioni in diversi passi della Sacra Scrittura, come ad esempio nel Salmo 90 già più volte citato: "Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede" (Sal 90,11-12). Gesù stesso, parlando dei bambini e ammonendo di non dar loro scandalo, si richiama ai "loro angeli" (Mt 18,10); attribuisce inoltre agli angeli la funzione di testimoni nel supremo giudizio divino sulla sorte di chi ha riconosciuto o ha rinnegato il Cristo: "Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio" (Lc 12,8-9). Queste parole sono significative perché se gli angeli prendono parte al giudizio di Dio, sono interessati alla vita dell'uomo. Interesse e partecipazione che sembrano ricevere una accentuazione nel discorso escatologico, nel quale Gesù fa intervenire gli angeli nella parusia, ossia nella definitiva venuta di Cristo alla fine della storia (cfr. Mt 24,31; 25,31.41).

7 - Tra i libri del Nuovo Testamento, sono specialmente gli Atti degli apostoli che ci fanno conoscere alcuni fatti che attestano la sollecitudine degli angeli per l'uomo e per la sua salvezza. Così, quando l'angelo di Dio libera gli apostoli dalla prigione e prima di tutto Pietro, che era minacciato di morte dalla mano di Erode. O quando guida l'attività di Pietro nei riguardi del centurione Cornelio, il primo pagano convertito, e analogamente l'attività del diacono Filippo lungo la via da Gerusalemme a Gaza. Da questi pochi fatti citati a titolo esemplificativo, si comprende come nella coscienza della Chiesa abbia potuto formarsi la persuasione sul ministero affidato agli Angeli in favore degli uomini. Perciò la Chiesa confessa la sua fede negli angeli custodi, venerandoli nella liturgia con una festa apposita, e raccomandando il ricorso alla loro protezione con una preghiera frequente, come nell'invocazione dell'"Angelo di Dio". Questa preghiera sembra fare tesoro delle belle parole di san Basilio: "Ogni fedele ha accanto a sé un angelo come tutore e pastore, per portarlo alla vita" ("Adversus Eunomium", III,1; si veda anche san Tommaso, "Summa Theologiae", I, q. 11, a. 3).

8 - E' infine opportuno notare che la Chiesa onora con culto liturgico tre figure di angeli, che nella Sacra Scrittura sono chiamati per nome. Il primo è Michele arcangelo (cfr. Dn 10,13.20; Ap 12,7; Gd 9). Il suo nome esprime sinteticamente l'atteggiamento essenziale degli spiriti buoni. "Mica-El" significa infatti: "Chi come Dio?". In questo nome si trova dunque espressa la scelta salvifica grazie alla quale gli angeli "vedono la faccia del Padre" che è nei cieli. Il secondo è Gabriele: figura legata soprattutto al mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio. Il suo nome significa: "la mia potenza è Dio" oppure "potenza di Dio", quasi a dire che, al culmine della creazione, l'incarnazione è il segno supremo del Padre onnipotente. Infine il terzo arcangelo si chiama Raffaele. "Rafa-El" significa: "Dio guarisce". Egli ci è fatto conoscere dalla storia di Tobia nell'Antico Testamento (cfr. Tb 12,15ss), così significativa circa l'affidamento agli angeli dei piccoli figli di Dio, sempre bisognosi di custodia, di cura e di protezione. A ben riflettere si vede che ciascuna di queste tre figure - Mica-El, Gabri-El, Rafa-El - riflette in modo particolare la verità contenuta nella domanda sollevata dall'autore della Lettera agli Ebrei: "Non sono forse essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza?" (Eb 1, 4).


13 agosto 1986

1 - Continuando l'argomento delle precedenti catechesi dedicate all'articolo della fede riguardante gli angeli, creature di Dio, ci addentriamo oggi ad esplorare il mistero della libertà che alcuni di essi hanno indirizzato contro Dio e il suo piano di salvezza nei confronti degli uomini.
Come testimonia l'evangelista Luca, nel momento in cui i discepoli tornavano dal Maestro pieni di gioia per i frutti raccolti nel loro tirocinio missionario, Gesù pronuncia una frase che fa pensare: "Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore" (Lc 10,1Cool. Con queste parole il Signore afferma che l'annuncio del regno di Dio è sempre una vittoria sul diavolo, ma nello stesso tempo rivela anche che l'edificazione del Regno è continuamente esposta alle insidie dello spirito del male. Interessarsene, come intendiamo fare con la catechesi di oggi, vuol dire prepararsi alla condizione di lotta che è propria della vita della Chiesa in questo tempo ultimo della storia della salvezza (così come afferma l'Apocalisse: 12,7). D'altra parte, ciò permette di chiarire la retta fede della Chiesa di fronte a chi la stravolge esagerando l'importanza del diavolo, o di chi ne nega o ne minimizza la potenza malefica.
Le precedenti catechesi sugli angeli ci hanno preparati a comprendere la verità che la Sacra Scrittura ha rivelato e che la Tradizione della Chiesa ha trasmesso su satana, cioè sull'angelo caduto, lo spirito maligno, detto anche diavolo o demonio.

2 - Questa "caduta", che presenta il carattere del rifiuto di Dio con il conseguente stato di "dannazione", consiste nella libera scelta di quegli spiriti creati, che hanno radicalmente e irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo regno, usurpando i suoi diritti sovrani e tentando di sovvertire l'economia della salvezza e lo stesso ordinamento dell'intero creato. Un riflesso di questo atteggiamento lo si ritrova nelle parole del tentatore ai progenitori: "diventerete come Dio" o "come dèi" (cfr. Gn 3,5). Così lo spirito maligno tenta di trapiantare nell'uomo l'atteggiamento di rivalità, di insubordinazione e di opposizione a Dio, che è diventato quasi la motivazione di tutta la sua esistenza.

3 - Nell'Antico Testamento la narrazione della caduta dell'uomo, riportata nel libro della Genesi, contiene un riferimento all'atteggiamento di antagonismo che satana vuole comunicare all'uomo per portarlo alla trasgressione. Anche nel libro di Giobbe (1,11; 2,5.7) leggiamo che satana cerca di far nascere la ribellione nell'uomo che soffre. Nel libro della Sapienza (2,24) satana è presentato come l'artefice della morte, che è entrata nella storia dell'uomo assieme al peccato.

4 - La Chiesa, nel Concilio Lateranense IV (1215), insegna che il diavolo (o satana) e gli altri demoni "sono stati creati buoni da Dio ma sono diventati cattivi per loro propria volontà". Infatti leggiamo nella Lettera di san Giuda: "...gli angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la loro dimora, il Signore li tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno". Similmente nella seconda Lettera di san Pietro si parla di "angeli che avevano peccato" e che Dio "non risparmiò, ma... precipitò negli abissi tenebrosi dell'inferno, serbandoli per il giudizio" (2Pt 2,4). E' chiaro che se Dio "non perdona" il peccato degli angeli lo fa perché essi rimangono nel loro peccato, perché sono eternamente "nelle catene" di quella scelta che hanno operato all'inizio, respingendo Dio, contro la verità del Bene supremo e definitivo che è Dio stesso. In questo senso scrive san Giovanni che "il diavolo è peccatore fin dal principio..." (1Gv 3,Cool. E "sin dal principio" egli è stato omicida e "non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui" (Gv 844)

5 - Questi testi ci aiutano a capire la natura e la dimensione del peccato di satana, consistente nel rifiuto della verità su Dio, conosciuto alla luce dell'intelligenza e della rivelazione come Bene infinito, Amore e Santità sussistente. Il peccato è stato tanto maggiore quanto maggiore era la perfezione spirituale e la perspicacia conoscitiva dell'intelletto angelico, quanto maggiore la sua libertà e la sua vicinanza a Dio. Respingendo la verità conosciuta su Dio con un atto della propria libera volontà, satana diventa "menzognero" cosmico e "padre della menzogna" (Gv 8,44). Per questo egli vive nella radicale e irreversibile negazione di Dio e cerca di imporre alla creazione, agli altri esseri creati a immagine di Dio, e in particolare agli uomini, la sua tragica "menzogna sul Bene" che è Dio. Nel Libro della Genesi troviamo una descrizione precisa di tale menzogna e falsificazione della verità su Dio, che satana (sotto forma di serpente) tenta di trasmettere ai primi rappresentanti del genere umano: Dio sarebbe geloso delle sue prerogative e imporrebbe perciò delle limitazioni all'uomo (cfr. Gn 3,5). Satana invita l'uomo a liberarsi dell'imposizione di questo giogo, rendendosi "come Dio".

6 - In questa condizione di menzogna esistenziale satana diventa - secondo san Giovanni - anche "omicida", cioè distruttore della vita soprannaturale che Dio sin dall'inizio aveva innestato in lui e nelle creature, fatte a "immagine di Dio": gli altri puri spiriti e gli uomini; satana vuol distruggere la vita secondo la verità, la vita nella pienezza del bene, la soprannaturale vita di grazia e di amore. L'autore del Libro della Sapienza scrive: "...la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono" (Sap 2,24). E nel Vangelo Gesù Cristo ammonisce: "Temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna" (Mt 10,2Cool.

7 - Come effetto del peccato dei progenitori questo angelo caduto ha conquistato in certa misura il dominio sull'uomo. Questa è la dottrina costantemente confessata e annunziata dalla Chiesa, e che il Concilio di Trento ha confermato nel trattato sul peccato originale (DS 1511): essa trova drammatica espressione nella liturgia del Battesimo, quando al catecumeno viene richiesto di rinunziare al demonio e alle sue seduzioni.
Di questo influsso sull'uomo e s
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:09 pm
Oggetto: ANGELI E CORANO
FONTE:


Atto di Fede

Nel Corano, il libro sacro per la religione musulmana, la riflessione attorno gli angeli si concentra spesso su due aspetti fondamentali: la loro natura e il loro ruolo nei rapporti con gli uomini.
Per l’Islam (Islàm è una parola araba che significa sottomissione, obbedienza; nel suo aspetto di religione, l'Islàm predica la sottomissione e l'obbedienza totali ad Allah) l’esistenza dei celesti messaggeri è un atto di fede; bisogna però chiarire che nel Corano si distinguono tre specie di esseri celesti con funzioni e caratteristiche diverse. Ci sono gli angeli veri e propri, poi i dijnns (i geni) e gli shayatin (i demoni): tutti hanno identica sostanza ma si differenziano tra loro per l’atteggiamento nei confronti dell’uomo.
Gli angeli del Corano costituiscono quindi una categoria particolare all’interno degli esseri celesti, a differenza del cristianesimo in cui ci sono solo angeli e angeli caduti o demoni. I geni sono esseri che rimandano per alcuni aspetti ai Lari e ai Penati del mondo classico, che hanno il compito di proteggere luoghi e persone. Anche se in queste creature sono presenti alcune prerogative che possono lasciar trasparire aspetti e atteggiamenti tipici dell’angelo custode, i loro compiti li rendono molto diversi dagli angeli, che sono assolutamente svincolati da ogni rapporto con il mondo della materia.

"Fiamma purissima"

Per venire agli angeli del Corano, possiamo constatare che sono descritti come creature di "fiamma purissima" (Sura, L, 15) e sono testimoni della grandezza di Dio di cui acclamano l’onnipotenza: "Quando il tuo Signore disse agli angeli: io sto per porre sulla terra un mio Vicario, essi risposero: Porrai forse là uno che vi spargerà la corruzione e il sangue, mentre noi cantiamo le Tue Lodi e proclamiamo la Tua Onnipotenza? E Dio a loro: In verità, io conosco cose che voi ignorate" (Sura, II, 30-34); "Tutti gli angeli obbediranno e si prostreranno" (Sura, XV, 30). Essi sono accanto a Dio "una volta alla sua destra e l’altra alla sua sinistra" e "registrano sul rotolo le sue parole e i suoi pensieri" (Sura, L, 17-1Cool.
E’ interessante notare che nel Corano Dio fornisce una precisa indicazione sul culto da riservare ai messaggeri celesti, che viene loro rifiutato: "Dio non vi ordina di adorare gli angeli e gli inviati! Potrebbe Egli comandarvi di comportarvi da miscredenti, dopo aver fatto scendere su di voi il Libro che vi ha reso credenti!" (Sura, III, 79-80).
Si condanna inoltre il riconoscimento in questi esseri di creature femminili: "Gli idolatri attribuiscono il sesso femminile agli angeli, i quali sono servi di Dio! Forse erano presenti alla loro creazione? Quanto essi affermano verrà registrato sul rotolo e dovranno risponderne a Noi nel giorno del Giudizio" (Sura, XLIII, 19).

Angeli castigatori, Angeli intercessori

Come per il cristianesimo anche l’Islam fa riferimento ad un angelo castigatore incaricato di punire alla fine dei tempi i peccatori: "In verità, Noi faremo discendere il Nostro angelo solo nel giorno del Giudizio e allora per i miscredenti non vi sarà più alcuna possibilità di perdono o di intercessione" (Sura, VI, Cool; "Ma quando, nel giorno del Giudizio, udranno le parole degli angeli, quello non sarà per loro un lieto annuncio, poiché i Nostri messaggeri diranno: il Paradiso è chiuso per gli operatori del Male" (Sura, XXV, 22); "Nel giorno del Giudizio, quando i Nostri angeli daranno fiato alle loro trombe, il terrore invaderà quanti sono nei cieli e sulla terra, eccetto coloro ai quali Dio vorrà risparmiare questa paura. E tutti gli uomini si raduneranno umili davanti a Lui" (Sura, XXVII, 87).
Gli angeli hanno soprattutto il compito di condurre gli uomini verso Dio, portando la fede in terra, indicando le vie da seguire per ottenere il premio finale: "Dio fa scendere i Suoi angeli a portare la Sua parola a quanti Egli sceglie e i suoi Inviati, affinché questi così ammoniscano gli uomini: non vi è altro Dio all’infuori di Lui. TemeteLo e agite da credenti e da virtuosi. (…) Gli angeli diranno loro: La pace sia su di voi! Entrate in Paradiso, ove riceverete il premio delle buone opere compiute" (Sura, XVI, 2; 32).
La missione degli angeli tra gli uomini è però sempre determinata dal volere di Dio: "Noi discendiamo dal Cielo solo se Dio ce lo ordina. A Lui appartiene quanto è dietro di noi, davanti a noi e tra l’uno e l’altro di noi" (Sura, XIX, 64); "Ma ai credenti e ai virtuosi diranno in quel giorno gli angeli: non temete, poiché siamo gli annunciatori di quel Paradiso che Dio vi ha promesso" (Sura, XLI, 30).
Nel Corano gli angeli dimostrano il loro ruolo di intercessori anche fra le creature della terra e Dio: "implorano la sua misericordia sugli uomini" (Sura, XLII, 5).
Gli angeli sono testimoni della vita degli uomini e "tutto registrano sui loro rotoli" (Sura, XLII, 80), per averne chiara memoria alla fine dei tempi: "Sappiano quanti considerano menzogna il giorno del Giudizio, che i Nostri angeli segnano sui loro rotoli tutte le azioni da essi compiute" (Sura, LXXXII, 9-12); "In verità, i Nostri angeli annotano nel libro dell’universo le trame dei miscredenti contro i Nostri segni!" (Sura, X, 21).ina (Giob 1, 6-12; 2, 1-10).

Angeli custodi

Anche la religione islamica prevede che ogni uomo sia accompagnato da un angelo custode: "Per ogni uomo vi è un Suo angelo che veglia su di lui, per Suo ordine. In verità, Dio non allontana da Lui un popolo, se questo non svia dal retto sentiero e imbocca il sentiero dell’errore" (Sura, XIII, 11); "Abbiate fede e mille angeli verranno in vostro aiuto" (Sura, VIII, 9).
Per raggiungere gli uomini, gli angeli si avvalgono di una scala creata da Dio che collega il cielo alla terra: "Su di essa ascendono verso Dio gli angeli e lo spirito dell’universo, impiegando per salire un giorno che equivale a cinquantamila anni dei mortali" (Sura, LXX, 4).

Come si può constatare dalle informazioni qui raccolte, nel Corano gli angeli svolgono un ruolo importante. Di certo la loro posizione divina, pur sempre subordinata al volere di Dio, risulta in qualche caso espressa con vigore, come per esempio nel precedente caso della scala che collega il cielo alla terra. Le creature celesti continuano ad essere, anche nel sacro Libro dei musulmani, dei messaggeri che hanno il compito primario di portare tra gli uomini la voce possente di Dio, amplificata dalla loro opera di esseri fatti di luce, che restano sempre accanto agli uomini per proteggerli e guidarli.

ABU L'ALA MAUDUDI
La Fede negli Angeli di Allah

143. Il Profeta Muhàmmad, siano su di lui la pace e le benedizioni di Allah, inoltre, ci ha insegnato che Allah ha creato, per servirsene come ministri, gli Angeli. La fede nella esistenza degli Angeli è il secondo articolo della fede islamica. Quest'articolo è molto importante perché esso purifica il concetto del tauhid eliminando il pericolo di ogni sfumatura di shirk (politeismo).

144. I politeisti hanno associato alla Divinità due generi di creature:
a) quelle che hanno un'esistenza materiale e sono percepibili coi sensi, come il sole, la luna, le stelle, il fuoco, l'acqua, gli animali, gli eroi...
b) quelle che non hanno esistenza materiale e non possono essere percepite dall'occhio umano, gli esseri invisibili che l'uomo immagina essere i responsabili dell'andamento dell'universo; per esempio: uno controllerebbe il vento, l'altro darebbe la luce, un altro porterebbe la pioggia e così di seguito.

145. I pretesi dei della prima categoria hanno un'esistenza materiale e sono visibili. La falsità della credenza che pretende si tratti di divinità è stata pienamente esposta dalla kalima "la ilaha illallah" ("non c'è altra divinità all'infuori di Allah"). Essa è sufficiente per respingere l'idea che in essi esista la benché minima particella di divinità o che essi meritino un qualunque omaggio.

146. Gli esseri della seconda categoria, poiché sono invisibili sfuggono alla percezione dell'uomo e, pertanto, sono misteriosi; i politeisti, dunque, sono inclini ad aver fede in essi. Li considerano come divinità, come dei o come figli della Divinità Suprema. Essi fabbricano delle immagini di queste divinità e davanti ad esse compiono sacrifici. Questo principio è stato esposto per purificare la fede nell’unicità dell'Essere Supremo e per eliminare la credenza nell'esistenza di divinità invisibili della seconda categoria.

147. Muhàmmad, (pbsl), ci ha informato che gli esseri spirituali, i quali sfuggono alla nostra percezione e che vengono considerati divinità, dei o figli della Divinità Suprema, sono in realtà i Suoi Messaggeri. Essi sono sotto la Sua autorità e sono così obbedienti che non possono scostarsi in nulla dai Suoi ordini ed Egli li impiega per amministrare il Suo Regno. Essi compiono esattamente e scrupolosamente quanto è stato loro ordinato e non hanno alcuna autorità per decidere la benché minima cosa di loro iniziativa; essi non possono presentare ad Allah alcun progetto di loro invenzione; non sono nemmeno autorizzati ad intercedere presso di Lui per gli uomini. Adorarli e sollecitare il loro aiuto è degradante ed avvilente per l'uomo. Infatti, il primo giorno della creazione, Allah li ha fatti prosternare davanti ad Adamo, al quale ha accordato una conoscenza più estesa della loro e, mettendolo al di sopra di loro, ha fatto di Adamo il Suo rappresentante sulla terra.

148. Muhàmmad, (pbsl) ci ha proibito di adorare gli angeli e di attribuire loro un carattere divino vicino ad Allah, ma al contempo ci ha spiegato che gli angeli sono delle creature di Allah, senza peccato, per loro stessa natura incapaci di disobbedire ad Allah ed eternamente incaricati di eseguire i suoi ordini. Inoltre, ci ha informato che gli angeli di Allah ci circondano da tutte le parti, sono addetti a noi e sono sempre in nostra compagnia. Essi osservano e annotano tutte le nostre azioni, buone e cattive conservando un rapporto completo della vita di ciascuno di noi.
Dopo la nostra morte, quando saremo condotti davanti ad Allah, essi presenteranno il rapporto completo delle opere che abbiamo compiuto nel corso della nostra vita sulla terra; in questo rapporto sarà stato registrato tutto fedelmente, senza omissione del più piccolo dettaglio, anche del più insignificante o di quello tenuto più accuratamente nascosto.

149. Non ci sono state date informazioni più precise sulla natura intrinseca degli angeli. Ci è stata fatta menzione, solamente, di alcune delle loro qualità e delle loro caratteristiche e ci è stato richiesto di credere nella loro esistenza. Non abbiamo altra via per conoscere la loro natura, i loro attributi o le loro qualità. Sarebbe, di conseguenza, una pura follia voler loro attribuire di nostra iniziativa una qualsiasi forma o qualità. Noi dobbiamo credere esattamente come ci è stato richiesto. Negare la loro esistenza è kufr, perché in primo luogo non c'è alcuna ragione per farlo ed in secondo luogo perché il nostro rifiuto di crederci equivarrebbe ad una attribuzione di mendacio a Muhàmmad (pbsl). Noi crediamo nella loro esistenza, semplicemente perché di essa ci ha dato notizia il vero Messaggero di Allah.

Il Corano nella pietra

Qui sopra e sotto due immagini del Taj Mahal, ad Agra, in India. Il Taj Mahal è il mausoleo fatto costruire nel 1631 dall’imperatore Shah Jahan come tomba dell’amatissima moglie Mumtaz Mahal, morta durante un parto all’età di 38 anni. La leggenda vuole che ella fece appena in tempo a chiedere al marito di erigerle un monumento, grande e perfetto come il loro amore. Lo scopo del sovrano fu quello di costruire la più bella rauza (tomba) che un uomo avesse mai eretto ad una donna.
Per realizzare il Taj Mahal oltre 20.000 operai e artigiani lavorarono per 22 anni sulle sponde del fiume Yamuna sotto l’occhio vigile degli architetti più famosi d’Oriente e Occidente, chiamati ad Agra senza badare a religione e casta d’origine. Nacque così un capolavoro collettivo, anche se certamente ebbe un progettista principale: forse il persiano Isa Khan o l’indiano Ustad Ahmad. Pare che il sovrano desiderasse anche costruire sull’altra riva dello Yamuna un palazzo gemello: un Taj di marmo nero, per se stesso, da unire al Taj bianco con un ponte d’oro. Ma non poté avviare il nuovo progetto poiché quattro anni dopo l’ultimazione del mausoleo per la moglie fu spodestato e imprigionato dal figlio.
Il Taj, come gli indiani amano ripetere, è stato "costruito da titani e rifinito da gioiellieri". All’interno, inutile cercare un ritratto dei due sposi: il Corano vieta la rappresentazione della figura umana, favorendo invece l’arte della decorazione astratta che qui raggiunge vertici di perfezione. Motivi floreali sono trasferiti in complesse calligrafie di marmo, versetti del Corano sono trasformati in sofisticati intarsi di pietre dure.
Anche se nei secoli il mausoleo è stato depredato di molti tesori dai maharati, i guerrieri indù nemici dei moghul, e dagli inglesi, ancora oggi rappresenta il più bel richiamo alla Sura del Corano "un palazzo di perle fra i giardini e i canali dove i pii e i beati possono vivere per sempre".
E ancora oggi sembra di rivedere Shah Jahan discendere lo Yamuna in barca, salire ai giardini del Taj e poi, dalla piattaforma di marmo, conversare con la moglie defunta, Ariumand Bano Begum, ch’egli chiamò Mumtaz Mahal, l’Eletta del Palazzo…
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:11 pm
Oggetto: ANGELI ED EXTRATERRESTRI
FONTE:


Angeli o demoni?

Alcuni scrittori di ispirazione cristiana hanno avanzato l’ipotesi che gli ufo possano essere una parte delle schiere angeliche che presiedono agli aspetti fisici della creazione. Gli ufo, in alcune delle loro rappresentazioni, somigliano in modo sorprendente agli angeli.
Questa, ad esempio, è la tesi dello scrittore evangelico Billy Graham nel suo libro Angels. God’s Secret Agents ("Agenti segreti di Dio", 1989). Al contrario, lo scrittore Stuart Campbell ritiene che siano i diavoli i veri extraterrestri:
Gli angeli del diavolo chiamano oggi se stessi i visitatori dallo spazio: l’apparizione degli ufo nei nostri cieli significa che il diavolo sta intensificando la sua campagna satanica contro il bene.
Altri scrittori pensano che vi siano entrambe le essenze, angelica e satanica, ai timoni dei dischi volanti e che i nostri cieli vedranno l’apocalittica battaglia finale tra le forze del bene e quelle del maligno. Molti commentatori dei fenomeni ufo hanno osservato che il comportamento degli alieni in molti casi coincide con la descrizione di attività demoniache (rapimenti, violenze e tormenti inflitti ad umani), mentre in altri casi non hanno esitato a identificare i piloti degli ufo come gli angeli buoni.

Corrispondenze

Gli argomenti portati a sostegno della corrispondenza tra angeli e alieni sono questi:
- entrambi sono di un altro mondo, sia che questo esista in uno spazio interno o esterno al nostro;
- sono entità superiori che si trovano in un elevato stadio di sviluppo, essendo moralmente, spiritualmente e tecnologicamente più avanzati di noi, o più semplicemente stanno più vicini a Dio;
- il senso di bontà che traspare da essi appare normalmente come la perfezione massima della loro armoniosa bellezza. La natura vagamente androgina del loro aspetto fa pensare ad un’unione in loro dei due principi maschile e femminile;
- sia gli extraterrestri che gli angeli sono dei formidabili conoscitori delle lingue dal momento che parlano perfettamente qualsiasi lingua;
- entrambi hanno un messaggio da rivelare, ma si può rilevare che gli angeli sono più inclini ad una trasmissione individuale delle informazioni, mentre gli alieni preferiscono i messaggi universali;
- entrambi hanno notevoli mezzi di trasporto aereo, sebbene vi siano assai poche testimonianze di alieni con le ali; usano invece, sia gli uni che gli altri, dischi o ruote di luce;
- entrambi sono entità luminose; sembrano avere in comune una essenza divina, luminosa, che è evidente soprattutto nei loro occhi nei quali brillano dei raggi, mentre i loro volti sono splendenti;
- effondono un’aura di compartecipazione e di gentilezza e un senso di quieta armonia;
- vi è una significativa somiglianza nel loro abbigliamento; prediligono tuniche e abiti lunghi per lo più di colore blu o bianco. Di solito hanno una cintura d’oro o braccialetti e anelli preziosi;
- la loro statura è normalmente simile a quella degli uomini, tuttavia vi sono parecchi casi di altezze superiori ai 2 metri;
- sia gli angeli che gli alieni mostrano un considerevole interesse per le condizioni dell’uomo e del pianeta; invariabilmente le iniziative politiche e scientifiche che hanno intrapreso gli umani suscitano in loro apprensione e timore;
- sebbene angeli ed alieni siano di gran lunga superiori a ciascuno di noi, ci parlano spesso da pari a pari e familiarmente, tuttavia sembrano obbedire a leggi cosmiche ben più alte delle nostre.

Gli Elohim e la religione raeliana

Quest’elenco, per quanto non esauriente, offre più di un sostegno alla tesi che gli angeli e gli alieni abbiano molte cose in comune. Questa credenza è condivisa soprattutto da coloro che credono che la terra sia stata visitata in passato più volte da viaggiatori spaziali. Lo svizzero Erich von Daniken, autore di Chariots of the Gods (in italiano "Gli extraterrestri torneranno", 1969), sostiene che esseri alieni, provenienti da un’altra galassia, visitarono la terra circa diecimila anni fa, crearono uomini intelligenti a loro somiglianza, alterando il codice genetico delle scimmie. Vennero adorati come dei dal genere umano per le loro immense conoscenze tecniche, delle quali resta la tradizione dei miti.
In questo filone si inserisce la religione raeliana: in particolare, si fa riferimento alla Genesi. Nei testi originali scritti in ebraico, queste sono le prime tre parole: "Bereshit bara Elohim...". Nel quarto secolo, Gerolamo, uno dei padri della cristianità, l’ha tradotto nella Vulgata con: "In principio creavit Deus caelum ed terram...". Elohim, parola ebraica maschile plurale, è stato tradotto con la parola latina Deus, "Dio" al singolare. Nella lingua ebraica, il singolare della parola Elohim è Eloha: la desinenza -im indica sempre un plurale. Quindi, la traduzione letterale della parola Elohim non significa Dio ma: "Quelli che sono venuti dal cielo". In sintesi i Messaggi degli Elohim nella religione raeliana propongono di: demistificare le credenze, riabilitare l’essere umano attribuendogli la sua vera dimensione, decolpevolizzare la mente dell’uomo restituendogli la stima per il proprio corpo, incoraggiare l’umanità al progresso.
E questa sarebbe la sintesi della genesi: circa 25000 anni fa gli Elohim scoprirono la Terra e grazie alla loro tecnologia avanzatissima ed alla perfetta padronanza dell’ingegneria genetica e del Dna, resero abitabile questo pianeta e crearono ogni forma di vita. Terminarono la loro colossale opera creando l’uomo a propria immagine e somiglianza, come dice testualmente la Bibbia. Per guidare l’Umanità gli Elohim inviarono Messaggeri che diedero origine a tutte le grandi religioni: Gesù, Buddha, Mosè, Maometto. Nel 1946 l’Umanità è entrata ufficialmente nell’era scientifica, l’era dell’Apocalisse (dal greco "apocalypsis", che significa "rivelazione") e gli Elohim hanno deciso di inviare l’ultimo dei loro Messaggeri, Rael. Rael fonda la religione raeliana per diffonderne il messaggio e per costruire un’ambasciata dove gli Elohim torneranno ufficialmente per incontrare gli esseri umani.
Per approfondimenti sul movimento Raeliano:


Il "carro di fuoco" di Ezechiele

Parlando di antichi viaggiatori dello spazio, può essere utile una rilettura della famosa visione biblica del carro di fuoco del profeta Ezechiele.
Joseph Blumrich, uno dei costruttori del vettore Saturno V, nel suo libro "E il cielo si aprì" (1973), pone degli sconvolgenti interrogativi: Ezechiele vide in realtà una nave spaziale i cui occupanti gli impartirono direttive divine? Il carro di Dio, descritto dal profeta, non era forse un’astronave extraterrestre?
Ezechiele (600 a.C.) assistette alla distruzione del regno di Salomone da parte degli Egiziani e Babilonesi. Fatto prigioniero fu deportato dai Babilonesi a Chebar accanto all’Eufrate, e in questo luogo dopo qualche anno ebbe la visione del “carro di Dio”: Ezechiele descrisse una solida calotta, portata da quattro esseri alati, che saliva verso l’alto in una nuvola di fuoco. Gli esseri alati avevano piedi metallici e ognuno pilotava una ruota. Nella parte superiore della calotta il profeta vide una sorta di trono sul quale era assisa una figura "simile a un uomo", che gli parlò. Questa visione, risalente al 600 a.C., si manifestò altre tre volte, l’ultima delle quali verso il 572. Tre volte il profeta partecipò al volo della calotta e le ultime due si sentì trasportare dalle rive del Chebar verso Gerusalemme. Secondo Blumrich Ezechiele dovette servirsi di ingegnosi paragoni nel descrivere il veicolo spaziale, essendo lui e i suoi lettori del tutto all’oscuro della tecnica astronautica. Blumrich riesce ugualmente a ricostruire il veicolo spaziale costituito da un corpo centrale a forma di trottola, sostenuto da quattro elicotteri (gli esseri alati), e da una capsula per il comandante dell’equipaggio posta nella parte superiore.

In confronto con il relativamente modesto numero di incontri che può essere rilevato negli scritti antichi, ai nostri giorni vi sono migliaia di convincenti e inspiegabili testimonianze di persone che tendono a dare un’impronta mistica alla loro esperienza di contatto con esseri alieni.

BIAGIO LIOTTI, DALLA RIVISTA "MYSTERIUM EXOTERIUM"
Ufologia e religione

M.me Blavatsky (1831-1891), fondatrice della Società Teosofica, li chiamava “i Signori della Fiamma”, Aleister Crowley (1875-1947) “i Fratelli d’Argento”, noi li potremmo semplicemente definire “Entità Extraterrestri”. In ogni dottrina esoterica e religiosa si descrive la presenza di questi “Fratelli Superiori” che, se non fisicamente, si manifestavano telepaticamente ai profeti o ai “contattati” che dalle loro comunicazioni avevano il compito di divulgare e mettere in pratica delle verità. Alcuni affermano che definire gli “Enti Intermedi” fra natura e super-natura dei visitatori puramente simbolici è sicuramente la più minimizzante ma anche la più rassicurante delle ipotesi. D’altro canto pensare che a bordo degli ufo possa trovarsi un classico Extraterrestre grigio, come quello reso famoso dalla filmografia moderna, anziché un demone o angelo o qualsiasi altra entità mitologica è certamente più credibile. In questo caso tratteremo proprio della correlazione strettissima e molto interessante per la ricerca tra fenomeno ufologico e religione, in pratica scriveremo proprio di quegli angeli e demoni che piloterebbero le astronavi.



Uomini e Dei

Per avviare un discorso serio in questo senso, non si può certo fare a meno di ricordare che da sempre la mitologia classica, la religione cattolica o ebraica, sono ricche di episodi concernenti la Teogamia (unione biologica tra dei e uomini). La cultura greco-romana, ma la stessa cultura cristiana, è ricca di racconti sulla passione carnale tra esseri divini e comuni mortali.
A partire dalla ribellione e dalla caduta degli Angeli, nel libro di Enoch (46, 7) si legge:
… coloro che si fanno padroni delle stelle nel Cielo e alzano le loro mani contro l’Altissimo, che calpestano il suolo della Terra e abitano sopra di essa.

Questi angeli “caduti” o in ebraico Ben-Elohim vale a dire Figli degli Dei, secondo la Genesi (6, 1-2), quando iniziarono a vedere che le figlie degli uomini erano graziose:
… presero perciò per loro mogli quelle che si scelsero fra tutte…
ovviamente generando prole. Ma di questi “angeli caduti” si parla anche in merito ai famosi “Giganti” che abitavano la Terra (in ebraico Nephilim, i caduti) che sarebbero, secondo molti studiosi, i figli dell’unione tra gli angeli ribelli e le donne terrestri, diventati poi i famosi eroi e personaggi della mitologia greco-romana. Testimonianza dell’unione tra Angeli e uomini è data anche da alcuni vangeli apocrifi e dal Documento di Damasco, tratto dai rotoli esseni di Qumran, dal quale testo storico importantissimo, ne “Le Memorie dei Patriarchi”, si legge dei “Vigilanti del Cielo”.
Notizie più particolareggiate ci provengono sempre dal Libro di Enoch (III sec. a.C.) che fa parte delle Sacre Scritture della Chiesa Cristiano-Copta e che scrive:
… allora gli Angeli mi chiamarono, mi presero sulle loro ali e mi sollevarono al primo cielo. Essi mi posero al di sopra delle nubi, io vidi l’aria, l’etere ancora più alto. E mi portarono nel primo cielo… Mi fecero vedere i Capitani e i Capi degli Ordini delle Stelle. Mi indicarono duecento Angeli che hanno autorità sulle stelle e sui servizi del Cielo…
Ecco quindi che riflettendo su quanto scritto da Enoch, gli Angeli di cui egli parla sarebbero o potrebbero essere i “ribelli” scacciati dal Paradiso, insomma i “demoni” ed in particolare Lucifero con la sua schiera. La stessa procreazione della Maria Vergine potrebbe essere interpretata come il più antico e documentato processo di fecondazione artificiale assistita che la storia ricordi. Ma l’aspetto di queste entità? La domanda sorge spontanea in un contesto ufologico extraterrestre che ci ha abituato ad associare la figura dell’E.T. a quella del “grigio”. Secondo le Sacre Scritture e secondo il pensiero di alcuni teologi, gli Angeli non sarebbero solo spirito, ma anche simili all’essere umano, e sotto queste spoglie scesero tra i mortali insegnando loro l’arte dei metalli e della guerra, l’astrologia, la magia.



Fuochi Celesti

Proseguendo il nostro viaggio, sfogliando la Bibbia in Esodo (19, 1Cool troviamo la colonna di fuoco che segnava il cammino di Mosè e delle sue genti:
… tutto il Sinai fumava, perché il Signore vi era disceso in mezzo al fuoco…
ma non solo, la stessa manifestazione di Dio al Profeta sul Monte Sinai avvenne in un turbine di fuoco; proprio come le forme di intelligenza di tipo dimensionale che, pur facendo parte del nostro stesso piano, sono spiritualmente più elevate e che si manifestano in forme energetiche luminose.
Proprio come è avvenuto nella Valle della Luna, sull’Uritorco in Argentina, dove da molti anni queste entità luminose sono state fotografate. L’intera opera biblica è ricca di episodi che al giorno d’oggi potrebbero essere interpretati come la descrizione di “dischi volanti” ed “entità extraterrestri”, non dimentichiamo il più volte citato “carro di Ezechiele” (...).
Su quanto ipotizzato, il preside della facoltà di Antropologia della Drew University di Madison, il prof. R. W. Wescott, afferma:
… Sebbene tutte le narrazioni bibliche riferiscano, comprensibilmente, ad una spiegazione di ordine soprannaturale gli eventi in esse descritti, ciò che esse inevitabilmente evocano è la carica emotiva indotta dai dischi volanti e dagli ufo in genere.
Nelle Antichità Giudaiche inoltre si parla degli stessi Angeli:
… premischiati colle donne, superbi tigli ne generarono (…) di costoro si narra che osassero fare ciò che da’ Greci si scrive aver fatto i Giganti.
Secondo Roberto Pinotti (ufologo del Cun):
il fatto che donne terrestri si siano dimostrate a suo tempo biologicamente compatibili per un’unione sessuale feconda con esseri non terrestri… non autorizza solo a pensare che sulla Terra vi siano tuttora uomini con sangue extraterrestre nelle vene, ma anche a ipotizzare che la stessa razza umana provenga, all’origine, da altri mondi.
... quindi che non sia il frutto di un’evoluzione da specie animali come insegnatoci da Darwin, e peraltro proprio come da anni affermano i Raeliani, anche se con qualche piccola variante. Ma cosa pensare di tutto ciò? Pur trattandosi di ipotesi paleoastronautiche molto affascinanti, la teologia contemporanea non esclude l’idea di una vita extraterrestre in quanto non incompatibile con la fede cristiana. Pur considerando gli Angeli delle entità extraterrestri, la Chiesa li considera di “puro spirito”, avvalorando in certo qual modo l’ipotesi parapsicologica del fenomeno. Secondo monsignor Corrado Calducci è da escludersi che Angeli possano servirsi di astronavi;quando si parla di extraterrestri bisogna pensare a viventi della nostra razza o ad altri tipi, che associano al lato materiale e fisico una profonda parte spirituale.



Guerre tra Dei

Di esseri misteriosi, che una chiave di lettura diversa da quella tradizionale può associare agli extraterrestri e di cui il noto studioso Valentino Compassi (“La Colonna di Fuoco”, ed. Mondatori) è un degno divulgatore, ne è ricca la religione induista. Nei testi indiani si narra di aspre lotte tra gli Asura nemici degli Dei e i Deva che dopo una lunga guerra si assicurarono la supremazia nei cieli.
Nel testo “Riveda Samhita”, il dio Indra, venuto dal cielo, aveva alle sue dipendenze i Marut, raffigurati con lampi e turbini di fuoco. Lo stesso Indra, come gli “Angeli caduti”, era un essere fisico e non spirituale, anch’esso attratto dalla bellezza femminile terrestre, che seduceva per una notte d’amore camuffandosi da comune mortale.
I Brahmama raccontano che durante la battaglia gli Asura proposero ai Deva una sorta di gara per assicurarsi più territorio possibile al patto che fosse percorso in “… tre soli passi”. A questo punto gli Dei affidarono a Vishnu il compito, il quale, utilizzando il Vimana, una sorta di strabiliante macchina volante, vinse la “competizione”. Di questa macchina si descrive minuziosamente il funzionamento nel documento sanscrito del “Vymaanika Shaastra” in cui si legge, secondo Compassi, che
… gli uomini possono percorrere l’aria e i celesti possono scendere sulla Terra.
Di dischi volanti si parla anche nella tradizione religiosa nepalese che, nel testo Bundhasvamin Brihat Katha Shlokasanigraha, descrive di macchine volanti che sorvolavano i territori dell’Asia.
Inoltre con il termine Avatara (discesa) gli indiani rappresentavano il Dio “disceso” sulla Terra per farsi uomo, proprio come Gesù nella religione cristiana. E sulla principale figura cristiana, agli inizi degli anni Sessanta, Vyacheslav Zaitsev, filologo dell’Accademia di Scienze bielorussa, elaborò una sconcertante teoria che scandalizzò gli ambienti scientifici del tempo. Secondo il ricercatore russo, Cristo era un extraterrestre, tant’è che alla sua morte sulla croce fu salvato da una tecnica medica giunta in suo aiuto a bordo di astronavi…
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:12 pm
Oggetto: ANGELI E GNOSTICISMO
FONTE:


Premessa

Per comprendere la figura dell’Angelo all’interno dello Gnosticismo dobbiamo affrontare l’origine e lo sviluppo di questo movimento nonché il suo elemento caratterizzante: la Gnosi (dal greco “gnosis” = conoscenza). Questo è quanto si cercherà di fare, tenendo ben presente che la seguente trattazione non può in alcun modo ritenersi esauriente, considerati non solo la vastità della letteratura sull’argomento ma, anche e soprattutto, l’elemento fondamentale che permette l’accesso alla Gnosi, ossia l’illuminazione, di per sé assente da qualsiasi tentativo limitato di espressione e trasmissione umana
“Questa” Gnosi non è infatti acquistabile con la speculazione razionale o con la contemplazione mistica e ascetica, ma solo con la rivelazione di essa che (nel Cristianesimo gnostico) il salvatore Cristo, che è una delle potenze celesti, dà a coloro che nell’iniziazione dei misteri sono preparati a riceverla.
"La Gnosi, per quanto parente del misticismo e della sapienza, è nettamente diversa da entrambi. Il misticismo, pur presentandosi in tante guise, è in chiara opposizione alla fede; e in realtà rappresenta forse la forma di fede più intensa. La sapienza, in senso biblico, è associata alla percezione profetica di un Dio che governa il nostro mondo, concepito come lontano dalla sua Creazione originaria. La Gnosi garantisce la conoscenza di un Dio ignoto a questo mondo, e da esso lontano, un Dio esiliato da una falsa Creazione che, di per sé, costituiva una Caduta. Da se stessi, venendo a conoscere questo Dio alienato e a esserne conosciuti, si arriva a rendersi conto che quel sé più profondo non faceva parte della Creazione-Caduta, ma risale a un tempo arcaico prima del tempo, quando quel sé faceva parte di un tutto che era Dio, un Dio più umano di qualunque altro adorato da allora in poi." (Harold Bloom)
* Nota all’illustrazione in apertura: nel Vangelo gnostico di Filippo, Maria Maddalena è Sophia stessa, madre degli Angeli, congiunta con il Salvatore nel matrimonio mistico.

Né per fede, né per gli angeli
Credo gnostico del II secolo dell'era cristiana

Ciò che ci libera è la gnosi
di quello che eravamo
di ciò che siamo diventati
di dove eravamo
di dove siamo stati gettati
di dove ci affrettiamo
di ciò da cui siamo redenti
di cosa sia veramente nascere
di cosa sia veramente rinascere.

Gnosi e religione

I 3 brani seguenti: da “La Gnosi” (1940-1950) di P. M. Virio
In fondo ad ogni religione troviamo sempre gli stessi principi essenziali: espressione immutabile della Verità eterna, che noi incarniamo e che dobbiamo evolvere fino al compimento.
Le diverse espressioni religiose costituiscono l’ampiezza dei rami e sono l’estensione di uno stesso Tronco: la sconfinata Sapienza Divina.
L’umana natura, in tutti i suoi aspetti, emozionale, morale, razionale e spirituale ha bisogno di questo Tronco, base su cui si appoggia.
La Sapienza ha carattere universale.
Non può essere né patrimonio né predominio di nessuna scuola o corrente, e nessuno può attribuirsi il diritto o il credo che il valore di questa possa appartenergli come esclusivo.
La Religione, vista come Sapienza Divina, è Una per tutta l’umanità.
La Luce della Verità è Una: anche se la Verità si manifesta sotto diversi aspetti di Luce.
I diversi suoi aspetti sono raggi di Luce che penetrano la mente e il cuore dell’uomo, facendovi scaturire la Luce, sorgere la Fede. Luce sulla Verità, Fede in Dio, Amore nel Cristo, nel suo insegnamento.
E’ detto: Se il cuore umano cerca la Luce, la Luce vi sarà riversata.
Colui che si sforza di pervenire alla Conoscenza Divina, che si consuma nella brama di questa Conoscenza, vera scienza perfetta e trascendente, sa che la Gnosi ne costituisce il mezzo.
La Gnosi, interiore sapienza, è la sacra penetrazione dei Misteri Divini: Misteri in cui risiede la vera natura di ogni Religione.
E’ solamente penetrando questi Misteri che si può trovare il vero punto di contatto tra le diverse religioni, tra le varie espressioni e forme di fede, che si può percepire la presenza della Luce.
Luce Divina, Universale, Scaturigine prima e Centro di tutti i raggi di Luce riversati sulla umanità nei secoli: stupenda realtà di una Provvidenza Superiore e di un disegno Divino.

Misteri e iniziazioni antecedenti al Cristianesimo

Ogni religione ha posseduto i suoi Misteri e ha tramandato il contenuto come Conoscenza sacra. Ogni culto fu depositario di dottrine e misteri, miti e cerimonie sacre; dai più antichi ai più idonei a oggi; di cui a noi sono pervenuti soltanto che brevi formule e iscrizioni, segni, simulacri, statue e resti di sacelli. Nulla rimane dei papiri contenenti i segreti dei loro misteri, e delle dottrine si ritrovano solo frammenti o allusioni riportate da opere di altri scrittori.
La essenza dei misteri Pitagorici, le pure concezioni di Platone, il pensiero della scuola Aristotelica, i Misteri religiosi e Iniziazioni Sapienziali di altri popoli permisero di delineare la genesi della Gnosi antecedente al Cristianesimo.
Ciò che a noi è pervenuto di cognizione sui culti che dominarono in Oriente, specie in India e Egitto, si poggia prevalentemente su ciò che scrittori greci e latini ne hanno tramandato.
Qualcosa di quella che fu la religione Egizia e dei misteri Babilonesi e Persiani si può attingere da Erodoto. Gli insegnamenti tramandati da Pitagora hanno una Tradizione sì remota, in cui è impossibile distinguere le origini o i primitivi strati.
Con Alessandro il Grande, per le classi culturali greche si intensificò il senso della coscienza religiosa, in loro si schiusero vasti orizzonti di conoscenza e furono illuminati sui Misteri di Zoroastro e sulla scienza dei Magi: conobbero la saggezza dall’Uno, l’arte di prevedere il futuro, dagli Altri.
La biblioteca di Alessandria si arricchì di documenti antichi e preziosi, vi fluirono i manoscritti di Omero, Esiodo, Platone, Aristotele e molti altri tesori. Gli Orientali poi, depositari di dottrine e miti antichissimi, a loro volta, ritrassero per i greci, in lingua a loro accessibile, copia dei loro libri sacri, rotoli e papiri.
Beroso compose per loro un’opera su dottrine, misteri e miti babilonesi; e Maneto compose un’altra opera sulla religione e i misteri egizi di Oro, Iside e Osiride. Questa Sapienza orientale influì molto sullo sviluppo del culto sacro dei misteri greci.
E’ difficile rintracciare le varie linee delle Tradizioni dei Misteri, in quanto questi venivano custoditi con la più grande segretezza.
Era innata l’Idea che la Religione dovesse contenere qualcosa di così altamente virtuale da conferire il potere e la conoscenza, ritenevano un dovere conoscere segreti e misteri, nei quali era possibile penetrare per essere iniziati; che vi fosse un graduale processo di sviluppo sia nei Misteri che nella Conoscenza e che infine esisteva una scienza dell’anima e una conoscenza delle cose superiori e invisibili.
Questa Idea si estese e si ampliò notevolmente, si sviluppò ancor più altamente con la fusione di ciò che i Greci appresero sul culto dei Misteri Orientali.
Lentamente e gradatamente la sapienza degli Egizi, dei Babilonesi e Caldei, della Persia e riflessi di sapienza Inda, reagì sul centro del pensiero Greco e la Religione, con tutti i suoi elevati e profondi problemi dell’anima, prevalse: cominciò quindi ad espellere dalle scuole il mero scolasticismo per applicarsi e dedicarsi esclusivamente alla natura interiore dei Misteri. Sorsero, nate da questa ricerca del Mistero e dalla aspirazione e sete di conoscenza, varie e diverse scuole.
E’ quindi evidente che la origine della Gnosi, come Sapienza Divina, ha fondamenta antichissime; ed è sempre esistita come aspirazione nel profondo dell’essere.
La Religione con i suoi Misteri ha sempre esercitato il suo influsso sui popoli, anzi ne ha sempre costituito parte fondamentale ed essenziale, regola di vita; sia che il culto fosse concepito come Divinità unica, esclusiva, con potenza illimitata e infinita, sia che il culto, il potere, gli attributi divini siano assegnati ad una pluralità di potenze Divine.
Da rilevare inoltre che per i Babilonesi e Caldei, oltre al culto Divino, erano considerati sacri, e onorati con pratiche di culto gli Elementi della Natura, Aria, Acqua, Fuoco, Terra; come aveva un posto preminente la Volta Celeste e il culto degli Astri, anzi, la potenza e l’influsso di questi era intimamente connessa a tutti gli eventi umani.
Questo credo sugli influssi delle potenze astrali, detenuto nella Babilonia e nella Caldea, influì molto sulle altre religioni. Da notare inoltre che era compito della Casta Sacerdotale la sapiente interpretazione di questa scienza considerata sacra, anzi, si deve ad essi la prima suddivisione del tempo, in base allo studio fatto sui movimenti dei Pianeti: nacque così la Astronomia, Astrologia, Calendario, primo frutto della Sapienza Babilonese Caldea.
Ogni Religione ed ogni Tradizione ha posseduto la Iniziazione ai Misteri, è stata quindi depositaria della Gnosi come Sapienza Divina: la ricerca di questa ed il pervenirvi sono tendenze naturali ed innate all’anima. Ed il Nome attribuito alla Divinità, nelle diverse Religioni, ha un Principio identico di comparazione: la Paternità come Essere Supremo.

Gnosi e Cristianesimo

Tutto nella nascita del Cristianesimo sta a dimostrare che il suo Avvento corrisponde ad una necessità spirituale della Specie.
Le tradizioni religiose vanno considerate non soltanto come memorie di fatti contingenti, ma più come echi di avvenimenti superiori, come traduzioni di forze occulte in un dato senso determinanti ed ispirative che, al momento giusto, maturo e opportuno si manifestano.
Le origini del Cristianesimo sembrano circonfuse di un certo mistero. Fuori dei documenti neo testamentari e tradizionali, le notizie limitatissime riguardanti quell’avvenimento sono stranamente incerte ed insufficienti. Gli apocrifi inoltre sono quasi tutti frammentari e di epoche tarde, cioè dimostrano evidenti interpolazioni.
Ciò che risulta evidente, è la sua origine di radici bibliche esseniche (Esseni = “guaritori terapeuti”, dal vocabolo assè che nell’aramaico e nella lingua talmudica significa “sanare”, “guarire”) in quanto l’esoterismo cristiano si presenta fin dal tempo degli Apostoli come integrazione dell’antico insegnamento Kabbalistico con i nuovi arcani impartiti da Gesù Cristo, come integrazione occulta del Testamento antico con il nuovo, e dell’Antico e Nuovo Patto di Alleanza.
Molti dei primi giudeo cristiani furono infatti designati con il nome di hassidim (giusti, santi) che è il nome dal Talmud dato appunto ai kabbalisti esseni. Anche tutti gli apologisti primitivi tennero a dimostrare l’identità esseno cristiana, da Eusebio a Epifanio, e si può risalire fino a S. Girolamo e al Baronio.
Nel mondo cattolico, i Carmelitani, pur non avendo e rinnegando l’esoterismo, si ritengono tuttora e sono in effetti discendenti di un gruppo di Esseni del Monte Karmel e venerano perciò come loro fondatore il Profeta Elia.
Come Sansone ed Elia, Giovanni il Battista e lo stesso Gesù Cristo, appaiono come Hassidim.
Cristo Gesù nei Vangeli è indifferentemente appellato il Nazireo, Gesù il Nazareo, per indicarne appunto la consacrazione essenica, il carattere eminentemente iniziatico. Agli Hassidim viene infatti spesso applicato anche il nome di Nazorei, Nazirei e Nazareni, dal vocabolo Nazir (puro) che indicava coloro che erano consacrati a Dio, coloro che emettevano i voti del nazireato o purificazione.
Iniziati di comunità esseniche appaiono molti discepoli del Cristo e molti dei primi cristiani. (…)
Lo gnosticismo ha fuso il passato con l’avvenire, il paganesimo con il cristianesimo: con opera lenta di penetrazione intellettuale e morale ha preparato il passaggio dal vecchio al nuovo mondo.
Lo gnosticismo ha seminato nell’Atmosfera intellettuale una quantità di idee teologiche nuove e antiche, di propositi e scopi morali che hanno contribuito alla diffusione del cristianesimo, apportandovi e lasciandovi la sua impronta come Forza invisibile ed occulta che si è prolungata fino ad oggi. (…)
E’ stato detto che la Gnosi fu proprietà insita in ogni Religione e di ogni Tradizione, quindi fu pre cristiana: Cristo con la sua Rivelazione illuminò e dischiuse a tutti, per mezzo del suo insegnamento, la Dottrina sacra che fino ad allora era stata riservata ai pochi, agli iniziati e sacerdoti, rivelò il Segreto esistente sin dalla creazione del mondo, rivelò la Verità, i suoi gradi, i suoi misteri…
La sua Parola che rivela la Sapienza fu virtuale, sottile e penetrante, fu lievito che fermentò e operò, formò radici e si estese, specie con la diffusione che ne fece Paolo.
Paolo fu iniziato e gnostico ad un tempo: fu dottore gnostico e pioniere della teologia cristiana. Paolo prospetta l’aspetto soteriologico del Cristo; il tema della liberazione karmica avviene per mezzo del Cristo: liberazione posta in relazione con il tema della formazione dell’uomo celeste in noi, similmente a Filone per cui la formazione dell’anima, liberata dalle passioni è resa atta alla Gnosi divina.
Per Paolo come per Filone il luogo della Beatitudine è un aldilà nei Cieli, dove vibra il movimento delle Potenze Celesti, infatti in una epistola agli ebrei si ritrova il concetto della ascensione attraverso le sfere (con un carattere gnostico) in quanto Cristo è il Coordinatore delle Potenze e degli Arconti, e le Potenze cosmiche sono assimilate agli Angeli.

L'eresia gnostica

Il brano seguente è di De Pouvourville e Champrenaud.

Il rimprovero che i teologi cattolici e protestanti sono soliti rivolgere alla Gnosi, è di non aver alcun orientamento sicuro, di mancare assolutamente di unità. Tanti gruppi gnostici, si dice, tante dottrine.
A priori questo rimprovero sembra fondato, ma non resiste ad una seria esegesi.
In primo luogo si pone una questione pregiudiziale. La Chiesa di Roma si è prefissa la missione di provare all’universo che essa sola è una e indivisibile e, per arrivare a questo, non è arretrata davanti ad alcun mezzo.
Cominciò col far scomparire la maggior parte degli scritti gnostici. L’incendio della biblioteca di Alessandria, appiccato dall’imperatore Teodosio, fece il grosso del lavoro. Altri fanatici diedero il colpo di grazia. Restavano gli insegnamenti orali, la tradizione. Per averne ragione, bisognò agire d’astuzia. E così si fece.
I Padri della Chiesa raccolsero questi insegnamenti, li snaturarono, li torturarono in mille modi, prendendo sistematicamente in senso letterale ciò che gli gnostici avevano detto in senso figurato, impastando le loro citazioni con glosse oscure, con interpretazioni fantastiche. Sant’Epifanio e sant’Ireneo in persona si spingono fino ad immaginare delle sette, fino a scambiare designazioni di gradi iniziatici con gruppi confessionali, al fine di moltiplicare le divisioni e di provare in tal modo quanto la gnosi fosse lontana dall’unità cattolica. Ma c’è dell’altro: dato che molti scrittori cristiani – come fa osservare Proudhon – quali Rodon, Candido, Appio, Eraclio, Massimo, Arabien, avevano scritto su diversi argomenti contro gli eretici, si distrussero i loro libri. E’ da presumere che la Chiesa temesse tanto la buona fede con cui questi scrittori combattevano le eresie quanto le eresie stesse.

Le quattro Chiese

Il 2 brani seguenti: da "Pagine esoteriche" di Fernando Pessoa (1888-1935)
Nel Cristianesimo, quale si costituì alla fine nelle ombre della Storia, c’erano due elementi distinti, che solo un legame invisibile collegava. Lo stesso accadeva nelle religioni precedenti, come quella greca, in cui, oltre ai rituali manifesti e, per così dire, civili, c’era il mondo sotterraneo dei Misteri. Questa duplice struttura del culto religioso si è riflessa anche nel Cristianesimo. Dal momento in cui acquisì completezza mistica, il Cristianesimo si modellò a due facce, una rivolta alla Luce, che è la menzogna, l’altra rivolta all’Ombra, che è la verità. Dalla prima ebbero origine, in seguito a varie circostanze storiche, le tre Chiese cristiane: quella di Roma, quella cosiddetta Ortodossa e quella, frammentaria e scoordinata, che sinteticamente definiamo Protestante. Dalla seconda faccia ebbe origine un’unica Chiesa, la Chiesa Gnostica, detentrice delle chiavi dei misteri più nascosti; quella che si sarebbe poi chiamata, nel linguaggio dei Rosacroce, Chiesa Mistica.
Per circostanze che non si possono riferire – o perché sconosciute, o perché, se conosciute, destinate per loro natura a rimanere occulte – nella sfera visibile della Chiesa di Roma si formò con fini mistici e segreti un ordine che venne chiamato Ordine Militare del Tempio di Salomone. I suoi servi, iniziati e non, sono quelli che designamo per brevità come Templari. A questo Ordine Mistico furono affidati i segreti e la tradizione della Chiesa Gnostica. Solo la Notte sa come vennero trasmessi. Alcuni affermano che in origine l’Ordine non li possedesse, ma li avesse acquisiti per trasmissione esterna solo quando era venuto a contatto con l’Oriente durante le Crociate; altri sostengono che li possedesse fin dall’inizio, perché era stato fondato proprio per questi, e che non ci fosse bisogno di andare in Oriente quando l’Oriente poteva venire da noi (quando era già venuto da noi).
(…) I due rami (apparentemente) più importanti della propaganda dell’occulto, il Buddhismo Esoterico e i Rosacroce, si sono consacrati a preparare il mondo, ciascuno nella propria sfera di azione, in vista della costituzione di una Nuova Gerusalemme, o vera Chiesa Cattolica. E, poiché operavano in regioni diverse e con seguaci di varie religioni, adattavano la propaganda dell’occulto agli orientamenti e alle credenze di costoro. Essendo, poi, una loro dottrina fondamentale, come di tutti i rami dell’occultismo, il Secondo Avvento di Cristo e la Fondazione, con Lui, della vera Chiesa Cattolica, preparavano in modi diversi la condizione dell’anima – che solo oggi vien definendosi – adatta ad accogliere tali eventi.
La Natura di Gesù Cristo è duplice, sia per gli occultisti sia per i teologi cristiani. E’ divina e umana insieme. I teologi e i credenti cristiani, gli uni e gli altri estranei alla comprensione di questo punto, intendono tale duplice natura in modo diverso dagli occultisti. Per questi ultimi Gesù Cristo è nello stesso tempo un Adepto, come il Buddha o un altro Iniziato, e il Figlio di Dio, o Logos, e, in quanto tale, al di sopra di qualsiasi grado di Adepto. (…)
In quanto Logos è Cristo e non appartiene a questo mondo se non come Dio, che l’ha creato, e del mondo è sostanza e ad esso appartiene. Gli Gnostici, che erano occultisti, o perlomeno mistici superiori, lo videro in questo modo, ma separano le due nature per adorare soltanto quella divina, necessariamente superiore, e non quella umana, superiore tutt’al più solo per grado, e non per genere.
Ma gli Gnostici furono condannati per eresia e, come eretici, respinti e distrutti, almeno in apparenza. Non fu comunque la Chiesa a disperderli in questo modo, ma fu il Destino che rese capace la Chiesa di agire così. L’idea che essi diffondevano non apparteneva al loro tempo, né poteva essere utile agli scopi di Coloro che guidano il mondo, nonostante questi sapessero bene che era più vera di quella che sarebbe poi stata sviluppata e diffusa fra le nazioni dalla Chiesa Cattolica.

La tradizione occulta della Gnosi

(…) Così abbiamo visto come il cristianesimo abbia amalgamato elementi che l’analisi riconduce a cinque, ma che originariamente sono tre: il monoteismo giudaico, il misticismo neoplatonico e il paganesimo della decadenza romana. Nel conflitto con il giudaismo, il cristismo più rigidamente giudaico è rifluito verso l’origine ed è sparito. Nel conflitto con il paganesimo, quest’ultimo, quando non si è integrato con il cristismo, è completamente scomparso. Nel conflitto con il misticismo neoplatonico è però accaduta un’altra cosa. Tale misticismo ha prodotto, entrando in conflitto antisincretico con il cristismo, la celebre eresia della Gnosi. Eresia che non è mai scomparsa: oppressa, osteggiata dall’esterno, questa setta di occultisti diventò segreta, scomparve dalla storia manifesta, ma non dalla vita. Non è impossibile incontrare, qua e là, chiare tracce del suo segreto permanere. E tale permanere mostra aspetti di conflitto con il cristismo ufficiale e soprattutto con quello cattolico. Accanto al cristismo ufficiale, con i suoi vari misticismi e ascetismi e le sue diverse magie, vediamo emergere in superficie, episodicamente, una corrente che data senza dubbio dalla Gnosi (cioè dalla fusione della Cabbala giudaica con il neoplatonismo) e che ora ci appare sotto le spoglie dei cavaliere di Malta o dei Templari, ora, dopo essere scomparsa, torna a rinascere con i Rosacroce, per manifestarsi pienamente, infine, con la Massoneria. I massoni sono gli ultimi discendenti – ma di una tradizione mai interrotta – degli spiriti esoterici che costituivano la Gnosi. Le formule e i riti massonici sono palesemente giudaici; il sostrato occulto di questi riti è palesemente gnostico. La Massoneria è derivata da un ramo dei Rosacroce.
Sembrerebbe assurdo citare questa corrente minore del cristismo se la sua importanza nella storia non fosse, malgrado il suo carattere occulto, enorme. Essa incise fortemente sul Rinascimento e sulla Riforma; ed è anche riconosciuta una sua influenza sulla Rivoluzione francese. La natura dell’argomento ha impedito, com’è ovvio, che se ne facessero studi approfonditi. Ma ciò che traspare dagli interstizi della storia non lascia dubbi in proposito. Il moderno rifiorire dei sistemi occultisti, che si nota soprattutto per l’importazione nei paesi anglosassoni del cosiddetto buddhismo esoterico – orribile amalgama di superstizioni primitive, di umanitarismo decadente e di confuso gnosticismo – ha portato di nuovo alla superficie quanto rimaneva in Europa della tradizione occulta della Gnosi.

Neoplatonismo

Le parole di Pessoa ci introducono al neoplatonismo; di seguito ne è riportata una sintesi.
Innanzitutto il termine “neoplatonismo” designa le dottrine filosofiche e religiose di una scuola eterogenea di pensatori speculativi, che sintetizzarono la teoria delle idee di Platone conferendole una connotazione formale. Tale sintesi filosofica ebbe il suo fulcro ad Alessandria annoverando l'ebraismo ellenizzante del filosofo Filone di Alessandria e altre concezioni di provenienza essenzialmente greca; per estensione, il termine viene applicato a posizioni filosofiche sostenute nel Medioevo, nel Rinascimento e nell'età moderna.
In particolare, il neoplatonismo è una forma di monismo idealistico nel quale l'Uno, perfetto, inconoscibile e infinito, è ritenuto la realtà ultima dell'universo. Dall'Uno emanano, come "irradiati", molteplici livelli di realtà, o ipostasi, il più elevato dei quali è il nous (l'intelletto puro), da cui deriva l'anima del mondo, l'attività generatrice delle anime inferiori degli esseri umani concepita come un'immagine del nous, che è a sua volta un'immagine dell'Uno; entrambi, benché differenti, partecipano della stessa sostanza, sono cioè consustanziali all'Uno. L'anima del mondo, tuttavia, ente intermedio tra il nous e il mondo materiale, può preservare la sua integrità e la sua perfezione riflessa oppure diventare sensuale e corruttibile; la stessa scelta è offerta a ogni anima inferiore. Quando, per via dell'ignoranza della sua vera natura e della sua identità, l'anima umana sperimenta un apparente sentimento di separatezza e indipendenza, diviene arrogante, ricadendo in abitudini lussuriose e depravate. La salvezza è tuttavia ancora possibile: proprio grazie alla libera volontà che l'ha spinta a peccare, l'anima può modificare una condotta peccaminosa percorrendo in direzione opposta la via della sua degenerazione, fino a riunirsi nuovamente alla sorgente del suo essere. La comunione effettiva si realizza mediante un'esperienza mistica nella quale l'anima sperimenta l'estasi. La dottrina neoplatonica è caratterizzata da un'opposizione categorica tra spiritualità e carnalità, mutuata dal dualismo platonico di idea e materia, dall'ipotesi metafisica degli agenti mediatori, il nous e l'anima del mondo, che trasmettono la potenza divina dall'Uno ai molti, dall'avversione verso il mondo dei sensi e dalla necessità della liberazione dalla vita sensuale attraverso una rigorosa disciplina ascetica.

Cristianesimo gnostico

Ed eccoci giunti ad affrontare più direttamente "l'elemento angelico" e le dottrine gnostiche così come sviluppate con l’avvento del Cristianesimo.
I 2 brani seguenti: da “Gli insegnamenti segreti della Gnosi”
di De Pouvourville e Champrenaud.
Lo Gnosticismo, considerato dalle Chiese Cristiane la massima eresia del II e del III secolo dopo Cristo, è il tentativo di sostituire alla semplice fede, una conoscenza più profonda o gnosi, destinata soprattutto ai perfetti, i cosiddetti gnostici. Tale movimento diede origine a diverse scuole, con tendenza più filosofica in Egitto (Valentino, Basilide) e a Roma (Marcione); con carattere più magico in Siria.
La dottrina gnostica, comune a tutte le scuole, si può così riassumere:
1. I due principi. All’origine dell’universo stanno due primi principi supremi ed eterni, di cui uno è spirituale, divino, fonte di ogni perfezione, assolutamente incomprensibile, abisso inesplorabile, di ineffabile grandezza. Contro questo si erge l’altro principio, la materia, la cui qualità intrinseca è il male.
2. Le creature, o esseri finiti, procedono dai due principi. Dal principio del bene proviene il regno della luce o pleroma (= perfezione, natura perfetta, pienezza, abbondanza), costituito da molteplici eoni (= tempo, durata, eternità), enti eterni procedenti per emanazione e personificanti vari aspetti divini, quali potenza, sapienza, santità, ecc., che procedono per sizigie, o coppie di sesso diverso.
Dal principio del male deriva il regno delle tenebre o kenoma (= vuoto) che è in lotta eterna con l’altro regno.
Particelle della sovrabbondante emanazione divina vennero imprigionate nel regno del male per colpa dell’ultimo eorne, Sophia, bramoso di conoscenza, cosicché per virtù loro si animò la materia. Fu appunto l’ultimo eone che procedette alla formazione del demiurgo (o produttore, già ricordato da Platone nel Timeo come artefice e padre dell’universo), il quale, capo di 7 angeli o arconti creatori, signore dei 7 cieli che avvolgono la terra, generalmente identificato con il dio dei giudei (detto Ialdabaoth), procedette alla creazione del mondo corporeo e dell’uomo mediante una combinazione di luce e di tenebre, di spirito e di materia. Per questo l’anima umana, che è luce, rinchiusa nel corpo materiale come in un carcere tenebroso, lotta continuamente contro il corpo, che è materia.
La redenzione, consistente solo nella liberazione dell’anima, particella di luce, dal suo carcere corporeo, avvenne perché il Dio supremo del bene inviò un eone salvatore, denominato poi Gesù, Cristo, o altro. Tale redenzione non consistette in un farsi uomo dell’eone o in un suo patire salvifico per l’umanità corrotta, poiché in tal caso anche l’eone divino Gesù si sarebbe sottoposto al regno del maligno, ma solo nel donarci una dottrina che, rendendo conscia l’anima della sua origine divina, la abilitasse alla lotta vittoriosa contro la materia, così come Gesù ne diede mirabile esempio nella sua manifestazione terrena. Nel rapporto degli uomini con la dottrina cristiana stanno i vari gradi della loro partecipazione all’opera redentrice: vi sono gli ilici (da hyle = materia); seguono gli psichici (da psyché = anima) o cristiani, in cui l’equilibrio tra materia e anima rende possibile la speranza di salvezza; stanno al vertice gli pneumatici (da pneuma = spirito) o gnostici, in cui lo spirito dominatore della materia li rende già salvi. Solo alla fine del mondo la liberazione di tutte le particelle di luce sarà perfettamente realizzata con l’apocatastasi o reintegrazione completa di tutto il regno della luce e la sua vittoria definitiva sul regno delle tenebre.

Il dualismo nella Gnosi

La volontà d’essere del Grande Ineffabile manifesta fuori di sé l’Emanazione e, così come la luce bianca emessa contro un prisma determina fasci sparsi di colori diversi, l’emanazione, emessa nel Kenoma, determina conseguenze di valore diverso, che costituiscono la serie delle creazioni tangibili. E così come i fasci sparsi di una stessa luce debbono le loro differenti colorazioni agli angoli prismatici che li decompongono, le creazioni tangibili, emesse nel Kenoma, debbono le loro forme e il loro numero alla rifrazione multipla del Raggio Celeste, rifrazione i cui angoli rappresentano l’intervento delle forze elementari, la cui Somma viene detta Demiurgo. Dunque, non si può dire che il perfetto ha creato l’imperfetto; l’imperfetto non è stato creato, non esistendo in sé: l’imperfetto è la visione rifratta che noi abbiamo del Perfetto. La particella unitaria del Raggio Celeste così rifratto, sottoposta alle forze del Demiurgo, è ciò che chiamiamo la monade. (…)
L’azione del Demiurgo si ritrova ad ogni istante dell’evoluzione; è contro di essa che s’innalzano gli insegnamenti gnostici. Essa esiste ovunque esiste il limite; essa si attenua nella misura in cui l’individualità si fonde nella collettività, per scomparire del tutto alla fine dell’evoluzione. Ma, nello stesso modo in cui l’ombra riproduce grossolanamente i contorni dell’oggetto, il Demiurgo riproduce grossolanamente le forme che attribuiamo volentieri alla divinità: per questo le umanità fuorviate, sia dalle loro passioni sia dai capi e dai legislatori seguiti, si volgono all’opera del Demiurgo come farebbero con l’opera divina ed instaurano, sul piano umano, quel dualismo che è l’errore supremo del nostro universo, quel culto del Binario da cui scaturiscono i problemi più insolubili, le superstizioni più ridicole e le più odiose tirannie.

APPROFONDIMENTI / 1
La lotta celeste

I 5 brani seguenti: da “La Gnosi” di P. M. Virio

Dalla sua Potenza Intellettiva Dio creò le gerarchie Angeliche. L’essenza dell’Angelo è dunque potenza d’intelletto, atto di intendere, azione immanente per riflesso: sostanze separate intellettive.
Verso Dio, Causa e natura del loro essere, tende l’inclinazione naturale del loro amore.
Nulla turbava la beata unione dei ritmi della vita divina nell’unica grande melodia di Dio.
Nella beatitudine, perfezione e contemplazione del Sommo Intelligibile, le gerarchie angeliche erano nel Cielo, sede proporzionata alla loro natura spirituale.
A ciascun Angelo, in diverse classi, fu data forza e gloria proporzionata, ma fra questi, un supremo Angelo fu costituito Spirito Principale, Mikael, chiamato Angelo del Trionfo. Egli domina ed ha, ai propri ordini, una gerarchia di Sette Spiriti di Dio.
Nella sede angelica, universo spirituale, sorse, nacque e si sviluppò la possibilità del Male: quale la causa del suo prodursi, quando esisteva un ordine regolare perfetto?
Dal non più conformarsi alla Regola di perfezione sorse la Discordia, la discordanza, la disarmonia allo stato di regola superiore di perfezione.
Lo stato di ribellione fu causato dall’Angelo più eccellente, Lucifero (fugò la Luce); che indusse e trascinò nella sua corrente di orgoglio anche altri Angeli; vollero scindersi dalla Causa Prima e a sua imitazione pretesero con le sole forze naturali di essere capaci di creare, similmente a Dio.
Così, tra gli Angeli manifestati nella gloria della Luce divina, uno di essi, reso cieco da insensato orgoglio, fu il primo a determinare l’opposizione a quanto in Principio si operava in Armonia, mantenendo il perfetto equilibrio tra i due principii opposti. (…)
Mikael Condottiero e Principe di Luce milita in favore dell’ordine cosmico e della giustizia imparziale dell’Essere Assoluto, mentre le entità appartenenti alle tenebre con a capo Lucifero, Angelo avverso e ribelle, scatenano le forze della vita elementale, manifestando quell’ardore cupido, invidioso, egoista che serpeggia in loro.

APPROFONDIMENTI / 2
I Sette Arcangeli

(…) Mentre i sette Pianeti solari dell’Universo sono figure dei sette spazi degli Eoni, questi sono raffigurati e presieduti dagli Arcangeli, terza gerarchia delle Intelligenze separate, Forze intermediarie tra il Creatore e le cose esistenti, anelli di congiunzione, elementi celesti, eterei, detti i Messaggeri dell’Altissimo, esecutori dei suoi voleri; hanno poteri vitali e rappresentano per l’uomo una virtù protettiva oltre che illuminativa ed attiva.
Sole: Mikael – Intelletto universale, Potestà di Dio, Visione di Dio.
Luna: Gabriel – Nuncio, Verbo e Voce di Dio.
Mercurio: Raphael – Medicina Dei, Rettificazione (è il rettificatore delle vie Karmiche).
Marte: Kamael – Forza, Fuoco, Potenza.
Giove: Tsadkiel – Magnificenza e Grandezza di Dio, Giustizia.
Venere: Haniel – Grazia e Luce, Amore e Splendore divino.
Saturno: Zaphkiel – Scienza, Sapienza e Luce.

APPROFONDIMENTI / 3
L'uomo e la Creazione

Dal Compendium di Giustino:

La formazione dell’uomo avvenne in questa guisa: Una immagine risplendente o tipo fu dal Logos mostrata agli Angeli demiurgici; ma questi si trovarono incapaci di afferrarla, poiché era stata immediatamente ritirata; essi dissero l’un l’altro: Facciamo l’uomo secondo questa immagine e somiglianza; così tentarono di fare; ma i poteri della loro natura erano solo capaci di evolvere un involucro o plasma che, incapace di sostenersi diritto, giaceva al suolo impotente, strisciando a guisa di verme. Allora la Potenza Suprema, mossa a compassione, mandò una scintilla di Vita, ed il plasma si alzò e le sue membra si svilupparono e furono collegate insieme. Vale a dire, il plasma si indurì e divenne sempre più denso nel succedersi delle razze; così fu evoluto il corpo umano, e la Scintilla di Luce fu in esso racchiusa come in un tabernacolo.
Questa Scintilla di Luce, dopo la morte, affrettasi a ritornare a quelle scintille della sua stessa natura, ed il resto degli elementi che formano il corpo umano viene dissolto.

APPROFONDIMENTI / 4
La ruota del fato

La ruota del fato è il ciclo del ritorno, nel tempo, nella generazione terrena. Il fato, visto come effetto del passato, di ciò che fummo e di ciò che è stato compiuto, è ineluttabile, non si può modificare. Ma la ruota del fato, esperienza attuale e presente, si può modificare con l’azione, la volontà, il pensiero, la luce dell’intelletto, la conoscenza.
Nella ruota del fato, lungo il pellegrinaggio dell’ascendit e descendit, parte considerevole è in mano ai signori delle sette sfere, gli Arconti, che sono ostili alla liberazione dell’anima dai vincoli terreni, e la cui opposizione deve essere vinta dall’anima ansiosa di redenzione.
Ma le sette sfere sono anche state assegnate da Dio ai sette Arcangeli: questi combattono l’ostilità degli arconti e aiutano l’anima nella sua ascesi redentiva.
L’Arcangelo Raphael è chiamato il rettificatore della via karmica, il rettificatore della ruota del fato.

APPROFONDIMENTI / 5
L'Angelo Custode

Una legge provvidenziale divina ha stabilito di dare all’uomo lungo il faticoso cammino dell'esperienza terrena l’amorevole assistenza dell’Angelo suo custode, Genio tutelare che sospingendolo nella via della Luce lo sostiene nella strenua lotta contro le continue tentazioni che gli pervengono dal suo Angelo tenebroso, demone e diretto avversario.
Sia l’uno sia l’altro, l’Angelo della Luce come l’Angelo delle Tenebre, non abbandonano mai l’uomo durante il corso dell’esperienza terrena e lo seguono fino al passaggio, e l’anima uscita dal corpo entrambi li ritrova, enti visibili, per rendere testimonianza del suo operato.

Le fonti

La scarsa conoscenza che finora si aveva dello gnosticismo (poche citazioni e commenti ostili dell'eresiografia patristica) non permetteva nemmeno di risolvere un problema di fondo: se lo gnosticismo fosse un movimento eretico, staccatosi dal cristianesimo, o un indirizzo filosofico-religioso indipendente dal cristianesimo. La recente scoperta di un'intera biblioteca di scritti gnostici (in gran parte tuttora all'esame di specialisti) dimostra l'esistenza di un cristianesimo gnostico contemporaneo alle tendenze giudeo-cristiane, che ha influito sul Nuovo Testamento, specialmente su Giovanni.
La scoperta della biblioteca gnostica, in lingua copta, è avvenuta nel 1945 presso il villaggio di Nag Hammadi, in Alto Egitto, nella zona di Khenoboskhion, dove al principio del IV secolo Pacomio aveva fondato un monastero cristiano. Complicate questioni circa il diritto di possesso e di acquisto dei testi rinvenuti hanno ritardato fino al 1956 l'inizio regolare degli studi, salvo per un piccolo gruppo di essi, tempestivamente acquistato dall'Istituto Jung di Zurigo. Poi gli studi sono stati di nuovo sospesi, e ripresi nel 1962, dopo un accordo tra l'Unesco e il governo della Repubblica araba unita. Una nuova interruzione è stata causata, nel giugno del 1967, dalla guerra arabo-israeliana.
Ora i tredici codici in papiro, contenenti complessivamente 49 scritti gnostici, sono catalogati, sommariamente esaminati, e alcuni di essi già trascritti e studiati.

Vangeli gnostici

Vedi anche "Angeli e Apocrifi"

Completando l'elenco dei testi di Nag Hammadi con altre notizie pervenuteci dalla patristica, si può tracciare il seguente quadro della letteratura gnostico-cristiana:

1. Sophia di Gesù - E' una dissertazione dottrinale sulla vera struttura dell'universo, sull'economia della salvezza, sulla provvidenza divina, ecc.; dissertazione tenuta da Gesù, apparso dopo la resurrezione, ai dodici apostoli e a sette donne su di un monte della Galilea, rispondendo alle domande che gli pongono Filippo, Tommaso, Mattia, Bartolomeo e Maria Maddalena.

2. Epistola di Eugnosto - Ha l'identico contenuto della Sophia di Gesù, in forma di lettera anziché di conversazione.

3. Dialogo del Redentore - Il testo, in cattive condizioni e mutilo in più parti, tuttora sotto studio, contiene una dissertazione di Gesù su problemi cosmologici, antropologici e soteriologici.

4. Pistis Sophia - E' un insieme di quattro libri, di cui i primi tre costituiscono un'unica opera: il Cristo risorto, dopo aver ancora trascorso undici anni coi discepoli, nel dodicesimo appare loro in una luce abbagliante, tra canti e suoni e inni angelici, e rivela il mistero della caduta dell'anima umana nella materia, l'origine del male, la necessità del ritorno alla Luce di Dio, il destino degli Arconti (le potenze del male). Il quarto libro ripete argomenti già trattati prima, ambientando il discorso di Gesù, il giorno dopo la resurrezione, prima sulle sponde dell'Oceano (dove Gesù prega usando formule magiche) e poi in "un'aerea regione" luminosa e su di un monte della Galilea.

5. Libri di Jeu - E' un trattato didattico, in due libri, in cui Gesù spiega ai discepoli come dal "vero Dio"m uscito dal grembo del Padre, siano procedute ventotto emanazioni (nominate e descritte ad una ad una); poi illustra le tre forme di battesimo (coll'acqua, col fuoco, con lo Spirito Santo) e descrive l'ascesa delle anime dei discepoli, purificati e salvati, attraverso gli eoni del mondo superiore (di nuovo descritti ad uno ad uno).

6. Libro del Grande Spirito Invisibile - Nel contesto è anche chiamato Vangelo degli Egiziani, ma non ha nulla a che fare con l'omonimo Vangelo citato dai Padri. E' una dissertazione sul mondo della Luce e delle entità superiori, a cu appartengono anche gli gnostici "perfetti".

7. Vangelo della Perfezione - Conosciamo appena il titolo da Epifanio.

8. Vangelo dei Quattro angoli del mondo - Abbiamo di esso sola seguente testimonianza del vescovo arabo Maruta del IV secolo: "Questi perfidi (i seguaci di Simone Mago) hanno fabbricato per se stessi un vangelo che, diviso in quattro volumi, hanno chiamato Libro dei quattro angoli o cardini del mondo".

9. Vangelo di Eva - Ne fanno cenno Epifanio.

10. Vangelo di Maria - Maria Maddalena conforta i discepoli di Gesù e riferisce loro una rivelazione avuta da Gesù: che alla visione di Dio non si giunge con l'anima, né con lo spirito, ma con l'intelletto. Incredulità di Pietro e di Andrea che il Salvatore abbia fatto a una una donna e non a loro tale rivelazione. Levi li biasima: dovrebbero piuttosto vergognarsi di essere stati amati da Gesù meno di Maria Maddalena.

11. Interrogazioni di Maria - Ne fa cenno Epifanio.

12. Vangelo di Giuda - Lo nominano Ireneo ed Epifanio, attribuendolo ai cainiti, setta gnostica che avrebbe, a loro dire, giustificato sia il fratricidio di Caino sia il tradimento di Giuda come atti indispensabili, e previsti da Dio, per la caduta e conseguente salvezza dell'umanità. Giuda sarebbe stato, quindi, strumento della salvezza, per cui i cainiti celebravano il mysterium proditionis.

13. Vangelo di Mattia - Già citato da Origene e da Eusebio, finora gli studiosi erano per lo più del parere che si dovesse identificare con le Tradizioni di Mattia, di cui si conoscevano alcune poche citazioni in Clemente Alessandrino. Il testo di Nag Hammadi, ora allo studio, risolverà la questione.

14. Libro di Tommaso l'Atleta - E' un dialogo tra il Cristo risorto e Tommaso, attualmente ancora allo studio.

15. Apocrifo di Giovanni - Gli studi attualmente in corso su questo testo gnostico appureranno anche la questione se esso debba considerarsi il modello del Libro di Giovanni, in uso tra i bogomilli bulgari e i catari.

16. Vangelo della Verità - Non è propriamente un Vangelo, ma piuttosto una dissertazione su di alcuni punti fondamentali della dottrina gnostica: l'emanazionismo, la caduta delle anime nelle tenebre della materia, il predominio dell'Errore e della dimenticanza di Dio, quindi l'ignoranza di se stessi come eoni aventi radice nella Luce di Dio, la necessità della conoscenza (gnosi) per recuperare la salvezza con il ritorno in Dio, origine e fine di ogni cosa. Questa è la Verità, rivelata da Gesù Cristo, per la misericordia del Padre.

17. Vangelo di Tommaso - L'importanza di questo Vangelo è tale che gli studiosi lo considerano come il "quinto Vangelo", degno di essere incorporato ai sinottici. Il manoscritto copto scoperto a Khenoboskion appartiene al IV secolo, ma è ormai opinione comune che l'originale debba risalire alla prima metà del II secolo. Questo fatto colloca il Vangelo di Tommaso tra i primi documenti cristiani, molto vicino alle date di composizione dei Vangeli canonici, e solleva la questione delle reciproche influenze e dell'ambiente religioso di cui esso esprimeva il pensiero. Il Vangelo di Tommaso, infatti, presenta una serie di oltre cento logia di Gesù, che in gran parte hanno forma identica o molto simile a quella di versetti contenuti nei quattro Vangeli canonici - soprattutto di Matteo e di Luca - o che, pur differenti nella formulazione, hanno uno stretto rapporto concettuale con passi neotestamentari. Ma molti di essi, per la loro collocazione o per l'aggiunta di qualche particolare, risultano differenti nel significato. Altri hanno una struttura e un significato che ben si accorda con lo spirito dei testi canonici, ma un contenuto assolutamente nuovo. Infine, un terzo circa dei paragrafi di cui è composto il Vangelo non ha alcuna corrispondenza, né come forma né come contenuto, con i testi canonici. Proprio questi paragrafi costituiscono l'aspetto più interessante del Vangelo di Tommaso ed anzi danno la chiave per una interpretazione diversa, non solo delle parti che si differenziano dai testi noti, ma spesso anche di versetti formalmente identici. Essi, infatti, sono tutti chiaramente ispirati alla dottrina gnostica. Infine, è indubitabilmente accertato che il Vangelo di Tommaso non deriva dai canonici pertanto si deve supporre una fonte comune (o una collezione scritta di detti o una tradizione orale) da cui abbiano preso le mosse tanto i Vangeli canonici quanto il Vangelo di Tommaso.
18. Vangelo di Filippo - Nello stesso volume della biblioteca gnostica di Nag Hammadi che contiene il Vangelo di Tommaso, anzi proprio in continuazione ad esso, si trova il Vangelo di Filippo. Meno noto dell'altro, non era mai stato menzionato dai Padri della Chiesa. Confrontanto le sentenze del Vangelo di Filippo con il poco che sappiamo - dagli scritti patristici - circa le dottrine delle varie correnti gnostiche, si può con una certa sicurezza affermare che il Vangelo è da ascrivere ai valentiniani, così chiamati dal fondatore della scuola, Valentino, vissuto ad Alessandria d'Egitto in pieno II secolo. A parte infatti la consueta terminologia gnostica, comune anche a Tommaso, e naturalmente la concezione generale della gnosi, come attività intellettiva e razionale, intimamente combinata però con elementi di natura esoterica, il Vangelo di Filippo rivela una più ampia accettazione del mito e un più stretto legame con l'ebraismo e, soprattutto, modifica la dottrina squisitamente gnostica del ritorno delle anime perfette allo stato di pura "idea" (concezione platonica) nell'iperuranio, per dare invece notevole sviluppo alla dottrina valentiniana della "camera nuziale", cioè del pleroma concepito come il "luogo" dei perfetti accoppiamenti delle sizigie emanate da Dio. Alla dottrina gnostica dell'emanazione pura e semplice si sovrappone quella della generazione e procreazione.

De sexu angelorum

Di seguito un interessante articolo a firma di Massimo Cogliandro,
autore del sito




La tradizione cattolica ci ha abituato a considerare gli angeli come degli esseri spirituali dalle sembianze antropomorfe intermedi tra l’uomo e Dio. Essa ritiene che gli angeli, come gli uomini, siano stati fatti “ad immagine e somiglianza di Dio”, ma che siano dotati di una natura sostanzialmente diversa ed inferiore rispetto a quella divina.
Questa tendenza a credere nell’esistenza di una gerarchia di sostanze spirituali nel cosmo è tipica delle religioni alienanti, che tendono a rispecchiare nel campo dell’ideologia religiosa le ben più concrete gerarchie presenti nella società e nel sistema di rapporti sociali di produzione.
E’ evidente che questa “teologia delle gerarchie spirituali” si è andata affermando in ambito cristiano quando una parte della Chiesa ha assunto le caratteristiche di una istituzione strutturata gerarchicamente.
Le antiche comunità gnostiche, eredi della più genuina tradizione esseno-cristiana, che non hanno voluto integrarsi nella complessa macchina istituzionale rappresentata dalla Grande Chiesa, hanno mantenuto per secoli pressoché intatto un sistema teologico in cui gli uomini, gli angeli e il Padre di Verità non sono tre realtà distinte, ma tre gradi di coscienza della realtà divina dotati di una loro dinamica e della possibilità di convertirsi l’uno nell’altro.
E’ evidente, quindi, che mentre la teologia politica cattolica è una ideologia del compromesso sociale, la teologia politica gnostica presenta un carattere estremamente rivoluzionario e sovvertitore nei confronti di qualsiasi ordine sociale di tipo gerarchico.

Il problema della natura degli angeli assume un importanza centrale nel pensiero della Gnosi Cristiana, al punto che in Pistis Sophia è lo stesso Gesù a tenere un discorso chiarificatore sulla natura degli angeli e delle altre realtà divine intermedie:

Allorché Andrea finì di parlare, lo spirito del salvatore si agitò, ed egli esclamò: “Fino a quando vi debbo sopportare? Fino a quando mi debbo intrattenere con voi? Tuttora non avete compreso e siete ignoranti. Non sapete, dunque, e non capite che voi, tutti gli angeli, tutti gli arcangeli, gli dèi, i signori, tutti gli arconti, tutti i grandi invisibili, tutti quelli [del luogo] di mezzo, quelli dell’intero luogo della destra, tutti i grandi delle emanazioni della luce e tutta la loro gloria, [non capite] che tutti voi insieme provenite da un’unica e identica pasta, che tutti voi provenite dalla stessa miscela?” (Pistis Sophia, Libro II, 100, 3)



Anche nel Codex Manichaicus Coloniensis, l’angelo più che una figura intermedia tra Dio e l’uomo è un alter ego dello pneuma umano, anzi è la facoltà che guida l’uomo nella penetrazione dei profondi misteri della Gnosi e nella riscoperta di quel tanto di luce divina che si cela nel cuore di ogni essere umano. Non è un caso che parecchie volte l’angelo che guida Mani verso la Conoscenza sia chiamato “congiunto” (syzygos) e/o gemello dell’Apostolo.

Ora, nella teologia gnostica, come in tutte le dottrine dualiste, la facoltà conoscitiva, in quanto attitudine attiva, viene considerata un attributo virile. Non è un caso che nel Vangelo di Tomaso anche alle donne, rappresentate nel testo da Maria Maddalena, è riconosciuta la possibilità di “farsi uomini”, cioè di acquisire la conoscenza dei sacri misteri, e di giungere alla salvezza:



Simon Pietro disse loro: “Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita”. Gesù disse: “Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei Cieli”



Lo Gnostico, che nel procedere verso la conoscenza di sé arriva ad un grado di coscienza tale da riuscire a liberarsi dai vincoli del mondo materiale, anche se non ancora da quelli del molteplice, e si fa “angelo”, diventa il più virile degli esseri.

Per la Gnosi, le idee di Angelo, Conoscenza e Virilità sono quindi attributi tipici dello spirito divino dell’essere umano, che a un dato momento giunge ad un certo grado di autocoscienza.

Nella teologia gnostica però l’angelo si distingue dall’uomo perché è uno spirito divino, che non è imprigionato dalle catene del mondo materiale e che si distingue da Dio per la determinatezza e la limitatezza legati al suo essere Eone, cioè spirito divino che partecipa della molteplicità.

Qualche teologo potrebbe obiettare, che il limite, il molteplice e il materiale sono aspetti diversi di una stessa realtà. A questa obiezione si può rispondere che l’attributo principale del mondo sensibile è l’estensione e che si possono benissimo immaginare realtà molteplici (ad esempio i numeri), che si limitano e determinano a vicenda, ma che non partecipano dell’attributo dell’estensione, cioè non sono materiali. Lo stesso discorso vale per gli angeli e gli Eoni della teologia gnostica: questi spiriti divini non sono ancora Dio, perché in essi la sostanza divina non supera il grado della molteplicità degli stati di coscienza, ma non sono neanche esseri umani, perché non sono più imprigionati in quella realtà dotata di estensione che noi chiamiamo materia.
In conclusione, possiamo dire che nella teologia gnostica l’angelo è l’Uomo che giunge ad una tale conoscenza di sé da riuscire a svincolare il proprio pneuma divino dai lacci del mondo materiale, ma che non è ancora in grado di sciogliere il proprio Io nell’assoluta unità del Tutto.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:13 pm
Oggetto: ANGELI ED INCONSCIO COLLETTIVO
FONTE:


Angeli come simbolo culturale

Qualcuno si potrebbe chiedere se gli angeli non siano solo il frutto dell’immaginazione collettiva. Non potrebbero essere, come asseriscono alcuni psichiatri, proiezioni di misteriosi ricordi arcaici che si sono trasmessi di generazione in generazione sotto forma di immagini archetipiche?
Jung nella sua introduzione all’Uomo e i suoi simboli parla di un paziente, un teologo, che cominciò ad avere delle visioni. Egli disse a Jung in un primo tempo che la visione di Ezechiele non era niente altro che il terribile sintomo di una malattia e che quando Mosè e altri profeti udivano delle voci "divine", in realtà soffrivano di allucinazioni. Immaginate il panico che questo teologo deve aver provato quando qualcosa di simile accadde improvvisamente anche a lui.
Noi siamo così abituati alla natura apparentemente razionale del nostro mondo che è difficilmente pensabile che possa accadere qualcosa che non possa essere spiegato secondo i criteri del senso comune. L’uomo primitivo, invece, davanti a uno shock come quello del teologo, non avrebbe avuto dubbi sulla propria sanità mentale, si sarebbe semplicemente rivolto ai suoi feticci, ai suoi spiriti, dèi o angeli.
Sia Freud che Jung scoprirono elementi bizzarri ed esotici nei sogni dei loro pazienti che sembravano completamente slegati dalle esperienze personali dei sognatori. Freud chiamò questi elementi "residui" arcaici o forme mentali, la cui presenza non può essere spiegata con niente di confrontabile nell’esperienza quotidiana della vita individuale. Li vide come avanzi biologici della parte preistorica e inconscia della mente nell’umanità.
Jung li definiva archetipi o immagini primordiali. L’archetipo, a suo modo di vedere, era la tendenza a costruire particolari modelli e forme interiori ricavati da immagini di carattere più generale. Egli pensava che fosse istintiva la tendenza a crearli. Recenti ricerche sul cervello sembrano confermare molte delle sue intuizioni.
Jung ha diviso i simboli ai quali noi rispondiamo così irrazionalmente in "naturali" e "culturali". I simboli naturali sono derivati direttamente dal contenuto inconscio della psiche. I simboli culturali sono rappresentazioni collettive di alcune dei più duraturi e comuni archetipi che sono affiorati un numero di volte sufficiente a farli riconoscere come "verità eterne" da quelle società che li hanno adottati.
Gli angeli possono essere un esempio perfetto di un simbolo culturale che è stato accolto in Occidente: 4000 anni di fede in queste creature hanno creato una "verità eterna", che esercita ancora un considerevole potere inconscio, perché mantiene molto del suo originale valore magico. Secondo la psicologia, tali archetipi continuano a evocare profondi carichi emotivi che sono spesso espressi come pregiudizi irrazionali e come irresistibili sentimenti contro ogni ragionevole evidenza.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:14 pm
Oggetto: ANGELI E KARMA
FONTE:


Le seguenti parole sono tratte dall’opera esoterica sugli Angeli di Vicente Beltran Anglada (1919-1988), scrittore e conferenziere con notevoli doti di sensibilità e chiaroveggenza.

Angeli e materia

Dal punto di vista esoterico, tutto ciò che avviene o si realizza nella vita della Natura è un gigantesco fenomeno psichico, motivato dalla Volontà del Creatore nell’infondere la Sua Vita nella Materia ed evocare da questa sempre più sottili risposte. I Piani dell’Universo giustificano questa Volontà o proposito della Divinità e non vi è alcun angolo all’interno del Sistema solare che non alberghi una potenza psichica, irradiando energia attraverso la sua aura eterica e creando un determinato campo magnetico.
Ammettendo questo fatto, si potrà giungere facilmente alla conclusione secondo cui lo Spazio contiene in sé una potenza intelligente ed integratrice di tutti quei campi magnetici e li converte in determinati ambienti all’interno dell’ordine collettivo o sociale della Natura. Qualsiasi tipo di ambiente all’interno dell’umanità, sia personale, familiare, professionale o collettivo, è il risultato della condensazione di un determinato tipo di energia psichica, generata dagli essere umani e manipolata creativamente dalle potenze integratrici dello Spazio, che noi chiamiamo Angeli o Deva.

Libero arbitrio e Karma

La perfezione umana, che nasce dal compimento del destino karmico, non è altro che un risultato della compenetrazione intelligente dell’uomo con l’attività dei Deva, che dai livelli occulti controllano il compimento della Volontà di Dio. Quando stabiliamo questa chiara distinzione fra il libero arbitrio umano e la volontà divina incarnata dai Deva, ci stiamo introducendo realmente nelle vere cause o motivazioni della storia individuale, collettiva o planetaria. Il centro di incidenza del processo è il Karma o Destino, ossia la Legge di Causa ed Effetto che governa l’assoluto compimento della Volontà di Dio all’interno delle frontiere o dell’ "anello invalicabile" dell’Universo.
Ciò che fa l’uomo, mentre si trova nel pieno esercizio del suo libero arbitrio, è offrire una costante resistenza alla Volontà reggente del Destino; questa resistenza si chiama normalmente volontà individuale. Vi è pertanto un lunghissimo tragitto da percorrere prima che l’uomo possa comprendere che il suo libero arbitrio si oppone costantemente alla volontà divina, e decida intelligentemente di cambiare la condotta della sua vita. Le energie deviche, come fonti di costruzione, sono presenti ovunque e costituiscono la causa occulta di tutte le forme, seminando nel cuore umano le eterne semenze della comprensione superiore. E’ esattamente questa comprensione che deve realizzare nel "sancta sanctorum" del cuore individuale la trascendente alchimia di convertire il libero arbitrio in volontà perfetta, occultamente descritta come Iniziazione.

Origine della Gerarchia spirituale

Nel centro del processo superiore che va dal libero arbitrio umano alla Volontà divina troveremo sempre che le occulte motivazioni di tale trascendente esperienza sorgono da regioni sconosciute dell’etere, che io denomino mondo devico o regno angelico.
Queste energie deviche costituiscono il misterioso asse attorno al quale gira la Ruota del Destino individuale, planetario o solare mossa dai Signori del Karma. La legge è sempre la stessa, nonostante cresca o diminuisca la misura o i limiti dello sforzo della Vita dentro la Forma. Così, un piccolo atomo avrà un destino tanto completo come quello dell’intero Universo, a prescindere dalla infinitesimale misura del suo canale o dalla ristrettezza del suo campo di espressione. La Vita è la misura di tutte le cose, però si sa limitare in ciascuna di queste secondo il Piano universale disegnato dalla Divinità. Questa limitazione dà origine al principio di Gerarchia spirituale all’interno del Cosmo. E’ per questo che esistono particolari ed intime relazioni fra Vita, Coscienza e Forma, termini frequentemente utilizzati nei libri esoterici. La Vita appartiene sempre alla Divinità creatrice, la Coscienza è il privilegio della Vita manifestata e la Manifestazione, con la sua infinita prodigalità di Forme, corrisponde all’attività delle gerarchie deviche.

"Lavorare insieme"

La missione delle Entità deviche è quella di dotare di Forme sempre più degne e belle le coscienze in evoluzione all’interno dell’anello invalicabile del pianeta e dello stesso Universo. Il segreto della Forma, uno dei grandi misteri iniziatici, rivela che qualsiasi particella di materia deve rendersi radioattiva per poter liberare le energie della Vita divina contenute nel suo interiore. Tale è il lavoro assegnato al Regno devico e all’umanità: lavorare insieme.
Il risultato di questa fusione di attività avrà come conseguenza la liberazione da quell’infelice destino che l’umanità persegue fin dalle più primitive età, smettendo così di soffrire e di sentirsi fatalmente legata alla Ruota del Destino con la sua interminabile sequenza di morti e rinascite.

I Signori del Karma

Una parte del segreto che può essere rivelato sui Signori del Karma è che sono Entità Angeliche di elevatissima ed indescrivibile perfezione spirituale, la cui evoluzione si realizza in sconosciuti livelli del Piano mentale cosmico. Essi agiscono in forma interdipendente, governando ciascuno un determinato settore del Sistema solare e della vita della Natura.
Queste eccelse Entità realizzano il Loro lavoro attraverso un’infinita e prodigiosa quantità di Deva, appartenenti a diverse gerarchie, che esercitano il loro potere dai livelli senza forma fino alle più oggettive forme di vita dei regni inferiori, seguendo quattro obbiettivi specifici che costituiscono la particolare essenza delle Loro vite e delle Loro speciali missioni:
1. La distruzione di tutte le forme cristallizzate nella vita dell’Universo.
2. L’espressione costante e permanente del proposito di perfezione solare.
3. Il registro ciclico di tutti gli avvenimenti temporali ed eterni dell’Universo.
4. La creazione di forme nuove per il processo infinito di rinnovamento degli impulsi ciclici nella vita della Natura.

Queste quattro attività fondamentali caratterizzano o personificano i Signori del Karma. Vediamole:
a. L’Angelo della Morte
b. L’Angelo della Giustizia
c. L’Angelo degli Archivi Akasici
d. L’Angelo della Liberazione

Si potrebbe affermare che i quattro impulsi fondamentali dell’evoluzione, o attività dei Signori del Karma nella vita dell’Universo, generano tutti gli aspetti ciclici planetari:
a. Il movimento di rotazione terrestre con le sue quattro fasi: giorno, notte, aurora e crepuscolo.
b. Il movimento della Terra attorno al Sole con le quattro stagioni dell’anno: primavera, estate, autunno, inverno.
c. I quattro punti cardinali del pianeta: Nord, Sud, Est, Ovest.
d. I quattro Yuga o età planetarie: Kali Yuga, Dwapara Yuga, Treta Yuga e Satya Yuga, ossia l’età del ferro, l’età del bronzo, l’età dell’argento e l’età dell’oro.
e. Le quattro età nella vita dell’essere umano: infanzia, gioventù, età matura e vecchiaia.

Generalmente, ed utilizzando l’analogia, si vedrà che nell’espressione ciclica di tutti gli aspetti quaternari della vita manifestata, può essere percepita l’attività dei Signori del Karma che utilizzano la prodigiosa rete eterica che circonda il pianeta ed ha la sua espressione in tutti i Regni della Natura.

I SIGNORI DEL KARMA
L'Angelo della Morte

Ogni attività sviluppata nella vita della Natura che sia collegata con il fenomeno della morte, è governata da questo Signore del Karma. Niente muore e niente si estingue nell’onnicomprensivo seno della Creazione senza che intervenga direttamente questa Volontà esecutrice che distrugge incessantemente le forme consumate in un qualsiasi piano o livello dell’Universo, del pianeta o di ciascuno dei regni affinché sulle loro ceneri possano strutturarsi forme nuove sempre più belle e luminose, nell’incessante ricerca di un archetipo di perfezione. Il lavoro di distruzione affidato a questo Signore del Karma, apparentemente negativo, crudele e spietato – visto dall’angolo unilaterale degli esseri umani – è, tuttavia, eminentemente costruttivo e positivo dal punto di vista esoterico. Infatti vengono unicamente distrutte le forme vecchie, consumate e cristallizzate incapaci di resistere alla dinamica pressione delle energie della Vita, costantemente rinnovate, che sorgono dal Grande Oceano Creatore.
Il Signore della Morte agisce all’interno dell’Opera occulta della Divinità affinché "il Movimento della Vita di Dio" non si paralizzi mai.

I SIGNORI DEL KARMA
L'Angelo della Giustizia

Questo Angelo porta simbolicamente la Spada del Compimento nella sua mano destra e sostiene la Bilancia della Giustizia degli Atti nella sinistra. Alla sua visione tutto è buono nella vita della Natura: non premia e non castiga, ma si limita al compimento esatto della Legge.
Il Signore della Giustizia estrae una considerevole parte delle Sue energie dal pianeta Giove, il quale in tutti gli annali esoterici, astrologici e mistici è considerato come "Padre di Amore e di Giustizia" e rappresenta nella vita dell’Universo il Suo Logos Solare. Un’altra meravigliosa peculiarità del Signore della Giustizia è in rapporto con "l’Invocazione degli Avatar", ovvero di Quegli Esseri cosmici che ciclicamente e periodicamente ritornano nel mondo o in altre parti dell’Universo "per far trionfare la Legge e per ristabilire l’Ordine".

I SIGNORI DEL KARMA
L'Angelo dei Registri Akasici

Questo Signore del Karma viene esotericamente denominato la "Memoria Cosmica". Questa straordinaria Entità Angelica mantiene in Sé non soltanto il vivo ricordo di tutti i fatti ed avvenimenti che accaddero nel passato, ma anche tutti quelli che avranno luogo nel futuro dei pianeti che costituiscono il nostro Sistema solare.
Questo Grande Signore somministrerà a tutti quelli che siano capaci di stabilire un contatto con la vita di qualcuno dei Suoi Angeli servitori, non soltanto le memorie del passato ma anche l’intuizione del futuro.

I SIGNORI DEL KARMA
L'Angelo della Liberazione

L’opera di questo Signore del Karma può essere sintetizzata nelle parole "rinnovazione e creazione", poiché tutta la Sua attività nella vita dell’Universo consiste nell’introdurre le energie di Compimento universale in tutte le cose create ed in tutti gli esseri viventi. In questo modo prepara le condizioni necessarie affinché i Suoi Grandi Fratelli, il Signore della Morte, quello della Giustizia e quello dei Registri Akasici possano stabilire la Legge, l’ordine e la legalità in tutto il Sistema solare.

L'Opera dei Signori del Karma

Prima di tutto vi è da supporre, come base della Creazione e delle sue possibili ripercussioni nell’Ordine evolutivo, l’esistenza di un tremendo ed indescrivibile impulso dinamico proveniente dalla Volontà di Compimento della Divinità, che sorge dalle misteriose viscere universali e crea le precise condizioni affinché il Signore degli Archivi possa registrare il processo.
In seguito interviene la Volontà del Signore della Giustizia che cerca la perfezione di tutte le forme create, ed impone un Ritmo in base all’evoluzione delle coscienze che utilizzano quelle forme per manifestarsi. Quanto questo Ritmo viene scompensato, quando manca l’equilibrio necessario o esiste una notevole resistenza da parte della forma, appare il Signore della Morte che distrugge con i suoi "dardi di fuoco" – come misticamente si dice – quelle strutture incapaci di seguire il Ritmo che la Legge della Giustizia esige e consegna al Signore della Liberazione "i corpi e le anime" delle unità di vita che non poterono resistere al sacro impulso del dinamismo cosmico.
Quindi questo Grande Signore, utilizzando adeguati metodi di vibrazione, rinnova quelle forme e, come si dice in antichissimi scritti esoterici, "brucia negli Altari del Cuore Silenzioso del Logos tutti i germi di limitazione esistenti", creando per le Forme un Sentiero di Redenzione e per le anime un altro confronto di rinnovamento e liberazione. Mentre tutto ciò ha luogo, il Signore dei Registri prende nota del processo.

Il simbolo della Croce

L’attività congiunta di questi eccelsi Esseri viene rappresentata simbolicamente sotto la forma geometrica della Croce in tutto l’Universo e i pianeti che lo costituiscono. I quattro punti cardinali della Terra ed i movimenti di rotazione e traslazione degli astri sono aspetti della Croce karmica come il quaternario della vita umana (corpo fisico, doppio eterico, veicolo emozionale e mente discernitrice). Questa Croce può essere osservata nei quattro petali che compongono il Chakra Muladhara, simboli della lotta e del sacrificio karmico che operano nella coscienza umana e da dove inizia il vero destino dell’uomo…
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:18 pm
Oggetto: ANGELI E MAGIA
FONTE:


Presentazione dei contenuti

Nella sezione "Angeli e Astri" abbiamo incontrato la relazione che sta alla base di quella che può essere considerata la "regina" delle scienze esoteriche, l’astrologia. Il motto "come in alto così in basso", riferito anche a questa corrispondenza celeste, è il principio portato alla luce da Ermete Trismegisto ed è richiamato, sottilmente, in tutte le pagine di questa sezione.
Qui cercheremo di affrontare la tematica angelica all’interno del "pensiero magico". Malgrado in questa sede non sia naturalmente possibile trattarne in modo sufficientemente adeguato i contenuti e la storia, riteniamo risulti comunque utile riportare degli spunti di riflessione che possono aiutare la comprensione di una realtà spesso "sotterranea" ed "esoterica" (cioè "interiore")… una realtà che propone un’interpretazione angelica non accessibile o condivisibile da tutti ma che ha comunque influenzato molti aspetti del nostro "pensiero comune".

Sortilegi e incantesimi

Si può distinguere tra fatture negative e fatture positive, poiché la fattura è intesa come un’azione che può esercitare su una persona sia influssi distruttivi che costruttivi. La fattura nera può essere anche denominata sortilegio e la fattura bianca incantesimo, intendendo per la prima un’operazione sottoposta agli influssi di spiriti demoniaci e per la seconda un rituale eseguito tramite evocazioni di spiriti celesti. La suddivisione delle fatture in due antitetiche categorie viene ben esposta nell’Enciclopedia Metapsichica, anche se adopera il solo termine di "sortilegio" accomunando in esso ambedue gli stati, sia negativo che positivo. Alla voce "fattura" viene dunque assimilata la denominazione "sortilegio" e di esso viene data la seguente spiegazione:
Tipica pratica magica intesa a sfruttare, per fini buoni o cattivi, per mezzo di formule e di riti, le forze che animano la natura o gli spiriti che la popolano, imponendo ad essi la potenza della formula e la volontà del praticante. Attività antichissima, è ancor viva presso gli attuali popoli primitivi e negli ambienti popolari, in particolare agricoli, di tutti i paesi civili; i suoi scopi sono quanto mai vari: influire beneficamente sui raccolti, sul bestiame, sui fenomeni atmosferici e naturali in genere, allontanare epidemie, ottenere guarigioni, ma anche provocare disgrazie o morte ai nemici, costringere la persona amata a contraccambiare l'affetto, imporre a chicchessia la sottomissione ai nostri voleri o ai nostri desideri.
Le operazioni, i rituali, le cerimonie che un mago compie per effettuare le cosiddette fatture, possono essere finalizzate seconda la volontà di chi opera sia a fin di bene che a fin di male. Sicché non esistono soltanto fatture negative, come di solito si può pensare, ma anche fatture che possono produrre un effetto positivo. La fattura nera, che noi denominiamo sortilegio, viene compiuta per fini malvagi e ricade quindi sotto il dominio della magia nera tramite le evocazioni di spiriti maligni, quella bianca invece si serve dell’aiuto di spiriti celesti evocati con una ritualistica che si attiene a formule e azioni sottoposte al dominio della magia bianca.
La magia poggia le sue leggi sull’equilibrio. Quando questo equilibrio viene infranto, un mago può intervenire per ristabilirlo tramite il concorso di entità benefiche compiendo un incantesimo: queste entità benefiche possono appartenere a varie categorie di esseri ultraterreni (entità cosmiche, planetarie, geni, ecc.) comprese quelle degli angeli.

Fatture angeliche

L’intervento di entità superiori richiesto per effettuare incantesimi è uno dei fattori risolutori, e tale intervento viene sottoposto a varie ritualistiche di solito magiche, ma qualche volta una persona può anche appellarsi con un’intensa preghiera a spiritualità angeliche appartenenti a tradizioni religiose. La ritualistica della Teurgia che viene seguita per ottenere un "colloquio" fonde l’essere umano e l’angelo in un unico stato esistenziale superiore, corrispondente al raggiungimento dell’illuminazione interiore durante l’atto di trasformazione iniziatica. Chiedere aiuto a questi Esseri, emanazione diretta della divinità, i quali possono assumere forme materializzate di solito aventi fattezze umane di estrema bellezza, è un atto d’amore che può esaudire un desiderio della persona che implori, qualora questo desiderio appartenga alla sfera del bene.
Un operatore che agisca nell’ambito di questa morale può essere anch’esso intermediario tra la persona richiedente e gli angeli tramite l’effettuazione di rituali appropriati per rendere più facile il contatto con i Cori Celesti. Come abbiamo detto più sopra, il contatto può essere diretto, senza l’ausilio di intermediari qualora la persona abbia tanta fede da porsi in uno stato di grazia assoluta. Ma questa è cosa molto difficile perché uno stato di grazia è raro da raggiungere. Anche se questa ritualistica fondata sull’amore tra la Terra e il Cielo sembra sfuggire a formalità tecniche come quelle puramente magiche, non crediamo sia poi tanto esagerato ritenere che la richiesta, e l’eventuale esaudimento di un desiderio che una persona esprime agli angeli per raggiungere uno scopo benevolo su se stessi o su altri a lei cari, possa essere considerata una fattura angelica.
Non di rado nella tradizione popolare è esistita, ed ancora in parte esiste, una ritualistica mista, nella quale vengono mescolate sia la componente religiosa sia quella puramente magica, ove l’atto d’amore e di fede viene affiancato a cerimonie di magia bianca.

Entità cosmiche

Nella magia celeste gli angeli sono considerati entità cosmiche appartenenti ognuna agli innumerevoli corpi celesti componenti il creato, emanazioni dell’Assoluto. Poiché alcuni di questi astri emanano influssi benevoli e altri invece malevoli, i primi sono quelli che un mago deve evocare per effettuare una fattura bianca e ridare salute, amore, fortuna a chi ne è stato privato. In questo caso l’operatore deve eseguire precise ritualistiche magiche al fine di ottenere il controllo di queste entità angeliche, che più propriamente in magia sono denominate spiriti cosmici, o angeli della luce in antitesi agli angeli delle tenebre o spiriti maligni.
I corpi celesti che fanno parte del sistema solare entro cui si trova la stessa Terra influenzano con maggiore evidenza l’essere umano rispetto ad altri astri più lontani. Per effettuare ogni tipo di rituale magico è sempre necessario evocare gli spiriti planetari che dominano i vari settori della vita (fortuna, salute, amore, ecc).
L’influenza di questi spiriti, collegati alle dimore celesti del nostro sistema solare, viene così ripartita:
Sole: positivo (fortuna e denaro)
Luna: negativa (psiche e sistema nervoso)
Marte: negativo (contro i nemici e le avversità)
Mercurio: positivo e negativo (salute e affari)
Giove: positivo (successo e gloria)
Venere: positivo (amore)
Saturno: negativo (distruzione)

Per evocare gli spiriti planetari è assolutamente necessario conoscere i loro Sigilli (o anche chiamati Caratteri) senza i quali gli spiriti non possono essere comandati dall’operatore. I Sigilli sono la formula magica scritta.
Per quanto riguarda i Pentacoli, da non confondere con i Talismani (che devono essere personalizzati, cioè preparati dal mago per ogni determinata persona), possono essere considerati come batterie elettriche. Si caricano dell’energia dello spirito planetario irradiandosi attorno a chi lo indossa. Il loro compito è anche quello di tutelare l’operatore dalle interferenze esterne durante le cerimonie magiche, creando una specie di scudo difensivo.
I Pentacoli sacralizzano la persona allo spirito e, una volta costruiti e consacrati, possono essere usati anche da persone diverse.
Le "tavole" sono costituite invece da numeri celesti che governano gli spiriti dei pianeti: esse esprimono le loro energie. La disposizione dei numeri cabalistici è strutturata in modo da trarre i "segni magici" degli spiriti: gli antichi magi estraevano dal quadrettato, seguendo alcuni numeri, un diagramma denominato "segno".

(Fulvio Rendhell, medium spiritista e magista
Direttore della rivista "Mysterium Exoterium")

Maghi sacri e maghi profani

Nel suo significato più ampio, la magia è "l’arte di far accadere le cose" e può quindi essere considerata come metafora della relazione dinamica fra la coscienza, o volontà, e tutto ciò che sta al di fuori di essa (eventi, circostanze, oggetti, persone). Essa implica infatti un elemento di controllo, sia esso inteso come guida o manipolazione, una tecnica grazie alla quale la realtà venga incoraggiata, persuasa, indotta, oppure obbligata a uniformarsi a certi obiettivi. La magia, in breve, è il processo attraverso il quale si utilizza la malleabilità della realtà, per modellarla o trasmutarla in base ad un determinato scopo.
L’atteggiamento psicologico o morale con il quale si procede a modellare o trasmutare la realtà indica se la magia impiegata è, per usare le definizioni medievali e rinascimentali, "bianca" o "nera", vale a dire "pura" o "impura", "sacra" o "profana". A rischio di un’eccessiva semplificazione si potrebbe dire che l’umanità può essere divisa in tre categorie principali: maghi "sacri", maghi "profani" e vittime.
Il mago, sacro o profano, assume un ruolo attivo in relazione al mondo in cui vive e quindi lo trasforma. La vittima, al contrario, resta passiva, schiava impotente delle circostanze. Tali ruoli, come è ovvio, non sono fissi, e nemmeno necessariamente costanti. Si può essere, per così dire, un mago profano in certe circostanze, un mago sacro o una vittima in altre. Purtroppo la maggioranza degli esseri umani sono, per gran parte della propria vita, vittime. Essi non modellano, né tanto meno creano, la propria realtà, al contrario, la accettano così come è, divenendone schiavi.

L'alchimista

Questa affermazione apparentemente contraddittoria può essere esemplificata da una semplice analogia: l’alchimista nel suo laboratorio può essere paragonato allo scienziato che conduce un esperimento di fissione nucleare, o a chiunque, individuo o gruppo, faccia esperimenti nel laboratorio della propria vita individuale o collettiva, oppure ancora alla civiltà occidentale nel suo insieme che opera nel laboratorio degli eventi chiamato "storia" o "cultura".
Nell’effettuare i suoi esperimenti l’alchimista può impiegare tecniche di magia sacra o profana e visti dall’esterno i due processi possono sembrare uguali, ma in realtà sono completamente diversi.
Il mago o alchimista profano opera cercando di mantenersi distaccato e immune dal proprio esperimento, di manipolare gli elementi come se usasse un paio di pinze, di esercitare un controllo assoluto restando integro e immutato. Da questa posizione distaccata, e senza curarsi della violenza a cui la sottopone, egli costringe la realtà al proprio volere, spesso ricorrendo a processi contrari a quelli naturali. Ignora, o perfino infrange, il principio ermetico della interconnessione armonica. Per il fatto di mantenersi apparentemente distaccato dall’esperimento, può cullarsi nell’illusione che le energie e le potenze da lui impiegate o liberate non lo coinvolgeranno.
Il mago o alchimista sacro, all’opposto, cerca di diventare quello che il "magus" rinascimentale sosteneva di essere, vale a dire soggetto e oggetto del proprio esperimento. Egli fa in modo di immergervisi totalmente, di sperimentare per così dire dall’interno, di modo che l’esperimento diventi lo specchio della sua trasformazione e la sua trasformazione lo specchio del suo esperimento. Invece di dominare le cose dall’esterno, egli tenta di guidarle dall’interno, di diventare parte integrante dell’esperimento, ed è disposto a subirne le conseguenze, con tutti i rischi che ne possono derivare. Essendo al contempo soggetto e oggetto del proprio esperimento, egli evita la forza, la violenza, e qualsiasi pratica contraria alla natura. Il "magus" rinascimentale paragonava la propria attività a quella di un botanico o di un giardiniere che operano entro l’ordine naturale, assistendo la natura nel suo lavoro, curandola, nutrendola, aiutando le sue potenzialità latenti a realizzarsi.
Per citare Paracelso "l’alchimista fa emergere ciò che è latente in natura" e Giambattista della Porta scriveva pochi anni dopo la morte di Paracelso: "Le opere di magia non sono altro che opere della natura, la cui rispettosa magia manuale è (…) quella dell’agricoltore; è infatti la natura che fa crescere il grano e l’erba, ma è l’arte che prepara il terreno".

Il cerchio magico

Il mago medievale e rinascimentale disegnava, metaforicamente e spesso letteralmente, un cerchio magico intorno a sé. Dall’interno di questo perimetro evocava, incanalava e controllava le forze celesti o infernali, considerate potenzialmente pericolose. Esistono moltissime leggende sui maghi troppo ambiziosi che evocano poteri che poi non sono in grado di controllare, poteri che, infranto il cerchio protettivo, li distruggono. Ma anche se il mago riesce a controllare le forze che ha evocato, il cerchio che lo protegge è comunque sempre anche quello che lo imprigiona. Egli non ne può uscire senza rischiare di essere colpito dalle energie che ha liberato; il cerchio magico diventa così una prigione che lo protegge, ma al contempo lo isola dalla realtà intorno a lui, una realtà in cui le energie scatenate ora si muovono liberamente.
Non è forse questa una metafora della nostra civiltà? Per la nostra cultura, la tecnologia costituisce una sorta di cerchio magico che consideriamo protettivo, dall’interno del quale invochiamo forze potenzialmente distruttive. E così inquiniamo il mondo con la plastica, le radiazioni, i prodotti chimici tossici e gli scarichi industriali. Dall’interno del nostro cerchio "protettivo", ci arroghiamo il diritto e il potere di fare esperimenti contro natura, come quelli dell’ingegneria genetica, la fissione e la fusione nucleare, gli armamenti chimici e biologici. Come il dottor Frankenstein creiamo mostri, e come gli incauti maghi delle leggende troppo spesso perdiamo il controllo delle forze che abbiamo evocato. Cessiamo allora di essere maghi, sacri o profani, e diventiamo vittime.
Ma anche quando riusciamo a mantenere il controllo, il cerchio magico della tecnologia, che noi supponiamo protettivo, ci imprigiona. La tecnologia è infatti come una protesi che migliora le funzioni del nostro braccio, ma non la saggezza necessaria ad esercitarle. Ci illudiamo di essere più liberi, quando invece ci sottomettiamo ad un giogo ancora più pesante. Stiamo insomma diventando sempre più vulnerabili e, nel contempo, disponibili ad essere manipolati.
Siffatta manipolazione è certo un mezzo per "far accadere le cose" ed è quindi una forma di magia, ma una magia che implica qualcosa di molto diverso dalla magia sacra degli ermetici rinascimentali. Assomiglia piuttosto a quella che Agrippa condannava come piccola stregoneria, praticata da tanti piccoli Faust. Ma pur meschina e profana, questa magia non è meno pericolosa ed è certo molto diffusa. Noi ne siamo le potenziali, se non già reali, vittime.

Alessandria e il Museion

Durante il I secolo dell’era cristiana, Alessandria (fondata nel 331 a.C. da Alessandro Magno) era la città più ricca, civile, cosmopolita, colta e raffinata di tutto il mondo greco-romano, un centro commerciale senza rivali. Per la maggior parte dei contemporanei, la gloria maggiore di Alessandria è stata la "grande biblioteca": il Museion ("Santuario delle Muse"). In origine luogo di culto dedicato alle Muse, fu eretto fra il 300 e il 290 a.C. da Tolomeo I. Come la lanterna di Faro, la biblioteca era considerata una delle sette meraviglie del mondo. I testi, provenienti da ogni parte del mondo conosciuto, erano conservati sotto forma di rotoli di papiro manoscritti. Al tempo del suo massimo splendore, il Museion custodiva circa 500 mila rotoli, accessibili non solo ad un’élite ristretta di persone colte, ma a chiunque avesse desiderio di istruirsi.
Alla fine del IV secolo la biblioteca era ormai completamente distrutta: aveva subito ripetuti saccheggi da parte di un’invasione persiana, dall’imperatore Diocleziano e di zelanti dogmatici cattolici. Questa perdita, la perdita della ricchezza di conoscenze di Alessandria, deve essere considerata una delle grandi catastrofi nella storia della civiltà occidentale.
Fra i suoi "alumni" ci furono il matematico Euclide, l’astronomo e astrologo conosciuto come Tolomeo, il medico Galeno, il sacerdote e storico Manetone; ci furono padri e teologi della Chiesa, come Origene e il vescovo Clemente, maestri gnostici, come Valentino e Basilide; e numerosi filosofi la cui opera ha influenzato molti pensatori, come Plotino, Proclo e l’ebreo ellenizzato Filone. Ancora nel IV secolo d. C. lo storico romano Ammiano Marcellino scriveva:
Qui, prima che in qualsiasi altro paese, gli uomini giunsero alle origini delle diverse religioni. E’ qui che essi conservano con cura gli elementi dei riti sacri tramandati nei loro libri segreti.
Il risultato del crogiuolo di culti, dottrine, credi e sistemi filosofici caratterizzanti l’ambiente alessandrino fu quello che oggi viene collettivamente denominato "sincretismo". La sua influenza fu determinante sull’evoluzione e lo sviluppo della coscienza, dei comportamenti e dei valori del mondo occidentale. Tra i frutti più importanti del sincretismo alessandrino ci fu quell’amalgama che avrebbe dato vita alla tradizione magica occidentale. Tale tradizione può essere più adeguatamente denominata "ermetismo" o "pensiero ermetico".

Thot, Thot-Ermes o Ermete Trismegisto

In linea generale, l’ermetismo è una tradizione mistica, un corpo mistico di insegnamenti, una forma mistica di pensiero (da non confondere con il "pensiero gnostico"… errore, questo, perpetuato nei secoli fino ai nostri giorni).
Il nome ermetismo deriva da Thot, o Thot-Ermes, o Ermete Trismegisto ("tre volte grande"). Come divinità egizia, Thot svolgeva numerose funzioni: tra le altre, era anche considerato il dio della magia poiché aveva inventato la scrittura e la scrittura era percepita come un’operazione magica ("parole del dio" o "parole divine"). Sotto la dinastia tolemaica, egli fu identificato con la divinità greca Ermes, e gli fu aggiunto il suo nome.
Ancor prima del sincretismo alessandrino era diffusa la convinzione che Thot-Ermes fosse realmente vissuto; attualmente è opinione comune che non possa essere identificato con alcun personaggio reale. I numerosi testi a lui attribuiti sono considerati frutto di autori diversi, le cui opere furono composte nell’arco di un lungo periodo di tempo.
Qui ricordiamo il Corpus Hermeticum, il Picatrix e la Tabula Smaragdina o Tavola di Smeraldo, la più concisa e completa summa del pensiero ermetico.
Dal Picatrix: "Tutte le cose di questo mondo obbediscono alle forme celesti… tutti i sapienti concordano nel dire che i pianeti esercitano un’influenza e un’efficacia su questo mondo… ne consegue che le radici della magia sono i moti dei pianeti".
Nel Picatrix emerge un ritratto dell’"uomo ermetico", descritto come "il magus, il sapiente, il dominatore del cielo e della terra". In questo modo l’uomo ermetico divenne il nesso, la giunzione, il punto di intersezione fra macrocosmo e microcosmo, fra il mondo maggiore e quello minore.
Dalla Tavola di Smeraldo: "L’alto proviene dal basso e il basso dall’alto: l’Opera miracolosa dell’Uno". E in un’altra traduzione: "Ciò che è in alto è uguale a ciò che è in basso e ciò che è in basso è uguale a ciò che è in alto". Questa espressione è stata spesso ridotta alla formula semplice "Come l’alto, così il basso".
E ancora: "La struttura del microcosmo si accorda con la struttura del macrocosmo"; in altre parole, il minore riflette il maggiore e il maggiore il minore. La struttura dell’atomo riflette quella del sistema solare, la struttura solare riflette quella dell’atomo. L’uomo riflette il cosmo e viceversa. Per estensione, lo stesso principio si applica, per così dire, orizzontalmente: il mondo interiore e il mondo esterno si riflettono l’un l’altro. Per gli ermetici le analogie o corrispondenze che collegano i diversi piani della realtà trovano massima espressione nei simboli, che non erano solo una pratica semplificazione grafica, ma anche (come i suoni, le lettere e le parole in egiziano e in ebraico) cellule cariche di energia latente. Tali simboli (sigilli o segnature) potevano essere "attivati" e manipolati, dunque provocare mutamenti. L’ermetismo era quindi molto di più di una teoria, di un sistema filosofico, poiché proponeva anche una concreta metodologia, attraverso la quale i suoi princìpi potevano essere tradotti in pratica. Questa metodologia comprendeva discipline, come la meditazione, l’esercizio spirituale e il controllo della respirazione, nonché applicazioni pratiche come l’alchimia.

Una nuova strada

Con le loro ricerche, gli adepti dell’ermetismo erano destinati a compiere una rivoluzione nella storia della coscienza occidentale, nell’atteggiamento degli uomini nei confronti del cosmo che abitavano e nei confronti della loro vita e del loro destino. In passato l’atteggiamento dell’uomo nei confronti del cosmo era essenzialmente di tipo passivo e doveva implorare gli dei perché agissero per suo conto e pregarli di intervenire, di intercedere in suo favore: senza di loro l’uomo non esercitava alcun potere che lo mettesse in grado di plasmare la realtà secondo i propri desideri.
Con l’ermetismo si fece strada nel pensiero umano un concetto del tutto nuovo: se ogni cosa era effettivamente legata all’altra, anche l’uomo, operando attivamente nella sfera a lui accessibile, poteva far sì che si verificassero mutamenti in altre sfere. Invece di restare passivo e impotente, l’uomo poteva diventare "agente" e affrontare la ricerca dei mezzi attraverso i quali provocare mutamenti nel mondo circostante e in se stesso. Nel bene o nel male, l’uomo era in grado di iniziare a manipolare la realtà. Questa ricerca, radicalmente nuova ed estremamente dinamica, sarebbe diventata il fondamento non solo della tradizione magica occidentale, ma anche della ricerca scientifica.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:22 pm
Oggetto: ANGELI E SOCIETA' TEOSOFICA
FONTE:


Che cosa sono la Teosofia e la Società Teosofica

Una prima definizione è quella proposta dal dizionario esoterico di


Il termine “Teosofia” deriva dal tardo greco e significa “sapienza divina”. Indica la conoscenza delle cose divine, in quanto direttamente ispirata da Dio. La Teosofia si distingue dalla teologia in quanto non è scienza né dottrina rivelata, e costituisce piuttosto una sorta di ispirazione mistica.
Il termine è di origine neoplatonica, e viene ripreso in questo senso da Böhme e da altri mistici della Riforma. In Paracelso la Teosofia si mescola alla magia e rappresenta una forma superiore e profonda di conoscenza della natura, rispetto a quella offerta dalla scienza. Questa combinazione di misticismo ed indagine scientifica si ritrova nella cosiddetta Società teosofica, fondata nel 1875 da Henry Steel Olcott (1832-1907), che ne rimase presidente fino alla morte, e la cui rappresentante più famosa fu Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), autrice di due opere: Isis devoilée (1875) e La doctrine secrète (1888). La società, che ha trovato diffusione soprattutto a Londra, rappresenta una sorta di setta religiosa di ispirazione mistica e panteistica. La Teosofia non vuole però essere una religione, bensì una specie di super-religione, che contiene quel nocciolo di verità assoluta presente solo in forma parziale nelle diverse religioni. Di qui i frequenti accostamenti di Cristo a Visnù, di Buddha a Paolo, di Mosè a Confucio, operati dai teosofi. E’ definibile movimento e dottrina del tipo religioso esoterico che, in un sistema sincretistico di elementi cristiani, orientali e filosofici, assume la possibilità di un contatto diretto con la divinità. Predica la metempsicosi ed è una sintesi di occultismo e di credenze orientali, che si ripropone comunque il fine di condurre l'uomo moderno alle fonti della conoscenza del divino.

Questa la definizione tratta dal sito


“Teosofia” è una parola di origine greca composta da Theos = Dio e Sophia = Sapienza, usata dagli antichi autori per indicare una sapienza derivante dall'ispirazione o intuizione diretta della verità.
Il termine venne usato da S. Paolo nella prima epistola ai Corinti (2,7), che risale all'anno 50 d.C., dove dice: "...parliamo della sapienza di Dio nel mistero ("lalumen theosophias en mysterio"), preordinata da Dio, prima dei secoli..." evidentemente con allusione alla sapienza dei concetti universali di Platone (427-347 a.C.) secondo il quale, dietro il mondo in perpetuo cambiamento, esiste il mondo immutabile delle Idee o Principi esistenti nella Mente Divina che si possono cogliere mediante l'intuizione intellettuale o nell'estasi mistica.
Il termine "Teosofia" era corrente tra i neoplatonici, spesso citato da Porfirio (233-305), biografo di Plotino, nell'opera "De Abstinentia", nell'epistola "Ad Abonem", ecc.
Il termine fu usato con lo stesso significato da Giamblico nell'opera "De Mysteriis", da Dionigi nella "Theologia Mystica" che tanta influenza ebbe nel pensiero medievale a cui si ispirarono teologi, mistici e filosofi per secoli, tra i quali ricordiamo Bonaventura ("Itinerarium Mentis in Deum"), Bernardo di Chiaravalle, Meister Eckart, Taulero, Cusano, Ruysbroeck, Marsilio Ficino, Paracelso, Boehme, Gichtel, Saint-Martin, ecc. come pure i Sufi, mistici islamici di chiara origine neoplatonica, come Ferid ed-Din Attar (1230).
I promotori della Società Teosofica nello scegliere il nome ed il programma dell'Associazione si sono ispirati al significato della Teosofia, come risulta dalla storia della filosofia e in particolare dalle fonti neoplatoniche.
Infatti la parola "Teosofia" non è un'invenzione moderna, ma risale ai primi secoli della nostra era.
Helena Petrovna Blavatsky attribuisce l'uso di questo termine ad Ammonio Sacca (160-243), fondatore della Scuola di Filosofia Eclettica di Alessandria d'Egitto, il quale ebbe tra i suoi discepoli Plotino (206-270), Origene, Clemente ed altri eminenti continuatori del suo pensiero.

Ed ecco, di seguito, le parole di H.P. Blavatsky:

Secondo i lessicografi, il termine theosophia deriva da due parole greche: theos (dio) e sophos (saggio).

(…) Thomas Vaughan ci offre questa definizione: “Il Teosofo propone una teoria di Dio, o delle opere di Dio, basata non su una rivelazione, ma su un’ispirazione che gli viene dall’interno”. Partendo da questo punto di vista, ogni grande pensatore e filosofo, soprattutto ogni fondatore di una nuova religione, scuola di filosofia o setta, è necessariamente Teosofo. La Teosofia e i Teosofi sono dunque esistiti da quando la prima luce del pensiero nascente ha fatto istintivamente cercare all’uomo i mezzi per esprimere le sue opinioni indipendenti.

(…) I Teosofi esistevano prima dell’era cristiana, malgrado gli scrittori cristiani assegnino lo sviluppo del sistema teosofico eclettico al principio del III° secolo della loro Era. Diogene Laerzio fa risalire la Teosofia ad un periodo anteriore alla dinastia dei Tolomei, e segnala come suo fondatore uno Ierofante egiziano chiamato Pot-Amun, nome copto che significa sacerdote consacrato ad Amun, dio della Saggezza. Ma la storia ci dice che a rianimare la Teosofia fu Ammonio Sacca, il fondatore della Scuola Neo-Platonica. Lui e i suoi discepoli si denominavano essi stessi “Philatethes” o amanti della Verità, mentre altri li chiamavano “Analogisti” perché interpretavano le leggende sacre, i miti simbolici e i misteri con l’aiuto d’analogie o di corrispondenze, in modo che gli avvenimenti che si producevano nel mondo esteriore erano considerati esprimere attività ed esperienze dell’anima umana. Lo scopo e l’intenzione d’Ammonio era di conciliare tutte le sette, tutti i popoli e tutte le nazioni per riunirli in una fede comune: la credenza in un Potere Eterno, Supremo, Sconosciuto e Innominabile, che governa l’Universo tramite Leggi immutabili ed eterne. Egli si proponeva di provare l’esistenza di un sistema primitivo di Teosofia che, all’origine, era essenzialmente identico in tutti i paesi; d’incoraggiare gli uomini ad abbandonare le loro lotte e le loro dispute per unire i loro sforzi e i loro pensieri come figli di una stessa madre, di purificare le antiche religioni, pian piano corrotte e oscurate, da tutte le scorie dell’elemento umano, riunendole ed esponendole su principi puramente filosofici. È per questo che i sistemi Buddista, Vedantino e Magico o Zoroastriano, erano insegnati nella Scuola Teosofica Eclettica unitamente alle filosofie della Grecia. Da ciò derivano quindi le caratteristiche eminentemente Buddiste e Indiane diffuse fra gli antichi Teosofi d’Alessandria: il rispetto dovuto ai genitori e alle persone anziane, l’affetto fraterno per l’intera razza umana e un sentimento di compassione anche per l’animale più ottuso. Cercando di stabilire un sistema di disciplina morale che mostrasse agli uomini il dovere di vivere secondo le leggi dei loro rispettivi paesi, e volendo elevare il loro spirito attraverso la ricerca e la contemplazione della Verità Una ed Assoluta, Ammonio aveva per scopo principale, tramite cui egli pensava di pervenire agli altri, di estrarre dai diversi insegnamenti religiosi, come da uno strumento a molte corde, una melodia completa e armoniosa, che avrebbe trovato un’eco in tutti i cuori amanti della verità.

(…) La Teosofia è dunque l’antica Religione-Saggezza, la dottrina esoterica un tempo conosciuta in tutte le nazioni civili. Tutte le antiche scritture ci mostrano questa “Saggezza” quale emanazione del Principio divino; e si comprenderà meglio ciò che essa è se si ricorda che essa si dimostra incarnata in nomi quali la Bodhi indiana, Nebo babilonese, Thoth di Menfi, Ermete della Grecia o anche nei nomi di certe dee come Métis, Neith, Atena, la Sophia gnostica e infine nei Veda, che derivano il loro nome dal verbo “conoscere”. Tutti gli antichi filosofi dell’Oriente e dell’Occidente, gli Ierofanti dell’antico Egitto, i Rishi di Aryavarta, i Teodidaktoi della Grecia, racchiudevano sotto questa designazione tutta la conoscenza delle cose occulte ed essenzialmente divine. La Mercavah dei Rabbini Ebrei (i loro scritti popolari e secolari) era considerata solo come il veicolo o l’involucro esteriore che conteneva le conoscenze esoteriche superiori. I Maghi di Zoroastro erano istruiti ed iniziati nelle caverne e nelle logge segrete della Bactriana; gli Ierofanti egiziani e greci avevano le loro aporrhêta, o riunioni segrete, durante le quali il Mystê diventava un Epoptês, un Veggente.

(…) Per dare una definizione completa della Teosofia, dobbiamo esaminarla sotto tutti i suoi aspetti. Il mondo interiore non è stato sempre nascosto a tutti da un’oscurità impenetrabile. Grazie a quell’intuizione superiore acquisita attraverso la Theosophia, o conoscenza Divina che trasporta la mente dal mondo della forma in quello dello spirito senza forma, certi uomini sono stati capaci in tutti i tempi e in tutti i paesi, di percepire cose nella mondo interiore o invisibile. È questo il “Samadhi” o il Dyan Yog Samadhi degli asceti indù, il “Daimonion photi” o illuminazione spirituale dei Neoplatonici; la “confabulazione siderale delle anime” dei Rosa-Croce o dei filosofi del Fuoco; ed anche l’estasi dei mistici o dei mesmeristi e degli spiritisti moderni; tutti identici in natura, anche se diversi nelle loro manifestazioni. La ricerca del “Sè” divino dell’uomo, così spesso erroneamente considerata come la comunicazione individuale con un Dio personale, è stato il fine di ogni mistico, e la credenza nella sua possibilità sembra risalire alla genesi dell’umanità, benché ogni popolo le abbia dato un nome diverso. Così Platone e Plotino chiamano “opera Noëtica” ciò che negli Yoga e nello Srotriya è definito Vidya. “Attraverso la meditazione, la conoscenza di se stesso e la disciplina intellettuale, l’anima può elevarsi alla visione della verità, della bontà e della bellezza eterne - vale a dire alla Visione di Dio - o all’epopteia”, come dicevano i Greci. “L’unire l’anima individuale all’Anima Universale”, diceva Porfirio, “esige una mente perfettamente pura. Tramite l’autocontemplazione, la castità perfetta e la purezza del corpo, l’uomo può avvicinarsi ad esso e ricevere, in quello stato, la vera conoscenza e la percezione profonda”. E Swami Dayananda Saraswati, che non ha letto né Porfirio né le opere degli altri autori greci, ma che è un gran conoscitore della scienza vedica, dice nel suo Veda Bhashya (upasana prakara ank. 9) “Per raggiungere Diksha (le più alte iniziazioni) e Yog, bisogna praticare secondo le regole… L’anima, nel corpo umano, può compiere le più grandi meraviglie se acquisisce la conoscenza dello Spirito Universale (o Dio), e se si familiarizza con le proprietà e qualità (occulte) di tutto ciò che esiste nell’universo. Un essere umano (un Dikshita o iniziato) può così acquisire il potere di vedere e di sentire a grandi distanze”.

(…) I Teosofi d’Alessandria erano divisi in neofiti, iniziati e maestri o ierofanti, e le loro regole erano ricalcate su quelle degli antichi Misteri d’Orfeo il quale, secondo Erodoto, le aveva portate dall’India. Ammonio obbligava i suoi discepoli a ‘fare il giuramento di non rivelare le sue dottrine superiori, tranne a coloro che se n’erano mostrati del tutto degni e che avevano imparato a considerare gli dei, gli angeli e i demoni degli altri popoli secondo l’hyponoia esoterica, o “significato nascosto”.
“Gli dei esistono, ma essi non sono ciò che gli hoi polloi, la moltitudine ignorante, suppone”, dice Epicuro, “Non è colui che nega l’esistenza degli dei adorati dalla moltitudine che è ateo, bensì colui che attribuisce a questi dei il significato che dà loro la moltitudine”. A sua volta, Aristotele, dichiara che “quelli che vengono chiamati dei, non sono altro che i primi principi dell’Essenza Divina che pervade l’intero mondo della natura”.

Plotino, l’allievo d’Ammonio, “l’istruito da Dio”, ci dice che la gnosi segreta, o la conoscenza della Teosofia, ha tre gradi: opinione, scienza ed illuminazione. “Il mezzo o lo strumento per acquisire la prima, è la sensazione o percezione; per pervenire alla seconda, la dialettica; per la terza è l’intuizione. La ragione è subordinata a quest’ultima, perché l’intuizione è conoscenza assoluta, fondata sull’identificazione della mente con l’oggetto conosciuto”. La Teosofia è, si potrebbe dire, la scienza esatta della psicologia; in rapporto alla medianità naturale, è ciò che è la conoscenza di un Tyndall paragonata alle nozioni di fisica di uno scolaro. Essa sviluppa nell’uomo una visione diretta; quella che Schelling chiama “una realizzazione nell’individuo dell’identità fra soggetto e oggetto”; in maniera tale che sotto l’influenza e grazie alla conoscenza di hyponoia, l’uomo pensa pensieri divini, vede tutte le cose come sono in realtà, e finisce col diventare il “ricettacolo dell’Anima del Mondo”, per adoperare una delle più belle espressioni di Emerson. “Io, l’imperfetto, adoro il Perfetto, che è me stesso”, egli dice nel suo superbo Saggio sulla Super-Anima. Oltre a questa psicologia o studio degli stati dell’anima, la Teosofia coltiva tutti i rami scientifici e artistici. Essa conosceva perfettamente quello che oggi chiamiamo comunemente, mesmerismo. I Teosofi respingevano la Teurgia pratica o “magia cerimoniale”, alla quale il clero Cattolico Romano è così spesso ricorso nei suoi esorcismi. Solo Giamblico, superando gli altri eclettici, aggiunse la dottrina della Teurgia alla Teosofia. L’uomo, ignorante del vero significato dei divini simboli esoterici della natura, è soggetto a non comprendere i poteri della propria anima e ad attirare le forze oscure e malvagie che si aggirano attorno all’umanità - creazioni sinistre e tenaci dei crimini e dei vizi umani - invece di comunicare spiritualmente e mentalmente con gli esseri celesti superiori, con gli spiriti buoni (gli Dei dei teurgi della Scuola Platonica). Egli può cadere così dalla Teurgia (magia bianca) nella Goetia (magia nera o stregoneria). E tuttavia, né la magia bianca né la magia nera sono ciò che la superstizione popolare intende con questi termini. La possibilità di “evocare gli spiriti” con la chiave di Salomone è il colmo della superstizione e dell’ignoranza. Solo la purezza delle azioni e dei pensieri può metterci in rapporto “con gli dei” e condurci al fine che desideriamo raggiungere. L’alchimia, che molti pensano essere stata una filosofia spirituale ed anche una scienza fisica, apparteneva agli insegnamenti della scuola teosofica.

(…) È un fatto ben conosciuto che né Zoroastro, né Budda, né Orfeo, né Pitagora, né Confucio, né Socrate, né Ammonio Sacca, hanno lasciato degli scritti. La ragione è evidente. La Teosofia è un’arma a doppio taglio, pericolosa per l’ignorante e l’egoista. Come ogni filosofia antica ha i suoi aderenti fra i moderni ma fino ad un’epoca recente i suoi discepoli erano pochissimi e appartenevano alle sette e alle opinioni più diverse. “Interamente speculativa, senza creare una scuola, la Teosofia ha tuttavia esercitato un’influenza silenziosa sulla filosofia; e senz’alcun dubbio verrà il momento in cui queste idee, diffuse in silenzio, imprimeranno un orientamento nuovo al pensiero umano”, osserva Kenneth R. H. Mackenzie, IX°… lui stesso mistico e Teosofo, nella sua importante opera The Royal Masonic Cyclopaedia.
Dall’epoca dei filosofi del fuoco, essi non si erano mai più organizzati in società perché, braccati come bestie feroci dal clero cristiano, i Teosofi erano ancora, fino ad un secolo fa, sotto continua minaccia di pena di morte. Le statistiche dimostrano che in un periodo di 150 anni, furono bruciati in Europa per pretesa stregoneria più di 90.000 uomini e donne. Solo in Gran Bretagna, dal 1640 al 1660, vale a dire in venti anni, 3.000 persone furono messe a morte con il pretesto che avessero fatto un patto con il “Diavolo”. E’ solo recentemente (nel 1875) che alcuni mistici e spiritualisti avanzati, non soddisfatti delle teorie e delle spiegazioni proposte dai fedeli dello Spiritismo e trovando che esse erano lontane dal chiarire tutto il vasto campo dei fenomeni spiritici, si riunirono a New York in un’associazione che è attualmente conosciuta nel mondo intero con il nome di Società Teosofica.

Infine, della stessa autrice, una precisazione:

(…) E' alla Teosofia stessa che si attribuisce una tale conoscenza universale, e non a qualche membro individuale della Società Teosofica, e neppure ad un Teosofo. Non bisogna confondere le due cose: la Teosofia a la Società Teosofica sono rispettivamente come il recipiente e l’olla podrida che esso contiene. La prima, in quanto Saggezza Divina ideale, è la perfezione stessa; l’altra, una povera cosa imperfetta, che si sforza di camminare nell’ombra terrestre della prima o che si accontenta anche solo di seguirla. Nessun uomo è perfetto; perché dunque sperare che un membro della S.T. sia una fenice di tutte le virtù umane? E perché l’intera organizzazione sarebbe criticata e biasimata per gli sbagli reali o immaginari di alcuni suoi membri, o anche dei suoi capi? In quanto organismo concreto, la Società non è mai stata al riparo da ogni rimprovero, né senza peccato, non più di alcuni dei suoi membri (errare humanun est). E’ dunque piuttosto su questi membri, molti del quali si rifiutano di essere guidati dalla Teosofia, che deve ricadere il biasimo. La Teosofia è l’anima della sua Società; quest’ultima è solo il corpo grossolano e imperfetto della prima. Così, invitiamo questi moderni Salomoni, che pretendono di sedere sul Seggio della Giustizia e di parlare di ciò che ignorano, d’informarsi di ciò che sono i teosofi e la Teosofia, prima di calunniarli e di considerare per ignoranza i teosofi come una "setta di impostori e di pazzi", e la Teosofia come un “guazzabuglio dl credenze insensate”.

Angeli che sono stati o saranno uomini

Dalla "Dottrina Segreta", vol. 1, riepilogo, di H.P. Blavatsky (nella foto)

(…) L'Universo è elaborato e guidato dall'interno all'esterno. Come in alto, così in basso; come in cielo, così sulla terra; e l'uomo, il microcosmo è la copia in miniatura del macrocosmo, e il testimone vivente di questa Legge Universale e del suo modo d'agire. Noi vediamo che ogni movimento, atto e gesto esteriore volontario o meccanico, organico o mentale, è prodotto e preceduto da un sentimento o un'emozione interiore, dalla volontà o volizione, da un pensiero o dalla mente. Come nessun normale moto o cambiamento esteriore può verificarsi nel corpo esterno dell'uomo se non è provocato da un impulso interiore, così avviene per l'Universo esterno o manifestato. Tutto il Cosmo è guidato, controllato ed animato da serie quasi infinite di Gerarchie di Esseri senzienti, ognuna con una missione da compiere e che - con un nome o l'altro, che li chiamiamo Dhyan Chohan o Angeli - sono i "Messaggeri", cioè, gli agenti delle Leggi Karmiche e Cosmiche. Essi variano infinitamente nei rispettivi gradi di coscienza e d'intelligenza; definire tutti costoro Spiriti puri senza alcun titolo terreno "dei quali il tempo è solito far preda", significa soltanto affidarsi alla fantasia poetica. Infatti, ognuno di questi Esseri è stato o si prepara ad essere un uomo, se non ora almeno in un ciclo passato o futuro (Manvantara). Essi sono uomini perfezionati, quando non sono sul punto di essere uomini e nelle loro sfere superiori e meno materiali sono moralmente diversi dagli esseri umani terrestri solo perché sono privi del sentimento della personalità e della natura emozionale umana - due caratteristiche puramente terrene. I primi, o "perfezionati", si sono liberati da questi sentimenti perché
(a) non hanno più il corpo materiale - un peso che continua ad intorpidire l'Anima; e
(b), essendo il puro elemento spirituale senza ostacoli e più libero, Maya li influenza meno dell'Uomo, a meno che non sia un Adepto che mantiene le due personalità - la spirituale e la fisica - completamente separate. Le Monadi incipienti non avendo ancora avuto il corpo terrestre, non possono avere il senso della personalità o Egoismo. Poiché ciò che si intende per "personalità" è una limitazione ed una relazione o, com'è definito da Coleridge, "l'individualità che esiste in se stessa ma basata sulla natura", il termine non può certo essere applicato a Entità non umane; ma generazioni di Veggenti hanno insistito sul fatto che nessuno di questi Esseri, elevati o bassi, hanno individualità o personalità come Entità separate , cioè non possiedono individualità nel senso dell'uomo che afferma "io sono me stesso e nessun altro"; in altre parole, non sono coscienti della separatività distinta che gli uomini e le cose hanno sulla terra . L'individualità è la caratteristica delle loro rispettive Gerarchie, non delle loro unità; e queste caratteristiche variano solo col livello del piano al quale esse appartengono; più la Gerarchia è vicina alla regione dell'Omogeneità e dell'Uno Divino più pura e meno accentuata è l'individualità in essa. Esse sono finite sotto ogni aspetto ad eccezione dei loro principi superiori - le Scintille immortali che riflettono la Divina Fiamma Universale, individualizzate e separate solo nella sfera dell'illusione da una differenziazione illusoria come il resto. Sono "Viventi" perché flussi proiettati sullo schermo Cosmico dell'illusione dalla Vita Assoluta; Esseri nei quali la vita non può estinguersi prima che il fuoco dell'ignoranza sia estinto in coloro che percepiscono queste "Vite". Proiettate nell'essere sotto l'influsso vivificante del Raggio increato, il riflesso del grande Sole Centrale che manda i suoi raggi sulle rive del Fiume della Vita, solo il loro Principio Interiore appartiene alle Acque dell'Immortalità, mentre il rivestimento differenziato è perituro come il corpo dell'uomo. Perciò Jung affermava giustamente che "Gli Angeli sono uomini di un genere superiore" e nient'altro.

Questi Angeli non "amministrano" né "proteggono", non sono "Messaggeri dell'Altissimo" e ancor meno "Messaggeri della Collera" di un Dio qualsiasi inventato dalla fantasia dell'uomo. Invocare la loro protezione è sciocco come credere di potersi assicurare la loro simpatia con qualche rito propiziatorio, perché anch'essi, come l'uomo, sono creature soggette all'immutabile Legge del Karma e del Cosmo. La ragione di ciò è evidente. Non avendo elementi di personalità nella propria essenza, essi non possiedono qualità personali attribuite dagli uomini al loro Dio antropomorfo nelle religioni exoteriche - un Dio geloso ed esclusivista, che prova gioia ed ira, che si compiace dei sacrifici ed è più dispotico nella sua vanità di qualsiasi uomo stolto e limitato. L'uomo, essendo composto dall'essenza di tutte queste Gerarchie celesti, può riuscire a diventare superiore, in un certo senso, a qualsiasi Gerarchia o Classe o combinazione di esse. "L'uomo non può né propiziarsi né comandare ai Deva", si dice. Ma, immobilizzando la sua personalità inferiore ed arrivando così alla piena conoscenza della non separatività del suo Se Superiore dal Se Uno Assoluto, l'uomo può diventare "Uno di Noi" anche durante la sua vita terrestre. Ècosì che, mangiando il frutto della conoscenza che scaccia l'ignoranza, egli diviene simile ad uno degli Elohim, o Dhyani; e raggiunto il loro piano, lo Spirito di Solidarietà e di Perfetta Armonia che regna in ogni Gerarchia, si estende anche a lui e lo protegge in tutto.

La principale difficoltà che impedisce agli scienziati di credere negli spiriti divini e della Natura è il loro Materialismo. L'ostacolo maggiore che impedisce allo Spiritista di credere a questo, pur conservando una fede cieca negli "Spiriti" dei Defunti, è la generale ignoranza - ad eccezione di alcuni Occultisti e Cabalisti - di tutto ciò che riguarda la vera essenza e natura della Materia. È sull'approvazione o il rifiuto della teoria dell'Unità di tutto in Natura, nella sua Essenza ultima, che si basa principalmente la credenza o lo scetticismo nell'esistenza di altri Esseri coscienti attorno a noi oltre agli Spiriti dei Morti. Lo studioso deve attenersi alla giusta comprensione dell'Evoluzione primordiale dello Spirito-Materia e della sua vera Essenza, se vuole chiarire nel suo pensiero la Cosmogonia Occulta ed avere l'unica guida sicura agli studi successivi.

In verità, come e già stato dimostrato, ogni cosiddetto "Spirito" è un uomo disincarnato o un uomo futuro. Come dal più alto Arcangelo (Dhyan Chohan) all'ultimo Costruttore cosciente (la Classe inferiore delle Entità Spirituali) tutti sono uomini, avendo vissuto eoni prima in altri Manvantara su questa o altre Sfere, così gli Elementali inferiori semi intelligenti e non intelligenti sono tutti uomini futuri. Per l'Occultista il fatto stesso che uno Spirito sia fornito di intelligenza è la prova che tale Essere è stato un uomo ed ha acquistato la conoscenza e l'intelligenza attraverso il ciclo umano. Esiste una sola indivisibile ed assoluta Onnicoscienza ed Intelligenza nell'Universo, che vibra in ogni atomo e punto infinitesimale di tutto il Cosmo illimitato e chiamato Spazio indipendentemente da qualsiasi cosa contenuta in esso. Però, la prima differenziazione del suo riflesso nel Mondo Manifestato è esclusivamente spirituale e gli Esseri generati in esso non sono dotati di una coscienza che abbia relazione con quella che noi concepiamo. Essi non possono avere coscienza o Intelligenza umana prima di averla acquisita personalmente ed individualmente. Può essere un mistero, ma è un fatto della Filosofia Esoterica molto evidente.

Tutto l'ordine della Natura manifesta un cammino progressivo verso una vita superiore. C'è un piano nell'azione delle forze apparentemente più cieche. Ne è la prova l'intero processo evolutivo con i suoi infiniti adattamenti. Le leggi immutabili che eliminano le specie deboli per far posto alle forti e che garantiscono la "sopravvivenza del più adatto", benché così crudeli nella loro azione immediata, operano tutte per la grande meta. Il fatto stesso che si verificano questi processi di adattamento, che il più adatto sopravvive nella lotta per l'esistenza, dimostra che quella che è chiamata "Natura incosciente" è in realtà un aggregato di forze manovrate da esseri semi-intelligenti (Elementali) guidati da Elevati Spiriti Planetari (Dhyan Chohan), il cui aggregato collettivo forma il Verbum Manifestato del Logos Immanifesto e costituisce allo stesso tempo la Mente dell'Universo e la sua Legge immutabile.

(…) Ma confrontiamo le parole di Ermete, il Tre Volte Grande:

"La creazione di vita ad opera del sole è continua come la sua luce; nulla l'arresta o la limita. Attorno a lui, come un'armata di satelliti, sono innumerevoli corti di Geni. Questi dimorano nelle vicinanze degli Immortali e da qui vegliano sulle cose umane. Essi eseguono il volere degli Dei [Karma] per mezzo di uragani, tempeste, incendi, e terremoti; come di carestie e guerre per punire l'empietà...
È il sole che conserva e nutre tutte le creature; e come il Mondo Ideale che circonda il mondo sensibile lo colma della perfezione e varietà universale delle forme, così anche il sole, abbracciando tutto con la sue luce, fa nascere e sviluppare le creature... Ai suoi ordini è il coro dei geni, o meglio i cori, perché ve ne sono molti diversi e il loro numero corrisponde a quello delle stelle. Ogni stella ha i suoi geni, di natura buona o cattiva, o meglio a causa della loro azione, perché l'azione è l'essenza dei geni... Tutti questi geni presiedono alle cose del mondo, essi scuotono e capovolgono la costituzione degli stati e degli individui; imprimono la loro somiglianza sulle nostre anime, sono presenti nei nostri nervi, nel midollo, nelle vene, nelle arterie e nella sostanza del cervello... Dal momento in cui ognuno di noi riceve la vita e l'esistenza è preso in custodia dai geni [Elementali] che presiedono alle nascite e che sono classificati al di sotto dei poteri astrali [Spiriti astrali superumani]. Essi cambiano continuamente, non sempre in modo uguale, ma girando in cerchio. Attraverso il corpo permeano due parti dell'anima affinché essa possa ricevere da ciascuna l'impronta della sua energia. Ma la parte razionale dell'anima non è soggetta ai geni; essa è destinata a ricevere il Dio che la illumina con un raggio solare. Coloro che sono cosi illuminati sono pochi e i geni si astengono da essi, poiché né i geni né gli dei hanno potere alla presenza di un solo raggio di Dio. Ma tutti gli altri uomini, anime e corpi, sono diretti dai geni, a cui si attaccano e le cui azioni influenzano... I geni hanno allora il controllo delle cose mondane e i corpi servono loro come strumento."

In qualsiasi modo si chiamino i Geni di Ermete ed i suoi "Dei", "Poteri delle Tenebre" ed "Angeli", come nella Chiesa Greca e Latina; o "Spiriti dei Defunti", come nello Spiritismo, o ancora Bhut e Deva, Shaitan o Jin, come sono tuttora chiamati in India e nei paesi Musulmani - essi sono un'unica cosa, Illusione. Tuttavia spero che questo non sia frainteso nel senso in cui la grande dottrina filosofica dei Vedanta è stata ultimamente deformata dalle scuole Occidentali.

Tutto ciò che è emana dall'Assoluto che, solo a causa dei suoi requisiti, è l'Unica e Sola Realtà - perciò ogni cosa estranea all'Assoluto, l'Elemento generatore e causativo, deve essere innegabilmente un'Illusione. Ma questo è solo dal punto di vista puramente metafisico. Un uomo che si considera mentalmente sano ed è considerato tale dai suoi vicini chiama le visioni di un fratello pazzo - allucinazioni che possono rendere la vittima felice o supremamente infelice secondo i casi - illusioni e fantasie. Ma dov'è quel pazzo per il quale le odiose ombre della sua mente squilibrata, le sue illusioni, non siano per il momento altrettanto vere e reali quanto le cose che il suo medico o custode può vedere? In quest'Universo tutto è relativo, tutto è un'Illusione. Ma su qualsiasi piano l'esperienza è una realtà per l'essere che la percepisce, la cui coscienza è su quel piano benché essa, considerata dal punto di vista puramente metafisico, non si possa concepire come realtà oggettiva. Non è contro i metafisici, ma contro i fisici ed i materialisti che l'insegnamento Esoterico deve combattere; e per questi la Forza Vitale, la Luce, il Suono, l'Elettricità e perfino la più oggettiva forza del Magnetismo, non hanno esistenza reale e si dice che esistono solo come "modi di movimento", sensazioni ed affezioni della materia".

Né gli Occultisti in generale né i Teosofi respingono, come alcuni credono erroneamente, le opinioni e le teorie degli scienziati moderni solo perché in opposizione alla Teosofia. La prima regola della nostra Società è di dare a Cesare quello che è di Cesare. Perciò i Teosofi sono i primi a riconoscere il valore intrinseco della scienza. Ma quando i suoi alti sacerdoti riducono la coscienza ad una secrezione della materia grigia del cervello e tutto il resto della Natura ad un modo di movimento, protestiamo contro questa dottrina non filosofica, contraddittoria e semplicemente assurda del punto di vista scientifico ed ancor più dall'aspetto Occulto della Conoscenza Esoterica. (…)

"L'uomo non è che un angelo caduto"

Brano di H.P. Blavatsky da un articolo del 1888

(…) La Teosofia, a causa della levata in armi di tutti gli spiritisti di Europa e di America alle prime parole pronunciate contro l’idea che ogni intelligenza che comunica sia necessariamente lo spirito di qualche antico mortale della nostra terra, non ha ancora detto la sua ultima parola a riguardo dello spiritismo e degli “Spiriti”. Ma un giorno potrebbe farlo. In attesa, un’umile servitrice della Teosofia, la Redattrice della rivista “Lucifer”, afferma di nuovo la sua credenza in esseri più grandi, più saggi, più nobili di ogni Dio Personale, che stanno molto al di là di tutti gli “Spiriti” del morti, dei Santi o degli Angeli e che nondimeno accondiscendono, in tutte le epoche, ad adombrare occasionalmente qualche raro sensitivo, che spesso non ha alcun rapporto con la Chiesa, con lo Spiritismo o anche con la Teosofia. E poiché essa crede in alti e santi esseri spirituali, ne consegue che crede anche all’esistenza dei loro opposti: gli “spiriti” inferiori, buoni, cattivi, o indifferenti. Ed è perciò che crede pure allo Spiritismo e ai suoi fenomeni, alcuni dei quali le ripugnano così profondamente .

Questo sia detto di sfuggita, a guisa di digressione, e al fine di mostrare che la Teosofia include lo Spiritismo - così come dovrebbe essere, non così com’è - fra le sue scienze, basate sulla conoscenza a sull’esperienza di innumerevoli ere. Non c’è una Religione degna di questo nome che non abbia avuto inizio in seguito a tali visite di Esseri provenienti dai piani superiori.

E' così che nacquero tutte le religioni preistoriche, come pure quelle storiche: il Mazdèismo e il Brahmanesimo, il Buddhismo e il Cristianesimo, il Giudaesimo, lo Gnosticismo e il Maomettanesimo; insomma, tutti i movimenti in “ismo” che ebbero più o meno successo. Tutti sono veri nella loro essenza profonda; tutti sono falsi in superficie. Il Rivelatore, l’Artista che impresse un frammento della verità nel cervello del Veggente, era, in ogni caso particolare, un vero Artista che divulgò verità autentiche; ma d’altra parte, in ogni caso, lo strumento si rivelò non essere altro che un uomo. Invitate Rubinstein ad eseguire una suonata di Beethoven su di un piano non accordato, di cui la metà dei tasti sono bloccati e le corde ammollate, e vedete se, nonostante il genio dell'artista, riconoscerete la suonata. La morale della favola è che un uomo, fosse pure il più grande dei medium o dei Veggenti naturali, è sempre un uomo; e che un uomo abbandonato ai suoi propri mezzi e supposizioni, non può che essere scordato in rapporto alla verità assoluta, anche se ne spigola alcune briciole. Questo perché l’uomo non è che un angelo caduto, un dio nell’interno, ma che possiede nella sua testa un cervello animale più soggetto alle influenze del freddo e dei fumi del vino quando, sulla terra, si trova in compagnia degli altri uomini, che non alla ricezione fedele delle rivelazioni divine. (…)

L'insegnamento degli angeli

di Alice Bailey, testo dal libro "Esteriorizzazione della Gerarchia" del 1919
e canalizzato da un Maestro Tibetano

Potrebbe essere interessante far notare che quando verrà Colui che gli Angeli e gli uomini attendono, e la cui opera consiste nell’inaugurare la Nuova Era, completando così ciò che iniziò in Palestina duemila anni fa, porterà con sé alcuni dei Grandi Angeli come pure alcuni Maestri. Gli Angeli sono sempre stati attivi nella storia biblica, ed entreranno di nuovo nella vita degli esseri umani con maggior potere di quanto ne ebbero negli ultimi tempi. E’ stato lanciato loro l’appello affinché si avvicinino di nuovo all’umanità e, con la loro vibrazione più elevata e la loro superiore conoscenza, uniscano le loro forze a quelle del Cristo e dei suoi discepoli per aiutare la razza. Per esempio, dovranno comunicare molte cose in relazione al colore e al suono, e all’effetto di queste due forze sui corpi eterici degli uomini, degli animali e dei fiori. Quando ciò che Essi insegneranno sarà appreso dalla razza, i mali fisici e le malattie saranno debellati. Il gruppo di Angeli o Deva violetti che operano sui quattro livelli eterici saranno particolarmente attivi... Questi quattro gruppi di Angeli sono un gruppo di servitori, consacrati al servizio del Cristo, e il loro lavoro consiste nell’entrare in contatto con gli uomini per istruirli:

1. Insegneranno all’umanità a vedere etericamente, e lo faranno elevando la vibrazione umana con l’interazione della loro.

2. Daranno istruzioni sull’effetto del colore nella guarigione delle malattie, e in particolare dell’efficacia della luce violetta nell’alleviare i mali umani e nel curare le malattie del piano fisico, che hanno origine nel corpo eterico.

3. Gli stessi pensatori materialisti dimostreranno che il mondo super conscio esiste, e che è possibile conoscere gli Angeli e gli uomini che non sono in incarnazione fisica e non posseggono un corpo fisico, e che si può entrare in contatto con loro.

4. Istruiranno gli esseri umani nella conoscenza della fisica superumana, in modo che il peso possa essere trasmutato, il moto diverrà più rapido, la velocità sarà accompagnata da assenza di rumore e di attrito, eliminando così la fatica. Nel dominio umano dei livelli eterici risiede il superamento della fatica e il potere di trascendere il tempo.

5. Insegneranno all’umanità il modo di nutrire correttamente il corpo e di trarre il nutrimento necessario dall’etere circostante. L’uomo concentrerà l’attenzione sul corpo eterico e il funzionamento e la salute del corpo fisico diverranno sempre più automatici.

Con l’accrescersi della sensibilità degli uomini, nei prossimi anni le facoltà telepatiche degli uomini e la loro capacità di rispondere all’ispirazione interiore si svilupperanno e si manifesteranno sempre di più. Con lo sviluppo della telepatia intuizionale e con la crescente comprensione del potere del colore e del suono si entrerà in contatto con il lavoro del Cristo e dei Grandi Esseri e lo si comprenderà... La data è imminente.

Tra 800 anni in California...

Charles Webster Leadbetter, nel suo libro "Nascita della Sesta Razza Madre", descrive nei dettagli la vita della nuova società umana, un grande nucleo che si incarnerà fra circa ottocento anni nell’attuale California... Nella fase iniziale, la nuova società sarà formata soltanto da una piccola quantità di individui, per poi espandersi secondo il nuovo modello.
Probabilmente fra questi individui ci saranno molti dell’attuale umanità, quelli che saranno riusciti a svilupparsi interiormente e che saranno riusciti ad accelerare il loro processo di evoluzione spirituale. Nel brano seguente viene descritto l’insegnamento che un angelo impartirà all’interno del tempio: sarà una diversa concezione della Chiesa, dove il sacerdote non sarà più un essere umano ma il Deva (o Angelo) stesso:
"I Deva non fanno soltanto delle rare apparizioni, ma prendono parte in modo definito all’organizzazione generale... Un Grande Deva tiene sotto il suo controllo tutto lo sviluppo religioso della comunità, come pure il dipartimento dell’educazione..."

Nella foto: Charles Webster Leadbetter con Annie Besant



di Charles Webster Leadbetter, "Nascita della Sesta Razza Madre"

Il Deva mi mostrò uno splendido edificio di forma circolare, simile ad una cattedrale, ma di uno stile architettonico attualmente sconosciuto e molto più aperto verso l’esterno di quanto possa essere qualsiasi cattedrale nei climi europei. Immaginatelo affollato di gente devota e attenta: il Deva nel centro, in piedi dinanzi ad essi è sul vertice di una specie di cono o piramide, in modo da essere visibile da qualsiasi parte del grande edificio. E’ notevole il fatto che ogni fedele che entra nel Tempio si sieda tranquillamente sul pavimento e quindi chiude gli occhi, facendo passare dinanzi alla sua visione mentale una successione di colori simili a quelli che passano talvolta dinanzi ai nostri occhi nell’oscurità, quando siamo sul punto di addormentarci. Ogni individuo ha un suo particolare ordine per questi colori, che sono evidentemente il segno di una sua espressione personale.

La natura di questa operazione sembra corrispondere a quella della preghiera preliminare che si recita nel XX secolo entrando in una chiesa, ed ha per scopo di calmare l’individuo, di raccogliere i suoi pensieri vaganti e di metterlo in sintonia con l’atmosfera circostante. Quando la funzione ha inizio, il Deva officiante si materializza sul vertice della piramide e per l’occasione assume una splendida forma umana indossando in questo Tempio un abito fluttuante di un colore cremisi vivo (il colore varia a seconda del tipo di insegnamento che si tiene nel Tempio). La prima azione del Deva è quella di produrre al di sopra della sua testa un irradiamento di colori brillanti, simili allo spettro solare, solo che l’ordine e la gradazione dei colori variano a seconda delle circostanze. E’ impossibile descrivere esattamente questa aureola di colori, poiché essi costituiscono molto più di un semplice spettro solare: creano un’immagine con forme geometriche che non siamo in grado di disegnare o rappresentare adeguatamente, avendo esse un numero di dimensioni maggiori di quelle normalmente percepite dai nostri sensi, come sono costituiti attualmente. Questa fascia o aureola indica lo scopo preciso che la funzione si prefigge di raggiungere e la direzione da seguire. Si tratta infatti di un pensiero espresso nel linguaggio dei colori dei Deva, comprensibile come tale a tutta l’assemblea. Esso è materialmente visibile sul piano fisico, come pure su quello astrale e mentale, poiché, per quanto la maggior parte dei componenti dell’assemblea possegga almeno la vista astrale, pure vi può essere ancora qualcuno che non abbia completamente sviluppato queste facoltà.

Ciascuno dei presenti cerca allora di imitare questa tonalità, formano nell’aria, mediante il potere della loro volontà, una fascia di colori più piccola, somigliante il più possibile all’originale emesso dal Deva. Alcuni vi riescono molto meglio di altri. Ciascuno di quei tentativi esprime non solo il soggetto indicato dal Deva, ma anche il carattere individuale dei presenti. Alcuni di essi sono capaci di farlo in maniera così ben definita che i colori diventano visibili sul piano fisico, mentre altri non riescono che sul piano astrale o mentale. Il Deva, quindi, stendendo le braccia, riversa sui presenti, mediante questa forma-colore, una meravigliosa corrente di influenza, una corrente che perviene ad essi attraverso la loro propria forma-colore e li eleva in proporzione della maggiore o minore somiglianza con quella del Deva. L’influenza che viene irradiata non è quella del Deva soltanto poiché, al di sopra e al di là di esso, al di fuori del tempio e del mondo materiale, vi è un circolo di Deva Superiori, alle cui forze egli serve da canale. L’effetto astrale di questa effusione è straordinario: un mare di luce di un colore cremisi pallido invade la vasta aura del Deva, si riversa quindi sull’assemblea e agisce su di essa stimolandone fortemente le emozioni.

Ciascuno dei presenti eleva la sua forma particolare in questo mare roseo, ma per quanto bella sia questa forma, essa è naturalmente di un ordine inferiore a quella del Deva, individualmente più grossolana e meno brillante della splendida massa da cui emerge. Si ha un bellissimo e curioso effetto di lingue di fuoco di un cremisi cupo che penetrano in questo mare roseo, simili a fiamme vulcaniche che s’innalzano di fronte ad un magnifico tramonto. Per poter comprendere almeno in parte come viene provocata quest’attività di vibrazione e simpatia, dobbiamo pensare che l’aura di un deva è immensamente più estesa di quella di un essere umano ed anche molto più flessibile. Il sentimento che in un uomo comune si esprime con un sorriso di benvenuto, in un Deva provoca una subitanea espansione di luminosità dell’aura, e si manifesta non solo con colori, ma anche con suoni musicali. Il saluto di un Deva ad un altro Deva è uno splendido accordo musicale, o piuttosto un arpeggio. Un Deva di medio sviluppo ha spesso un’aura il cui diametro misura molte centinaia di metri e, quando è di fronte a qualcosa che lo interessa o eccita il suo entusiasmo, questa aumenta enormemente. Il nostro Deva include quindi nella sua aura l’intera congregazione ed è in grado di agire su di essa in modo molto intimo, tanto dall’interno quanto dall’esterno.

Questa prima effusione sull’assemblea ha per effetto quello di innalzare ciascuno dei presenti al suo più alto livello, e di risvegliare in lui la più nobile capacità affettiva di cui è capace. Quando il Deva vede che tutti sono in perfetta armonia, attrae nuovamente a sé la corrente della propria forza e concentra e circoscrive la sua aura in una forma sferica più piccola, dalla sommità della quale s’innalza una grande colonna. Poi, anziché stendere le sue braccia sugli adunati, le innalza sopra al proprio capo e a questo segnale ciascuno dei presenti invia verso il Deva tutto il potere del proprio affetto e delle proprie aspirazioni, offrendo se stesso, per così dire, in un atto di amore e adorazione della Divinità. Il Deva attrae tutte queste correnti ardenti e le volge verso l’alto, in una sola immensa fiamma dai molti colori, che si espande innalzandosi, ed è raccolta dal circolo dei Grandi Deva in attesa. Questi la passano attraverso se stessi trasmutandola e la fanno convergere fino a raggiungere un grande Arcangelo. Questo possente Essere raccoglie correnti analoghe da ogni parte del suo mondo e intesse tutte queste molteplici correnti come in una immensa corda che lega la Terra ai piedi del suo Dio...

E il Divino risponde. Nella Sua stessa Luce vi è per un attimo uno splendore ancora maggiore e il riconoscimento immediato ritorna al Grande Arcangelo; attraverso Lui, si riversa sul circolo dei Deva Superiori, quindi sul Deva all’interno del tempio. Questi abbassa le braccia e le distende in atto di benedizione, riversando il torrente di Potere sull’assemblea. L’intera cattedrale è invasa da un flusso di colori di una bellezza inesprimibile: sembrano torrenti di fuoco liquido, ma dotati di una immensa delicatezza di sfumature. Essi avvolgono i presenti, e da tutta questa gloria ognuno attinge ed assorbe, secondo la sua capacità e necessità, ciò che il proprio grado di sviluppo gli permette di assimilare. I veicoli sottili di tutti i presenti sono vivificati e portati al loro massimo grado di attività da questo stupendo afflusso di potere divino ed ognuno realizza, istantaneamente, al massimo della propria disponibilità, ciò che significa realmente la vita di Dio e come questa debba esprimersi in tutti mediante l’amore per il prossimo.

Questa benedizione è qualcosa che si adatta a ciascuno individualmente, che lo rinforza nei suoi punti deboli, e nel medesimo tempo sviluppa in lui al massimo grado le migliori qualità, dandogli non solo una grandiosa esperienza trascendente, ma lasciandogliene pure il ricordo, che costituirà per lui nei giorni a venire una luce radiosa.

L’effetto benefico di questa funzione non si esercita soltanto su coloro che sono presenti; le sue radiazioni si estendono su una vasta superficie e purificano l’atmosfera astrale e mentale. Il suo effetto è chiaramente percepibile da chiunque sia leggermente sensitivo, anche ad una distanza di 10 km dal tempio. Viene liberata una poderosa emanazione di forme pensiero colore rosa che riempiono l’atmosfera ed impregnano il paese circostante di pensieri d’amore. Nel Tempio viene a formarsi un immenso vortice di energia quasi permanente, la cui influenza è subito avvertita da chi vi entra, che mantiene sulla zona circostante una irradiazione continua. Inoltre, ciascuno dei presenti, tornando a casa, si rivela a sua volta un centro di forza dello stesso ordine, e le emanazioni che s’irradiano da lui sono fortemente percepibili da tutti i suoi vicini che non hanno potuto assistere alla funzione.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:23 pm
Oggetto: ANGELI E TALMUD
FONTE:


Dalla Torah al Talmud

L'Ebraismo ritiene che vi sia stata una Rivelazione di Dio messa per iscritto nella Bibbia (dal greco ta biblia, "i libri"). La Bibbia ebraica è composta da 24 libri, ed è suddivisa in tre sezioni: la Torah (o Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia ebraica), i Nevi'im ("Profeti") e i Ketuvim ("Scritti"). Nella Bibbia sono narrate le vicende storiche del popolo ebraico, l'Alleanza instaurata tra il popolo e il suo Dio, e i princìpi che gli ebrei devono seguire per non rompere l'Alleanza.

Tutti i libri della Bibbia ebraica sono scritti in ebraico salvo alcune brevi sezioni in aramaico. I libri biblici furono scritti in diverse epoche: le tradizioni più antiche risalgono al 1000 a.e.v., mentre la maggior parte dei testi vennero redatti intorno al VI secolo a.e.v.. Nel mondo antico la Bibbia fu tradotta in greco e i suoi insegnamenti e i suoi princìpi si diffusero velocemente.

La Bibbia è un testo sacro anche per il Cristianesimo, che inizialmente era costituito da un gruppo di ebrei (Gesù e alcuni suoi discepoli), ed è la base dell' Islam, che si ritiene compimento sia dell'Ebraismo che del Cristianesimo.

Accanto alla Bibbia, il Talmud (che significa "insegnamento" o “studio”) è il grande libro sacro dell'Ebraismo: diversamente dalla Bibbia ebraica, il Talmud è infatti riconosciuto solo dall'Ebraismo, che lo considera come la "Torah orale", rivelata sul Sinai a Mosè e trasmessa a voce, di generazione in generazione, fino alla conquista romana. Il Talmud fu fissato per iscritto solo quando, con la distruzione del Secondo Tempio, gli ebrei temettero che le basi religiose di Israele sparissero.

Il Talmud consiste in una raccolta di discussioni avvenute tra i sapienti (hakhamim) e i maestri (rabbi) circa i significati e le applicazioni dei passi della Torah, e si articola in due livelli: la Mishnah ("ripetizione", “insegnamento orale”) raccoglie le discussioni dei maestri più antichi (giungendo fino al II secolo e.v.), mentre la Ghemarah ("completamento"), stilata tra il II e il V secolo, fornisce un commento analitico della Mishnah.

Il Talmud ci è giunto in due versioni diverse: il Talmud di Gerusalemme (redatto tra il IV e il VI secolo nella Terra d'Israele) e il Talmud di Babilonia (redatto tra il V e il VII secolo in Babilonia).

A seconda del contenuto, il Talmud si suddivide in due generi di testo: una parte legislativa, chiamata Halakhah (“cammino”), in cui sono registrate le norme che regolano la vita quotidiana di ogni ebreo praticante per realizzare i precetti della Torah (anche se non tutti gli ebrei, e non tutte le scuole, interpretano queste norme allo stesso modo), e una parte narrativa, chiamata Aggadah (“narrazione”), in cui gli insegnamenti rabbinici assumono la forma di leggende e di racconti.

In particolare, la Mishnah contiene sei Ordini diversi ed è un riassunto delle leggi definite dai Maestri secondo argomenti specifici

I. Zeraim o 'Sementi',

II. Moèd o 'Stagione',

III. Nashim o 'Donne',

IV. Nezikin o 'Danni',

V. Kodashim o 'Cose sante',

VI. Teharoth o 'Cose pure',
ciascuno dei quali comprende numerosi trattati (11+12+7+10+11+12). Tra i 63 complessivi trattati (senza contare quelli posteriori alla Mishnah o giudicati apocrifi) ci limitiamo a citare: Berachoth o 'Benedizioni', Orlah o 'Incirconcisione', Bikkurim o 'Primizie' (I.), Shabbat o 'Sabato', Pesachim o 'Pasqua', Sukkah o 'Tenda', Betzah o 'Uovo', Rosh Hashanah o 'Capo d'Anno', Megillah o 'Rotolo' (II.), Nazir o 'Nazireo', Kiddushin o 'Santificazione' (III.), Sanhedrin o 'Tribunali', Abodah Zarah o 'Idolatria', Pirqè Aboth o 'Capitoli dei Padri' (IV.), Middoth o 'Dimensioni' del Tempio (V.), Teharoth o 'Cose pure', Niddah o 'Impurità della mestruazione', Jadayim o 'Mani': della loro impurità e della loro purificazione (VI.).

L'Angelologia nel Talmud

di Abraham Cohen

L'Universo, come lo vede il Talmud, è abitato da due categorie di esseri: gli Elyonim (quelli di sopra), gli angeli, e i Tachtonim (quelli di sotto), il genere umano. Sebbene grande abbondanza di notizie sugli angeli si trovino nell'insegnamento rabbinico, l'angelologia non è creazione di esso. Una corte celeste, con Dio Re e un esercito di ministri attorno a Lui, si trova già descritta nella Bibbia e gli angeli si trovano frequentemente ricordati nelle sue narrazioni come servi dell'Altissimo.
Il motivo fondamentale dell'angelologia rabbinica non era certamente quello di trovare intermediari tra Dio e il mondo, come spesso si sostiene: di tali intermediari non v'era bisogno né luogo. Il vero scopo di essa era la glorificazione di Dio. Nella sua esperienza di ogni giorno, il popolo vedeva il sovrano del paese circondato dei più alti onori e tenuto nella massima reverenza. Quanto più sfarzosa era la corte del monarca e più numeroso il seguito, tanto maggiore era l'ammirazione che egli destava.
Benché la religione comandasse all'Ebreo di onorare il re - al cospetto di un re pagano deve pronunciare la benedizione: "Benedetto tu sia, o Signore nostro Dio, Re dell'Universo, che hai fatto partecipi della Tua gloria le Tue creature" ed è tenuto a portarsi sul suo passaggio per salutarlo - tuttavia egli considerava qualsiasi monarca terrestre come un essere di carne e sangue, un mortale come lui. Dio era il Re dei re, il Sovrano dell'Universo intero; nella sua immaginazione egli dipingeva "il regno terrestre simile al regno del cielo", soltanto su una scala infinitamente ridotta. Monarca di un sì vasto regno, Dio si provvedeva di un enorme esercito di ministri per eseguire i Suoi ordini.

Quando furono creati gli Angeli

Gli angeli, come esseri degni di stare presso il Trono della Gloria, devono essere creature più perfette dell'uomo. Ciò non pertanto, essi furono creati e non potrebbero mai raggiungere la perfezione di Dio. "Quando furono creati gli angeli? R. Jochanan diceva: Il secondo giorno, poiché è scritto 'Chi forma i travi delle Sue camere di sopra nelle acque... Chi fa i venti Suoi messaggeri, il fuoco fiammeggiante suoi ministri' (poiché Dio separò le acque il secondo giorno e poiché il Salmista associa le 'camere di sopra' con gli angeli, considerandole, senza dubbio, loro abitazione, anche gli angeli devono essere stati creati il secondo giorno). R. Channina diceva: Il quinto giorno, poiché è scritto 'alati volino sopra la terra' e 'con due ali esso (il seraph) vola'. Tutti ammettono che non furono creati il primo giorno, perché la gente non dicesse che Michael ha disteso il lato del firmamento a mezzogiorno e Gabriel il lato a settentrione".
Un'altra opinione circa la creazione degli angeli si può trovare nella conversazione tra l'imperatore Adriano e R. Jeoshua b. Chananyah. L'imperatore domandò: "Voi sostenete che una schiera di angeli non offre preghiere a Dio più di una volta, e che Egli ogni giorno crea una nuova schiera di angeli che cantano dinanzi a Lui e poi periscono?". "Sì". "E dove vanno?". "Là dove furono creati". "E da dove furono creati?". "Dal fiume di fuoco". "E com'è il fiume di fuoco?". "Come il Giordano, che non cessa il suo corso né giorno né notte". "Donde proviene?". "Dal sudore delle Chayyoth emesso mentre sostengono il trono del Santo che benedetto sia".
Questa teoria sull'origine degli angeli fu controversa, ed altre ne furono presentate. "Da ogni parola che esce dalla bocca del Santo che benedetto sia, viene creato un angelo, come è detto: 'Per la parola del Signore i cieli furono fatti, e per il soffio della Sua bocca tutto il loro esercito'". Secondo un'altra opinione, gli angeli sono costituiti dagli elementi stessi del cielo. "Un angelo è costituito metà d'acqua e metà di fuoco, e possiede cinque ali".

I rapporti con gli uomini

Da tutti si credeva che gli angeli fossero immortali e non propagassero la loro specie. Tuttavia, una volta, Dio può distruggerne un certo numero, quando si oppongono alla Sua volontà. Essi non hanno bisogno di un nutrimento fisico perché vengono nutriti dallo splendore della Shechinah. Non sono turbati dal Jetzer Hara, la cattiva tentazione, ciò che significa non essere essi turbati dalle passioni umane.
Gli esseri umani hanno una triplice parentela con gli angeli: "Hanno la conoscenza, come gli angeli del divino ministero; hanno stazione eretta come gli angeli del divino ministero; parlano la lingua sacra (cioè l'ebraico) come gli angeli del divino ministero". Per quanto riguarda il linguaggio, gli angeli, ad accezione di Gabriel che fu iniziato a tutti gli idiomi, si disse che ignorassero l'aramaico; perciò non si potrebbero presentare richieste a Dio per le proprie necessità in quella lingua, poiché è ufficio degli angeli di portare al Trono di Dio le preghiere pronunciate.

Gli incarichi degli Angeli e le preghiere

Agli angeli sono affidati incarichi speciali; uno di essi è incaricato di ciò che riguarda la preghiera. Si diceva: "Dopo che tutti i luoghi di culto hanno terminato il loro servizio, l'angelo addetto alla preghiera raccoglie le orazioni che sono state offerte in tutti i luoghi di culto, ne fa delle corone e le pone sulla testa del Santo che benedetto sia". Poiché vi è un'omelia sul verso: "O tu che ascolti la preghiera, a Te verrà ogni carne", l'intenzione non può essere di presentare l'angelo come intermediario fra l'adoratore e Dio. Ciò sarebbe in aperto contrasto col principio generale secondo il quale Dio è vicino a tutti coloro che Lo invocano con sincerità. In questo passo non dobbiamo vedere nient'altro che un gioco sulla parola adècha (a Te), le cui consonanti possono anche leggersi edyecha (Tuo ornamento); le preghiere cui si allude sono senza dubbio le espressioni in lode di Dio, che occupano un posto preminente nel servizio ebraico.
E' possibile, d'altra parte, che fosse nata in mezzo al popolo l'abitudine di invocare gli angeli: ne rimane ancora traccia nel formulario ebraico delle preghiere e nella preghiera che deve essere recitata prima di coricarsi si legge:
Nel nome del Signore, Dio d'Israel, sia Michael alla mia destra, Gabriel alla mia sinistra, dinanzi a me Uriel, dietro a me Rephael, e sopra la mia testa la divina presenza di Dio.
A tale abitudine i Dottori erano contrari, come appare chiaramente da queste parole che attribuiscono a Dio: "Se la sventura si abbatte su un uomo, non gridi a Michael, o a Gabriel; gridi a Me, e subito gli risponderò".
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:26 pm
Oggetto: ANGELI E TRADIZIONE ENOCHIANA
FONTE:


Presentazione dei contenuti

Questa sezione è dedicata a uno dei temi letterari più seducenti di ogni epoca e luogo: l’ascesa di un essere umano nel mondo stellare; un’ascesa di cui Enoch, patriarca biblico, costituisce il primo esempio in ambito giudaico-cristiano. Figlio di Iared e padre di Matusalemme, Enoch è un’importante figura della tradizione ebraica: assieme a Elia è l’unico personaggio biblico di cui si dice che non è mai morto. In Genesi 5 si legge infatti: “L’intera vita di Enoch fu di 365 anni. Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso”.
Ancora nella Cabala ebraica, a Enoch è associata e sovrapposta la figura dell’Arcangelo Metatron. Poiché “Dio l’avevo preso” Enoch divenne un angelo straordinario (Metatron) e inaugurò il modello dell’ascesa al cielo di Giacobbe (che divenne Uriele) e di Elia (che divenne Sandalfon). Soprattutto nello Zohar di Moses di Leon, Metatron è inteso come il più grande degli angeli, un angelo diverso da tutti quelli che l’avevano preceduto nella tradizione giudaica. Non è proprio un servitore di Jahvè, e nemmeno un suo messaggero; è “il piccolo Jahvè”, la seconda potenza del cielo. Il suo status ontologico è insieme divino e angelico, e rimanda agli Elohim, gli esseri divini nel cui novero rientrava inizialmente Jahvè.
Ma soprattutto, la fama di Enoch non è dovuta alle esigue informazioni contenute nella Bibbia bensì a una serie di libri apocrifi, i cosiddetti Libri di Enoch, che offrono rivelazioni sulla struttura del cosmo, sull’origine del male, sul rapporto tra esseri umani ed entità angeliche o demoniache e sulla fine dei tempi. Oltre al canone biblico, la tradizione enochiana inizia dunque per noi da quei frammenti di brani in greco e latino e da altri scoperti nelle grotte di Qumran; passa attraverso la mistica ebraica, quella musulmana e l’occultismo, fino alle nuove religioni.
INDICE:
- Enoch e le fonti bibliche
- I Libri di Enoch
- La lingua angelica di Enoch
- Enoch e l’Arcangelo Metatron
- Enoch nei misticismi ebraico e islamico
- Enoch e la scuola Essena
- La Massoneria occultista
- La tradizione dei Mormoni
- Magia enochiana nella Golden Dawn
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:26 pm
Oggetto: ANGELI E TRADIZIONE SALOMONICA
FONTE:


Presentazione dei contenuti

Nella Bibbia, il primo e il secondo Libro dei Re narrano la storia della monarchia ebraica dalla morte di Davide (circa 970 a.C.) fino all’esilio del popolo di Dio in Babilonia (587 a.C.). In particolare, la prima parte è dedicata al successore di Davide, re Salomone, e vi è narrato il racconto della costruzione del Tempio di Gerusalemme.
Ancora nella Bibbia sono presenti il Libro dei Proverbi (cresciuto intorno a due collezioni principali di massime salomoniche) e il Cantico dei Cantici, pure attribuito al re Salomone. Altri due Libri, Qoelet e Sapienza, indicano la firma del magnifico re, ma in realtà sono opere redatte successivamente.
Questo è quanto la Bibbia riporta su Salomone: da qui in poi si sviluppa una tradizione che si arricchisce via via nel tempo di interpretazioni ed elementi esoterici.
Di certo sappiamo che il regno di Salomone, risalente alla seconda metà del XII secolo a.C., corrisponde ad un periodo di grande splendore per lo stato d’Israele. Salomone era famoso per la sua proverbiale sapienza che superava anche quella degli Egizi e degli altri popoli di allora. Compose 3000 proverbi e 1500 cantici, era esperto di botanica, conosceva a fondo il regno animale e le applicazioni naturali per la cura delle malattie. Si narra che perfino la bellissima Bakis, la regina di Saba, a cui giunse voce della sua infinita sapienza, andò di persona a trovarlo per sottoporgli degli enigmi riguardanti argomenti di metafisica e di alta magia. La prima moglie di Salomone era una principessa egizia e pare che il re abbia imparato da lei molti dei segreti che conosceva.
Nel Medioevo si attribuiva a Salomone il Suleiman-ben-Daud degli arabi, ovvero l’arte notoria che consisteva nella capacità di conoscere tutto senza doverlo prima imparare. Molte sono le leggende che riguardano il biblico re: una di queste narra che egli avesse più di mille concubine e in particolare il Talmud (Trattato delle Berakhot) riporta che quattro di esse erano spettri notturni. I loro nomi erano Lilith, Naama, Aguereth, Mahaia e presiedevano ciascuna ad una stagione, in stretta connessione con la magia.
Le leggende vogliono che Salomone avesse commercio anche con molte altre Entità che simboleggiavano il Sole, la Luna e i pianeti; si tratta di allegorie che fanno probabilmente riferimento alle sue profonde conoscenze esoteriche. Anche il suo famoso Tempio, secondo i cabalisti, aveva un profondo valore simbolico: in particolare le due enormi colonne di bronzo, Jachin e Bohas, erano i due pilastri opposti dell’Albero della Vita. Questa simbologia si ritrova anche nella Massoneria e nei suoi rituali d’iniziazione. Per non parlare naturalmente dei Templari che, alloggiati all’interno di quel che rimaneva dell’antico Tempio, avrebbero eseguito degli scavi per riportare alla luce l’Arca dell’Alleanza.
Tornando a Salomone, famosa era la sua Arte Talismanica e Pentacolare, di cui un esempio fu l’Anello che egli donò alla regina di Saba e che era nel contempo un pentacolo e una chiave. L’eredità di Salomone sono le Clavicules o “piccole chiavi”, a lui attribuite, che formano il cuore della Tradizione esoterica Salomonica.
In particolare, in questa sezione affronteremo le vicende legate all’anello che sarebbe stato consegnato a Salomone dall’Arcangelo Michele e la tradizione medievale che attribuisce al re biblico una serie di testi magici contenenti indicazioni per incantesimi e per evocazioni di entità soprannaturali, tra le quali gli Angeli.
INDICE:
- Re Salomone nella Bibbia
- L’Anello del potere di re Salomone
- Il Tempio di re Salomone: dai Templari ai Massoni
- Clavicula Salomonis e Lemegeton
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:27 pm
Oggetto: ANGELI E ZOROASTRISMO
FONTE:


I principi e i testi sacri

Lo Zoroastrismo è una religione fondata nell'antica Persia dal profeta Zoroastro, nome grecizzato di Zarathustra. Le dottrine predicate da Zoroastro sono conservate nelle sue Gatha, i salmi contenuti nel testo sacro noto come Avesta.
Le Gatha raffigurano il culto monoteistico di Ahura Mazdah ("Signore saggio") e il conflitto cosmico di Verità e Menzogna. Tutto ciò che è buono è emanazione di Ahura Mazdah: Spenta Mainyu (il "Sacro Spirito", forza creativa) e le entità che lo assistono. Tutto il male è causato dal "gemello" di Spenta Mainyu, Angra Mainyu (lo "Spirito malvagio"; in persiano, Ahriman) e dai suoi aiutanti.
Angra Mainyu è malvagio per scelta, in quanto alleato della Menzogna, mentre Spenta Mainyu ha scelto la Verità, come possono scegliere gli uomini: dopo la morte l'anima di ciascuno sarà giudicata al Ponte del Giudizio; il seguace della Verità lo attraverserà e sarà condotto in paradiso, mentre gli amici della Menzogna precipiteranno nell'inferno. Il male sarà infine eliminato dal mondo grazie a una sorta di prova del fuoco.
La complessità strutturale delle Gatha è stata spiegata partendo dal presupposto che Zoroastro abbia armonizzato due sistemi religiosi. Il primo, delineato nelle Gatha, è molto probabilmente opera dello stesso Zoroastro e descrive il culto di Ahura e delle sue emanazioni; il secondo, incentrato sul culto di un Signore custode della Verità, è attestato in una parte dell'Avesta, la Liturgia dei Sette Capitoli composta dopo la morte di Zoroastro, che presenta, attribuendole al maestro, dottrine alquanto diverse da quelle delle Gatha. Nei Sette Capitoli le emanazioni compaiono accompagnate da altre astrazioni sacrali; lo stesso Ahura Mazdah, con i suoi attributi divini e le mogli (Ahurani), è più assimilabile al dio Varuna del più antico testo religioso indiano, il Rig Veda, che alla divinità presentata da Zoroastro. Nei Sette Capitoli si venera anche haoma, una bevanda inebriante, identificabile con il soma degli induisti, che era stata oggetto degli attacchi di Zoroastro. Anche il culto degli spiriti degli antenati, della natura e di altre divinità, fra cui il Fuoco, corrisponde a quanto si trova nei testi vedici.
Le Gatha e i Sette Capitoli fanno parte di una più ampia liturgia, lo Yasna, le cui sezioni rimanenti costituiscono ulteriore testimonianza di uno zoroastrismo a cui si sovrappongono quegli elementi del politeismo dei popoli ari riscontrabili anche negli Yasht, gli inni rivolti alle singole divinità. L'ultima parte dell'Avesta, il Vendidad o Videvdat, fu composto nella Persia orientale, come rivelano la lingua e i toponimi, dopo la conquista greca della Persia nel IV secolo a.C.: è fondamentalmente una codificazione del rituale e della legge che rispecchia i costumi attribuiti dallo storico greco Erodoto ai magi, una casta sacerdotale nata fra i medi.

GERHARD SCHWEIZER, “I PERSIANI”
Una dottrina dimenticata
La storia della Persia iniziò a Battria e prima ancora che un governatore vi regnasse in nome dei re divini, visse a Battria un uomo che sarebbe diventato, più di qualsiasi altro, una figura determinante per la notorietà della cultura persiana in occidente. Costui fondò una religione e diede alla Persia una nuova spiritualità. Ma ancora di più: egli ha elaborato una visione del mondo che ha avuto ripercussioni decisive sulla nostra stessa cultura, plasmandola in aspetti non secondari. L'uomo era Zarathustra.
Quando gli arabi conquistarono la Persia e vi diffusero l'islamismo, la religione antico-iraniana scomparve quasi completamente dalla regione e Zarathustra rimase a lungo, per i posteri, un profeta la cui dottrina era stata superata e soppiantata da quella di fondatori di religioni più affermate - Gesù Cristo, Maometto, Budda.
Un uomo quindi irrevocabilmente travolto dalla storia. Pur tuttavia, molti principi teologici delle religioni moderne, la cui origine fu a lungo ricercata nei profeti ebraici, sono già delineati negli scritti di Zarathustra. Questo è già un motivo sufficiente per chiedersi se la religione ebraica e, in seguito, il cristianesimo e l'islamismo non siano stati profondamente influenzati dal suo insegnamento.

Zarathustra e la religione antico-iraniana
Sulla persona di Zarathustra (il cui nome significa “l’uomo dai vecchi cammelli”) sappiamo ancor oggi ben poco. Gli storici disputarono a lungo sulla sua data di nascita e sui luoghi in cui visse e agì. Non esistono indizi veramente affidabili anche perché i suoi insegnamenti vennero messi per iscritto secoli dopo la sua morte con l'eccezione delle Gàthà, le prediche in versi, o inni, che si ascrivono a Zarathustra stesso; anche quest'ultime però ritraggono la biografia del profeta a tratti vaghi. La leggenda si basa solo su scritti postumi. Oggi la maggior parte dei ricercatori è arrivata alla conclusione che Zarathustra dovrebbe essere nato attorno all'anno 630 prima dell'epoca cristiana nella città di Battria. Di conseguenza non era un persiano bensì un battriano, come allora si chiamavano gli abitanti della regione. Ma apparteneva come i persiani agli Arya, la grande stirpe indoeuropea che a partire dal terzo millennio prima di Cristo si era spinta ininterrottamente dall'Asia centrale verso sud. Il nome Arya (oggi arii o ariani, da cui Iran, “paese degli ariani") se lo erano scelto gli stessi bellicosi nomadi; significa "i nobili" e doveva rendere evidente il distacco che volevano frapporre tra loro e i popoli sottomessi.
Gli iraniani suddividevano i loro dei in due classi: le divinità superiori della luce che abitavano nel cosmo, gli ahura, e gli spiriti inferiori che dimoravano nella terra, nel vento, nell'acqua e nel fuoco, i daeya. Nessun uomo però si sentiva in grado di comprendere razionalmente l'autorità di tali dei, talvolta li si percepiva senza un motivo ben identificabile come amici e soccorritori, altre volte crudeli e distruttori. Mancava ancora un profeta che, col suo messaggio, delineasse in quell'insondabile complesso di divinità un ordine profondo e illuminante. Gli iraniani potevano solo sperare di rendere clementi quegli dei misteriosi e inquietanti tramite canti di lode e doni sacrificali. I sacerdoti e il popolo bevevano, in determinate occasioni, una bevanda inebriante che portava il nome del loro dio dell'estasi, Haoma, e con danze ritmiche interminabili cadevano in trance per percepire, sia pur per brevi momenti, l'incantevole ebbrezza dell'immortalità, come i loro dei. Zarathustra si accorse ben presto dell'inadeguatezza di tali rituali, dato che all'età di vent'anni abbandonò la sua patria e partì in solitudine. Lui, che si nominava uno zaotar, poeta sacro e predicatore, voltò le spalle al mestiere di sacerdote che aveva intrapreso seguendo le orme del padre. Dieci anni, forse anche vent'anni, dovettero durare le peregrinazioni del religioso viandante.
Nell'Avesta (la bibbia di Zarathustra) troviamo scritto soltanto che alla fine, sul fiume Daitya, gli apparve un angelo e si sarebbe verificato uno dei più fecondi avvenimenti per la storia delle religioni.

L’apparizione dell’Angelo
Zarathustra ebbe la visione della lotta cosmica tra le forze del bene e del male, tra Dio e Satana; poi della resurrezione dei morti nel giorno del giudizio universale e della continuazione dell'esistenza dopo la morte, nel paradiso o nell'inferno - tutto ciò molto prima che i profeti di altre religioni annunciassero gli stessi principi. Se le supposizioni degli storici sono esatte questo è avvenuto negli anni che vanno dal 610 al 590 prima dell'epoca cristiana. Quindi seicento anni prima di Cristo e mille e duecento anni prima di Maometto, ma seicento anni dopo Mosé.
Sul fiume Daitya apparve - cosi raccontano le Gàthà - al religioso viandante, dopo lunghe meditazioni, l'angelo Vohu Manu "animo buono" avvolto in uno splendido mantello di luce che lo condusse al trono del dio Ahura Mazdah "signore saggio".
Zarathustra salutò il dio con un inno che culminava con le parole: "... io bramo, con queste mie parole, conoscere te, di tutti il più saggio, il creatore di ogni cosa per tramite dello Spirito santo".
Passarono diversi anni prima che Zarathustra, dopo quella visione, uscisse dalla solitudine iniziando quindi a predicare nella capitale della sua patria. La gente lo ascoltava senza troppo interesse, i sacerdoti e i nobili lo respingevano duramente. Pochi furono i seguaci che si strinsero attorno a lui e lo accompagnarono nei suoi viaggi di predicazione sulle piazze dei mercati nelle città, nei paesi e negli accampamenti di tende. Dopo anni di delusioni e di persecuzioni lasciò Battria e coi pochi suoi discepoli andò nel regno di Corasmia. Il re Vistaspa lo accolse benevolmente, tenne lunghe conversazioni con lui e si convertì alla nuova fede: fu un successo decisivo. I nobili a corte seguirono ben presto l'esempio del re, così fecero pure i sacerdoti. Zarathustra poté iniziare la sua opera. Sotto la protezione del re fece costruire davanti alle porte della città il suo famoso tempio del fuoco al cui altare, all'aperto, i sacerdoti intonavano canti e catechizzavano il popolo. Non c'era più bisogno di sacrificare vittime animali per rendere benevoli gli dei. Chi agiva secondo i precetti del "saggio signore", Ahura Mazdah, cioè rettitudine, laboriosità e onestà, poteva sperare nella grazia divina per l'avvenire. Keshmar divenne la residenza di Zarathustra e in quella città affluirono i curiosi per ascoltare le sue prediche, da lì partirono i suoi allievi come missionari nelle province lontane e in altri regni. Ciò nonostante non mancarono le difficoltà e gli ostacoli. La casta dei nobili sacerdoti, da lungo tempo insediati nella città, rimase testardamente fedele alla religione preesistente e si coalizzò con i principi degli stati vicini contro il riformatore. La guerra che seguì fu fatale al fondatore della religione e al suo protettore, il re Vistaspa. Zarathustra rispose ai suoi avversari non meno bellicosamente, come indica un passo delle sue prediche in versi a noi pervenute: "Nessuno di voi presti ascolto alle parole e alle istruzioni del servo della menzogna perché costui getta la casa e il paese, la provincia e lo stato in miseria e rovina. Quindi opponetevi a lui con le armi!".
Si arrivò così alla prima guerra di religione sul territorio persiano. Per Zarathustra terminò in una catastrofe. Le truppe nemiche, quando penetrarono nella capitale, bastonarono a morte il vecchio di settantasette anni prima di doversi ritirare in fuga. Zarathustra morì da martire - come tanti padri fondatori di religioni. Avvenne attorno all'anno 553 a.C.

Le idee originarie
Secondo la leggenda, la dottrina di Zarathustra fu scritta, ancora ai tempi del maestro, con inchiostro d'oro su dodicimila pelli di bue e venne poi conservata nella biblioteca reale di Persepoli. Di quell'originale non ci è pervenuto alcunché‚ dev'essere verosimilmente finito alle fiamme nell'anno 330 prima dell'epoca cristiana quando i soldati di Alessandro il Grande, conquistata la città, vi appiccarono fuoco. Ciò che è rimasto sono copie redatte seicento anni dopo da sacerdoti sulla base di altri esemplari dell'Avesta; anche di quelle ci sono pervenute soltanto parti frammentarie perché gli arabi, durante la loro avanzata conquistatrice, operarono ripetute distruzioni. I brani a noi pervenuti forniscono in ogni caso sufficienti chiarificazioni sulla sua dottrina. A questo punto sorge il dubbio: si tratta sempre di idee originarie di Zarathustra? Probabilmente ben poco dev'essere cambiato dalla prima stesura di mille anni precedente, ma per gli studiosi di religioni il corpo di informazioni redatte dai sacerdoti posteriori a Zarathustra non è fino in fondo attendibile. Zarathustra ha - come molti padri di religioni - lasciato ben poco di scritto. Di tutto ciò che ci è pervenuto solo le Gàthà (Gli inni) nei libri Yasna (Riti del sacrificio) potrebbero essere ascritti direttamente a lui; esse furono infatti redatte in un dialetto simile al sanscrito come era allora in uso a Battria. Si tratta però di pochi punti di riferimento precisi che, nonostante ciò, permettono di ricostruire con una certa approssimazione i caratteri grandiosi e unici della sua dottrina.

Gli “spiriti immortali”: gli angeli
Zarathustra confutò la fede dei suoi padri che riconosceva un gran numero di ahura, le divinità della luce, e di daeva, i demoni. Egli sostenne che una sola di quelle divinità ahura era l'unico dio: Ahura Mazdah, "saggio signore". Ahura Mazdah non appare più agli uomini, come gli altri ahura, in maniera visibile, non sposa altre dee e non genera figli, non è nemmeno più una divinità volubile che incomprensibilmente dispensa a volte il bene, altre volte il male. Il suo Ahura Mazdah non ha un'immagine corporea, è onnipresente, astratto e eterno; ben lontano dalle passioni umane incarna un principio facilmente identificabile: il bene. A questo unico dio si oppone però un antagonista col nome di Angra Mainyu, lo "spirito del male". Il grande oppositore, un daeva in origine, non lascia niente di intentato per distogliere gli uomini dalla fede nel bene.
Ci sono poi figure ausiliarie quali forze del bene e del male: sono spiriti e demoni derivati nelle loro qualità dalle divinità precedenti. Dalla parte di Ahura Mazdah sta innanzitutto Spenta Mainyu, "spirito santo" che compare talvolta quale incarnazione dell'unico dio, altre volte come entità a se stante in qualità di annunciatore della volontà divina. I dei-servitori di questo "spirito santo" sono divinità della luce, amesha spentas, "spiriti immortali", gli angeli; essi ricevono di regola l'incarico di annunciare agli uomini i messaggi divini. Vohu Manu, "animo buono", era uno di quegli angeli apparso a Zarathustra per accompagnarlo al trono di dio.

La creazione
Dalla parte dello "spirito del male", Angra Mainyu, stanno i daeva, i demoni. A quel gruppo appartengono la maggior parte delle divinità venerate dai contemporanei di Zarathustra e sono spiriti cupi al servizio del male. Dio è eterno ma la lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, è limitata nel tempo, così insegnò Zarathustra. La lotta iniziò dopo che Dio aveva creato un mondo senza peccato, abitato da un uomo e da un animale ideali. Allora nel regno della luce di Ahura Mazdah comparve il suo antagonista Angra Mainyu che negò la creazione divina e volle corromperla secondo le sue attitudini. Passarono tremila anni finché lo spirito del male riuscì a penetrare nel mondo senza peccato e a eliminare l'uomo e l'animale ideali. Da quel momento si moltiplicarono sulla terra i demoni inferiori generati da Angra Mainyu. Lo spirito del male non riuscì però a scacciare dal mondo l'influenza del bene perché sia l'uomo che l'animale ideali avevano lasciato il loro seme sulla terra. Da quel seme nacquero, magicamente, la prima coppia umana e le prime specie animali. In quelle nuove forme viventi erano però frammischiati sia il bene che il male, l'epoca d'oro del paradiso senza antagonismi e senza peccato era finita. Fu così che iniziò la storia universale costellata da conflitti e intrighi drammatici: da quel momento l'uomo fu, ed è ancora, chiamato a scegliere tra il bene e il male.
La nuova epoca durava da trentamila anni. Poi Dio decise di aiutare gli uomini inviando tra loro un profeta: Zarathustra. Il profeta però viene riconosciuto tale solo da una minoranza degli uomini e più tempo passerà dalla sua morte, più gli uomini si allontaneranno dalla morale e dalla virtù. Come punizione Dio condannerà il mondo a una catastrofe di inondazioni, di incendi e di guerre disastrose, quindi i suoi angeli suoneranno le trombe del giudizio universale. Così gli uomini tutti si alzeranno dalle loro tombe e dovranno rispondere al cospetto del divino Signore della loro vita, se hanno accettato o rifiutato il messaggio spirituale del profeta. Mentre per i fedeli inizia a quel punto una vita eterna nel regno di Dio, gli altri saranno condannati all'eterno tormento nell'inferno. Alcuni caratteri di questo insegnamento religioso erano nuovi, mai formulati e predicati fino ad allora da nessun altro uomo. Spesso si tratta di concetti che i cristiani, gli ebrei e i musulmani, pur con tutte le differenze nei dettagli, riconoscono a loro familiari, ovvi addirittura. Tutto ciò fu annunciato seicento anni prima della nascita di Cristo. In ogni caso però la dottrina di Zarathustra nacque mezzo millennio dopo Mosé e più di un secolo dopo la venuta dei grandi profeti ebraici Isaia, Geremia e Elia.

La fede in un unico Dio e gli indiani arii
Zarathustra ha fondato una religione monoteistica ma non fu il primo ad annunciare il credo in un unico dio. Gli ebrei, i cristiani e i musulmani ascrivono tale primogenitura al patriarca ebreo Abramo che attorno al 2100 a.C. emigrò dalla Mesopotamia a Cana. Abramo visse mille e cinquecento anni prima di Zarathustra, anche Mosé e Isaia sono precedenti al padre della religione dell'Iran orientale. Dunque Zarathustra è stato influenzato da quei profeti ebrei?
Battria era una città di commerci posta su una battuta via carovaniera sulla quale i mercanti del Mediterraneo si recavano fino in India e in Cina. Una città cosmopolita dunque, dove confluivano anche le idee dell'Oriente e dell'Occidente. Ciò nonostante è ben poco verosimile che il pensiero ebraico sia arrivato fino a Battria dato che gli ebrei non mostravano propensione a viaggiare cosi lontano e meno ancora a predicare ad altri popoli la loro religione. Zarathustra dovette ricevere stimoli da un'altra direzione. Ma quale? Nessun popolo del suo tempo, eccetto gli ebrei, credeva in un unico dio valido per tutti gli uomini. Un popolo però aveva mosso i primi passi in quella direzione: gli indiani arii.
Gli indiani avevano iniziato già un secolo prima di Zarathustra a sviluppare nella parte filosofica del loro Veda, la cosiddetta Upanisad (dottrina segreta), una nuova forma di religione. Non pochi tra i loro significativi pensatori presumevano che, dietro la complicata molteplicità degli dei, ci fosse una magica forza primigenia, un'anima universale creatrice del tutto che veniva chiamata brahman. Si trattava di un principio astratto quasi incomprensibile per le masse dei fedeli. I semplici contadini e artigiani continuavano a credere solo a Siva, Visnu e a mille altre divinità: per i colti sacerdoti quegli dei rappresentavano soltanto forme apparenti dell'inesauribile brahman.
Presso gli indiani si stava delineando, sia pur con contorni vaghi, l'idea del dio unico. Zarathustra conosceva forse quei testi? E’ probabile. Addirittura molto verosimile dato che l'orientalista americano Richard Frye richiama l'attenzione sul fatto che le sue preghiere in versi, le Gatha, sono riconducibili per metro e ritmo al Veda dei brahman indiani. Lo stesso titolo dell'opera omnia Avesta (Sapere) corrisponde a quello della raccolta indiana di scritti religiosi Veda (Sapere). Inutile sottolineare che non dovrebbe esser stato difficile decifrare la "lingua sacra" degli indiani arii, il sanscrito, che era parecchio somigliante al dialetto di Battria. A quel tempo dovevano poi verificarsi frequenti contatti tra i sacerdoti arii dell'Iran orientale e dell'India settentrionale.
Zarathustra avrebbe quindi sviluppato ulteriormente, e in maniera radicale, ciò che gli eruditi indù avevano fatto germogliare; egli ha - indipendentemente dai profeti ebraici e con lo sguardo diretto all'India - impresso un nuovo corso all'idea di un principio primordiale, di un’anima universale. Vicino a Battria, molto lontano dalla Palestina, la culla dei profeti ebrei, ha preso corpo ancora una volta, e in un geniale atto creativo, la fede in un unico Dio. Zarathustra però non diventerà per questo un genio nella storia delle religioni. Elaborò soltanto ciò che gli ebrei avevano già formulato in maniera analoga. Dove sta dunque l'aspetto unico e originale che, prima di lui, nessun profeta annunziò?

L’esistenza del diavolo e il giudizio universale
Oggi una gran parte degli studiosi di storia delle religioni, impegnati nell'analisi delle fonti storiche, sono d'accordo nel loro giudizio su un punto: che Zarathustra fu il primo profeta ad annunciare l'esistenza di Satana. Zarathustra per primo ha considerato il mondo terreno come il luogo dello scontro tra il bene e il male e nessuno prima di lui ha chiamato gli uomini a fare una libera scelta tra queste due forze assolute. Zarathustra ha - come si espresse il suo lontano ammiratore e critico Friedrich Nietzsche in “Ecce homo” - "intuito per primo quella che è la ruota decisiva nell'ingranaggio delle cose, la traduzione della morale nella metafisica".
E’ certo che questo modello ha dei precedenti - gli indiani arii e gli iraniani operavano da tempo una distinzione tra dei del bene e del male, suddividendo così l'universo in due mondi contrapposti - ma fu peculiare di Zarathustra l'aver fissato linee precise in quell'ordine ancora vago. Lui per primo predicò la resurrezione dei morti nel giorno del giudizio universale in cui l'uomo, al cospetto di Dio, deve rispondere delle sue buone e cattive azioni.
Prima di Zarathustra nessuno ha annunciato l'esistenza di un aldilà, del paradiso per i buoni e dell'inferno per i cattivi. Ciò che molti di noi credevano appartenesse alla tradizione ebraica non venne ideato per tramite di apparizioni nei deserti della Giudea o sul fiume Giordano, bensì nelle montagne e nelle steppe dell'Afghanistan e sulle rive dell'Amu Darja.
Gli ebrei ai tempi di Zarathustra conoscevano già i dieci comandamenti di Mosé e credevano che i peccatori suscitassero l'ira di Dio. La pena però li minacciava nell'aldiquà, per mano di un giudice, e spesso avveniva, come raccontano in maniera leggendaria le parti più antiche del Vecchio Testamento, che Dio intervenisse direttamente e funestasse i peccatori con la guerra e le epidemie. Una giustizia compensatrice nell'aldilà era sconosciuta anche agli stessi profeti Isaia e Ezechiele, che furono quasi contemporanei di Zarathustra. E’ pur vero che nelle loro scritture si trova formulata la promessa che i morti sarebbero rinati, ma quella profezia per immagini e metafore annunciava più che altro la resurrezione dello stato di Israele dopo un periodo di decadenza: il loro pensiero era quindi legato all'aldiquà, era di tipo politico. Nell’immaginario degli ebrei esisteva soltanto un regno delle ombre dove tutti i morti sarebbero giunti, senza distinzioni tra ricompensa e pena, tra paradiso e inferno. Un tale regno delle ombre era in tutto simile all'ade dei greci. Gli ebrei non conoscevano ancora il diavolo quale potente antagonista di Dio. Nelle scritture bibliche di quel tempo Satana compariva soltanto quale esecutore di Jahvè e spirito della punizione, cioè doveva sempre adempiere al volere del suo supremo signore. Il diavolo non era ancora il demone ostinato che cercava di trionfare su Dio con l'aiuto degli uomini. Inoltre gli ebrei consideravano la storia dell'umanità come un unico susseguirsi di avvenimenti. Non si parlava ancora per loro della prima coppia umana, Adamo (in ebraico: essere umano) e Eva (in ebraico: terra), della svolta drammatica causata dall'apparizione del diavolo, del peccato originale e del divenire storico sulla terra che aveva come meta conclusiva il giudizio universale alla fine dei giorni.

Gli ebrei incontrano Zarathustra
Gli ebrei consideravano la storia dell'umanità come un eterno ripetersi di avvenimenti simili, senza uno scopo intrinseco al divenire. Immagini e concetti religiosi degli ebrei di quel tempo non si discostavano molto da quelli degli altri popoli progrediti, dagli indiani ai cinesi ai babilonesi e egiziani fino ai greci e romani. Tre secoli dopo la morte di Zarathustra, gli ebrei pensavano diversamente. Nelle loro scritture bibliche si ritrovavano ormai quelle idee religiose che noi oggi consideriamo essere in tutto e per tutto ebree e, in senso traslato, cristiane, appartenenti alla cultura europea tutta. La diffusione delle idee religiose di Zarathustra venne assicurata dal sorgere di una potenza politica che riuscì a difendere efficacemente la nuova religione contro i suoi oppositori. Solo allora si realizzò per Zarathustra la possibilità di diventare famoso oltre i confini iraniani e di influenzare così in maniera decisiva altre religioni.
In nessun caso i persiani costrinsero un popolo sottomesso a convertirsi alla religione di Zarathustra; al contrario, essi lasciarono a ciascuno la propria fede. Tutti i sudditi però avevano la possibilità di interessarsi attivamente alla nuova religione. Ciò dovette avere conseguenze imprevedibili e decisive per quel tempo. L'incontro con Zarathustra portò a una svolta religiosa di grande importanza presso uno dei popoli sottomessi: gli ebrei. Gli effetti furono di importanza storica mondiale. Gli ebrei di quel tempo passarono attraverso la più grande crisi della loro storia. Nell'anno 587 a.C. Nabucodonosor re di Babilonia aveva fatto distruggere la capitale ebraica Gerusalemme fino alle mura di cinta e deportato soprattutto uomini di lettere, sacerdoti, funzionari dell'amministrazione, commercianti e soldati nelle regione del Tigri ed Eufrate. Lo stato ebraico non esisteva più, l'intera élite intellettuale, e con lei una parte del popolo, viveva sotto il dominio di governanti stranieri, molto lontano dalla patria nativa. Quell'epoca - che è entrata nella storia col nome di prigionia babilonese - ebbe fine per mano di Ciro, il Grande Re dei persiani; egli fece tornare gli ebrei nella terra dei loro padri dopo aver conquistato il regno babilonese. Ma idee e indirizzi spirituali di coloro che tornarono a casa erano diversi da quelli dei loro diretti antenati: nella loro permanenza in terra straniera erano stati influenzati dall'incontro e scontro con una cultura assolutamente nuova e, per certi versi, affascinante. Messi alla prova da quell'esperienza, profondamente disorientati, i sacerdoti ebrei cominciarono a riflettere intensamente sulle grandi questioni religiose, sul senso dell'esistenza; anche il popolo si mostrava ricettivo a nuovi messaggi profetici. Durante quel periodo storico vennero formulate parti fondamentali del Vecchio Testamento ispirate al patrimonio culturale straniero. Innanzitutto a Babilonia: da lì gli ebrei presero il mito della creazione della prima coppia di uomini dal fango e la leggenda del diluvio. Ma impararono molto anche dai persiani.
Come possiamo però dimostrare che gli ebrei furono influenzati proprio dalla dottrina di Zarathustra?

Il Libro di Daniele
A questo riguardo siamo in possesso di un documento illuminante. Si trova nel Vecchio Testamento: il libro di Daniele. Non ne conosciamo gli autori, probabilmente il libro è stato scritto uno o diversi secoli dopo la morte del profeta ebraico. Deve poi trattarsi di una commistione di elementi leggendari e di avvenimenti realmente accaduti; ciononostante possiamo tirare alcune importanti conclusioni dal testo. Se proviamo a seguire la biografia di Daniele - per come la si può ricostruire con l'ausilio della tradizione biblica - ne rimaniamo sorpresi. Daniele visse alla corte del re babilonese Nabucodonosor; era stato destinato a una posizione di rango dagli alti funzionari che avevano avuto il compito di scegliere tra gli ebrei prigionieri i più belli, i più intelligenti e i più capaci per il servizio di corte. Daniele fece carriera a corte grazie alla sua capacità di interpretare in maniera convincente i sogni di Nabucodonosor, e ciò non era poco in un paese in cui dai sogni si leggeva il futuro. Egli diventò addirittura alto funzionario. Quando Ciro conquistò Babilonia, l'esperto di riguardo andò a corte a Susa e diventò per decenni un importante consigliere del Grande Re Dario. Fin qui la sua biografia.
Di importanza decisiva sono le parole che gli autori biblici a lui posteriori attribuiscono a Daniele. Nel dodicesimo capitolo del libro che porta il suo nome leggiamo:
"E molti, sicché giacciono dormienti sotto la terra, si sveglieranno, certuni per la vita eterna, altri per l'umiliazione e la vergogna eterne... Tu però Daniele (è Dio che parla) vai pure finché arriverà la fine; e sii tranquillo, che tu risorgerai nella tua terra alla fine dei giorni".
Frasi simili non si erano mai trovate negli scritti del Vecchio Testamento. Sono pensieri attribuiti a un ebreo al servizio dei persiani e che a Susa ebbe senz'altro contatti quotidiani con seguaci di Zarathustra. Per la prima volta un ebreo annuncia la resurrezione dei morti nel giorno del giudizio universale. Nello stesso libro si legge, per la prima volta, che il divenire storico ha una meta precisa nella fine del tempo: la necessaria scomparsa del nostro mondo imperfetto e l'inizio raggiante di un eterno regno di Dio. Il libro di Daniele dimostra l'influenza della religione di Zarathustra sul pensiero ebraico.

Fino a Gesù e Maometto
Non deve trattarsi certo dell'unico caso. Nel corso del III e II secolo a.C. gli ebrei si appropriarono anche della dottrina degli angeli e dei demoni, di Dio e Satana quali antagonisti universali in questo mondo terreno. Gli ebrei non credettero più che sia il bene quanto il male provenivano in uguale misura da Dio e che in quanto tali dovevano essere accettati. Da quel momento tutto il male era da ascriversi a forze demoniache che operavano da un ben definito regno delle tenebre e contro le quali bisognava opporre un'energica resistenza.
Nel II secolo a.C. la religione ebraica si configurava così come Gesù la conobbe. Il Redentore accolse poi diversi aspetti fondamentali di quelle nuove idee. E non solo lui. Seicento anni dopo, Maometto diede vita all'islamismo prendendo le mosse dal patrimonio ebraico e cristiano: anche quest'ultimo predicò che gli uomini erano posti in questo mondo per scegliere tra Dio e Satana; anche lui insegnò la resurrezione dei morti nel giorno del giudizio universale, anche lui annunciò il paradiso quale ricompensa per gli uomini retti e l'inferno come punizione per i peccatori. E' un vero paradosso: i seguaci di Zarathustra sono oggi una minoranza in via di sparizione di nemmeno duecentomila fedeli ma il pensiero del padre fondatore ha collaborato a forgiare tre grandi religioni, i cui seguaci rappresentano più della metà della popolazione mondiale.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 12:30 pm
Oggetto: CONOSCI IL TUO ANGELO
FONTE:


Il Nome del vostro Angelo Custode secondo la Cabala ebraica

La tabella, elaborata dai testi dell’angelologo Haziel, è suddivisa in 12 parti per facilitare la ricerca in base alla vostra data di nascita. Ogni Angelo Custode (secondo la tradizione cabalistica ebraica) ha la propria dimora in cinque gradi dello zodiaco, a partire dal grado zero del Segno dell’Ariete: da questi cinque gradi/giorno l’Angelo Custode esercita la propria influenza sulla vita quotidiana delle persone nate durante i cinque giorni della sua Reggenza. Noi possiamo invocarlo affinché il nostro organismo funzioni normalmente e la nostra vita quotidiana risulti nel suo complesso soddisfacente.

Ad ogni tabella corrisponde anche un segno zodiacale. Oltreall’azionedirettiva e di governo dei Cori degli Angeli, gli Arcangeli esercitano un’influenza diretta sull’ambiente delle persone, sul loro entourage e sugli avvenimenti spiccioli della vita quotidiana: essi esplicano i loro influssi positivi sulle persone nate in un determinato segno e in una determinata decade. Inoltre, le qualifiche che contraddistinguono gli Angeli dei vari Cori - Serafini, Cherubini, Troni, etc. - hanno carattere onorifico, esattamente come noi portiamo il nome di un santo, poniamo Francesco o Giorgio: sono quindi Angeli anche gli appartenenti al Coro degli Angeli Arcangeli. Ogni coro è retto da un Arcangelo propriamente detto: la differenza che separa un Angelo da un Arcangelo non differisce da quella che contraddistingue un essere umano da un Angelo (più precisamente, possiamo posizionare il nostro corpo fisico nel mondo Materiale, il corpo di un Angelo nel mondo Emotivo-Astrale, il corpo di un Arcangelo nel mondo Mentale).

NOTA:

I cinque giorni consecutivi di reggenza dei 72 Angeli coprono un arco di 360 giorni a fronte dei 365. Haziel, e con lui una moderna interpretazione angelologica, distribuisce i 5 giorni di differenza durante tutto l'arco dell'anno, mantenendo così la corrispondenza con il cerchio dello Zodiaco o, se vogliamo, con l'esatta durata nel nostro anno.
La Tradizione più antica, per intenderci (e per chi la conoscesse) quella riportata dal Lenain, propone una diversa ripartizione: affida cioè a ciascun Angelo la reggenza di cinque giorni esatti a partire dal 20 marzo a mezzanotte, per un totale di 360 giorni. I cinque giorni rimanenti (15, 16, 17, 18 e 19 marzo), riporta la Tradizione, "sono consacrati dagli egiziani e dai persiani a cinque divinità dette Epagomeni, che costituivano la Pentade sacra".

In alternativa, quei cinque giorni sono attribuiti alle Intelligenze che presiedono ai quattro elementi, ai quattro punti cardinali, alle quattro parti del cerchio che corrispondono agli equinozi e ai solstizi, alle quattro stagioni. Resta un altro giorno, consacrato al Gran Principio (Dio) e quando l'anno è bisestile ne restano due, numero attribuito al Genio dell'uomo.

Per la teologia di Orfeo, invece, i cinque giorni residui sono consacrati alle cinque divinità: Osiride, Apollo, Iside, Tifone e Venere.

Per un utilizzo "popolare" si è scelto di proporre qui la ripartizione proposta da Haziel, poiché non implica l'introduzione di elementi estranei a quello che può essere il Credo della maggior parte dei visitatori del sito né un approfondimento esoterico che non tutti desiderano perseguire (la ripartizione di Haziel si basa esclusivamente sulla durata del nostro anno e trova corrispondenza coi gradi dello zodiaco).

C'è da aggiungere che alcuni testi recenti ovviano alla presenza di questi 5 giorni "scomodi" assegnandoli alla reggenza del 72° Angelo, il quale dunque avrebbe la reggenza su 10 giorni, oppure farebbero scegliere all'interessato il proprio Angelo tra il 72° e il 1° Angelo. Tuttavia, questi sembrano superficiali artifizi per non affrontare una tematica più complessa.

Il nostro suggerimento generale è dunque quello di attenervi alla ripartizione qui proposta, rimandando, coloro i quali lo desiderassero per inclinazione o cultura, ad un approfondimento sui testi della Tradizione Esoterica (in particolare, le opere di Agrippa e Lenain).

Per concludere, una considerazione: se a taluni il contenuto di questa pagina può apparire in superficie come una eccessiva razionalizzazione, si tenga presente come a volte non sia sufficiente il "cuore" per innalzarsi ma occorra anche un'educazione della "mente", una costanza e un rigore che solo una pratica concreta e definita possono portare.

Nella colonna 1, di seguito, sono elencati, nell’ordine:

- i Nomi dei 72 Angeli (vedi Angeli e Cabala
e Nomi in ebraico degli Angeli)

- il significato del loro Nome

- la Gerarchia Angelica a cui essi appartengono (vedi Gerarchie Angeliche)

- la dimora zodiacale dell’Angelo (5 gradi dello zodiaco). Ogni Angelo ha eletto la sua dimora nello zodiaco per lavorare con le Essenze dispensate dagli Arcangeli, formatori-reggenti delle energie zodiacali e planetarie
(vedi Angeli e Astri)

- i 5 giorni consecutivi di reggenza dell’Angelo nell’arco dell’anno (365 giorni) che corrispondono all’incirca a 5 gradi dello zodiaco (360°): egli è il Custode delle persone nate in quel periodo. Tali persone possono rivolgergli delle preghiere e ottenere dei risultati in qualsiasi momento. Gli altri otterranno i Doni e i Poteri elargiti da quest’Angelo pregandolo durante i giorni della sua reggenza, in qualità di Angelo del Giorno, riportati nella colonna di destra

- l’Essenza Angelica o il Dono accordato dall’Angelo Custode

A partire dall'indomani del proprio compleanno e contando via via il 73° giorno si ottengono 5 giorni distribuiti lungo tutto l'arco dell'anno: questi 5 giorni ci vengono messi a disposizione in modo speciale dal nostro Angelo Custode e rappresentano i momenti privilegiati per comunicare con lui.

Nella colonna 2, DI SEGUITO, sono elencati:

- i 5 giorni singoli (corrispondenti ciascuno ad un grado zodiacale) di reggenza dell’Angelo, a rotazione con gli altri 71 Angeli nell’arco dell’anno, in qualità di Angelo del Giorno. Ogni giorno dell’anno è presieduto da un Angelo diverso (Angelo del Giorno), incaricato di stimolare la nostra attività sentimentale ed emotiva. E’ utile conoscere ed invocare l’Angelo che ha presieduto al giorno della nostra nascita; è inoltre quindi possibile prevedere il clima sentimentale e la qualità emotiva di qualunque giornata dell’anno attraverso l’avvicendarsi delle esortazioni angeliche. Di seguito, sono indicati i benefici concessi dall’Angelo del Giorno

- i 20 minuti di reggenza dell’Angelo, a rotazione con gli altri 71 Angeli nell’arco della giornata, in qualità di Angelo delle Missioni. Ogni 20 minuti un Angelo (Angelo delle Missioni) ha l’incarico di stimolare i nostri pensieri e le nostre attività mentali. E’ utile conoscere ed invocare l’Angelo che aveva questa responsabilità al momento della nostra nascita; è inoltre quindi possibile prevedere quali saranno le idee ammesse ed emanate in un preciso momento della giornata attraverso l’avvicendarsi delle esortazioni angeliche. Di seguito, sono indicati gli incoraggiamenti offerti dall’Angelo delle Missioni


21 MARZO - 20 APRILE
Ariete, Fuoco
Arcangelo KAMAEL l
Influssi positivi:
prima decade (21-30 marzo) Arcangelo Kamael
seconda decade (31 marzo-9 aprile) Arcangelo Raffaele
terza decade (10-20 aprile) Arcangelo Hesediel
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1. VEHUIAH
Dio innalza al di sopra di tutte le cose
Coro degli Angeli Serafini
Da 0° a 5° dell’Ariete
Angelo Custode dei nati
dal 21 marzo al 25 marzo
Volontà
21 marzo: determinazione
3 giugno: conquista
17 agosto: forza
29 ottobre: giovinezza
9 gennaio: distensione
Ore 00,00 - 00,20: intraprendenza
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2. JELIEL
Dio caritatevole
Coro degli Angeli Serafini
Da 5° a 10° dell’Ariete
Angelo Custode dei nati
dal 26 marzo al 30 marzo
Amore
22 marzo: appoggio
4 giugno: tecniche
18 agosto: ideali
30 ottobre: pedagogia
10 gennaio: fortuna
Ore 00,20 - 00,40: amare ed essere amati
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3. SITAEL
Dio speranza di ogni creatura
Coro degli Angeli Serafini
Da 10° a 15° dell’Ariete
Angelo Custode dei nati
dal 31 marzo al 4 aprile
Costruzione
23 marzo: concepimento
5 giugno: pubblicazioni
19 agosto: riuscita
31 ottobre: abnegazione
11 gennaio: rinnovamento
Ore 00,40 - 01,00: avere e incontrare nobiltà
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4. ELEMIAH
Dio rifugio
Coro degli Angeli Serafini
Da 15° a 20° dell’Ariete
Angelo Custode dei nati
dal 5 aprile al 9 aprile
Potere
24 marzo: novità
6 giugno: esteriorizzazione
20 agosto: comunicazione
1 novembre: amore
12 gennaio: fabbricazioni
Ore 01,00 - 01,20: felicità incipiente
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5. MAHASIAH
Dio salvatore
Coro degli Angeli Serafini
Da 20° a 25° dell’Ariete
Angelo Custode dei nati
dal 10 aprile al 14 aprile
Purificazione
25 marzo: attività
7 giugno: immaginazione
21 agosto: spazio
2 novembre: superiorità
13 gennaio: creazioni
Ore 01,20 - 01,40: bel viso e buon carattere
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6. LELAHEL
Dio lodevole
Coro degli Angeli Serafini
Da 25° a 30° dell’Ariete
Angelo Custode dei nati
dal 15 aprile al 20 aprile
Luce
26 marzo: fiducia
8 giugno: pedagogia
22 agosto: concordia
3 novembre: grandezza
14 gennaio: focolare
Ore 01,40 - 02,00: stima, prosperità, salute
------------------------------------------------------
21 APRILE - 20 MAGGIO
Toro, Terra
Arcangelo HANIEL
Influssi positivi:
prima decade (21-30 aprile) Arcangelo Binael
seconda decade (1-10 maggio) Arcangelo Haniel
terza decade (11-20 maggio) Arcangelo Michele
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7. ACHAIAH
Dio buono e paziente
Coro degli Angeli Serafini
Da 0° a 5° del Toro
Angelo Custode dei nati
dal 21 aprile al 25 aprile
Coraggio
27 marzo: protezione
9 giugno: scienza
23-24 agosto: ricostruzione
4 novembre: ammirazione
15 gennaio: coraggio
Ore 02,00 - 02,20: diffusione della verità
----------------------------------------------------
8. CAHETEL
Dio adorabile
Coro degli Angeli Serafini
Da 5° a 10° del Toro
Angelo Custode dei nati
dal 26 aprile al 30 aprile
Prosperità
28 marzo: perspicacia
10 giugno: energia
25 agosto: rinascita
5 novembre: espansione
16 gennaio: realizzazioni
Ore 02,20 - 02,40: fortuna provvidenziale
---------------------------------------------------------
9. HAZIEL
Dio misericordioso
Coro degli Angeli Cherubini
Da 10° a 15° del Toro
Angelo Custode dei nati
dal 1° maggio al 5 maggio
Indulgenza
29 marzo: novità
11 giugno: idee
26 agosto: viaggi
6 novembre: esemplarità
17 gennaio: amore
Ore 02,40 - 03,00: guarigione, stato di grazia
---------------------------------------------------------
10. ALADIAH
Dio propizio e favorevole
Coro degli Angeli Cherubini
Da 15° a 20° del Toro
Angelo Custode dei nati
dal 6 maggio al 10 maggio
Grazia
30 marzo: grazia
12 giugno: eredità
27 agosto: nomadismo
7 novembre: decisione
18 gennaio: intelligenza
Ore 03,00 - 03,20: risultati, porte aperte
-----------------------------------------------------
11. LAUVIAH
Dio loda ed esalta
Coro degli Angeli Cherubini
Da 20° a 25° del Toro
Angelo Custode dei nati
dall’11 maggio al 15 maggio
Vittoria
31 marzo: fama
13 giugno: dominare
28 agosto: edificazione
8 novembre: stima
19 gennaio: felicità
Ore 03,20 - 03,40: fama, successo
-----------------------------------------------
12. HAHAIAH
Dio rifugio
Coro degli Angeli Cherubini
Da 25° a 30° del Toro
Angelo Custode dei nati
dal 16 maggio al 20 maggio
Rifugio
1 aprile: carattere
14 giugno: comunicare
29 agosto: solidità
9 novembre: cuore
20 gennaio: generosità
Ore 03,40 - 04,00: sogni realizzati, protezione
---------------------------------------------------------------
21 MAGGIO - 21 GIUGNO
Gemelli, Aria
Arcangelo MICHELE
Influssi positivi:
prima decade (21-31 maggio) Arcangelo Haniel
seconda decade (1-10 giugno) Arcangelo Raziel
terza decade (11-21 giugno) Arcangelo Michele
--------------------------------------------------------------
13. IEZALEL
Dio glorifica per ogni cosa

Coro degli Angeli Cherubini
Da 0° a 5° dei Gemelli

Angelo Custode dei nati
dal 21 maggio al 25 maggio

Fedeltà
2 aprile: fedeltà
15-16 giugno: chiarezza
30 agosto: arte
10 novembre: rettitudine
21 gennaio: amicizia

Ore 04,00 - 04,20: fedeltà, riconciliazione
-----------------------------------------------------
14. MEBAHEL
Dio conservatore

Coro degli Angeli Cherubini
Da 5° a 10° dei Gemelli

Angelo Custode dei nati
dal 26 maggio al 31 maggio

Verità e Libertà
3 aprile: luce
17 giugno: riunire
31 agosto: suggestioni
11 novembre: realismo
22 gennaio: fedeltà

Ore 04,20 - 04,40: fortuna, pioggia fertile
-----------------------------------------------------
15. HARIEL
Dio creatore

Coro degli Angeli Cherubini
Da 10° a 15° dei Gemelli

Angelo Custode dei nati
dal 1° giugno al 5 giugno

Chiarezza
4 aprile: ordine
18 giugno: artigianato
1 settembre: fortuna
12 novembre: liberalità
23 gennaio: ragione

Ore 04,40 - 05,00: successo artistico o scientifico
-------------------------------------------------------------------
16. HEKAMIAH
Dio edificatore dell'universo

Coro degli Angeli Cherubini
Da 15° a 20° dei Gemelli

Angelo Custode dei nati
dal 6 giugno al 10 giugno

Lealtà
5 aprile: previsione
19 giugno: rispetto
2 settembre: generosità
13 novembre: generazioni
24 gennaio: seduzione

Ore 05,00 - 05,20: opportunità provvidenziali
---------------------------------------------------------------
17. LAUVIAH (2)
Dio ammirevole

Coro degli Angeli Troni
Da 20° a 25° dei Gemelli

Angelo Custode dei nati
dall’11 giugno al 15 giugno

Rivelazione
6 aprile: abilità
20 giugno: comprensione
3 settembre: sostegno
14 novembre: sboccio
25 gennaio: simpatia

Ore 05,20 - 05,40: intelligenza chiara, gioia
----------------------------------------------------------
18. CALIEL
Dio pronto a soccorrere e ad esaudire

Coro degli Angeli Troni
Da 25° a 30° dei Gemelli

Angelo Custode dei nati
dal 16 giugno al 21 giugno

Giustizia
7 aprile: opportunità
21 giugno: memoria
4 settembre: amore
15 novembre: pienezza
26 gennaio: perfezione

Ore 05,40 - 06,00: verità, giustizia utile
--------------------------------------------------------
22 GIUGNO - 22 LUGLIO
Cancro, Acqua

Arcangelo GABRIELE


Influssi positivi:

prima decade (22 giugno-1 luglio) Arcangelo Gabriele
seconda decade (2-11 luglio) Arcangelo Kamael
terza decade (12-22 luglio) Arcangelo Metatron
--------------------------------------------------------------
19. LEUVIAH
Dio che esaudisce i peccatori

Coro degli Angeli Troni
Da 0° a 5° del Cancro

Angelo Custode dei nati
dal 22 giugno al 26 giugno

Espansione
8 aprile: eleganza
22 giugno: favore
5 settembre: modernizzare
16 novembre: complemento
27 gennaio: libertà

Ore 06,00 - 06,20: generosità, padronanza
-----------------------------------------------------------
20. PAHALIAH
Dio redentore

Coro degli Angeli Troni
Da 5° a 10° del Cancro

Angelo Custode dei nati
dal 27 giugno al 1° luglio

Redenzione
9 aprile: forza
23 giugno: amore
6 settembre: devozione
17 novembre: potenza
28 gennaio: abilità

Ore 06,20 - 06,40: elevazione, miglioramento
--------------------------------------------------------------
21. NELCHAEL
Dio solo e unico

Coro degli Angeli Troni
Da 10° a 15° del Cancro

Angelo Custode dei nati
dal 2 luglio al 6 luglio

Insegnamento
10 aprile: efficacia
24 giugno: tenacia
7 settembre: filosofia
18 novembre: felicità
29 gennaio (mattina): benessere

Ore 06,40 - 07,00: saggezza, sapere, scienza
--------------------------------------------------------------
22. YEIAYEL
La destra di Dio

Coro degli Angeli Troni
Da 15° a 20° del Cancro

Angelo Custode dei nati
dal 7 luglio all’11 luglio

Fama
11 aprile: dolcezza
25 giugno: cuore
8 settembre: avanzamento
19 novembre: dignità
29 gennaio (pomeriggio): prestigio

Ore 07,00 - 07,20: fama, fortuna, arte politica
----------------------------------------------------------
23. MELAHEL
Dio che libera da tutti i mali

Coro degli Angeli Troni
Da 20° a 25° del Cancro

Angelo Custode dei nati
dal 12 luglio al 16 luglio

Guarigione
12 aprile: realismo
26 giugno: padronanza
9 settembre: provvidenza
20 novembre: realizzazioni
30 gennaio: successo

Ore 07,20 - 07,40: natura, salute, stabilità
--------------------------------------------------------------
24. HAHEUIAH
Dio buono in sé

Coro degli Angeli Troni
Da 25° a 30° del Cancro

Angelo Custode dei nati
dal 17 luglio al 22 luglio

Protezione
13 aprile: servizio
27 giugno: illuminazione
10 settembre: comprensione
21 novembre: creatività
31 gennaio: opportunità

Ore 07,40 - 08,00: sincerità, nuovo inizio
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23 LUGLIO - 22 AGOSTO
Leone, Fuoco

Arcangelo RAFFAELE


Influssi positivi:

prima decade (23 luglio-1 agosto) Arcangelo Kamael
seconda decade (2-12 agosto) Arcangelo Raffaele
terza decade (13-22 agosto) Arcangelo Hesediel
-------------------------------------------------------------------------------
25. NITHAIAH
Dio che dona la saggezza

Coro degli Angeli Dominazioni
Da 0° a 5° del Leone

Angelo Custode dei nati
dal 23 luglio al 27 luglio

Serenità
14 aprile: padronanza
28 giugno: magnetismo
11 settembre: progresso
22 novembre: sapere
1 febbraio: espansione

Ore 08,00 - 08,20: saggezza, pace, intuizioni
--------------------------------------------------------------------------
26. HAAIAH
Dio rifugio

Coro degli Angeli Dominazioni
Da 5° a 10° del Leone

Angelo Custode dei nati
dal 28 luglio al 1° agosto

Finezza
15 aprile: comprensione
29 giugno: affari
12 settembre: dinamismo
23 novembre: vittoria
2 febbraio: realizzazione

Ore 08,20 - 08,40: discrezione, diplomazia, veggenza
------------------------------------------------------------------------------
27. YERATEL
Dio che punisce gli empi

Coro degli Angeli Dominazioni
Da 10° a 15° del Leone

Angelo Custode dei nati
dal 2 agosto al 6 agosto

Civiltà
16 aprile: felicità
30 giugno: scambi
13 settembre: diffusione
24 novembre: professione
3 febbraio: invenzione

Ore 08,40 - 09,00: protezione, libertà, elevazione
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28. SEHEIAH
Dio che guarisce i malati

Coro degli Angeli Dominazioni
Da 15° a 20° del Leone

Angelo Custode dei nati
dal 7 agosto al 12 agosto

Longevità
17 aprile: intuizione
1 luglio: soluzioni
14 settembre: donazioni
25 novembre: negoziazione
4 febbraio: scoperta

Ore 09,00 - 09,20: salute, longevità felice
-------------------------------------------------------------------
29. REIYEL
Dio pronto a soccorrere

Coro degli Angeli Dominazioni
Da 20° a 25° del Leone

Angelo Custode dei nati
dal 13 agosto al 17 agosto

Liberazione
18 aprile: realizzazione
2 luglio: successo
15 settembre: ricominciare
26 novembre: umanità
5 febbraio: bellezza

Ore 09,20 - 09,40: elevazione mentale e sociale
--------------------------------------------------------------------
30. OMAEL
Dio paziente

Coro degli Angeli Dominazioni
Da 25° a 30° del Leone

Angelo Custode dei nati
dal 18 agosto al 22 agosto

Crescita
19 aprile: elaborazione
3 luglio: iniziazioni
16 settembre: cambiamenti
27 novembre: autorità
6 febbraio: scienza

Ore 09,40 - 10,00: fertilità, espansione, fecondità
---------------------------------------------------------------------------
23 AGOSTO - 23 SETTEMBRE
Vergine, Terra

Arcangelo MICHELE


Influssi positivi:

prima decade (23 agosto-2 settembre) Arcangelo Binael
seconda decade (3-12 settembre) Arcangelo Haniel
terza decade (13-23 settembre) Arcangelo Michele
----------------------------------------------------------------------------
31. LECABEL
Dio che ispira

Coro degli Angeli Dominazioni
Da 0° a 5° della Vergine

Angelo Custode dei nati
dal 23 agosto al 28 agosto

Opportunità
20 aprile: potere
4 luglio: entusiasmo
17 settembre: indipendenza
28 novembre: scoperte
7 febbraio: riuscita

Ore 10,00 - 10,20: talento, intelligenza pratica
---------------------------------------------------------------------
32. VASARIAH
Dio giusto

Coro degli Angeli Dominazioni
Da 5° a 10° della Vergine

Angelo Custode dei nati
dal 29 agosto al 2 settembre

Generosità
21 aprile: amore
5 luglio: risultato
18 settembre: coscienza
29 novembre: avanzamento
8 febbraio: armonia

Ore 10,20 - 10,40: cuore nobile, memoria felice
-----------------------------------------------------------------------
33. YEHUIAH
Dio onnisciente

Coro degli Angeli Potestà
Da 10° a 15° della Vergine

Angelo Custode dei nati
dal 3 settembre al 7 settembre

Accordo
22-23 aprile: profusione
6 luglio: organizzazione
19 settembre: larghezza
30 novembre: energia
9 febbraio: amicizia

Ore 10,40 - 11,00: fedeltà, protezione
----------------------------------------------------------------
34. LEHAHIAH
Dio clemente

Coro degli Angeli Potestà
Da 15° a 20° della Vergine

Angelo Custode dei nati
dall’8 settembre al 12 settembre

Rettitudine
24 aprile: memoria
7 luglio: elevazione
20 settembre: saggezza
1 dicembre: elevazione
10 febbraio: associazione

Ore 11,00 - 11,20: integrità, dedizione
------------------------------------------------------------------
35. CHAVAQUIAH
Dio che dà la gioia

Coro degli Angeli Potestà
Da 20° a 25° della Vergine

Angelo Custode dei nati
dal 13 settembre al 17 settembre

Riconciliazione
25 aprile: cambiamento
8-9 luglio: bellezza
21 settembre: speranza
2 dicembre: riconciliazione
11 febbraio: modernità

Ore 11,20 - 11,40: amore familiare, eredità
---------------------------------------------------------------------
36. MENADEL
Dio adorabile

Coro degli Angeli Potestà
Da 25° a 30° della Vergine

Angelo Custode dei nati
dal 18 settembre al 23 settembre

Lavoro
26 aprile: edificazione
10 luglio: premonizioni
22 settembre: progetti
3 dicembre: saggezza
12 febbraio: diffusione

Ore 11,40 - 12,00: sicurezza di impiego, ideali
-----------------------------------------------------------------
24 SETTEMBRE - 23 OTTOBRE
Bilancia, Aria

Arcangelo HANIEL
Influssi positivi:

prima decade (24 settembre-3 ottobre) Arcangelo Haniel
seconda decade (4-13 ottobre) Arcangelo Raziel
terza decade (14-23 ottobre) Arcangelo Michele
-----------------------------------------------------------------------------
37. ANIEL
Dio delle virtù

Coro degli Angeli Potestà
Da 0° a 5° della Bilancia

Angelo Custode dei nati
dal 24 settembre al 28 settembre

Spezzare il circolo
27 aprile: attività
11 luglio: ambizione
23 settembre: riunire
4 dicembre: moralità
13 febbraio: progetti

Ore 12,00 - 12,20: idee, attività, amore
------------------------------------------------------------------
38. HAAMIAH
Dio speranza di tutti i figli della Terra

Coro degli Angeli Potestà
Da 5° a 10° della Bilancia

Angelo Custode dei nati
dal 29 settembre al 3 ottobre

Celebrazione
28 aprile: preveggenza
12 luglio: evoluzione
24 settembre: intuizioni
5 dicembre: chiarezza
14 febbraio: riforme

Ore 12,20 - 12,40: spiritualità, ricchezza
------------------------------------------------------------
39. REHAEL
Dio che accoglie i peccatori

Coro degli Angeli Potestà
Da 10° a 15° della Bilancia

Angelo Custode dei nati
dal 4 ottobre all’8 ottobre

Rispetto
29 aprile: ingegno
13 luglio: immaginazione
25 settembre: associazioni
6 dicembre: fedeltà
15 febbraio: moda

Ore 12,40 - 13,00: pienezza familiare
---------------------------------------------------------------------------
40. YEZALEL
Dio che rallegra

Coro degli Angeli Potestà
Da 15° a 20° della Bilancia

Angelo Custode dei nati
dal 9 ottobre al 13 ottobre

Gioie
30 aprile: opere
14 luglio: scritture
26 settembre: convivialità
7 dicembre: servire
16 febbraio: fama

Ore 13,00 - 13,20: rinascita, creatività
----------------------------------------------------------------
41. HEHAHEL
Dio in tre persone

Coro degli Angeli Virtù
Da 20° a 25° della Bilancia

Angelo Custode dei nati
dal 14 ottobre al 18 ottobre

Spiritualità


1 maggio: felicità
15 luglio: chiarezza
27 settembre: comprensione
8 dicembre: perfezione
17 febbraio: ideale

Ore 13,20 - 13,40: speranza, religiosità, vittoria
------------------------------------------------------------------
42. MIKAEL
Simile a Dio

Coro degli Angeli Virtù
Da 25° a 30° della Bilancia

Angelo Custode dei nati
dal 19 ottobre al 23 ottobre

Organizzazione
2 maggio: elevazione
16 luglio: autenticità
28 settembre: coesione
9 dicembre: conoscenza
18 febbraio: discernimento

Ore 13,40 - 14,00: autorità, viaggi, fortuna
---------------------------------------------------------------
24 OTTOBRE - 22 NOVEMBRE
Scorpione, Acqua

Arcangelo KAMAEL


Influssi positivi:

prima decade (24 ottobre-2 novembre) Arcangelo Gabriele
seconda decade (3-12 novembre) Arcangelo Kamael
terza decade (13-22 novembre) Arcangelo Metatron
------------------------------------------------------------------------
43. VEULIAH
Re dominatore

Coro degli Angeli Virtù
Da 0° a 5° dello Scorpione

Angelo Custode dei nati
dal 24 ottobre al 28 ottobre

Riuscita
3 maggio: sublimazione
17 luglio: valore
29 settembre: armonia
10 dicembre: stabilità
19 febbraio: amore

Ore 14,00 - 14,20: prosperità pubblica, dedizione
------------------------------------------------------------------------------
44. YELAHIAH
Dio eterno

Coro degli Angeli Virtù
Da 5° a 10° dello Scorpione

Angelo Custode dei nati
dal 29 ottobre al 2 novembre

Arte militare
4 maggio: fortuna
18 luglio: volontà
30 settembre: alleanze
11 dicembre: tutto possibile
20 febbraio: celebrità

Ore 14,20 - 14,40: coraggio, viaggi, eroismo
--------------------------------------------------------------------------
45. SEHALIAH
Motore di tutte le cose

Coro degli Angeli Virtù
Da 10° a 15° dello Scorpione

Angelo Custode dei nati
dal 3 novembre al 7 novembre

Promozione
5 maggio: gioia
19 luglio: amore
1 ottobre: spostamenti
12 dicembre: gioia
21 febbraio: desiderio

Ore 14,40 - 15,00: guarigione, sapere, realizzazioni
-------------------------------------------------------------------------------
46. ARIEL
Dio rivelatore

Coro degli Angeli Virtù
Da 15° a 20° dello Scorpione

Angelo Custode dei nati
dall’8 novembre al 12 novembre

Scoperta
6 maggio: ricchezza
20 luglio: ricchezza
2 ottobre: energia
13 dicembre: appoggio
22 febbraio: energia

Ore 15,00 - 15,20: fortuna, intelligenza sublime
-------------------------------------------------------------------------------
47. ASALIAH
Dio giusto, che indica la Verità

Coro degli Angeli Virtù
Da 20° a 25° dello Scorpione

Angelo Custode dei nati
dal 13 novembre al 17 novembre

Contemplazione
7 maggio: pienezza
21 luglio: integrazione
3 ottobre: fraternità
14 dicembre: provvidenza
23 febbraio: devozione

Ore 15,20 - 15,40: onestà, equilibrio luminoso
-----------------------------------------------------------------------------
48. MIHAEL
Dio, padre misericordioso

Coro degli Angeli Virtù
Da 25° a 30° dello Scorpione

Angelo Custode dei nati
dal 18 novembre al 22 novembre

Procreazione
8 maggio: pertinenza
22 luglio: moderazione
4 ottobre: riuscita
15 dicembre: benessere
24 febbraio: incanto

Ore 15,40 - 16,00: sogni realizzati, fecondità, fortuna
----------------------------------------------------------------------------------
23 NOVEMBRE - 21 DICEMBRE
Sagittario, Fuoco

Arcangelo HESEDIEL


Influssi positivi:

prima decade (23 novembre-2 dicembre) Arcangelo Kamael
seconda decade (3-12 dicembre) Arcangelo Raffaele
terza decade (13-21 dicembre) Arcangelo Hesediel
--------------------------------------------------------------------
49. VEHUEL
Dio che magnifica ed innalza

Coro degli Angeli Principati
Da 0° a 5° del Sagittario

Angelo Custode dei nati
dal 23 novembre al 27 novembre

Elevazione
9 maggio: eccellenza
23 luglio: adorazione
5 ottobre: habitat
16 dicembre: evoluzione
25 febbraio: purezza

Ore 16,00 - 16,20: intelligenza, altruismo, riuscita
--------------------------------------------------------------------------------
50. DANIEL
Segno di misericordia

Coro degli Angeli Principati
Da 5° a 10° del Sagittario

Angelo Custode dei nati
dal 28 novembre al 2 dicembre

Eloquenza
10 maggio: fecondità
24 luglio: associazione
6 ottobre: intraprendere
17 dicembre: considerazione
26 febbraio: avventura

Ore 16,20 - 16,40: eloquenza, fascino, umanità
---------------------------------------------------------------------------
51. HAHASIAH
Dio occulto

Coro degli Angeli Principati
Da 10° a 15° del Sagittario

Angelo Custode dei nati
dal 3 dicembre al 7 dicembre

Panacea, pietra filosofale
11 maggio: eroismo
25 luglio: modestia
7 ottobre: fascino
18 dicembre: abbondanza
27 febbraio: anima gemella

Ore 16,40 - 17,00: sapere, saggezza, discernimento
--------------------------------------------------------------------------
52. IMAMIAH
Dio eleva al di sopra di tutto

Coro degli Angeli Principati
Da 15° a 20° del Sagittario

Angelo Custode dei nati
dall’8 dicembre al 12 dicembre

Amnistia,
espiazione dei peccati
12 maggio: dono di sé
26 luglio: missione
8 ottobre: gioia
19 dicembre: adattamento
28 febbraio: emozioni

Ore 17,00 - 17,20: liberazione, iniziazione, viaggi
------------------------------------------------------------------------
53. NANAEL
Dio che ridimensiona gli orgogliosi

Coro degli Angeli Principati
Da 20° a 25° del Sagittario

Angelo Custode dei nati
dal 13 dicembre al 16 dicembre

Comunione,
comunicazione spirituale
13 maggio: progresso
27 luglio: provvidenza
9 ottobre: incontro
20 dicembre: fortuna
29 febbraio: bontà; 1 marzo: volontà

Ore 17,20 - 17,40: calma, pace, spiritualità
-------------------------------------------------------------------------------------
54. NITHAEL
Re dei Cieli

Coro degli Angeli Principati
Da 25° a 30° del Sagittario

Angelo Custode dei nati
dal 17 dicembre al 21 dicembre

Eredità
14 maggio: benevolenza
28 luglio: gran cuore
10 ottobre: scrittura
21 dicembre: amnistia
2 marzo: amore

Ore 17,40 - 18,00: autorità, elevazione, celebrità
---------------------------------------------------------------------------
22 DICEMBRE - 20 GENNAIO
Capricorno, Terra

Arcangelo BINAEL


Influssi positivi:

prima decade (22-31 dicembre) Arcangelo Binael
seconda decade (1-10 gennaio) Arcangelo Haniel
terza decade (11-20 gennaio) Arcangelo Michele
---------------------------------------------------------------------------------
55. MEBAHIAH
Dio eterno

Coro degli Angeli Principati
Da 0° a 5° del Capricorno

Angelo Custode dei nati
dal 22 dicembre al 26 dicembre

Lucidità intellettuale
15 maggio: rettitudine
29 luglio: profezia
11 ottobre: progetti
22 dicembre: trasformazione
3 marzo: coraggio

Ore 18,00 - 18,20: lucidità, moralità, notorietà
------------------------------------------------------------------------------
56. POYEL
Dio che sostiene l’universo

Coro degli Angeli Principati
Da 5° a 10° del Capricorno

Angelo Custode dei nati
dal 27 dicembre al 31 dicembre

Fortuna, talento, modestia
16 maggio: grazia
30-31 luglio: successo logico
12 ottobre: solidarietà
23 dicembre: accrescimento
4 marzo: promozione

Ore 18,20 - 18,40: talento, ricchezza, fortuna, successo
--------------------------------------------------------------------------------
57. NEMAMIAH
Dio lodevole

Coro degli Angeli Arcangeli
Da 10° a 15° del Capricorno

Angelo Custode dei nati
dal 1° al 5 gennaio

Discernimento
17 maggio: prodigalità
1 agosto: perseveranza
13 ottobre: direzione
24 dicembre: integrazione
5 marzo: pubblicità

Ore 18,40 - 19,00: mentalità superiore, riuscita
----------------------------------------------------------------------------
58. YEIALEL
Dio che esaudisce le generazioni

Coro degli Angeli Arcangeli
Da 15° a 20° del Capricorno

Angelo Custode dei nati
dal 6 gennaio al 10 gennaio

Intelligenza, forza mentale
18 maggio: devozione
2 agosto: sviluppo
14 ottobre: veemenza
25 dicembre: grazia
6 marzo: potere

Ore 19,00 - 19,20: ordine, rigore, fedeltà, salute
-------------------------------------------------------------------------------
59. HARAEL
Dio onniscente

Coro degli Angeli Arcangeli
Da 20° a 25° del Capricorno

Angelo Custode dei nati
dall’11 gennaio al 15 gennaio

Ricchezza intellettuale
19 maggio: probità
3 agosto: prosperità
15 ottobre: idee
26 dicembre: solidità
7 marzo: ricchezza

Ore 19,20 - 19,40: intelligenza pratica, fortuna
------------------------------------------------------------------------------------
60. MITZRAEL
Dio che soccorre gli oppressi

Coro degli Angeli Arcangeli
Da 25° a 30° del Capricorno

Angelo Custode dei nati
dal 16 gennaio al 20 gennaio

Consolidamento, riparazione
20 maggio: retribuzione
4 agosto: opportunità
16 ottobre: organizzazione
27 dicembre: edificazione
8 marzo: risoluzione

Ore 19,40 - 20,00: grande talento, salute, fedeltà
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21 GENNAIO - 19 FEBBRAIO
Acquario, Aria

Arcangelo RAZIEL


Influssi positivi:

prima decade (21-30 gennaio) Arcangelo Haniel
seconda decade (31 gennaio-9 febbraio) Arcangelo Raziel
terza decade (10-19 febbraio) Arcangelo Michele
-----------------------------------------------------------------------------------
61. UMABEL
Dio al di sopra di tutto

Coro degli Angeli Arcangeli
Da 0° a 5° dell’Acquario

Angelo Custode dei nati
dal 21 gennaio al 25 gennaio

Amicizia, affinità
21 maggio: amicizia
5 agosto: equilibrio
17 ottobre: proselitismo
28 dicembre: abbellire
9 marzo: solidarietà

Ore 20,00 - 20,20: amicizia, pensiero analogico, successo
------------------------------------------------------------------------------------
62. IAHHEL
Essere supremo

Coro degli Angeli Arcangeli
Da 5° a 10° dell’Acquario

Angelo Custode dei nati
dal 26 gennaio al 30 gennaio

Sapere
22 maggio: eloquenza
6 agosto: prospettiva
18 ottobre: invenzione
29 dicembre: esperienze
10 marzo: distensione

Ore 20,20 - 20,40: pace, misticismo, modestia
-------------------------------------------------------------------------
63. ANAUEL
Dio infinitamente buono

Coro degli Angeli Arcangeli
Da 10° a 15° dell’Acquario

Angelo Custode dei nati
dal 31 gennaio al 4 febbraio

Unità
23 maggio: scienza
7 agosto: coscienza
19 ottobre: bellezza
30 dicembre: coordinamento
11 marzo: piacere

Ore 20,40 - 21,00: intelligenza, denaro, risultati
-----------------------------------------------------------------------------
64. MEHIEL
Dio che vivifica tutte le cose

Coro degli Angeli Arcangeli
Da 15° a 20° dell’Acquario

Angelo Custode dei nati
dal 5 febbraio al 9 febbraio

Vivificazione
24-25 maggio: realizzazione
8 agosto: fortuna
20 ottobre: intesa
31 dicembre: attenzione
12 marzo: calma

Ore 21,00 - 21,20: diffusione di idee, notorietà
--------------------------------------------------------------------------------
65. DAMABIAH
Dio fonte di saggezza

Coro degli Angeli Angeli
Da 20° a 25° dell’Acquario

Angelo Custode dei nati
dal 10 febbraio al 14 febbraio

Saggezza
26 maggio: decisione
9 agosto: eleganza
21 ottobre: unione
1 gennaio: gentilezza
13 marzo: giustizia

Ore 21,20 - 21,40: provvidenza, successo nell’acqua
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66. MANAKEL
Dio che asseconda e sostiene ogni cosa

Coro degli Angeli Angeli
Da 25° a 30° dell’Acquario

Angelo Custode dei nati
dal 15 febbraio al 19 febbraio

Conoscenza
27 maggio: modestia
10 agosto: armonizzazione
22 ottobre: avvenire
2 gennaio: pace
14 marzo: riuscita

Ore 21,40 - 22,00: vita piacevole e pacifica, fiori
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20 FEBBRAIO - 20 MARZO
Pesci, Acqua

Arcangelo METATRON


Influssi positivi:

prima decade (20-29 febbraio) Arcangelo Gabriele
seconda decade (1-10 marzo) Arcangelo Kamael
terza decade (11-20 marzo) Arcangelo Metatron
-----------------------------------------------------------------------------------
67. EYAEL
Dio delizia dei bambini e degli uomini

Coro degli Angeli Angeli
Da 0° a 5° dei Pesci

Angelo Custode dei nati
dal 20 febbraio al 24 febbraio

Trasformazione
28 maggio: modernità
11 agosto: chiarezza
23 ottobre: elevazione
3 gennaio: rimessa in forma
15 marzo: vittoria

Ore 22,00 - 22,20: longevità, evoluzione, esoterismo
------------------------------------------------------------------------
68. HABUHIAH
Dio che dona con liberalità

Coro degli Angeli Angeli
Da 5° a 10° dei Pesci

Angelo Custode dei nati
dal 25 febbraio al 29 febbraio

Guarigione
29 maggio: memoria
12 agosto: fiducia
24 ottobre: amore
4 gennaio: svago
16 marzo: prudenza

Ore 22,20 - 22,40: creatività, guarigione, progresso
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69. ROCHEL
Dio che vede tutto

Coro degli Angeli Angeli
Da 10° a 15° dei Pesci

Angelo Custode dei nati
dal 1° marzo al 5 marzo

Ristabilimento, restituzione
30 maggio: scoperta
13 agosto: amore
25 ottobre: utilità
5 gennaio: natura
17 marzo: gioia

Ore 22,40 - 23,00: favori e onori, rivivere
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70. JABAMIAH
Verbo che produce ogni cosa

Coro degli Angeli Angeli
Da 15° a 20° dei Pesci

Angelo Custode dei nati
dal 6 marzo al 10 marzo

Trasmutazione, alchimia
31 maggio: lealtà
14 agosto: rapidità
26 ottobre: memoria
6 gennaio: guadagni
18 marzo: sapere

Ore 23,00 - 23,20: magia, trasformazione, alchimia
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71. HAIAYEL
Dio, Signore dell’universo
Coro degli Angeli Angeli
Da 20° a 25° dei Pesci
Angelo Custode dei nati
dall’11 marzo al 15 marzo
Motivazione
1 giugno: verità
15 agosto: politica
27 ottobre: prodezze
7 gennaio: prestigio
19 marzo: provvidenza
Ore 23,20 - 23,40: energia, lucidità, vittoria
-----------------------------------------------------------------------------
72. MUMIAH
Fine di tutte le cose
Coro degli Angeli Angeli
Da 25° a 30° dei Pesci
Angelo Custode dei nati
dal 16 marzo al 20 marzo
Rinascita
2 giugno: conciliazione
16 agosto: ordine
28 ottobre: esaltazione
8 gennaio: intelligenza
20 marzo: incontri
Ore 23,40 - 24,00: rinascita, purificazione, futuro
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 1:34 pm
Oggetto: GERARCHIE ANGELICHE
FONTE:



Le origini

Il giudaismo e il cristianesimo nascente distinguevano gli spiriti buoni, fedeli a Dio, e i malvagi, capitanati da Satana; tra i primi ponevano non solo gli Angeli propriamente detti, con gli Arcangeli, ma anche i Cherubini e i Serafini, e tra i secondi i demoni che, identificati con gli dei del paganesimo (il quale adorava le forze della natura), vennero a identificarsi in qualche modo con gli spiriti creduti animatori degli astri e degli elementi. In san Paolo, Principati, Potestà, Virtù (I Corinzi, XV, 24 seg.) e Troni (Colossesi, I, 16), sono titoli degli Angeli in genere, buoni o cattivi; la teologia posteriore li restrinse ai buoni.
Da sant' Agostino infatti si distinsero soltanto gli Angeli di Dio, in cielo, e i demoni di Satana, nell’inferno; per cui i nomi di Principati, Potestà, Virtù e Troni passarono a designare gli Spiriti Celesti. Ma sorse la questione della ragione di tali distinzioni e denominazioni nella Corte Celeste. Era una diversità di natura, ovvero, supposto che la natura di spirito sia la medesima in tutti, di merito, di funzione o di dignità, come pensarono, per esempio, Clemente Alessandrino e Origene? Per lungo tempo i Padri rimasero divisi e incerti; anche perché non si sapeva precisare in che consistesse questa diversità di natura e quante e quali fossero le diversità di ufficio. Inoltre, i testi biblici che si riferiscono alle gerarchie angeliche non hanno carattere sistematico. Per san Girolamo i Cori erano sette, mentre sant’Ambrogio e san Gregorio Magno organizzano diversamente l’ordine gerarchico.
Portò chiarezza ed ordine in questa lo pseudo Dionigi Areopagita (possiamo dire che mentre i nomi dei singoli Ordini angelici derivano dalla tradizione biblica, l’organizzazione gerarchica è il frutto in gran parte della sistemazione dionisiana) con il De Caelesti hyerarchia, al quale fa riscontro il De ecclesiastica hyerarchia. Da questo stesso si comprende come egli non concepisse la Gerarchia Celeste fondata sopra una diversità di natura tra gli spiriti, ma semplicemente, alla stessa guisa della gerarchia ecclesiastica, sopra la differenza del posto che essi occupano a seconda dell’ordine sacro di cui sono rivestiti, della scienza che posseggono e dall’azione che esercitano. Come cioè nella Chiesa la grazia e i doni di Dio si dispensano attraverso una scala discendente di tre gradini – l’episcopato, il presbiterio, il diaconato – così la pienezza della Vita e Luce Divina discende dal Cielo in Terra attraverso tre ordini, diviso ciascuno in tre gradi (nove in tutto), dei quali il più alto la riceve immediatamente da Dio, e ciascuno degli altri da quello che gli sta immediatamente sopra. Sono per ordine discendente: Serafini, Cherubini e Troni; Dominazioni, Virtù e Potestà; Principati, Arcangeli e Angeli. Questa teoria, i cui princìpi, come tutte le altre dello pseudo Dionigi, si ricollegano a quelli neoplatonici, specie da Proclo, fu portata in Occidente da S. Gregorio Magno; poi, quando gli scritti dell’Areopagita furono tradotti in latino da Scoto Eriugena, fu universalmente ricevuta nella scolastica e passò nel linguaggio comune della Chiesa.

Dionigi Areopagita

Gli scritti che vanno sotto il nome di Dionigi Areopagita, primo vescovo di Atene e discendente di san Paolo, a cui si accenna negli Atti (XVII, 34), dal Rinascimento in poi hanno dato luogo a laboriose discussioni. Essi sono ricordati la prima volta verso il 532 da Innocenzo, vescovo di Maronia, ma in occasione della grande conferenza religiosa tenutasi a Costantinopoli (533) per appianare la lotta fra ortodossi e severiani si cominciò a dubitare della loro autenticità per opera di Ipazio di Efeso. Invece papa Martino I li difese strenuamente come autentici e li introdusse in Occidente, e la loro fama si diffuse così rapidamente e stabilmente che specialmente per il commento che ne fece Massimo il Confessore, non si dubitò affatto, per tutto il Medioevo, del loro carattere apocrifo. Attribuiti a Dionigi sono i quattro trattati: De divinis nominibus, De theologia mystica, De caelesti hierarchia, De ecclesiastica hierarchia, e inoltre dieci lettere.
L’Areopagita distingue una teologia affermativa, la quale discende da Dio alle cose finite, e una teologia negativa, che, mediante un processo di negazioni, dalle cose finite sale a Dio. Così l’uomo sciolto e libero da tutte le cose di quaggiù entra in quella caligine veramente mistica dell’inconoscibilità, dove egli fuori da ogni apprensione scientifica non esiste più per sé, ma aderisce assolutamente a colui che è al di sopra di tutto. Di qui l’esaltazione dell’ignoranza mistica come la più alta conoscenza che si possa avere di Dio.
Nella sua opera più importante, quella sui Nomi divini, egli cerca di dimostrare che non è possibile la conoscenza delle scienze spirituali, e tanto meno di Dio, muovendo dalle cose sensibili. La dottrina su Dio è da ricercare nella Scrittura, la quale, peraltro, ci fornisce una conoscenza di Dio che si adatta soltanto alla nostra capacità intellettuale. Ma Dio in se stesso è imperscrutabile, tanto vero che a Lui possono convenire tutti i nomi e nessun nome. La divinità è dunque superiore a tutto, ed essa non è solo unità (monade) ma anche trinità (triade), ma non può essere da noi conosciuta, perché le stesse categorie di unità e trinità non sono capaci di esprimerla: Dio è il sopraente, il sopraunificante, il sopraessenziale.
Il primo attributo di Dio è la Bontà. Da essa derivano gli ordini e le funzioni degli Angeli, le anime e le loro facoltà e anche le cose animate e inanimate, in un sistema gerarchico degli esseri, che ha avuto un’enorme efficacia nella determinazione di taluni dogmi cattolici. La creazione divina è racchiusa dentro i limiti di una gerarchia fantasticamente architettata, ma dentro cui è però visibile il distendersi dell’unico principio divino, che contiene in sé tutti gli esseri.
Giacché il fine della gerarchia propriamente consiste nell’assimilazione e nella congiunzione, per quanto è possibile, con Dio. Gesù è al centro di questa deificazione, perché è posto in mezzo fra Dio trascendente e gli altri esseri. Le gerarchie, che costituiscono gli ordini degli esseri superiori all’uomo, sono distribuite in tre gruppi: Troni, Cherubini, Serafini; Signorie, Potenze, Autorità; Principati, Arcangeli, Angeli.
Inoltre, posto il concetto che Dio è tutto e abbraccia tutto, e che la sua vera essenza si esprime nel Bene, il quale per sua natura è diffusivo, l’Areopagita arriva alla conclusione che in Dio sono uniti anche tutti i contrari. Se Dio è tutto bene, e come tale abbraccia tutto, il male in quanto male non esiste, sicché: "tutte le cose, in quanto sono, sono bene e dal bene; in quanto sono prive del bene, non sono bene, né esistono".
Dunque il male non si può dire che sia nelle cose o nella materia prima o nel corpo umano; la sua realtà, se di realtà si può parlare, è nella nostra volontà, la quale accidentalmente opera il male, ma in grazia del bene, cioè con la coscienza di compiere una cosa giusta. Questa conclusione chiarisce la soluzione di altri problemi teologici sulla provvidenza divina e sulla malvagità dei demoni. Dio conosce il male come difetto del bene o bene difettoso, e i demoni non sono cattivi per natura, ma sono cattivi per quello che non sono.

"Come specchi..."

Nel testo in greco di Dionigi, costituito da quindici brevi capitoli, per un totale di un'ottantina di pagine, leggiamo molte cose a proposito delle "beatissime gerarchie angeliche nelle quali il Padre ha generosamente manifestato la Sua luce e attraverso le quali noi possiamo elevarci fino al Suo assoluto splendore".
Viene detto per esempio che gli appartenenti alle gerarchie sono come specchi trasparenti "adatti a ricevere il raggio di Luce del Principio divino, santamente ricolmi dello splendore a loro dovuto e a loro volta largamente risplendenti verso quelli che li seguono".
E ancora: "Parlando di gerarchia, intendiamo un ordinamento sacro, immagine della bellezza del Principio divino, che ha la sacra funzione di portare a compimento… i misteri della sua propria illuminazione e che tende ad assimilarsi, per quanto gli è consentito, al proprio "Principio", divenendo "collaboratore di Dio" e mostrando "come in se stesso, per quel che è possibile, si compie l'attività divina. (…) L'illuminazione del Principio divino si compie dapprima nelle gerarchie celesti, ed è poi da esse che vengono a noi trasmesse le rivelazioni superiori".
L'autore sembra anche sottintendere che sta parlando di esperienze personali: dice spesso io vedo che gli angeli, alludendo così a vere e proprie visioni che gli avrebbero permesso di conoscere l'ordinamento angelico.

La mediazione

Dionigi l'Areopagita così continua:
Io vedo che gli Angeli furono per primi iniziati al divino mistero dell'amore di Gesù per gli uomini, e che in seguito per opera loro venne a noi la grazia della conoscenza. Fu così che il divino Gabriele rivelò in segreto al sommo sacerdote Zaccaria che il bambino che sarebbe nato da lui, contro ogni speranza e per grazia divina, sarebbe stato un profeta dell'opera divina e umana di Gesù, il quale sarebbe apparso al mondo come benefico salvatore; e fu così che Gabriele rivelò in segreto a Maria come in lei si sarebbe compiuto il mistero del Principio, riguardo all'ineffabile incarnazione divina.
Un altro Angelo comunicò a Giuseppe come in verità si fossero compiute le divine promesse fatte al suo avo Davide; un altro ancora diede la buona novella ai pastori in quanto essi si erano purificati con la loro vita di isolamento e di quiete, e con lui "la moltitudine dell'esercito celeste", che trasmise quel celebre inno di lode agli abitanti della terra. Ma mi innalzerò anche alle più alte illuminazioni dei Loghia (nota: ciò che è stato detto da Dio nel corso dei tempi e tramandato dai testi sacri): io vedo infatti che lo stesso Gesù, causa sovressenziale delle entità celesti, giunto fino a noi rimanendo immutabile, non si sottrae al buon disegno, stabilito e scelto da Lui secondo la convenienza umana, ma si sottomette docilmente ai voleri di Dio Padre, trasmesso attraverso gli Angeli, con la cui mediazione viene anche annunciata a Giuseppe la ritirata in Egitto del Figlio, disposta dal Padre, e in seguito il trasferimento dall'Egitto in Giudea.
E' perciò per mediazione degli Angeli che noi Lo vediamo sottomettersi alle leggi del Padre. Tralascio di dire, a te che lo sai (nota: Dionigi indirizza il suo libro al "confratello Timoteo"), tutto ciò che ci è stato rivelato dalle tradizioni sacerdotali circa l'Angelo che confortò Gesù, o il fatto che lo stesso Gesù, entrato nell'ordine rivelatore per la sua benefica opera salvatrice, fu proclamato "Angelo del gran consiglio". Ed è proprio così, perché Egli stesso dice, nel modo proprio degli Angeli, di annunziarci tutte le cose che ha udito dal padre.

I Nomi

Quanto alle gerarchie celesti vere e proprie, Dionigi afferma di ritenere che "lo sappia con esattezza solo il loro divino Principio iniziatore. (…) Noi non diremo nulla che venga solo da noi, ma esporremo, secondo le nostre capacità, quelle visioni celesti che furono contemplate dai santi conoscitori del Divino e a cui anche noi siamo stati iniziati".

Nove sono gli ordini delle entità celesti, a loro volta suddivisi in tre ordini maggiori: il primo è quello che è sempre presso Dio e comprende i santi Troni e le loro corti "dai molti occhi e dalle molte ali", cioè Cherubini e Serafini. Il secondo ordine comprende Potestà, Dominazioni e Virtù; il terzo gli Angeli, gli Arcangeli e i Principati. Ogni nome delle Intelligenze celesti indica il carattere divino proprio ad ognuna.
Di seguito, riportiamo il testo di Dionigi nella traduzione di G. Burrini (Roma, 1981).

Serafini, Cherubini, Troni

Il santo nome dei Serafini significa sia "coloro che bruciano" sia "coloro che riscaldano", e quello dei Cherubini significa "pienezza di conoscenza" o "effusione di saggezza". Il nome Troni sta ad indicare la vicinanza al trono divino, quindi entità altissime che siedono immediatamente accanto a Dio e ricevono in maniera diretta e immediata le perfezioni e le conoscenze divine. (…)
(Quanto al nome dei Serafini esso ci rivela) il loro continuo ed incessante movimento attorno alle realtà divine, il calore, l'ardore, il ribollire di questo eterno movimento continuo, stabile e fermo, la capacità di rendere simili a se stessi i subordinati, elevandoli energicamente, facendoli ribollire ed infiammare fino ad un calore uguale al loro, il potere catartico simile alla folgore, la natura luminosa e risplendente che mai si occulta e che è inestinguibile, fugatrice di ogni tetra oscurità.
Quanto al nome dei Cherubini, esso ci rivela il loro potere di conoscere e di contemplare la Divinità, la loro attitudine a ricevere il dono di luce più alto e a contemplare la dignità del Principio divino nella sua potenza originaria, la loro capacità di riempirsi del dono della saggezza e di comunicarlo, senza invidia, a quelli del secondo ordine…
Quanto al nome di Troni, spiriti molto alti e sublimi, esso ci indica che questi trascendono in modo puro ogni vile inclinazione, che si elevano verso la vetta in modo ultraterreno, che fermamente si ritraggono da ogni bassezza, che siedono totalmente, in modo saldo e ben fondato, attorno a Colui che è veramente l'Altissimo, che accolgono ciò che discende dal Principio divino con una calma tutta immateriale, e infine che sono portatori del Divino, premurosamente aperti a ricevere le Sue donazioni.

Dominazioni, Virtù, Potestà

Io credo che il nome rivelatore delle sante Dominazioni ci indichi la loro forza di elevarsi, che mai si sottomette, libera da ogni inferiore cedimento; esse non si abbassano assolutamente a nessuna realtà discordante e tirannica, superano… ogni degradante asservimento…, entrano il più possibile in comunione con l'eterna divinità del Principio della Dominazione.
Il nome delle sante Virtù significa coraggio saldo e intrepidità in tutte le attività, un coraggio che mai si stanca di accogliere le illuminazioni donate dal Principio divino, che è anzi potentemente teso all'imitazione di Dio…
Quanto al nome delle sante Potestà, esso ci rivela la loro parità di grado condivisa con le divine Dominazioni e con le Virtù, la disposizione molto armoniosa nell'accogliere i doni divini, il carattere di potenza ultraterrena e intelligente, che non abusa tirannicamente delle sue potenti forze, volgendole al peggio, ma che si eleva ed eleva con bontà i subordinati verso le realtà divine, e che tende ad assimilarsi al Principio della Potestà, fonte di ogni potestà, che Lo riflette, per quanto è possibili agli Angeli…

Principati, Arcangeli, Angeli

Il nome dei Principati ci indica che essi possiedono un carattere divinamente sovrano e un potere di comando, entro un ordine sacro che è il più consono a delle potenze sovrane; che si modellano il più possibile su quello stesso Principio, fonte di ogni altro principio; e infine che essi, con il buon ordinamento delle loro potenze sovrane, Lo esprimono come Principio ordinatore sovressenziale…
Il santo ordine degli Arcangeli, per la sua posizione centrale nella gerarchia, partecipa ugualmente degli estremi. Infatti è affine ai santissimi Principati ed è affine agli Angeli… in quanto riceve gerarchicamente le illuminazioni del Principio divino attraverso le potenze primarie e le annuncia benevolmente agli Angeli, e tramite gli Angeli le manifesta a noi, in proporzione alle sante attitudini di coloro che vengono divinamente illuminati.
Con gli Angeli, come abbiamo detto, terminano e si completano tutti gli ordini delle Intelligenze celesti, perché essi, da ultimi fra le entità celesti, possiedono il carattere di messaggeri e sono più vicini a noi; perciò più ad essi che ai precedenti è appropriato il nome di Angeli, in quanto la loro gerarchia si occupa di ciò che è più manifesto e, ancor più, delle cose di questo mondo… Per questo la Scienza divina ha affidato agli Angeli la nostra gerarchia, designando Michele principe del popolo ebraico, e chiamando anche altri Angeli a presiedere sui vari popoli. Difatti l'Altissimo "stabilì i confini dei popoli secondo il numero degli Angeli di Dio" (Deut. 32, Cool.

L'Armonia sovressenziale

Le Intelligenze celesti sono tutte rivelatrici e messaggere di chi le precede: quelle più degne lo sono di Dio che le muove, mentre le altre, a misura delle loro forze, lo sono delle entità che vengono mosse da Dio.
L’Armonia sovressenziale di tutte le cose ha difatti così ben provveduto alla regolare elevazione e alla santa ed armoniosa disposizione di ciascun essere razionale ed intelligente che ha ripartito ogni gerarchia in ordini sacri, per cui noi vediamo tutta la gerarchia divisa in potenze primarie, intermedie ed ultime; ma, a dire il vero, Essa ha suddiviso anche ogni ordinamento secondo gli stessi rapporti divini. Perciò i conoscitori del Divino dichiarano che gli stessi altissimi Serafini "gridavano l’uno all’altro" (Isaia 6, 3) per dimostrare con ciò chiaramente, a mio avviso, che essi per primi trasmettevano agli altri le conoscenze che hanno sul Divino.
A mio parere c’è ancora una cosa che merita un’intelligente riflessione: la tradizione dei Loghia dice degli Angeli che essi sono "mille migliaia" e "diecimila miriadi" (Daniele 7, 10. Apocalisse 5, 11 e 9, 16) – ripetendo per essi e moltiplicando i numeri più alti che noi usiamo – con l’intenzione di rivelarci chiaramente, con ciò, che gli ordini delle entità celesti sono per noi incalcolabili. Molti difatti sono i beati eserciti delle Intelligenze ultraterrene, superiori alla nostra debole e limitata numerazione materiale, e definiti compiutamente solo dal loro pensiero e dal loro sapere ultraterreno e celeste, ad essi felicemente donato dal Principio divino onnisciente e fonte di saggezza, parimenti Principio sovressenziale, Causa creatrice di essenza, Potenza e Termine che comprende ed abbraccia tutti gli esseri.

Sant'Agostino e san Tommaso d'Aquino

Sant'Agostino così commenta la questione riguardante le gerarchie angeliche:
Come sia composta quella società suprema, e quali siano le differenze gerarchiche, così da permettere, nonostante il comune nome di angeli, l’esistenza anche di Arcangeli, e se gli Arcangeli si chiamino anche Virtù e in che rapporti stiano tra loro quei quattro termini con cui l’apostolo Paolo sembra voler abbracciare tutta la suddetta società dei celesti, dicano pure quelli che possono dirlo, se però possono provare quello che dicono; io per me confesso di ignorarlo (Enchiridion, 5Cool.

Nel tardo medioevo, Tommaso d’Aquino scrive nella sua Summa Theologica:
Circa i soggetti, occorre distinguere i gruppi gerarchici in quanto ricevono in maniera non uguale gli ordini del Principe, come può avvenire nelle città sottomesse ad un unico sovrano, anche se abbiano ricevuto legislazioni diverse. Gli Angeli dotati di una intelligenza più o meno possente conoscono le leggi divine in maniera diversa. E’ questo il fattore principale su cui si fonda la varietà gerarchica in essi. La Prima Gerarchia conosce e apprezza queste leggi come procedenti da un Principio Universale, che è Dio. La seconda le coglie come dipendenti da cause universali create, che sono già più o meno numerose. La terza gerarchia le coglie come sono applicate a ciascun essere e dipendenti da cause particolari. La distinzione degli Angeli in gerarchie e ordini si poggia non tanto sui doni naturali della loro essenza specifica, quanto sul grado della loro elevazione soprannaturale e sulla visione intuitiva che Dio ha loro concesso dopo che ebbero superato la prova, un pelago senza limiti e fondo di beatitudine in cui, con diversa profondità, si immerge la loro estasi.
Quanto alla possibilità degli umani di guadagnare l’accesso alle Gerarchie Celesti, "gli uomini possono sì entrare nei diversi ordini degli Angeli, ma non assumendo la loro natura, pur meritando in Cielo una Gloria che li eguaglia all’uno o all’altro dei Cori Angelici".

L'opera angelica "oggi"

Possiamo dunque intendere le Gerarchie Angeliche come i tramiti o i veicoli dell’emanazione del Pensiero Divino Creatore verso la manifestazione fisica del Creato. Le schiere angeliche operano lungo il percorso della Creazione secondo il loro grado di Conoscenza e la loro Funzione: operano dal momento in cui la Volontà Divina "decide" fino alla manifestazione fisica di tale Volontà, secondo le Leggi a cui essi (e il Tutto) sono sottoposti. Ogni singolo Coro e Ordine riceve dal livello superiore ed emana al livello inferiore quanto tali Leggi consentono: ciò permette alfine all’elemento creato di assumere una propria identità e caratteristiche proprie. Dai Serafini agli Angeli assistiamo dunque alla "solidificazione" della Volontà Creatrice: i primi ne saranno Puro Specchio, i secondi Custodi e Costruttori a livello fisico.

Serafini - Il loro nome significa Ardenti. Sono statici conservatori dell’energia divina increata; pur non conoscendo quella che sarà la Volontà Creatrice, essi reggono fra le loro mani l’energia primordiale e la rendono disponibile nel momento in cui dovrà canalizzarsi per manifestarsi.

Cherubini - Il loro nome significa Colui che prega. Ricevono l’onda del Pensiero Divino, e l’energia per realizzarlo, direttamente dai Serafini. Costituiscono l’elemento dinamico: in base al Progetto, distribuiscono e organizzano le leggi e le strutture dell’energia divina emanata. Per tale motivo, li conosciamo quali guardiani dell’Arca dell’Alleanza e della Porta del Paradiso.

Troni - Portatori della Giustizia di Dio, sovrintendono alla corretta collocazione nello spazio e nel tempo dell’elemento creato.

Dominazioni - Stabiliscono i confini entro i quali l’elemento creato potrà agire, nel pieno rispetto delle leggi statiche e dinamiche che i Cherubini hanno stabilito in precedenza. Confini entro cui la nuova creazione potrà muoversi interagendo con gli altri elementi creati, secondo un principio di generale armonia e in ottemperanza alle leggi universali.

Virtù - Dispensatori di Grazia, definiscono l’archetipo, in termini di qualità specifiche, dell’elemento creato. Stabiliscono pertanto le caratteristiche proprie dell’elemento: attribuiscono la forma, il colore, la dimensione, il profumo, la temperatura. Da questo momento in poi l’elemento è pronto per scendere nei piani della materia, manifestandosi, sia esso un fiore o una galassia.

Potenze o Potestà - Caricano l’elemento creato dell’energia vitale più adatta alla sua specie. Praticamente formano i suoi corpi sottili, infondono il "prana", modellano l’aura che permetterà l’espressione del Sé e difendono dall’attività eversiva delle forze maligne.

Principati - Sono i protettori delle manifestazioni religiose e di culto che stabiliscono e conservano i legami tra creature e Creatore; costituiscono il ponte tra la manifestazione materiale e l’essenza spirituale.

Arcangeli - Custodiscono gli archetipi dello specifico elemento creato, collocato all’interno di una specie. Sovrintendono direttamente all’attività degli Angeli posti a custodia di ogni singolo elemento. Il termine Arcangelo è composto e deriva dal greco essere a capo e messaggero.
Angeli - Sono i Custodi delle singole entità, siano queste esseri umani, appartenenti ai regni vegetale e minerale, oppure oggetti costruiti dall’uomo. Inoltre sono i Costruttori delle forme all’interno dei quattro elementi e dell’etere cosmico che li contiene. In pratica, si occupano di mantenere correttamente saldo nella materia il Progetto Divino lasciando all’Uomo la possibilità, tramite il libero arbitrio, di far progredire ed evolvere tale Progetto. La categoria degli Angeli è dunque quella più vicina agli esseri umani ed opera direttamente sulla loro natura energetica.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 1:38 pm
Oggetto: ANGELI CUSTODI
ONTE:


Incontri

"Parlare" dell’Angelo Custode significa parlare di una presenza molto intima e discreta nella nostra esistenza: ognuno di noi ha instaurato un rapporto particolare col proprio Angelo, sia che lo si abbia coscientemente accettato, sia che lo si ignori.
Nella sezione I vostri contributi sono raccolte le vostre esperienze e i vostri incontri "speciali" con l'Angelo, lasciando da parte, per un attimo, quello che dottrine, religioni e tradizioni ci riportano riguardo ai nostri Custodi Celesti.
Quelle che invece riportiamo qui in apertura sono solo alcune fra le tante esperienze che hanno caratterizzato la vita di santi, mistici e credenti di ogni epoca. La lista degli incontri è lunghissima e una parte di essa è stata inclusa nella sezione Testimonianze. Naturalmente l’Angelo Custode non è una prerogativa delle grandi personalità religiose: il "non vederlo" e il "non sentirlo" di molti uomini comuni, immersi nella vita frenetica della quotidianità, non intacca minimamente la sua presenza accanto a noi.
Nella sezione I Nomi degli Angeli riportiamo inoltre l'elenco dei 72 Angeli che ci custodiscono e ci stimolano alla Virtù, così come sono riportati dalla Cabala. Lì troverete, in base alla vostra data di nascita, il nome di colui al quale siete stati affidati.

Padre Pio

Il pensiero di padre Pio su questo angelo speciale per ciascuno di noi è sempre chiaro e conforme alla teologia cattolica e alla dottrina ascetico-mistica tradizionale. Padre Pio raccomanda a tutti "grande devozione a questo sì benefico angelo" e stima "un grandissimo dono della Provvidenza la presenza di un angelo che ci custodisce, guida e illumina per la via della salvezza".

Sfogliando l'Epistolario ci si imbatte in una fioritura abbondante e variopinta di appellativi: piccolo compagno della mia infanzia, buon segretario, angioletto, il mio buon angiolino, inseparabile compagno, celeste personaggio, insigne guerriero, messaggero celeste, come un fratello, come un amico, come un familiare… Il compito dell'angelo custode non si limita soltanto agli aiuti spirituali, ma si estende anche a quelli materiali: previene i pericoli che sovrastano il corpo, come le insidie tese a interrompere e ostacolare i rapporti dell'anima con Dio; spinge a scansare il male ed a praticare il bene; partecipa pure all'azione delle facoltà superiori… illumina la mente con le buone ispirazioni per una maggiore conoscenza della verità; muove e fortifica la volontà con la tendenza al bene.

L'angelo custode di padre Pio svolgeva anche compiti particolari, per esempio quello di traduttore: "I celesti personaggi non cessano di visitarmi e farmi pregustare l'ebbrezza dei beati. E se la missione del nostro angelo custode è grande, quella del mio è di certo più grande dovendomi fare anche da maestro nella spiega di altre lingue" (E I, 304). Gli suggeriva i mezzi per smascherare le insidie diaboliche (E I, 321); fungeva da mediatore: "Il venti volgente mese offersi il santo sacrificio per voi. Lo sa il buon angelo mio custode, a cui tante volte gli ho affidato il delicato ufficio di venirvi a consolare" (E I, 394); tramite l'angelo custode, padre Pio presentava a Dio tutte le buone opere e consigliava la stessa pratica alle anime a lui affidate (E I, 251); lo sceglieva come collaboratore delle proprie iniziative di zelo per la propagazione del regno di Dio: "Vorrei avere una voce sì forte per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna. Ma poiché ciò non è in mio potere, ho pregato e pregherò il mio angiolino a compiere per me questo ufficio" (E I, 277).

Nelle sue lettere si legge:

Il tuo angelo custode vegli sempre su di te, sia egli il tuo condottiero che ti guidi per l'aspro sentiero della vita; ti custodisca sempre nella grazia di Gesù, ti sostenga con le sue mani affinché tu non dia del piede in qualche sasso; ti protegga sotto le ali sue dalle insidie tutte del mondo, del demonio e della carne. Come è consolante il pensiero che vicino a noi sta uno spirito, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, nemmeno quando osiamo di peccare. E questo spirito celeste ci guida, ci protegge come un amico, un fratello. Ma è oltremodo consolante il sapere che quest'angelo prega incessantemente per noi, offre a Dio tutte le buone azioni e opere che compiamo, i nostri pensieri, i nostri desideri, se son puri. Abbilo sempre davanti agli occhi della mente, ricordati spesso della presenza di quest'angelo, ringrazialo, pregalo, tienigli sempre buona compagnia. Apriti e confida a lui i tuoi dolori; abbi continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo. Sappilo e fissalo bene nella mente. Egli è così delicato, così sensibile. A lui rivolgiti nelle ore di suprema angoscia e esperimenterai i di lui benefici effetti (E III, 82-83).

(…) Quanto consola il sapersi di essere sempre sotto la custodia di un celeste spirito, il quale non ci abbandona nemmeno (cosa ammirabile!) nell'atto che diamo disgusto a Dio! Di chi dunque può temere l'anima devota avendo sempre con sé un sì insigne guerriero? O non fu egli forse uno di quei tanti che assieme all'angelo san Michele lassù nell'empireo difesero l'onore di Dio contro satana e contro tutti gli altri spiriti ribelli ed infine li indussero alla perdita e li relegarono nell'inferno? Ebbene, sappiate che egli è ancor potente contro satana e i suoi satelliti, la sua carità non è venuta meno, né giammai potrà venir meno dal difenderci. Invocate spesso questo angelo custode, quest'angelo benefico, ripetete spesso la bella preghiera: "Angelo di Dio, che sei custode mio, a te affidato dalla bontà del Padre celeste, illuminami, custodiscimi, guidami ora e sempre". Qual sarà la consolazione quando, al momento della morte, l'anima vostra vedrà quest'angelo sì buono che vi accompagnò lungo la vita e fu sì largo di cure materne? (E II, 403-405)

Racconta poi uno dei biografi: "Ero un giovane seminarista quando padre Pio mi confessò, mi diede l’assoluzione e poi mi chiese se credevo al mio angelo custode. Risposi esitante che, per la verità, non l’avevo mai visto e lui, fissandomi con sguardo penetrante, mi tirò un paio di ceffoni e aggiunse: Guarda bene, è là ed è molto bello!. Mi girai e non vidi niente, ma il padre aveva negli occhi l’espressione di qualcuno che davvero guarda qualcosa. Non stava fissando il vuoto. I suoi occhi brillavano: riflettevano la luce stessa del mio angelo".

Una lettera di padre Pio del 1912 racconta della "lite" col suo angelo, il quale se n’era stato via troppo a lungo lasciandolo in balìa delle tentazioni:

Lo rimproverai severamente per essersi fatto attendere così a lungo, sebbene non avessi mai smesso di chiamarlo in mio soccorso. Per punirlo, decisi di non guardarlo in faccia: volevo andarmene, sfuggirgli. Ma lui, poverino, mi raggiunse quasi in lacrime. Mi afferrò e mi fissò, finché non alzi gli occhi, lo guardai in faccia e vidi che era molto dispiaciuto. Disse: "Ti sono sempre vicino, mio caro protetto, ti circondo sempre con l’affetto che ha fatto nascere la riconoscenza verso il beneamato del tuo cuore. L’affetto che provo per te non si spegnerà nemmeno con la fine della tua vita".
A quanti poi gli domandavano se veramente sentisse la voce dell’angelo, rispondeva ironicamente: "Credi forse che sia sordo?".

Anna Caterina Emmerich

Anna Caterina Emmerich (Germania 1774-1824), monaca agostiniana, è la stigmatizzata alle cui visioni il poeta Paul Claudel dovette la sua conversione al cattolicesimo. La santa fin dall’età di nove anni ebbe visioni angeliche che la seguirono poi intensamente per tutta la vita; oltre a leggere nel pensiero e sollevarsi dal suolo, usciva dal corpo e veniva trasportata dal suo angelo custode a migliaia di chilometri dal suo villaggio natale (Dulmen, in Vestfalia) il che le permetteva di portare in anteprima notizie provenienti da molto lontano. Una volta riferì al suo parroco di aver scorto il Papa che poneva una corona in capo ad un piccolo personaggio. Alcuni giorni dopo giunse la notizia che Napoleone Bonaparte era stato incoronato imperatore. Questi strani poteri misero in sospetto tanto le autorità civili che quelle ecclesiastiche, le quali, sospettando una frode, sottoposero Caterina a ripetuti controlli e verifiche per rilevare i possibili imbrogli: i risultati furono costantemente negativi. A proposito del suo angelo custode diceva:

Lo splendore emanante da lui è pari solo al suo sguardo: un raggio di luce. A volte passavo intere giornate con lui. Mi mostrava delle persone che conoscevo e altre che non avevo mai visto. Con lui attraversavo i mari alla velocità del pensiero. Potevo vedere molto lontano. Mi condusse dalla regina di Francia (Maria Antonietta) mentre era in prigione. Quando arriva per portarmi con sé solitamente vedo un debole chiarore e poi improvvisamente mi appare dinanzi come la luce di una lanterna che illumina le tenebre... La mia guida è sempre davanti a me, a volte al mio fianco e non ho mai visto i suoi piedi muoversi. E’ silenzioso, fa pochi movimenti, ma talvolta accompagna le sue brevi risposte con un cenno della mano, o inclinando il capo. Oh, com’è brillante e trasparente! E’ serio e gentile e ha capelli setosi, fluttuanti e brillanti. Il suo capo non è coperto e l’abito che indossa è lungo e di un candore abbagliante... Gli parlo liberamente e tuttavia non ho mai potuto guardarlo in viso. Mi inchino dinanzi a lui ed egli mi guida con diversi cenni. Non gli faccio mai troppe domande perché la soddisfazione che provo solo sapendolo al mio fianco, mi trattiene. E’ sempre molto breve nelle sue risposte... Una volta mi persi nei campi di Flamske, ero terrorizzata, cominciai a piangere e pregare Dio. Improvvisamente vidi davanti a me una luce, simile a una fiamma, che si trasformò nella mia guida. La terra sotto i miei piedi diventò secca e né pioggia né neve cadevano più su di me. Ritornai a casa senza nemmeno bagnarmi.

Maria Angela Astorch

La cappuccina catalana Maria Angela Astorch (1592-1662) descrive così le sensazioni che provò allorché vide per la prima volta il suo angelo custode:

Non appena percepii la sua presenza, avvenne un tale cambiamento nel mio spirito che si può dire vivessi in me stessa e allo stesso tempo fuori dal mio corpo. Infuse una grande nobiltà alle mie percezioni, il mio cuore si riempì di una dolce sensazione di conforto e con una minuziosa operazione fortificò tutto il mio spirito. Lasciò in me una tale impronta, una gratitudine così umile e dolce che non conoscevo più la debolezza delle creature, poiché tutte le passioni erano scomparse; provai una tale purezza di coscienza e una tale mortificazione dei sensi, che non dovevo più combattere con essi grazie alla potenza di quella misericordia.

Emanuel Swedenborg

Emanuel Swedenborg (Stoccolma 1688 - Londra 1772), appartenente alla Chiesa protestante e fino a 56 anni "semplice" scienziato, cominciò ad avere, da quell’età in poi e ininterrottamente per decenni, sogni misteriosi che si trasformarono in visioni e viaggi mistici. Così afferma riguardo gli angeli custodi:

Angeli di ogni società sono inviati agli uomini per salvaguardarli dai pensieri e dai desideri sbagliati. Se costoro li ricevono liberamente, inviano loro buoni sentimenti che li aiutano ad allontanare le intenzioni malvagie. Tutte queste funzioni sono funzioni del Signore, svolte attraverso gli angeli, perché gli angeli le svolgono non per se stessi, ma in base all’ordine divino.

Maria Lataste

Maria Lataste (Francia 1822-1847), morta a soli 25 anni, entrò in convento e scrisse lungamente di angeli sotto dettatura medianica, specie nel quarto libro della sua opera, intitolato "Gli angeli e gli uomini". Eccone un estratto:

La più intima unione dell’uomo è con gli angeli ed è un’unione destinata a durare per sempre, fino all’eternità. L’unione con la creatura materiale invece è a un livello molto più basso ed è solo transitoria; dura solo fino alla soglia della vita. L’unione dell’anima con l’angelo è la più forte, poiché essa non è mai passiva, ma operante, attiva. Tra l’uomo e gli angeli c’è comunicazione e intesa; tanto che l’uomo finisce per somigliare all’angelo e innalzarsi con lui... Due cose gli angeli hanno il potere di creare negli uomini. La prima è l’illuminazione dell’intelligenza, la seconda è il moto della volontà. Essi illuminano gli uomini in tre modi: annunciando loro i divini misteri, istruendoli ed esortandoli. Li illuminano manifestandosi a loro visibilmente o invisibilmente. Invisibilmente, quando non si servono di nessun oggetto sensibile per manifestarsi, agendo direttamente con l’anima sull’anima, parlando come da spirito a spirito, come da un angelo ad un altro angelo. E ciò avviene sia quando l’interlocutore è sveglio, sia quando dorme. Gli angeli si avvicinano a tutti quelli che si interessano a loro e che vi si rivolgono ispirati da buoni pensieri. Quanto alla volontà, essa rimane libera e né gli angeli, né Dio stesso, possono imporre un movimento verso il bene se l’anima non lo vuole. Il moto dell’anima è una disposizione, un’attitudine verso il bene. Solo in questo modo gli angeli possono agire, eliminando gli ostacoli che la limitano... Dio ha affidato l’esecuzione degli atti della Provvidenza ai propri ministri, che sono gli angeli. Ha creato l’uomo e lo ha affidato a loro, perciò gli angeli rimangono sempre al suo fianco, come suoi custodi. Tutti gli uomini hanno un angelo custode perché tale è la volontà del Padre, nel cielo, il quale sempre per il bene e la salvezza dell’uomo. Gli angeli custodi sono stati creati da Dio fin dal principio. Tutti gli uomini ne hanno ricevuto uno che vegli su di loro... Ecco quello che l’angelo custode fa per voi e quello che voi dovete fare per lui. Egli allontana da voi i mali del corpo e dell’anima; lotta contro i vostri nemici, vi incita a fare il bene; porta a Dio le vostre preghiere e incide sul libro della vita le vostre opere buone; prega per voi, vi segue fino alla morte e vi porterà in seno a Dio se vivrete nella giustizia durante il vostro passaggio sulla terra. Un nonnulla può affliggere il vostro corpo per sempre, un incidente può per sempre carpire la vita della vostra anima. Non siete abbastanza preparati per scavalcare e allontanare tutti i pericoli; e quand’anche lo foste, spesso non lo potreste fare da soli. Ciò che non vedete, il vostro angelo può vederlo per voi e proteggerà il vostro corpo e la vostra anima allontanando tutto quello che potrebbe creare danno; lo fa senza che voi ve ne accorgiate. Se qualche volta ci riflettete e vi domandate come mai siete sfuggiti a tale incidente, a tale disgrazia, toccherete con mano l’azione del vostre angelo... Infine il vostro angelo custode vi seguirà dappertutto, ogni giorno della vostra vita e quando Dio vi ritirerà da questo mondo, vi presenterà davanti a Lui.

Eugenio Ferrarotti

Padre Eugenio Ferrarotti, superiore della Chiesa di San Filippo a Genova ed esorcista riconosciuto, riceve messaggi dal proprio angelo custode tramite la scrittura automatica. Ecco le sue parole:

Stabilire un contatto con l’angelo custode è semplice. Prima di tutto pensandolo: se non lo si pensa, lui è quasi con le mani legate. Però ci dà ugualmente assistenza e protezione e chissà quante volte ci ha salvato da pericoli spirituali e corporali. L’angelo bisogna invocarlo, raccomandandosi a lui, giusto per mantenere aperto il canale di comunicazione. Io lo faccio spesso, specie se devo incontrarmi con persone difficili... Funziona sempre. E non lo penso solo io. Una volta papa Pio XI confidò a monsignor Roncalli, il futuro Papa buono, che quando doveva incontrare certe persone faceva la commissione al suo angelo custode e le cose poi andavano meglio. Consiglio a tutti di provare... prima o poi l’angelo trova il modo di rivelarsi a chi lo invoca. La sua presenza è per me una certezza. Lo dicono anche le Sacre Scritture: "Ecco, io mando un Angelo davanti a te, perché ti guidi durante il cammino e ti conduca al luogo che ti ho preparato. Rispetta la sua presenza e ascolta la sua voce" (Esodo, 23 20).

Katsuko Sasagawa

Katsuko Sasagawa (Giappone 1931) si chiama oggi suor Agnese e vive uno stretto rapporto con la dimensione angelica, fin da quando si salvò da un coma profondo nel corso del quale ebbe visioni magnifiche, che continuarono in seguito anche in stato di coscienza. In una visione del luglio 1973, la religiosa vide una figura che pregava al suo fianco:

E’ la stessa che avevo visto al lato del letto in ospedale, una donna fatta di luce, dalla voce magnifica, pura, che risuonava nella mia testa. Fissandola mi accorsi che somigliava vagamente a mia sorella morta. Appena l’idea mi sfiorò, la creatura mi rispose sorridendo gentilmente e facendo cenno di no con la testa. Poi disse: "Sono colei che resta sempre al tuo fianco e ti protegge". L’angelo brillava, non lo si può descrivere a parole, emanava una sensazione di dolcezza. Il suo abito era di luce.

Segue una nuova visione del 2 ottobre successivo, festa degli angeli custodi. Racconta suor Agnese:

Una luce brillante mi abbagliò. Nello stesso istante apparvero le figure degli angeli che pregavano davanti all’ostia luminosa. Erano in otto, inginocchiati intorno all’altare e formavano un semicerchio. Quando dico che erano inginocchiati, non intendo che vedevo le loro gambe, o distinguevo i loro tratti. E’ difficile perfino descriverne gli abiti. Sicuramente non assomigliavano a degli esseri umani, non avevano l’aspetto di bambini, né di adulti, erano senza età ed erano proprio lì. Non avevano ali, ma i loro corpi erano avvolti da una specie di luminescenza misteriosa. Non credevo ai miei occhi. Tutti adoravano il Santo Sacramento con grande devozione. Al momento della comunione, uno di essi mi invitò ad avanzare verso l’altare, da dove potei distinguere chiaramente gli angeli custodi di ogni membro della comunità. Davano veramente l’impressione di guidarli e proteggerli con gentilezza ed affetto. Niente come quella scena riuscì ad aprirmi gli occhi sul profondo significato dell’angelo custode: fu molto meglio di qualsiasi spiegazione teologica...
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 1:44 pm
Oggetto: I TRE ARCANGELI
FONTE:




Nella sezione Nomi degli Angeli abbiamo conosciuto il nome dei 9 Arcangeli che presiedono all’attività dei 9 Cori Angelici secondo la Cabala ebraica: in questa sezione approfondiremo la loro funzione e il legame col nostro mondo, accennando anche al decimo Arcangelo preposto alla sfera energetica della Terra, Sandalphon.
In realtà, nel pensiero comune, 3 sono gli Arcangeli a cui è dedicata la maggior parte delle invocazioni e che quindi risultano collegati a molte funzioni diverse: Michele, Gabriele e Raffaele. Il motivo di questa predilezione è dovuto in gran parte al fatto che la Chiesa ci indica solo i tre nomi esplicitamente citati nell’Antico e Nuovo Testamento.
Iniziamo dunque a parlare dei 3 Arcangeli più noti attraverso la ricerca di Giuditta Dembech che ha attinto da diverse tradizioni (vedi anche Angeli e Astri).

Michael
La predilezione degli umani nei confronti di Michael, divenuto per tutti San Michele Arcangelo, è dovuta al fatto che gli viene attribuito uno dei compiti più importanti: quello della lotta contro le Forze del Male. Per questo, è familiarmente raffigurato con la corazza e la spada di un guerriero nell’atto di calpestare e dunque sconfiggere Satana, rappresentato sotto forma di serpe o drago.
La sua spada fiammeggiante, naturalmente, ha valore simbolico: con essa, non solo trafigge il drago ma squarcia il buio, sconfigge le tenebre e riporta ai suoi protetti il conforto della Luce. Egli è dunque il protettore dalle insidie che provengono dalle forze oscure, è la roccaforte della Luce, il baluardo nei confronti delle tenebre. Il suo è il ruolo centrale di capo delle armate Celesti, il vincitore della Bestia, il vincitore per eccellenza di tutte le battaglie.
Questo suo aspetto di guerriero vittorioso ed invulnerabile gli assicurerà il grande favore da parte di tutti gli eserciti, dei soldati e dei regnanti di tutte le epoche. Infatti, già nel 313 l’imperatore Costantino gli tributa un intenso culto. Personaggio piuttosto dubbio, Costantino fu un feroce massacratore di Cristiani; si ravvide dopo aver avuto una grande visione. Una croce fiammeggiante gli apparve in cielo con una scritta: "In hoc signo vinces", (con questo segno vincerai). Stava infatti per scendere in battaglia contro l’esercito dell’imperatore Massenzio: la tradizione vuole che ciò accadesse alle pendici del monte Musinè. Dimenticando l’odio con cui ha martorizzato tanti cristiani proprio in nome di quella croce, decide di accettare il consiglio del cielo. Fa contrassegnare con la croce tutte le armi, i carri e gli stendardi e, com’era prevedibile, vincerà la battaglia. Toccato nel vivo, Costantino ordina immediatamente che cessino le persecuzioni contro i cristiani, viene catechizzato e fa costruire, tra l’altro, un grande santuario a Costantinopoli tutto dedicato all’Arcangelo, il Micheleion, ponendo la città sotto alla sua celeste protezione. In seguito, furono ben quindici le chiese della città costruite in onore di Michele. Dal mondo bizantino, il culto dell’Arcangelo Michele dilaga rapidamente ovunque, diffuso soprattutto dalla popolarità che gode fra i soldati.
Nel 490 in Italia inizia una serie di eventi miracolosi nel Gargano che culminerà con l’apparizione dell’Arcangelo all’arcivescovo Lorenzo di Siponto. Chiede che gli venga costruito un santuario in una grotta inaccessibile. E’ molto esplicito:
Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta; io stesso ne sono il vigile custode… Là dove si spalanca la roccia i peccati degli uomini verranno perdonati… Quello che qui verrà chiesto con la preghiera, qui verrà esaudito.
Ma l’impresa è ardua, quella caverna è collocata in una posizione veramente impossibile per costruirci dentro. Il vescovo temporeggia, l’Angelo no. Tre anni dopo, Michele torna a riapparire, insiste. Avvisa che quel luogo è stato consacrato da lui stesso, che i culti possono iniziare senza aspettare oltre. Monsignore si reca nella grotta e, con suo grande stupore, trova un altare di marmo già pronto, ricoperto da un velo rosso "disceso dal cielo". Sul blocco di marmo è impressa l’orma dei piedi dell’Angelo. Il luogo viene denominato "la Celeste Basilica" e i culti iniziano immediatamente. A tutt’oggi Monte sant’Angelo sul Gargano è meta di continui pellegrinaggi, dettati da una grandissima devozione.
Altre grotte saranno consacrate dall’Arcangelo, altre basiliche saranno costruite in suo nome e altri potenti lo invocheranno a protezione dei propri regni o nelle battaglie: Michael giunge dunque fino a noi conservando intatte le sue prerogative di Principe delle Milizie Celesti, Guerriero e Difensore della Luce.

Gabriel
L’Arcangelo Gabriele ha sempre avuto nell’ambito delle Sacre Scritture, compreso il Corano, il compito di annunciatore, messaggero, divulgatore della Parola di Dio nei confronti dell’umanità; egli si manifesta in prevalenza per annunciare l’incarnazione e la nascita di fanciulli molto speciali… Il suo ruolo è particolarmente legato alla sfera della maternità. Le nascite annunciate da Gabriele non sono mai comuni, avverranno sempre in un ambito di prodigio, e i bambini che nasceranno avranno dinanzi a sé un grande compito da svolgere.
Gabriel appare ad Abramo per annunciargli che sua moglie Sara, ormai avanti negli anni e ritenuta sterile, gli darà il figlio che ha atteso invano per tutta la sua giovinezza e che, da questo figlio, nascerà un popolo eletto. Gabriele torna sulla Terra secoli dopo, per annunciare ad una giovane vergine la nascita di un figlio che avrà nome Gesù, una nascita destinata a cambiare la storia dell’umanità, attesa e profetizzata da tutte le Sacre Scritture dei secoli precedenti. Nello stesso periodo, Gabriele appare a Zaccaria, sacerdote del Tempio e marito di Elisabetta, cugina di Maria. Anche Elisabetta è avanti negli anni e sterile ed anche Zaccaria, pur avendo visto coi suoi occhi l’Angelo, stenta a credere a questa paternità annunciata.
Oltre al ruolo di annunciatore, Gabriele pare avere anche un compito importante nella protezione dei fanciulli "speciali" che ha accompagnato dal cielo al ventre delle madri. Ferma la mano di Abramo che sta per sacrificare il piccolo Isacco. Fa sgorgare l’acqua per dissetare il piccolo Ismaele nel deserto. Avvisa Giuseppe di levarsi e fuggire col bambino perché Erode lo cerca per ucciderlo.
Da tutto questo, Gabriele può essere ben definito come il custode della creatività espressa in tutti i campi dello scibile: è colui che apre la mente dell’uomo alla comprensione del genio e della bellezza, colui che fa appunto "concepire" le idee, poiché a lui attiene tutto quanto concerne il concepimento, sia sui piani fisici che su quelli puramente astratti. Gabriel, dunque, agendo attraverso le Legioni dei suoi Angeli, estende il suo dominio su tutto quanto concerne la creazione fisica e spirituale di un nuovo Essere, accompagnandolo lungo il viaggio verso l’incarnazione.


Raphael
E’ l’Arcangelo che fin dai tempi più antichi ha in custodia la facoltà di guarire. In tempi moderni il suo dominio si è esteso sulla medicina, la farmacologia, la chimica. E’ quindi l’Arcangelo ispiratore della scienza applicata all’uomo, soprattutto della ricerca scientifica; colui che fa scendere, attraverso le sue Legioni, idee ed intuizioni nella mente degli individui predisposti.
L’Antico Testamento parla di Raffaele quando, camuffato come un qualunque essere umano, appare al giovane Tobia e lo accompagna e protegge in un viaggio lungo e pieno di pericoli. Il padre di Tobia è cieco, strada facendo Raffaele (che ha dichiarato di chiamarsi Azaria) dà istruzioni precise al giovane sulla preparazione di un particolare farmaco estratto dalle interiora di un pesce: Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato, mettili in disparte; getta via invece gli intestini. Tobia non ha conoscenze terapeutiche ed interroga il "forestiero" sull’utilità di conservare queste parti non certo nobili. L’Angelo sa ciò che sarebbe accaduto nel futuro e così gli risponde: Quanto al cuore ed al fegato ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo e cesserà in essa ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. Il fiele invece serve per spalmarlo sugli occhi di un affetto da albugine. Si soffia su quelle macchie e gli occhi guariscono. (Tb 6, 4)
Il viaggio è ancora lungo, l’Angelo conosce cose che per il ragazzo sono nascoste. Tobia non sa che sposerà una fanciulla in una città lontana. Una fanciulla perseguitata dal demone Asmodeus che ha ucciso i suoi sette mariti prima che potessero anche solo sfiorarla. Quando si realizzeranno i progetti divini, la notte delle nozze Tobia teme di essere ucciso come gli altri, ma i suffumigi suggeriti dal misterioso accompagnatore libereranno la sua sposa: L’odore respinse il demonio che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò in ceppi (Tb 8, 3). Tornato a casa con la sposa, Tobia spalma l’unguento ottenuto dal pesce sugli occhi del padre, soffia come lo ha istruito l’Angelo, e il vecchio riacquista la vista.
Sarà questo antefatto a consacrare Raphael come nume tutelare della medicina; con qualunque nome egli venga da sempre chiamato (sia esso Mercurio per i romani, Hermes per i greci, Thot per gli egiziani) il suo compito è quello di dispensare l’energia risanante e la sua risposta ha come unica condizione la nostra invocazione e la nostra richiesta di aiuto.

La tradizione ebraica

Contrariamente a quella cristiana, la tradizione ebraica ha dedicato studi approfonditi per estrapolare i nomi segreti degli Angeli dai versetti delle Sacre Scritture. Nel "Pentateuco", la serie dei cinque libri di Mosè, sarebbero nascoste le indicazioni dei nomi segreti. Fu proprio Yahvè a chiedere di osservare attentamente: Io mando il mio Angelo innanzi a voi, osservatelo poiché egli porta il mio nome. Rigorosi esecutori della Parola Divina, i Rabbini hanno esaminato i 3 versetti (ciascuno composto da 72 lettere) del capitolo 14 dell’Esodo, e per esattezza i capitoli 19, 20 e 21, traendo da essi i 72 nomi angelici.
Vedi Nomi in ebraico degli Angeli.
Ma la tradizione cristiana non ha accettato alcun nome che non fosse esplicitamente, e non "occultamente", rivelato nelle Scritture. Quando altri nomi sono stati introdotti nei rituali sono subito insorti problemi con le gerarchie ecclesiastiche. Nella sezione Angeli e Astri è trattato il "caso" dei 7 Angeli planetari, anticamente venerati e conosciuti anche con diversi nomi: "i 7 Reggitori del mondo", "le 7 Luci Ardenti", "i 7 Occhi del Signore", "i 7 Troni".
Qui ricorderemo solo le "disavventure" dell’Arcangelo chiamato Uriel.

Uriel

Nel 745 papa Zaccaria, in un Sinodo diocesano, condannò e sospese l’Arcivescovo Adalberto di Magdeburgo; accusato di compiere opere di magia tramite l’invocazione di Angeli, sarebbe stato aiutato da Uriel per produrre grandi fenomeni. Il motivo della condanna risiedeva in una preghiera "miracolosa", composta da Adalberto, che, accanto ai nomi già noti di Michael, Gabriel, Raphael e Uriel, includeva nomi di Angeli "sospetti": Raguel, Tubuel, Ineas, Tubuas, Sabaoc, Siniel. Negli atti del Sinodo si ribadisce che nelle Sacre Scritture sono resi noti soltanto tre nomi di Angeli…dunque si ritiene che gli altri Angeli invocati nella preghiera di Adalberto fossero autentici demoni. Le preghiere da lui composte furono accuratamente cancellate e Uriel fu fatto oggetto di una attenta inquisizione. Alla fine, la Chiesa decise che esistevano due Uriel: uno era l’immacolato compagno di Adamo di prima e dopo la caduta, l’altro era un demone perfido che aveva acconsentito alle richieste del vescovo-mago Adalberto.

I Nomi degli Arcangeli

Ritornando a noi, è dunque facile comprendere che per giungere alla conoscenza dei nomi angelici è necessario addentrarsi nella sacra scienza dei Rabbini: nessuna scrittura ufficialmente accettata dal Cristianesimo ci ha infatti tramandato quei nomi. E teniamo presente che il culto degli Angeli è iniziato nelle Sinagoghe per poi passare al Cristianesimo. Riportiamo quindi di seguito i nomi e le funzioni dei 9 Arcangeli che presiedono all’attività dei 9 Cori Angelici. I testi derivano dall'angelologo Haziel e sono il frutto dello studio sui libri della cultura ebraica, in particolare sulla Cabala che può essere definita come la dottrina esoterica ebraica.

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INTRODUZIONE AI MONDI ARCANGELICI

L’area di attività degli Angeli e degli Arcangeli è il Mondo Etereo: esso è formato dal riflesso delle Sfere Superiori e, in tal modo, ha la possibilità di fungere da punto di congiunzione fra la nostra Terra in senso fisico e i Mondi Spirituali. La Sfera Eterea rappresenta, per così dire, il cordone ombelicale che ci unisce ai Mondi di Lassù, e per suo tramite tutte le regioni attive sulla Terra (quelle del Mondo Astrale o del Desiderio e quelle del Mondo Mentale) trasmettono le loro correnti.
I vari Cori degli Angeli risiedono nel Mondo Astrale e gli Arcangeli hanno la loro sede nel Mondo Mentale. Il Corpo più basso di un Angelo è il Corpo Etereo, detto Corpo Vitale, mentre il Corpo più basso di un Arcangelo è il Corpo del Desiderio, detto Corpo Astrale. Gli Angeli operano dunque ad un livello più "vicino" rispetto al livello fisico umano. Tale è il motivo per cui gli Arcangeli sono costretti a fare ricorso ai loro Angeli per agire interiormente sugli umani, sebbene abbiano la possibilità di influire direttamente sulle circostanze che si producono intorno a noi (le circostanze esteriori altro non sono che l’esteriorizzazione delle circostanze interiori). D’altro canto, a mano a mano che il nostro Corpo Vitale acquista maggior compattezza strutturale, gli Arcangeli svolgono opera crescente, sia tramite gli Angeli, sia intervenendo in modo diretto per avvolgerci in circostanze favorevoli alla nostra evoluzione.

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METATRON

POTENZA DELLE POTENZE

ARCANGELO DEL CORO DEGLI ANGELI SERAFINI

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Metatron è l’inviato speciale della Divinità per tutte le questioni che attengono al nostro Mondo: egli determina l’unione fra Desiderio e Ragione, allo scopo di proiettare le realtà astratte dai Mondi Superni ai Mondi Inferiori. In altri termini, Metatron accorda alla nostra mentalità e sensibilità il potere di recepire chiaramente ciò esiste nei Mondi dello Spirito sotto forma di possibili creazioni, così che per noi la Creazione diventa un insieme coerente. Quest’Arcangelo ci offre la conoscenza; ci rivela l’obiettivo, il fine, i progetti della Divinità. Per mezzo dell’intelletto e dei sentimenti, la sua energia ci svela il motivo per cui le cose sono come sono. Grazie a lui, possiamo conoscere il futuro, il nostro avvenire: infatti l’energia gestita da Metatron rivela la visione del Piano completo della Creazione, un insieme di particolari che non sono ancora stati realizzati. Grazie a questa visione, ci è dato di capire perché sia utile adottare una determinata linea di comportamento, e parimenti il fine delle Leggi Cosmiche.
Metatron è colui che infonde la Volontà. Si può dire che egli si situi al sommo di una torre dalla quale è possibile osservare tutto ciò che si svolge in basso: ogni nostra domanda rivolta a lui avrà una risposta pienamente captata dalla nostra mente e totalmente compresa dai nostri sentimenti. Pertanto Metatron non ci fa vedere quello che ci spiega. Non è compito suo suscitare la chiaroveggenza poiché noi non siamo in grado di recepire in una sola immagine il progressivo sviluppo di un processo cosmico.
Agli uomini desiderosi di percepire le sue radiazioni, egli rivela, nelle sue fasi molteplici, lo svolgimento di ogni singola cosa, dal germe iniziale alla solidificazione conclusiva. Se da un lato questo Arcangelo ci permette di conoscere il passato, per altro verso ci rivela i fatti quali saranno in un futuro prossimo o lontano. Da Metatron, insomma, noi riceviamo il dono della profezia.

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RAZIEL

POTENZA DELL'AMORE E DEL SAPERE

ARCANGELO DEL CORO DEGLI ANGELI CHERUBINI

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L’Arcangelo Raziel è, per gli Esseri Umani, l’aspetto comprensibile, visibile, della Divinità. Egli è colui che trasmette le Virtù Divine, il Cammino che conduce al Creatore dell’Universo; egli applica concretamente e visibilmente la Volontà invisibile.
Raziel è l’Iniziatore, la scintilla attiva e permanente destinata ad accendere, a infiammare la nostra Coscienza. Il suo influsso, diretto alla scoperta della Verità, non si risolve nell’intelligenza attiva, nel mondo del Pensiero, ma attraverso la rivelazione diretta e immediata, al pari del bagliore di un lampo. Egli ha il compito di apportare ai ricercatori della Verità il dono provvidenziale, la ricompensa dovuta al loro sforzo di ricerca: è lo strumento vettore dei nostri desideri, colui che li orienta verso obiettivi sublimati, infondendo in essi una dose ingente di Volontà. In questa pulsione ed elevazione dei nostri sentimenti verso l’Alto per mezzo dell’Amore, si verificherà una frattura tra noi e ciò che si situa in Basso. Tale frattura, generata da una forza distruttrice, è nondimeno dovuta alla nostra elevazione in rapporto al livello nel quale noi ci trovavamo. Sotto l’aspetto materiale, l’Arcangelo, a causa del suo Amore traboccante, è l’aspetto distruttore di quanto è multiplo, diverso, perverso…. l’oscurità è costretta a convergere sull’Oscurità, affinché brilli la Luce. La sua energia vanifica tutto ciò che è in contraddizione con il Piano della Creazione, tutto ciò che ostacola il progredire dell’Opera Divina: egli è nemico di tutti coloro che vivono calpestando le regole cosmiche e divine.
Allo scopo di illuminare il nostro cammino verso la Perfezione, Raziel ci accorda la Saggezza (e il Sapere) che ci guida verso la conoscenza della Verità, così che ci sia dato di applicarla con Amore in seno alla Società che ci circonda. Egli ci porta a desiderare l’Unità: quanto è diverso è destinato a unificarsi, a "essere Uno".

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BINAEL

POTENZA DEL PENSIERO CONCRETO

ARCANGELO DEL CORO DEGLI ANGELI TRONI

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Binael è l’Ordinatore dell’Universo nella duplice valenza del termine: ordina e mette in ordine. Egli trasforma le energie cosmiche in Leggi che permettono il funzionamento dell’Universo e, di conseguenza, consente agli Umani di scoprire innanzitutto le Leggi in questione, per poter in seguito adottare una linea di comportamento conforme alle stesse. L’Arcangelo Binael ha dunque avuto l’incarico di esteriorizzare l’Opera Divina nel nostro Universo: ne è stato per così dire l’esportatore verso livelli inferiori e tale ruolo di "esportazione" è stato denominato Sacrificio. In altre parole, ciò che le Forze Celesti (Angeli e Arcangeli) mirano a ottenere, tramite il Sacrificio di Binael, è la Conoscenza, ossia la trasmissione-diffusione del sapere davvero utile e autentico verso gli Uomini.
Spetta quindi a Binael rappresentare e dettare le Leggi; è lui a indicarci come dobbiamo agire, la direzione verso la quale procedere, il peso, la misura, le proporzioni di ogni cosa. Spetta ancora a lui consentirci (se ne facciamo domanda esplicita) di capire il funzionamento della Macchina Cosmica. E lo consente esigendo studio e riflessione.
E’ l’Arcangelo Binael a dettare le regole future all’inizio della nostra incarnazione e a rettificare in seno alla nostra natura umana ciò che non è in armonia con la Legge (cosmica, naturale, logica e razionale). Egli si assume la responsabilità (ossia la funzione) di creare un quadro esistenziale all’interno del quale la nuova vita abbia modo di svilupparsi: accorda cioè agli Uomini lo Spazio-Destino ove i loro drammi saranno vissuti. Questo Arcangelo è pertanto il padre di tutte le creazioni materiali, di tutte le solidificazioni, di tutte le cristallizzazioni cosmiche (macro o micro-cosmiche).
Allorché sia stata violata, egli può facilitarci il ritorno alla Legge. Di fatto, l’azione di Binael diverrà operativa precipuamente tramiti i suoi otto Angeli-Troni, che rappresentano altrettante facce, altrettanti aspetti della Forza dell’Arcangelo.

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HESEDIEL

POTENZA DELLA PROSPERITA' E DELL'OPULENZA

ARCANGELO DEL CORO DEGLI ANGELI DOMINAZIONI

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Hesediel è il figlio del Pensiero Divino, trasmesso da Metatron, Raziel e Binael, nonché il portatore della Suprema Volontà (volontà divina): egli deve mettere a frutto questo grano nel nuovo mondo dei Sentimenti, intesi come desiderio imperioso che sprona la persona alla conquista della felicità totale e permanente. Pertanto, nelle energie elargite dall’Arcangelo Hesediel, sono presenti i poteri dei sentimenti, che ci spingono alla conquista di tutto ciò che esiste sulla Terra. Ma, sulla distanza, questo Arcangelo è anche apportatore di Giustizia, di ciò che ci indurrà alla rinuncia del superfluo, di ogni forma di futile abbondanza: beneficiando della grazia di Hesediel, noi dobbiamo cercare e conquistare l’Equilibrio. Egli è il frutto dell’intelligenza (il figlio di Binael, se così si può dire) ma la sua forza generatrice determina l’insorgere del desiderio. Nella vita quotidiana, poi, Hesediel si manifesta più nella sua prerogativa di promotore di desideri, che in quanto Figlio dell'Intelletto Supremo. Liberato e affrancato da questa peculiarità, egli ha organizzato l’Universo a propria immagine e somiglianza. Pertanto ha fatto sì che i Desideri regnassero da padroni, da sovrani assoluti. Grazie all’invocazione a Hesediel i nostri desideri quindi trionferanno: l’adempimento dei nostro auspici, la realizzazione dei nostri progetti, il successo, la gloria, il coronamento delle nostre ambizioni. Tutto ciò rischia forse di condurci a degli eccessi, a infrangere le leggi (umane o divine) o le usanze… se tale circostanza si produce, i Figli di Hesediel (Camael e Raffaele) non tarderanno ad arrivare al fine di ristabilire l’ordine.
La prima influenza, quella che si configura come il frutto dell’Intelligenza Divina, farà sbocciare i frutti delle nostre trascorse azioni positive oppure del nostro anelito alla bontà, alla gioia e all’abbondanza, in relazione ai nostri comportamenti futuri. La seconda, invece, produce in noi il seme del Desiderio e lo farà sbocciare nello spazio sociale (non per legittima o meritata ricompensa a causa dei servizi resi all’Opera Divina). Sta di fatto che, in qualsivoglia modo, Hesediel è portatore di benessere, di soddisfazione, di piacere, di vita agiata, di euforia.

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CAMAEL

POTENZA DELLA GIUSTIZIA E DELLA GRAZIA

ARCANGELO DEL CORO DEGLI ANGELI POTESTA'

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Nel dispiegamento della Vita, quale appare nella Bibbia, le forze guidate da Camael sono quelle che hanno causato l’espulsione di Adamo dal Paradiso Terrestre (retto da Hesediel) dopo che egli aveva ceduto alle lusinghe degli Angeli dell’Abisso. Il Programma dell’Arcangelo Camael è contenuto nel decreto divino in base al quale l’uomo dovrà guadagnarsi il pane con il sudore della fronte, ma inteso in senso lato; ossia: tutto ciò che emanerà dall’Uomo – l’Opera Umana – sarà fatto al prezzo dello sforzo sostenuto, e perfino della sofferenza. Pertanto, Camael rappresenta la caduta (ovvero, l’ingresso) dell’Uomo in un mondo inferiore, ed è incaricato di condurre l’Umanità, tramite il suo lavoro, alla volta del lussureggiante Paradiso Perduto. Egli ci introduce alla Conoscenza delle Leggi del Mondo non attraverso l’illuminazione divina, ma tramite l’esperienza del loro funzionamento. Quest’ultima ci rivelerà l’essenza del Male, ovvero ciò che accade allorché si operi in margine alle Leggi del Mondo.
L’azione di Camael sarà avvertita inizialmente dagli Uomini in armonia con le leggi divine. Infatti, trovandosi in stato di perfezione paradisiaca, l’Uomo non sente la necessità di compiere esperienze nell’ambito dei mondi inferiori. In altri termini, non avverte il bisogno di accrescere e di allargare l’Opera Divina. Egli commetterebbe pertanto lo stesso errore degli Angeli dell’Abisso (ossia operare in funzione del proprio perfezionamento, anziché comunicare e diffondere le proprie conoscenze agli Uomini) se non apparisse Lucifero per tentarlo, in qualità di portatore di un’energia che ci conduce a voler conoscere ogni cosa, a voler assaporare tutto, onde sapere il motivo per cui l’assoluta pienezza è possibile. E’ a quel punto che Camael approfitta dello scatenarsi dei desideri per attivare nell’individuo una forte appetenza creativa, affinché egli stesso divenga Creatore, e non semplice creatura. Tuttavia, per diventare creatore, l’Uomo dovrà sbarazzarsi della sostanza interiore che produce la sua pienezza. Se dunque la contropartita dell’Arcangelo Camael (contropartita che porta il nome di Lucifero) non scatenasse le nostre passioni e se Camael non ci inducesse a prender parte all’Opera del Mondo (ossia all’Opera Divina) in veste di creatori, il processo creativo sarebbe bloccato e il Progetto Divino si tradurrebbe in un fallimento. Nei mondi inferiori Dio agisce servendosi quale tramite di creature che ivi albergano: allorché queste ultime si rifiutano di dare ulteriore seguito alla sua Opera, la Creazione viene riorientata verso l’Alto, senza avere dispiegato tutte le sue potenzialità. Pertanto Camael premerà affinché l’individuo abbandoni il suo stato di pienezza, di benessere, per indurlo ad affrontare l’esperienza dello sforzo di fornire (quando si debba plasmare) la materia, in vista di una creazione. Così, quando recupereremo (attraverso la Conoscenza) la pienezza, noi sapremo come questa possa essere ottenuta nel modo corretto. In tal modo, il nostro sarà un ruolo operativo all’interno del Progetto Divino.
L’impulso luciferino, dannoso per l’Uomo ma indispensabile alla prosecuzione dell’espansione e del perfezionamento di tale Progetto, costituisce un sotto-mondo che agisce in violazione delle norme celesti; pertanto finirà con l’autodistruggersi a causa della sua forza negativa. Il mondo delle Ombre delle Forze dell’Abisso non è stato creato da Dio, bensì dall’Uomo, e ciò in seguito all’uso distorto del potenziale creativo che gli Angeli gli conferirono, quando ancora l’Uomo non disponeva di una Coscienza che gli consentisse di utilizzare questo potenziale nel modo più opportuno.
Camael dunque fa sì che la Legge Divina venga da noi incorporata e, nello stesso tempo, fa sparire il Male, ovvero elimina tutto ciò che contrario alla Legge di Dio.

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RAFFAELE

POTENZA DELLA VOLONTA' E DELL'ELEVAZIONE

ARCANGELO DEL CORO DEGLI ANGELI VIRTU'

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Raffaele e i suo Angeli Solari sono i depositari della nostra Coscienza, ovverosia dell’accumulo di saggezza e sapere acquisiti lungo l’arco delle nostre esperienze. Grazie alla Forza di questo Arcangelo (grazie all’energia solare, invisibile, che ci dispensa) il nostro Ego, o Scintilla Divina interiore, ha la possibilità di agire. Noi dobbiamo chiedere a Raffaele di far sì che il nostro Dio Interiore possa farsi udire dalle nostre orecchie, sia in grado di farsi ascoltare. Nel corpo umano Raffaele è rappresentato dal cuore: così come il cuore, Raffaele ha il compito di alimentare e di purificare i nostri desideri.
Egli rappresenta anche la Volontà, Forza che riceve direttamente dall’Arcangelo Metatron: cioè l’energia solare, guidata da Raffaele, è la parte visibile dell’energia cosmica guidata da Metatron. Grazie dunque alla Volontà per un verso e alla Coscienza per l’altro (in altri termini, all’associazione Spirito-Anima), spetterà a Raffaele dirci se la nostra vita produrrà frutti saporiti. Il ruolo di questo Arcangelo è prioritario: tutti gli altri Arcangeli sono tenuti a consultarlo prima di potersi esprimere affinché egli accordi l’energia necessaria alla realizzazione materiale di un progetto conforme allo stato di Coscienza della persona. La coscienza è un filtro purificatore che incorpora quanto è nella sua linea, escludendo peraltro tutto ciò che è in contrasto con il suo modo specifico di essere. E’ così che Raffaele rende funzionanti i meccanismi divini. Ed è così che eserciterà il suo influsso sulla persona, affinché possa seguire senza difficoltà la linea della sua coscienza, secondo una propria evoluzione armoniosa.

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HANIEL

POTENZA DELL'AMORE E DELLA BELLEZZA

ARCANGELO DEL CORO DEGLI ANGELI PRINCIPATI

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L’Amore che ci viene concesso da Haniel consiste nel desiderio di incorporare ogni cosa in noi stessi, ovvero di possedere tutto e di goderne. Haniel è l’amministratore di questa energia, di questo desiderio che si esprime per mezzo dei cinque sensi. Grazie a questi ultimi, ci è dato di conoscere il mondo materiale. Non si tratta peraltro di una conoscenza globale, bensì di quella che penetra in noi per via sensoriale. Da Haniel dipende dunque il nostro concreto interesse per ogni cosa; e questo interesse, manipolato dai cinque sensi, farà sì che le cose suscitino in noi compiacenza o ripugnanza. Nello stesso tempo, l’Arcangelo Haniel e gli Angeli Principati esaltano, magnificano la realtà, per renderla desiderabile agli Uomini in cerca di esperienze.
Ciò è di portata fondamentale per la nostra evoluzione perché è così infatti che si perviene alla Conoscenza. Se Haniel non esercitasse la propria azione, la persona non proverebbe alcuna voglia di conoscere, di possedere il Mondo, onde non avvertirebbe interesse per alcunché. Nella sua fase involutiva, quando si punta alla conquista del mondo materiale, Haniel stimola nella persona l’interesse: a partire da quel momento, essa si precipita con determinazione verso l’attuazione dell’esperienza programmata dal suo Ego. Quando una persona si trova già nel riflusso della sua vita e orientata verso la realtà spirituale, Haniel parimenti la sprona per proiettarla in alto, sulle vette, quasi fosse una freccia. Questo Arcangelo rappresenta l’Amore, per ciò che si colloca Quaggiù, o che si situa Lassù. Così si è liberi di utilizzare, nell’uno o nell’altro senso, l’eccedenza di energia stimolante che viene dagli Angeli e dagli Arcangeli.

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MICHELE

POTENZA DELL'INTELLETTO

ARCANGELO DEL CORO DEGLI ANGELI ARCANGELI

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L’Arcangelo Michele è l’Entità Celeste di cui si serve il Creatore per esprimere il proprio pensiero nel mondo tangibile. Mentre Binael riversa il pensiero divino sul Mondo delle Creazioni, Michele agisce sul Mondo dell’Azione. Pertanto, dapprima il pensiero è stato generato e messo in gestazione, poi rettificato e corretto, eliminando tutti gli apporti perversi che la nostra natura emotiva cercava di aggiungervi. Ora infine tale pensiero si appresta con Michele a balzare sulla Terra, affinché tutto vi sia disposto secondo l’ordine delle cose adottato e invalso Lassù.
Michele e i suoi Angeli Arcangeli prelevano le esperienze vissute dalla nostra memoria per incorporarle al nostro Ego, o Io Superiore. Si tratta in effetti di memoria cosciente, perché le esperienze che non intaccano la nostra Coscienza vengono registrate, impresse nel nostro sangue e assimilate al processo post mortem. Grazie alla Preghiera che innalziamo all’Arcangelo Michele, i progetti del nostro Io Superiore (ossia i progetti opportunamente elaborati e ponderati) potranno trovare piena realizzazione.
Nella mitologia classica, Mercurio (divinità analoga all’Arcangelo Michele) era il Messaggero degli dei, latore dei messaggi delle divinità olimpiche, precipuamente incaricato di trasmettere i decreti di Giove, suo padre, che governava il Cielo. Così, gli otto Angeli Arcangeli agli ordini di Michele sono i veri Messaggeri degli dei. Per loro tramite, ci sarà dato comprendere l’Opera Divina e aprire i nostri centri di percezione, al fine di avere lucida cognizione della nostra missione sulla Terra e di stabilire il miglior modo di affermarci nell’arco della vita, ciò che d’altronde rappresenta il nostro dovere primario.

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GABRIELE

POTENZA DELLA RIPRODUZIONE E DELLA FECONDITA'

ARCANGELO DEL CORO DEGLI ANGELI ANGELI

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L’Arcangelo Gabriele e i suoi otto Angeli sono consacrati ad attività di fecondazione e cristallizzazione (ovvero, pietrificazione). Gabriele infatti concentra la totalità degli impulsi provenienti da tutti gli altri Arcangeli per convertirli in immagini all’interno degli umani. Tali pulsioni vengono integrate all’organismo umano grazie a particolari centri ricettivi che, nella terminologia induista, prendono il nome di chakra ("ruota"). La porzione delle energie che viene da noi incorporata si tramuta in atti, in azioni. Né si tratta di azioni indefinite: al contrario, esse corrispondono, alla lettera, alla potenzialità specifica dell’energia ricevuta. In pratica, nel momento in cui le sue energie penetrano in noi, l’Arcangelo Gabriele esplica sulle nostre persone un potere coercitivo. Non si tratta tuttavia di una fatalità che ci costringe ad agire contro la nostra volontà: infatti tali immagini altro non sono che lo stadio conclusivo di un lungo processo di elaborazione dei nostri sentimenti, dei nostri sensi, delle nostre idee. Inoltre, quando le energie penetrano nel nostro organismo, prossime alla realizzazione a livello fisico, la persona può avere coscienza di tale immagine ricevuta e comprendere all’istante la lezione che l’esperienza da vivere le insegnerebbe. Dunque, gli Angeli hanno facoltà di far salire verso l’Arcangelo la lezione già appresa, senza bisogno che questa sia vissuta. A sua volta l’Arcangelo la trasmette all’Ego, senza che la persona sia tenuta a viverla. L’Arcangelo Gabriele realizza in tal modo l’altra sua funzione: quella di restituire al Cosmo le energie che gli competono e che non sono state utilizzate. Questa seconda funzione dell’Arcangelo Gabriele è assai più ampia: se infatti da un lato "bombarda" gli Umani con la vitalità energetica inviata dagli altri Arcangeli, per altro verso si occupa anche di lanciare dei "missili" (verso gli altri Arcangeli e verso l’Ego) carichi dei frutti delle nostre esperienze. Esiste tuttavia una legge cosmica in forza della quale ogni cosa deve fare ritorno alla matrice da cui è sortita. Nel nostro Mondo, i Pensieri e i Sentimenti che esprimiamo finiscono sempre con il tornare a noi. Allorché questi Desideri-Pensieri si integrano ad altre persone che, grazie ad essi, agiscono vivendo esperienze che utilizzano i nostri prestiti, prima o poi le esperienze in questione ci verranno rese con un carico di Bene o di Male. Ciò che ci capita qui, nel nostro Mondo, si verifica similmente a livello interplanetario: una volta utilizzate nell’ambito della nostra attività quotidiana, le energie debbono ineluttabilmente tornare alla matrice che le ha emesse. Tuttavia, ciò che sale verso gli altri Arcangeli costituisce solo ed esclusivamente la parte positiva ottenuta con il materiale energetico che essi ci hanno inviato.
In senso fisico, la Luna è il riferimento visibile dell’energia emanata da Gabriele. Essa in ventotto giorni (malgrado il ciclo apparente di 29 giorni e mezzo) compie il periplo completo dello Zodiaco, per darci la possibilità di conoscere il contenuto del Messaggio Lunare dell’Arcangelo Gabriele e del Coro dei suoi Angeli. La Luna rappresenta infatti l’Inconscio (meglio, Subconscio) della persona: la sua sfera energetica è il ricettacolo che alberga la nostra storia e il nostro vissuto personale e, tramite Gabriele, tali vissuti vengono proiettati nell’Universo per ogni fine suscettibile di tornare proficuo.

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SANDALPHON

POTENZA RIGENERATRICE DELLA TERRA

ANGELO-PRINCIPE REGGENTE DELLA SFERA ENERGETICA DELLA TERRA



Sandalphon, cui l'esoterismo assegna di preferenza la qualifica di Angelo-Principe che non quella di Arcangelo, è il Reggente della sfera energetica del nostro Pianeta, la Terra. Egli esercita la sua influenza attraverso gli elementi Fuoco, Aria, Acqua e Terra.
Potremmo assimilare l'Arcangelo Sandalphon al Plutone della mitologia classica. Egli presiede agli elementi materiali tramite creature immateriali cui la Tradizione ha attribuito la denominazione di Elementali. Si tratta delle Salamandre per l'elemento Fuoco, delle Ondine per l'elemento Acqua, delle Silfidi per l'elemento Aria e degli Gnomi per l'elemento Terra.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 1:55 pm
Oggetto: ANGELI LUNARI
FONTE:



La Luna, nell’astrologia esoterica, è il riferimento visibile dell’ARCANGELO GABRIEL: egli concentra nella sfera energetica lunare le pulsioni provenienti dagli altri centri arcangelici per convertirle in immagini all’interno degli umani. Successivamente ridistribuisce l’energia elaborata dalle nostre esperienze ai rispettivi centri arcangelici dai quali essa promana. Per questo la Luna rappresenta per l’uomo il subconscio e centralizza tutto ciò che la nostra personalità ha elaborato nell’arco delle sue Vite. In altre parole, è il ricettacolo del nostro vissuto personale.
La distribuzione dell’energia dispensata dall’Arcangelo Gabriel e dai suoi Angeli è a carico dei 28 ANGELI LUNARI, al fine di modulare l’emanazione secondo la gradazione d’intensità delle Lune Nuove, delle Lune Piene e dei Quarti.
Di seguito sono elencati i Nomi dei 28 Angeli dominatori del ciclo lunare e i doni di cui sono portatori secondo la Cabala: il calcolo delle 28 Dimore parte dal giorno in cui si forma la Luna Nuova (collegati al nostro portale
per seguire le fasi lunari).

1. GENIEL

2. ENEDIEL

3. AMIXIEL 1°

4. AZARIEL

5 GABRIEL

6. DIRACHIEL

7. SEHELIEL

8. MANEDIEL

9. BARBIEL

10. ARDEFIEL

11. NECIEL

12. ABDIZUEL

13. JAZERIEL

14. ERGEDIEL

15. ATALIEL

16. AZERUEL

17. ADRIEL

18. EGIBIEL

19. AMUTIEL

20. KJRIEL

21. BETHNAEL

22. GELIEL

23. REQUIEL

24. BARINAEL

25. AZIEL

26. TAGRIEL

27. ALHENIEL

28. AMIXIEL 2°


1 E' il portatore di un avvenire migliore
2 Fornisce aiuto provvidenziale
3 Interviene nella sfera del lavoro
4 Realizza i desideri
5 Rafforza la purezza dei sentimenti
6 Favorisce il commercio
7 Custodisce le buone intenzioni
8 E' portatore di coraggio
9 Aiuta la risoluzione dei problemi
10 Sviluppa la logica e la razionalità
11 Fornisce nuove idee e intuizioni
12 E' portatore di fortunate coincidenze
13 Aiuta i cambiamenti fortunati
14 E' il protettore della bellezza fisica
15 Favorisce i guadagni in danari
16 Favorisce la meditazione e la riflessione
17 Rafforza la volontà
18 Favorisce il concepimento e la maternità
19 Aiuta a districarsi dalle difficoltà
20 Favorisce l'equilibrio interiore
21 Portatore di bontà e generosità
22 Aiuta la realizzazione dei progetti
23 Portatore di chiaroveggenza
24 Favorisce l'affermazione personale
25 Protegge nei cambiamenti di lavoro
26 Portatore di creatività
27 Accresce il potere personale
28 Sviluppa l'amore per la Conoscenza
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 1:57 pm
Oggetto: DIZIONARIO DEI NOMI ANGELICI
FONTE:



Prefazione dell'autore

Adamo era già stato creato ma non aveva ancora ricevuto un nome, quando il Signore disse ai quattro angeli di cercargli un nome. E Michele si diresse ad Oriente, dove vide la stella orientale di nome Ancoli, e ne prese la prima lettera. Gabriele si diresse verso Sud, dove vide la stella meridionale di nome Disis, e ne prese la prima lettera; Raffaele andò a Nord, dove vide la stella settentrionale di nome Arthos, e ne prese la prima lettera; Uriele si recò ad Occidente, dove vide la stella occidentale di nome Mencembrion, e ne prese la prima lettera. Una volta che ebbero portato queste lettere, il Signore disse ad Uriele: “Leggi queste lettere”; ed egli le lesse e pronunciò: “Adamo”. E il Signore disse a sua volta: “Sia questo il suo nome”. (La vita di Adamo ed Eva, 57)

“Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio”. (Lc 1, 19)

“Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore”. (Tb 12, 15)

“Io sono l’arcangelo Michele. Il Signore mi ha mandato…”
(Libro dei Segreti di Enoc 0, 72, 5)

Di seguito è un elenco di nomi di angeli provenienti dalle diverse tradizioni. Per quanto riguarda la Chiesa Cattolica occorre ricordare che gli unici tre nomi riconosciuti sono quelli menzionati nella Bibbia: Michele, Gabriele e Raffaele. La maggior parte dei nomi elencati proviene quindi da testi di Cabala ebraica, da scritti apocrifi e da tradizioni esoteriche. Qui sono riportati nomi di angeli “buoni” e alcuni nomi di angeli “caduti”: per alcune tradizioni questi ultimi sono i nemici dell’uomo, i “ribelli”; per altre, essi sono comunque al servizio del Progetto Divino.
Rivelati dalla divinità, elaborati dall’uomo, ricevuti per intuito o per ispirazione: questi sono i nomi degli spiriti celesti che hanno accompagnato e accompagnano l’aspirazione umana verso i mondi superiori. Sono nomi che hanno sfidato i secoli e segnato molte tradizioni: consultando l’elenco constaterete quindi la sovrapposizione di diversi nomi (a volte simili perché derivati l’uno dall’altro, a volte completamente differenti) per intendere la medesima figura angelica. Ma qualunque sia il nome assegnato agli angeli è bene tenere presente che le Essenze angeliche sono immutabili nei secoli: per questo motivo, l’angelo Raphael fu Mercurio per i romani, Hermes per i greci, Thot per gli egizi, così come l’angelo Azrael fu Plutone e Osiride.
Conseguenze dell’antica origine di questi nomi sono inevitabilmente gli errori di trascrizione, accumulatisi nel tempo e molto frequenti nei libri di oggi. In particolare qui sono riportate diverse trascrizioni dei nomi degli angeli della Shemhamphorash: sono probabilmente i nomi più “pubblicati” e dunque quelli che maggiormente subiscono storpiature ed errori ortografici. Inoltre, poiché in ebraico tutte le lettere indicano consonanti, esiste il problema dell’interpretazione nella decodifica dei nomi. Tenendo dunque presente questi due fattori si è deciso di inserire nell’elenco anche quei nomi della Shemhamphorash di “incerta” derivazione (se non altro a motivo della loro attuale diffusione) e, nello stesso tempo, di indicare con un asterisco (*) quei nomi che corrispondono il più fedelmente possibile a quelli ricavati mediante l’impiego della corretta procedura cabalistica.
Per concludere ricordo che, secondo una tradizione, il vero nome degli angeli è destinato a rimanere un segreto per gli esseri umani poiché esso racchiuderebbe in sé l’essenza e la natura profonda di chi lo porta… a meno che non sia lo stesso angelo a riferire all’uomo il proprio nome.
Infatti, come ci suggerisce lo scrittore Vicente Beltran Anglada, ogni "cosa" avrebbe due nomi: uno conferito occultamente dalla Divinità per riconoscerla spiritualmente e uno assegnato dall'uomo per poterla distinguere intellettualmente dalle altre.

Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: "Eccomi: la mia alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli. Non ti chiamerai più Abram ma ti chiamerai Abramo perché padre di una moltitudine di popoli ti renderò". (Genesi 17, 3-5)

Gli domandò: "Come ti chiami?". Rispose: "Giacobbe". Riprese: "Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!". Giacobbe allora gli chiese: "Dimmi il tuo nome". Gli rispose: "Perché mi chiedi il nome?". E qui lo benedisse. (Genesi 32, 28-30)

Il nome occulto degli Angeli è un segreto iniziatico che si sviluppa nel silenzio e nella penetrazione della propria vita spirituale. Poiché ad ogni Angelo corrisponde una delle creazioni della Natura, conoscerne il Nome occulto e raggiungere la capacità di pronunciarlo correttamente significa operare attraverso l'Alchimia della Trasmutazione e attivare il potere creativo dell'Uomo. In questo modo è reso possibile al Suono di trasformarsi in Luce e alla Luce in Forma.

Giorgio Gelmini

Aggiornamenti, segnalazioni, approfondimenti

Il prossimo aggiornamento dell’elenco riguarda l’inserimento e l’approfondimento di:
- nomi arcangelici nella Cabala
- altre interpretazioni dei nomi degli angeli della Shemhamphorash
- nomi angelici da testi apocrifi

Per segnalazioni inviate le vostre e-mail al seguente indirizzo:



Per gli approfondimenti:
- Shemhamphorash: vedi Nomi degli Angeli – Nomi in ebraico degli Angeli
- angeli lunari: vedi testo relativo al calendario lunare angelico nella home page
- arcangeli e spiriti planetari: vedi Arcangeli – Angeli e Astri
- angeli preposti ai venti: vedi Angeli e Venti
- angeli dai testi apocrifi: vedi Angeli e Apocrifi – Tradizione Enochiana

Nota: Il numero tra parentesi dopo il nome segnala le diverse interpretazioni riferite al medesimo angelo e non è indicativo della diffusione o dell’importanza della relativa interpretazione.
Per esempio in “Gabriel” è specificato:
1. il nome apparso nel vangelo di Luca e rivelato dall'angelo stesso
2. il nome indicante la funzione di arcangelo
3. il nome indicante la funzione di angelo planetario
4. il nome indicante la funzione di angelo reggitore del mondo, apparso negli antichi messali della Chiesa Cattolica (poi rigettati)
5. il nome indicante la funzione di angelo lunare
6. il nome apparso nel Libro dei Segreti di Enoc
7. il nome apparso nel Libro dei Vigilanti


ABDIZUEL Angelo dominatore 12 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. E' portatore di fortunate coincidenze

ACHAIAH o AKAIAH ”Dio buono e paziente”. Angelo 7 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Serafini. Da 0° a 5° del Toro. Angelo Custode dei nati dal 21 aprile al 25 aprile. Dono accordato: Coraggio

AdNachiel o Aduachiel Uno dei 12 angeli zodiacali che presiedono le porte tra noi e il cielo e ricevono l’influenza dei 7 angeli governatori del mondo (angeli planetari). Oltre il proprio angelo custode sono gli angeli più vicini all’uomo. Segno in astrologia onomantica esoterica: Sagittario. Coro degli Angeli. Governa: novembre, giovedì, turchino, leone e airone, aloe, turchese, noce moscata, pino, malva, agrimonio, ira e trasporti di fegato

ADONAEL Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

ADRIEL Angelo dominatore 17 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Rafforza la volontà

Aduachiel Vedi ADNACHIEL

AHAYAH Vedi HAAIAH

AIHEL Vedi EYAEL

AKAIAH Vedi ACHAIAH

AKIBEEL Dal Libro dei Vigilanti, VI, uno degli angeli più importanti tra i duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi)

ALADIAH “Dio propizio e favorevole”. Angelo 10 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Cherubini. Da 15° a 20° del Toro. Angelo Custode dei nati dal 6 maggio al 10 maggio. Dono accordato: Grazia

ALHENIEL Angelo dominatore 27 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Accresce il potere personale

Ambriel Uno dei 12 angeli zodiacali che presiedono le porte tra noi e il cielo e ricevono l’influenza dei 7 angeli governatori del mondo (angeli planetari). Oltre il proprio angelo custode sono gli angeli più vicini all’uomo. Segno in astrologia onomantica esoterica: Gemelli. Coro dei Troni. Governa: maggio, mercoledì, grigio, toro e gallo, topazio, pietre striate, verbena, lauro, caprifoglio, odorato e sua essenza

AMEZARAK Dal Libro dei Vigilanti, VIII, uno dei duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi). “Amezarak istruì tutti gli incantatori ed i tagliatori di radici”

AMIXIEL 1° Angelo dominatore 3 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Interviene nella sfera del lavoro

AMIXIEL 2° Angelo dominatore 28 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Sviluppa l'amore per la Conoscenza

AMUTIEL Angelo dominatore 19 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Aiuta a districarsi dalle difficoltà

ANAEL Vedi HANIEL

ANANAEL “Grazia di Dio”; secondo testi apocrifi, con Raffaele e Azariel “uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore” (Tb 12, 15)

ANANI Dal Libro dei Vigilanti, VI, uno degli angeli più importanti tra i duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi)

ANAUEL o HANUEL “Dio infinitamente buono”. Angelo 63 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Arcangeli. Da 10° a 15° dell’Acquario. Angelo Custode dei nati dal 31 gennaio al 4 febbraio. Dono accordato: Unità

ANIEL “Dio delle virtù”. Angelo 37 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Potestà. Da 0° a 5° della Bilancia. Angelo Custode dei nati dal 24 settembre al 28 settembre. Dono accordato: Spezzare il circolo

ARAEL Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

ARAZEYAL Dal Libro dei Vigilanti, VI, uno degli angeli più importanti tra i duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi)

ARDEFIEL Angelo dominatore 10 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Sviluppa la logica e la razionalità

ARIEL “Dio rivelatore”. Angelo 46 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Virtù. Da 15° a 20° dello Scorpione. Angelo Custode dei nati dall’8 novembre al 12 novembre. Dono accordato: Scoperta

ARIOCH Dal Libro dei Segreti di Enoc, XXIII, uno dei 2 angeli del Signore, con Marioch, posti sulla terra per custodirla e comandare alle cose temporali; ricevettero l’ordine dal Signore di conservare lo scritto della mano di Enoc e della mano dei padri di Enoc fino al secolo ultimo

ARMAROS Dal Libro dei Vigilanti, VIII, uno dei duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi). “Armaros insegnò la soluzione degli incantesimi”

ARMERS Dal Libro dei Vigilanti, VI, uno degli angeli più importanti tra i duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi)

ARSEYALEYOR Dal Libro dei Vigilanti, X, angelo inviato dal Signore presso il figlio di Lamek: “Digli, a nome mio, di nascondersi e manifestagli la fine che verrà poiché la terra, tutta, perirà; un diluvio verrà su tutta la terra e quel che è in essa perirà. Avvisalo che fugga e resti, il suo seme, per tutta la terra!” (vedi Semeyaza)

ASAEL Dal Libro dei Vigilanti, VI, uno degli angeli più importanti tra i duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi)

ASALIAH “Dio giusto, che indica la Verità”. Angelo 47 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Virtù. Da 20° a 25° dello Scorpione. Angelo Custode dei nati dal 13 novembre al 17 novembre. Dono accordato: Contemplazione

Asmodel Uno dei 12 angeli zodiacali che presiedono le porte tra noi e il cielo e ricevono l’influenza dei 7 angeli governatori del mondo (angeli planetari). Oltre il proprio angelo custode sono gli angeli più vicini all’uomo. Segno in astrologia onomantica esoterica: Toro. Coro dei Cherubini. Governa: aprile, venerdì, verde, stambecco e colomba, agata, corallo bianco, verbena, mirto, giglio, lillà, margheritina, udito e sordità

ASRADEL Dal Libro dei Vigilanti, VIII, uno dei duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi). “Insegnò il corso della luna”

ATALIEL Angelo dominatore 15 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Favorisce i guadagni in danari

AUMEL Vedi OMAEL

AZARIEL (1) Angelo dominatore 4 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Realizza i desideri

AZARIEL (2) “Aiuto di Dio”; secondo testi apocrifi, con Raffaele e Ananael “uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore” (Tb 12, 15)

AZAZEL Dal Libro dei Vigilanti, VIII, uno dei duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi). “E Azazel insegnò agli uomini a far spade, coltello, scudo, corazza da petto e mostrò loro quel che, dopo di loro e in seguito al loro modo di agire, sarebbe avvenuto: braccialetti, ornamenti, tingere ed abbellir le ciglia, pietre, più di tutte le pietre, preziose e scelte, tutte le tinture e gli mostrò anche il cambiamento del mondo. E vi fu grande scelleratezza e molto fornicare. E caddero nell’errore e tutti i loro modi di vivere si corruppero”

AZERUEL Angelo dominatore 16 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Favorisce la meditazione e la riflessione

AZIEL Angelo dominatore 25 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Protegge nei cambiamenti di lavoro

Azra'il Nell’islamismo, l'angelo della morte

BARADIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe della grandine

BARAQAL Dal Libro dei Vigilanti, VIII, uno dei duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi). “Baraqal istruì gli astrologi”

BARAQUEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe del lampo

BARBIEL Angelo dominatore 9 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Aiuta la risoluzione dei problemi

Barchiel (1) Uno dei 12 angeli zodiacali che presiedono le porte tra noi e il cielo e ricevono l’influenza dei 7 angeli governatori del mondo (angeli planetari). Oltre il proprio angelo custode sono gli angeli più vicini all’uomo. Segno in astrologia onomantica esoterica: Pesci. Santi confessori. Governa: febbraio, giovedì, turchino, cavallo e cigno, timo, zaffiro e corallo, granoturco, olmo, trifoglio, erbe marine, sonno e languore

Barchiel (2) “La Beatitudine di Dio”. Uno dei 7 angeli, chiamati anche i “Sette Occhi del Signore”, i “Sette Troni”, le “Sette Luci Ardenti”, i “7 Reggitori del Mondo”, anticamente menzionati nei messali della Chiesa Cattolica e poi cancellati. Erano identificati con i 7 pianeti

BARINAEL Angelo dominatore 24 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Favorisce l'affermazione personale

BATRAAL Dal Libro dei Vigilanti, VI, uno degli angeli più importanti tra i duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi)

betatrone Vedi METATRON

BETHNAEL Angelo dominatore 21 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Portatore di bontà e generosità

Binael o TSaphkiel o TSAPKIEL o TZAPHQIEL o Zaphkiel Arcangelo “visione di Dio”. Rappresentato da un uomo simile a bronzo brillante, con una tunica di lino bianco, tiene in mano utensili per scrivere. Secondo la Cabala: in Briah (mondo creativo) Arcangelo Principe della Lotta Spirituale contro il Male; Sephirah: 3 Binah, Saturno; il Nome del suo Ordine di Angeli è Aralim, i Forti e Possenti, chiamati anche Troni

BITAEL Angelo di Venere; il suo colore è il bianco. Nome citato nei testi dei Sabei di Harran, una setta religiosa in cui confluirono i culti assiro-babilonesi, gli influssi della Grecia classica e il filone stoico-ermetico

CAHETEL “Dio adorabile”. Angelo 8 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Serafini. Da 5° a 10° del Toro. Angelo Custode dei nati dal 26 aprile al 30 aprile. Dono accordato: Prosperità

CAMAEL o KAMAEL Arcangelo “rigore di Dio”, aiuta la propria volontà e la riuscita. Rappresentato da un angelo con quattro ali bianche immacolate e una veste arancione; in una mano tiene una spada di piatto di fronte ad una fiamma divampante. Secondo la Cabala: in Briah (mondo creativo) Arcangelo Principe della Forza e del Coraggio; Sephirah: 5 Geburah, Marte; il Nome del suo Ordine di Angeli è Seraphim, i Fiammeggianti, chiamati anche Potestà

CALIEL “Dio pronto a soccorrere e ad esaudire”. Angelo 18 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Troni. Da 25° a 30° dei Gemelli. Angelo Custode dei nati dal 16 giugno al 21 giugno. Dono accordato: Giustizia

CASSIEL Uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Saturno. In astrologia onomantica esoterica: spirito meditativo; governa: nota LA, numero 8, neve, grandine, tempesta, incenso, radici, malinconia, tesori e segreti (coadiuvato da Zapkiel). Nella magia evocativa governa: sabato, nero, saggezza, conoscenza, risultati, meriti, stabilità, concretezza, conferme. Nella Cabala: angelo planetario di Saturno o Shabbathai

CAVAKIAH Vedi CHAVAQUIAH

CHABUIAH Vedi HABUHIAH (1)

CHAHUIAH Vedi HAHEUIAH

CHAIRUM Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, l’angelo a Borea. Uno dei 4 angeli preposti ai venti insieme a Oertha, Kerkutha e Nautha. “Tiene in mano una verga di fuoco, con cui attenua la grande potenza di umidità, ma non tanto che la terra si dissecchi”

CHALKATURA Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, uno degli angeli contrari a Satana. Uno degli angeli che “corrono attraverso gli spazi celesti, volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra” insieme a Mermeoth, Onomataht, Duth, Melioth, Charuth, Oertha, Nefonos, Grafathas

CHARUTH Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, uno degli angeli contrari a Satana. Uno degli angeli che “corrono attraverso gli spazi celesti, volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra” insieme a Mermeoth, Onomataht, Duth, Melioth, Grafathas, Oertha, Nefonos, Chalkatura

CHAHMIAH Vedi HAAMIAH

CHAVAQUIAH o CAVAKIAH “Dio che dà la gioia”. Angelo 35 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Potestà. Da 20° a 25° della Vergine. Angelo Custode dei nati dal 13 settembre al 17 settembre. Dono accordato: Riconciliazione

DAMABIAH (1) “Dio fonte di saggezza”. Angelo 65 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Angeli. Da 20° a 25° dell’Acquario. Angelo Custode dei nati dal 10 febbraio al 14 febbraio. Dono accordato: Saggezza

DAMABIAH (2) Secondo una tradizione esoterica, uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Urano. Una percezione extrasensoriale gli consente di accedere ai mondi inferiori. Efficace per ottenere saggezza e successo, nonché per combattere le negatività

DANEL Dal Libro dei Vigilanti, VI, uno degli angeli più importanti tra i duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi)

DANIEL “Segno di misericordia”. Angelo 50 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Principati. Da 5° a 10° del Sagittario. Angelo Custode dei nati dal 28 novembre al 2 dicembre. Dono accordato: Eloquenza

DIRACHIEL Angelo dominatore 6 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Favorisce il commercio

DUTH Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, uno degli angeli contrari a Satana. Uno degli angeli che “corrono attraverso gli spazi celesti, volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra” insieme a Mermeoth, Onomataht, Melioth, Charuth, Grafathas, Oertha, Nefonos, Chalkatura

EGIBIEL Angelo dominatore 18 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Favorisce il concepimento e la maternità

ELEMIAH “Dio rifugio”. Angelo 4 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Serafini. Da 15° a 20° dell’Ariete. Angelo Custode dei nati dal 5 aprile al 9 aprile. Dono accordato: Potere

ENEDIEL Angelo dominatore 2 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Fornisce aiuto provvidenziale

ERGEDIEL Angelo dominatore 14 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. E' il protettore della bellezza fisica

ERVIHEL Angelo inviato a Davide. Per tradizione apocrifa, altro nome dell’angelo Gabriele

EYAEL o AIHEL “Dio delizia dei bambini e degli uomini”. Angelo 67 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Angeli. Da 0° a 5° dei Pesci. Angelo Custode dei nati dal 20 febbraio al 24 febbraio. Dono accordato: Trasformazione

EZEQEEL Dal Libro dei Vigilanti, VI, uno degli angeli più importanti tra i duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi)

FADAHEL Angelo che annuncia la nascita di Sansone. Per tradizione apocrifa, altro nome dell’angelo Gabriele

FANUEL o PHANUEL "Angelo del Pentimento", citato come arcangelo nei Libri di Enoc ed Esdra

GABRIEL o GABRIELE (1) Dal vangelo di Luca 1, 19: “Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio”.

Gabriel (2) Arcangelo “opera di Dio”, l'angelo della rigenerazione, del cambiamento, della nascita. Rappresentato da un angelo con due ali bianche immacolate e una veste bianca e azzurra. Tiene nel suo andare una lampada color rosso rubino accesa. Secondo la Cabala: in Briah (mondo creativo) Arcangelo Principe del Mutamento e dell’Alterazione; Sephirah: 9 Yesod, Luna; il Nome del suo Ordine di Angeli è Kerubim o Cherubici, chiamati anche Angeli

Gabriel (3) Uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Luna. In astrologia onomantica esoterica: spirito di luce; governa: nota MI, numero 2, tutte le meteore acquose, mirto, lauro, mirra, foglie, energie naturali, viaggi e fatalità. Nella magia evocativa governa: lunedì, bianco, ispirazione, fantasia, sogni rivelatori, viaggi, arti, riconciliazioni. Nella Cabala: angelo planetario della Luna o Levanah

Gabriel (4) “La Forza (o la Potenza) di Dio”. Uno dei 7 angeli, chiamati anche i “Sette Occhi del Signore”, i “Sette Troni”, le “Sette Luci Ardenti”, i “7 Reggitori del Mondo”, anticamente menzionati nei messali della Chiesa Cattolica e poi cancellati. Erano identificati con i 7 pianeti

Gabriel (5) Angelo dominatore 5 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Rafforza la purezza dei sentimenti

Gabriel (6) Dal Libro dei Segreti di Enoc, XX e segg., uno degli angeli “Gloriosi” che servono il Signore; nel settimo cielo, portò Enoch davanti al volto del Signore nei secoli, “sollevandolo come una foglia sollevata dal vento”

GABRIEL (7) Dal Libro dei Vigilanti, XX, uno degli angeli santi (“preposto sui serpenti, sul Paradiso e sui cherubini”) che vigilano “sugli spiriti degli angeli che si sono uniti con le donne e che, assumendo molti aspetti, hanno reso impuri gli uomini e li inducono in errore sì che essi offrano sacrifici ai demoni come agli dei”. (vedi Semeyaza). Nel capitolo X, riceve l’ordine dal Signore: “Va contro i bastardi e i reprobi e contro i figli di meretrice! Distruggi, fra gli uomini, i figli di meretrice e i figli degli angeli vigilanti! Falli uscire e mandali l’uno contro l’altro!”

GABRIELE Vedi GABRIEL

GALGALIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe del sole

GARRUBIEL Uno dei 12 angeli zodiacali che presiedono le porte tra noi e il cielo e ricevono l’influenza dei 7 angeli governatori del mondo (angeli planetari). Oltre il proprio angelo custode sono gli angeli più vicini all’uomo. Segno in astrologia onomantica esoterica: Acquario. Santi Martiri. Governa: gennaio, sabato, nero, pecora e pavone, euforbio, quarzo, zaffiro, perla nera, serpentaria, incenso, mirto, rosmarino, pensiero e trasporti del cuore

GELIEL Angelo dominatore 22 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Aiuta la realizzazione dei progetti

GENIEL Angelo dominatore 1 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. E' il portatore di un avvenire migliore

GEREMIEL Arcangelo, citato nei Libri di Enoc ed Esdra

GRAFATHAS Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, uno degli angeli contrari a Satana. Uno degli angeli che “corrono attraverso gli spazi celesti, volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra” insieme a Mermeoth, Onomataht, Duth, Melioth, Charuth, Oertha, Nefonos, Chalkatura

HAAIAH o AHAYAH “Dio rifugio”. Angelo 26 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Dominazioni. Da 5° a 10° del Leone. Angelo Custode dei nati dal 28 luglio al 1° agosto. Dono accordato: Finezza

HAAMIAH o CHAHMIAH “Dio speranza di tutti i figli della Terra”. Angelo 38 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Potestà. Da 5° a 10° della Bilancia. Angelo Custode dei nati dal 29 settembre al 3 ottobre. Dono accordato: Celebrazione

HABUHIAH (1) o CHABUIAH “Dio che dona con liberalità”. Angelo 68 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Angeli. Da 5° a 10° dei Pesci. Angelo Custode dei nati dal 25 febbraio al 29 febbraio. Dono accordato: Guarigione

HABUHIAH (2) Secondo una tradizione esoterica, uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Marte. Sviluppa la premonizione, aiuta a conservare la salute e a lottare contro la malattia

HACHASIAH Vedi HAHASIAH

HAHAIAH “Dio rifugio”. Angelo 12 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Cherubini. Da 25° a 30° del Toro. Angelo Custode dei nati dal 16 maggio al 20 maggio. Dono accordato: Rifugio

HAHASIAH o HACHASIAH “Dio occulto”. Angelo 51 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Principati. Da 10° a 15° del Sagittario. Angelo Custode dei nati dal 3 dicembre al 7 dicembre . Dono accordato: Panacea, pietra filosofale

HAHEUIAH o HAYUIAH o CHAHUIAH “Dio buono in sé”. Angelo 24 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Troni. Da 25° a 30° del Cancro. Angelo Custode dei nati dal 17 luglio al 22 luglio. Dono accordato: Protezione

HAIAIEL Secondo una tradizione esoterica, uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Mercurio. Aiuta a comprendere a fondo la realtà, specie attraverso l’ascolto

HAIAYEL o HIIEL “Dio, Signore dell’universo”. Angelo 71 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Angeli. Da 20° a 25° dei Pesci. Angelo Custode dei nati dall’11 marzo al 15 marzo. Dono accordato: Motivazione

HAKAMIAH Vedi HEKAMIAH

HamaBiel o HAMALIEL Uno dei 12 angeli zodiacali che presiedono le porte tra noi e il cielo e ricevono l’influenza dei 7 angeli governatori del mondo (angeli planetari). Oltre il proprio angelo custode sono gli angeli più vicini all’uomo. Segno in astrologia onomantica esoterica: Vergine. Coro delle Virtù. Governa: agosto, mercoledì, grigio, scrofa e passero, sandalo, smeraldo e diaspro, melo, valeriana, gelsomino, invidia, castità e castrazione

HaMael Uno dei 12 angeli zodiacali che presiedono le porte tra noi e il cielo e ricevono l’influenza dei 7 angeli governatori del mondo (angeli planetari). Oltre il proprio angelo custode sono gli angeli più vicini all’uomo. Segno in astrologia onomantica esoterica: Capricorno. Santi Innocenti. Governa: dicembre, sabato, nero, onice, mirra, belladonna, papavero nero, ilarità e trasporti di milza

HamaLiel Vedi HAMABIEL

HANAEL Nella Cabala: angelo planetario di Venere o Nogah

HANIAL Vedi HANIEL

HANIEL o ANAEL o HANIAL (1) Arcangelo “Grazia di Dio”, l’angelo dell’amore umano. Rappresentato da un angelo con le ali bianche immacolate, il suo abito è una tunica rosa che porta delle rose bianche in una piega. Secondo la Cabala: in Briah (mondo creativo) Arcangelo Principe dell’Amore e dell’Armonia; Sephirah: 7 Netzach, Venere; il Nome del suo Ordine di Angeli è Elhoim, Dei, chiamati anche Principati

HANIEL (2) Nell’astrologia onomantica esoterica, uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Venere. Spirito suscettibile. Governa: nota RE, numero 6, aria, acqua, rose, viole, zafferano, fiori, organi genitali, amore, pace, concordia. Nella magia evocativa governa: venerdì, verde, amore, amicizia, rapporti personali

HANUEL Vedi ANAUEL

HARAEL o HERACHIEL “Dio onniscente”. Angelo 59 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Arcangeli. Da 20° a 25° del Capricorno. Angelo Custode dei nati dall’11 gennaio al 15 gennaio. Dono accordato: Ricchezza intellettuale

HARAQIEL Angelo di Mercurio; magnetizza sia il colore verde che l’azzurro. Nome citato nei testi dei Sabei di Harran, una setta religiosa in cui confluirono i culti assiro-babilonesi, gli influssi della Grecia classica e il filone stoico-ermetico

HARIEL “Dio creatore”. Angelo 15 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Cherubini. Da 10° a 15° dei Gemelli. Angelo Custode dei nati dal 1° giugno al 5 giugno. Dono accordato: Chiarezza

Harut Nell’islamismo, con Marut, l’angelo che ha introdotto la magia sulla Terra

HAYUIAH Vedi HAHEUIAH

HAZIEL “Dio misericordioso” ”. Angelo 9 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Cherubini. Da 10° a 15° del Toro. Angelo Custode dei nati dal 1° maggio al 5 maggio. Dono accordato: Indulgenza

HEHAHEL “Dio in tre persone”. Angelo 41 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Virtù. Da 20° a 25° della Bilancia. Angelo Custode dei nati dal 14 ottobre al 18 ottobre. Dono accordato: Spiritualità

HEKAMIAH o HAKAMIAH “Dio edificatore dell'universo”. Angelo 16 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Cherubini. Da 15° a 20° dei Gemelli. Angelo Custode dei nati dal 6 giugno al 10 giugno. Dono accordato: Lealtà

HERACHIEL Vedi HARAEL

Hesediel o TSadkiel o TZADQIEL o ZADKIEL Arcangelo “giustizia di Dio”. Rappresentato da un angelo con quattro ali bianche immacolate, ha una veste color porpora, in una mano ha una corona, nell'altra uno scettro. Secondo la Cabala: in Briah (mondo creativo) Arcangelo Principe della Misericordia e della Benevolenza; Sephirah: 4 Chesed, Giove; il Nome del suo Ordine di Angeli è Chashmalim, i Fulgenti, chiamati anche Dominazioni

HIIEL Vedi HAIAYEL

IAHHEL o IHAHEL “Essere supremo”. Angelo 62 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Arcangeli. Da 5° a 10° dell’Acquario. Angelo Custode dei nati dal 26 gennaio al 30 gennaio. Dono accordato: Sapere

IAOTH Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

IAX Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

IBEMIAH Vedi JABAMIAH (1)

ICHAVIAH Vedi YEHUIAH

IEIAZEL o YEIAZEL o IIZEL “Dio che rallegra”. Angelo 40 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Potestà. Da 15° a 20° della Bilancia. Angelo Custode dei nati dal 9 ottobre al 13 ottobre. Dono accordato: Gioie

IERATEL Vedi YERATEL

IEZALEL “Dio glorifica per ogni cosa”. Angelo 13 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Cherubini. Da 0° a 5° dei Gemelli. Angelo Custode dei nati dal 21 maggio al 25 maggio. Dono accordato: Fedeltà

IHAHEL Vedi IAHHEL

IIIEL Vedi YEIAYEL

IILEL Vedi YEIALEL

IIZEL Vedi IEIAZEL

ILAHAIH Vedi YELAHIAH

ILIEL Vedi JELIEL

IMAMIAH “Dio eleva al di sopra di tutto”. Angelo 52 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Principati. Da 15° a 20° del Sagittario. Angelo Custode dei nati dall’8 dicembre al 12 dicembre. Dono accordato: Amnistia,
espiazione dei peccati

INGETHEL Addetto alle azioni segrete. Per tradizione apocrifa, altro nome dell’angelo Gabriele

ISBAL Angelo di Saturno; il suo colore è il nero, il metallo dominante è il ferro. Nome citato nei testi dei Sabei di Harran, una setta religiosa in cui confluirono i culti assiro-babilonesi, gli influssi della Grecia classica e il filone stoico-ermetico

Israfil Nell’islamismo, l’angelo che soffierà la Tromba del Giorno del Giudizio

JABAMIAH (1) o IBEMIAH “Verbo che produce ogni cosa”. Angelo 70 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Angeli. Da 15° a 20° dei Pesci. Angelo Custode dei nati dal 6 marzo al 10 marzo. Dono accordato: Trasmutazione, alchimia

JABAMIAH (2) Secondo una tradizione esoterica, uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Venere. Combatte l’indolenza, la pigrizia, la negligenza; aiuta a rigenerarsi e a ritrovare l’armonia interiore

JAZERIEL Angelo dominatore 13 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Aiuta i cambiamenti fortunati

Jehudiel “La Gloria di Dio”. Uno dei 7 angeli, chiamati anche i “Sette Occhi del Signore”, i “Sette Troni”, le “Sette Luci Ardenti”, i “7 Reggitori del Mondo”, anticamente menzionati nei messali della Chiesa Cattolica e poi cancellati. Erano identificati con i 7 pianeti

JELIEL o ILIEL “Dio caritatevole”. Angelo 2 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Gerafini. Da 5° a 10° dell’Ariete. Angelo Custode dei nati dal 26 marzo al 30 marzo. Dono accordato: Amore

JIBRIL Nome dell’arcangelo Gabriele nell’islamismo; parlò a Maria di Nazareth e ispirò a Maometto la stesura del Corano. Il poeta e teologo musulmano Avicenna (980-1037) lo definisce “angelo dell’umanità”

Jophiel (1) Arcangelo “corriere di Dio”, portatore di bellezza. Rappresentato da un uomo simile alla luce più abbagliante, vestito di una lunga veste bianca, con una cintura d'oro, capelli bianchi come la neve e occhi fiammanti. Tiene nella mano destra sette stelle a sei punte, una spada a due tagli gli esce dalla bocca

JOPHIEL (2) Secondo la Cabala: in Yetzirah (mondo formativo) Angelo riferito alla Sephirah 3 Binah, Saturno; appartiene all’Ordine degli Angeli Aralim, i Forti e Possenti, chiamati anche Troni; il suo Arcangelo è Binael

KAMAEL Vedi CAMAEL

KARAEL Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

KERKUTHA Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, l’angelo sopra il vento del Sud. Uno dei 4 angeli preposti ai venti insieme a Chairum, Oertha e Nautha. “Ne attenua la violenza perché esso non scuota la terra”

KJRIEL Angelo dominatore 20 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Favorisce l'equilibrio interiore

KOBABEL Dal Libro dei Vigilanti, VIII, uno dei duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi). “Kobabel insegnò i segni degli astri”

KOKBIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe delle stelle

LAUVIAH 1° o LAVIAH 1° (1) “Dio loda ed esalta”. Angelo 11 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Cherubini. Da 20° a 25° del Toro. Angelo Custode dei nati dall’11 maggio al 15 maggio. Dono accordato: Vittoria

LAUVIAH 2° o LAVIAH 2° (2) “Dio ammirevole”. Angelo 17 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Troni. Da 20° a 25° dei Gemelli. Angelo Custode dei nati dall’11 giugno al 15 giugno. Dono accordato: Rivelazione

LAUVIAH (3) Vedi LEUVIAH

LAVIAH Vedi LAUVIAH

LAYLAHEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe della notte

LECABEL o YECABEL “Dio che ispira”. Angelo 31 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Dominazioni. Da 0° a 5° della Vergine. Angelo Custode dei nati dal 23 agosto al 28 agosto. Dono accordato: Opportunità

LEHACHIAH Vedi LEHAHIAH

LEHAHIAH o LEHACHIAH “Dio clemente”. Angelo 34 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Potestà. Da 15° a 20° della Vergine. Angelo Custode dei nati dall’8 settembre al 12 settembre. Dono accordato: Rettitudine

LEUVIAH o LAUVIAH (3) “Dio che esaudisce i peccatori”. Angelo 19 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Troni. Da 0° a 5° del Cancro. Angelo Custode dei nati dal 22 giugno al 26 giugno. Dono accordato: Espansione

LELAHEL “Dio lodevole”. Angelo 6 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Serafini. Da 25° a 30° dell’Ariete. Angelo Custode dei nati dal 15 aprile al 20 aprile. Dono accordato: Luce

MAHASIAH “Dio salvatore”. Angelo 5 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Serafini. Da 20° a 25° dell’Ariete. Angelo Custode dei nati dal 10 aprile al 14 aprile. Dono accordato: Purificazione

Malchidael Uno dei 12 angeli zodiacali che presiedono le porte tra noi e il cielo e ricevono l’influenza dei 7 angeli governatori del mondo (angeli planetari). Oltre il proprio angelo custode sono gli angeli più vicini all’uomo. Segno in astrologia onomantica esoterica: Ariete. Coro dei Serafini. Governa: marzo, martedì, rosso, capra e gallo, mirra, ametista, salvia, olivo, felce, primula, garofano, vista e cecità

Malik Nell’islamismo, l’angelo che è il custode dell'Inferno

MANAKEL o MENAKEL (1) “Dio che asseconda e sostiene ogni cosa”. Angelo 66 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Angeli. Da 25° a 30° dell’Acquario. Angelo Custode dei nati dal 15 febbraio al 19 febbraio. Dono accordato: Conoscenza

MANAKEL (2) Secondo una tradizione esoterica, uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Saturno. Combatte la tendenza a rinchiudersi in se stessi, l’inquietudine e la malinconia; ottiene il perdono da Dio; stimola l’immaginazione, la creatività, il magnetismo. Consola nelle avversità

MARUTH Nell’islamismo, con Harut, l’angelo che ha introdotto la magia sulla Terra

MANEDIEL Angelo dominatore 8 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. E' portatore di coraggio

MARIOCH Dal Libro dei Segreti di Enoc, XXIII, uno dei 2 angeli del Signore, con Arioch, posti sulla terra per custodirla e comandare alle cose temporali; ricevettero l’ordine dal Signore di conservare lo scritto della mano di Enoc e della mano dei padri di Enoc fino al secolo ultimo

MATARIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe della pioggia

MEBAHEL “Dio conservatore”. Angelo 14 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Cherubini. Da 5° a 10° dei Gemelli. Angelo Custode dei nati dal 26 maggio al 31 maggio. Dono accordato: Verità e Libertà

MEBAHIAH “Dio eterno”. Angelo 55 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Principati. Da 0° a 5° del Capricorno. Angelo Custode dei nati dal 22 dicembre al 26 dicembre. Dono accordato: Lucidità intellettuale

MECHIEL Vedi MEHIEL

MEHIEL o MECHIEL “Dio che vivifica tutte le cose”. Angelo 64 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Arcangeli. Da 15° a 20° dell’Acquario. Angelo Custode dei nati dal 5 febbraio al 9 febbraio. Dono accordato: Vivificazione

MELAHEL “Dio che libera da tutti i mali”. Angelo 23 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Troni. Da 20° a 25° del Cancro. Angelo Custode dei nati dal 12 luglio al 16 luglio. Dono accordato: Guarigione

MELIOTH Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, uno degli angeli contrari a Satana. Uno degli angeli che “corrono attraverso gli spazi celesti, volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra” insieme a Mermeoth, Onomataht, Duth, Charuth, Grafathas, Oertha, Nefonos, Chalkatura

MENADEL “Dio adorabile”. Angelo 36 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Potestà. Da 25° a 30° della Vergine. Angelo Custode dei nati dal 18 settembre al 23 settembre. Dono accordato: Lavoro

MENAKEL Vedi MANAKEL (1)

MERMEOTH Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, uno degli angeli contrari a Satana. E’ l’angelo delle tempeste e porta “la tempesta sul capo”. Uno degli angeli che “corrono attraverso gli spazi celesti, volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra” insieme a Onomataht, Duth, Melioth, Charuth, Grafathas, Oertha, Nefonos, Chalkatura

Metatron o METRATON o BETATRONE Arcangelo “segretario di Dio”. Archivista di tutti i nostri pensieri, delle nostre esperienze, Metatron può ispirare la nostra intelligenza e renderci consapevoli della potenza del nostro pensiero. Rappresentato da una figura d'uomo dal viso splendente come il sole. Tiene nella destra una canna per misurare, nella sinistra una cordicella di candido lino. Secondo la Cabala: in Briah (mondo creativo) Arcangelo Principe dei Volti, Colui che conduce altri al cospetto di Dio; Sephirah: 1 Kether, il Primum Mobile; il Nome del suo Ordine di Angeli è Chaioth ha-Qadesh, le Sante Creature Viventi, chiamate anche Seraphim

MetRaton Vedi METATRON

MICAEL Vedi MICHAEL

Michael o MICAEL o MIKAEL o Mikhael o MICHELE (1) Arcangelo “riflesso di Dio”, principe degli arcangeli. Il più potente, colui che combatte il male sia dentro che fuori di noi, l'angelo che protegge il nostro cammino spirituale, che vuole la salvezza della terra. Rappresentato da un angelo dalla veste color bianco-dorato, che calpesta sotto i piedi il drago. Ha una palma e uno stendardo bianco con una croce rossa. Secondo la Cabala: in Briah (mondo creativo) Arcangelo Principe dello Splendore e della Saggezza; Sephirah: 8 Hod, Mercurio; il Nome del suo Ordine di Angeli è Beni Elohim, Figli degli Dei, chiamati anche Arcangeli

Michael (2) Uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Sole. In astrologia onomantica esoterica: spirito di purezza; governa: nota DO, numero 1, tutte le meteore, incenso, mastice, ambra, muschio, calore vitale e cuore, potere, amicizie influenti (coadiuvato da Raphael). Nella magia evocativa governa: domenica, giallo/dorato, fortuna e potenza, destino, carriera e successo. Nella Cabala: angelo planetario del Sole o Shemesh

MICHAEL (3) Quis ut Deus, “il Pari a Dio”. Uno dei 7 angeli, chiamati anche i “Sette Occhi del Signore”, i “Sette Troni”, le “Sette Luci Ardenti”, i “7 Reggitori del Mondo”, anticamente menzionati nei messali della Chiesa Cattolica e poi cancellati. Erano identificati con i 7 pianeti

MICHAEL (4) Dal Libro dei Segreti di Enoc, XXII e segg., “il grande arcangelo del Signore”, uno dei “Gloriosi”; nel settimo cielo, condusse Enoch davanti al volto del Signore; spogliò Enoch delle vesti terrene, lo unse di olio benedetto e lo rivestì di vesti di gloria così che Enoc fu “come uno dei Gloriosi e non c’era differenza d’aspetto”. Nel capitolo XXXIII, Michele è definito “intercessore” di Enoc e “arcistratega” del Signore

MICHAEL (5) Dal Libro dei Vigilanti, XX, uno degli angeli santi (“che era comandato sulla bontà degli uomini, sul popolo”) che vigilano “sugli spiriti degli angeli che si sono uniti con le donne e che, assumendo molti aspetti, hanno reso impuri gli uomini e li inducono in errore sì che essi offrano sacrifici ai demoni come agli dei”. (vedi Semeyaza). Nel capitolo X, riceve l’ordine dal Signore: “Annunzia a Semeyaza ed agli altri che, insieme con lui, si unirono con le donne per corrompersi, con esse, in tutta la loro impurità: quando tutti i loro figli si trafiggeranno a vicenda, e quando vedranno la morte dei loro cari, legali per settanta generazioni sotto le colline della terra fino al giorno del loro giudizio e della loro fine, fin quando si compirà l’eterna condanna. (…) E distruggi tutte le anime del piacere e i figli degli angeli vigilanti perché hanno fatto violenza agli uomini! Disperdi, dalla faccia della terra, tutta la violenza e finisca ogni cattiva azione ed appaia la pianta della giustizia e della rettitudine, e le azioni saranno rivolte al bene. Giustizia e rettitudine saranno, per l’eternità, piantate in letizia”

MICHELE Vedi MICHAEL

MIHAEL o MIHEL “Dio, padre misericordioso”. Angelo 48 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Virtù. Da 25° a 30° dello Scorpione. Angelo Custode dei nati dal 18 novembre al 22 novembre. Dono accordato: Procreazione

MIHEL Vedi MIHAEL

MIKAEL (1) Vedi MICHAEL

MIKAEL (2) “Simile a Dio”. Angelo 42 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Virtù. Da 25° a 30° della Bilancia. Angelo Custode dei nati dal 19 ottobre al 23 ottobre. Dono accordato: Organizzazione. Omonimo dell’arcangelo Michael; per differenziarlo è di preferenza utilizzata la grafia qui applicata

MIKAIL Nome dell’arcangelo Michele nell’islamismo; detiene il dominio delle forze della natura. Il poeta e teologo musulmano Avicenna (980-1037) lo definisce “angelo dei Profeti”

MIKHAEL Vedi MICHAEL

MITZRAEL “Dio che soccorre gli oppressi”. Angelo 60 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Arcangeli. Da 25° a 30° del Capricorno. Angelo Custode dei nati dal 16 gennaio al 20 gennaio. Dono accordato: Consolidamento, riparazione

MUMIAH (1) “Fine di tutte le cose”. Angelo 72 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Angeli. Da 25° a 30° dei Pesci. Angelo Custode dei nati dal 16 marzo al 20 marzo. Dono accordato: Rinascita

MUMIAH (2) Secondo una tradizione esoterica, uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Luna. Sviluppa la personalità e aiuta a sviluppare facoltà di psicoterapia, ovvero l’arte di riconoscere l’essenza delle cose attraverso il tatto

Munkar Nell’islamismo, con Nakir, l’angelo che punirà i peccatori nella tomba

Muriel Uno dei 12 angeli zodiacali che presiedono le porte tra noi e il cielo e ricevono l’influenza dei 7 angeli governatori del mondo (angeli planetari). Oltre il proprio angelo custode sono gli angeli più vicini all’uomo. Segno in astrologia onomantica esoterica: Cancro. Coro delle Dominazioni. Governa: giugno, lunedì, azzurro, cane e cicogna nera, canfora, smeraldo, ocra, mughetto e iride, parola e mutismo

NAKIR Nell’islamismo, con Munkar, l’angelo che punirà i peccatori nella tomba

NANAEL “Dio che ridimensiona gli orgogliosi”. Angelo 53 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Principati. Da 20° a 25° del Sagittario. Angelo Custode dei nati dal 13 dicembre al 16 dicembre. Dono accordato: Comunione,
comunicazione spirituale

NATHANIEL Angelo che presiede il fuoco e salva i giusti dalla fornace di Baal. Per tradizione apocrifa, altro nome dell’angelo Gabriele

NAUTHA Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, l’angelo sopra il vento di Sud-Ovest. Uno dei 4 angeli preposti ai venti insieme a Chairum, Kerkutha e Oertha. “Tiene una verga di neve in mano e gliela mette in bocca per estinguere il fuoco che esce dalla sua bocca. Perché se non lo estinguesse nella sua bocca verrebbe arsa tutta la terra”

NECIEL Angelo dominatore 11 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Fornisce nuove idee e intuizioni

NEFONOS Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, uno degli angeli contrari a Satana. Uno degli angeli che “corrono attraverso gli spazi celesti, volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra” insieme a Mermeoth, Onomataht, Duth, Melioth, Charuth, Oertha, Grafathas, Chalkatura

NELCHAEL “Dio solo e unico”. Angelo 21 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Troni. Da 10° a 15° del Cancro. Angelo Custode dei nati dal 2 luglio al 6 luglio. Dono accordato: Insegnamento

NEMAMIAH “Dio lodevole”. Angelo 57 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Arcangeli. Da 10° a 15° del Capricorno. Angelo Custode dei nati dal 1° al 5 gennaio. Dono accordato: Discernimento

NITHAEL “Re dei Cieli”. Angelo 54 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Principati. Da 25° a 30° del Sagittario. Angelo Custode dei nati dal 17 dicembre al 21 dicembre. Dono accordato: Eredità

NITHAIAH “Dio che dona la saggezza”. Angelo 25 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Dominazioni. Da 0° a 5° del Leone. Angelo Custode dei nati dal 23 luglio al 27 luglio. Dono accordato: Serenità

OERTHA Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, l’angelo sopra il vento del Nord. Uno dei 4 angeli preposti ai venti insieme a Chairum, Kerkutha e Nautha. “Egli tiene una torcia di fuoco e la mette su di esso, perché si riscaldi dal suo freddo e non faccia gelare la terra”. Anche uno degli angeli che “corrono attraverso gli spazi celesti, volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra” insieme a Mermeoth, Onomataht, Duth, Melioth, Charuth, Oertha, Nefonos, Chalkatura

OFANIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe della luna

OMAEL o AUMEL “Dio paziente”. Angelo 30 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Dominazioni. Da 25° a 30° del Leone. Angelo Custode dei nati dal 18 agosto al 22 agosto. Dono accordato: Crescita

ONOMATAHT Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, uno degli angeli contrari a Satana. Uno degli angeli che “corrono attraverso gli spazi celesti, volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra” insieme a Mermeoth, Duth, Melioth, Charuth, Grafathas, Oertha, Nefonos, Chalkatura

OROUEL Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

PAHALIAH “Dio redentore”. Angelo 20 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Troni. Da 5° a 10° del Cancro. Angelo Custode dei nati dal 27 giugno al 1° luglio. Dono accordato: Redenzione

PHANUEL Vedi FANUEL

PHOUNEBIEL Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

POYEL o PUIEL “Dio che sostiene l’universo”. Angelo 56 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Principati. Da 5° a 10° del Capricorno. Angelo Custode dei nati dal 27 dicembre al 31 dicembre. Dono accordato: Fortuna, talento, modestia

PUIEL Vedi POYEL

RAAMIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe del tuono

RAAZIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe dei terremoti

RAFAEL Vedi RAPHAEL

RAFFAELE Vedi RAPHAEL

RAGOUEL Vedi RAGUEL

RAGUEL o RAGOUEL o RAGUELE "Cavaliere del vento". Dal Libro dei Vigilanti, XX, uno degli angeli santi (“vendicatore del mondo e delle luci”) che vigilano “sugli spiriti degli angeli che si sono uniti con le donne e che, assumendo molti aspetti, hanno reso impuri gli uomini e li inducono in errore sì che essi offrano sacrifici ai demoni come agli dei”. (vedi Semeyaza)

RAGUELE Vedi RAGUEL

RAHEL Vedi ROCHEL (1)

RAIOUOTH Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

RAMUEL Dal Libro dei Vigilanti, VI, uno degli angeli più importanti tra i duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi)

RAPHAEL o RAFAEL o RAFFAELE (1) Dalla Bibbia, Tb 12, 15 “Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore”

Raphael (2) Arcangelo “rimedio di Dio”, il guaritore della terra, delle malattie del corpo, della mente e dello spirito. Rappresentato da un angelo con due ali bianche immacolate e una veste grigia; in mano ha un Pisside, con l'altra tiene un giovane che a sua volta tiene in mano un grosso pesce (da Tb 12, 15). Secondo la Cabala: in Briah (mondo creativo) Arcangelo Principe del Fulgore, della Bellezza e della Vita; Sephirah: 6 Tiphareth, Sole; il Nome del suo Ordine di Angeli è Melechim o Malakim, Re o Re Angelici, chiamati anche Virtù, Angeli e Sovrani

Raphael (3) Uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Mercurio. In astrologia onomantica esoterica: spirito turbolento; governa: nota SI, numero 5, tutte le meteore, cannella, noce moscata, cedro, alloro, semi e cortecce, funzioni cerebrali, scienza, fortuna in affari e al gioco (coadiuvato da Michael e Anael). Nella magia evocativa governa: mercoledì, marrone/viola, salute, affari, commercio, eloquenza. Nella Cabala: angelo planetario di Mercurio o Kokab

RaphaeL (4) “La Virtù Divina”. Uno dei 7 angeli, chiamati anche i “Sette Occhi del Signore”, i “Sette Troni”, le “Sette Luci Ardenti”, i “7 Reggitori del Mondo”, anticamente menzionati nei messali della Chiesa Cattolica e poi cancellati. Erano identificati con i 7 pianeti

RAPHAEL (5) Dal Libro dei Vigilanti, XX, uno degli angeli santi (“quello degli spiriti degli uomini”) che vigilano “sugli spiriti degli angeli che si sono uniti con le donne e che, assumendo molti aspetti, hanno reso impuri gli uomini e li inducono in errore sì che essi offrano sacrifici ai demoni come agli dei”. (vedi Semeyaza). Nel capitolo X, riceve l’ordine dal Signore: “Lega Azazel mani e piedi e ponilo nella tenebra, spalanca il deserto che è in Dudael e ponilo colà. E ponigli sopra pietre tonde ed aguzze e coprilo di tenebra! E stia colà in eterno e coprigli il viso a che non veda la luce! E, nel grande giorno del giudizio, sia mandato al fuoco! E fa’ vivere la terra che gli angeli hanno corrotto e quanto alla vita della terra, annunzia che io farò vivere la terra e che non tutti i figli dell’uomo periranno a causa del segreto di tutto quel che gli angeli vigilanti hanno distrutto ed insegnato ai loro figli. E tutta la terra si è corrotta per aver appreso le opere di Azezel ed ascrivi a lui tutto il peccato!”

RARIDERIS Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

RASUIL Dal Libro dei Segreti di Enoc, I e segg., uno dei 2 angeli, con Semeil, che apparvero a Enoc per condurlo in viaggio attraverso i sette cieli. “Mentre riposavo nel mio letto dormendo, mi apparvero due uomini grandissimi come mai ne avevo visti sulla terra. Il loro viso era come sole che luce, i loro occhi come lampade ardenti, dalle loro bocche usciva un fuoco, i loro vestiti una diffusione di piume, e le loro braccia come ali d’oro, al capezzale del mio letto. (…) Accadde che, mentre parlavo ai miei figli, i due uomini mi chiamarono e mi presero sulle loro ali. Mi portarono nel primo cielo e mi posero là. Condussero davanti al mio volto i capi, signori degli ordini delle stelle, e mi mostrarono i loro movimenti e i loro spostamenti da un tempo a un altro. Mi mostrarono duecento angeli che dominano sulle stelle e sulle combinazioni celesti. Là mi mostrarono un mare grandissimo, più grande del mare terrestre e gli angeli volavano con le loro ali”

RATZIEL Vedi RAZIEL

RAZIEL o RATZIEL o RAZIELE Secondo la Cabala: in Briah (mondo creativo) Arcangelo Principe della conoscenza delle cose nascoste; Sephirah: 2 Chokmah, il Cielo Stellato; il Nome del suo Ordine di Angeli è Auphanim, le Ruote delle Forze Vorticanti, chiamati anche Kerubim

RAZIELE Vedi RAZIEL

REHAEL “Dio che accoglie i peccatori”. Angelo 39 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Potestà. Da 10° a 15° della Bilancia. Angelo Custode dei nati dal 4 ottobre all’8 ottobre. Dono accordato: Rispetto

REIYEL o REUEL o RIIEL “Dio pronto a soccorrere”. Angelo 29 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Dominazioni. Da 20° a 25° del Leone. Angelo Custode dei nati dal 13 agosto al 17 agosto. Dono accordato: Liberazione

REMIEL Dal Libro di Enoch etiopico, l’angelo che Dio ha posto ad aiuto di chi si vuole elevare; tra gli angeli santi che vigilano “sugli spiriti degli angeli che si sono uniti con le donne e che, assumendo molti aspetti, hanno reso impuri gli uomini e li inducono in errore sì che essi offrano sacrifici ai demoni come agli dei”. (vedi Semeyaza)

REMIHEL Dal Quarto Libro di Ezra, IV, angelo citato dall’angelo Uriele: “E rispose loro l’angelo Remihel, e disse: ‘(…) Egli ha pesato con la bilancia le età, ha misurato con la misura i tempi, ha numerato con i numeri le epoche, e non muoverà né agiterà nulla finché non sarà riempita la misura che è stata stabilita’”

REQUIEL Angelo dominatore 23 del ciclo lunare insieme ad altri 27 angeli; collabora con l’arcangelo Gabriel. Portatore di chiaroveggenza

REUEL Vedi REIYEL

RATHIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe dei pianeti

Ridwan Nell’islamismo, l’angelo che è il custode del Paradiso

RIIEL Vedi REIYEL

RIZOEL Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

ROCHEL o RAHEL (1) “Dio che vede tutto”. Angelo 69 tra i 72 angeli della Shemhamphorash (o “Nome Diviso”) che presiedono le zone celesti e affiancano Dio nelle Sue azioni. Coro degli Angeli Angeli. Da 10° a 15° dei Pesci. Angelo Custode dei nati dal 1° marzo al 5 marzo. Dono accordato: Ristabilimento, restituzione

ROCHEL (2) Secondo una tradizione esoterica, uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Sole. Modera l’irascibilità, sviluppa la chiaroveggenza e aiuta a ritrovare oggetti smarriti

RUBYAEL Angelo di Marte; il suo colore è il rosso, domina il rame. Nome citato nei testi dei Sabei di Harran, una setta religiosa in cui confluirono i culti assiro-babilonesi, gli influssi della Grecia classica e il filone stoico-ermetico

RUFIYAEL Angelo di Giove; il suo colore è il giallo, domina il cristallo di rocca (quarzo). Nome citato nei testi dei Sabei di Harran, una setta religiosa in cui confluirono i culti assiro-babilonesi, gli influssi della Grecia classica e il filone stoico-ermetico

RUTHIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe del vento

SABAEL Uno degli angeli guaritori menzionati nel Testamento di Salomone; l’invocazione dei loro nomi avrebbe funzioni terapeutiche di origine magica

SACHIEL Nella magia evocativa, uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Giove. Governa: giovedì, azzurro, onori, ricchezze, fama, benessere materiale. Nella Cabala: angelo planetario di Giove o Tzedek

SAHAIAH Vedi SEHEIAH

SALGIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe della neve

SALIAH Vedi SEHALIAH

SAMAEL Uno dei 7 angeli planetari. Dominio: Marte. In astrologia onomantica esoterica: spirito forte; governa: nota SOL, numero 9, vento d’Africa, tuono, fulmine, sandalo, cipresso, aloe, legno, bile, vittoria (coadiuvato da Camael). Nella magia evocativa governa: martedì, rosso, forza contro i nemici, competizioni, vittorie

SAMS Angelo del Sole; è incoronato d’oro e vestito di broccato. Nome citato nei testi dei Sabei di Harran, una setta religiosa in cui confluirono i culti assiro-babilonesi, gli influssi della Grecia classica e il filone stoico-ermetico

SAMSAWEEL Dal Libro dei Vigilanti, VI, uno degli angeli più importanti tra i duecento figli del cielo o “angeli vigilanti” che scesero in Ardis, sulla vetta del Monte Armon, per congiungersi alle figlie degli uomini. Il loro capo era Semeyaza (vedi)

SAMZIEL Dal Libro di Enoch etiopico, uno degli angeli preposti ai fenomeni naturali: principe della luce del gi
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:01 pm
Oggetto: ANGELI E COLLABORAZIONE
FONTE:



Salire verso il loro Mondo

Geoffrey Hodson, forse il più grande chiaroveggente dei nostri tempi, scrive: "Non potete richiamare i grandi angeli nel vostro sé inferiore. Per vederli ed ascoltarli dovrete salire verso il loro mondo. Allorché ne supererete la soglia vedrete la possente moltitudine sempre immersa in miriadi di colori dell’arcobaleno...".

Questa frase da sola basterebbe a farci comprendere cosa dobbiamo fare per poter guardare direttamente negli occhi, senza impedimenti, i "nostri" angeli.
Vi sono moltissimi che hanno trascorso la propria vita fisica senza mai essere riusciti a incontrare i propri compagni celesti pur desiderandolo ardentemente; molti altri li hanno invece incontrati e neppure se ne sono accorti. Gli angeli possono apparirci senza che noi li percepiamo come tali, sotto forma di persone, o persino di animali, che incontriamo occasionalmente e che in qualche modo influiscono sulle nostre azioni, sul nostro modo di essere, magari sulla nostra stessa esistenza.
Tutti noi li contattiamo durante il sonno quando, da ogni angolo della Terra, uomini e donne vengono radunati nelle "aule notturne di apprendimento" per essere istruiti occultamente. Riceviamo così messaggi, suggerimenti, intuizioni di cui, al nostro risveglio, non ricordiamo la provenienza e che crediamo frutto di una nostra autonoma elaborazione: e ogni mattina siamo pronti con i nostri piccoli o grandi mezzi a lavorare al Grande Piano. Immersi nella nostra realtà, durante la giornata, tra il frastuono delle città e i nostri ritmi incalzanti, gli angeli sono sempre accanto a noi e tentano di farsi sentire.
Noi possiamo collaborare alla costruzione di un ponte di luce che colleghi il nostro con il loro mondo: tutti siamo in grado di farlo, ma non dobbiamo dimenticare che gli Angeli, rappresentando sempre e comunque una enorme Potenza, non si abbasseranno mai al nostro livello e rifuggono dal caos di certi nostri modelli di vita, dalle vibrazioni grossolane e negative che spesso emaniamo... Siamo noi a dover "salire verso il loro mondo". Per incontrarli non basta sentirsi pronti o pensare di esserlo.

Interiorità ed esteriorità

Per prima cosa è necessario credere fermamente negli angeli, amarli ed essere totalmente disponibili nei loro confronti, tenendo presente che il culto dell’angelo è qualcosa di diverso dal culto verso la Divinità, quale sia la religione praticata: questo è da tenere bene a mente.
Occorre pazienza, umiltà e saper coltivare delle doti personali: anche la nostra esistenza deve essere impostata in un modo particolare e permanente; dobbiamo essere capaci di liberarci dal nostro egoismo, dall’istinto di sopraffazione e proiettarci amorevolmente sugli altri, preoccupandoci del loro bene prima che del nostro; dobbiamo conquistare uno stato di serenità, lasciandoci alle spalle ansie, tensioni, insoddisfazioni; dobbiamo essere aperti alle cose dello spirito e soprattutto rinunciare all’adorazione del "vitello grasso", cioè dei falsi idoli... denaro e oggetti sono solo un mezzo, non un fine.
Non solo quando tentiamo di metterci in comunicazione con gli angeli ma in ogni momento dobbiamo cercare di essere padroni di noi stessi, delle nostre emozioni, dei nostri impulsi. Dobbiamo riuscire a "essere" noi stessi. Possiamo aiutarci con la meditazione e ritagliare nell’arco della giornata dei momenti in cui staccare gli innumerevoli fili che ci legano alla realtà circostante. Creare un silenzio esteriore significa conciliare in modo profondo quello interiore.
Nel ricercare l'incontro con l'angelo dobbiamo essere spinti da una sana e disinteressata aspirazione a perseguire una vera crescita interiore, intellettuale, morale, affettiva; dobbiamo lasciare da parte le nostre aspettative e il nostro egoismo nel cercare rassicurazioni e gratificazioni personali... siamo solo un’infinitesima parte di una realtà collettiva e unitaria chiamata umanità e ci realizziamo pienamente come individui solo quando siamo in relazione con gli altri e soprattutto operiamo in favore degli altri.
In pratica questa preparazione interiore andrà a riflettersi sulla nostra aura con determinati colori. Secondo il parere di molti angelologi quando questi colori, che esprimono livelli diversi di energia, entrano in sintonia con gli esseri di luce che ci stanno attorno allora si realizza il contatto. E’ attraverso l’espressione cromatica che determinati individui verrebbero riconosciuti come particolarmente idonei a costituire dei canali per irradiare sulla terra energie, intuizioni, saperi.

Preghiere

Preparati interiormente, adeguato il nostro approccio verso l’esterno e il nostro stile di vita, possiamo poi manifestare direttamente il nostro amore verso gli angeli con preghiere: ve ne sono moltissime, formulate da varie e antiche tradizioni, indirizzate ad angeli diversi e riferite ai differenti bisogni e circostanze della vita (vedi la sezione Invocare).
Ancora meglio di quelle liturgiche sono le preghiere spontanee che sgorgano dal cuore perché in esse vi sono una forte intenzionalità e una partecipazione totale di se stessi che si spingono oltre ogni formula standardizzata. Non importa se le parole appaiono inadeguate, i concetti contorti, le espressioni ripetitive, le richieste banali: ciò che conta è che chi prega ponga tutto se stesso. E’ il caso di mettere da parte desideri egoistici e pregare anche per le persone che ci sono care e per tutto ciò che vive: si creerà una corrente di energia positiva tra noi e l’angelo che su di noi sarà poi riversata moltiplicata infinite volte.

Una casa per l'Angelo

Se preghiamo in casa è opportuno riservare al suo interno un luogo destinato al proprio angelo e solo a lui. Le diverse tradizioni concordano nell’affermare che questa creatura celeste ama sentirsi ospitata presso gli uomini di cui ha responsabilità. E’ sufficiente uno spazio anche piccolissimo dove collocare un’immagine che in qualche modo evochi l’essenza angelica: può anche essere solamente una candela, una pietra, una pianta o un bastoncino di incenso da accendere durante la preghiera o i momenti di silenzio e di meditazione. Anche il semplice pensiero che un determinato luogo della casa è suo basterà a segnalare all’angelo la propria disponibilità, il proprio amore, il proprio desiderio di incontrarlo: basterà lo stesso pensiero a "consacrare" quel luogo.
Ed egli, prima o poi, non deluderà chi lo cerca.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:02 pm
Oggetto: INVOCARE GLI ANGELI
FONTE:


Cattolicesimo e Protestantesimo

Le preghiere rivolte agli Angeli sono numerosissime. Risultano presenti essenzialmente nell’ambito della cultura cattolica, sia in quella ufficiale sia soprattutto in quella spontanea, dato l’ampio spazio che attribuisce alle entità intermediarie tra uomo e Dio. La medesima cosa non si verifica nell’ambito del protestantesimo, che a partire dal XVI secolo tentò di realizzare un severo ritorno alla Bibbia, quale unica rivelazione e autorità. Nella Bibbia infatti è detto chiaramente che non si devono adorare gli Angeli, né rivolgere preghiere a loro, o per loro tramite (si vedano la lettera ai Colossesi 2, 18 e l’Apocalisse 22, 9), giacché il sacrificio di Cristo ha annullato ogni barriera e l’uomo può rivolgersi direttamente a Dio, unico autore di salvezza e a cui solo spetta la gloria.
Questo non significa che la riforma protestante abbia negato l’esistenza e l’importanza degli Angeli; essi sono stati riconosciuti, conformemente alla Scrittura, quali messaggeri ed esecutori della volontà divina nei confronti degli uomini. Lutero, parlando dell’aldilà, affermò che "Riposeremo soltanto in Dio, così come in questa vita dormiamo dolcemente, sotto la protezione di Dio e degli Angeli, senza temere pericolo". E Calvino: "Per quanto riguarda gli Angeli... la cura e la protezione dell’uomo pio è stata loro affidata. Essi devono perciò, in obbedienza a Dio, essere solleciti riguardo alla nostra salvezza, e pregando per noi non fanno altro che compiere il loro dovere. Dio decreta che tutti gli Angeli si assumano la protezione dei giusti".

Sostanzialmente analogo è l’atteggiamento dell’ebraismo, come pure dell’islamismo. Presso altre religioni, nei confronti di deva, forze spirituali minori e varie entità, più che l’uso di preghiere è possibile trovare quello di sacrifici e offerte.

Tanto la Chiesa cattolica quanto quella anglicana, il 29 settembre di ogni anno ricordano l’Arcangelo Michele e, assieme, tutti gli Angeli. In particolare, l’Anglican Collect contiene la seguente preghiera:
O eterno Signore Iddio, che hai comandato e costituito il servizio degli Angeli e degli uomini in un ordine meraviglioso; fa’ sì che, come i santi Angeli sempre ti servono in cielo, così nel tuo nome essi possano aiutarci e difenderci sulla terra.

La Chiesa cattolica dedica una notissima preghiera all’Angelo custode:
Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla Pietà Celeste. Amen.
(vedi l'approfondimento in "La preghiera all'Angelo Custode")

Dai Messali

Le seguenti preghiere sono tratte dai Messali.

All’Angelo custode
O Dio, che nella Tua misteriosa Provvidenza, mandi dal cielo i Tuoi Angeli a nostra custodia e protezione, fa che nel cammino della vita possiamo essere sorretti dal loro aiuto e pervenire con loro alla gioia eterna. Per Cristo nostro Signore.
(Liturg. Angeli custodi)

Per la protezione personale
O Dio, che chiami gli Angeli e gli uomini a cooperare al Tuo disegno di salvezza, concedi a noi, pellegrini sulla terra, la protezione degli Spiriti Beati, che in cielo stanno davanti a Te per servirti e contemplano la gloria del Tuo Volto. Per Cristo nostro Signore.
(Liturg. di S. Michele)

All’Angelo della Gloria
Noi proclamiamo, Signore, la Tua Gloria che risplende negli Angeli e negli Arcangeli; onorando questi Tuoi messaggeri, esaltiamo la Tua infinita bontà; negli Spiriti Beati Tu ci riveli quanto sei grande e amabile al di sopra di ogni creatura, per Cristo nostro Signore.
(Prefazio degli Angeli)

All’Angelo della Casa
Visita, Signore, la nostra casa e allontana da noi ogni insidia del nemico infernale; i Tuoi Angeli Santi ci custodiscano nella pace e sia sempre sopra di noi la Tua Benedizione. Per Cristo nostro Signore.
(Liturg. di Compieta)
Ai tre Arcangeli
Venga dal Cielo nelle nostre case l’Angelo della pace, Michele, venga portatore di serena pace e releghi nell’inferno le guerre, fonte di tante lacrime.
Venga Gabriele, l’Angelo della forza, scacci gli antichi nemici e visiti i templi cari al Cielo, che Egli trionfatore ha fatto elevare sulla Terra.
Ci assista Raffaele, l’Angelo che presiede alla salute; venga a guarire tutti i nostri malati e a dirigere i nostri incerti passi per i sentieri della vita.
(Liturg. degli Angeli custodi)

Protezione dalle forze oscure

Per la protezione dalle forze oscure (preghiera medioevale)
Signore, manda tutti i santi Angeli e Arcangeli. Manda il santo Arcangelo Michele, il santo Gabriele, il santo Raffaele, affinché siano presenti e difendano e proteggano questo tuo servo, Tu che lo plasmasti, cui desti un’anima e per il quale Ti degnasti di profondere il Tuo sangue. Lo proteggano, lo illuminino quando è sveglio, quando dorme, lo rendano così tranquillo e sicuro da ogni manifestazione diabolica, che nessun essere che abbia maligno potere possa in lui entrare giammai. Né osi offendere o ferire la sua anima, il suo corpo, il suo spirito o atterrirli o solleticarli con la tentazione.
Papa Leone XIII è autore di un lungo e complesso testo per esorcizzare Satana e gli Angeli ribelli. Il testo comprende una specifica Invocazione a san Michele Arcangelo
Gloriosissimo Principe delle celesti milizie, Arcangelo san Michele, difendici nella battaglia contro le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia. Vieni in aiuto di noi, che fummo creati da Dio e riscattati con il sangue di Cristo Gesù, suo Figlio, dalla tirannia del demonio. Tu sei venerato dalla Chiesa quale suo custode e patrono e a te il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. Prega dunque il Dio della pace a tenere schiacciato Satana sotto i nostri piedi, affinché esso non valga né a fare schiavi di sé gli uomini, né a recare danni alla Chiesa. Presenta all’Altissimo, con le tue, le nostre preghiere, perché discendano su di noi le Sue divine misericordie. Incatena Satana e ricaccialo negli abissi donde non possa più sedurre le anime. Amen.

Invocazioni

Agli Arcangeli
Glorioso Arcangelo Michele, principe delle milizie celesti, difendici contro tutti i nostri nemici visibili e invisibili e non permettere mai che cadiamo sotto la loro crudele tirannia.
San Gabriele Arcangelo, tu che giustamente sei chiamato la forza di Dio, poiché sei stato scelto per annunciare a Maria il mistero in cui l’Onnipotente doveva manifestare meravigliosamente la forza del suo braccio, facci conoscere i tesori racchiusi nella persona del Figlio di Dio e sii nostro messaggero presso la sua santa Madre!
San Raffaele Arcangelo, guida caritatevole dei viaggiatori, tu che, con la potenza divina, operi miracolose guarigioni, degnati di guidarci nel corso del nostro pellegrinaggio terreno e suggerisci i veri rimedi che possono guarire le nostre anime e i nostri corpi. Amen.

Agli Arcangeli
San Michele Arcangelo difendici nella battaglia; sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo, che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli; e tu, o Principe della milizia celeste, con la potenza divina ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni, i quali errano nel mondo per perdere le anime. Amen.
O glorioso Arcangelo san Gabriele io condivido la gioia che provasti nel recarti, quale celeste messaggero, a Maria, ammiro il rispetto col quale ti presentasti a lei, la devozione con cui la salutasti, l’amore con cui, primo fra gli Angeli, adorasti il Verbo incarnato nel suo seno. Ti prego di ottenermi di ripetere con gli stessi tuoi sentimenti il saluto che allora rivolgesti a Maria e di offrire con lo stesso amore gli ossequi che allora presentasti al Verbo fatto Uomo, con la recita del Santo Rosario e dell’Angelus Domini. Amen.
O glorioso Arcangelo san Raffaele che, dopo aver custodito gelosamente il figlio di Tobia nel suo fortunoso viaggio, lo rendeste finalmente ai suoi cari genitori salvo e incolume, unito a una sposa degna di lui, siate guida fedele anche a noi: superate le tempeste e gli scogli di questo mare procelloso del mondo, tutti i vostri devoti possano raggiungere felicemente il porto della beata eternità. Amen.

Ai nove cori degli Angeli
Angeli santissimi, vegliate su di noi, dovunque e sempre. Arcangeli nobilissimi, presentate a Dio le nostre preghiere e i nostri sacrifici. Virtù celesti, donateci forza e coraggio nelle prove della vita. Potenze dell’Alto, difendeteci contro i nemici visibili e invisibili. Principati sovrani, governate le nostre anime e i nostri corpi. Dominazioni altissime, regnate di più sulla nostra umanità. Troni supremi, otteneteci la pace. Cherubini pieni di zelo, dissipate tutte le nostre tenebre. Serafini pieni di amore, infiammateci di ardente amore per il Signore. Amen

All’Angelo custode
Assistimi, santo Angelo custode, soccorso nelle mie necessità, conforto nelle mie sventure, luce nelle mie tenebre, protettore nei pericoli, ispiratore di buoni pensieri, intercessore presso Dio, scudo che respingi il maligno nemico, compagno fedele, amico sicurissimo, prudente consigliere, modello di obbedienza, specchio di umiltà e di purezza. Assisteteci, Angeli che ci custodite, Angeli delle nostre famiglie, Angeli dei nostri bambini, Angelo della nostra città, Angelo del nostro Paese, Angeli della Chiesa, Angeli dell’Universo. Amen.
All’Angelo custode
Angelo benignissimo, mio custode, tutore e maestro, mia guida e difesa, mio sapientissimo consigliere e amico fedelissimo, a te io sono stato raccomandato, per la bontà del Signore, dal giorno in cui nacqui fino all’ultima ora della mia vita. Quanta riverenza di debbo, sapendo che mi sei dovunque e sempre vicino! Con quanta riconoscenza ti devo ringraziare per l’amore che nutri per me, quale e quanta confidenza per saperti il mio assistente e difensore! Insegnami, Angelo Santo, correggimi, proteggimi, custodiscimi e guidami per il diritto e sicuro cammino alla Santa Città di Dio. Non permettere che io faccia cose che offendano la tua santità e la tua purezza. Presenta i miei desideri al Signore, offrigli le mie orazioni, mostragli le mie miserie e impetrami il rimedio di esse dalla sua infinita bontà e dalla materna intercessione di Maria Santissima, tua Regina. Vigila quando dormo, sostienimi quando sono stanco, sorreggimi quando sto per cadere, alzami quando sono caduto, indicami la via quando sono smarrito, rincuorami quando mi perdo d’animo, illuminami quando non vedo, difendimi quando sono combattuto e specialmente nell’ultimo giorno della mia vita, siimi scudo contro il demonio. In grazia della tua difesa e della tua guida, ottienimi infine di entrare nella tua gloriosa dimora, dove per tutta l’eternità io possa esprimerti la mia gratitudine e glorificare assieme a te il Signore e la Vergine Maria, tua e mia Regina. Amen.

Consacrazioni

Atto di consacrazione all’Angelo custode
Santo Angelo Custode! Sin dall’inizio della mia vita mi sei stato dato a Protettore e Compagno. Qui, al cospetto del mio Signore e mio Dio, della mia celeste Madre Maria e di tutti gli Angeli e Santi, io, povero peccatore, mi voglio consacrare a te. Voglio prendere la tua mano e mai più lasciarla. Prometto di essere sempre fedele e obbediente a Dio e alla Santa Madre Chiesa. Prometto di essere sempre devoto anche a te, mio santo Protettore e di propagare secondo le mie forze la devozione agli Angeli santi che ci viene concessa in questi giorni quale presidio e ausilio nella lotta spirituale per la conquista del Regno di Dio. Ti prego, Angelo santo, di concedermi tutta la forza dell’amore divino, affinché io ne venga infiammato, tutta la forza della fede, affinché io non cada mai più in errore. Domando che la tua mano mi difenda dal nemico. Ti chiedo la grazia dell’umiltà di Maria, affinché sfugga a tutti i pericoli e, guidato da te, raggiunga in cielo l’ingresso della Casa del Padre. Amen.
Atto di consacrazione a san Michele Arcangelo
Principe nobilissimo delle Angeliche gerarchie, valoroso guerriero dell’Altissimo, amatore zelante della gloria del Signore, terrore degli Angeli ribelli, amore e delizia di tutti gli Angeli giusti, mio dilettissimo Arcangelo san Michele, desiderando io di essere nel numero dei tuoi devoti e dei tuoi servi, a Te oggi per tale mi offro, mi dono e mi consacro. Pongo me stesso, la mia famiglia e quanto a me appartiene sotto la tua potentissima protezione. E’ piccola l’offerta della mia servitù, essendo io un miserabile peccatore, ma Tu gradisci l’affetto del mio cuore. Ricordati che se da oggi in avanti sono sotto il tuo patrocinio, Tu devi in tutta la mia vita assistermi, procurarmi il perdono dei miei molti e gravi peccati, la grazia di amare di cuore il mio Dio, il mio caro salvatore Gesù e la mia dolce madre Maria, e impetrarmi quegli aiuti che mi sono necessari per arrivare alla corona della gloria. Difendimi sempre dai nemici dell’anima mia, specialmente nel punto estremo della mia vita. Vieni allora, o Principe gloriosissimo, e assistimi nell’ultima lotta e con la tua arma potente respingi lontano da me, negli abissi dell’inferno, quell’Angelo prevaricatore e superbo, che prostrasti un dì nel combattimento in cielo. Amen.

Angeli Deva

Un’altra serie di preghiere, rivolte agli Angeli, deva e potenze spirituali in genere (quindi con un’impostazione più ampia e generalizzata di quanto possa essere quella di una singola chiesa), è stata raccolta da Giuditta Dembech, la quale ha attinto soprattutto ai testi esoterici di Geoffrey Hodson.

Agli Angeli guaritori
Salute a voi, Deva della guarigione! Venite in nostro aiuto, riversate la vostra energia risanante su questo nostro fratello. Colmate ogni cellula di forza vitale, date a ogni nervo la pace, placate i sensi torturati. L’onda di vita che sale porti il calore in ogni fibra, mentre il corpo e l’anima sono ristorati dal vostro potere risanante. Lasciate un Angelo che vegli, che conforti e protegga finché la salute ritorni. Un Angelo che respinga ogni male e acceleri il ritorno della forza, o accompagni alla pace, se la vita è finita. Salute a voi, Deva della guarigione! Venite in nostro aiuto, condividete con noi le fatiche della Terra, perché Dio si desti attraverso l’uomo.

Agli Angeli della natura
Salute a voi, Deva della Terra e del Cielo! Venite in nostro aiuto, donate la fertilità nei nostri campi, destate la vita in tutti i nostri sei, affinché la nostra terra possa essere feconda. Salute a voi, Deva della Terra e del Cielo! Venite in nostro aiuto, dividete con noi le fatiche della terra e che la Divinità interiore sia sprigionata.

Benedizioni per la Terra (da recitare orientandosi di volta in volta verso i quattro punti cardinali quando vengono evocati)
Sia pace a Nord, a Sud, a Ovest e ad Est. Sia pace attraverso i quattro elementi e all’Etere cosmico, che tutto contiene. Sia pace e amore per tutte le creature, visibili e invisibili attraverso i loro regni e i loro elementi. Sia pace ai loro Angeli e ai loro Deva. Sia pace a noi, che con essi condividiamo il cammino.

Al nostro Angelo custode
Angelo mio protettore, dammi la forza i realizzare i propositi di crescita interiore, di collaborazione e di servizio. La mia volontà è pura, potenziala con la tua forza. Aiutami nelle cose quotidiane, in quelle materiali e spirituali. Sviluppa in me le tue doti, che io veda i miei difetti e che io possieda compassione e pazienza. Guida i miei pensieri, i desideri, le azioni verso ciò che è più giusto per la mia crescita spirituale e dammi la capacità di accettare ciò che non riesco a comprendere.
Preghiera di chiusura (dopo aver pregato in gruppo)
Salute a te, Angelo nostro, protettore ed alleato. Salute a Te, Signore del Luogo, e a Voi Angeli e Deva che ci siete stati vicini. La vostra potenza accompagni il nostro intento e lo deponga dinanzi al trono dell’Immenso, dove la luce turbina in vortici fiammeggianti. Che la nostra richiesta sia accolta, e scenda dallo spirito alla materia, secondo il nostro karma. Riaccostate il velo, e che il Piano si compia.

All'Angelo custode

In chiusura, una saggia raccomandazione di Eileen Elias Freeman: "Ogni qual volta vi attende un incontro importante, non dimenticate di pregare l’Angelo del vostro interlocutore, affinché vegli sul dialogo che nascerà tra voi".
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:03 pm
Oggetto: EVOCARE GLI ANGELI
FONTE:



Jorg Sabellicus e Fournié

Secondo Jorg Sabellicus, studioso di rituali esoterico-magici, l’angelo si manifesta come "una forma gloriosa, un suono arcano, un sigillo luminoso, che lampeggia subitaneo nella penombra. E’ un fulgore improvviso, rosso o azzurro, che ferisce lo sguardo, provocando una sensazione di sgomento, come se un brivido intenso e incoercibile si diffondesse in tutte le membra". Evocare un angelo richiede una tecnica non facile, che va affinata con lunghe e faticose sperimentazioni e con un impegno che può richiedere diversi anni.
Più di venti ne impiegò, infatti, l’abate Fournié, nel XVIII secolo, per perfezionare il rito che gli permetteva di mettersi in contatto con misteriose presenze. Ricordando questo tipo di esperienza, non esitava a definirla come qualcosa in grado di procurargli sensazioni così intense da farlo rabbrividire anche a distanza di anni.

Martinez De Pasqually

Nella difficile arte dell’evocazione angelica l’abate aveva avuto per maestro una della personalità più misteriose del Settecento, don Martinez de Pasqually (morto nel 1779), discendente da una famiglia di israeliti spagnoli, convertitisi al cattolicesimo, e fondatore di un ordine iniziatico, quello degli Eletti Cohen. Il fine di quest’ordine era la restaurazione negli adepti delle condizioni di purezza che aveva Adamo prima del peccato originale, quando possedeva poteri soprannaturali e dialogava liberamente con le creature dei quattro mondi (terrestre, celeste, sovraceleste e divino). La magia cerimoniale di ogni tradizione esoterica insegna da millenni le tecniche necessarie per consentire manifestazioni delle forze ultraterrene percepibili con i sensi. Queste forze vengono visualizzate dal mago sotto forma di angeli o demoni. De Pasqually riteneva che il rito non poteva essere utilizzato per secondi fini, come il potere o la ricchezza, ma solo per conciliare il mondo visibile con quello invisibile, ripristinandone l’unità originaria. L’evocazione delle entità angeliche avveniva mediante la ripetizione costante e completa di tre diversi rituali, che dovevano compiersi il primo ogni giorno, il secondo una volta al mese, il terzo due volte l’anno agli equinozi.

Quello giornaliero consisteva in un’orazione eseguita sul pavimento del proprio tempio personale dopo essersi collocati entro un cerchio magico, precedentemente tracciato, con al centro un sigillo sacro. Il rito mensile, che aveva luogo in tre notti consecutive tra il novilunio e il primo quarto di luna, prevedeva che l’officiante , dopo aver tracciato un cerchio magico quadripartito da una croce, vi entrasse vestito di solenni paramenti e, alla luce di particolari lampade, tracciasse altri segni sacri, pronunziando una serie di nomi divini in onore dei quali spargeva incensi aromatici. All’invocazione dell’equinozio partecipavano in comunità tutti i membri dell’Ordine. Ancora una volta si tracciavano cerchi magici e simbolici e si pronunciavano invocazioni.
L’uso del cerchio nelle pratiche magiche occidentali ha un significato che può legarsi al simbolismo della figura: il cerchio infatti rappresenta il cielo e la perfezione. Protratto per anni, o addirittura decenni, il rito produceva alla fine il suo effetto e l’adepto, purificato, riusciva a stabilire il contatto con il mondo superiore mediante l’apparizione sconvolgente di un’entità ultraterrena. Questo contatto provocava un rivolgimento totale, quasi un terrore divino.

Louis-Claude de Saint-Martin

Tra i discepoli di De Pasqually, oltre all’abate Fournié, vi era pure un giovane mistico, Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803), che nel 1771 divenne suo segretario particolare, al posto dell’abate stesso. Come il suo maestro egli pensava che l’uomo dovesse recuperare la condizione adamitica, corrispondente a quella di "uomo di spirito". Il primo passo per ottenere questa rigenerazione consisteva nel prestare orecchio all’ansia di spiritualità che in taluni eletti si manifesta liberamente. Le sue azioni non dovevano essere esteriori, ma prevalentemente interiori. Il culto interiore di Saint-Martin si basava sulla preghiera, intesa come forma vitale del pensiero e non come recitazione meccanica di una formula ripetitiva. Egli non si considerò mai un vero e proprio maestro, ma il suo straordinario fascino poetico e la sua presenza silenziosa, malinconica e raffinata, gli aprirono le porte dei circoli intellettuali della Parigi prerivoluzionaria, avida di esperienze esoteriche e iniziatiche. Dopo la sua morte divenne noto con l’appellativo di "filosofo sconosciuto", influenzando tutto l’occultismo del secolo scorso e del presente.

John Dee ed Edward Kelley



Anche l’Inghilterra elisabettiana ha avuto un celebre occultista in grado di evocare gli spiriti del mondo ultraterreno. Si tratta di John Dee, nato nel 1527 e morto in miseria nel 1608, durante il regno di Giacomo I, nemico di maghi e negromanti. Era matematico, fisico, astronomo e cabalista. Nel suo volume Monas hieroglyphica, pubblicato nel 1564, si possono rinvenire le radici del pensiero dei Rosacroce. Grazie al favore di Elisabetta I conobbe gli onori e la gloria, ma anche la disgrazia e la miseria quando la sovrana cambiò atteggiamento nei suoi confronti. La sua vita veramente straordinaria e rocambolesca è stata descritta nel romanzo "L’angelo della finestra d’Occidente" di Gustav Meyrink. Pare pure che abbia ispirato a Shakespeare il personaggio di Prospero che, nella Tempesta, ha ai suoi comandi lo spiritello Ariel.
In un periodo della sua vita, collaborò con un certo Edward Kelley, un veggente dal passato piuttosto oscuro e fatto di sregolatezze. Un giorno un angelo apparve a John Dee consegnandogli una pietra rotonda e convessa, simile ad un cristallo nero, che permetteva di ricevere visioni dai mondi ultraterreni. Per l’evocazione questa pietra veniva posta sopra una tavola ornata di simboli e divisa in settori detti Aethyr, corrispondenti ciascuno a una particolare regione del cosmo invisibile; in ogni regione regnavano angeli e demoni che venivano evocati con particolari riti in seguito ai quali Kelley cadeva in trance.
In questo stato di coscienza alterata gli appariva nel cristallo un angelo che con una verga indicava un quadrato tracciato su una tabella detta "tavola santa". Ad ogni quadrato corrispondeva una lettera, che Kelley rivelava a Dee, il quale la trascriveva. Alla fine queste lettere veniva trascritte in ordine inverso ricavandone un messaggio nella lingua enochiana (insegnata dall’angelo a Dee), che dovrebbe corrispondere all’idioma parlato da Adamo nel Paradiso terrestre (anche Dante nel Paradiso fa riferimento a questa lingua, già scomparsa prima del tentativo di costruzione della Torre di Babele). In questo modo i due occultisti ricevettero dagli angeli notizie e rivelazioni nonché una serie di formule evocatorie da utilizzare per ottenere l’apparizione dei signori dei diversi Aethyr. Ancora oggi molte società magiche utilizzano la metodologia di contatto con i mondi ultraterreni da loro sviluppata.

Re Salomone

Ritornando indietro nel tempo, a re Salomone la tradizione medioevale attribuisce una serie di testi magici contenenti indicazioni per incantesimi di vario tipo e, soprattutto, per evocare le entità soprannaturali: spiriti legati ai segni zodiacali, diavoli e angeli.
Ancor oggi si ristampa la Clavicola, o "piccola chiave", nota in diverse versioni e in varie lingue; meno conosciuto è il Lemegeton, espressamente dedicato al dominio di entità infernali e/o celesti. L’ultimo capitolo di questo testo, in particolare, contiene un rituale completo per l’evocazione degli angeli preposti al dominio dei quattro punti cardinali (denominati "parti del mondo" o "torri").
Questo è il suo inizio: "... sappi che vi sono quattro Cori, i quali rappresentano le quattro Torri dell’Occidente, dell’Oriente, del Settentrione e del Meridione; e il tutto è diviso in dodici parti: cioè ogni parte è divisa in tre. E gli Angeli di ognuna di queste parti hanno le loro particolari virtù e i loro particolari poteri...".
Di seguito, descrive il metodo di realizzazione del talismano per le evocazioni (detto Almadel), la fabbricazione di particolari candele e del sigillo (in oro puro o argento). L’angelo del primo Coro (o Torre dell’Oriente) appare recante "in mano una bandiera con una croce bianca, il suo corpo è avviluppato in un una nuvola chiara, e il suo volto è molto bello e luminoso, e porta sulla testa una corona di rose".
"L’angelo della seconda Torre o Parte del Mondo appare in forma di un bimbo in vesti di raso, e del colore d’una rosa rossa, con una corona di rossi garofani sul capo. Il suo viso è rivolto verso il cielo ed è di colore rosso, ed è circondato d’un fulgido splendore, come i raggi del Sole". Gli angeli della terza Torre "appaiono in forma di bimbi o di donne minuscole, abbigliati in colori verdi e argentei deliziosi alla vista, e con una corona di fronde d’alloro, con bianco e colori, sulla testa. E sembrano tenere i visi rivolti un poco verso il basso". Infine, gli angeli della quarta Torre "appaiono in forma di minuscoli uomini o ragazzi, con vesti di color nero frammisto a verde scuro; e nelle mani tengono un uccello nudo; e le loro teste sono cinte da un fulgido splendore di colori diversi".
Inoltre, si legge la seguente esortazione:
Non pregate per ottenere alcuna cosa che sia contraria a Dio e alle Sue leggi, bensì ciò che Dio accorda secondo la consuetudine o il corso della natura: questo potete desiderarlo e ottenerlo. (...) Rammenta che vi sono dodici Prìncipi, oltre a quelli delle quattro Parti del mondo; e si spartiscono tra loro gli offici, e ognuno governa trenta giorni ogni anno. Sarà vano chiamare uno degli Angeli, se non è il tempo di colui che lo governa. Perché ogni Coro o Torre ha il suo tempo limitato, secondo i dodici segni dello zodiaco; ed è in quel Segno del Sole che quell’Angelo o gli Angeli appartenenti al Segno hanno dominio. (...) I Cori hanno nome e carattere formato dalla sostanza dei cieli. Perché quando gli Angeli odono i nomi di Dio che sono loro attribuiti, li odono in virtù di tale carattere. Perciò è vano chiamare qualunque Angelo o Spirito, a meno che non si sappia con quale nome chiamarlo.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:07 pm
Oggetto: VISUALIZZARE IL PROPRIO ANGELO
FONTE:


Visualizzare il proprio angelo significa entrare effettivamente in contatto con lui; significa aprire di nostra iniziativa quella porta dietro cui l’angelo è sempre stato relegato.

Sui piani sottili, esistono barriere altrettanto solide che sui piani della fisicità. Un pensiero negativo crea un muro nel piano astrale, invalicabile per le creature che lì vivono e lavorano. Viceversa, l’apertura mentale e la disponibilità creano una strada che gli esseri di luce potranno percorrere per giungere fino a noi. La visualizzazione in effetti è una tecnica per far scendere la sostanza dai piani superiori verso i veicoli inferiori. E’ una vera e propria tecnica di trasmutazione.

Altra cosa è la meditazione. Osho dice: "la meditazione non è concentrazione. Nella concentrazione vi è un sé che si concentra e un oggetto su cui si concentra. Esiste una dualità. Nella meditazione non esiste nessuno all’interno e nulla all’esterno. Non è la concentrazione. Non si ha divisione tra interno ed esterno. L’interno continua a fluire verso l’esterno. La linea di demarcazione non esiste più. L’interno è l’esterno, e l’esterno è l’interno: una consapevolezza non dualista. La meditazione è uno stato di non-mente. La meditazione è uno stato di pura consapevolezza, priva di contenuti. Di solito la tua consapevolezza è sovraccarica di scorie, assomiglia a uno specchio coperto di polvere. La mente è un traffico continuo, un estenuante flusso di pensieri, di desideri, di ricordi, di ambizioni: è un traffico inarrestabile! Questa è una condizione non-meditativa. La meditazione è esattamente l’opposto. Quando il traffico si è dissolto e il pensiero è cessato, quando nessun pensiero si muove più, non vi è più un agitarsi di pensieri e tu sei in totale silenzio: quel silenzio è meditazione. E in quel silenzio si conosce la verità, mai prima. La meditazione è uno stato di non-mente"... e in quello spazio azzurro potrà avvenire il dialogo con voi stessi e col vostro sé angelico, con l’angelo che vive nell’animo di ciascuno.

Esistono diverse tecniche di meditazione e il cammino su questa strada è piuttosto lungo ed estremamente individuale, non sempre attinente alle tematiche angeliche di cui ci occupiamo qui. Per questo, ci limiteremo ad approfondire il tema della visualizzazione, ricordando di accostarvi ad essa in condizione di estremo rilassamento: non ha importanza la posizione da assumere (seduti o distesi: scegliete la posizione che vi fa sentire più a vostro agio)... importante è "staccarsi" mentalmente ed emotivamente per qualche momento dalla routine giornaliera e raccogliersi in un ambiente silenzioso, in assenza di luci artificiali o forti tali da infastidire: chiudete gli occhi, assumete una respirazione regolare (prima profonda e poi sempre più leggera e meno controllata), distendete il corpo eliminando le tensioni muscolari, acquietate il moto disordinato dei pensieri e delle emozioni. Per aiutarvi potete ascoltare della musica adatta (classica o new age) e accendere un bastoncino d’incenso. Fatto questo, siete pronti per conoscere il volto del vostro angelo che sicuramente sarà già lì ad aspettarvi.

L'ANGELO DELLE STELLE
Cominciamo immaginando di trovarci, da soli, in mezzo ad un grande prato senza confini, in una tiepida notte estiva, e di osservare un immenso cielo, palpitante di miriadi di stelle. Tutto attorno è serenità e pace, avvolto dal colore blu della notte. L’esercizio deve procedere quasi spontaneamente, senza eccessivi sforzi e concentrazione immaginativa, perché ciò comporterebbe un lavoro della mente e quindi ci respingerebbe nella nostra condizione abituale di vigilanza e attenzione. Le stelle così visualizzate tenderanno a svanire; per mantenere il contatto con essere cercheremo di contarne alcune, almeno sette. Può bastare un minuto oppure dieci, non ha importanza: non siamo in gara con il tempo. A questo punto la nostra attenzione si sposterà su una sola di queste stelle; per la scelta lasciamoci guidare dall’istinto. Guardiamo con grande attenzione la "nostra" stella splendere nel cielo notturno; quasi impercettibilmente essa incomincerà a muoversi verso noi. Quello che era un semplice puntino luminoso crescerà via via, diventando una sfera di luce sempre più grande e sempre più vicina, finché non si parerà dinanzi a noi, a pochissima distanza, rischiarando il cielo come una meteora luminosa. Noi non avremo alcun timore al suo cospetto; al contrario, ci sentiremo come inondati dal suo chiarore benefico, che ci trasmette sensazioni di immensa serenità, gioia profonda, amore. Osservando pacatamente la sfera luminosa, vedremo poco alla volta prendere forma una figura: è il nostro angelo. Cerchiamo di imprimerci bene le sue fattezze, per poterlo riconoscere quando, in futuro, si presenterà di nuovo. Andiamogli incontro fiduciosi, sorridendogli e con le mani tesi: lui verrà verso di noi avvolgendoci completamente nella sua luce, per diventare tutt’uno con la sua luce. Cerchiamo di parlargli, ringraziandolo innanzitutto per aver risposto alla nostra chiamata, chiedendogli aiuto e protezione, facendogli sentire che lo amiamo. Non serve un linguaggio sofisticato: è bene usare le parole così come sorgono direttamente dal cuore, come se parlassimo alla nostra immagine riflessa nello specchio. Godiamo della sua presenza, finché essa, poco alla volta, svanirà: lo salutiamo con affetto e gratitudine, lasciandolo tornare al suo cielo di luce. Non svanirà per sempre. Infatti questo primo contatto permette di imprimere fortemente nella nostra coscienza le fattezze dell’angelo e da questo momento, quando lo cercheremo, lo potremo facilmente ritrovare.


L'ANGELO DELL'ACQUA
Sistemandoci comodamente, con gli occhi chiusi e i piedi a terra, iniziamo cercando di rilassarci con alcune profonde inspirazioni; immaginiamo di trovarci in un grande parco, dal terreno ondulato, in una dolce giornata di primavera; attorno a noi alberi, radure, fiori di ogni genere, variopinti e profumati. Udiamo lo stormire lieve delle fronde e il canto melodioso degli uccelli. Ci sentiamo felici, profondamente felici, intimamente sereni e ci inebriamo con un gioioso senso di libertà, che ci fa essere svincolati da ogni limitazione. Passo dopo passo ci inoltriamo nel parco camminando nell’erba, che è come un morbido tappeto sotto i nostri piedi. Superata una barriera di arbusti, ci troviamo di fronte ad uno specchio d’acqua, limpido e tranquillo. Non è un’acqua che ci impaurisce; al contrario, la sua purezza cristallina ci rasserena e ci distende. Avanziamo lentamente, fino ad arrestarci proprio ai limiti di essa. Guardiamo in basso, davanti a noi. La superficie tranquilla del piccolo lago ci restituisce la nostra immagine, un’immagine che abbiamo osservato infinite volte, con atteggiamenti e stati d’animo molto differenti, allo specchio. Ci concentriamo serenamente su di essa, cercando di vedervi espressi i nostri sentimenti, il nostro essere più intimo, la nostra storia. Ci sforziamo, ma sempre senza ansia, di scoprire chi realmente siamo. A un certo punto, sempre riflessa nell’acqua, scorgiamo una figura che si avvicina lentamente e che si colloca al nostro fianco, con atteggiamento amichevole e protettivo: è il nostro angelo, l’angelo che abbiamo tanto cercato. L’acqua ci restituisce nitidi i lineamenti del suo volto e noi lo osserviamo attentamente, cercando di imprimercelo bene nella memoria, per riconoscerlo quando in futuro si ripresenterà. Restiamo così qualche minuto, in contemplazione, finché la visione lentamente svanisce. Poco alla volta, con grande pace nel cuore, ritorniamo alla dimensione che ci è abituale.

L'ANGELO IN NOI
Sediamoci a gambe incrociate o piegate, in silenzio e rilassati. Accentuiamo la nostra attenzione sul respiro: sentiamo l’aria che durante l’inspirazione entra dentro di noi e percorre il nostro corpo; dopo qualche istante in cui abbiamo trattenuto il respiro, seguiamo adesso l’aria che nell’espirazione esce da noi e ritorna all’esterno. Ritorniamo ad inspirare, lentamente e con consapevolezza. Avvertiamo il nostro torace alzarsi e abbassarsi ritmicamente; sentiamo soprattutto il fruscio che il respiro provoca dentro di noi. Facciamo silenzio nella nostra mente e ascoltiamo la musica di questo vento che entrando nel nostro corpo ci porta la vita come un flusso di energia luminosa. Lasciamo entrare questa energia; lasciamo che ci purifichi e ci illumini attraversando ogni più piccola cellula... nell’espirazione proiettiamo fuori tutto quello che ci impedisce di essere sereni e luminosi: le paure, le ansie, i rancori... Diventiamo poco alla volta sempre più leggeri: siamo immersi nell’aria che respiriamo, nel vento celeste che entra in noi come proveniente dal battito d’ali d’un angelo. Spostiamo la nostra attenzione all’altezza delle scapole, sulla nostra schiena. Sentiamo tra di esse, nel centro, un punto luminoso e caldo: concentriamo lì la nostra attenzione e sentiamo che quel punto acquista energia e vigore. Come una rosa che sboccia, da quel punto spuntano le nostre ali... possiamo finalmente stenderle, sono ali candide e splendenti... con attenzione le apriamo, delicatamente, senza forzare... e poi le lasciamo stendere al vento del nostro respiro, immerse nella luce che abbiamo creato. Il loro fruscio diventa il suono del nostro respiro. Le abbiamo lasciate impolverarsi per molto tempo; ora è il momento di prendere atto che le nostri ali sono sempre rimaste lì, a nostra disposizione, aspettando che noi ci accorgessimo della loro esistenza. In questo momento noi siamo angeli: siamo ritornati alla nostra condizione originaria. Il nostro è un corpo di luce in un mondo di luce... ora possiamo chiamare accanto a noi i nostri Fratelli Celesti. Possiamo radunarli intorno a noi, in cerchio, e gioire con loro della nostra nuova presa di coscienza. Da questo momento, il volto degli angeli attorno a noi non ci è più sconosciuto poiché noi li abbiamo raggiunti ed essi premiano coloro che si elevano per raggiungerli.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:08 pm
Oggetto: ANGELI E SOGNI
FONTE:



"Lo spirito liberato"

Ippocrate diceva che, mentre il corpo dorme, l’anima è in grado di recarsi in tutti i luoghi dove il corpo potrebbe andare da sveglio. Il nostro spirito, durante la veglia, è chiuso nel corpo come in una prigione. Trattenuto e costretto entro i limiti di una logica tradizionale finisce per aderire alla realtà documentabile della mente, ma si arresta davanti all’inconoscibile.
Già prima di Freud gli antichi sapevano che, durante il riposo del corpo, lo spirito, liberato da qualsiasi legame materiale, era in grado di comunicare con il mondo soprannaturale. Attraverso la porta del sonno si riflettono, come in uno specchio, gli accadimenti futuri, prendendo forma di immagini oniriche. Queste visioni, che si presentano spesso senza alcuna concatenazione logica tra di loro (o per lo meno la mente razionale non l’afferra), nel sogno acquistano una logica sbalorditiva, quasi esistesse una ragione del sogno. Fin dai tempi più remoti si è tentato di fornire una spiegazione di questi fenomeni, creando una scienza detta comunemente “oniromanzia” (divinazione, -manzia; attraverso i sogni, oniro-).
Apparentemente le interpretazioni degli antichi (per esempio, Artemidoro) sembrerebbero divergere da quelle moderne di Freud. Quelli credevano alla possibilità di una rivelazione del futuro, quest’ultimo all’individuazione di pulsioni inferiori rifiutate dalla coscienza. In realtà, il distacco è meno evidente.
Il sogno, per Artemidoro, “dice il vero”. Ma anche per Freud è così: non è un futuro obbiettivo ma è pur sempre una realtà permanente e soggettiva. E poi, il sogno rivelerebbe la capacità di captare lievi segni premonitori, che sfuggono all’osservazione dell’individuo sveglio. In un certo senso, anche per Freud i sogni fornirebbero una specie di “pronostico”. E scrive: “Ho dovuto rendermi conto che si tratta, anche qui, di uno dei quei casi non rari, in cui un’antichissima credenza popolare, tenacemente conservatasi, sembra essersi avvicinata alla verità delle cose più del giudizio della scienza che vive attualmente”.
Inoltre, anche l’accentuazione degli elementi egoistici (per la psicanalisi, il ritorno al narcisismo della prima infanzia) è già presente in Artemidoro: egli condanna la realizzazione dei “desideri irragionevoli”, frutto appunto di “atteggiamenti grossolani” e di egoismo. Così scrive nel II secolo d.c.:
“Voi crederete che l’universale ragione dei sogni allegorici sia facilmente individuabile con una semplice interpretazione. E’ questo un gravissimo errore. Sappiate che molto spesso, per aver presto alla lettera un sogno, taluno dovette subire in seguito fatti diametralmente opposti agli attesi, con grave suo disappunto e imbarazzo”. E aggiunge:
“Tanto per chi fa il sogno quanto per chi lo interpreta è vantaggioso, anzi non solo vantaggioso ma necessario, che l’interprete conosca chi è il soggetto sognante, sappia cosa fa, qual è la sua origine e quali le sue possibilità economiche, come sta di salute e quanti anni ha. E occorre pure investigare accuratamente il contenuto stesso del sogno”.
Con Artemidoro e Freud, non possiamo non ricordare Jung: la sua concezione dell’Inconscio Collettivo come Oceano di energie psichiche è molto vicina a quella che gli Ermetici chiamano la Regione degli Archetipi, in cui risiedono le idee della Vita e delle Forme. Nella sua opera troviamo la fusione tra Scienza e Spiritualità; in sintesi, Jung sostiene che l’Inconscio, attraverso il sogno, è capace di indicare una direzione verso la realizzazione di un obiettivo e di rivelare il valore di un’idea positiva di portata vitale con forza ben superiore ai corrispondenti abbozzi del Conscio.

La Sincronicità

Con l’accenno a Jung possiamo introdurre il concetto di Sincronicità: un concetto fatto “proprio” da diversi movimenti di pensiero, tra i quali la New Age. Come nacque e cos’è dunque la Sincronicità?
Jung era deciso a scoprire il meccanismo degli eventi paranormali e il loro rapporto con la psiche ed era convinto che esistesse un piano di realtà ancora sfuggente, ma la cui comprensione ci avrebbe aiutati a capire meglio noi stessi. Partendo da questa base, lo psichiatra osservò, sulla scia di precedenti studiosi, che spesso le cosiddette coincidenze rivelavano una loro ragion d’essere, come se gli accadimenti si accordassero in modo sensato. Jung definì significative tali coincidenze e chiamò il fenomeno Sincronicità, termine che indica la tendenza dei fatti fisici (esterni) e psichici (come sogni, sensazioni, stati d’animo) ad accadere simultaneamente. In altre parole, la Sincronicità spiegherebbe il verificarsi di eventi privi apparentemente di causa ma armonici tra loro.
Un celebre esempio chiarificatore possiamo trarlo dalla stessa opera che nel ’52 lo studioso dedicò all’argomento. Racconta Jung che, mentre una sua paziente gli stava narrando d’aver sognato uno scarabeo d’oro, dalla finestra cercò di entrare nello studio un insetto scarabeide: una circostanza che sembrava rimarcare l’evento interno di cui stava parlando (il sogno), rafforzandone il significato.

La difficoltà dell'interpretazione

Il sogno è l’esperienza più soggettiva e irripetibile che esista: comunemente si crede che nessuno possa assistere al sogno di un altro né ripetere i propri. Inoltre il sogno è trasmissibile soltanto attraverso la mediazione delle parole che usiamo per raccontarlo. L’interpretazione cerca poi di stabilire un nesso tra le immagini oniriche e la realtà diurna: poiché i due mondi hanno una dimensione e una struttura del tutto diverse e seguono leggi antitetiche e contraddittorie, il tentativo di equipararle risulta arduo.
L’interpretazione, anche se accorda il massimo spazio all’individualità del sognante, si base su delle concezioni generali che ne condizionano il responso.
All’epoca di Artemidoro si chiedeva ai sogni di predire il futuro, oggi li si interroga per scrutare i segreti del passato e dell’inconscio. In realtà, si parla della medesima cosa. Agostino diceva che “non esistono propriamente parlando tre tempi, il passato, il presente e il futuro, bensì soltanto tre presenti: il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro”.

I simboli nei sogni

Affermare che “il simbolo è un qualcosa che sta al posto di qualcos’altro” può apparire di scarsa utilità alla comprensione ma, in realtà, il simbolo è esattamente e compiutamente definibile in quel modo. Pierre Emmanuel rappresenta con una metafora questo concetto: “analizzare intellettualmente un simbolo significa pelare una cipolla per trovare la cipolla. Non si può apprendere un simbolo per riduzione progressiva di ciò che non gli appartiene; esso esiste solo in virtù del contenuto sfuggente che gli è proprio. La conoscenza simbolica è una e indivisibile, può avvenire soltanto attraverso l’intuizione di quell’altro termine che essa significa e nasconde allo stesso tempo”.
Per interpretare il sogno è dunque essenziale comprenderlo e comprendere i simboli in esso contenuti. In altre parole, dobbiamo trovare un punto di contatto tra la forma che il pensiero assume nel sogno e quella che esso ha nello stato di veglia. Le immagini che il nostro io notturno produce, per quanto incongruenti e bizzarre, provengono dalla medesima mente che di giorno segue tutt’altri meccanismi. Questo punto di contatto, non potendo collocarsi nella realtà, va cercato nella trasposizione simbolica, che non determina ma sollecita, suggerisce, evoca.

Ricordare e comprendere il sogno

Al risveglio è necessario esaminare ciò che si è visto in sogno, cercando di ricordare con esattezza l’ordine in cui il sogno si è svolto e di fissare nella memoria le visioni e gli oggetti che si sono visti. I particolari sono molto importanti e può essere utile riportare le varie impressioni su di un foglio di carta. Può accadere che nell’arco della giornata riaffiorino dei ricordi, ma più spesso, col trascorrere del tempo, la nostra parte cosciente interviene a modificare il sogno, togliendo o aggiungendo particolari. E’ evidente dunque l’importanza di fissare immediatamente dopo il risveglio lo svolgimento del sogno, magari prolungando di qualche istante il momento del dormiveglia per permettere il riaffiorare naturale e spontaneo delle impressioni e delle sensazioni, nonché dello stato d’animo col quale è stata vissuta l’esperienza del sogno.
Importante è anche comprendere se il sogno è affettivo o intuitivo.
I sogni affettivi sono quelli che derivano da sensazioni esteriori, dipendono cioè da sensazioni fisiche (caldo, freddo; rabbia; digestione; stanchezza; felicità, odio, amore; ecc.). Sono i sogni che si formano nelle prime ore di sonno, quelli che ancora risentono l’influenza delle persone o delle cose del giorno precedente.
I sogni intuitivi (che potremmo paragonare ai sogni della fase REM) sono invece quelli che derivano da sensazioni interiori, dipendono cioè da sensazioni mentali, che il soggetto scopre dentro di sé. Sono i sogni che si formano nel cuore della notte e nelle prime ore del mattino, quelli che sono sicuramente i più attendibili. Solamente a questo tipo di sogni si dovrebbe attribuire un significato divinatorio.
Inoltre è pensiero comune che i sogni debbano essere interpretati in senso opposto al loro significato. Questo è vero solo in casi particolari casi. In genere, è meglio seguire la legge dell’analogia, per la quale si devono individuare i rapporti tra i significati.

La consapevolezza nel sogno

Hervey de Saint-Denys (nato a Parigi nel 1822) iniziò a occuparsi dei sogni fin da tredicenne, dedicandosi per anni e con eccezionale costanza all’autosperimentazione e all’analisi critica dei meccanismi onirici. Risultato dell’indagine furono 22 diari con la descrizione e i disegni a colori di suoi sogni relativi a 1946 notti, con una serie di commenti di tale spessore da indurlo infine a ricavarne un saggio, poi pubblicato nel 1867. La parte più interessante dell’opera è laddove l’autore rende noti gli esercizi mediante i quali, in virtù di una pratica quotidiana e ininterrotta, arrivò a prendere coscienza in sogno di star sognando, riuscendo così a manipolare le scene oniriche. Un traguardo che nelle sue sperimentazioni di ragazzino raggiunse in breve tempo, come egli stesso racconta:
“Il primo sogno in cui dormendo ho avuto la sensazione precisa della mia situazione reale si situa nel mio diario alla 207° notte; il secondo alla 214°. Sei mesi dopo lo stesso fenomeno si ripresentava in media due volte ogni cinque notti. In capo a un anno tre volte su quattro. Dopo quindici mesi si manifestava pressoché quotidianamente”.
Come ottenere un simile risultato? In sintesi, tre sono le condizioni per padroneggiare le illusioni del sonno:
1.essere consapevoli durante il sonno che si è addormentati, abitudine che si acquisisce abbastanza in fretta semplicemente tenendo un diario dei propri sogni;
2. associare certi ricordi all’evocazione di certe percezioni sensoriali, di modo che il ripresentarsi di tali sensazioni introduca nei sogni le idee-immagini che abbiamo messo in relazione con esse;
3. poiché le idee-immagini contribuiscono a formare le scene dei nostri sogni, utilizzare la volontà per guidarne l’evoluzione, nel senso dell’applicazione del principio “pensare una cosa significa sognarla”.

L'Angelo, il sogno, la Cabala

Sul tema dell’angelo e il sogno riportiamo un interessante approfondimento di Harold Bloom, tratto dal suo libro “Visioni profetiche”.


Nella cittadina di Safed, nella Palestina settentrionale, la cabala conobbe uno straordinario sviluppo per tutto il XV secolo. Le figure di maggior rilievo furono Mosè Cordovero e il suo allievo Isaac Luria, senza dubbio il pensatore più originale mai apparso tra i cabalisti. Dopo Cordovero e Luria, il mistico più rinomato della scuola di Safed fu Joseph Caro, il cui impegno si rivolse principalmente alla codificazione del rituale rabbinico. L’orientamento mistico di Caro si manifestò soprattutto nella lunga frequentazione con la voce angelica, o maggid, che fungeva da sé alternativo e che gli suggerì un diario mistico. Scritto nell’aramaico dello Zohar, questo capolavoro della cabala si è conservato solo in frammenti ed è un documento sorprendente: il maggid di Caro è forse il fenomeno cabalistico più imprevedibile, essendo un angelo fatto uomo. Fino a quel momento la cabala, come il pensiero ebraico precedente, conosce angeli creati dalla parola di Dio semplicemente per adempiere una minima, specifica mansione, pratica o celebrativa, dopo di che escono di scena. Ma ora si affaccia una nuova concezione, definita così da un discepolo di Luria, Hayyim Vital:

“E’ impossibile che tutto ciò che proviene dalla bocca dell’uomo sia vano, e non c’è nulla che sia del tutto inutile (…) giacché ogni parola pronunciata crea un angelo. (…) Di conseguenza, quando un uomo conduce una vita santa e giusta, studia la Legge, e prega con devozione, allora dai suoni che lui emette si creano angeli e spiriti virtuosi (…) e questi angeli sono il mistero dei maggidim, e ogni cosa (per esempio qualità e dignità di questi maggidim) dipende dalla misura di opere buone compiute.
Ci sono maggidim che in qualche misura ingannano, perché nonostante siano santi e le loro radici affondino nella santità, pure l’imperfezione dell’azione umana che ha dato loro la vita ha fatto in modo che risultassero imperfetti. Tutto dipende dalla qualità dell’azione umana”.
Questi angeli tardi della scuola cabalistica di Safed sono fascinosamente instancabili, in maniera conforme ai regni onirici che controllano. Gli angeli narratori danno in sogno risposte a interrogativi e irrompono nella dimensione della veglia solo quando parlano per bocca del profeta, indipendentemente dalla sua volontà. I grandi rabbini di Safed sottoponevano a vaglio intellettuale ogni maggid per stabilirne l’affidabilità e la veracità. Tuttavia, nonostante queste cautele, l’angelo narratore resta l’innovazione più sconvolgente dell’intera storia dell’angelologia. Ci stiamo muovendo verso fenomeni diversi solo per grado, non per natura, che culmineranno nella creazione del golem attribuito al rabbino cabalista di Praga Judah Low ben Bezalel. Il principio implicito è indubbiamente lo stesso, e non si può non restare stupiti di fronte all’audacia dei grandi cabalisti di Safed che rischiarono di incorrere nel peccato di sottrarre a Dio il merito della Creazione. Forse quell’azzardo spiega sia l’associazione originale da loro istituita dell’angelo narratore con il regno dell’angelo Metatron, sia la misteriosa sostituzione di Enoch al posto del profeta Elia come umano trasformato in “piccolo Jahvè”, Metatron.
Essendo le parole della Torah parole di Dio, la rivelazione scioccante che gli angeli nascessero dalle sue parole poteva in qualche misura risultarne attenuata, salvo il fatto che i cabalisti leggono non solo le parole ma anche le lettere, nonché gli spazi tra le lettere e le parole, e le interpretazioni di questi vuoti generano anch’essi degli angeli. Angeli su angeli, angeli per ogni dove affollavano l’atmosfera di Safed nel Cinquecento, e i più ragguardevoli, come il maggid di Caro, facevano “formidabili promesse” in qualità di interpreti di sogni profetizzando il futuro personale. Ma il Talmud sostiene che un sogno è solo la sessantesima parte di una profezia, sicché è da presumere che anche i più santi degli angeli narratori che controllano il regno dei sogni possano sbagliarsi sul futuro. Inoltre, un angelo-interprete dei sogni la cui capacità di raggiro dipende dal grado relativo di virtù del suo creatore umano è una rappresentazione notevole della natura equivoca dei sogni, e dei pericoli insiti nelle previsioni fatte per il loro tramite. Già prima, col Talmud babilonese, l’interpretazione della natura dei sogni contrapponeva due teorie: i sogni sarebbero una concezione degli angeli oppure sarebbero attribuiti a spiriti maligni. Ma nello stesso testo, il trattato Berakhot, si riporta una storia in cui rabbi Banna’ah presenta un suo sogno a due dozzine di diversi interpreti. “Ognuno diede una versione differente, e tutte le loro interpretazioni si dimostrarono vere. (…) Tutti i sogni vanno dietro la bocca”.

Continuando a considerare il rapporto tra Cabala e sogni, riportiamo alcuni brani del cabalista e angelologo Haziel, tratti da “Il grande libro dei sogni”.

Nel mondo degli esseri umani
sono esistiti prima i sogni o la realtà materiale?

Una cosa è certa: il periodo in cui l’uomo si turbava meno per i suoi sogni fu quello compreso tra il Rinascimento e la scoperta dell’Inconscio e della Psicoanalisi. In tale epoca il Mondo uscì dal Medio Evo; il cordone ombelicale che univa l’uomo fisico alla trascendenza fu reciso e il Genere Umano si lanciò alla conquista del benessere materiale.
In questa cavalcata frenetica verso il progresso, l’Umanità ha dimenticato i suoi sogni, li ha considerati come qualcosa di trascurabile, senza importanza, qualcosa che c’era, come il Cielo stellato, che faceva parte del paesaggio ed era così inutile da non preoccuparsene affatto. Poi è arrivato Freud a dirci che i sogni sono un “sottoprodotto” della vita quotidiana, una specie di residuo degli atti mancati della giornata. Poco prima che Freud desse un’interpretazione meccanicistica e materialistica dei sogni, Marx aveva spiegato che il pensiero viene generato dalla realtà materiale e dipende dal fatto che lo stomaco sia più o meno pieno.
Il Sapere Antico, che costituisce l’aspetto Esoterico delle religioni, si rivolge alla Ragione, non alla Fede, e spiega come è costruito e funziona l’Universo. Secondo le Scienze Ermetiche, il Mondo dei Sogni rientra in un vasto continente, nel quale l’uomo ha vissuto prima di trovarsi imprigionato nella realtà fisica. Le diverse Tradizioni Esoteriche utilizzano termini differenti per designare questo continente: alcune lo chiamano Mondo Astrale, altre Mondo del Desiderio, Primo Cielo o, secondo la Cabala, Mondo delle Creazioni. Tutte però concordano sul fatto che l’uomo sia passato attraverso tale Mondo nel suo pellegrinaggio verso la Terra, verso lo Spazio Fisico in cui vive ora.
In questo percorso di discesa verso il terreno delle esperienze fisiche, l’uomo, senza essere consapevole di se stesso, si è gradualmente allontanato sempre più dalla propria realtà spirituale, fino a non avere alcuna relazione con essa. E’ così che si è sentito libero e unico. Il momento di presa di coscienza del proprio essere individuale viene descritto dalla Bibbia nel racconto di Adamo ed Eva.
A partire da un’esistenza spirituale, l’essere umano, spirito vergine dotato di tutte le potenzialità ma non della consapevolezza di sé, è progredito nella conoscenza del mondo materiale (il suo vero terreno d’evoluzione) e, mentre prendeva progressivamente coscienza delle realtà materiali, perdeva quella della propria realtà spirituale.
Attualmente l’esigenza più urgente per l’uomo è quella di riallacciare il legame con quest’ultima dimensione, perché dobbiamo sapere che tanto la consapevolezza del proprio Sé materiale, quanto il riavvicinamento al proprio Sé divino (una volta acquisita la Conoscenza individuale frutto delle nostre esperienze) fanno parte del programma prestabilito dalle Gerarchie Creatrici (il Creatore e i suoi Angeli e Arcangeli). (…)
Per millenni, le donne e gli uomini hanno vissuto senza avere una piena consapevolezza della propria esistenza materiale. In tale stato erano manipolati dalle Onde di Vita Superiori (come noi manipoliamo le Onde di Vita Inferiori: animali, vegetali e minerali).
Adamo ed Eva rappresentano l’Umanità primitiva nel momento in cui essa abbandona la Vita nel Mondo dei Sogni, o Astrale, per aprire finalmente gli occhi su quello Materiale che la circonda.
Il pellegrinaggio verso l’autocoscienza individuale non si è svolto in modo brutale e repentino, ma progressivo. Per un periodo molto lungo l’uomo è rimasto legato al Mondo che aveva appena lasciato, dove non aveva un rango più elevato degli attuali animali domestici e dove i Signori erano degli Esseri Superiori, più vecchi, con maggiore esperienza, che avevano già sviluppato le proprie Coscienze Creatrici: gli Angeli e gli Arcangeli. Essi furono i nostri Precettori, i nostri Consiglieri, i nostri Istruttori e, nella prima fase della nostra evoluzione (all’inizio delle nostre esperienze materiali), ci informarono sul miglior modo di agire.
Per ottenere i loro preziosi consigli l’uomo doveva ritornare nel Mondo Astrale che aveva appena lasciato, e ciò poteva accadere solo di notte, mentre il corpo fisico dormiva, poiché, durante il sonno, il corpo Astrale, o Emotivo, ritorna al Mondo Astrale (o delle Emozioni). Là l’uomo poteva dialogare con gli Esseri Superiori, i veri Maestri, gli Angeli Custodi.
La storia del serpente che parla a Eva per consigliarle di mangiare il frutto dell’Albero del Bene e del Male può essere interpretata come un sogno. Questo è stato il primo sogno, il sogno primordiale, e ha assestato la sferzata che ha gettato l’Umanità fuori dal paradiso psichico in cui si trovava, perché fosse lanciata nel torrente delle esperienze.
Se il serpente e la mela sono stati protagonisti del primo sogno, oggetto del secondo sono gli Angeli che, armati di spade di fuoco, cacciano dal paradiso psichico l’Umanità, caduta nel Mondo Fisico.
Il terzo sogno fondamentale è quello di Caino e Abele. Se consultiamo l’Alfabeto Ebraico per scoprire il significato dei loro nomi, vediamo che “Caino” significa “uomo che segue le proprie ispirazioni”, mentre “Abele” vuol dire “essere che obbedisce alla Legge”. Il conflitto tra i due fratelli – il minore (amato da Dio) e il primogenito (defraudato dei suoi diritti) – ci accompagnerà per tutta la Bibbia. Lo rivivremo con Esaù e Giacobbe, con Ismaele e Isacco, con Giuseppe e i suoi fratelli…
I fratelli nemici simboleggiano due tendenze psichiche comuni a tutti gli uomini: una che porta alla conoscenza per via diretta, e l’altra che ci induce ad attendere che lo Spirito Divino ci illumini. La prima costituisce la via rapida della Conoscenza, la via luciferina (se così si può dire); la seconda è quella lenta. La prima finisce sempre per distruggere la seconda. E’ un crimine che noi tutti abbiamo perpetrato contro noi stessi.

Da Jung ai faraoni

Il sistema più efficace per ricordare i sogni è quello di essere consapevoli, prima di addormentarci, che essi si presenteranno durante la notte e di ripeterci che vogliamo averne memoria al risveglio. Pronunciando a voce alta, o almeno in modo udibile, la frase “Io voglio, al risveglio, ricordarmi i sogni della notte”, produrremo una sorta di legame tra il Conscio e l’Inconscio. Così, secondo il parere di Jung e della maggioranza degli psicologi, le sinapsi (cioè le interconnessioni dei neuroni cerebrali) saranno in grado di imprimere i sogni nella nostra memoria.
Un celebre egittologo ha tramandato fino ai nostri giorni l’invocazione che si soleva pronunciare nei templi dei faraoni per ricordare le visioni e i sogni notturni. Si tratta di una preghiera per concentrare e intensificare l’attività cerebrale. Eccone i punti essenziali:

O Dio Unico, Creatore dell’Universo!
Senza Te nulla esiste.
Fondamento di ogni forma di Vita,
di ogni movimento.
Padre, Madre di tutti gli umani,
vengo a Te per implorare il Tuo aiuto.
Permettimi di unire il mio pensiero
al pensiero degli spiriti superiori
affinché la Luce perpetua
illumini con la sua chiarezza la mia Coscienza.
Osanna! Gloria al Creatore!

E’ molto utile pronunciare questa preghiera, che risale all’epoca di Mosè, come pure invocare il proprio Angelo (che è un’energia intelligente, cosciente, sublime, al servizio dell’uomo) il quale, secondo l’intensità dell’intenzione (chiamata “kawana” dai Cabalisti), agirà per manifestarla.

... e se sogni un Angelo...

Se gli Angeli o altri esseri spirituali intervengono nei tuoi sogni è segno che il tuo Destino Superiore è in cammino, che ti stai muovendo veramente verso l’elevatezza mentale e spirituale e che sei sul punto di scoprire un mondo più luminoso, ricco di possibilità, di opportunità e di orizzonti più vasti. Significa anche che sei stato chiamato, e che dipende solo da te diventare eletto.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:40 pm
Oggetto: ANGELI E LUOGHI
FONTE:


Come vedremo in seguito, esistono luoghi in cui l’angelicità si è manifestata agli uomini; tuttavia non esiste luogo al mondo che non sia sotto la custodia di un Angelo. Lì questi Esseri di Luce hanno stabilito la loro dimora sulla Terra e interagiscono con gli uomini che vi abitano emanando una caratteristica vibrazione spirituale. Dell’aura eterica che permea determinati luoghi ne parla un brano del letterato e filosofo tedesco Rudolf Steiner (1861-1925), inventore dell’antroposofia (dottrina che considera l’universo come espressione divina in continua evoluzione):

Tutti sanno che la superficie della Terra è diversa nei diversi punti del globo, e che nelle diverse regioni si trovano le condizioni più disparate di sviluppo dei caratteri particolari, delle qualità dei popoli. La coscienza materialistica dirà che il clima, la flora e forse l’acqua di una data regione della nostra terra, insieme a molte altre cose, determinano la manifestazione delle caratteristiche del popolo che vi dimora. Non è da meravigliarsi se la coscienza materiale, la coscienza del piano fisico, giudichi così, perché essa conosce appunto soltanto ciò che è visibile agli occhi fisici. Per la coscienza chiaroveggente, invece, sopra ogni punto della nostra terra, si eleva in realtà una singolare nube spirituale, che si deve indicare come l’aura eterica di quella particolare regione. Le aure che si librano sulle regioni si alterano nel corso dell’evoluzione umana allorché un popolo abbandona la sua sede e prende possesso di un’altra regione della Terra. Il fatto caratteristico è che realmente l’aura eterica che sta sopra una data regione non dipende soltanto da quanto sorge dal suolo ma dal popolo che per ultimo vi ha stabilito la sua dimora.

Così come l’aura del luogo è influenzata dall’aura dell’Angelo che vi risiede, allo stesso modo, l’aurea del luogo può diventare un richiamo per le presenze angeliche: pensiamo alle riunioni dei fedeli nelle chiese o a determinati luoghi in cui vivono persone con una grande tensione spirituale. Uno di questi è Findhorn, il giardino edenico nato in modo quasi prodigioso dalla tundra nordica, grazie alle amorevoli cure dei coniugi canadesi Caddy e della loro amica Dorothy MacLean. Esiste una grande documentazione sull’argomento, ma quello che qui interessa è ricordare il contenuto dei messaggi ricevuti dai fondatori della comunità, i quali percepivano le voci interiori delle loro guide spirituali che via via li educavano e davano loro precise istruzioni riguardanti le diverse colture.

Il primo messaggio ricevuto da Dorothy fu il seguente:

Uno dei tuoi compiti è di sentire dentro di te la natura e le sue forze, percepirne l’essenza e lo scopo, armonizzarti con essa. Non sarà difficile perché gli esseri che rappresentano queste forze saranno contenti di avere in te una presenza amica. Tu sentirai l’essenza di tutte le forze naturali: il sole, la luna, il mare, il vento, gli alberi, persino l’erba. Tutte sono parte di una sola vita.

Un ulteriore messaggio, dettato direttamente dagli angeli, fu:

Il nostro compito è portare alla manifestazione i campi di forza che ci sono stati affidati, malgrado gli ostacoli posti dall’uomo. L’uomo prende dalla natura quello che gli serve, come se tutto gli fosse dovuto. E questo ci rende ostili nei loro confronti. Gli uomini in genere non sembrano sapere dove vanno, né perché. Se lo sapessero, che grandi produttori di energia sarebbero! Se fossero sulla retta via, quanto potremmo cooperare con essi!

In base a quanto le trasmisero, Dorothy poté dedurre che gli Angeli erano incarnazioni dell’intelligenza creatrice, veicolo di espressione della vita a tutti i livelli e avevano il compito di promuovere l’evoluzione. Dissero anche che l’uomo potrebbe usare il loro potere, unendovi la sua propria energia, per far crescere e prosperare la natura e il suo stesso spirito, grazie alla forza più grande di tutte che è l’amore.

Ecco alcuni frammenti dei dialoghi trasmessi a Findhorn dai Deva del posto

Vola in alto con noi e percepisci la forza incantevole della radiazione vitale così come noi la conosciamo. Se ti concentri in pace e tendi con tutto il tuo essere a queste radiazioni, divieni ricettiva. Il contatto con la loro essenza è più facile per te sul piano interiore, però noi vogliamo condurti anche verso il mondo esteriore, fino a che tutto diverrà una cosa sola. Noi possiamo lavorare con voi in molti modi. Non ci limitiamo a mettere in moto l’energia di vita, la controlliamo con cura, passo dopo passo. L’albero che si sviluppa dal seme realizza il progetto insito nel seme stesso. Questo progetto è sotto la protezione degli angeli e si manifesta nella bellezza dei fiori e nella solidità dei frutti. Così è per tutta la creazione, tenuta in equilibrio da livelli di vita che voi non siete in grado di percepire con la vostra coscienza diurna. Possa il vostro canto di lode essere più grande del nostro, che non termina mai. Se voi uomini dominate gli elementi, dominate anche voi stessi, la vostra natura e la vostra visuale ristretta. Unitevi a noi in nome di Dio, siate nobili come noi e i miracoli si realizzeranno. Il mondo e i vostri corpi sono stati creati perché possiate sperimentare ed esprimere la gioia del Creatore in tutte le sue manifestazioni. L’uomo distrugge se stesso perché si sente separato da tutto... Il vostro corpo è una sola cosa col mondo e voi non potete maltrattare la Terra senza danneggiare anche voi stessi. L’unità non esiste soltanto sul piano superiore, o in quello interiore dove si trova Dio. Essa è qui e adesso... Non dimenticate che ogni cosa è parte integrante del Creatore e di conseguenza anche parte di voi...

Oggi Findhorn è soprattutto una scuola di vita, dove si impara un nuovo approccio con il pianeta vivente, con il quale tutti dovrebbero imparare a stringere una solida alleanza: è un luogo sicuramente prediletto dagli Angeli per le nobili intenzioni delle persone che lo frequentano... ma non dimentichiamo che anche noi, individualmente, con la nostra aura, possiamo rappresentare un richiamo per gli Esseri di Luce che custodiscono addirittura intere regioni e nazioni.

"Io sono l’Angelo del Portogallo": così disse, per esempio, la splendida creatura luminosa che apparve per tre volte, prima dell’apparizione della Madonna, a Fatima. Ecco alcune descrizioni delle apparizioni angeliche avute da Jacinta e Francesco Marto e da Lucia dos Santos fra il 1915 e il 1916.

Prima apparizione

Vedemmo fra gli ulivi la figura che si dirigeva verso di noi. Sembrava un ragazzo di 14 o 15 anni, più bianco della neve, che il sole rendeva trasparente come fosse di cristallo. Era bellissimo. Arrivando vicino a noi disse: "Non abbiate paura, sono l’angelo della pace. Pregate con me". E, inginocchiandosi, abbassò la testa fino a toccare terra e ci fece ripetere tre volte: "Mio Dio, credo, adoro, spero e vi amo! Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano". Poi si alzò e disse: "Pregate così. I cuori di Gesù e di Maria ascolteranno le vostre suppliche". Quelle parole si incisero così profondamente nel nostro spirito che non le dimenticammo mai più.

Seconda apparizione

Stavamo giocando quando scorgemmo la stessa figura dell’angelo. Parve dire: "Cosa fate? Pregate, pregate molto! Offrite a Dio tutto quello che potete, un sacrificio, un atto di riparazione per i peccati con cui viene offeso e delle suppliche per la conversione dei peccatori. In questo modo attirerete la pace sulla vostra patria. Io sono il suo angelo custode, l’angelo del Portogallo...".

Terza apparizione

Andammo a far pascolare le greggi sulla collina. Dopo mangiato decidemmo di pregare in ginocchio, con il viso a terra, ripetendo la preghiera dell’angelo. A un tratto scorgemmo una luce che brillava sopra di noi. Ci alzammo e rivedemmo l’angelo con in mano un calice sul quale era sospesa un’ostia... L’angelo lasciò il calice sospeso nell’aria e si inginocchiò vicino a noi a pregare. Poi si alzò, prese il calice e l’ostia, ci diede la comunione e svanì.

L’apparizione dell’angelo a Fatima servì da preparazione all’incontro con Maria... altri luoghi hanno invece visto una manifestazione angelica così forte e determinante da far ritenere che lì, gli angeli, con le loro apparizioni, abbiano voluto aprire delle Porte Celesti agli uomini e ribadire che proprio lì, dove a loro è più gradito, la presenza angelica è quasi tangibile. Sono luoghi posti quasi sempre sulla cima di una montagna o su bastioni rocciosi di quarzo o granito e destinati al culto già da antichissime epoche, proprio perché gli uomini vi hanno da sempre percepito la presenza di un qualcosa di trascendente. Tra questi luoghi, quelli che hanno "ospitato" l’apparizione dell’arcangelo Michele si allineano lungo una linea misteriosa che dalla Gran Bretagna, passando per la Francia, arriva in Italia: Saint-Michael’s Mount - Mont Saint-Michel - Sacra di San Michele - Monte Sant’Angelo. Di seguito riportiamo i collegamenti ai siti dedicati a questi luoghi.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:43 pm
Oggetto: ANGELI E PUNTI CARDINALI
FONTE:


L’angelo, in tutte le tradizioni, viene visto come il reggente, il governatore, colui che codifica e mantiene l’ordine delle cose che la Mente Creatrice gli ha affidato. I punti cardinali rappresentarono da sempre per l’uomo riferimenti precisi su cui basarsi. Il punto da cui il sole sorge e quello verso cui tramonta sono sempre stati, giustappunto, i "cardini" immutabili dell’universo. Nella mente dell’uomo di ogni epoca e di ogni culto, dunque, un Grande Essere ha sempre controllato il regolare corso dell’Universo, sistemando nei luoghi strategici altri Esseri suoi subalterni, che ne rendessero immutabili le regole.

Un preciso riferimento agli angeli dei punti cardinali ed ai colori ad essi abbinati, ci proviene dalla visione di Zaccaria. Il profeta veniva lungamente istruito dall’Angelo di Yahvè. L’angelo gli mostrava immagini, situazioni, luoghi o persone e gliene decifrava il significato.

"Quindi alzai di nuovo gli occhi e vidi, c’erano quattro carri che uscivano di fra i due monti. Al primo carro c’erano cavalli rossi; e al secondo carro cavalli neri. E al terzo carro c’erano cavalli bianchi, e al quarto carro, cavalli storni pezzati... L’Angelo mi disse. Questi sono i quattro spiriti dei cieli che escono dopo essere stati al loro posto dinanzi al Signore dell’intera Terra. In quanto ai cavalli neri, escono dal paese del Nord; in quanto a quelli bianchi devono uscire dietro al mare. In quanto a quelli storni devono uscire al paese del Sud".

Nella tradizione Maya, la Terra era quadrata e tutte le stelle vi giravano attorno, scantonando ad angolo retto. Con questa cosgomonia era molto semplice immaginare ai quattro angoli quattro divinità: i Bacabi. Erano molto simili ai nostri angeli; stazionavano ai punti cardinali assistiti dai Chaques, altri angeli di rango inferiore che controllavano gli elementi, i venti e la pioggia. Ogni Chaque aveva un colore diverso a seconda del suo dominio: il Chaque del Nord era di colore bianco, quello del Sud era giallo, quello dell’est rosso e quello dell’ovest nero.

Schiere immense di angeli solcano gli affollati cieli dell’induismo. E’ questa una religione ricca di divinità, angeli, geni, eroi, creature immortali, animali divinizzati... Esistono i Deva, equivalenti dei nostri angeli, in tutti i livelli gerarchici, dai regni della materia a quelli superiori, e poi ci sono i Devarajas cioè Deva Reggente. Reggente dell’est è Dritarashtra, signore dell’elemento aria. Sono a lui sottomesse le grandi schiere dei Gandharva, gli eterni cantori degli Dei che indossano vesti candide. Ad Ovest troviamo Virupaksa, signore del fuoco, dominatore delle schiere dei Naga, divinità simili a serpenti, che hanno come colore simbolico il rosso. A Sud regna Virudaka, sottomesso a Varuna, il grande Dio delle acque. Le sue legioni indossano simbolicamente i colori azzurri ed hanno il nome di Kumbhandas. Il Devaraja del Nord è Kuvera, signore dell’elemento terra, ai suoi ordini ci sono le legioni degli Yakshas, vestiti dell’oro.

La tradizione gnostica più antica, in cui confluiscono le conoscenze delle culture precedenti, ma soprattutto quelle ebraiche e cristiane, affida la custodia dei quattro punti cardinali a quattro Arcangeli. Essi sono allo stesso tempo anche i "governatori dei quattro elementi". La tradizione affonda le sue radici in culti molto remoti, i nomi affidati a queste creature, riecheggiavano quelli di divinità straniere. Dopo l’avvento del cristianesimo, le cose presero una piega diversa, i nomi "sospetti" vennero Estromessi per non creare confusione nei catecumeni: la Chiesa, in ogni epoca, ha ferocemente perseguitato qualunque nome, culto o rituale che non sia stato preventivamente discusso ed approvato dai suoi maggiorenti. Forse per questo motivo, i nomi dei quattro angeli non ci sono pervenuti. Alcuni testi riportano i soliti nomi di Michael, Gabriel, Raphael ed Uriel; altri testi indicano invece nomi la cui radice fonetica è completamente diversa da quelle tradizionali ebraiche. In ogni caso, la tradizione gnostica ci ha riportato i compiti e le funzioni dei quattro angeli dei punti cardinali.

E’ il reggente dell’elemento Aria, governatore dei venti e della neve. Ha una candida veste e si libra silenzioso sulle immense distese polari, ma anche sulle calde zone desertiche. Il suo Sé non è legato alla temperatura fisica, ma alla vibrazione di pace e serenità che gli giunge dai luoghi. Custodisce le grandi superfici disabitate e rifugge i luoghi affollati ed il rumore. Per questa sua caratteristica è anche definito l’Angelo del Silenzio o il Custode della Pace. Questo suo essere solitario non lo rende indifferente al genere umano, anzi, lo affianca svolgendo un ruolo molto importante. E’ il custode dei desideri e delle speranze degli uomini, ma anche dei loro segreti. E’ l’Angelo consolatore di chi ha perso una persona cara, può intervenire nei pensieri e nei sogni di chi soffre, portandovi sollievo. Interviene per placare l’ansia, per spegnere il fuoco del rancore e, con la stessa dolcezza, per domare la furia degli elementi quando si scatenano nelle tempeste. Ama l’offerta di incenso e di petali di fiori bianchi. Protegge sia i luoghi geografici che gli uomini dai pericoli dovuti al gelo, alla neve e agli uragani. Va ricordato che, all’interno della furia degli elementi, si scatenano i deva oscuri. Così come gli angeli di luce hanno il compito di proteggere, guidare, custodire ciò che è stato loro affidato, allo stesso modo i deva opposti, quelli oscuri, hanno il compito di distruggere, confondere, spezzare gli equilibri... L’Angelo del Nord è il dominatore dell’elemento Aria e corrisponde al segno dell’Acquario. La tradizione astrologica occulta lo abbina al pianeta Urano.

Angelo solare, con una splendente veste del colore della fiamma, è il reggente della luce, del fuoco, del calore. E’ l’angelo della comunicazione, della parola, è colui che suscita gioia e amore nel cuore degli umani. Probabilmente è anche il responsabile di tanti "colpi di fulmine", poiché suscita la fiamma dell’innamoramento, della simpatia, ma anche della compassione e della solidarietà. In quanto "portatore di fiamma" porta anche la scintilla della vita al mondo animale e vegetale. E’ colui che distribuisce il prana, quindi la vitalità, l’energia fisica, il dono della guarigione. E’ il custode delle azioni dell’uomo, delle decisioni attive, del movimento dinamico, del coraggio, ma anche del benessere materiale. La sua presenza dissolve le nebbie grigie dell’odio, della tristezza, della disperazione. Riesce ad infondere ottimismo nelle persone scoraggiate ed a guidare i deboli verso la capacità di lottare. Protegge dai pericoli che provengono dal Fuoco, poiché è il Signore di questo elemento. La sua lotta contro i deva di segno contrario è volta a mantenere l’equilibrio tra il fuoco che dà la vita e quello che divora e distrugge. La sua energia è il fuoco germinante della creazione, ed a lui che è affidata la crescita di tutte le cose viventi nei quattro Regni della Natura.

E’ l’angelo legato all’elemento Terra. Regna sulle stagioni, sui frutti e sul lavoro dell’uomo. Oggi lo chiameremmo, a ragione, l’Angelo dell’Ecologia. Il suo colore è il verde brillante delle foglie primaverili o delle tenere distese erbose. Per la sua posizione è anche chiamato "la sentinella della Notte" o il "guerriero dell’Ovest". Nella tradizione occulta, accoglie fra le sue mani il disco solare al tramonto, lo custodisce dagli attacchi delle Tenebre nel corso della notte e lo riconsegna al mattino al suo grande compagno, l’Angelo dell’Est. Una funzione molto simile la ritroviamo nella mitologia Egizia, in cui il disco solare Ra s’imbarca ogni notte nella galleria sotterranea in cui scorre il fiume Amenti. Lungo la traversata dovrà lottare contro il drago Apep che vuole divorarlo affinché le tenebre regnino sulla Terra. E’ l’angelo che accoglie le anime di coloro che muoiono dal tramonto all’alba e le conduce verso la Luce, perché il buio non le confonda. Custodisce la crescita spirituale degli uomini, rafforzando in essi la consapevolezza e la determinazione. La sua protezione tiene lontani i deva maligni e le forze oscure, dissipa gli incubi notturni, soprattutto dei bambini. Gradisce l’offerta di fiori, di frutta e dei loro delicati profumi. Difende cose e persone dai pericoli che provengono dalla terra e dai suoi movimenti: frane, terremoti...

E’ un angelo dalla vasta aura turchina, reggente dell’elemento Acqua, da quella simbolica che rappresenta il futuro da rivelare, a quella reale degli oceani. E’ colui che vela le visioni ed i sogni notturni per evitare che siano troppo chiari e che, interpretati in anticipo, compromettano il regolare svolgimento del Piano. E’ anche denominato "la sentinella dell’Aurora", perché simbolicamente ogni mattina accoglie fra le sue mani il disco solare che emerge dalla notte e lo accompagna nel suo percorso lungo l’arco del cielo. Ed è proprio al primo bagliore del sole che quest’angelo si rende talora visibile ai mortali, in quell’arcano momento fra l’ultima ombra della notte e la prima luce del mattino. E’ il governatore dell’inconscio e del profondo, signore dell’intuizione e della precognizione. Sorveglia la realizzazione spirituale e materiale del cammino umano. Proprio per questo suo compito di accompagnare il cammino "dalle tenebre alla luce", quest’angelo è ritenuto il custode del futuro dell’uomo. Conosce lo svolgersi degli eventi e li rende comprensibili poco per volta, mentre accompagna il cammino dell’evoluzione. Ama l’offerta di acqua limpida in coppe di cristallo. La sua protezione guiderà gli uomini che a lui si affidano nell’effettuare le scelte giuste. Armonizza i piani materiali di vita quotidiana con il Grande Piano. Allontana i pericoli che giungono all’imprevisto, dalla distrazione, dalla follia e naturalmente dall’acqua che è il suo elemento.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:46 pm
Oggetto: ANGELI E VENTI
FONTE:


Il respiro di Dio

Nell’immaginario umano, che li vede associati alla Parola di Dio, formati dalla stessa sostanza eterea e luminosa delle nubi, gli angeli solcano i cieli velocissimi; sfrecciano alla velocità del pensiero slegati dal concetto di tempo e spazio. Gli angeli sono là dove il loro compito li porta, con l’aerea leggerezza del vento. E al vento sono spesso stati associati. La narrazione biblica della Creazione inizia proprio con lo Spirito di Dio che alitava come vento sopra le acque. Il vento come respiro di Dio, il vento come portatore del soffio vitale. Il vento è stato anche immaginato come energia che, trasportata dagli angeli, si trasmette ai pianeti permettendo loro così di ruotare nello spazio ad essi assegnato. Il vento come motore.
Così ne parla Dionigi l'Aeropagita nel suo "Gerarchia Celeste" :
Il fatto che alle Intelligenze si dia il nome di "venti" sta ad indicare la rapidità del loro volo, che su tutto si estende quasi istantaneamente, e il movimento che le porta dall’alto in basso, che innalza le entità del secondo ordine alla vetta più eccelsa e che spinge le entità primarie a procedere a scopo provvidenziale verso le inferiori, per una comunione con esse. Si potrebbe anche dire che lo stesso attributo "ventoso" di soffio d’aria dato allo spirito (pneuma) ci rivela il carattere divino delle intelligenze celesti.

Il concetto è molto antico, ma non sempre collegati al vento troveremo angeli buoni. Il vento in sé può essere vita, ma anche distruzione. Nell’apocrifo "libro di Enoch", il profeta racconta la sua visione:
E ai confini della Terra, vidi dodici porte aperte a tutti i venti, dalle quali i venti uscivano e soffiavano sulla Terra... Da quattro di esse uscivano i venti della benedizione e della salute, da quelle otto, uscivano i venti del castigo: quando venivano inviati distruggevano tutta la terra, l’acqua che vi è sopra, tutti coloro che vi dimoravano e tutto quello che sta nell’ascqua e nell’asciutto.

Forse il riferimento più importante proviene dall’Apolicasse: al capitolo 7 così narra Giovanni:
Vidi quattro angeli in piedi ai quattro angoli della Terra, che trattenevano i quattro venti affinché nessun vento soffiasse sulla terra, né sul mare né su alcun albero.

Gli angeli, in quanto custodi dei venti e rigidi esecutori della volontà divina, non esitano a riversare il flagello sul pianeta se questo è il comando. Ritroviamo il concetto degli angeli reggitori dei venti nel vangelo apocrifo di Bartolomeo:
Ma ci sono anche quattro angeli preposti ai venti: uno a Borea il cui nome è Chairum, che tiene in mano una verga di fuoco... Un altro angelo è sopra il vento del Nord e il suo nome è Oertha... E l’angelo che è sopra il vento di sud-ovest è chiamato Nautha...

Anche il Corano dà ai venti una interpretazione particolare, sfiorandone l’argomento nella sura 25,48:
E’ lui , quegli che spedisce i venti come nunzi di buone novelle, avanti alla Sua misericordia.
Nella concezione zoroastriana, Vayu, il vento, è una divinità dell’aria, sottoposta ad Ahura Mazda, ma è una dinività ambivalente, buona e malvagia allo stesso tempo. Vayu è il respiro dell’universo, ma è anche l’alito vitale dell’uomo. Così come il vento può suscitare la lieve brezza della sera o può scatenare uragani, con lo stesso potere, Vayu può dare o togliere il respiro dell’uomo; può trasportare l’anima in una nuova incarnazione, o strapparla via ad un vivente e trascinarla lontano.

Ritroviamo nella Grecia classica i venti come gli accompagnatori delle anime nel lungo viaggio dopo la vita. Il dolce Zefiro ha come compagna Borea, la minacciosa, impetuosa portatrice del vento del nord, ossia il soffio gelido della morte. Entrambi avevano il compito di condurre i defunti nell’aldilà, verso le Isole Beate.

Col sopraggiungere della cristianità, questo compito venne affidato a categorie particolari di angeli accompagnatori, sotto la guida dell’Arcangelo Michele. Nella liturgia preconciliare, all’offertorio della Messa funebre veniva invocato: "Michele il signifero si presenti nella luce santa promessa ad Abramo". Dopo il concilio, la liturgia venne così modificata: "In paradisum deducant te Angeli" che comunque, pur avendo omesso il nome di Michele, lascia intatto il significato.
Col passare dei secoli, i ricordi e le tradizioni si sovrappongo l’un l’altra. Con il mutare delle religioni e delle culture mutano i nomi delle divinità, ma non la funzione che queste esplicano in aiuto dell’uomo. Ecco un esempio significativo.
Johannes Malala, un viaggiatore e cronista vissuto tra il 491 ed il 578, narra che nei dintorni di Bisanzio, con l’avanzata del cristianesimo, il culto dell’Arcangelo Michele aveva soppiantato quello di un demone pagano di nome Soshistene. In pratica, questo demone, signore di quella zona del Bosforo, era il custode del vento di Borea, il cui soffio impetuoso regolava l’uscita o l’entrata delle imbarcazioni nel Mar Nero. La devozione popolare era passata dal paganesimo al cristianesimo, ma le necessità di propiziarsi il vento a favore erano rimaste immutate, così, per non irritare i catecumeni, venne cambiato soltanto il nome e l’aspetto iconografico del "signore del Vento", non il suo compito. In effetti, in quel luogo come in qualunque altro, l’angelo reggitore del Vento è sempre esistito: quando l’uomo lì si insediò, l’angelo rispose alle richieste di intervento che giungevano fino a lui, prima come Soshistene, poi come Michael.

Tritemio

Non si può parlare di angeli e di venti, senza aprire una parentesi sugli studi dell’Abate Tritemio. Quest’uomo (nato a Tritenheim, Germania, nel febbraio del 1462) riuscì ad attingere a fonti di conoscenza che sono rimaste per secoli ignote. Il suo lavoro di Abate Benedettino, lo portò a consultare testi di cui si è perduta la memoria. E al di là dei testi ebbe una conoscenza pratica in fatto di evocazioni ed apparizioni. Le cose che si narrano di lui che lo presentano come personaggio incredibile, capace di produrre fenomeni fisici, predire il futuro, dialogare con l’aldilà, collaborare con creature angeliche di cui ha codificato con precisione nomi, lignaggi, incarichi...
La sua opera ci giunge attraverso alcuni dei suoi discepoli che divennero, grazie a lui, dei Grandi: citiamo Paracelso e Cornelius Agrippa. Nei suoi scritti mette in guardia dall’intraprendere qualunque tipo di operazione che coinvolga gli angeli se l’operatore è improvvisato e non è perfettamente a conoscenza di tutte le modalità e le precauzioni da prendere prima di ogni rituale. La portentosa cultura di Tritemio, segreto adepto di Christian Rosenkreutz, gli dava la conoscenza sui riti ed i culti del passato; la profonda conoscenza della "magia naturale", o magia bianca, gli consentì di evocare e mettere in moto, usando segni e formule, le forze latenti nel cosmo.
Alla fine, egli codificò la sua lunga ricerca in un manoscritto intitolato "Steganografia" (Steganos = nascosto, Grafein = scrivere). Tritemio identifica un angelo che risiede in ciascuna delle dimore dei sedici venti principali; ad ogni angelo, arcangelo, principe o dominatore, a seconda della legione a cui appartiene, prendendo probabilmente a modello la gerarchia feudale dell’epoca, egli affianca governatori, vassalli, servitori e spiriti sottoposti... avvertendo quando questi sono bizzosi, dispotici, insofferenti ai comandi oppure servizievoli e gentili.
Inoltre, scrive:
Sette Arcangioli, ossia sette forze cosmiche, influenzano la vita terrestre ed imprimono il loro carattere all’evoluzione interiore dell’uomo, alternandosi l’una con l’altra ogni 354 anni e 4 mesi. Queste Forze Celesti, o Spiriti del Fuoco, o Elohim, corrispondono ai nomi di: Orifiel, Anael, Zacariel, Rafael, Samael, Gabriel e Micael, essi simboleggiano gli influssi planetari di Saturno, Venere, Giove, Mercurio, Marte, Luna e Sole.

Nell’epoca in cui Tritemio scriveva queste nozioni, l’era del turbolento Samael, il punitore di Dio, volgeva al termine e si preparava il ritorno di Gabriel, l’arcangelo lunare portatore di conoscenza ed intuizione. Tutto il periodo rinascimentale si svolse infatti in quell’epoca. Sempre secondo i calcoli di Tritemio, dunque dal 1879 fino al 2233, cessata l’opera educatrice di Gabriel, l’umanità è passata sotto alla guida di Michael, l’arcangelo solare che a spada tratta lanciò nella notte dei tempi il suo grido a Lucifero: "Quis ut Deus?".
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:48 pm
Oggetto: ANGELI RIBELLI
FONTE:


La stessa natura angelica

Da un certo punto di vista angeli e demoni sono la medesima cosa, nel senso che hanno la stessa natura, la stessa origine e le stesse prerogative. Per il pensiero comune la loro differenza consiste nel fatto che i primi sono volti al bene e all’obbedienza nei confronti della Volontà Divina, mentre i secondi hanno scelto la via della ribellione e del male; per altre linee di pensiero, invece, questa differenza è solo apparente in quanto anche l'azione dei demoni deve sottostare alla Volontà di Dio e rientrare nel Progetto Divino.

In ogni caso, l’esistenza di angeli e demoni è connessa a quello che è il più drammatico problema non solo dell’uomo, ma dell’intero universo: il bene e il male. E’ soprattutto l’esistenza di tale elemento negativo, antagonista, distruttivo, rappresentato dal male e dal suo "perché" che ha assorbito e tormentato le riflessioni di pensatori, filosofi, mistici, religiosi, ma anche della gente comune. Questa sezione inizia con la lettura della Bibbia e termina con l’analisi di Jung: nel mezzo, le riflessioni di uomini che di fronte alle ombre e alle luci dell’esistenza cercano spiegazioni.



La caduta / 1. Nella Bibbia

Il filosofo Romano Guardini, ci introduce all’interpretazione biblica della caduta degli angeli:

Dal contesto della Rivelazione desumiamo che prima della creazione del mondo visibile vi sia stata una creazione del mondo puramente spirituale, cioè degli angeli. Quelli che furono allora creati, non sono soltanto forze o rapporti, ma esseri, persone dotate di intelligenza, libertà e responsabilità. Così anche nella loro esistenza vi è una scelta morale. Gli angeli furono messi alla prova, riguardo alla santa sovranità di Dio, che potevano o no riconoscere. Questa è stata la prima scelta fra il bene e il male. Per la prima volta fu fatta la volontà di Dio. Che questa volontà sia fatta è Regno di Dio; così ha avuto inizio il "Regno di Dio". Ma allo stesso tempo è iniziata anche l’opposizione alla volontà di Dio. Esseri dotati della massima forza della conoscenza, della volontà, della libertà e della capacità di responsabilità si sono ribellati contro il dominio di Dio. Perciò hanno scelto il male: sono divenuti esseri satanici. Di qui la loro caduta. Tutto il loro essere era in gioco. Gli angeli sono infatti puri spiriti e perciò semplici; in ciascuno dei loro atti si esprime la totalità del loro essere. Così fu già nel loro primo momento di vita, che fu perciò un momento di chiarissima consapevolezza, di tremenda libertà, di attuazione piena di sé, senza residui. Atto terribile, dal quale solo uscì l’Angelo vero e proprio – e il diavolo che è l’essere veramente perduto, il nemico di Dio e non soltanto "demone".

L’esistenza del male deriverebbe dunque dalla ribellione, consumatasi nella notte dei tempi, da parte di uno stuolo di angeli, che rifiutarono di obbedire a Dio e all’ordine cosmico da lui costruito. Il capo degli angeli ribelli è Lucifero, "il portatore di luce", "il figlio del mattino"; è anche denominato Satana. Di Lucifero parla, nell’Antico Testamento, il profeta Isaia (14, 12-15):

Come mai sei caduto dal cielo, o astro mattutino, figliuol dell’aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni? Tu dicevi in cuor tuo: "Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; io m’assiderò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del settentrione; salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all’Altissimo". Invece t’han fatto discendere nel soggiorno dei morti, nelle profondità della fossa!

Nella Bibbia vi sono cenni sparsi di questa ribellione: secondo il libro della Genesi, il male sarebbe preesistito all’uomo, giacché Adamo ed Eva vennero sedotti dal "tentatore" in forma di serpente. Lucifero, il primo, il più bello, il più splendente degli angeli creati da Dio, compì un atto di ribellione nei confronti del suo Creatore perché, sospinto dall’orgoglio e dalla gelosia, oltre che dalla superbia, volle sostituirsi a Lui, cioè volle diventare Dio. Altri angeli lo seguirono nella ribellione e tutti, dopo una tremenda battaglia celeste, furono sconfitti dagli angeli fedeli all’Onnipotente e quindi precipitati nell’inferno. Il Nuovo Testamento, nel libro dell’Apocalisse, fa un accenno, estremamente sintetico ma preciso, a questa battaglia (12, 7-9):

E vi fu battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo loro non fu più trovato nel cielo. E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù: fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati gli angeli suoi.

Lo stesso libro dell’Apocalisse, pochi versetti prima, nel rivelare le profezie sulla fine del mondo e sulla lotta conclusiva tra bene e male, sottolinea la grande potenza demoniaca quando afferma:
E apparve un altro segno nel cielo; ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. E la sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le gettò sulla terra.

SATANA

Con il nome di Satana (l’avversario, in ebraico) o di diavolo (il calunniatore, in greco) la Bibbia designa un essere personale, per sé invisibile, ma la cui azione od influsso si manifesta sia nell’attività di altri esseri (demoni o spiriti impuri), sia nella tentazione.

Il Vecchio Testamento non parla di Satana che molto raramente e sotto una forma che, salvaguardando la trascendenza del Dio unico, evita accuratamente tutto ciò che avrebbe potuto inclinare Israele verso un dualismo, al quale era anche troppo portato. Più che un avversario propriamente detto, Satana appare come uno degli angeli della corte di Jahve, che svolge nel tribunale celeste una funzione analoga a quella del pubblico accusatore, incaricato di far rispettare in terra la giustizia e i diritti di Dio. Tuttavia, sotto questo preteso servizio di Dio, si scorge già in Giobbe 1-3 una volontà ostile, se non a Dio stesso, almeno all’uomo e alla sua giustizia: egli non crede all’amore disinteressato; senza essere un "tentatore", si aspetta che Giobbe soccomba; segretamente lo desidera, e si capisce che ne gioirebbe. In Zaccaria 3, 1-5 l’accusatore si trasforma in vero avversario dei disegni d’amore di Dio circa Israele: affinché questi sia salvato, l’angelo di Jahve deve prima imporgli silenzio in nome stesso di Dio: Imperet tibi Dominus.

La Genesi, inoltre, non parla che del serpente: creatura di Dio "come tutte le altre", questo serpente è tuttavia dotato di una scienza e di un’abilità che superano quelle dell’uomo. Soprattutto, fin dall’inizio, esso è presentato come il nemico della natura umana. Invidioso della felicità dell’uomo, esso giunge ai suoi fini usando già le armi che gli saranno sempre proprie, astuzia e menzogna: "il più astuto di tutte le bestie selvatiche", "seduttore", "omicida e bugiardo fin dall’origine". A questo serpente la sapienza dà il suo vero nome: è il diavolo (Sap 2, 24).

Fin da questo primo episodio della sua storia, l’umanità vinta intravvede tuttavia che un giorno trionferà sul suo avversario. La vittoria dell’uomo su Satana, tale è di fatto lo scopo stesso della missine di Cristo, venuto "a ridurre alla impotenza colui che aveva il potere della morte, il diavolo" (Ebr 2, 14), "a distruggere le sue opere" (1 Gv 3, Cool, in altre parole a sostituire il regno del Padre suo a quello di Satana (1 Cor 15, 24-28; Col 1, 13 s). I vangeli presentano quindi la sua vita pubblica come una lotta contro Satana. Essa incomincia con l’episodio della tentazione in cui, per la prima volta dopo la scena del paradiso, un uomo, rappresentante l’umanità, "figlio di Adamo", viene a trovarsi faccia a faccia con il diavolo. Si inasprisce con le liberazioni degli indemoniati, prova che "il Regno di Dio è giunto" e che quello di Satana ha avuto termine, nonché con le guarigioni di semplici malati. Continua pure, più dissimulata, nello scontro che oppone Cristo ai Giudei increduli, a questi veri "figli del diavolo" (Gv 8, 44). Raggiunge il suo parossismo nell’ora della passione. Coscientemente Luca la collega alla tentazione e Giovanni non vi sottolinea la funzione di Satana se non per proclamarne la sconfitta finale. Satana sembra condurre il gioco; ma in realtà "non ha su Cristo alcun potere": tutto è opera dell’amore e dell’obbedienza del Figlio. Nel momento preciso in cui si crede certo della vittoria, il "principe di questo mondo" è "gettato fuori" (Gv 12, 31); il dominio del mondo che una volta egli aveva osato offrire a Gesù (Lc 4, 6), appartiene ormai al Cristo morto e glorificato (Mt 28, 1Cool.
Se la risurrezione di Cristo consacra la sconfitta di Satana, la lotta non terminerà, secondo Paolo, se non con l’ultimo atto della "storia della salvezza", nel "giorno del Signore", quando "il Figlio, dopo aver ridotto all’impotenza ogni principato ed ogni potestà e la morte stessa, consegnerà il regno al Padre suo, affinché Dio sia tutto in tutti" (1 Cor 15, 24-2Cool. Al termine della rivelazione, l’Apocalisse, specialmente a partire dal capitolo 12, offre come una sintesi dell’insegnamento biblico su questo avversario, contro il quale, dall’origine fino al termine della storia della salvezza, l’umanità deve combattere. Impotente dinanzi alla donna ed a colui che essa partorisce, Satana si è rivolto contro "il resto della sua discendenza"; ma l’apparente trionfo che gli procurano i portenti dell’anticristo terminerà con la vittoria definitiva dell’agnello e della Chiesa, sua sposa: assieme alla bestia e al falso profeta, assieme alla morte e all’Ade, assieme a tutti gli uomini che saranno stati vittime delle sue astuzie, Satana sarà gettato nel lago di zolfo ardente, il che è la seconda morte (Apoc 20, 10. 14 s).

DEMONI

Il volto dei demoni, esseri spirituali malefici, nella rivelazione si è illuminato solo lentamente. All’inizio, i testi biblici si sono serviti di taluni elementi desunti dalle credenze popolari, senza metterli ancora in rapporto con il mistero di Satana. Al termine, tutto ha preso un senso nella luce di Cristo, venuto quaggiù per liberare l’uomo da Satana e dai suoi subalterni.

Andando all’origine della credenza, l’Oriente antico dava un volto personale alle mille forze oscure, la cui presenza è sospettata dietro i mali che assalgono l’uomo. La religione babilonese aveva una demonologia complicata, e vi si praticavano numerosi esorcismi per liberare le persone, le cose, i luoghi stregati; questi riti essenzialmente magici costituivano una parte importante della medicina poiché ogni malattia era attribuita all’azione di uno spirito maligno.

Il Vecchio Testamento, ai suoi inizi, non nega l’esistenza e l’azione di esseri simili. Si serve del folclore che popola le rovine e i luoghi deserti di presenze fosche, mescolate alle bestie selvatiche: satiri villosi, Lilit, demone delle notti… Primitivamente, mali come la peste o la febbre sono considerati come flagelli di Dio, che li manda agli uomini colpevoli, come manda il suo spirito cattivo su Saul e l’angelo sterminatore sull’Egitto, su Gerusalemme o sull’esercito assiro (Es 12, 23; 2 Sam 24, 16; 2 Re 19, 35). Ma dopo l’esilio si attua più chiaramente la divisione tra il mondo angelico e il mondo diabolico. Il libro di Tobia sa che sono i demoni a tormentare l’uomo (Tob 6, Cool e che gli angeli hanno la missione di combatterli (Tob 8, 3). Tuttavia, per presentare il peggiore di essi, quello che uccide, l’autore non teme di ricorrere ancora al folclore persiano dandogli il nome di Asmodeo (Tob 3, 8; 6, 14).

Ora, per i pagani, era una tentazione costante quella di cercare di conciliarsi questi spiriti elementari rendendo loro un culto sacrificale, in una parola, di farne degli dei. Israele non era al riparo dalla tentazione. Abbandonando il suo creatore, si rivolgeva anch’esso agli "altri dei" (Deut 13, 3. 7. 14), in altre parole, ai demoni (Deut 32, 17), giungendo fino ad offrire loro sacrifici umani (Sal 106, 37). I traduttori greci della Bibbia hanno sistematizzato questa interpretazione demoniaca dell’idolatria, identificando formalmente gli dei pagani con i demoni (Sal 96, 5; Bar 4, 7), introducendoli perfino in contesti dove l’originale ebraico non ne parlava (Sal 91, 6; Is 13, 21; 65, 3). In tal modo il mondo dei demoni diventava un universo rivale di Dio.

Nel pensiero del tardo giudaismo questo mondo si organizza in modo più sistematico. I demoni sono considerati come angeli decaduti, complici di Satana e divenuti suoi ausiliari. Per evocare la loro caduta ora si ricorre all’immagine mitica della guerra degli astri (cfr. Is 14, 12) o al combattimento primordiale tra Jahve e le bestie che personificano il male; ora si riprende l’antica tradizione dei figli di Dio innamoratisi delle figlie degli uomini (Gen 6, 1 ss; cfr. 2 Piet 2, 4), ora li si rappresenta in ribellione sacrilega contro Dio (cfr. Is 14, 13 s; Ez 28, 2). In ogni modo, i demoni sono considerati come spiriti impuri, caratterizzati dall’orgoglio e dalla lussuria. Essi tormentano gli uomini e si sforzano di trascinarli al male. Per combatterli si ricorre agli esorcismi (Tob 6, 8; 8, 2 s; cfr. Mt 12, 27) che non sono più, come un tempo a Babilonia, di ordine magico, bensì di ordine deprecatorio: si spera in effetti che Dio reprimerà Satana ed i suoi alleati, se si fa appello alla potenza del suo nome (cfr. Zac 3, 2; Giuda 9). Si sa d’altronde che Michele ed i suoi eserciti celesti sono in lotta perpetua contro di essi e vengono in aiuto agli uomini (cfr. Dan 10, 13).

Nella prospettiva di questo duello tra due mondi, la cui posta è in definitiva la salvezza dell’uomo, si collocano la vita e l’azione di Gesù. Gesù affronta personalmente Satana e riporta su di lui la vittoria (Mt 4, 11; Gv 12, 31). Affronta pure gli spiriti maligni che hanno potere sull’umanità peccatrice, e li vince nel loro dominio. Tale è il senso di numerosi episodi in cui sono di scena gli indemoniati: quello della sinagoga di Cafarnao e quello di Gadara, la figlia della sirofenicia ed il ragazzo epilettico, l’indemoniato muto e Maria di Magdala. Per lo più, possessione diabolica e malattia sono mescolate; quindi ora si dice che Gesù guarisce gli indemoniati (Lc 6, 18; 7, 21) ed ora che scaccia i demoni (Mc 1, 34-39). Senza porre in dubbio i casi nettissimi di possessione (Mc 1, 23 s; 5, 6), bisogna tener conto dell’opinione del tempo, che attribuiva direttamente al demonio fenomeni che oggi rientrano nella psichiatria (Mc 9, 20 ss). Bisogna soprattutto ricordare che ogni malattia è un segno della potenza di Satana sugli uomini (cfr. Lc 13, 11).

Affrontando la malattia, Gesù affronta Satana; dando la guarigione, trionfa su Satana. Dinanzi all’autorità che Gesù manifesta nei confronti dei demoni, le folle sono stupefatte (Mt 12, 23; Lc 4, 35 ss). I suoi nemici l’accusano: "Egli scaccia i demoni in virtù di Beelzebul, principe dei demoni" (Mc 3, 22 par.); "non sarebbe per caso anch’egli posseduto dal demonio?" (Mc 3, 30; Gv 7, 20; 8, 48 s. 52; 10, 20 s). Ma Gesù dà la vera spiegazione: egli scaccia i demoni in virtù dello Spirito di Dio, e ciò prova che il regno di Dio è giunto fino agli uomini (Mt 12, 25-28 par.). Satana si credeva forte, ma è scacciato da uno più forte (Mt 12, 29 par.).
Ormai gli esorcismi si faranno quindi nel nome di Gesù (Mt 7, 22; Mc 9, 38 s). Mandando in missione i suoi discepoli, egli comunica loro il suo potere sui demoni (Mc 6, 7. 13 par.). Di fatto essi constatano che i demoni sono loro soggetti: prova evidente della caduta di Satana (Lc 10, 17-20). Le liberazioni degli indemoniati ricompaiono negli Atti degli Apostoli (8, 7; 19, 11-17). Tuttavia il duello degli inviati di Gesù con i demoni vi assume pure altre forme: lotta contro la magia, le superstizioni e la credenza negli spiriti divinatori; contro l’idolatria in cui i demoni si fanno adorare ed invitano gli uomini alla loro mensa; lotta contro la falsa sapienza e contro le dottrine diaboliche che si sforzeranno in ogni tempo di ingannare gli uomini; contro gli operatori di falsi prodigi arruolati al servizio della bestia. Satana, già vinto, ha solo più un potere limitato; la fine dei tempi vedrà la sua disfatta definitiva e quella di tutti i suoi ausiliari (Apoc 20, 1 ss. 7-10).

INVIDIA - GELOSIA - ORGOGLIO - SUPERBIA

La modalità della "colpa" angelica, oltre che in un mancato riconoscimento della sovranità divina, è stata variamente identificata. C’è per esempio una lettura di tale colpa legata all’evento cristologico. Secondo S. Ignazio, vescovo di Antiochia, la caduta angelica è dovuta alla loro mancanza di fede nella missione redentrice di Cristo: "Angeli gli esseri celesti, la gloria degli angeli, i principi visibili e invisibili se non credono nel sangue di Cristo hanno la loro condanna". La ribellione degli angeli, sempre in chiave cristologica, è invece talora colta nel fatto che alcuni di essi non sopporterebbero l’imperscrutabile disegno che ha visto Dio-Padre amare a tal punto gli uomini da inviare suo Figlio a incarnarsi e a umiliarsi fino a morire in croce per la loro salvezza. Quest’amore straordinario per gli uomini è per molti la vera causa della ribellione: già Ireneo vedeva nella colpa di Satana un peccato d’invidia e di gelosia nei confronti dell’umanità. Per fondare una tale lettura ci si basava in particolare sul testo biblico di Sap 2, 24 dove appunto si parla di "invidia del diavolo" nei confronti dell’uomo, creato a immagine di Dio.

Per quanto riguarda invece la tesi che vedrebbe Satana e i demoni peccatori per orgoglio, essa presenta diverse e sottili sfumature. In particolare i pensatori cristiani si dividono circa le cause di un tale orgoglio anche se in termini generali concordano sul fatto che il primo Angelo, Lucifero, volesse diventare come Dio e che gli altri angeli lo abbiano in certo modo imitato. Lucifero, presuntuoso per la sua bellezza, avrebbe desiderato ciò che era al di sopra di lui e a cui non poteva pervenire. L’orgoglio l’avrebbe dunque spinto a provare un desiderio inammissibile e indebito di dignità, a desiderare ciò a cui sarebbe pervenuto solo in virtù della grazia divina. Un’ulteriore interpretazione del peccato d’orgoglio è quella che concepisce la colpa di Lucifero come il desiderio disordinato di un’unione ipostatica del Verbo di Dio con la sua natura angelica allo stesso modo di ciò che avviene nell’incarnazione, reputandola a lui assolutamente dovuta e ingiustamente rifiutata per essere assurdamente accordata alla natura umana. Comunque, in definitiva, questo peccato d’orgoglio, al di là delle diverse letture, è la malizia assoluta che rifiuta di fatto la piena trascendenza divina nell’ordine dei rapporti personali con Lui, nella pretesa, usando le parole di Isaia, di "farsi uguale all’Altissimo" (Is 14, 14).

Oltre che nell’orgoglio, il peccato degli angeli è stato tradizionalmente identificato in modo particolare nella superbia. Una vera e propria hybris, volendo Satana essere signore del creato come Dio. Quest’atto di superbia li ha in tal modo condotti ad una "non adesione" a Dio, ad una vera e propria separazione da Lui. Ma la superbia è determinata anche da un altro fatto: dalla pretesa di conoscere esclusivamente con i propri mezzi il mistero divino.

A causa dell’orgoglio e della superbia l’Angelo dunque apostatò da Dio, per cui verrà definito da Giustino e da Ireneo come "serpente apostata". Al di là di questo, c’è chi come Anselmo d’Aosta nel suo De casu diaboli cerca di cogliere più in profondità il senso ultimo di quella "colpa". Per Anselmo

Satana ha voluto qualche cosa che egli conosceva senza averla. Ora, egli conosceva Dio. In particolare, egli sapeva che Dio è totalmente autonomo e ha voluto a sua volta essere totalmente autonomo, come Dio: ha voluto agire "propria voluntate", senza riferimento al suo Creatore.
Nel peccato di Satana per Anselmo non c’è dunque né l’indignazione per la creazione di Adamo né il risentimento per l’incarnazione del Verbo. Il suo peccato è dovuto soltanto alla sua volontà di assoluta autonomia e non è la conseguenza della conoscenza di determinati eventi. E in una direzione analoga a quella di Anselmo si pone Tommaso d’Aquino quando sostiene che Satana per ottenere la beatitudine soprannaturale della piena visione di Dio non si è proteso verso Dio desiderando con gli angeli santi la sua perfezione finale per grazia, ma ha voluto ottenerla con le sue proprie forze naturali.

La caduta / 2. Negli Apocrifi

Nel Libro dei Vigilanti, che è una delle cinque opere che compongono Enoc Etiopico, la caduta degli angeli è descritta come la colpa derivante dalla loro unione sessuale con le figlie degli uomini da cui poi nacquero i giganti, esseri violenti e malvagi. Si tratterebbe quindi della conseguenza di una volontaria e libera rinuncia al loro stato da parte di angeli innamorati della donna. Enoc nel sostenere questa tesi riprende un passo della Genesi (6, 1-4) che allude ai titani, nati dall’unione tra donne mortali ed esseri celesti, tra "figlie degli uomini" e "figli di Dio". Se il giudaismo posteriore e molti tra i primi scrittori ecclesiastici hanno identificato gli angeli in questi "figli di Dio", a partire dal IV secolo, i Padri, sulla base di una concezione più spirituale degli angeli hanno per lo più interpretato i "figli di Dio" come la discendenza di Set e le "figlie degli uomini" come la discendenza di Caino. Del resto, già in un’altra delle opere contenute nel libro di Enoc, il Libro delle parabole, detto anche Enoc slavo, il peccato degli angeli non è più quello carnale, ma un peccato di "apostasia", poiché gli angeli non hanno ascoltato la voce e l’imperativo divini optando invece per la propria autonoma volontà in un atteggiamento interiore di opposizione e di disobbedienza. Si assiste quindi al passaggio in direzione di una dimensione di interiorizzazione e di spiritualizzazione del peccato degli angeli. E lo "scandalo" che l’uomo ha rappresentato per l’intera corte del Cielo ha lasciato evidenti tracce anche negli angeli fedeli, che non sono esenti ma anzi percorsi da un angoscioso dubbio di fronte alla "novitas dell’uomo", come appare ad esempio nell’Apocrifo Apocalisse di Paolo. Qui, la presenza dell’uomo tormenta quindi sia l’Angelo buono, messaggero e custode, sia l’Angelo Caduto.

La caduta / 3. Nel Corano

Sulla vicenda della ribellione degli angeli, l’islamismo offre una versione più "sentimentale" e "poetica". Satana, che il Corano chiama Iblis, si sarebbe ribellato a Dio per un eccesso di amore nei suoi confronti: quando Dio, dopo aver creato gli esseri umani, ordinò agli angeli di servirli, Iblis si rifiutò perché sentiva di non poter amare e servire altri che il suo Creatore. Per questa ribellione Dio lo cacciò. Nella VII sura del Corano si legge:

Eppure vi abbiamo creati, poi vi abbiamo formati, poi abbiamo detto agli angeli: "Prostratevi davanti ad Adamo!". E si prostrarono tutti eccetto Iblis, che fra i prostrati non fu. E disse Dio: "Che cosa ti ha impedito di prostrarti, quando te l’ho ordinato?". E quegli rispose: "Io sono migliore di lui: me tu creasti di fuoco e lui creasti di fango!". E Dio rispose: "Via di qui! Non ti è lecito fare il superbo! Fuori! Oramai tu sei un essere spregevole."
Rispetto alla tradizione, questa sura conferma che Iblis non si poneva in concorrenza con Dio, ma nondimeno manifestava la propria superbia nei confronti dell’uomo e il proprio spirito insubordinato.

La caduta / 4. Una scelta irreversibile

Così scrive Massimo Cacciari nel suo "Angelo necessario":

Tutti gli angeli sono creati nella grazia, ma la grazia non violenta la libera volontà. Alla mozione generale verso il Bene, propria di ogni creatura, subentra il momento dell’opzione, che Dio vuole inalienabile: come se Egli potesse regnare soltanto su una civitas di liberi voleri. Un bivio, un tremendo passo carraio si presenta, allora, sulla strada dell’Angelo, ed egli deve affrontarlo; non gli è concesso di rimanere nella naturale mozione d’amore verso il suo Fattore. Qui egli deve decidersi d’amare per poter amare totaliter alla fine. Il suo amore è soltanto in via finché non ha pronunciato questo pieno Sì. Ma la possibilità del Sì implica quella della negazione, cioè dell’affermazione di un amore non rivolto al suo proprio Principio.

L’angelologia ortodossa insiste, con segno pressoché univoco, sull’irreversibilità della decisione angelica. L’Angelo non potrebbe ravvedersi, poiché tutto ha visto con perfetta chiarezza… L’Angelo è altresì creato d’un sol colpo, perfettamente compos sui… e come la sua natura non conosce evoluzione, divenire, così la sua conoscenza non è costretta al faticoso itinerario dell’umana. Dio concede il tempo all’uomo, perché per sua natura diveniente, affinché possa ri-vedere le proprie scelte, ma costringe l’Angelo ad un solo, irreversibile aut-aut. Dopo quell’istante la figura dell’Angelo sembra decisa in eterno: decisa l’azione che l’Angelo caduto o demone dovrà compiere fino al Giudizio; decisa l’orbita degli Angeli "felici", del Coro celeste. Deciso il "rumore" infernale; decisa la polifonia paradisiaca.
Da quell’istante, la figura dell’Angelo non può più variare; gli Angeli cessano di potersi volgere, come invece continuano ad essere le altre creature. E al non potersi più pentire corrisponde simmetricamente, in Cielo, il non poter più essere sedotti. Il corso dell’Angelo diviene fermo e sicuro come quello delle stelle, certissimo come quell’argine che lo zodiaco forma intorno alla Terra abitata.

La caduta / 5. Il male assorbito dall'Uomo e da Dio

DA LAO TZE A BARTH

Jacob Bohme, mistico tedesco del Seicento, adombra l’esistenza di angeli buoni e angeli cattivi in dimensioni parallele e quindi la loro copresenza, di fronte agli uomini, nel mondo. Egli scrive nel suo Mysterium Magnum:

Dobbiamo perciò comprendere che gli angeli buoni e quelli malvagi abitano gli uni vicino agli altri e nondimeno esiste fra loro una distanza immensa. Infatti il paradiso è nell’inferno e l’inferno è in paradiso, e ciò nonostante l’uno non è manifesto all’altro; il diavolo, desideroso di entrare in paradiso, per raggiungerlo sarebbe disposto a percorrere milioni di miglia, e tuttavia vorrebbe rimanere all’inferno.

La persistenza, nell’universo, degli angeli delle tenebre, che avrebbero evidentemente potuto essere annichiliti fin dall’inizio e per sempre, va vista come espressione della volontà divina di usare il male come elemento dialettico e di stimolo per realizzare i propri disegni; quindi, in definitiva, per ottenere il bene.

Il senso di questo apparente paradosso può essere inteso se ci spostiamo in Oriente, dove Lao Tze, il più grande filosofo cinese, fondatore della scuola del Tao e autore del Tao Te King (il "Libro della Via e della Verità"), ci parla della sintesi degli opposti che governa l’universo. Secondo il filosofo si deve tendere all’esperienza dell’unificazione degli opposti, falsamente dicotomizzati dalla ragione ingannatrice, e quindi pervenire al graduale raggiungimento della chiarezza e dell’apertura a un equilibrio creativo. Le categorie che dominano l’universo sono due e rappresentano proprietà contrarie e immanenti: lo yin e lo yang. Si tratta di due energie primarie opposte: lo yin simboleggia il femminile, il tenebroso, l’umido, il negativo; lo yang simboleggia il maschile, il luminoso, il secco, il positivo. Se dal concetto di unità scendiamo al fenomeno della realtà presente, scorgiamo in essa un complesso contraddittorio di aspetti, che apparentemente si accavallano in maniera illogica e aspra. Se però siamo consapevoli del principio, non faticheremo a riconoscere, in questa pluralità, l’impronta di una sola realtà.
Questo pensiero è stato interpretato sotto un’ottica cristiana da Karl Barth, forse il più grande teologo protestante del nostro secolo. Il demoniaco è per Barth l’antitesi assoluta, il puro negativo, ciò che è stato escluso e rifiutato da Dio e affidato alla distruzione e che trascina lungo la storia della creazione il suo non-essere. Il diavolo è quindi l’effetto della volontà negativa o della ripugnanza di Dio verso la incompletezza delle creature, destinato a scomparire quando la creazione raggiungerà la perfezione e il compimento alla fine della storia, con l’avvento del Regno di Dio. Satana rappresenta dunque la non-perfezione, la non-realtà, è semplicemente la negatività dell’essere, del bene e del vero; è solo il "non ancora" della creazione in cammino verso il "già" dei cieli nuovi e della terra nuova di cui l’Apocalisse ci offre una splendida evocazione. Barth intende "recuperare" il male nel bene, riassorbendolo nell’amore divino che perdona e si riconcilia con ogni cosa. In termini logici, giudizio e condanna di Dio sono necessari proprio perché complementari alla Sua grazia e al Suo amore. Poiché Egli è giustizia, non può non condannare il reprobo, ma poi assume su se stesso l’espiazione di tale condanna nella persona di Cristo. Non esistono dunque due categorie di esseri, i "salvati" e i "dannati": Gesù riassume in sé l’amore e la giustizia di Dio.

DA ORIGENE A ORFF

Il pensiero di Barth ci riporta a Origene, nato ad Alessandria nel 185 d.C. Secondo la teologia origeniana, Dio, natura intelligibile, crea direttamente le sostanze spirituali, le "menti" che popolano il mondo intelligibile. Incorporee inizialmente, e dotate di libero arbitrio, esse sono decadute: hanno cioè abbandonato Dio, e con ciò, lasciato il sommo bene, si sono rivolte al male; esse si sono trasformate in "anime", si sono raffreddate e hanno rivestito un corpo, più o meno luminoso od opaco in ragione della minore o maggiore gravità del peccato. Così, all’uguaglianza primitiva delle nature intelligibili si è sostituita una gerarchia, una gradazione, che comprende gli Arcangeli, i Troni, le Dominazioni, le Potenze, i Cherubini, gli Angeli dei cieli inferiori, ecc.; quindi gli uomini, gli animali, le piante e, al fondo della scala, i demoni e il loro capo e istigatore, Satana. Con i corpi, fa la sua apparizione questo mondo visibile, il Cosmo. L’uomo è dunque un composto di anima e corpo: ma l’anima, spirito raffreddato, incorporea, è capace di rivolgersi, grazie alla sua libertà di "autodominio", verso il basso, cioè verso i corpi, o in alto, cioè verso il bene e, in ultimo grado, a Dio. Origene concepisce l’universo come messo in moto da una colpa iniziale e avviato verso la reintegrazione; la fine è uguale all’inizio… la redenzione è soprattutto educazione e illuminazione della mente, di cui tutti gli esseri razionali, non il solo uomo, sono capaci. Il processo è destinato a continuare fino alla reintegrazione definitiva, allorché Dio sarà tutto in tutti, contemplato e conosciuto direttamente. Il male è per Origene soltanto relativo e, considerato da un punto di vista superiore, certamente un bene; le sofferenze e i dolori fanno parte cioè del sistema pedagogico con cui si compie l’educazione delle nature ragionevoli. Perciò Origene nega l’eternità delle pene e ammette che ogni natura razionale possa risalire, di grado in grado, fino all’incorporeità definitiva. Alla fine dei tempi, Cristo consegnerà il Regno al Padre e Dio sarà tutto in tutti "in modo che tutta la natura corporea sarà ridotta in quella che è la migliore fra tutte, cioè la divina".

Tra il 1960 e il 1971, il compositore Carl Orff mette in musica il pensiero di Origene con l’opera De temporum fine comoedia ("La rappresentazione della fine dei tempi"). In particolare, riportiamo la descrizione dell’ultima scena:
La notte circonda la terra: gli ultimi uomini invocano la pietà di Dio mentre osservano atterriti l’occhio del buio fissarli dall’Ade. E sulla scena appare Lucifero, il "portatore di luce", l’arcangelo che allontanandosi da Dio a causa del suo orgoglio e della sua falsità, era diventato Satana, Mefistofele, il principe del male. La sua corazza e le sue vesti nere brillano; indossa un largo mantello e un elmo con l’effigie di un dragone; una maschera ricopre il volto. Sta con le braccia aperte, simili alle ali di un pipistrello. Lucifero confessa la sua colpa: "Pater peccavi, Padre ho peccato". Improvvisamente dall’alto un raggio di luce colpisce la maschera, facendola cadere e scoprendo un viso giovane e radioso. Un secondo raggio fa cadere il mantello e la corazza. Infine Lucifero è immerso interamente nella luce ed è di nuovo l’Arcangelo di una volta. Da lontano tuona il coro come la voce del mondo: "Io vengo a Te. Tu sei il Consolatore e l’ultimo Traguardo". Al crescere della luce, risponde un coro celestiale: "Ta panta nus – Tutto è Spirito".

SATANA: SIMBOLO O PERSONA?

L’interrogativo e lo scetticismo su Satana quale realtà personale hanno i loro antecedenti storici e culturali soprattutto nel contesto filosofico del razionalismo in età illuministica, quando appunto si tende a contestare la personificazione del male. Nessuno può ovviamente negare l’esistenza del male anche nei suoi tratti più terrificanti, ma la ragione stenta ad accettare un principio personale che stia all’origine del male e vada al di là dell’esperienza sensibile. Infatti Satana non cade sotto il dominio percettivo dei nostri sensi né può essere razionalmente dimostrato: il diavolo quindi come entità personale non può che essere liquidato. A. Graf, nella sua opera del 1889, Il Diavolo, parla così:

Il diavolo è morto, o sta per morire e morendo egli non rientrerà nel regno dei cieli, ma rientrerà e si dissolverà nell’umana fantasia, nella stessa matrice ond’è uscito. La civiltà ha debellato l’inferno e ci ha per sempre redenti dal diavolo.

Una tendenza che troverà una sua recezione anche nell’ambito del pensiero cristiano (soprattutto nella teologia liberale). In particolare F. Schleiermacher sostiene nella sua opera La fede cristiana, del 1821, che "la credenza nel diavolo non deve essere presentata come una condizione della fede in Dio o in Cristo".

Un altro duro colpo inferto alla concezione personale del diavolo verrà indubbiamente dall’area delle scienze psicologiche, in particolare le tesi di Freud e di Jung, che tendono a riportare tutto entro una conflittualità insita nella stessa persona umana. Non ha quindi senso alcuno spiegare il male morale con l’influsso di Satana e non esiste più una realtà oggettiva personale e malefica al di fuori dell’uomo come appare chiaramente da questo brano di Jung:

Un’altra figura, non meno importante e definita, è quella dell’Ombra che si manifesta, o proiettata su persone adeguate o variamente personificata, nei sogni. L’Ombra coincide con l’inconscio "personale" (corrispondente al concetto freudiano di inconscio). L’Ombra è stata spesso descritta dai poeti. Ricorderò il rapporto tra Faust e Mefistofele e gli Elisir del diavolo di Hoffman, per citare due descrizioni particolarmente tipiche. La figura dell’Ombra personifica tutto ciò che il soggetto non riconosce e che pur tuttavia, in maniera diretta o indiretta, instancabilmente lo perseguita: per esempio tratti del carattere poco apprezzabili o altre tendenze incompatibili.
Importante è che l’uomo accetti il suo elemento demonico, la sua "ombra". Tutto ciò non è privo di influenze sulla teologia contemporanea, se ad esempio un teologo tedesco, J. Werbick, sostiene che molte espressioni vanno "sdemonizzate" poiché gli esseri demoniaci sono semplici metafore di quelle forze mondane che attanagliano l’uomo e lo rendono schiavo.

Ta panta nus

Vogliamo ritornare al pensiero di Origene e riprenderlo qui, a conclusione, come sguardo ampio e libero dal tempo sul destino del mondo: il contrasto tra il male e il bene rappresenta nella nostra realtà uno strumento di crescita e di evoluzione; le scelte che accompagnano il nostro cammino e il nostro risveglio sono destinate ad essere sempre più scevre di errore e di ignoranza, al punto che la fine dei tempi riconsegnerà a Dio un mondo di luce e pertanto liberato dall’oscurità e dal male. "Ta panta nus", proclamerà Lucifero dopo la sua ammissione di colpa, ritornando ad essere l’Arcangelo più splendente alla corte di Dio.
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:52 pm
Oggetto: ANGEOLOGIA E TEOLOGIA CATTOLICA
FONTE:


Introduzione ai contenuti

Con i temi trattati in Angeli e Cattolicesimo abbiamo delineato la natura e le funzioni della figura angelica attraverso la visione della Chiesa: tale visione è il frutto di indagini sviluppate attraverso i secoli. Infatti la "questione angeli" fu affrontata fin dal tempo dei Padri della Chiesa e dagli autori cristiani più antichi: le loro riflessioni si sono rivelate fondamentali per la definizione e la conoscenza delle Creature Celesti nell'ambito del Cattolicesimo. Spesso le varie interpretazioni sono risultate in contrasto tra di loro e dunque la Chiesa, di volta in volta, si è preoccupata di accettarle o rigettarle.
La tendenza nell’uomo di dare forma e creare un modello o una raffigurazione precisa di tutto ciò che "conosce" o percepisce a livello spirituale ha dunque toccato e tocca anche il mondo angelico in ambito teologico. Al di là della tradizione iconografica, che ha comunque influenzato il nostro immaginario, qui incontreremo il pensiero sviluppato dalla Chiesa sulla base delle Sacre Scritture (vedi anche Angeli nella Bibbia) e prodotto nei secoli dai grandi autori cristiani.

1. La dottrina della Chiesa delle origini

ANGELI BUONI, ANGELI MALVAGI / GNOSTICISMO

Il tema angelico fu toccato già dagli autori cristiani più antichi. Non a caso troviamo talvolta nei loro scritti delle opinioni che sono state successivamente ricusate dalla Chiesa. Per esempio secondo Giustino, che scrisse nel II sec. d.C., gli angeli sarebbero dotati di un corpo fisico, simile a quello umano. Questa particolare interpretazione fece sì che si andasse affermando anche l’idea di un corpo fisico per i demoni, determinando culti deviati e l’inizio di una vera e propria devozione per Satana.
Sempre nel II sec. d.C. (ma per altri più tardi) fu scritto il "Pastore di Erma", in cui si sostiene che i primi esseri creati furono sei angeli che ebbero l’incarico di custodire l’universo. Altri angeli facevano capo a questi sei eletti e avevano invece il ruolo di custodi e protettori degli uomini. Ogni uomo sarebbe infatti accompagnato da un angelo buono e da uno malvagio, per cui è indispensabile ascoltare il primo e non rispondere al secondo, al quale è lasciata da Dio la libertà di metterci alla prova. Tuttavia l’angelo buono avrà sempre la meglio su quello malvagio e mai il secondo riuscirà a prevaricare il primo.
Questa concezione "dualistica" degli angeli buoni e cattivi è il frutto anche dell’influsso che nei primi secoli ebbe sui cristiani lo gnosticismo (dal greco gnosis = conoscenza), all’interno del quale gli angeli acquisirono un ruolo di primo piano. Nelle sette gnostiche vigeva infatti un principio fondamentale: poiché Dio è buono e il mondo materiale malvagio, Egli non può averlo creato. Di questo impegnativo compito furono incaricati invece gli esseri celesti, ordinati in due gruppi di sei. Come demiurghi (il demiurgo nella filosofia greca antica era colui il quale dava forma alla materia) crearono e governarono il mondo, ma su un piano inferiore, quindi lontano da quello della Sophia (Sapienza), dove si trovava il trono divino.
L’idea degli angeli-demiurghi era il frutto di influssi diversi, neoplatonici e zoroastriani, coniugati con il pensiero ebraico e il nascente cristianesimo. Furono proprio i teologi cristiani ortodossi a reagire, facendo rilevare che così si attribuiva agli angeli il compito di creatori, sostituendoli a Dio stesso.
La nascente teologia cattolica si concentrò quindi su definizioni che limitavano il ruolo degli angeli a quello di intermediari, come risultava dalle Sacre Scritture: "Fuoco pensante" li definì Clemente Alessandrino (150-212), per il quali gli angeli avevano il compito fondamentale di illuminare gli uomini con la sapienza di Dio e di condurli verso la luce, al fine di portarli fino alla conoscenza della Verità.

ORIGENE

Origene (185-253), che fu discepolo di Clemente Alessandrino, elaborò una tesi più articolata. Il filosofo suddivise in tre categorie gli esseri pensanti: al livello più basso stavano gli uomini, creature che si sono allontanate da Dio ma non in modo definitivo. In quello intermedio ci sono i demoni, angeli decaduti, per sempre consacrati al male ed eternamente lontani da Dio. Al primo livello ci sono gli angeli suddivisi in Virtù, Principati, Troni e Dominazioni, creature del bene, in stretto rapporto con Dio.
Nella proposta di Origene all’uomo è riconosciuta la libertà di decidere, in virtù del proprio comportamento, se andare in direzione del bene o del male, scegliendo la categoria in cui riconoscersi.
Secondo Origene gli angeli avevano anche un corpo simile a una stella, perché sarebbe impensabile immaginarli di puro spirito, non visibili, in quanto tale prerogativa è solo esclusiva di Dio. La loro visibilità è da porre in relazione al ruolo di custodi degli uomini. Singolare appare l’idea che ogni uomo abbia un numero variabile di angeli in relazione alle difficoltà delle situazioni che deve sostenere: maggiori saranno i problemi, più numerosi saranno gli angeli custodi. (vedi anche Angeli ribelli)

L'ASPETTO FISICO DEGLI ANGELI

Tra IV e VI secolo molti teologi affrontarono il problema dell’aspetto fisico degli angeli. Partendo dall’assunto di Origene, secondo il quale il puro spirito sarebbe solo prerogativa divina, molti pensatori giunsero alla conclusione che gli angeli dovevano necessariamente essere dotati di un corpo visibile, ma con caratteristiche particolari.
Evidentemente gli angeli, quando sono paragonati agli uomini, pare siano dotati di un corpo spirituale, ma se visti accanto a Dio risultano esseri corporei perché non possono essere come lo spirito divino.
Iniziarono allora ad affermarsi definizioni complesse, tendenti a identificare gli angeli come corpi costituiti da "fuoco e spirito", oppure, come sosteneva sant’Agostino (354-430), da "fuoco e aria".

SANT'AGOSTINO / GREGORIO MAGNO

Il problema dell’aspetto fisico degli angeli non fu il solo a interessare i Padri della Chiesa: si discuteva infatti anche il carattere imperfetto del loro essere, che aveva determinato la ribellione di alcuni e la loro conseguente caduti agli inferi.
In sant’Agostino, che sottolineò il ruolo di messaggero svolto dagli angeli, troviamo un’interessante puntualizzazione riguardo al loro libero arbitrio. Il grande filosofo africano stabilì infatti che gli angeli decaduti furono cattivi perché decisero di esserlo, abbandonando Dio e fuggendo il bene. Il Creatore, pur conoscendo il disegno di questi angeli, non volle privarli della loro libertà di scelta, lasciando così a loro la possibilità di stabilire quale via seguire.
Gli angeli hanno pertanto la stessa libertà lasciata agli uomini e possono decidere se andare in direzione del bene o del male. Il male non ha quindi origine in Dio, ma è determinato dalle scelte degli esseri (angeli o uomini) che orientano la loro esistenza nella direzione più consona al loro stato, che resta comunque imperfetto.
Gregorio Magno (540-604) si occupò invece del numero delle creature celesti che è indefinito per gli uomini, ma è definito davanti a Dio, perché quelle inviate sulla terra sono solo una parte. Altri angeli sono presso Dio in contemplazione al cospetto del suo trono, altri ancora svolgono il compito di messaggeri.

2. La teologia medievale

SINODI E CANONI

A partire dalla metà del VI secolo, di fronte alle teorie che incrementavano poteri e ruolo degli angeli fino a renderli creature molto lontane dalla loro effettiva dimensione cristiana, la Chiesa intervenne con sinodi e canoni.
Il Sinodo di Costantinopoli (543) condannò l’idea secondo la quale il Verbo di Dio sarebbe stato un angelo al più alto livello delle Gerarchie celesti. Inoltre il Sinodo rifiutò anche l’identificazione degli angeli in astri e corpi celesti.
Il Concilio di Roma del 745 proibì l’invocazione di alcuni angeli provenienti dalla cultura ebraica, in quanto creature consacrate al male, ossia demoni. Essi furono presto abbandonati nei culti più diffusi, ma continuarono ad avere una funzione importante nella religione popolare.

SCOTO ERIUGENA / GIOVANNI DAMASCENO

I teologi e i filosofi medievali continuarono a discutere sulla natura degli angeli, la cui forma puramente spirituale non trovava d’accordo alcuni pensatori che potremmo definire progressisti, come Scoto Eriugena (IX secolo), che attribuiva, influenzato da Platone, agli angeli uno spazio concreto in cui vivere tra il mondo umano e il divino.
Altri, privilegiando Aristotele, sostenevano che gli angeli erano immagini astratte e invisibili, prive di un vero e proprio luogo di residenza.
Tra il XII e il XIII secolo la grande discussione sulla natura degli angeli andò gradatamente verso una direzione precisa: infatti si affermò l’ipotesi dell’esistenza di un corpo spirituale, che mediava tra le due posizioni più estreme.
Sul tema della natura spirituale dell’angelo molto importante è la posizione assunta da Giovanni Damasceno (VIII secolo) il quale chiarì che "l’angelo può essere detto icona di Dio, poiché è stato creato a immagine di Dio, volendo significare con ciò che egli è dotato di una natura spirituale; è una sostanza intellettuale, dotata del libero arbitrio nella scelta tra il bene e il male".

BERNARDO DI CHIARAVALLE

Bernardo di Chiaravalle (1091-1153), che sostenne con grande devozione il culto degli angeli in ambito monastico, chiarì che i ruoli degli angeli sono molteplici, ma il principale è soprattutto quello di essere custodi degli uomini, ossia loro difensori. Con il loro lavoro costante e invisibile, gli angeli seguono infatti continuamente l’uomo, aiutandolo, rafforzandolo e sostenendolo in ogni momento. Le mani invisibili degli angeli proteggono l’uomo ed esse, oltre a essere un aiuto pratico, sono anche un segno teologico il cui valore deve essere posto ben oltre quello immediato e quotidiano. Infatti nelle mani dell’angelo il santo di Chiaravalle individuava "il duplice effetto dell’azione di soccorso, teso da un lato a ricordarci che la tribolazione non durerà per sempre, e dall’altro l’eternità della ricompensa" (Sermones in Psalmum "Qui habitat").
Ancora secondo san Bernardo, gli angeli "sono spiriti potenti, gloriosi, beati, distinti nelle loro persone, divisi secondo la loro dignità, fedeli fin dall’inizio al loro ordine, perfetti nella loro natura; eterei nel corpo, immortali, fatti e non creati impassibili, vale a dire per grazia e non per natura; puri nella mente, buoni nella volontà, devoti a Dio, totalmente casti, unanimi nella concordia, sicuri nella loro pace, creati da Dio, consacrati alla sua lode e al suo servizio" (De Consideratione, V, 4, 7).

SAN TOMMASO D'AQUINO

Il Concilio Lateranense, svoltosi nel 1215, fece ulteriore chiarezza contro le teorie di origine gnostica e decretò che vi era un solo e unico principio creatore, Dio, al quale facevano capo tutte le cose visibili e invisibili. Anche gli angeli furono quindi definitivamente riconosciuti come esseri creati da Dio parallelamente all’universo e fu negata la loro diretta partecipazione alla creazione. Essi, per quanto dotati di poteri soprannaturali e depositari della voce divina, furono quindi considerati ufficialmente "creature", ossia esseri di un livello inferiore, subalterni nel meccanismo celeste.
San Tommaso d’Aquino (1221-1274), che si occupò così a fondo di angeli da meritare il soprannome di Doctor Angelicus, fu un acceso sostenitore dell’incorporeità degli angeli e attribuì loro una natura totalmente spirituale. Egli si occupò del loro ruolo nell’architettura del creato e ipotizzò che agli angeli fosse affidato l’incarico di determinare il movimento degli astri, guidandone i moti secondo la volontà di Dio. (vedi Angeli e Astri)
Il suo interesse per gli angeli non fu solo di carattere teologico, ma anche mistico, legato a esperienze personali. San Tommaso fu seguito dagli angeli fin dalla tenera età e per tutta la vita ebbe contatti con questi esseri, che lo consigliarono e lo aiutarono nelle occasioni più difficili della sua esistenza. Senza dubbio questa esperienza, unita naturalmente al notevole approfondimento teologico, è stata determinante per l’elaborazione delle tesi esposte nella Summa Theologica, la sua opera maggiore, nelle quali dedicò molto spazio alla natura dell’angelo custode (vedi gli approfondimenti in questa sezione).

SAN BONAVENTURA

Nella speculazione teologica del XIII secolo, successiva al IV Concilio Lateranense, si andò anche affermando la continua necessità di una più attenta valutazione dei ruoli e dell’identità degli angeli.
San Bonaventura (1217-1274) stabilì che gli angeli erano parte di una sola specie, come gli uomini, provvisti di intelligenza, memoria e volontà; inoltre affermò che questi esseri erano dotati di libero arbitrio e in grado di agire seguendo il bene o il male, come dimostrato dall’azione di Lucifero.
San Bonaventura in parte rielaborò le teorie dello Pseudo Dionigi Areopagita sulle Gerarchie angeliche (vedi Gerarchie angeliche), affermando che solo l’ultima Gerarchia era incaricata di stabilire i rapporti con gli uomini. I Principati avevano il compito di governare e controllare che gli uomini fossero sempre orientati verso il bene; agli Arcangeli era riconosciuto il compito di messaggeri della voce divina; gli Angeli avevano invece un ruolo più applicativo e pratico: proteggevano gli uomini dai pericoli e soprattutto dalle lusinghe o dagli attacchi del demonio. Si noterà che l’impostazione proposta da san Bonaventura tendeva a riportare nelle schiere angeliche uno schema tripartito, simile a quello della Trinità.

3. L'angelologia moderna

RIFORMA E CONTRORIFORMA

Dopo la grande sistemazione legata alla filosofia medievale e soprattutto alle figure di san Tommaso e san Bonaventura, l'angelologia fu messa in secondo piano da problemi più pressanti, come quello di riformare la Chiesa, che ebbe come esiti, dopo una lunga gestazione, la Riforma protestante, luterana e calvinista, e la Controriforma cattolica. Va detto che il dibattito sugli angeli non fu del tutto trascurato all'interno delle dispute tra cattolici e protestanti, ma, per esempio, non si può fare a meno di osservare che nel corso del Concilio di Trento (1545-1563) il problema angeli non fu nemmeno trattato. Per vedere una prima concreta presa di posizione sull'argomento in seno al cattolicesimo della Controriforma, bisognò attendere fino al 1570, quando nel "Messale romano" di papa Pio V furono indicate quattro feste consacrate espressamente agli angeli, dedicate agli angeli custodi (il 2 ottobre), all'arcangelo Gabriele, all'arcangelo Michele e all'arcangelo Raffaele. Successivamente, nel 1614, nel "Rituale romano" di Paolo V fu indicato l'importante valore degli angeli custodi e amici degli uomini, in particolare nella nascita e nella morte.

GIOVANNI DELLA CROCE

Un importante impulso all'analisi teologica e spirituale sugli angeli si ebbe nell'ambito della corrente mistica che attraversò il XVI-XVII secolo con alcuni esponenti di indiscusso valore.
Per esempio il mistico spagnolo Giovanni della Croce (1542-1591) in più occasioni ebbe modo di descrivere l'importanza degli angeli, conosciuta soprattutto attraverso il costante rapporto con loro per mezzo della preghiera e della meditazione. Con il suo Cantico spirituale ci ha lasciato una memoria nitida del fondamentale ruolo degli angeli, confermando la loro determinante funzione di custodi e di intermediari tra l'uomo e Dio: "a lui vanno le nostre preghiere offerte dagli angeli" (Cantico spirituale, 2, 3).

FRANCISCO SUAREZ

Altri si occuparono del ministero degli angeli: Francisco Suarez (1548-1617) nel suo De angelis stabilì che il ministero delle creature celesti si suddivideva in sei azioni:

* difendere l'uomo dai pericoli materiali e spirituali che potrebbero minacciarlo;
* indurre l'uomo ad andare in direzione del bene e ad allontanarsi da ogni fonte del male;
* contribuire ad allontanare i demoni dagli uomini;
* farsi portavoce delle preghiere che gli uomini rivolgono a Dio;
* pregare per gli uomini;
* cercare di correggere e punire gli errori degli uomini, al fine di favorirne la conversione finale.

Il teologo gesuita spagnolo stabilì inoltre che la missione degli angeli custodi doveva essere considerata una verità da accettare completamente da parte di tutti e che negarla corrispondeva a commettere un grave peccato. Anche l'esistenza di Gerarchie angeliche andava considerata una verità di fede in quanto ammessa dalla Scrittura.

DENYS PETAU

Le valutazioni di Suarez furono presto considerate fondamentali nella dottrina cattolica sugli angeli; alla sua opera si affiancò l'articolato studio di Denys Petau intitolato allo stesso modo De angelis, nel quale il teologo, oltre a riflettere sui problemi del numero e del ministero degli angeli, ribadì che la loro esistenza è una verità di fede innegabile e che si tratta di esseri spirituali. Egli confermò inoltre con forza l'esistenza certa e oggettiva dell'angelo custode.

EMANUEL SWEDENBORG

Nel XVIII secolo, anche se la filosofia illuminista tendeva a valutare ogni cosa sul piano della razionalità, negando molti valori della religione, l'indagine sugli angeli continuò, benché attraverso interpretazioni spesso in contrasto con la visione dogmatica.
Emblematico è il lavoro del filosofo luterano svedese Emanuel Swedenborg (1688-1772) che elaborò una tesi secondo la quale il mondo naturale e quello spirituale si incontravano, dando vita a un universo dove angelo e uomo potevano confondersi. Per il pensatore svedese gli angeli avevano sesso e vivevano come in una sorta di comunità costituita da tanti nuclei familiari; accanto all'attività di custodi e messaggeri, svolgevano anche i tanti compiti che la vita in gruppo richiedeva, curandosi di molteplici impegni, allevando i figli, difendendo il mondo dai demoni e scrivendo con una scrittura altamente sofisticata incomprensibile per gli uomini.

IMMANUEL KANT / ANTONIO ROSMINI

Naturalmente la visione di Swedenborg appare per molti versi ingenua e lontanissima dalle interpretazioni teologiche, oltre che in contrasto con le leggi della metafisica. Contro le ipotesi di Swedenborg si schierarono Immanuel Kant (1724-1804), che lo considerava un "visionario" e il filosofo cattolico Antonio Rosmini (1797-1855); quest'ultimo in particolare sottolineò e ridefinì con ulteriore chiarezza l'immagine totalmente spirituale dell'angelo, ponendo in evidenza con incisività soprattutto il suo rapporto con gli uomini
Di certo però l'interpretazione antidogmatica di Swedenborg ha avuto la funzione di creare un insieme di credenze arcane e mitologiche sugli angeli che ha alimentato numerose interpretazioni letterarie nate nel Romanticismo.

4. La posizione dei Protestanti

LA SACRA SCRITTURA E LE TRADIZIONI

La Riforma protestante rifiuta le espressioni di devozione nei confronti degli angeli, in cui sarebbero evidenti atteggiamenti cultuali in disaccordo con la Sacra Scrittura (cioè la Parola di Dio scritta e non quella orale, che costituisce la "Tradizione", accettata dalla Chiesa cattolica).
Per i cattolici quindi gli angeli, come la Madonna, meritano molta venerazione, mentre per i protestanti, che riconoscono validità solamente al dettato della Sacra Scrittura, a queste creature sono riconosciuti solo i ruoli e le funzioni che provengono dalle fonti scritte.

MARTIN LUTERO

Martin Lutero, figura centrale della Riforma protestante, rifiutava il culto degli angeli, come quello dei santi, considerandolo un peccato perché contrario alla visione della Bibbia, dove non vi sono indicazioni che prevedono alcun tipo di culto per i messaggeri divini. La posizione luterana è stata seguita da molti altri riformatori e indicata come corretto atteggiamento per non perdere di vista la separazione tra divino e umano.

GIOVANNI CALVINO

Giovanni Calvino considerava poco cristiano interrogarsi sull'aspetto, i ruoli e il numero degli angeli: tutte caratteristiche destinate a svilire l'autentico significato di quella "parte udibile e distinta" (gli angeli) che rappresenta una testimonianza vivissima della grandezza della creazione. Per Calvino, offrire agli uomini eccessive speculazioni intorno agli angeli, abbassando la loro dimensione su un piano troppo umano, era un modo per perdere di vista la fede e i misteri della Sacra Scrittura, quasi sempre molto più semplice di quanto certi filosofi volevano far credere.
La riflessione dei primi protestanti fu accentuata dalle interpretazioni successive, in particolare tra il XVIII e il XIX secolo, quando numerosi pensatori stabilirono che l'idea stessa dell'esistenza degli angeli e dei demoni in realtà andava vista come espressione di una sorta di superstizione e come tale redarguita poiché allontanava l'uomo dalla corretta visione teologica della Bibbia.

1. Sintesi dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma l’esistenza degli Angeli, come "verità di fede", testimoniata dalla Scrittura e dalla Tradizione (CCC n.328). La loro creazione avvenne dal nulla, secondo il pronunciamento del Concilio Lateranense IV del 1215 (CCC n.327; cf. anche Paolo VI: "Credo del popolo di Dio", Cool.
Sempre il CCC specifica inoltre l’identità degli Angeli: sono creature spirituali, dotate di intelligenza e volontà e sono superiori alle creature visibili (CCC n.330). La missione degli Angeli consiste nell’essere servitori e messaggeri di Dio e potenti esecutori dei suoi comandi (CCC n.329).
Particolarmente accentuata è la relazione degli Angeli con il mistero di Cristo: "Cristo è il centro del mondo angelico" (CCC n.331). Questa centralità ha due motivazioni: gli Angeli, insieme all’intera creazione, sono stati creati per mezzo di Lui e in vista di Lui, e inoltre, essi sono messaggeri del suo disegno di salvezza (CCC n.331).
Il CCC delinea una catechesi biblica sugli angeli e sulla loro missione nell’AT e nel NT. I pochi episodi scelti dall’AT (CCC n.332) menzionano i cherubini che, dopo la cacciata dell’uomo, custodiscono il giardino dell’Eden e l’albero della vita (Gn 3,24); gli Angeli che proteggono Lot (Gn 19); l’Angelo che salva Agar e il suo bambino assetati e smarriti nel deserto (Gn 21,17); quello che ferma la mano di Abramo in procinto di immolare Isacco (Gn 22,11-12); l’Angelo che guida il popolo nel deserto (Es 23,20-23); quello che annuncia la nascita di Sansone (Gdc 13); l’Angelo che annunzia la vocazione di Gedeone (Gdc 6,11-24); l’Angelo che assiste Elia in fuga e impaurito, con una focaccia e un orcio d’acqua (1Re 19,5-7).
Gli episodi scelti dal NT menzionano, anzitutto, Gabriele che annuncia la nascita del Battista e di Gesù (CCC n332). Si ricordano poi gli interventi degli Angeli che cantano l’inno di lode per la nascita del Salvatore, ne proteggono l’infanzia, lo servono nel deserto, lo confortano nell’agonia, annunciano la buona novella della resurrezione, lo serviranno nell’ultimo giudizio (CCC n.333).
Si deve dire, contrariamente a una certa cultura moderna, che l’esistenza degli Angeli, sia nel mondo biblico, sia nella cultura pagana e cristiana dei primi secoli della Chiesa, era una verità creduta e posseduta pacificamente da tutti. Il pericolo, talvolta, proveniva dall’esagerazione e dall’esasperazione del mondo angelico, come succedeva, ad esempio, con l’eresia catara.
Nel 1215 il Concilio Lateranense IV si pronunciò contro l’eresia catara. I catari ritenevano Satana essere il Dio dell’AT e creatore del mondo e grande avversario del Dio buono manifestatosi nel NT.
Consideravano Gesù un Angelo inviato dal Dio buono per istruire gli uomini sulla loro patria perduta. Per i catari il mondo materiale era intrinsecamente cattivo, per cui veniva proibito, ad esempio, il matrimonio, l’esercizio della sessualità, il lavoro. I catari contrapponevano al monoteismo cristiano un dualismo di tipo manicheo. Contro l’eresia catara, il Lateranense IV riassume la coscienza di fede biblica ed ecclesiale sull’esistenza e sulla natura degli Angeli.
Oggi è in atto una specie di estraniazione mentale nei confronti degli Angeli: la secolarizzazione convinta ha immesso uno sguardo fortemente scettico su presenze spirituali, che sembrano superflue e appartenenti ad altri mondi culturali ritenuti superati.
Bisogna tener conto di due motivazioni teologiche per una certa marginalizzazione degli Angeli:
1) la gerarchia delle verità di fede pone il mondo angelico non al centro, bensì alla periferia della fede cristiana;

2) la rivalutazione teologica della funzione mediatrice di Maria sembra aver sostituito del tutto la presenza altrettanto protettrice e benefica degli Angeli.

2. Sintesi dalla Teologia Cattolica

SAN TOMMASO

Angelo è un termine di origine greca (ànghelos), che vuol dire messaggero. La prima sistemazione organica della dottrina sugli Angeli fu operata dallo Pseudo-Dionigi in un breve scritto intitolato: "La celeste gerarchia". Quest’opera , anche grazie all’autorevole pseudonimo Dionigi l’Areopagita (V secolo) esercitò un influsso costante e decisivo su tutti i pensatori che vennero dopo di lui. In quest’opera viene fissata la loro distribuzione in nove cori, raggruppati in tre triadi: la prima comprende i Serafini, i Cherubini, i Troni; la seconda le Dominazioni, le Virtù, le Potestà; la terza i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli.
Sant'Agostino dice a riguardo degli Angeli: Angelus officii nomen est, non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est = la parola angelo designa l’ufficio, non la natura ; se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito, se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo (sant'Agostino, "Commento sui Salmi": 103,1-15).
San Tommaso d’Aquino riprende su larga scala l’insegnamento dello Pseudo-Dionigi, ma lo perfeziona su alcuni punti di capitale importanza, avvalendosi della metafisica aristotelica e della filosofia dell’essere. L’angelologia di san Tommaso è stata il fondamento della teologia angelica per tutti i secoli futuri e su questa impostazione teologica si sono basati tutti gli studiosi, i filosofi e teologi venuti dopo di lui.
Di angelologia l’Aquinate si occupa in molte opere (35 circa), alcune delle quali devono essere considerate vere e proprie monografie sugli esseri spirituali: tali sono in particolare: "Le Creature Spirituali", le questioni 50-64, 106-114 della "Prima Parte della Somma Teologia", i capitoli 73-78 del "Compendio di Teologia". Il trattato degli Angeli che troviamo nella "Somma Teologia" è da considerarsi un vero capolavoro: "per la profondità dei principi…, per la generalità delle intuizioni e per l’armonia e la coerenza di tutte le sue parti" (T. Centi).
Vediamo in breve il pensiero filosofico e teologico di san Tommaso d’Aquino. Due sono le tesi originali dell’angelologia tomista: la "spiritualità" degli Angeli; la "composizione ontologica" degli Angeli.

ANGELOLOGIA TOMISTA: la "spiritualità" degli Angeli

Ai tempi di san Tommaso la maggior parte dei teologi (richiamandosi a sant'Agostino) affermavano che gli Angeli non sono puri spiriti, ma sono anch’essi composti di materia e forma, come tutte le creature. San Tommaso considera invece assolutamente irrinunciabile la tesi della spiritualità degli Angeli, dalla quale ne derivano tutte le logiche conseguenze, di cui le principali sono:

a) Esistenza: volendo Dio creare un cosmo che fosse lo specchio della sua infinita perfezione, era conveniente che producesse, tra le varie creature, anzi tutto quelle che maggiormente gli assomigliavano: tali sono le creature angeliche che sono come Dio, puri spiriti, intelligenti e liberi.
"Pertanto quelli che si trovano al massimo grado tra gli enti creati, sono quelli che maggiormente assomigliano a Dio, e non c’è in essi potenza a essere o a non essere, ma hanno ricevuto da Dio un essere sempiterno…Questi enti in cui non c’è potenza a essere o a non essere, non sono composti di materia e forma, ma sono pure forme sussistenti nel proprio essere, che hanno ricevuto da Dio" ("Compendio di Teologia", c.74, n.128).

b) Finitudine: questa è dovuta non alla materia, che non c’è, ma all’essenza degli Angeli. E’ l’essenza stessa che pone dei confini all’atto dell’essere, che in se stesso è infinito.
Pertanto "anche nelle sostanze spirituali (cioè gli angeli) vi è composizione di atto e potenza (solo Dio è atto puro)….Ora nella sostanza intellettuale creata, si trovano due elementi, cioè, l’essenza (substantia) e l’essere, il quale non è l’essenza stessa: l’essere è il complemento dell’essenza esistente, poiché ogni cosa è in atto quando ha l’essere. Rimane, dunque, che in ognuna delle suddette sostanze si ha composizione di atto e potenza" ("Contra Gentiles", c.53, nn-1282-1283).

c) Personificazione: gli Angeli sono di diritto persone: "infatti tutto ciò che sussiste nella natura intellettuale o razionale ha ragione di chiamarsi persona" ("Contra Gentiles", IV, 35, n.3725).
Quindi gli Angeli godono della perfezione della personalità, che è sussistente nell’ordine dello spirito.

d) Specificità dell’agire: la modalità dell’agire degli Angeli, sia nell’ordine conoscitivo come in quello volitivo, si distingue nettamente da quello che caratterizza l’agire umano. "La conoscenza intellettuale dell’uomo si realizza mediante l’astrazione; la libera scelta mediante la deliberazione. Per quanto riguarda l’ordine conoscitivo, gli Angeli sono dotati di intuizione intellettuale, grazie alla quale, vedono immediatamente (senza astrazione) gli oggetti conosciuti. Mentre per quanto riguarda l’ordine volitivo, le loro scelte sono rapidissime, pressoché immediate (senza formazione di giudizio). E’ dunque evidente che negli Angeli vi è libero arbitrio perfetto" ("Contra Gentiles", q.59,a.1)

ANGELOLOGIA TOMISTA: la "composizione ontologica" degli Angeli

San Tommaso era certamente d’accordo con la scuola francescana nel ritenere che gli Angeli essere finiti; ma, come si è visto, non era disposto a spiegare questa condizione ontologica ripiegando sulla composizione ilemorfica (materia e forma). Certo, se sono finiti deve esserci una ragione intrinseca.
Questa ragione consiste, secondo l’Aquinate, nella differenza e nella composizione che si incontrano nelle creature tra essenza e atto d’essere (actus essendi). Gli Angeli sono finiti perché il loro essere è ricevuto e limitato dell’essenza.
"In tal modo l’essenza della sostanza spirituale, la quale non è composta di materia e forma, rispetto all’essere è come la potenza rispetto al suo atto" ("Le Creature Spirituali", a.1).

ANGELOLOGIA TOMISTA: "l'agire" degli Angeli

Si è già detto dell’agire degli Angeli in generale, sia per quanto concerne l’ordine conoscitivo sia per quanto riguarda l’ordine volitivo. Per entrambi gli ordini l’oggetto primario e principale è Dio (cfr. "Summa Theologiae", Parte Prima, questione 60, articolo 5).
Ma agli Angeli viene riservato un ambito operativo speciale, che riguarda l’uomo. Il loro ufficio principale è essere custodi dell’uomo, difenderlo dalle aggressioni del demonio e di aiutarlo a conseguire la salvezza eterna. Però gli Angeli non possono piegare la volontà umana, perché ciò è esclusivo di Dio. Gli Angeli possono indurre gli uomini con la persuasione e, come possono fare gli stessi uomini, possono muovere la volontà eccitando le passioni (cfr. "Summa Th. q.111,aa.1-4).
Infatti la volontà è soggetta soltanto a Dio, e Dio solo può operare in essa, perché ne è l’oggetto principale quale ultimo fine" ("Somma Teologia, q.57, a.4).

ANGELO CUSTODE

Una breve parola bisogna dire sull’Angelo Custode nella Teologia Cattolica, poiché l’argomento ci tocca da vicino.
Secondo la Tradizione ecclesiale, gli Angeli hanno come ufficio proprio quello di assistere, proteggere , guidare l’umanità perché possa conseguire la salvezza eterna. Alcuni sono preposti a custodire la famiglie, altri le città, altri le nazioni, altri tutte le nature corporee; altri sono preposti alla custodia delle singole persone: a questi si riserva il titolo di "Angeli Custodi".
A questa realtà allude Gesù quando, parlando dei fanciulli, accenna ai loro Angeli (cfr. Mt 18,10).
Già ai primi albori del cristianesimo tale evidenza era accettata e ferma, tanto da indurre i fedeli nel cenacolo a ritenere naturale che l’Angelo Custode di san Pietro l’avesse liberato dalla prigionia (cfr. At 12, 45).
San Tommaso raccogliendo la Tradizione della Chiesa orientale e occidentale, ha dedicato una lunga questione della "Somma Teologia" (q.113 della Prima Parte) al chiarimento di quali siano gli uffici dell’Angelo Custode.
L’Aquinate risolve positivamente la questione dibattuta, già dai tempo di Origene, se l’Angelo Custode sia concesso a tutti o soltanto ai battezzati. Per i non battezzati la presenza angelica è per lo più inefficace a causa della cultura irreligiosa o areligiosa. L’Angelo Custode a questi in modo discreto dona sempre lumi e spinte verso la salvezza, sebbene trovi ripulse e ostacoli dallo spirito del male, che lo avversa.
Dopo la morte "l’uomo non avrà più un Angelo Custode, ma avrà in cielo un Angelo "conregnante", o all’inferno un demonio tormentatore" ("Somma Teologia" q.113, a.4).

CONCLUSIONE

Qualunque sia questo mondo celeste, esso è inserito nel piano divino della creazione e nel disegno di salvezza di Cristo. La credenza nell’esistenza degli Angeli e nel loro ruolo presso gli uomini è un elemento dogmatico della fede cristiana. Essi hanno un posto indispensabile nell’insieme del mistero della fede (1Tm 3,16).

Angelorum Positio

La "posizione" degli Angeli nella gloria celeste è una tematica teologica oggi pacifica, accettata comunemente, senza divergenze filosofiche e teologiche, nella Chiesa Cattolica: gli Angeli, esseri spirituali, dotati d’intelligenza e volontà, godono la cosiddetta visione beatifica di Dio uno e trino fin dalla loro creazione, ma dopo aver subito "la prova", di cui parla la Chiesa.
"Il diavolo, infatti, e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi" (CCC n.391). Di questo peccato degli Angeli parla il NT, 2 Pt 2,4: " Dio, infatti, non risparmiò gli Angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell’inferno".
(Vedi Angeli Ribelli e Angeli e Cattolicesimo).
Il Concilio Vaticano II, come tutta la Tradizione e la Dottrina Cattolica, c’insegna che la Chiesa tutta intera è formata dalla Chiesa militante, dalla Chiesa purgante e dalla Chiesa trionfante.
"Fino a che dunque il Signore non verrà nella sua gloria, accompagnato da tutti i suoi Angeli (cfr. Mt 25,31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (cfr. 1Cor 15,26-27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria contemplando chiaramente Dio, uno e trino, qual è" (LG, 49).
Di questa gloria e di questa contemplazione chiara di Dio, si occupano gli Angeli: la "positio" angelica è nell’eterna "beatitudine" o "visione beatifica" di Dio.
Gli Angeli sono per natura nella posizione di contemplazione chiara e immediata di Dio. Vedono e godono Dio secondo la loro natura creata, ma in modo totale, pieno, completo e immediato. Sono nella cosiddetta "beatitudine".

Beatitudine

La definizione di beatitudine secondo il vocabolario di Devoto Oli è: "Stato di perfetta felicità, consistente, secondo la Teologia Cattolica, nella visione beatifica di Dio".
E’ la condizione di perfetto appagamento e la piena realizzazione di se stessi. Secondo la famosa definizione boeziana è: "Uno stato perfetto in cui si assommano tutti i beni".
Gli Angeli, come esseri intelligenti e volitivi, sono posti sicuramente in questo stato di perfetta beatitudine.
Da queste definizioni risulta che "la beatitudine consiste essenzialmente nel livello di massima perfezione ("ultima perfectio"=definizione tomista) di quell’attività che è maggiormente propria dell’Angelo (l’intelletto) e dell’uomo ( la ragione)" (cfr. II Sent., d.4, q.1: Commento di san Tommaso alle Sentenze).
Vediamo in breve qual è l’oggetto e l’attività (ruolo) della beatitudine angelica.

"OGGETTO" DELLA BEATITUDINE ANGELICA

Secondo la scuola tomista si ammette che la perfetta beatitudine dell’essere consiste nella visione dell’essenza divina. Ora vedere Dio per essenza non è al di sopra soltanto della natura umana, ma di qualsiasi creatura. Anche per gli Angeli, perciò, è stato necessario da parte di Dio dare a loro delle forze e delle grazie per godere la beatitudine. Per l’uomo queste forze e queste grazie si dicono virtù teologali, sia perché hanno Dio come oggetto, sia perché sono infuse nell’uomo da Dio soltanto. Anche per gli Angeli, Dio ha direttamente infuso in loro la capacità intellettiva e volitiva di contemplare l’essenza divina.
L’oggetto, quindi, della visione beatifica angelica è l’essenza di Dio, secondo il pensiero della scuola tomista.
Se in alcuni momenti la teologia ha parlato di beatitudine quasi esclusivamente nei termini "visione", adesso si è più consapevoli che nel NT e nella Tradizione appaiano anche altri elementi. Uno di loro è la comunione d’amore con Dio uno e trino. La visione non è puramente intellettuale, ma abbraccia anche tutta la volontà. Questo discorso vale anche per gli Angeli, che oltre a vedere immediatamente Dio, lo amano totalmente con libera e completa volontà. Questo pensiero teologico è dovuto, soprattutto, alla dottrina agostiniana, come vedremo.

"ATTIVITA'" DELLA BEATITUDINE ANGELICA

La beatitudine o visione beatifica, che gli Angeli hanno, non consiste in uno stato d’inerzia, poiché l’inerzia non è perfezione e non perfeziona nessun essere; perciò consiste nell’agire, nell’esercizio di un’attività.
Quest’attività beatificante è stata teologicamente studiata da due scuole: la scuola agostiniana e la scuola tomista.
La prima dà rilevanza all’amore, come conoscenza beatifica di Dio. Questa tesi sostiene che la "visione" beatifica di Dio consiste nel "possesso pieno" e integrale del Sommo Bene, Dio, e si attua soltanto nell’amore totale: "la gioia è il coronamento della beatitudine" (cfr. sant'Agostino, "Le Confessioni", Libro X, n.22-23).
La scuola tomista, invece, dà prevalenza all’intelletto, quale strumento della beatitudine. San Tommaso assegna il primato all’intelletto rispetto alla volontà e vuol dimostrare che la beatitudine consiste primariamente nell’attività intellettiva e, pertanto, alla contemplazione di quella realtà divina, che con il suo fulgore e la sua bellezza appaga totalmente e definitivamente qualsiasi essere, che sia portato, mediante la sua grazia, alla conoscenza della sua essenza divina.
"Affermo essere impossibile che la felicità stessa nella sua essenza, consista in un atto della volontà. Infatti, è evidente da quanto si è affermato che la felicità è il conseguimento del suo fine…Il godimento (delectatio) poi sopravviene alla volontà per il fatto che il fine è presente…Pertanto dapprima c’è la volontà di conseguire il fine ultimo; ma abbiamo poi il conseguimento per il fatto che diviene a noi presente mediante un atto dell’intelletto; e finalmente la volontà appagata si acquieta nel fine già posseduto. Ecco, dunque, che l’essenza della beatitudine consiste in un atto dell’intelletto; alla volontà invece spetta il godimento che accompagna la felicità" (Summa Theologiae, I-II, q.3, a.4).
Questo è il famoso testo magistrale ed esemplare, in cui san Tommaso avvalora la tesi della supremazia dell’intelletto sulla volontà nella visione beatifica di Dio, quale attività beatificante, sia degli Angeli, sia degli uomini. Naturalmente negli Angeli, come abbiamo detto, la volontà di conseguire il fine ultimo non è in atto, in quanto il fine è già loro presente: "hinc et nunc".
L’ordine della felicità beatifica rispecchia necessariamente l’ordine delle facoltà. In questa tesi tomistica, non si vede come, assolutamente e formalmente parlando, si possa anteporre la volontà all’intelletto. Per questo motivo, la beatitudine investe inizialmente l’intelletto, che è la prima facoltà ad entrare in possesso di Dio, mediante la visione beatifica.
Tuttavia, come detto sopra, questa tesi non esclude totalmente l’altra, cioè quella del momento affettivo, complemento necessario della prima.
Perciò, pur affermando, secondo la scuola tomista, che la beatitudine consiste principalius nella vita contemplativa, si riconosce pure che il pieno possesso integrale del Sommo Bene si dà anche nella volontà e nell’amore.
Da sottolineare, infine, che dalla caratterizzazione e particolarità della tesi tomista riguardo alla beatitudine, considerata come attività primariamente e principalmente intellettiva e contemplativa, n’è disceso logicamente la ormai celebre dottrina ascetica del primato della vita contemplativa su quell’attiva.
Da quanto sopra detto, deriva che gli Angeli hanno sicuramente attività intellettiva nella conoscenza e nella percezione di Dio; ma possiamo affermare che lodano Dio, amano Dio, servono Dio anche con la volontà. Percepiscono immediatamente l’essenza di Dio con l’intelletto e immediatamente lo amano con la volontà.

INTELLETTO E VOLONTA'

Gli Angeli, quindi, sono esseri spirituali, persone datate d’intelletto e volontà; nell’atto libero queste due facoltà s’intrecciano in un’unica attività operativa: l’atto libero emesso dall’intelletto e dalla volontà. Quest’atto libero è immediato nella visione beatifica di Dio, in quanto sono, per grazia, in possesso del Sommo Bene, che è Dio stesso.
La loro felicità eterna, quindi, consiste nella piena attuazione delle facoltà: dell’intelligenza mediante la contemplazione dell’essenza di Dio, della volontà mediante l’unione con Dio nell’amore totale.

CONCLUSIONE

Teniamo, comunque, presente che noi poveri mortali stiamo parlando d’esseri superiori e spirituali, quali sono gli Angeli: è un mistero.
"Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso" (CCC, n.1027).
Parliamo di Angeli, ma non siamo Angeli! Questo è il problema!
Gli Angeli sono di Dio e in Dio. Sant'Ireneo ha formulato questa realtà beatifica degli Angeli e dei salvati in modo magistrale nell’opera "Adversus Hereses", IV 20,5: "Come coloro che vedono la luce sono nella luce e partecipano del suo splendore, così coloro che vedono Dio sono in Dio, partecipando del suo splendore".
Viene in mente quello che diceva sant'Agostino concludendo la sua opera "La Città di Dio" (22,30): "là riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Ecco ciò che avverrà fino alla fine senza fine".
Ogni descrizione che cerchiamo di fare della vita dell’aldilà sarà sempre inadeguata. Gli Angeli, che sono già…, ci aspettano!
Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:54 pm
Oggetto: GLOSSARIO SANSCRITO: LA SCRITTURA DIVINA TRASMESSA DAI DEVA
PER QUESTA SEZIONE, RIMANDIAMO ALLA FONTE ORIGINALE:


Dark Door - Lun Nov 12, 2007 2:55 pm
Oggetto: TAVOLA DELLE CORRISPONDENZE ANGELICHE
PER QUESTA SEZIONE RINVIAMO ALLA FONTE ORIGINALE:


Dark Door - Lun Nov 12, 2007 3:01 pm
Oggetto: FILMOGRAFIA SUGLI ANGELI
FONTE:


Al cinema gli angeli sono stati per la maggior parte delle volte rappresentati nel contesto di commedie leggere: la più celebre di queste pellicole è indubbiamente il film La vita è meravigliosa (1946) di Frank Capra. Narra la vicenda di un angelo di "seconda classe" che, per guadagnarsi le ali e la qualifica di "prima classe", deve scendere sulla Terra e compiere un’azione degna di nota.

Ma il cinema si è occupato degli angeli sin dai primi tempi del sonoro, come dimostra per esempio la pellicola La leggenda di Liliom (1934) di Fritz Lang, che ha avuto anche uno spettacolare rifacimento americano nel 1956 sotto forma di musical con il titolo Carousel (regia di Herny King). E per restare nell’ambito dei film musicali, ricordiamo che altre pellicole dove appaiono gli angeli sono Jolanda e il re della samba (1945), Due cuori in cielo (1942) e Uno straniero tra gli angeli (1955), tutti e tre diretti da Vincent Minnelli; l’ultimo di questi tre film, tra l’altro, è il rifacimento di una fortunata produzione precedente, Kismet, firmata dalla coppia Dillon-Dieterle. Altri film - quasi tutti di produzione americana - imperniati sugli angeli in Terra sono Un angelo è sceso a Brooklyn (1945) di Leslie Goodwins, L’infernale avventura (1946) di Archie Mayo (rifatto poi nel 1980 come Angel on my shoulder da John Berry), The angel who pawned her harp (1956) di Alan Bromly, Angels in the outfield (1951) di Clarence Brown, Heaven only knows (1947), The heavenly kid (1985), Bellezze in cielo (1947) di Alexander Hall, The angel Levine (1970) di Jan Kadar e Al di là del domani (1940) di Edward Sutherland con Richard Carlson. Italiani sono invece i film Miracolo a Milano (9151) di Vittorio de Sica e L’angelo custode (1968) di Giuliano Tomei, mentre in Inghilterra è stato realizzato nel 1946 La scala del paradiso, poetica e commovente fiaba sui piloti dell’ultima guerra girata dalla coppia Powell-Pressburger. Dalla Francia ci giunge invece nel 1967 il film Angelica ragazza jet (per la regia di Geza Radvanyl), nel quale l’angelo che aiuta Jean Paul Belmondo è interpretato dalla bellissima attrice austriaca Romy Schneider.

Tra le piccole più riuscite su questo argomento è poi L’inafferrabile signor Jordan del 1941 (ridistribuito nel nostro Paese anche con il titolo di Mille cadaveri per mister Joe), del quale nel 1978 l’attore Warren Beatty ha realizzato un fortunato rifacimento chiamato Il paradiso può attendere. Molto poetico è anche Joe il pilota del 1943, nel quale Spencer Tracy è un pilota americano che, dopo morto, ritorna come angelo sulla Terra per aiutare la propria fidanzata: di questo commovente film ha effettuato di recente un rifacimento Steven Spielberg intitolandolo Always e affidando la parte dell’emissario celeste all’attrice Audrey Hepburn. In tempi ancora più recenti, Whitney Houston è stata la protagonista del remake di La moglie del vescovo (1947) e John Travolta è invece l’angelo grasso, sporco e trasandato di Michael (1996), privo però dello spirito e della grazia di precedenti pellicole simili, quali Il suo angelo custode (1955) di Alexander Hall.

Un altro angelo che ha affascinato tutto il mondo è quello protagonista della pellicola Il cielo sopra Berlino del regista tedesco Wim Wenders seguito da Così lontano così vicino, dello stesso regista: egli deve agli angeli, in fatto di popolarità, almeno quanto loro devono a lui. E’ stato dopo i suoi due celebratissimi film, usciti ad alcuni anni di distanza l’uno dall’altro ed entrambi incentrati sul rapporto fra gli esseri umani e gli angeli che, da regista di culto, Wenders è diventato noto anche al grande pubblico. Dal canto loro, i messaggeri celesti sono potuti "rientrare" nell’immaginario collettivo, creando un fenomeno che non ha precedenti almeno negli ultimi 300 anni. Ricorda Wenders:

Nell’estate del 1986 decisi di girare un film a Berlino. E iniziai a pensare a quale personaggio avrebbe potuto guidarmi attraverso la mia città, la vera protagonista della storia. Mi serviva qualcuno che potesse portarmi ovunque, in ogni angolo, per mostrarmi tutte le sue facce. Ricordo che vagando per le strade, in quei giorni, mi imbattei in una miriade di figure angeliche. A cominciare dalla grandiosa statua dell’Angelo della Vittoria che svetta sulla colonna in mezzo al giardino zoologico, per finire agli angeli raffigurati sulle facciate di alcune case. Ne trovai tantissimi. Erano una forte presenza. Così mi resi conto che forse era proprio quello il personaggio che cercavo. Un mondo che però non mi apparteneva. Non era da me pensare a cose del genere. Solo quando scrissi la storia e la feci leggere a Peter Handke (il grande scrittore che ha sceneggiato "Il Cielo sopra Berlino") mi accorsi che non si stupì affatto. Quasi che se lo aspettasse. L’angelo per me era soprattutto una metafora, cioè il meglio di noi stessi. Quella parte con la quale a volte riusciamo ad avere un contatto, ma che più spesso ci sfugge. Mi convinsi che ognuno ha un angelo dentro di sé e lo illustrai in una storia poetica. Dopo essermene occupato per anni, mi sono sentito sempre più vicino a questi esseri. Ora li prendo sul serio. Ho imparato a guardarli in senso più religioso, ci credo e li intendo realmente come intermediari tra Dio e gli uomini. Inoltre l’argomento stava altrettanto a cuore al pittore che ha influenzato i miei primi studi d’arte, Paul Klee. Valeva la pena di approfondirlo... I miei film sono soprattutto basati sul modo in cui gli angeli guardano il mondo. Volevo tradurre il loro sguardo, la loro visione delle cose, in termini a noi comprensibili. All’inizio pensai di utilizzare l’alta tecnologia, le riprese d’effetto, ma poi compresi che la chiave stava nel trovare un diverso atteggiamento, più affettuoso verso la realtà. Gli angeli sono più vicini di quanto pensiamo. Ma percepirli è un’altra cosa. Credo che sia davvero una questione di fede, di atteggiamento personale. Oggi la gente è convinta di poter credere soltanto in ciò che vede. Viviamo in una strana epoca in cui siamo circondati quasi esclusivamente da cose create da noi. Tutte immagini di seconda mano, riproduzioni della realtà. Nel mio secondo film l’angelo Cassiel dice: "Gli uomini credono di avere conquistato il mondo. Ma è il mondo che ha conquistato loro". Molti, troppi di noi, hanno dimenticato l’atteggiamento di umiltà rispetto alla creazione. Se si pensa davvero che sia l’uomo l’unico creatore, non rimane molto spazio per alcun tipo di speranza. Né la scienza o la filosofia hanno mai saputo spiegare la vera ragione dell’esistenza. Niente e nessuno c’è riuscito fino ad ora... Un altro aspetto degli angeli che contiene un messaggio fondamentale è il loro rapporto col tempo. Non ne sono certo ossessionati come noi. Per questo non possiamo comprendere neppure lontanamente la dimensione in cui vivono. L’eternità rende ridicoli i nostri affanni di uomini, perciò gli angeli non possono che sorridere nel vedere quanto ci sentiamo importanti.

Ispirato dagli angeli di Wenders (angeli che avvertono attrazione e curiosità verso il mondo terreno fino al punto di rinunciare alla propria condizione e alle "ali"), il regista Brad Silberling ha realizzato il film La città degli angeli (1998). Nicholas Cage interpreta Seth, un angelo che deve decidere se rinunciare alla sua immortalità e diventare uomo nell’eventualità di riuscire a conquistare la donna dei suoi sogni. Questa donna è Maggie (Meg Ryan), di professione chirurgo cardiaco, molto pragmatica e che non crede agli angeli... finché non incontra Seth.

Un angelo particolare è quello interpretato da Brad Pitt nel fim Vi presento Joe Black (1998, remake di una pellicola del 1943) di Martin Brest. William Parrish (interpretato da Anthony Hopkins) è un uomo che ha avuto tutto dalla vita: successo, ricchezza e potere. A pochi giorni dal suo 60° compleanno riceve una visita da un tanto misterioso quanto affascinante personaggio, Joe Black (Brad Pitt) che non tarda a rivelare la propria identità: è l’angelo della morte. William fa un patto con Joe: fargli assaporare il gusto della sua vita lussuosa in cambio di un po’ più di tempo per viverla...

Infine vogliamo ricordare uno spettacolare film del 1999 con Robin Williams, per la regia di Vincent Ward: Al di là dei sogni. Narra dell’amore infinito che unisce Chris (Robin Williams) e sua moglie, la pittrice Annie (Annabella Sciorra). Chris muore in un incidente e raggiunge un paradiso che la sua fantasia ha ambientato in uno dei meravigliosi dipinti di Annie. Chris, non potendo immaginare di vivere senza sua moglie, per raggiungerla si avventura in un fantasmagorico e coloratissimo viaggio guidato da un "angelo" molto particolare (Cuba Gooding Jr.). Una frase del film recita: "Per quelli che credono nell’amore eterno, nessuna spiegazione è necessaria; per quelli che non ci credono, nessuna spiegazione è possibile".

Il cielo sopra Berlino

Der Himmel über Berlin

Regia: Wim Wenders

Germania, 1987

Sceneggiatura: Wim Wenders, Peter Handke

Ci sono angeli nelle strade di Berlino

"Un angelo guarda dall'alto gli uomini e desidera diventare un umano quando si innamora di una mortale"

CAST
Bruno Ganz
Damiel

Solveig Dommartin
Marion

Otto Sander
Cassiel

Curt Bois
Homer

Peter Falk
Peter Falk
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Così lontano così vicino

In weiter Ferne, so nah!





Regia: Wim Wenders

Germania, 1993

Sceneggiatura: Wim Wenders, Ulrich Zieger, Richard Reitinger

Il cielo sopra Berlino si allarga su tutta l'Europa

"Non li puoi vedere, non li puoi sentire, ma Loro ci sono, sempre. Non possono interferire nelle vite degli uomini, ma le osservano, se ne preoccupano. Sono angeli, come Damiel (Bruno Ganz), che nonostante l'amore di Raphaela (Nastassja Kinski) si sente irresistibilmente attratto dal mondo, dalle storie degli uomini e dai loro pensieri. Altri angeli sono caduti per amore, come Peter Falk e Lou Reed, altri ancora seguiranno la stessa sorte: il Tempo (Willem Dafoe), che trascorre inesorabile e non aspetta nessuno…"

Grand Prix della giuria al Festival di Cannes - 1993

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La città degli Angeli

City of Angels





Regia: Brad Silberling

Usa, 1998

Sceneggiatura: Dana Stevens

Lei non credeva negli angeli finché non ne incontrò uno

"Cosa accadrebbe se gli angeli si mettessero a camminare fra noi e magari qualcuno di loro s'innamorasse di un essere umano? Due dei più brillanti interpreti hollywoodiani danno vita ad una grande favola, sotto i cieli della Città degli Angeli. Nicolas Cage interpreta Seth, un angelo che deve decidere se rinunciare alla sua immortalità e diventare uomo, nell'eventualità di riuscire a conquistare la donna dei suoi sogni. Questa donna è Maggie ( Meg Ryan ), di professione chirurgo cardiaco, molto pragmatica e che non crede negli angeli... finché non incontra Seth. Ma potrà l'amore unirli in un comune destino? Saranno in grado di assumersi i rischi che questa scelta comporta? A loro la decisione. Agli spettatori il piacere di farsi coinvolgere dalla più straordinaria ed affascinante favola di questi ultimi anni".
CAST
Nicolas Cage
Seth

Meg Ryan
Maggie

André Braugher
Cassiel

Dennis Franz
Messinger

Colm Feore
Jordan

Robin Bartlett
Anne

Joanna Merlin
Teresa

Sarah Dumpf
Susan
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PER SEMPRE - ALWAYS


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MICHAEL

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IL PARADISO PUO' ATTENDERE

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AL DI LA' DEI SOGNI

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VI PRESENTO JOE BLACK

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