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ANGEOLOGIA IN RETE
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MessaggioInviato: Dom Nov 11, 2007 1:34 pm    Oggetto:  ANGEOLOGIA IN RETE
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Gli Angeli esistono ? Chi sono ?
La risposta è affermativa : gli Angeli esistono e sono intorno a noi.
Dio ha creato gli Angeli nel primo giorno della creazione : spiriti purissimi , dotati di poteri preternaturali.
Alcuni di questi Angeli purtroppo non accettarono Dio e si precipitarono nell’abisso della disperazione chiamato inferno, dal quale stato ( l’inferno ) cercano di ridurre allo stesso loro stato di disperazione gli uomini. Questi angeli decaduti sono chiamati demoni e conservano, pur decaduti, tutti i poteri preternaturali degli angeli .
Gli Angeli invece rimasti fedeli a Dio da sempre sono creature spirituali che servono il bene, che aiutano l’uomo al raggiungimento della meta, che è Dio.
Il primo a classificare gli Angeli fu certamente Dionigi che gli sembrò doverli dividere in tre principali categorie : la prima a cui appartengono Serafini, Cherubini, Troni , la seconda nella quale ascrisse Dominazioni, Virtù e Potestà, e infine la terza categoria nella quale troviamo Arcangeli, Angeli e Principati.
I Serafini, il cui nome significa “ardenti”, sono ricolmi dell’Amore Divino e sono i primi a ricevere il “pensiero divino”. In loro è presente l’energia primordiale del creato dalla quale nasce ogni cosa. Insieme ai Cherubini sono custodi di tale energia e sono i primi a ricevere il pensiero divino, ovvero, il modo in cui questa energia di cui sono custodi debba essere utilizzata. Il pensiero divino che essi ricevo viene da loro stessi trasmesso agli altri Angeli sottoposti.
I Cherubini sono portatori di saggezza e conoscenza : sono loro a distribuire l’energia primordiale , l’energia divina e decidere che forma dovrà assumere. Attivano anche le schiere angeliche che si interesseranno e si prenderanno cura delle cose create.
I Troni invece decidono dove collocare la cosa creata.
Le Dominazioni invece decidono i confini , i limiti entro i quali la cosa creata agirà in perfetta armonia con le altre cose create.
Le Virtù invece stabiliscono il “carattere” della cosa creata, gli imprimono l’univocità attribuendo forma, dimensione, colore, temperatura, profumo. Insomma caratterizzano la cosa creata.
Le Potestà inondano la cosa creata della sua vitalità , modellano la sua forza, la sua aura.
Gli Arcangeli sono i custodi della cosa creata così collocata e modellata .
I Principati sono quegli Angeli che come Intelligenze Superiori agiscono negli elementi , come mastri carpentieri del creato.
Infine ci sono gli Angeli Custodi : intelligenze superiori collocati affianco ag ogni uomo, protettori della specie umana . Ci sono sempre accanto a partire dalal nascita fisica alla morte fisica.
Il ruolo che gli Angeli svolgono nella nostra vita una funzione indefinibile : sfugge ad ogni interpretazione e intelligenza.
Riusciamo solo a comprendere come possiamo sentirli vicini , amici, come aiutanti nelle cose ordinarie quotidiane. Ma ne percepiamo l’essenza soprattutto come esseri di Luce.
In realtà sapremo sempre poco di questi spiriti purissimi : possiamo comprenderne appena la gerarchia e le funzioni generiche, ma non riusciamo a percepire l’esatta importanza nell’economia del creato.
Ma è giusto pregarli ? Ovviamente si : per la loro stessa natura non chiedono che di venire in nostro soccorso. Sono dotati di poteri preternaturali che seguendo il pensiero divino attuano lo stesso : ovviamente non farebbero e non faranno mai cose che vanno in opposizione alla volontà di Dio e al suo pensiero divino.
Gli Angeli purtroppo lamentano come pochi siano gli uomini che li preghino, li invochino .
Grandi Santi nella storia hanno avuto speciale venerazione per gli Angeli, in particolare per quelli custodi.
Ad esempio Padre Pio soleva mandare ilsuo Angelo Custode in giro , così come chiedeva ai suoi figli spirituali di mandargli ambasce proprio a mezzo degli Angeli Custodi.
Ad una fedele che gli chiedeva s eavesse ricevuto il messagio dal proprio Angelo Custode Padre Pio risponde senza esitazione ” Guarda che il tuo Angelo Custode è obbediente, sai ?”.
Proprio da questa affermazione di Padre Pio traiamo la conclusione che gli Angeli Custodi rispondono alle nostre preghiere, alle nostre sollecitazioni e ci sostengono aiutandoci in ogni cosa.
Provate a fermarvi un istante con il pensiero e a meditare con profondità al fatto che in questo stesso momento che leggete il vostro Angelo Custode è proprio li accanto a voi.
E non è un fatto di suggestione : è li , realmente vicino a voi. Spiritualmente potete abbracciarlo, parlargli, confidarvi, inviarlo alle persone a cui volete bene . Ma ricordatevi che non farà mai niente che non sia conforme al pensiero divino e per il vostro bene.
Pensate a quando viaggiate in auto, siete a lavoro, passeggiate : è li sempre vicino a voi.
E’ l’amico fedele che non vi lascia un istante solo : pensate a quente volte avete pensato di essere soli einvece è li , a tenervi compagnia.
Ma vi sono prove dell’esistenza degli Angeli ? Sicuramente !
La prima prova certa la troviamo proprio nella Bibbia .
“Egli darà ordine ai Suoi Angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perchè non inciampi nella pietra il tuo piede” (Salmi 91:11,12)
In tutta la Bibbi apoi troviamo davvero centinaia di citazioni che parlano di questi essere di Luce.
E così, ad esempio, dopo l’agonia nel Getsemani un Angelo apparve a Cristo , proprio a sostenre l’immagine che gli Angeli ci sostengono.
Ma ci sono anche decine di apparizioni documentate che davvero ci provano che gli Angeli esistono.
Ora la domanda che vi porrete è : ma possiamo chiedere favori a questi Angeli ?
La risposta non è sola affermativa ma è anche propositiva.
Provate a immaginare quante volte avreste potuto chiedere l’aiuto del vostro Angelo Custode e non l’avete fatto sprecando un ottima occasione.
Provate ad immaginare : adesso state leggendo e lui li accanto a voi. E li, si , proprio vicino a voi, che voi ci crediate oppure no.
Ci sono persone che quando avvertono questa felice verità piangono di gioia, perchè comprendono di non essere più soli: troppe volte la nostra vita stressata, distratta, vuota ci porta lontano dalla considerazione che accanto a noi c’è uno spirito di Luce, pronto a darci una mano, ad iautarci anche nelel cose più impensate.
Non credete che sia giunto il caso di affidarsi a Lui, al nostro Angelo Custode , a colui a cui fummo affidati dalal pietà celeste ?
Come pregarli ? Semplice, con il cuore, con tutta la nostra forza tenendo ben presnete però che Lui non farà mai qualcosa che sia contrario al Pensiero di Dio e al nostro bene.
E da oggi provate a non immaginarlo più come una astrazione, ma come una felice realtà.
Esistono centinaia di preghiere agli Angeli. Prossimamente ne pubblicheremo alcune molto antiche che hanno sempre dato i loro frutti.
Adesso che avete finito di leggere, provate a chiudere gli occhi e a concentrarvi su di Lui : sentirete piano la sua presenza che si fa sempre più sentire. Abbracciatelo spiritualmente e chiedetegli scusa di tutte le volte che lo avete ignorato e provate a chiedere , a pregarlo, a renderlo parte integrante della vostra vita. Lo farete felice e …farete felici voi stessi.
Provare per credere.

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MessaggioInviato: Dom Nov 11, 2007 1:34 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 11:55 am    Oggetto:  GLI ANGELI NELLA STORIA DELL'UOMO
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Monoteismo e politeismo

L’angelo è una figura che, nella sua specificità e nella sua interezza, è presente soltanto nelle cosiddette "religioni del Libro", ossia in quelle religioni basate su di un testo sacro che i fedeli ritengono rivelato: l’ebraica (con la Bibbia, limitatamente a quella parte che noi chiamiamo Antico Testamento), la cristiana (con la Bibbia nella sua interezza, cioè Antico e Nuovo Testamento), l’islamica o musulmana (col Corano). Le "religioni del Libro" sono anche quelle rigorosamente monoteiste, fondate cioè sulla fede in un unico Dio, creatore e ordinatore dell’universo, qualunque sia il nome col quale viene designato.
Il perché della necessità di questa figura è semplice: sono le religioni che concepiscono un Ente Supremo, distante nella sua assolutezza e sacralità, ad aver bisogno soprattutto di esseri intermedi fra il trascendente e l’umanità, fra l’Essere di Luce e l’essere di terra. L’angelo come mediatore identifica il problema fondamentale del rapporto fra l’uomo e la divinità: in questo senso vediamo anche come la figura dell’angelo muti nei secoli con l’evolversi delle culture e delle civiltà.
Invece nelle religioni politeiste sono i singoli dei che spesso compaiono e agiscono direttamente nei confronti dell’uomo. Anche nelle religioni diverse da quelle monoteiste si ritrovano spesso delle figure soprannaturali intermedie che esercitano alcune delle funzioni proprie dell’angelo: sono protettrici, consolatrici, ispiratrici, guide o anche spiriti custodi dei vari elementi che costituiscono il mondo naturale. Malgrado una parziale diversità, questi esseri finiscono col presentare molte affinità e somiglianze con gli “angeli” propriamente detti; possiamo quindi dire che tali entità sono reperibili nel patrimonio di ogni cultura anche se, andando dalla Persia verso l’Oriente, l’idea di angelo tende a farsi sempre più vaga e incerta.
Questi esseri intermedi (presenti nelle tradizioni degli Assiri, dei Babilonesi, dei Fenici, degli Egiziani e dei Persiani) hanno in qualche modo influenzato la concezione ebraica degli angeli. E la dottrina ebraica, in quanto più antica, ha ovviamente influenzato, a sua volta, cristianesimo e islamismo. In una “storia” degli angeli occorre inoltre considerare i rapporti con il mondo classico e la filosofia greca, che ebbero un profondo influsso sull’ebraismo del tempo di Cristo e poi sui Padri della Chiesa e sul loro modo di intendere il mondo angelico.

Le origini

All’inizio della storia dell’umanità rileviamo la presenza degli spiriti della natura, benefici, che presiedono vari elementi; essi si contrappongono agli spiriti diabolici, incarnazione del male, le cui immagini compaiono già nelle pitture rupestri della preistoria. Secondo alcuni, gli angeli deriverebbero dai mani, cioè le anime divinizzate dei defunti; presso molte culture, infatti, si ritiene che gli spiriti umani, dopo la morte, divengano protettori dei viventi, evolvendosi gradatamente verso forme di vita sempre più elevate nella gerarchia celeste.
Comunque il punto d’inizio di una vera e propria storia angelica è da reperire presso le religioni mediorientali, dove trova rigoglioso sviluppo l’idea di entità intermedie tra la dimensione umana e quella divina. Partendo da qui si dipana il filo che collega le mitologie ariana, assiro-babilonese, egizia, iranica, greca, gnostica con la cultura ebraica, cristiana e infine islamica.

L’esilio degli ebrei a Babilonia

Secondo la tradizione rabbinica, i nomi degli angeli nacquero a Babilonia, dove gli ebrei furono deportati per un lungo periodo nel VI secolo a.C. dopo la distruzione dei loro regni; sicuramente l’angelologia ebraica trasse, da questo contatto non voluto, un notevole arricchimento.
Infatti, angeli nella Bibbia ebraica se ne trovano ma è raro che abbiano un ruolo di primo piano, essendo spesso frutto di revisioni editoriali, surrogati di Jahvè ogni qual volta i redattori della scuola sacerdotale sentivano che il testo jahvista si faceva troppo ardito nella raffigurazione di Dio. Gli angeli diventano figure di primo piano, sostituti di un Dio sempre più remoto, solo nelle scritture apocalittiche ebraiche del III e del II secolo prima dell’èra volgare, in una Palestina governata dai successori ellenistici di Alessandro Magno.
Gli angeli, così come noi li conosciamo, non ebbero origine dal mondo ebraico, ma tornarono dalla cattività babilonese insieme agli ebrei. La fonte principale va ricercata nell’angelologia della Persia zoroastriana, che si può far risalire al 1500 a.C. Le idee originarie di Zoroastro (versione greca del nome Zarathustra) riapparvero nel tardo giudaismo apocalittico, nello gnosticismo e nel primo cristianesimo, per poi riemergere nel ramo sciita dell’islamismo, ancora oggi prevalente in Iran.
La Bibbia prima dell’esilio è soprattutto il Libro di Davide. La corte di Davide era una società fondamentalmente militare, con il re-eroe che esercitava il comando sui guerrieri e uno o due profeti consiglieri. Nell’età successiva, quella di Salomone, una corte di grande cultura circondava il monarca, che amministrava una società mercantile, urbana e relativamente pacifica, ma che ancora riconosceva il suo ideale nella figura carismatica di Davide. In Babilonia gli ebrei avevano visto quella che doveva essere un’immensa e complessa corte reale, la cui struttura riproduceva l’ipotetica gerarchia celeste. Dio, dopo l’esilio babilonese, regna su un cosmo di ordini angelici, e non è più il solitario Dio-guerriero Jahvè.

Zoroastrismo

Nello zoroastrismo, poi soverchiato dall’Islam, il dio supremo e buono Ahura-Mazda (il "Saggio Signore") ha generato sette entità chiamate Amesha Spenta, gli "Immortali Benefici", che gli sono sempre accanto, hanno collaborato alla creazione del mondo e intervengono nelle sue vicende. Queste sette entità hanno tratti e caratteristiche che per molti aspetti sono collegabili ai sette arcangeli posti intorno a Dio per celebrare la sua gloria, come testimoniato per esempio in Tobia (12, 15).
Lo zoroastrismo, inoltre, prevede l’esistenza di un essere con funzioni analoghe a quelle dell’angelo custode, la Fravashi. Essa si configura come una specie di "doppio" trascendente dell’individuo ed esplica un’azione protettiva. Le Fravashi di tutti gli esseri umani preesistono agli individui che vengono al mondo e dall’eternità si trovano dinanzi ad Ahura-Mazda, il quale se ne serve per governare l’universo: esse costituiscono una permanente assemblea di tutti coloro che nasceranno, che sono nati e che sono morti.
L’influenza dello Zoroastrismo si avverte soprattutto nella tradizione angelologica giudaica successiva alla formazione dell’Antico Testamento (in particolare nel filosofo ebreo Filone di Alessandria) e nei testi non canonici (o Apocrifi), che spesso hanno influenzato anche i Padri della Chiesa.

I Cherubini degli assiro-babilonesi e di Ezechiele

Il vasto pantheon delle divinità assiro-babilonesi annovera tra gli altri il dio Anu (in sumerico significa "cielo"), che aveva al proprio servizio dei particolari esseri, chiamati sukkali (in concreto la moglie e una lunga schiera di figli) usati per entrare in contatto con gli esseri umani. Il termine sukkal significa infatti "messaggero". La funzione di protezione nei confronti dell’uomo era invece affidata a divinità personali, che avevano il compito di contrastare sin dalla nascita gli spiriti malvagi, ma che abbandonavano l’individuo al suo destino qualora questi avesse commesso degli atti peccaminosi (cosa che gli angeli biblici non fanno). Gli dei principali babilonesi avevano inoltre al proprio servizio delle divinità minori con compiti di “messaggeri” o “araldi”, come Nabu e Nusku, che ricoprivano ruoli compresi in quello ebraico di angelo.
Agli assiro-babilonesi, come ora vedremo, va anche fatta risalire la definizione di due tra le più importanti schiere angeliche, quelle dei cherubini e dei serafini.
Nella città di Ur, fondata lungo la valle dell’Eufrate verso il 4000 a.C., e che ebbe il suo massimo sviluppo circa 1500 anni dopo, fu rinvenuta una stele raffigurante una creatura alata, che versa da un’anfora l’acqua di vita nel calice di un re sconosciuto. Ancora: una delle più antiche raffigurazioni angeliche della Mesopotamia, anteriore perfino alla stele di Ur, è costituita dai giganteschi grifoni alati. Proprio a queste raffigurazioni sembrerebbero riferirsi i passi, peraltro assai scarni dal punto di vista descrittivo, delle più antiche tradizioni bibliche, quali li troviamo in Esodo (Fece due cherubini d’oro massiccio: li fece alle due estremità del propiziatorio… I cherubini stendevano le ali verso l’alto proteggendo con le loro ali il propiziatorio: erano rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini erano rivolte verso il propiziatorio, Esodo, 37, 8-9) , nel secondo libro di Samuele e nei Salmi.
Le celebri visioni del profeta Ezechiele danno dei cherubini una descrizione completamente diversa rispetto a quella dei karibu assiri o degli animali alati (Samuele, 22, 11) che potevano essere cavalcati (Salmi, 18, 11) e sono di difficile interpretazione a causa del linguaggio profetico adottato. Queste le visioni di Ezechiele:
Ciascuno aveva aspetto d’uomo, ciascuno con quattro facce e quattro ali. I loro piedi erano zampe affusolate e la loro pianta era come quella della zampa di un vitello, scintillanti come il luccicare di un bronzo levigato. Avevano mani umane di sotto le ali sui loro quattro lati; avevano facce e ali tutti e quattro. Le ali erano accoppiate a due a due. Essi avanzavano senza girarsi e ciascuno avanzava dritto davanti a sé. Le forme delle facce erano di uomo; poi le forme di leone sul lato destro dei quattro, di bue sul lato sinistro dei quattro, e ciascuno di essi aveva forme di aquila. Le loro ali erano distese verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che velavano i loro corpi. Ciascuno procedeva dritto davanti a sé. Procedevano dove tirava quel vento senza girarsi. Tra gli esseri apparivano come dei carboni infuocati che sembravano lampade, essi lampeggiavano fra gli esseri e il fuoco splendeva e da esso schizzavano fulmini. (Ezechiele, 1, 5-13).
Si era intravista nei cherubini la sagoma di un braccio umano sotto le loro ali. Vidi pure quattro ruote a fianco dei cherubini, una ruota vicina a ogni cherubino; le ruote avevano l’aspetto luccicante del crisolito. Apparivano di forma identica tutte e quattro come se una ruota fosse congegnata nell’altra. Quando si muovevano procedevano sui quattro lati, nel procedere non si giravano, ma là dove si rivolgeva la principale andavano senza girarsi. Tutto il corpo, il dorso, le mani, le ali e le singole ruote erano piene d’occhi tutt’intorno, ognuno dei quattro aveva la propria ruota. (Ezechiele, 10, 8-12).
Recentemente alcuni studiosi hanno sostenuto che il testo di Ezechiele avrebbe subito diverse interpolazioni in epoca posteriore e che la versione corretta dovrebbe parlare non di quattro volti, ma di quattro attributi accomunati nello stesso essere: testa umana, corpo di leone, zampe di toro, ali d’aquila. Questo corrisponderebbe alle raffigurazioni dei karibu: gli animali alati, i cherubini assiri.
E’ molto probabile inoltre che alla descrizione fatta da Ezechiele abbiano contribuito forti influenze culturali egizie, con le quali del resto il popolo ebraico era stato a lungo in contatto.

Egitto

In quest’area troviamo infatti una divinità, Bes, di probabile origine sudanese o somala, caratterizzata dal fatto di possedere un corpo umano dotato di due paia di ali, di una testa circondata da numerose piccole teste di animali (leoni, tori, coccodrilli) e interamente ricoperto di occhi. Questi occhi hanno un evidente significato simbolico e indicano l’onniveggenza divina: non sono solo strumenti visivi, ma hanno probabilmente anche un significato attivo di raggi luminosi, con la funzione di illuminare le tenebre e, implicitamente, di scacciare i mostri che vi trovano ricetto, quindi in definitiva di disperdere il male.
Altre figure divine, spiriti e “creature intermedie”, ricordano poi i nostri angeli: alcune di queste figure erano benefiche e altre invece erano considerate pericolose e ostili nei confronti degli uomini, al punto che spesso contro di loro si compivano riti magici con lo scopo di arrestarne i poteri negativi.

I Serafini di Isaia

Quanto ai serafini, ne parla il profeta Isaia: il loro nome deriva dal termine saraph, che significa "bruciare, ardere", e vengono designati quindi come esseri di fuoco.
Essi compaiono nella visione che Isaia ebbe di Dio nel tempio di Gerusalemme. E’ il momento della sua vocazione e il profeta descrive gli angeli librasi attorno al trono di Dio:
Nell’anno della morte del re Ozia vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato e i suoi lembi riempivano il tempio. Dei serafini stavano sopra di Lui; ognuno di essi aveva sei ali; con due si coprivano la faccia, con due si coprivano i piedi e con due volavano. L’uno all’altro si gridavano dicendo: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti; tutta la terra è piena della sua gloria”. Gli stipiti delle soglie tremavano per la voce di quelli che gridavano, mentre il tempio si riempiva di fumo. (Isaia, 6, 1-4)
Anche in questo caso il carattere profetico della visione rende difficile comprendere esattamente l’immagine cui fa riferimento il testo: tuttavia esistono dei paralleli nell’arte siriana dell’inizio del I millennio a.C. che possono costituire il modello dei serafini descritti. Si noti comunque che i confronti con l’arte mediorientale riguardano sempre l’iconografia angelica e non il significato religioso di queste creature.

Tardo giudaismo e Apocrifi

Il tardo giudaismo, che va all’incirca dal II secolo a.C. al V d.C., produsse una ricca letteratura rabbinica, costituita dai cosiddetti Apocrifi veterotestamentari: testi cioè che, pur trattando temi analoghi a quelli contenuti nei libri "ufficiali" della Bibbia, non vennero però accolti come sacri. Essi elaborarono molti temi che saranno poi ripresi nel Talmud e nel Midrash.
Gli Apocrifi dedicano ampio spazio all’angelologia (in particolare il libro di Enoch), arricchendola di elementi coreografici e di descrizioni minuziose, che sono pressoché assenti nei libri canonici: si parla, per esempio dell’angelo della brina, di quello della grandine, di quello della neve.
Questa ridondanza incontrò soprattutto il gusto dei ceti popolari, presso i quali si diffuse un culto verso gli angeli con forti tendenze alla superstizione e alla idolatria. La cosa suscitò l’allarmata reazione dei rabbini, che condannarono tali degenerazioni, analogamente a quanto fece la Chiesa cristiana più o meno nello stesso periodo.

Grecia e Roma

Il contributo del mondo greco alla definizione della figura angelica è importante, anche se non influenzò in profondità il significato stesso della concezione dell’angelo ebraico e cristiano. Tuttavia non si può dimenticare che la parola ànghelos è greca e significa “messaggero” e che è usata già in Omero per designare i messaggeri di Zeus nel mondo degli uomini. Anche lo stesso Zeus, il dio supremo, è detto agazòs aggelos, cioè “angelo buono”.
Proprio nei poemi omerici, in particolare, troviamo figure divine che avevano funzioni del tutto simili a quelle degli angeli della nostra tradizione: per esempio Atena, nel primo canto dell’Iliade, si adopera presso Achille in modi che ricordano molto da vicino quelli dell’angelo custode quale noi lo conosciamo. E’ visibile soltanto a lui e gli porta consiglio nella sua lotta con Agamennone. Ma anche Agamennone riceve un aiuto divino: in sogno gli appare Nestore, che si autodefinisce “messaggero di Zeus” e ha il compito di dargli certi suggerimenti. E nel 24° canto è Iride, la dea dell’arcobaleno, che soccorre il vecchio re Priamo che piange la morte di suo figlio Ettore: è inviata di Zeus, sua messaggera.
Nell’Odissea Ulisse viene più volte soccorso dal padre degli dei attraverso Atena e l’alato Ermete. E’ Ermete che lo aiuta a sciogliersi dagli incantesimi della ninfa Calipso: il dio alato annuncia infatti alla ninfa la decisione degli dei di ridare la libertà a Ulisse, che tanto la desidera. Giunto presso i Feaci e poi nel paese dei Ciclopi, Ulisse stesso è consapevole di essere guidato da un dio soccorritore. E quando finalmente tocca le rive di Itaca e teme di non riuscire a vincere i numerosi avversari, è ancora una volta la dea Atena a incoraggiarlo e a rassicurarlo della vittoria finale.
E per fare soltanto un accenno ai filosofi dell’antica Grecia: in Platone troviamo numerosi riferimenti a esseri intermedi esistenti tra cielo e terra. Tra questi anche Eros, il semidio degli antichi miti, tante volte citato anche nei poemi omerici.
Nel Symposion leggiamo infatti, con riferimento ai compiti di Eros:
Suo incarico è tradurre e presentare agli dei ciò che viene dagli uomini e agli uomini ciò che viene dagli dei: le preghiere e le offerte degli uni, gli ordini e l’accettazione delle offerte degli altri….
E’ attraverso l’elemento “demoniaco” (da daimones), qui inteso come soprannaturale e immortale, che si manifesta – dice Platone – l’arte dei sacerdoti, con riferimento alle vittime, alle dedicazioni, alle profezie, alle magie. Leggiamo ancora:
Dio infatti non tratta con gli uomini, bensì ogni rapporto e dialogo degli dei con gli uomini avviene attraverso intermediari, sia nella veglia che nel sonno. Di tali demoni e spiriti ne esistono molti e di molte specie, e uno di costoro è anche Eros.
Lo stesso Socrate si richiamava sovente alla sua voce interiore, che definiva daimononion e che lo accompagnò per tutta la vita… una via di mezzo tra l’angelo custode e la coscienza:
Ciò mi è accaduto fin dalla mia infanzia, cioè una voce che quando si fa sentire mi sconsiglia da qualcosa che voglio fare e che però non ha mai cercato di persuadermi (Apologia 31 d).
Aristotele parlava invece di esseri celesti di puro spirito non soggetti alle passioni umane, ma capaci di rendere possibile il movimento stesso dell’universo, fondato sull’armonia tra l’uomo e il divino. Queste intelligenze motrici sono state alla base della formazione della dottrina dei Cori angelici collegati ai singoli cieli nella teologia medievale e in Dante. Anche la filosofia neoplatonica di Proclo e Plotino conosceva esseri che fungevano da mediatori con il piano del divino e che erano chiamati dynameis, “potenze”, parola usata anche dai teologi cristiani per definire gli angeli.

Gnosi

Angeli "influenzati" dal neoplatonismo sono presenti in maniera piuttosto originale anche all’interno della cultura gnostica che, partendo dall’Oriente agli inizi della nostra era, si sviluppa in tutto il bacino mediterraneo e confluisce nel cristianesimo dei primi secoli, come eresia aspramente combattuta dai Padri della Chiesa.
La gnosi (dal greco "conoscenza") si manifesta come tendenza religiosa di tipo sincretistico, assommando disparati elementi provenienti dalle varie religioni misteriche, dalle correnti magico-astrologiche, dall’ermetismo, dal giudaismo alessandrino, dalle filosofie ellenistiche.
Per lo gnosticismo, che esaspera il dualismo tra spirito e materia, la salvezza - indotta dal sacrificio simbolico di Gesù - si esplica attraverso la conoscenza iniziatica, che conduce alla liberazione dell’anima dalla prigione del corpo.
Secondo la gnosi, gli angeli sono esseri malvagi, che hanno creato il mondo materiale e lo governano lottando tra di loro, ciascuno volto ad affermare la propria supremazia. Con la vittoria finale dello Spirito essi saranno distrutti assieme alla loro creazione.

Gerarchie celesti e angeli custodi

Dionigi l’Areopagita è un misterioso autore, che pretende di essere contemporaneo di san Paolo, ma che la critica moderna colloca attorno al VI secolo, designandolo come Pseudo-Dionigi. Chiunque sia, è lui che, con meticolosità tipicamente medievale e rifacendosi nuovamente ad una evidente matrice neoplatonica, ha messo ordine nell’infinito e indefinito mondo degli angeli, classificandoli secondo una precisa gerarchia; questa, salvo poche eccezioni, costituisce da allora un punto fermo sull’angelologia e ha ottenuto pressoché unanimi riconoscimenti in tutta la cristianità.
Dionigi è autore di un consistente Corpus Dionysiacum, nel quale spicca una complessa opera denominata "Le gerarchie celesti". La classificazione proposta da Dionigi è basata su nove ordini angelici, distinti in tre raggruppamenti: il primo è ricavato dall’antico Testamento e gli altri dalle scarne indicazioni contenute nelle Epistole di san Paolo.
Ancor prima della classificazione angelica in ordini, attorno al II secolo della nostra era, è ben radicata nella Chiesa cristiana la convinzione che ogni individuo sia assistito da un angelo custode, anche se non esiste alcun dogma in proposito, così come non vi è dogma riguardo alle summenzionate gerarchie angeliche.

Medioevo e san Tommaso

L’interesse per gli angeli ebbe il suo culmine nel Medioevo e non mancarono in proposito dispute famose, come quella che nel XIII secolo oppose il filosofo e teologo scozzese Duns Scoto a san Tommaso d’Aquino, padre della scolastica e autore di una monumentale Summa Theologica, che ancora oggi costituisce un punto di riferimento basilare per la Chiesa cattolica.
La contesa tra i due pensatori verteva sulla natura degli angeli. Per lo scozzese erano incorporei, ma costituiti da una "materia spirituale" avente pur sempre una cerca consistenza; per l’aquinate erano invece "puro intelletto", benché avessero la facoltà di assumere temporaneamente sembianze fisiche quando dovevano entrare in contatto con gli uomini. A sostegno di questa teoria veniva utilizzato l’Antico Testamento laddove si narra di tre angeli che, in sembianze umane, incontrarono Abramo e addirittura divisero la mensa con lui. Contrariamente ai molti sostenitori della tesi opposta, san Tommaso riteneva che gli angeli fossero dotati di libero arbitrio, tanto è vero che alcuni, con alla testa Lucifero, scelsero il male, ribellandosi a Dio e trasformandosi così in demoni.

Protestantesimo

A partire dal XVI secolo il protestantesimo tentò di realizzare un severo ritorno alla Bibbia, quale unica rivelazione e autorità. Nella Bibbia è detto chiaramente che non si devono adorare gli Angeli, né rivolgere preghiere a loro, o per loro tramite (si vedano la lettera ai Colossesi 2, 18 e l’Apocalisse 22, 9), giacché il sacrificio di Cristo ha annullato ogni barriera e l’uomo può rivolgersi direttamente a Dio, unico autore di salvezza e a cui solo spetta la gloria. Questo non significa che la riforma protestante abbia negato l’esistenza e l’importanza degli Angeli; essi sono stati riconosciuti, conformemente alla Scrittura, quali messaggeri ed esecutori della volontà divina nei confronti degli uomini.
Lutero, parlando dell’aldilà, affermò che "Riposeremo soltanto in Dio, così come in questa vita dormiamo dolcemente, sotto la protezione di Dio e degli Angeli, senza temere pericolo".
E Calvino: "Per quanto riguarda gli Angeli... la cura e la protezione dell’uomo pio è stata loro affidata. Essi devono perciò, in obbedienza a Dio, essere solleciti riguardo alla nostra salvezza, e pregando per noi non fanno altro che compiere il loro dovere. Dio decreta che tutti gli Angeli si assumano la protezione dei giusti".

Islamismo

La stessa "cauta" posizione nei confronti degli angeli si riscontra nell'islamismo, che comunque contempla l’esistenza degli angeli: il Corano li cita ben ottantotto volte e la fede nella loro esistenza è il secondo articolo della fede islamica. Il Corano afferma:
Chiunque non crede in Dio, nei suoi angeli, nei suoi libri, nei suoi profeti nel giorno ultimo si perde di un perdimento lontano. (4, 136)
E’ tuttavia proibito adorare gli angeli e attribuire loro un carattere divino vicino ad Allah: adorarli e sollecitare il loro aiuto è considerato degradante e avvilente per l’uomo. Infatti il primo giorno della creazione Allah li fece prosternare davanti ad Adamo, al quale accordò una conoscenza più estesa della loro: lo pose dunque al di sopra di loro.
L’angelo (malak, messaggero) è una creatura di luce dotata di ali; è pura e perfetta. Nonostante ciò si trova all’ultimo posto nella scala gerarchica che parte da Dio e contempla, in successione, arcangeli, profeti, esseri umani e angeli. Gli angeli, o malaika, vegliano sull’umanità, annotando tutte le azioni degli uomini; per i mistici Sufi, invece, sono gli esseri umani stessi che registrano le proprie azioni, le quali verranno vagliate nel giorno del Giudizio.
Su quelli che dicono: "Il nostro Signore è Dio" e vi si conformano, scendono gli angeli e dicono: "Non abbiate paura e non siate afflitti, ma ricevete la buona novella del Paradiso che vi è stato promesso. Noi siamo degli amici per voi, in questa e nella vita futura; e là ci sarà per voi quel che le vostre anime desiderano, e là, per voi, ciò che chiederete" (41, 30-31).
Lo stesso Gesù, Isa, è considerato dai musulmani di natura semiangelica e assieme agli angeli siede vicino ad Allah.
Quanto agli arcangeli, il più citato è Gabriele, Jibril, che parlò a Maria di Nazaret e a Maometto, il quale fu da lui ispirato in sogno nella stesura del Corano.
Un altro arcangelo importante è Michele, Mikail, che detiene il dominio delle forze della natura. Le mansioni specifiche degli angeli, prima ancora della protezione degli esseri umani, concernono l’adorazione di Dio e l’obbedienza ai suoi voleri. Secondo il Corano, degli angeli furono mandati da Dio a combattere in alcune battaglie sostenute da Maometto:
Egli rispose: "In verità vi aiuterò con mille angeli dilaganti senza intervallo". Ciò era, nel disegno di Dio, solo come buona novella e perché i vostri cuori si tranquillizzassero... E quando il tuo Signore ispirò gli angeli: "Sì, io sono con voi: date fermezza a quelli che credono. Quanto ai miscredenti, getterò lo spavento nei loro cuori. Colpiteli dunque sotto il collo e in tutte le giunture". (8, 9-12)
Anche la morte del profeta fu – secondo la tradizione – accompagnata da angeli. Quando Maometto era vicino a morire, i suoi parenti ebbero una visione: una schiera di angeli riempì la stanza illuminandola di una luce splendida. L’angelo della morte si avvicinò a Maometto e gli chiese il permesso di prendere la sua anima. E Maometto acconsentì, sollecitandolo anzi a completare rapidamente la sua opera.
Non sappiamo attraverso quali fonti Maometto abbia conosciuto la tradizione ebraica e cristiana; certo è che ne fu influenzato. Di conseguenza anche il ruolo degli angeli nell’Islam è analogo a quello di cui troviamo notizie nelle Sacre Scritture: gli angeli siedono intorno al trono di Allah, dal cui respiro furono creati, lo lodano e gli chiedono perdono per i peccatori, svolgendo così pienamente il ruolo di intermediari che ben conosciamo.
Procedendo nel tempo, troviamo una vasta e affascinante dottrina degli angeli nelle opere dell’illustre filosofo, poeta e teologo musulmano Avicenna (980-1037), nato e vissuto in Persia, il quale previde una duplice cosmogonia: cieli invisibili congiunti a quelli visibili dell’astronomia e della fisica celeste, le intelligenze angeliche che danno origine ai fenomeni palesi dell’universo. In Avicenna sono frequentemente citati l’Arcangelo Gabriele, angelo dell’umanità, e Michele, angelo dei Profeti.

I Deva dell’Oriente

Procedendo verso Oriente ed entrando nell’area culturale dell’induismo (l’India soprattutto, ma anche parecchie nazioni limitrofe dell’Asia sudorientale), come pure in quella del buddismo (Asia meridionale e orientale), incontriamo delle mitologie estremamente complesse, con la presenza di innumerevoli divinità. Questa folla, apparentemente anarchica, di esseri intermedi, energie, "ìpotenze", costituisce in realtà una gerarchia di forze incessantemente attive che, in modo diretto o indiretto, entrano in relazione con gli uomini. Qui, in particolare nella mitologia vedica e buddista, ritroviamo degli spiriti benigni, di natura angelica, denominati deva: dal sanscrito daiva, il termine significa "risplendente", "essere di luce" e indica la divinità. I "grandi Deva" vengono definiti Chohan, ed i Grandi Chohan prendono il nome di Mahachohan. Esiste inoltre una categoria eccelsa detta dei Dhyan Choan, risultando così una classificazione paragonabile a quella di Dionigi.
Il deva, nel pantheon dell’Oriente, è considerato una divinità minore, cui è prevalentemente affidato il compito di tutelare luoghi ed entità naturali come boschi, alberi, nuvole, laghi, venti, montagne; più in generale custodisce elementi dei regni minerale, vegetale e animale.

Dall’Oriente all’Occidente

Questa terminologia è diventata di uso comune anche in Occidente per designare gli angeli, e comunque, a seconda delle differenti culture, questi esseri sono sempre stati presenti nelle tradizioni con nomi quali: fate, folletti, elfi, gnomi, ondine. Possiamo dire che, mentre il termine deva designa uno spirito della natura che tutela un determinato elemento del creato, il termine angelo viene preferibilmente riservato agli esseri che si occupano dell’uomo.
L’esistenza dei deva e degli angeli riposa sul fatto che ogni particella dell’esistente rientra nel grande ordine e nella grande armonia dell’universo, ha un proprio ruolo e una funzione specifica e per adempiere al compito assegnato è guidata da un’intelligenza superiore, angelica appunto, la quale non è altro che un infinitesimo della incommensurabile sapienza divina: questa viene, per così dire, smistata e distribuita attraverso i canali delle gerarchie celesti. All’interno del quadro generale, dunque, ogni singola specie persegue una propria meta, secondo uno schema evolutivo che la porta a cercare costantemente l’ascensione a livelli superiori. Così è anche per l’uomo, il cui destino è quello di salire a una dimensione sopraumana, alla condizione angelica: l’uomo diventerà a sua volta un angelo.

Angeli che furono o saranno uomini

In questi termini ne parla Helena Blawatsky, nota figura nella storia dell’esoterismo e della Società Teosofica:
Tutto il Cosmo è guidato, controllato ed animato da una serie quasi infinita di Gerarchie di Esseri senzienti, ognuna con una missione da compiere e che, con un nome o l’altro, che li chiamino Dhyan Choan o Angeli, sono i ‘Messaggeri’, cioè, gli agenti delle leggi Karmiche e cosmiche. Ognuno di questi esseri è stato o si prepara ad essere un uomo, se non ora, almeno in un ciclo passato o futuro.
Questi Angeli non "amministrano" né "proteggono", non sono "Messaggeri dell'Altissimo" e ancor meno "Messaggeri della Collera" di un Dio qualsiasi inventato dalla fantasia dell'uomo. Invocare la loro protezione è sciocco come credere di potersi assicurare la loro simpatia con qualche rito propiziatorio, perché anch'essi, come l'uomo, sono creature soggette all'immutabile Legge del Karma e del Cosmo. L'uomo, essendo composto dall'essenza di tutte queste Gerarchie celesti, può riuscire a diventare superiore, in un certo senso, a qualsiasi Gerarchia o Classe o combinazione di esse.
Charles Webster Leadbetter, altro esponente di spicco della Società Teosofica, descrive nel libro "Nascita della Sesta Razza Madre" la vita della nuova società umana: un grande nucleo guidato spiritualmente dagli angeli che si incarnerà fra circa ottocento anni nell’attuale California.

Atlantide

Aspettando che l’uomo diventi superiore alle Gerarchie celesti, non possiamo dimenticare le tante leggende che ci riportano all’isola di Atlantide, distrutta nell’anno 8498 a.C. per la caduta di un asteroide al largo delle Azzorre (questo stando al calendario Maya). Una piccola parte dei sopravvissuti si sarebbe rifugiata nelle loro antiche colonie, penetrando nel bacino del Mediterraneo fino alle terre della Bibbia. E’ stato supposto che alcuni di essi appartenessero ad una élite sacerdotale o aristocratica in possesso di una tecnologia avanzata e di considerevoli cognizioni scientifiche. Enoch asserisce esplicitamente che quegli esseri potevano, volendo, presentarsi come uomini normali, sebbene molto alti, senza l’alone di luce. Quegli esseri avrebbero preso il nome di "angeli".

Angeli alla guida di navicelle spaziali

Ancora al patriarca Enoch sarebbero state attribuite dai tardi testi ebraici undici tavolette di argilla in cui si afferma che un piccolo gruppo di esseri misteriosi arrivò nel Libano circa 12 mila anni fa. A causa dei loro volti luminosi, degli occhi grandi e brillanti e della loro alta statura venivano chiamati "gli Splendenti".
Vi sono numerose descrizioni da altre fonti antiche: all’incirca con le stesse parole, 5 mila anni dopo, Daniele, il profeta dell’Antico Testamento, descrive una figura con una cintura d’oro sulle sue vesti e con le stesse caratteristiche di splendore. Uno dei discendenti dall’unione di questi popoli con gli abitanti del luogo è il biblico Noè, il cui presunto padre Lamech era atterrito dal misterioso figlio che riempiva una stanza oscura con la sua luce (secondo quanto riportato in un manoscritto di Qumran noto come "Le memorie dei Patriarchi"). Lamech si rende conto che è più probabile che sia nato dai Figli del Signore dell’Eden che non da lui. Egli si lamenta con Melchisedec che Noè non sia simile a lui, perché i suoi occhi sono come raggi di sole e sembra nato dagli angeli (CVI, 1-Cool.
A questo punto, ci si rende conto che è forte la tendenza al richiamo di testi antichi per confermare le diverse teorie, più o meno recenti: così succede, per esempio, parlando degli Elohim e della loro provenienza extraterrestre: i "Messaggeri celesti" diventano i "Messaggeri cosmici".
In questo filone si inserisce la religione raeliana (da Rael, il suo fondatore) che, per esempio, fa riferimento al Libro Genesi della Bibbia per sostenere che gli esseri umani sono una creazione di esseri alieni.

Ritorno a Sumer

La teoria di questa genesi (l’uomo creato da alieni) si richiama a quanto riportato dai miti sumeri secondo i quali “coloro che vennero dal cielo sulla Terra” atterrarono nel Golfo Arabico o nel Golfo Persico 432.000 anni prima del Diluvio. A Sumer apparve circa 6.000 anni fa, improvvisamente, la prima civiltà conosciuta e pienamente documentata e diede all’umanità praticamente tutte le grandi scoperte. Fu lì che apparve la scrittura, circa nel 3800 a.C.; questo fece di Sumer la terra dei primi scribi, che annotarono su tavolette di argilla nella scrittura cuneiforme meravigliose storie di dei e di esseri umani. Gli studiosi considerano questi testi come semplice mitologia, ma alcuni sono convinti che costituiscano la narrazione di eventi realmente accaduti.
In accordo a questi miti, alcuni scrittori di ispirazione cristiana hanno avanzato l’ipotesi che gli ufo possano essere una parte delle schiere angeliche che presiedono agli aspetti fisici della creazione. Altri scrittori pensano che vi siano entrambe le essenze, angelica e satanica, ai timoni dei dischi volanti e che i nostri cieli vedranno l’apocalittica battaglia finale tra le forze del bene e quelle del maligno.

Tra psicanalisi e magia

Per tornare coi "piedi per terra", anche la psicanalisi ha naturalmente detto la sua sugli angeli... I Messaggeri cosmici, visti da quest'ottica, si ridimensionano un po' e si devono accontentare di essere considerati "archetipi culturali", frutto dell'immaginazione collettiva e immagazzinati in un grande serbatoio chiamato "inconscio collettivo". Secondo la psicanalisi di Jung gli angeli infatti possono essere un esempio perfetto di un simbolo culturale che è stato accolto in Occidente: 4000 anni di fede in queste creature hanno creato una "verità eterna", che esercita ancora un considerevole potere inconscio perché mantiene molto del suo originale valore magico.
Nell’interpretazione esoterica, il “valore magico” degli Angeli apre ben altre prospettive. In un discorso generale, possiamo dire che la magia poggia le sue basi nell’equilibrio e quando questo equilibrio viene infranto è attribuito al mago il potere di intervenire per ristabilirlo tramite il concorso di entità benefiche: tra queste, gli Angeli. Sebbene ciò avvenga tramite ritualistiche magiche, qualche volta una persona può appellarsi con un’intensa preghiera a spiritualità angeliche appartenenti alle tradizioni religiose. Quindi anche la richiesta che una persona esprime agli Angeli può essere considerata, da questo punto di vista, come un’operazione magica.
Per concludere, riportiamo il pensiero di Geoffrey Hodson, uno dei più famosi chiaroveggenti degli ultimi tempi: "Non potete richiamare i grandi angeli nel vostro sé inferiore. Per vederli ed ascoltarli dovrete salire verso il loro mondo. Allorché ne supererete la soglia vedrete la possente moltitudine sempre immersa in miriadi di colori dell’arcobaleno...".

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 11:56 am    Oggetto:  ANGELI ED ANTROPOSOFIA
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Rispondi citando

FONTE: www:angeologia:it

Rudolf Steiner

Rudolf Steiner, fondatore dell'antroposofia, nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. Da studente curò gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al '97 collaborò all'Archivio di Goethe e Schiller a Weimar. Dal 1902 ebbe una più intensa attività come scrittore e conferenziere, prima nell'ambito della Società Teosofica e poi di quella Antroposofica, da lui fondata nel 1913. Oltre a una trentina di opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Morì nel 1925 a Dornach (Svizzera) dove aveva edificato, prima in legno e poi in cemento, il Goetheanum, centro di attività scientifiche e artistiche fondate sull'antroposofia.
Fu all’età di 35 anni circa che si verificò un cambiamento decisivo nella vita di Steiner. "Un interesse, mai provato prima, per ciò che è sensibile, percettibile, si destò in me. Assunsero importanza alcuni particolari cui prima non avevo prestato debita attenzione. Ebbi l’impressione che il mondo sensibile avesse qualcosa da svelarmi, qualche cosa che esso soltanto potesse svelarmi. Entrai così, per la precisione e la forza dell’osservazione compiuta mediante i sensi, in un dominio sino allora sconosciuto".
La nuova facoltà si ripercosse fortemente sulle sue esperienze spirituali. "Quando si osserva il mondo fisico si esce completamente da se stessi. Proprio per questo si può ritornare nel mondo spirituale con accresciuta penetrazione". Da anni Steiner era solito praticare la meditazione. Intensificò ora notevolmente quella pratica. Si sviluppò in lui "la coscienza di un uomo spirituale interiore che può svilupparsi nella natura umana e che, liberato totalmente dall’organismo fisico, può vivere, percepire, muoversi nel mondo spirituale. Questo uomo spirituale autonomo entrò nella mia esperienza per effetto della meditazione".
Rudolf Steiner acquistò così il diritto di dirsi cittadino di due mondi, il fisico e lo spirituale. Fu in quell’epoca che Steiner incontrò nel mondo dello spirito quelle potenze demoniache che dalla conoscenza della natura non vogliono portare alla visione dello spirito, ma fanno del pensiero un meccanismo. "Per quelle entità è assolutamente vero che il mondo è una macchina".
Doveva ora condurre in piena consapevolezza una dura lotta interiore: "Dovetti salvare la mia vista spirituale tra le tempeste che si svolsero nella mia anima. (…) Durante tali prove, riuscii ad andare avanti solo evocando in me, con la mia vista interiore, lo sviluppo del cristianesimo".
Negli ultimi anni dell’Ottocento, la grande sete di conoscenza diresse Steiner verso alcune concezioni che non erano quelle delle confessioni religiose, il cui insegnamento ufficiale "concerne un mondo dell’aldilà che l’uomo non può raggiungere sviluppando le proprie forze spirituali. Ciò che la religione insegna, ciò che essa dà come legge morale, proviene da rivelazioni esterne all’uomo. A questo si opponeva la mia concezione dello spirito con l’affermazione che il mondo spirituale è altrettanto percepibile quanto il mondo che si manifesta ai sensi. E vi si opponeva anche il mio principio di individualismo etico, per cui la morale non va ricevuta dall’esterno, sotto forma di legge, ma deriva dallo sviluppo dell’entità animico-spirituale dell’uomo, in cui vive un elemento divino".
"Non riuscii a trovare il cristianesimo che cercavo in nessuna delle confessioni esistenti. Così che, dopo dure lotte animiche, dovetti immergermi io stesso nel cristianesimo, e precisamente in quel mondo soprasensibile, nel quale lo spirito stesso ne parla."

Nasce l'Antroposofia

Nel 1902, Steiner fece un passo decisivo in occasione di una conferenza per l’Associazione Giordano Bruno. Dichiarò apertamente, per la prima volta, quale sarebbe stato lo scopo di tutta la sua attività futura: "trovare nuovi metodi per lo studio dell’anima su base scientifica".
"Quella conferenza" egli disse "fu la mia conferenza antroposofica fondamentale: il punto di partenza di tutto il mio futuro lavoro".
Si può dunque dire che la sera dell’8 ottobre 1902 segnò l’origine dell’antroposofia.
A partire da quel momento la biografia di Rudolf Steiner è inseparabilmente unita all’impulso spirituale che allora chiamò spesso teosofia, ma che ben presto denominerà antroposofia (dal greco anthropos, uomo, e sophia, saggezza). Questa definizione voleva significare una forte e più ampia coscienza interiore, grazie alla quale l’uomo può sperimentare se stesso come cittadino di due mondi. A tale definizione aggiunse le parole: "è la coscienza della propria umanità”.
“L'antroposofia è mediatrice di conoscenze ottenute per via spirituale. Ma lo è solo perché la vita quotidiana e la scienza fondata sulla percezione dei sensi e sull'attività dell'intelletto conducono ad un limite del sentiero della vita, raggiunto il quale l'esistenza animica umana dovrebbe perire, se non fosse in grado di varcare il limite. La vita quotidiana e la scienza non conducono al limite in modo che sia necessario arrestarvisi, ma, a quel limite della percezione dei sensi, attraverso l'anima umana stessa, si apre la vista sul mondo spirituale. L'esperienza comune della vita mostra la massima dipendenza della vita spirituale dell'uomo dall'esistenza corporea. Qui si sveglia nell'uomo la coscienza che, nell'esperienza comune della vita, l'autoconoscenza potrebbe essere andata perduta. Sorge allora l'ansiosa domanda se possa esservi un'autoconoscenza che trascenda l'esperienza comune della vita e arrivi alla certezza intorno ad un vero Sé. L'Antroposofia vuole dare una risposta a questa domanda, sulla base di una sicura esperienza dello Spirito."
Da tutto questo poté sorgere un’altra "figlia" dell’antroposofia: la pedagogia steineriana, che ben presto si affermò in tutto il mondo. Nel 1907, infatti, Steiner aveva trattato in una esposizione importantissima la "educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito", che venne poi pubblicata in opuscolo. Egli mostrò come una giusta comprensione delle leggi che governano il divenire del bambino e dell’adolescente dovesse per forza propria sfociare in una pedagogia completamente nuova. Rudolf Steiner mostra come l’essere umano in divenire avanzi per un difficile cammino le cui tappe faticose sono ben riconoscibili: esse corrispondono al successivo sorgere di necessità materiali e morali ben determinate. Il piano di studi e il metodo da adoperare nella futura scuola furono concepiti per corrispondere, per quanto possibile, a queste necessità. La sua pedagogia traccia soprattutto ad ogni educatore il cammino per una severa educazione di se stesso. A colui che segue tale via con perseveranza i bambini stessi insegnano a poco a poco come egli debba insegnare.
Anche dei medici, oltre che degli insegnanti, scoprirono che gli insegnamenti di Rudolf Steiner erano in grado di arricchire notevolmente le loro conoscenze professionali.
Già molto presto Steiner aveva rivolto la sua attenzione a questioni inerenti la medicina. Aveva dimostrato come la scienza dello spirito (antroposofia) possa aprire nuovi orizzonti su quanto concerne l’organismo umano. La caratteristica tutta particolare della medicina ampliata antroposoficamente consiste specialmente nell’includere, in base all’indagine soprasensibile, la natura psichica e spirituale del malato nello studio della sua malattia. Steiner illustrava dei casi patologici servendosi di moltissimi esempi e poté sviluppare, dalle sue conoscenze sull’azione reciproca che avviene fra l’organismo umano e i regni della natura, una terapia razionale. Per essere un vero medico nel senso antroposofico della parola bisogna, Steiner diceva, esser prima di tutto medico nel senso della medicina ufficiale. I suoi contributi, nell’ambito della medicina, non avevano altro scopo se non quello di ampliare la medicina generalmente praticata, non di sostituirla.

Di seguito, brani tratti da conferenze tenute da Rudolf Steiner e pubblicate con i titoli “Gerarchie spirituali” e “Le entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della Natura”, Editrice Antroposofica.

I corpi celesti

Nelle epoche pre-atlantiche, nelle epoche precedenti la grande catastrofe, allorché le grandi masse degli uomini guardavano ancora chiaroveggentemente gli spazi celesti (con chiaroveggenza atavica, crepuscolare), quando ancora elevavano gli sguardi alle gerarchie spirituali, vedevano ben diversamente da poi, quando nelle epoche post-atlantiche l’antica chiaroveggenza si era dileguata per le grandi masse umane e solo l’occhio fisico poteva ormai guardar fuori negli spazi celesti fisici. Nei tempi precedenti la catastrofe atlantica, non avrebbe perciò avuto senso parlare dei corpi celesti che oggi sono distribuiti nello spazio. Allora lo sguardo umano chiaroveggente guardava negli spazi del firmamento e scorgeva mondi spirituali. Sarebbe stato assurdo parlare allora di Mercurio o Nettuno o Saturno, come ne parla la nostra astronomia, poiché, quando la nostra astronomia parla dei firmamento e di ciò ch’esso contiene, essa rende soltanto quanto ne percepisce l’occhio fisico-sensibile. Ma nei tempi atlantici, per l’antica umanità chiaroveggente, ciò non esisteva nemmeno; allora, guardando il cielo, non si vedevano affatto stelle di luce fisicamente delimitate. Quel che vede oggi l’occhio fisico è per così dire solo un’espressione esteriore della spiritualità che si scorgeva allora. (…)
L’occhio fisico antico vedeva l’aura di Giove, e vedeva nell’aura le entità spirituali che, per un certo loro grado di evoluzione, appartenevano a Giove. Poi l’umanità si sviluppò fino alla veggenza fisica. L’aura rimase, ma l’uomo non poteva più vederla; il nucleo centrale fisico diventava sempre più distinto. La parte spirituale andò perdendosi, e divenne visibile la parte corporea. La conoscenza di questa spiritualità intorno alle stelle, delle entità che le circondano, si conservò nei sacri misteri. Di tale conoscenza parlano tutti i santi Risci (antichi saggi indiani). (…)
Coloro che erano discepoli dei maestri di quelle scuole dei misteri, pronunciando nei diversi linguaggi i nomi di Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, indicavano una scala di entità spirituali. Chi pronuncia quelle parole nel senso odierno, indicando con esse un astro fisico, indica solo la parte più grossolana di ciò che con quei nomi s’intendeva in origine; non ne indica affatto l’elemento principale. Così l’antico maestro di sapienza diceva “Luna”, e con questa parola suscitava la rappresentazione di un grande mondo spirituale. Quando pronunziava la parola “Luna” e indicava il punto del cielo dove si trova la Luna, avendo nella sua coscienza la consapevolezza: “Ivi è il gradino inferiore d’una scala di gerarchie spirituali”, allora chi per la sempre più profonda immersione nei sensi dell’umanità si era grandemente allontanato da quella veggenza spirituale, levando i suoi sguardi vedeva solo la Luna fisica, e chiamava quella “Luna”. Si aveva dunque una parola per due cose che certamente avevano un nesso tra di loro, ma suscitavano nell’uomo rappresentazioni del tutto differenti. Lo stessa accadeva quando i saggi dei misteri alzavano gli sguardi a Mercurio, Sole, Marte e così via.

Dionigi l’Areopagita

Per impedire che l’umanità perdesse ogni nesso con la saggezza spirituale originaria, al principio della nostra era, quando ebbe luogo il ringiovanimento dell’antichissima saggezza, si dovette nuovamente accennare, e con parole decise, che là dove l’occhio umano, rivolgendosi al cosmo, come occhio fisico non scorge che cose fisiche, ivi lo spazio è spiritualmente riempito da sostanze spirituali.
E così, con parole estremamente ferme, chi in Atene fu il discepolo più intimo dell’apostolo Paolo, Dionigi l’Areopagita, affermò che fuori nello spazio non esiste soltanto materia, che l’anima capace d’elevarsi col suo presentimento negli spazi dell’esistenza cosmica vi scorge spiritualità, vi trova esseri spirituali che stanno al di sopra dell’uomo nell’evoluzione della vita. Per esprimerlo egli usò allora altre parole poiché, se avesse adoperate le parole antiche, nessuno vi avrebbe compreso altro che cose materiali. (…) Adoperava parole di cui era sicuro che sarebbero state prese spiritualmente; parlava di angeli, arcangeli, archai, potestà, virtù, dominazioni, troni, cherubini, serafini. Ma ormai gli uomini avevano dimenticato, proprio dimenticato, quel che l’umanità aveva saputo in altri tempi. Se si fosse potuto comprendere il nesso tra ciò che vedeva Dionigi l’Areopagita e ciò che era stato veduto dagli antichi sacri Risci, sentendo da un lato pronunciare la parola Luna e dall’altro, in altri misteri, la parola angeli, si sarebbe saputo che era la stessa cosa. Così, sentendo da un lato menzionare Mercurio e dall’altro arcangeli, da un lato archai e dall’altro Venere, si sarebbe pur sempre compreso che era la stessa cosa. Si sarebbe udita la parola Sole da una parte e potestà (Exusiai) dall’altra, e si sarebbe saputo che gli stessi mondi erano designati con quelle parole. Sentendo dire Marte si sarebbe pensato che ora ci s’innalzava alle virtù (Dynameis). La parola Giove avrebbe avuto lo stesso significato di ciò a cui nella scuola di Dionigi si dava il nome di dominazioni (Kyriotetes). Al nome di Saturno corrispondeva quello dei troni. (…)
Il compito della moderna scienza dello spirito, o antroposofia, è appunto ritrovare il nesso tra il fisico e lo spirituale, tra il mondo terrestre e le gerarchie spirituali.

Il compito della nostra Terra

Come l’uomo passa da un’incarnazione all’altra, come passa da una metamorfosi all’altra, così tutti gli esseri dell’universo, dal minimo al massimo, passano attraverso a reincarnazioni; ed anche un essere qual è la nostra Terra stessa, ossia un essere planetario, passa attraverso reincarnazioni. La nostra Terra non è nata già come Terra, ma fu preceduta da un’altra condizione. Come l’uomo in questa sua esistenza è la reincarnazione di una vita precedente, così anche la Terra è la reincarnazione di un antico pianeta che l’ha preceduta. Noi denominiamo Luna quel pianeta precedente la Terra, e con ciò nondimeno la Luna di oggi, ch’è solo un frammento, un residuo della Luna antica, ma intendiamo uno stato precedente della nostra Terra che ebbe esistenza una volta e passò poi per un periodo di vita spirituale che usiamo chiamare pralaja, così come l’uomo passa per uno stato spirituale dopo la morte. Quel pianeta lunare è poi rinato, come rinasce l’uomo. A sua volta però lo stato planetario della Luna è la reincarnazione di uno stato planetario precedente che chiamiamo Sole. Questo Sole, che però non è il Sole attuale ma un essere del tutto diverso, è la reincarnazione dell’ultimo pianeta al quale dobbiamo guardare, quando parliamo delle diverse reincarnazioni della nostra Terra, e cioè l’antichissimo Saturno. Abbiamo così quattro reincarnazioni successive: Saturno, Sole, Luna, Terra.
Il compito della nostra Terra è di rendere possibile all’uomo, quale lo conosciamo oggi, appunto la sua esistenza umana. Tutti gli effetti della nostra Terra sono tali che per essi l’uomo diventi un’entità egoica, un io, il che non avveniva negli stati precedenti per i quali egli è passato. L’uomo è dunque diventato uomo, nel senso attuale, solo sulla Terra. Anche gli stati planetari precedenti per cui la Terra è passata ebbero un compito analogo. Altri esseri divennero uomini su quegli altri pianeti; esseri che oggi stanno appunto più in alto dell’uomo. (…)
Una delle verità che i discepoli dei misteri dovevano acquisire già nell’antichità era che gli Dei, i quali oggi stanno in alto, nelle sfere spirituali, non erano sempre stati Dei, ma che prima erano stati uomini, e avevano anch’essi percorso i gradini umani prima di ascendere al rango di Dei.

I diversi gradi di entità divino-spirituali

Gli esseri, i primi che sono invisibili e che stanno immediatamente al di sopra dell’uomo, vale a dire che sono un solo gradino al di sopra dell’uomo, si chiamano nell’esoterismo cristiano angeli, messaggeri, cioè messaggeri del mondo divino-spirituale. Gli esseri che stanno ancora un grado più in su, dunque due gradi al di sopra dell’uomo, si chiamano arcangeli o anche spiriti del fuoco. Gli esseri che quando compiono normalmente il loro sviluppo stanno un grado più su degli arcangeli sono le entità che si chiamano spiriti della personalità, oppure principati, forze primordiali, archai. Abbiamo così in primo luogo tre ordini di esseri più elevati dell’uomo. Questi tre ordini di esseri hanno tutti attraversato il loro stadio di umanità, furono una volta uomini.
Lo stadio umano degli esseri che oggi sono angeli non risale nemmeno a un passato molto lontano guardando le cose dal punto di vista dei periodi cosmici; essi furono uomini sulla Luna; e come noi, grazie alle condizioni terrestri, possiamo muoverci come uomini sulla Terra, così gli angeli, percorrendo il loro stadio umano, potevano appunto abitare la Luna. Gli arcangeli passarono il loro stadio umano sul Sole, e le archai o spiriti della personalità, sull’antico Saturno. Così questi esseri si sono gradatamente innalzati, partendo dallo stadio umano, e oggi sono entità superiori che si trovano a gradi gerarchici più elevati dell’uomo.
Se contiamo in senso spirituale i gradini della scala dei regni cosmici, possiamo quindi dire di avere, visibili sulla Terra, il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e quello umano; poi si passa all’invisibile, e si ha il regno degli angeli, degli arcangeli o spiriti del fuoco, delle archai (principati, spiriti della personalità).

Angeli

Per ogni individuo umano dobbiamo presupporre un’entità che, per il fatto di essere di un grado superiore all’uomo, conduce l’individualità a passare da un’incarnazione all’altra. Queste non sono le entità che regolano il karma; queste sono semplicemente entità custodi le quali serbano la memoria dall’una all'altra incarnazione fino a che l’uomo non sia in grado di serbarla da sé. Queste entità sono appunto gli angeli. Possiamo dunque dire che ogni uomo è in ogni incarnazione una persona, ma che su ciascuno veglia un’entità la quale ha una coscienza che va da incarnazione a incarnazione. Per questo fatto l’uomo che ai primi gradini dell’iniziazione non sa ancor nulla per scienza propria delle sue incarnazioni precedenti, acquista però la possibilità d’interrogare in proposito il suo angelo. Ciò è assolutamente possibile a certi gradi inferiori dell’iniziazione. Possiamo dunque dire: gli esseri angelici stanno un grado più su degli uomini, hanno il compito di vegliare su tutto lo svolgimento del filo umano che per la singola individualità passa attraverso alle successive incarnazioni.
(…) Se vogliamo cercare un angelo, dobbiamo prendere in considerazione che il suo fisico quaggiù non è che una specie di riflesso dei suoi principi spirituali, i quali si possono vedere solo nel mondo spirituale. Nell’acqua che scorre, nell’acqua che si scioglie in vapore, nei venti dell’aria, nel balenio dei lampi e in altri fenomeni simili dobbiamo cercare il corpo fisico degli angeli. La difficoltà nell’uomo sta in primo luogo nella sua convinzione che un corpo debba avere contorni ben delimitati. (…)
L’uomo deve sviluppare tutti i suoi principi racchiusi in lui, e da ciò dipende il fatto ch’egli non possa comprendere come un corpo fisico possa essere evanescente, fluttuante, come non sia necessario neppure che abbia struttura determinata. Dobbiamo pensare che più angeli fra loro collegati possono avere la parte più densa del loro corpo fisico in una unica parte di questa o quella superficie d’acqua. Non occorre affatto concepire che il corpo fisico degli angeli debba necessariamente essere delimitato; una data superficie d’acqua può costituirne una parte, mentre un’altra parte potrà essere molto lontana dalla prima. In breve vediamo come tutto ciò che ci attornia: acqua, aria, e fuoco terrestri, si debba considerare come contenente in sé i corpi delle gerarchie immediatamente superiori all’uomo.

Arcangeli e principati

Saliamo ora al gruppo successivo di entità, agli arcangeli, o spiriti del fuoco, come pure si chiamano. Questi non si occupano degli uomini singoli, delle singole individualità, ma hanno il compito più vasto di coordinare armonicamente la vita del singolo con quella di una collettività più grande, ad esempio i popoli, le razze e così via. E’ compito degli arcangeli, nella nostra evoluzione terrestre, di mettere l’anima del singolo in una certa connessione con quella che chiamiamo l'anima di popolo, l’anima di razza.
Passiamo ora alle entità che denominiamo spiriti della personalità o principati o archai. Esse sono ancora superiori e hanno un compito ancora più elevato nell’insieme dell’umanità. In realtà, regolano le condizioni dell’umanità intera sulla Terra, e vivono così che attraverso alle onde del tempo, di epoca in epoca, si trasformano in un determinato momento, e assumono per così dire un altro corpo spirituale. Quello che si chiama realmente lo spirito del tempo, lo spirito di un’epoca, è il corpo spirituale delle archai.

La manifestazione delle entità della terza gerarchia

(…) Negli angeli, così come nelle entità dalla terza gerarchia che comprende arcangeli e principati, non esiste affatto una vita interiore autonoma, quale esiste nell’uomo. Se esse voglio esplicare la propria natura, se vogliono per così dire pensare, sentire o volere al modo dell’uomo ciò che esse sono, tutto si manifesta subito all’esterno; non è come nell’uomo, il quale può rinchiudere in se stesso i suoi pensieri e i suoi sentimenti, e può non attuare i propri impulsi di volontà. I pensieri che vivono in quegli esseri, come pensieri da loro stessi prodotti, sono al tempo stesso la loro manifestazione verso l’esterno. Se poi essi non vogliono manifestarsi, non possono rientrare nella loro interiorità altrimenti che riempiendosi a loro volta del mondo spirituale che sta sopra di loro. Nell’interiorità di quelle entità vive dunque il mondo spirituale sovrastante e quando invece esse sperimentano se stesse si manifestano oggettivamente verso l’esterno.
Queste entità non possono dunque nascondere in sé alcun frutto del loro pensare o del loro sentire, dato che qualunque cosa esse elaborassero in se stesse, si manifesterebbe all’esterno. Esse non sanno mentire: ciò che pensano o sentono non può non essere convalidato dal mondo esterno. Esse non possono concepire una qualsiasi rappresentazione che non coincida con un qualsiasi mondo esterno, dato che le rappresentazioni da loro concepite vengono poi percepite da quegli stessi esseri come la manifestazione (o rivelazione) di loro stessi. Ammettiamo però per un momento che quelle entità avessero voglia di rinnegare la propia natura: che cosa accadrebbe allora? Si è già detto che nel caso delle entità che abbiamo denominato Angeli, Arcangeli e Spiriti dei tempi (o Archài) tutto ciò che possono percepire, che si rivela loro, è la loro propria natura. Se volessero mentire, dovrebbero sviluppare in loro stesse qualcosa di incompatibile con la loro natura. Ogni menzogna sarebbe un rinnegare la loro natura, cioè in realtà niente altro che uno stordimento, un annientamento della propria entità. Se tuttavia vogliamo proprio immaginare che tali entità abbiano voglia di sperimentare interiormente qualcosa che esse non manifestino direttamente all’esterno, allora esse dovrebbero per l’appunto assumere una natura diversa.

I ribelli della terza gerarchia

Il fatto che ho ora definito, cioè il rinnegamento della natura delle entità della terza gerarchia, con l’assunzione di una natura diversa dalla loro, è realmente accaduto, nel corso dei tempi. Fra le entità della terza gerarchia ve ne furono che provarono la voglia di fare delle esperienze interiori senza essere obbligate a manifestarle all’esterno: cioè, in sostanza, la voglia di rinnegare la propria natura.
Possiamo qui domandarci quali fossero le ragioni che possono avere indotto quelle entità a provare quella voglia. Osservando la natura delle entità della terza gerarchia (dotate di quella loro “manifestazione” e della loro “plenitudine di spirito”), notiamo che in fondo esse si trovano interamente al servizio delle entità delle gerarchie superiori: esse non hanno in realtà una vita propria. Gli Angeli non hanno vita propria: la loro vita è rivelazione, esiste per il mondo intero, e appena non manifestano più se stessi, la loro interiorità è occupata dalla vita delle gerarchie superiori che getta la sua luce in loro. Fu un senso di forza, di autonomia, di libertà a indurre alcuni di loro a rinnegare la propria natura. A un certo momento, parte delle entità della terza gerarchia provarono l’impulso a non dipendere più soltanto dalle entità delle gerarchie superiori, ma a sviluppare invece una vita propria. Ciò ebbe un’influenza assai notevole sull’intera evoluzione del sistema planetario. Infatti, quelle entità (che potremmo chiamare i ribelli della terza gerarchia) provocarono niente di meno che la preparazione dell’autonomia dell’uomo stesso: della possibilità cioè che l’uomo sviluppi una vita autonoma che non si manifesti direttamente all’esterno, una vita interiore indipendente dalla manifestazione esterna.
Gli spiriti della terza gerarchia che giunsero a sviluppare questo impulso non fecero quello che fecero al fine di mentire, bensì per conseguire lo sviluppo di una vita propria. Sviluppando una vita propria, essi dovettero prendere su di sé la conseguenza di diventare spiriti della non-verità, spiriti del rinnegamento della propria natura, in altre parole spiriti della menzogna.
(…) Ora, tutti gli spiriti che sorsero nel modo descritto (quasi come una seconda categoria) a fianco degli spiriti della terza gerarchia, per effetto del rinnegamento della loro natura, vengono chiamati in occultismo spiriti luciferici. Il concetto di spiriti luciferici è caratterizzato essenzialmente dalla loro volontà di sviluppare una vita interiore autonoma. Essi volevano superare la condizione di “pienezza di spirito”, dell’essere ricolmi della sostanza delle gerarchie superiori. Essi aspiravano ad essere ricolmi non solo delle entità delle gerarchie superiori, ma della loro propria essenza. A questo fine, invece di colmarsi dello spirito delle gerarchie superiori, conservando in tal modo per così dire la vista aperta verso queste gerarchie, essi non poterono fare a meno di separarsi dalle entità delle gerarchie più elevate, per procurarsi in questo modo sostanza propria dalla sostanza delle gerarchie superiori e per sviluppare una loro autonomia.

Potestà

Dopo la terza gerarchia, arriviamo alle entità che chiamiamo potestà, exusiai o anche spiriti della forma. Qui giungiamo a compiti che già vanno oltre la Terra. Nell’evoluzione umana distinguiamo un’evoluzione di sette periodi: Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano. Abbiamo visto regolato tutto quello che accade sulla Terra dagli angeli per quanto riguarda l’uomo singolo, dagli arcangeli per il nesso del singolo con le grandi masse umane, dagli spiriti della personalità per l’intera evoluzione dell’umanità. Ma v’è dell’altro che deve ora essere regolato: l’umanità deve venir condotta da uno stato planetario a un altro. Anche qui devono esservi entità spirituali che durante tutta l’evoluzione terrestre provvedano affinché, quando essa sarà giunta al suo termine, l’umanità possa passare nel giusto modo attraverso un altro pralaja e trovare la via alla meta seguente, a Giove. Queste entità sono le potestà o spiriti della forma.

Serafini, cherubini, troni

Le prime entità che per così dire circondano la Divinità stessa, che come esprime così bene l’esoterismo cristiano occidentale, “godono l’immediata visione di Dio”, sono i serafini, i cherubini, i troni. Questi ricevono dunque i piani di un nuovo sistema cosmico dalla divina Trinità da cui ha origine. Naturalmente questo è detto in senso più figurato che reale, perché si tratta di descrivere attività così sublimi che le parole umane non sono davvero adeguate ad esprimerle.
(…) Serafini è un nome che, se inteso nel suo giusto significato anche secondo l’esoterismo ebraico, fu sempre interpretato nel senso di esseri che hanno il compito di ricevere dalla Trinità le somme idee, gli scopi di un sistema cosmico. Il grado immediatamente inferiore della gerarchia, i cherubini, ha il compito di elaborare e sviluppare in saggezza le mete e le idee ricevute dalle Divinità supreme. I cherubini sono dunque spiriti di suprema sapienza, capaci di tradurre in disegni eseguibili i suggerimenti dati loro dai serafini. A loro volta i troni, il terzo gradino della gerarchia a partire dall’alto, hanno il compito (s’intende, parlando molto figuratamente) di dar mano all’opera, affinché ciò che fu pensato in sapienza, i sublimi pensieri cosmici che i serafini ricevettero dagli Dei, e che i cherubini elaborarono nel pensiero, possano venir tradotti in realtà.
Vediamo così, purché vogliamo guardare con l’anima, come grazie all’emanazione della sostanza fuoco per opera dei troni, avvenga il primo grado di realizzazione dei disegni divini. I troni ci appaiono come entità che hanno la forza di tradurre in una prima realizzazione ciò che era stato pensato dai cherubini. Questo accade con l’emanazione da parte dei troni della propria sostanza, del fuoco cosmico originario, entro lo spazio che per così dire è stato preso in considerazione per un nuovo sistema cosmico.

Il sistema solare e le gerarchie spirituali

Le entità che sono più vicine alla Terra, che operano nella cerchia più immediata intorno alla Terra, sono gli angeli. Da questa sfera guidano la vita della singola individualità che passa da un’incarnazione all’altra. Ma occorre una potenza maggiore per distribuire in modo conveniente intere masse di popoli sulla Terra, assegnando le loro diverse missioni.
(…) Consideriamo come agisca diversamente dall’altra una razza che sia diversa per il colore della pelle e dei capelli; in ciò operano condizioni cosmiche che devono essere regolate dagli spazi celesti. Questo avviene per un influsso proveniente dalla sfera che giunge fino a Mercurio, fino al confine degli arcangeli. Se poi cerchiamo donde provenga all’umanità intera, quale si evolve sulla Terra, la direzione che la guida e la conduce, troviamo che questa direzione proviene da sfere celesti ancor più lontane, cioè dallo spazio cosmico che giunge fino a Venere. Quando poi deve venire diretto e guidato il compito della Terra stessa, questa direzione deve partire dal punto centrale di tutto il sistema.
La nostra umanità si evolve attraverso Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano. Le entità che della gerarchia spirituale che dirigono la missione dell’umanità da un pianeta all’altro sono le potestà, gli spiriti della forma. Essi devono trovarsi in un posto eletto e vi stanno infatti; il loro dominio giunge fino al Sole. Il Sole ebbe esistenza come corpo separato già accanto all’antica Luna, è ora nuovamente accanto alla Terra, e sarà ancora accanto a Giove. Il suo dominio si estende al di là del singolo pianeta. Perciò l’esistenza del Sole deve essere congiunta con quelle entità spirituali il cui dominio si estende anche al di là dei singoli pianeti. Sotto questo aspetto il Sole è veramente un corpo celeste eletto in quanto arriva fino ad esso il dominio che si estende oltre il singolo pianeta. Vediamo dunque che in sostanza troviamo la sfera spaziale esterna, la dimora esterna delle gerarchie, non tanto nei singoli pianeti quanto nelle orbite che vengono circoscritte dai pianeti come segni di confine. Se immaginiamo tutta la cerchia della Terra fino alla Luna, essa è tutta pervasa dall’attività degli angeli; quella della Terra fino a Mercurio, dall’attività degli arcangeli e così via.
Abbiamo dunque a che fare con sfere spaziali, e i pianeti sono i segni di confine dell’attività spaziale delle entità superiori. L’uomo stesso è incatenato alla Terra; però l’eterno che passa da un’incarnazione all’altra viene guidato da entità che non sono incatenate alla Terra, ma che attraverso all’atmosfera giungono a ciò che sta al di là di essa, fino alla Luna. E così di seguito, sempre più in alto.

La visione della Divinità e le gerarchie spirituali

Se ci innalzassimo al di là dei serafini, entreremmo nel campo della Divina Trinità. Qual è dunque la speciale caratteristica dei serafini, dei cherubini e dei troni, ch’essi soli possiedono sopra le altre entità del mondo? Hanno ciò che si è chiamato “la visione immediata della Divinità”. Essi possiedono fin dal principio quello che l’uomo per mezzo della sua evoluzione deve conquistarsi a poco a poco. (…)
La differenza tra i serafini, i cherubini e i troni, e l’uomo è che dal primo inizio della nostra evoluzione queste supreme entità delle gerarchie spirituali circondano immediatamente la Divinità, la Trinità Divina, e ne godono la visione sin dal principio. E’ dunque d’immensa importanza sapere che quelle entità, quando cominciano a esistere, vedono Dio, e mentre vivono continuamente contemplano la Divinità. Quanto esse operano, quanto fanno, è suscitato dalla loro visione di Dio; Dio agisce attraverso ad esse. Non sarebbe loro possibile fare diversamente, non sarebbe loro mai possibile agire diversamente da come agiscono, perché la visione divina è una forza tanto possente, agisce su di loro in tal modo che esse con immediata sicurezza, con immediato impulso, eseguono gli ordini della Divinità. Ponderare, giudicare, tutto ciò non esiste nelle schiere di quelle entità; non v’è che la visione degli ordini divini e il conseguente immediato impulso a tradurre in atto quanto si è loro palesato. Vedono così la Divinità nella sua forma originaria e vera, la Divinità quale è. Esse si vedono solo come le esecutrici del volere e della saggezza divina. Così è per la gerarchia suprema.
Se scendiamo alla successiva gerarchia, a quelle entità che chiamiamo dominazioni, virtù e potestà, o anche spiriti della saggezza, del movimento e della forma, dobbiamo dire: esse non hanno più così direttamente la visione della Divinità, non vedono più Dio nella sua forma immediata quale Egli è, ma nelle sue rivelazioni in cui Egli (se così si può dire) si rivela per mezzo della sua faccia, della sua fisionomia. Naturalmente è loro impossibile non riconoscere che quella è la Divinità; hanno anche loro un impulso immediato di seguire le rivelazioni della Divinità, come è per serafini, cherubini e troni. L’impulso non è più tanto possente, ma è ancora immediato. Per serafini, cherubini e troni sarebbe impossibile dire che essi potrebbero non eseguire ciò che vedono essere prescritto da Dio; sarebbe impossibile a motivo della loro prossimità a Dio. Ma sarebbe pure assolutamente escluso che le dominazioni, le virtù e le potestà intraprendessero qualcosa che non fosse voluto dalla Divinità stessa.

La lotta nei cieli e gli esseri luciferici

Affinché l’evoluzione del mondo potesse progredire, dovette perciò avvenire un fatto del tutto particolare.
Nel periodo intermedio tra l’evoluzione di Giove e quella di Marte (l’antico Sole e l’antica Luna), a un certo numero di entità appartenenti alla sfera delle virtù fu dato l’ordine, se mi è lecito esprimermi così, d’intervenire in modo da porre ostacoli al processo evolutivo invece di favorirlo. Questo fatto è quello che abbiamo imparato a conoscere come la lotta nei cieli. Dunque fu come introdotta nell’evoluzione l’opera di certe virtù a cui era stato impartito quel comando… Per il bene dell’umanità si doveva dare quel comando a certe virtù; queste non erano malvagie; non occorre concepirle come virtù malefiche; si può dire ch’esse si sacrificarono opponendosi quali ostacoli al processo evolutivo. Queste virtù si possono perciò chiamare le Divinità degli ostacoli, nel più vasto senso della parola. Da questo punto in poi fu data la possibilità a tutto quanto si verificò nell’avvenire. Queste virtù così comandate non erano ancora cattive per se stesse; erano al contrario le grandi forze promotrici dell’evoluzione, in quanto contrastavano l’evoluzione normale. Ma appunto perché la contrastarono, furono le generatrici del male; ché, in seguito a ciò, a poco a poco nacque il male. (…)
Vediamo così che sotto un certo riguardo soltanto per il fatto che le virtù ricevettero quell’ordine, fu data all’uomo la possibilità di raggiungere per forza propria la meta che neppure i più elevati serafini potevano raggiungere per forza propria. Serafini, cherubini, troni non possono assolutamente agire altrimenti che seguendo direttamente gli impulsi dati dalla Divinità. Nemmeno le dominazioni e tutta la seconda gerarchia possono agire diversamente. Delle virtù, una parte ricevette il comando di opporsi all’evoluzione; dunque anche le virtù, che per così dire si frapposero come ostacolo sulla via dell’evoluzione, non potevano fare altro che seguire i comandi divini. Anche in quella che si potrebbe chiamare l’origine del male, anche in ciò esse eseguono solo il volere divino. Facendosi serve del male, compiono il volere divino il quale, attraverso il male, vuol sviluppare il più forte bene.
Se discendiamo ora alle entità che chiamiamo potestà, anch’esse, da sé, non avrebbero mai potuto giungervi. Anch’esse non avrebbero potuto divenire “cattive” per forza propria; neppure gli spiriti della personalità e neppure gli spiriti del fuoco.
Una parte degli angeli rifiutò la possibilità di divenire cattiva, non si lasciò per così dire sedurre dalle forze che dovevano introdurre degli ostacoli, e serbò fedeltà all’antica natura. Così fino agli angeli, e ancora in una parte di essi, troviamo entità delle gerarchie spirituali che non possono assolutamente far altro che seguire il volere divino, per le quali non vi è possibilità di derogare dal volere divino. Questo è l’essenziale.
Gli angeli che si sono precipitati nella corrente prodotta dalle virtù durante la lotta nei cieli sono quelli che, a cagione delle loro azioni seguenti, chiamiamo esseri luciferici. (…)
In tutta la scala delle gerarchie troviamo così la possibilità della libertà solo in una parte degli angeli e negli uomini. Per così dire nella schiera degli angeli comincia la possibilità della libertà, ma solo nell’uomo essa si sviluppa del tutto e nel modo giusto. Quando l’uomo scese sulla Terra, egli dovette innanzitutto cadere in balìa della grande potenza degli spiriti luciferici. L’uomo è stato salvato dall’esser sopraffatto dalle forze che lo attiravano verso il basso, solo per il fatto che entità preesistenti lo protessero, che gli angeli rimasti in alto e gli arcangeli s’incarnarono in individui speciali e lo guidarono.

Luce fisica e Vera Luce

E’ noto che secondo la Bibbia, nel libro Genesi, gli uomini furono creati in un modo molto singolare. Tra l’altro ci viene narrato che Lucifero si accostò ad Eva e le disse che se avesse fatto quello che Lucifero voleva, le si sarebbero aperti gli occhi. Quando in quel passo della Bibbia si parla del bene e del male, non si intende il bene o il male morale: questo appartiene a un tutt’altro strato dell’evoluzione della civiltà. Lì viene menzionato come bene e male qualcosa che si vede esteriormente, non in modo animico-spirituale, bensì con gli occhi fisici.
“I vostri occhi saranno aperti!”. Prima non erano aperti: la cosa va presa proprio alla lettera. Prima che Lucifero gli si accostasse, l’uomo guardava intorno a sé e vedeva le stelle fisse mediante la chiaroveggenza di cui era dotato: le vedeva come esse sono nella loro sostanza, nella sostanza degli Spiriti della saggezza, le vedeva cioè spiritualmente. L’uomo cominciò a scorgerle fisicamente (cioè una luce percepibile ai suoi fisici cominciò a splendergli intorno) solo quando egli stesso fu soggiaciuto alla tentazione luciferica. Questo significa che le stelle fisse non sono percepibili fisicamente, non irradiano luce fisica fintanto che si trovano nella condizione in cui vengono dirette dagli Spiriti della saggezza. Una luce fisica può diffondersi solo sulla base di qualcosa che soggiaccia alla luce come un elemento portante, solo se la luce viene per così dire legata a un mezzo portante. Perché una stella fissa possa diventare visibile è necessario ancora qualcosa d’altro, oltre al fatto che gli Spiriti della saggezza operino in essa. E’ necessario cioè che in quella stella fissa agiscano spiriti luciferici ribelli contro la mera sostanza della saggezza, spiriti che infondano il proprio principio nella mera sostanza della saggezza. Ecco dunque che all’interno della stella fissa ciò che è visibile solo spiritualmente si trova commisto all’elemento luciferico che (nella stella fissa stessa) insorge contro quella visibilità esclusivamente spirituale, qualcosa che porta la luce fino ad essere visibile fisicamente.
(…) Quindi possiamo comprendere rettamente l’antico motto: “Christus verus Lucifer”. Oggi queste parole non suonano più bene. Esse suonavano ancora bene quando si sapeva dagli antichi insegnamenti occulti che nella luce fisica esteriore si manifesta Lucifero, il portatore di luce: e si sapeva pure che, penetrando oltre la luce fisica fino agli Spiriti della saggezza, penetrando cioè fino alla luce spirituale, si perviene al portatore della luce spirituale: al Cristo, Christus verus Lucifer.

La Luna

Anche la Luna, come tutti gli altri corpi celesti, è in connessione con entità delle gerarchie superiori. Gli Spiriti della saggezza fondarono sulla Luna una loro colonia, per salvare l’equilibrio; perciò anche nella direzione proveniente dalla Luna agiscono sull’uomo certi spiriti pareggiatori, in opposizione a Lucifero che si era accostato all’uomo e che, come diffuse la luce, così pure immerse i suoi principi nell’anima umana. Possiamo dunque accennare alla Luna anche come sede di un avversario di Lucifero, come dimora di spiriti non luminosi, che però debbono essere presenti per tenere l’equilibrio agli impulsi progressivi dei “portatori di luce” (Phosphoros, Lucifero), al tempo stesso gli spiriti tentatori dell’umanità.
In fondo, il segreto della Luna e del suo principio spirituale fu svelato all’umanità per la prima volta in seno all’ebraismo antico, e ciò che abbiamo riscontrato di fisico nella Luna, nel suo aspetto spirituale fu designato come il principio di Jahve dall’antico ebraismo. Con ciò la Luna viene per così dire designata come il punto di partenza delle forze d’azione dell’oppositore di Lucifero sull’umanità: Jahve, o Jehova, è l’antagonista di Lucifero. L’antica dottrina segreta ebraica guardava il Sole, dicendo: lì, nel Sole, operano gli invisibili Spiriti della saggezza che sono visibili solo per la vista spirituale, non per quella fisica. Per quest’ultima risplende da lassù il principio di Lucifero. Del principio solare è visibile esteriormente solo Lucifero; ma dentro vi opera in modo misterioso, invisibile per la vista fisica, tutto quello a cui si può pervenire per tramite degli Spiriti della saggezza; essi ne costituiscono la porta d’ingresso. Uno di questi Spiriti della saggezza si è separato e sacrificato, prendendo dimora sulla Luna, per agire da lì in modo che la luce venga domata, ma anche cancellato l’effetto spirituale di Lucifero. In Jahve, o Jehova, l’antichità ebraica vedeva un inviato di quelle schiette entità spirituali superiori sulle quali la vista si apre attraverso gli Spiriti della saggezza, quando si guardi spiritualmente il Sole.

Nomenclatura steineriana

Nella seguente tabella sono riportati i nomi delle gerarchie spirituali secondo l’antica denominazione e secondo la denominazione creata da Rudolf Steiner nel suo libro “La scienza occulta”. Nell’ordine appaiono: nomi greci o ebraici, nomi latini, nomi italiani, nomenclatura di Steiner, Sfera d’azione.

- Seraphim, Seraphim, Serafini, Spiriti dell’amore, Cielo empireo o Cristallino
- Cherubim, Cherubim, Cherubini, Spiriti dell’armonia, Stellato
- Thronoi, Throni, Troni, Spiriti della volontà, Saturno
- Kyriotetes, Dominationes, Dominazioni, Spiriti della saggezza, Giove
- Dynameis, Virtutes, Virtù, Spiriti del movimento, Marte
- Exusiai (Elohim), Potestates, Potestà, Spiriti della forma, Sole
- Archai, Principatus, Principati, Spiriti della personalità o del tempo, Venere
- Archangeloi, Archangeli, Arcangeli, Spiriti del fuoco o dei popoli, Mercurio
- Angeloi, Angeli, Angeli, Figli della vita, Luna

L'Arcangelo Michele

Brano di Rudolf Steiner, Sedi di Misteri nel Medioevo: “L’essenza di Michele”, Editrice Antroposofica, Milano 1984

Dalla fine dell’ultimo terzo del secolo scorso, gli uomini possono incontrare lo spirito chiamato Michele in modo cosciente. Michele è un’entità del tutto particolare: un’entità che, in sostanza, non rivela nulla da sé, se non le si porta incontro, dalla Terra, qualche frutto di uno strenuo lavoro spirituale. Michele è uno spirito taciturno, chiuso. Mentre gli altri Arcangeli dirigenti sono spiriti loquaci (spiritualmente parlando, s’intende), Michele è uno spirito chiuso, taciturno, che dà tutt’al pù poche, scarse direttive, poiché quello che si riceve da Michele non è veramente la parola, ma lo sguardo (se è lecito dir così), la forza dello sguardo. Ciò è dovuto al fatto che in fondo Michele si occupa soprattutto di quanto gli uomini creano partendo dallo spirituale. Egli vive negli effetti di ciò che gli uomini hanno creato; gli altri spiriti invece vivono piuttosto con le cause. Gli altri spiriti immettono nell’uomo gli impulsi a ciò ch’egli deve fare; Michele sarà il vero eroe spirituale della libertà. Egli lascia fare agli uomini, ma accoglie poi ciò che dalle loro azioni deriva, per portarlo più oltre nel cosmo, per proseguire nel cosmo l’azione, l’attività che gli uomini non sono ancora in grado di compiere.

Di fronte ad altre entità della gerarchia degli Arcangeli, si ha il senso che da esse provengano, in grado maggiore o minore, gli impulsi a compiere azioni diverse. Michele invece è lo spirito dal quale non derivano impulsi diretti, perché nell’attuale periodo della sua reggenza gli eventi scaturiscono dalla libertà umana. Quando però l’uomo, mosso unicamente dalla sua libertà, stimolato dalla lettura della luce astrale, compie coscientemente o incoscientemente questo o quello, Michele trasferisce nel cosmo l’azione umana terrena, affinché divenga azione cosmica. Egli si preoccupa dunque delle conseguenze, altri spiriti piuttosto delle cause.

Michele però non è solamente uno spirito chiuso e taciturno: egli si accosta all’uomo con una chiara ripulsa di molte cose in cui questi vive oggi ancora sulla Terra. Per esempio, tutte le cognizioni riguardanti la vita degli uomini, degli animali o delle piante, che mirano a dare importanza alle qualità ereditate, a ciò che si trasmette ereditariamente nella natura fisica, si ha l’impressione che Michele le respinga con disapprovazione. Con ciò vuol mostrare che quelle cognizioni non possono fruttare nulla all’uomo per il mondo spirituale. Michele può trasportare nel cosmo soltanto ciò che l’uomo trova nel mondo umano, in quello animale o in quello vegetale, indipendentemente da quanto è soggetto all’ereditarietà. Di fronte a questo genere di conoscenze, non ci viene incontro, da parte di Michele, l’eloquentissimo gesto della mano che respinge disapprovando, bensí il consenso dello sguardo che dice: “Questo è pensato giustamente, agli occhi della direzione del cosmo!”. Ecco infatti ciò che s’impara sempre più a voler conseguire: meditare per raggiungere la luce astrale, per poter contemplare i misteri dell’esistenza, allo scopo di presentarsi poi a Michele onde riceverne lo sguardo di approvazione, che dica: “Questo va bene, questo è giusto agli occhi della guida del cosmo".

La profezia di Michele

Brano di Rudolf Steiner, “Considerazioni esoteriche su nessi karmici”, Editrice Antroposofica, Milano 1992

Nella profezia di Michele si prevede che numerosi antroposofi si reincarnino alla fine del secolo ventesimo, per portare a un pieno culmine quel che oggi deve esser fatto dal nostro movimento.

Questo dovrebbe sollecitare l’antroposofo: io sono qui, l’impulso antroposofico è in me, e io lo riconosco come l’impulso di Michele; aspetto, e nell’attesa mi rafforzo mediante il giusto lavoro antroposofico nel presente, sfrutto il breve periodo che è concesso proprio agli antroposofi nel secolo ventesimo tra morte e rinascita, per ritornare alla fine del secolo e continuare il movimento con forza ancor più spirituale. Mi preparo a questa nuova epoca tra il ventesimo secolo e il ventunesimo (così si dice una vera anima antroposofa), poiché sulla Terra vi sono molte forze distruttive.

Tutta la vita culturale, tutta la civiltà è destinata alla decadenza se la spiritualità dell’impulso di Michele non afferrerà gli uomini, se essi non saranno in grado di risollevare la civiltà che oggi rotola verso il basso.

Se ci saranno anime sinceramente antroposofe che introducano in questo modo la spiritualità nella vita terrena, si avrà un movimento verso l’alto; se non ci saranno, la decadenza continuerà. La guerra mondiale, con tutte le sue conseguenze, sarà solo l’inizio di mali peggiori.
Oggi l’umanità è di fronte a una grande scelta: o di vedere precipitare nell’abisso tutta la civiltà, oppure di innalzarla di nuovo mediante la spiritualità, di condurla avanti nel senso insito nell’impulso di Michele che precede l’impulso del Cristo.

L’invocazione di Steiner all’Arcangelo Michele

Michael!

Prestami la tua spada
affinché io sia armato
per vincere in me il Drago.

Riempimi della tua forza
affinché io sgomini gli Spiriti
che vogliono paralizzarmi.

Agisci entro di me
perché splenda la luce del mio Io
così ch’io possa compiere gesta
degne di te, Michael!

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 11:58 am    Oggetto:  ANGELI ED APOCALISSE
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Rispondi citando

FONTE: www:angeologia:it

Introduzione

"Apocalisse" è la trascrizione del sostantivo greco "apokalipsis", che significa "rivelazione", o meglio, letteralmente, "alzare il velo che copre o nasconde"; scoprire, svelare una cosa coperta. La traduzione corrente con "rivelazione" esprime bene l’azione di chi rimuove il velo per mostrare ciò che era nascosto.
In questa sezione affronteremo dunque quei testi che tentano di "rimuovere il velo" (del tempo o dell'ignoranza) per fare luce su avvenimenti che appartengono al Piano Divino. Inizieremo dal libro principe delle profezie e delle rivelazioni: l'Apocalisse di Giovanni, letto attraverso i simboli delle presenze angeliche.
"Ogni parola comunica un mistero"

L’ultimo libro della Bibbia è un’opera veramente originale, che affascina e sconcerta insieme.
"Ogni parola comunica un mistero": con questa sintetica espressione S. Girolamo presentava l’Apocalisse come opera superiore ad ogni possibile elogio. Tutta l’opera, infatti, è la rivelazione del mistero di Dio e la presentazione di Gesù Cristo sacramento dell’incontro con Dio.
E’ necessario da parte del lettore dell’Apocalisse avere un atteggiamento di "simpatia", con la paziente volontà di vivere e condividere l’esperienza della comunità cristiana riunita intorno all’Apostolo Giovanni.
"Proprio per la sua complessa difficoltà, l’Apocalisse è un libro eccezionale, che non lascia indifferenti: mira a coinvolgere il lettore in un’opera continua di interpretazione, al punto che il libro stesso sembra un lavoro in corso" (C. Doglio, L’Apocalisse).
Detto questo, come breve premessa, noi ci occupiamo solo dell’aspetto importante e misterioso che deriva dalla specifica presenza degli Angeli nell’Apocalisse. Non possiamo ora soffermarci sui fondamenti basilari per conoscere e capire l’Apocalisse, quali sono: forma letteraria, unità dell’opera, struttura letteraria, contesto storico, ambiente liturgico, lingua e stile, destinatari e scopo, luogo e data di composizione, autore dell’Apocalisse.
Per conoscere meglio la funzione, il ruolo e l’attività degli Angeli nell’Apocalisse, è necessario capire l’elemento fondamentale della interpretazione del testo e, in altre parole, il simbolismo.
L’azione simbolica degli Angeli nell’Apocalisse è decisiva e importante. Da rilevare subito che l’autore dell’Apocalisse menziona, nel suo libro, ben 67 volte gli Angeli (al plurale o al singolare), della quali 4 volte in modo non esplicito, come vedremo più avanti. E’ un numero di volte impressionante. In nessun altro libro della Sacra Scrittura sono nominati gli Angeli così tante volte come nell’Apocalisse. Questo per rilevare l’importanza del ruolo degli Angeli nell’Apocalisse, sia mediante la loro attività svolta, sia mediante la loro funzione assunta. Per meglio comprendere tutto ciò è bene soffermarci brevemente sul concetto di "simbolismo" nella Sacra Scrittura.

Simbolismo

L’Apocalisse è un’antologia di visioni simboliche, derivate principalmente dai libri di Ezechiele, Zaccaria e Daniele; appartiene al metodo simbolico di comunicazione. Il simbolismo è un sistema di comunicare, tramite segni, contenuti che si vogliono far conoscere: comunicare attraverso immagini significative un messaggio religioso. Nell’Apocalisse i segni sono frutto di immaginazione, pensati con il preciso scopo di comunicare un messaggio spirituale e religioso. Per poter comunicare, però, i segni devono essere compresi; ciò significa che l’autore e il lettore devono parlare la stessa lingua simbolica, altrimenti l’opera fallisce il proprio obiettivo.
I segni si dividono in naturali e convenzionali: sono detti naturali quelli ancorati alla realtà, come per es. il fumo è segno del fuoco; mentre si dicono convenzionali i segni legati a una cultura, come per es. la bandiera è segno della patria. Nell’Apocalisse sono pochissimi i segni naturali, perché quasi tutto il patrimonio delle immagini è derivato dall’Antico Testamento e dalla cultura giudaica del I secolo.
Il simbolismo più tipico dell’Apocalisse è quello delle "catastrofi", che evoca il cambiamento nella storia mediante l’intervento di Dio. In questo quadro le realtà in atto assumono un ruolo simbolico: gli elementi cosmici, le figure angeliche, gli animali, vari oggetti, ecc. Ogni elemento simbolico deve essere compreso e decodificato, prima di passare al successivo. Tutti i simboli, tutta le immagini nell’Apocalisse hanno una portata universale e comunicano il messaggio cristiano in una dimensione cosmica valida per tutti i tempi e per tutte le situazioni, quindi anche per noi. Il compito fondamentale è l’attualizzazione alla propria concreta situazione. Il simbolo deve rimanere simbolo; comunica solo se rimane simbolo.
Questa forma di simbolismo era diffusa nel Nuovo Testamento e nella letteratura giudaica ed era dovuta a una scuola vera e propria, i cui contorni storici, al momento, ci sfuggono. Il linguaggio simbolico dell’Apocalisse era sicuramente compreso bene dai lettori del tempo in cui fu scritta, a differenza di noi tutti, che abbiamo una cultura molto diversa.
Concludendo, specifichiamo in sintesi i vari simbolismi dell’Apocalisse, che sono precisamente i seguenti: simbolismo cosmico (sole, luna, cielo, stelle, mare, ecc.), simbolismo antropologico (Angeli, uomini e loro vesti, posizioni, convitti, amore), simbolismo teriomorfo (animali, agnello, drago, bestia, ecc.), simbolismo aritmetico (numeri qualitativi piuttosto che quantitativi, come 7=totalità perfetta, 12=tribù o Apostoli, 1000= presenza attiva di Cristo). Infine ricordiamo che l’Apocalisse è la più ricca di cristologia di tutto il Nuovo Testamento e presenta una gamma particolarmente ampia di titoli cristologici. Tutti gli altri esseri viventi menzionati nel libro hanno uno scopo e un coinvolgimento in vista solo a Cristo risorto, compresi gli Angeli. Anche gli Angeli, quindi, come vedremo, hanno nell’Apocalisse un ruolo e un’attività esclusivamente a servizio di Cristo risorto.

Commento esegetico sul testo

Come abbiamo detto, la presenza degli Angeli, o dell’Angelo, nell’Apocalisse è massiccia e preponderante: ben 67 volte vengono richiamati (51 volte nei Sinottici, 21 volte in Atti; 175 volte il nome "angelos", anghelos = angelo, ricorre nel Nuovo Testamento).
Gli Angeli nell’Apocalisse svolgono la loro attività d’esecutori dei comandi del Signore; sono messaggeri e servitori fedeli di Cristo Gesù, l’Agnello, che rinnova tutto e che spezza e distrugge il male.
Nell’Apocalisse troviamo spesso gli Angeli a gruppi… oltre che il singolo Angelo. Ci sono particolarmente 7 gruppi d’Angeli. Il numero sette è un simbolismo numerico importante. Un gruppo è formato dai famosi "quattro esseri viventi", che sono menzionati 6 volte per specifiche attività (cfr. 4,6; 5,6; 5,8; 5,11; 6,6; 19,4).
Gli altri 6 gruppi sono formati da Angeli con funzioni e attività ben precise:
1) sette Angeli per sette Chiese;
2) quattro Angeli per quattro angoli;
3) sette Angeli per sette trombe;
4) sette Angeli per sette flagelli;
5) sette Angeli per sette coppe;
6) sette Angeli per annunciare l’ora del giudizio.

In questi gruppi si vede palesemente che il simbolismo numerico di 7 è evidente e rispecchia la perfezione: sette per dire tutti, cioè la totalità universale. Il numero 7 è la cifra perfetta! Sette giorni ha impiegato Dio a creare il mondo e nel settimo si riposò; sette giorni è la scansione settimanale e il settimo è il giorno del Signore; sette sono i sacramenti per la salvezza.

1,1: "… che egli manifestò inviando il suo Angelo al suo servo Giovanni"

L’Apocalisse si apre con tre versetti che intendono delineare le caratteristiche fondamentali dell’opera stessa: Dio (fonte primaria); Gesù Cristo (soggetto e oggetto principale della rivelazione; il suo Angelo (l’interprete delle figure simboliche); il suo servo Giovanni (testimone apostolico della parola di Gesù); coloro che ascoltano e mettono in pratica le cose scritte (l’intera comunità cristiana).
"Il suo Angelo" qui non solo è visto come l’interprete del messaggio simbolico, ma secondo alcuni esegeti, rappresenta probabilmente il Cristo stesso.

1,20: "… le sette stelle sono gli Angeli delle sette Chiese e le sette lampade sono le sette Chiese"

Chi sono e che cosa rappresentano "gli Angeli delle sette Chiese"? Molte sono state le soluzioni proposte, riconducibili sostanzialmente a tre: a) un individuo celeste, cioè l’autentico Angelo custode o protettore, secondo un comune modo giudaico di pensare; b) un individuo terrestre, in altre parole chi presiede la Chiesa, cioè il vescovo; c) la comunità stessa, considerata angelo per sottolineare l’aspetto trascendentale della sua natura. La maggior parte degli esegeti è propensa a considerare che si tratti del vero Angelo custode incaricato a proteggere la Chiesa e la comunità.

2,1: "All’Angelo della Chiesa di Efeso scrivi: …"

Il discorso di Cristo risorto a Giovanni prosegue con la dettatura della prima lettera all’Angelo custode di Efeso. Efeso era la città più importante della provincia romana d’Asia: centro culturale e religioso, custodiva con orgoglio il tempio della dea Artemide. Fu la sede dell’apostolo Giovanni, punto di riferimento per tutte le altre Chiese della provincia asiatica. La lettera da dare all’Angelo custode è un’esortazione affinché non venga meno l’amore originale dei cristiani, ma provochi un cambiamento di mentalità della comunità se non vuole questa mettere a rischio la sua esistenza cristiana: opposizione decisa agli eretici.

2,8: "All’Angelo della Chiesa di Smirne scrivi: …"

Smirne era una fiorente città di mare, poco più a nord di Efeso, celebrata per la sua bellezza; sede di un’importante colonia giudaica. Conobbe casi di violenta ostilità nei confronti dei cristiani, come è descritto nel martirio di Policarpo. L’esortazione dettata per l’Angelo della Chiesa di Smirne si applica ai cristiani in difficoltà, affinché ricordino il mistero profondo della redenzione operata da Cristo: la vita è un dono divino attraverso la morte, è un esodo decisivo della Pasqua cristiana.

2,18: "All’Angelo della Chiesa di Tiatira scrivi: …"

Tiatira, capoluogo della Lidia, situata nella fertile valle del fiume Licos, non era una città molto importante; dipendente da Pergamo, era nota soprattutto come laborioso centro artigiano e commerciale. All’Angelo custode della Chiesa di Tiatira viene elogiato il progresso nelle virtù, ma viene denunciato anche il consueto problema dell’eresia interna della Chiesa. Ai fedeli della Chiesa è chiesto solo di perseverare nel retto comportamento.

3,1: "All’Angelo della Chiesa di Sardi scrivi: …"

Sardi era stata nell’antichità una grande metropoli, ma nel I secolo d.C. la sua importanza era notevolmente diminuita. L’esortazione nella lettera dettata all’Angelo custode è perché inviti la comunità a risvegliarsi dal torpore del conformismo idolatrico, che l’uccide e a prendere coscienza della vitale tradizione apostolica.

3,7: "All’Angelo della Chiesa di Filadelfia scrivi: …"

Filadelfia, fondata verso il 140 a.C. da Filadelfio Attalo II, era una piccola città di modesta importanza, a 40 km da Sardi. Il giudizio sulla Chiesa di Filadelfia è positivo. L’esortazione scritta all’Angelo custode è brevissima e corrisponde a un cordiale invito a perseverare nel bene.

3,14: "All’Angelo della Chiesa di Laodicea scrivi: …"

Laodicea era una città prospera nella valle del Licos sulla strada principale che collega Efeso all’Oriente; danneggiata nel 60 da un terremoto, era stata rapidamente restaurata e la sua fama era legata alla produzione di tessuti e medicamenti. Il Cristo si presenta a Giovanni con tre titoli, di cui due nuovi: Amen, Testimone, Principio. Il giudizio, che Cristo fa su Laodicea è molto duro, l’unico esclusivamente negativo. Il guaio di Laodicea è la mediocrità. L’esortazione è, di conseguenza, molto articolata, incisiva e pressante. All’Angelo custode della Chiesa viene scritto che il Cristo si impegna ad educare la comunità; ma questa deve accogliere il suo intervento con entusiasmo e disponibilità.

Questi sette Angeli dell’Apocalisse possono essere intesi come veri custodi, cioè figure di mediatori celesti attraverso i quali Cristo governa la sua Chiesa: Angeli custodi delle Chiese o personificazioni sovrumane della loro natura spirituale.

"Chi è degno di aprire il libro e scioglierne il sigillo?"

4,6: "In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro"

Questo famoso gruppo di quattro esseri viventi non è esplicitamente detto che si tratti di Angeli, ma secondo la maggioranza degli esegeti è da considerarsi come tali. Questi quattro esseri viventi sono Angeli che presiedono al governo del mondo fisico: quattro è un simbolismo cosmico (i punti cardinali sono quattro, i venti sono quattro; (cfr. 7,1). I loro molti occhi simboleggiano la scienza universale e la provvidenza di Dio. Essi adorano Dio e gli danno gloria per l’opera creatrice. Le loro forme (leone, toro, uomo, aquila) rappresentano ciò che nella creazione vi è di più nobile, forte, saggio, agile.

Con la dottrina di S. Ireneo, la tradizione cristiana ha cominciato a vedere nei quattro esseri viventi anche il simbolismo dei quattro evangelisti. I "quattro esseri viventi" nell’Apocalisse vengono menzionati 6 volte (cfr. 4,6; 5,6; 5,8; 5,11; 6,6, 19,4).

5,11: "Durante la visione poi intesi voci di molti Angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia…"

Un numero sterminato, immenso intorno al trono, cioè in cielo… Una moltitudine di Angeli partecipa alla celebrazione e uniscono la loro voce in coro in unione a Colui, che siede sul trono e all’Agnello. Il canto solenne degli Angeli, dopo aver raggiunto la profondità della terra e del mare, ritorna in alto e si conclude con l’Amen degli esseri viventi e l’adorazione degli anziani (5,14).

5,2: "Vidi un Angelo forte che proclamava a gran voce: Chi è degno di aprire il libro e scioglierne il sigillo?"

Questo Angelo sconosciuto è l’interprete, che rivolge al mondo una solenne domanda, con la quale viene posta in rilievo l’assoluta inconoscibilità del piano divino: nessuno, né Angeli, né uomini, né morti, può penetrare il mistero di Dio.

7,1-3: "Dopo ciò, vidi quattro Angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra…Vidi poi un altro Angelo che saliva dall’Oriente e aveva il sigillo del Dio vivente…"

Il numero di quattro domina questa scena: è la cifra tipicamente cosmica e indica la generalità dello spazio; la terminologia è dotta con riferimento ai quattro venti; l’idea fondamentale è il dominio universale di Dio mediante le forze angeliche. Ai quattro Angeli se ne aggiunge un altro, descritto con connotazione positiva, mentre invita a dilazionare l’intervento di giustizia punitiva affidato agli Angeli cosmici. Caratteristico di questo Angelo è, infatti, un sigillo che esprime il Dio vivente.

Da questo passo dell’Apocalisse appare evidente che gli Angeli sono messaggeri ed esecutori degli ordini di Dio e cooperano con Lui al governo del mondo.

8,1: "… si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora. Vidi che ai sette Angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe"

Il "silenzio in cielo" evoca una grande attesa per un eminente evento e indica, inoltre, lo sbigottimento universale di tutti gli esseri viventi, Angeli, uomini e cose, davanti alla manifestazione del Signore, che ormai sta per giungere. Protagonisti di questa visione e di questa scena sono gli Angeli presentati in tre diversi scenari:
a) Angeli con sette trombe;
b) un Angelo con turibolo d’oro;
c) Angeli si preparano a suonare le trombe.

Le sette figure angeliche sono conosciute dalla tradizione giudaica come le più vicine a Dio. I più importanti di questi Angeli sono nella Sacra Scrittura presenti con i nomi di Michele (cfr. Dn 10,13.21; Ap 12,15), Gabriele (cfr. Dn 8,16; Lc 1,11.19,26) e Raffaele (cfr. Tb 3,17; 12,15). Gli altri nomi di Angeli compaiono solo nei testi apocrifi. Questi Angeli costituiscono la corte celeste e svolgono, secondo la comune credenza giudaica, il ruolo di mediatori tra Dio e il mondo nei momenti di importanti eventi.

Nella visione di Giovanni a costoro vengono consegnate 7 trombe: il passivo teologico indica che il soggetto è Dio stesso. Nei versetti 3-4 e 5 del cap. 8 è descritta una scena liturgica, in cui un altro Angelo, sopraggiunto, offre incenso con molti profumi da un incensiere d’oro; questa azione liturgica e celestiale è indice della mediazione angelica nel culto cristiano: il fumo dell’incenso, che sale verso Dio, è identificato con le preghiere dei santi, offerte a Dio per mano degli Angeli (cfr. Tb 12,12).

Nei cap. 8-9-10-11 vengono descritte le attività svolte da ogni singolo Angelo, che suona la tromba e le relative conseguenze:

- primo Angelo suona la tromba: caduta di grandine e fuoco (8,7);
- secondo Angelo suona la tromba: caduta di un monte infuocato (vv. 8-9);
- terzo Angelo suona la tromba: caduta di una stella di fuoco (vv. 10-11);
- quarto Angelo suona la tromba: oscuramento dei luminari (v. 12);
- quinto Angelo suona la tromba: le cavallette;
- sesto Angelo suona la tromba: cavalli e cavalieri: duecento milioni, cioè distruzione totale (vv. 16-1Cool;
- settimo Angelo suona la tromba: compimento del mistero (11,15-19).

Da notare che Giovanni chiama angelo anche Satana (cfr. 9,11; 12,7-9). "Il loro re era l’angelo dell’abisso, che in ebraico, si chiama Perdizione, in greco Sterminatore" (9,11). Nel cap. 12 dell’Apocalisse chiama angeli i demoni che combattevano, insieme al drago, contro Michele e i suoi Angeli. "…il diavolo e satana …, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli (12,9). L’angelo dell’abisso è usato 5 volte nell’AT come sinonimo di "abisso"; mentre i nomi di Perdizione e Sterminatore si trovano solo nell’Apocalisse.
Nel cap. 14 Giovanni vede in visione un susseguirsi di scene (precisamente 6), ognuna delle quali è gestita e governata da un Angelo, in quanto si tratta dell’intervento diretto e definitivo del Figlio dell’uomo, dell’Agnello sull’umanità: è iniziata l’escatologia finale e totale.

"Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso"

14,6: "Poi vidi un altro Angelo che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno… Egli gridava a gran voce…"

Il primo Angelo ha una buona novella per tutta l’umanità. Questa buona notizia è definita "eterna" in modo che il messaggio angelico sia sintesi dell’eterno progetto di Dio per tutti.

14,8: "Un secondo Angelo lo seguì gridando: è caduta, è caduta Babilonia la grande, …"

La grande città, Babilonia, causa della distruzione di Gerusalemme e dell’esilio, era divenuta il simbolo storico del male. Il secondo Angelo esprime simbolicamente la fede nell’intervento di Dio e anticipa la celebrazione per la fine del male.

14,9: "Poi un terzo Angelo li seguì gridando a gran voce: Chiunque adora la bestia… berrà il vino dell’ira di Dio…"

Il terzo Angelo è portavoce della tradizione profetica: il suo discorso, molto lungo, annuncia con minacce la punizione agli idolatri e agli empi.

14-17: "Un altro Angelo uscì dal tempio… Allora un altro Angelo uscì dal tempio che è nel cielo…"

Qui si parla di due Angeli, uno esce dal tempio, l’altro dal tempio del cielo: probabilmente si tratta di un unico Angelo, in quanto l’unificazione è data dal simbolismo della falce.

14,18: "Un altro Angelo, che ha potere sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata…"

Questo quinto Angelo porta l’ordine della vendemmia e incarica l’Angelo con la falce di compiere questa operazione. Ma non basta la vendemmia, ci sarà anche la pigiatura dell’uva nel tino.

14,19: "L’Angelo gettò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra e gettò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio"

Qui appare l’idea dell’Angelo sterminatore dell’AT: lo sterminio delle nazioni pagane viene effettuato dagli Angeli.

15,1-8: "Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso : sette Angeli che avevano sette flagelli…, diede ai sette Angeli sette coppe d’oro colme dell’ira di Dio e della sua potenza…"

Come per la serie delle sette trombe, anche in questo settenario il simbolismo è personificata dai 7 Angeli con 7 coppe per indicare che Dio interviene per liberare il suo popolo e per punire gli avversari oppressori. In questo senso le sette coppe si accostano ai sette flagelli: sono, cioè la lezione dell’intervento di Dio che giudica e salva; giudica chi si oppone, salva chi lo accoglie. I sette Angeli, che ne sono incaricati, escono dalla tenda, che è il vero tempio del cielo. In questo quadro di teofania, i sette Angeli compiono la liturgia della giustizia divina.

- I Angelo con coppa sulla terra: ulcera maligna (16,1);
- II Angelo con coppa nel mare: sangue (16,3);
- III Angelo con coppa nei fiumi: sangue (16,4);
- IV Angelo con coppa sul sole: calore (16,8-9);
- V Angelo con coppa sul trono della bestia: oscuramento (16,10-11);
- VI Angelo con coppa sul fiume Eufrate: acque prosciugate (16,12-16);
- VII Angelo con coppa nell’aria: fenomeni catastrofici (16,17-21).

Ogni coppa viene versata dall’Angelo su un ambiente diverso, per significare la portata universale dell’evento redentivo, e provoca una catastrofe in genere simile alle famose piaghe d’Egitto.

Un particolare interessante: la menzione di Babilonia e l’annuncio del giudizio contro di lei (v. 19). Un Angelo ne aveva anticipato già la caduta (cfr. 14,Cool, ma è l’ultima sezione dell’Apocalisse che ne sviluppa ampiamente il motivo.

"Allora uno dei sette Angeli... parlò con me"

17,1-3: "Allora uno dei sette Angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta…"

In questa ultima sezione dell’Apocalisse Giovanni vede un scenario impressionante e catastrofico, cioè l’escatologia finale con la vittoria totale e definitiva di Cristo mediante la collaborazione costante dei suoi Angeli. In questa pericope appaiono 5 Angeli con ciascuno un’attività ben precisa e punitiva rispetto al male e al maligno:

a) un Angelo presenta la "prostituta" a Giovanni in persona, lo conduce nel deserto e gli mostra la prostituta (17,1-1Cool;
b) un Angelo annuncia la caduta di Babilonia ( 18,1-20);
c) un Angelo getta la macina, o grande masso, in mare (18,21-24);
d) un Angelo invita gli uccelli al banchetto (19,17-21);
e) un Angelo incatena satana per mille anni (20,1-21,Cool.

Da notare che Giovanni vede anche in questo contesto "Gli eserciti del cielo che seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro (19,14). Sono gli eserciti angelici assieme agli eserciti dei martiri, che seguono il Verbo di Dio con "spada affilata per colpire con essa le genti" (19,15).

21,9-23: "Poi venne uno dei sette Angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello"

Alla condanna della prostituta e alla distruzione di Babilonia (17,1) viene contrapposta la presentazione della sposa e della nuova Gerusalemme (21,9). Un Angelo appartenente al gruppo che ha versato le coppe (16,1-2) mostra a Giovanni in visione "la fidanzata, la sposa dell’Agnello" e la fondazione divina di una nuova città santa, cioè la Gerusalemme celeste. L’Angelo mostra a Giovanni la bellezza, la grandezza incommensurabile della nuova città santa: le mura, le porte e i basamenti; "…e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio".

22,1-7: "Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida, come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello"

Sempre lo stesso Angelo, che sta facendo un servizio istruttivo, mostra a Giovanni un "fiume d’acqua viva": le acque vive e vivificanti simboleggiano lo Spirito Santo (cfr. Gv 4,1; 7,37-39). Giovanni afferma che l’Angelo gli disse che le parole e le immagini viste "sono certe e veraci…" (22,6). Giovanni, che vide e ascoltò tutto ciò, fu preso da ammirazione e dal desiderio di ringraziare l’Angelo che aveva di fronte: "…mi prostrai in adorazione ai piedi dell’Angelo che me le aveva mostrate" (22,Cool. Ma l’Angelo, che è messaggero ed esecutore dei comandi del Signore, gli disse: "Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli…E’ Dio che devi adorare" (22,9). Era la seconda volta che Giovanni tentava di adorare l’Angelo (19,9; 22,9), tanto era preso da stupore e ammirazione per ciò che vedeva.

Questo Angelo continua a parlare con Giovanni e a lungo; ha un colloquio, nel quale poi ordina a Giovanni di non mettere sotto sigillo, cioè comanda di divulgare la "rivelazione" dell’Apocalisse. L’Angelo continua a dare consigli a Giovanni e propone una beatitudine per "coloro che lavano le loro vesti nella città. Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna" (22,13-15).

"Ho mandato il mio Angelo per testimoniare..."

22,16: "Io Gesù, ho mandato il mio Angelo, per testimoniare a voi queste cose…"

Così l’Apocalisse alla fine termina con la parola di Gesù stesso, in persona, che afferma di avere mandato il "suo Angelo" come testimone del suo intervento.
Il valore di questa testimonianza profetica, offerta da Giovanni al gruppo di ascolto, si fonda proprio su Cristo Gesù e sulla mediazione dei suoi Angeli. Gesù e il suo Angelo (ma chi sarà quest’Angelo?) rivolgono l’invito a chi ascolta di essere disponibili alla venuta del Signore: "Vieni; e chi ascolta ripeta: Vieni" (22,17).

BIBLIOGRAFIA

G. Ravasi, Apocalisse
G. Vigini, Lettere e Apocalisse
C. Doglio, La Bibbia: sez. Apocalisse
J. Pilch, Il Sapore della Parola
O. Pezzoli, Bibbia e Liturgia
B.S. Childs, Teologia biblica
Ed. Piemme, Grande Enciclopedia della Bibbia
Ed. Dehoniane Bologna, La Bibbia di Gerusalemme

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 11:59 am    Oggetto:  ANGELI ED APOCRIFI
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FONTE: www:angeologia:it


Apocrifi e Canone

Comunemente l’aggettivo "apocrifo", attribuito ad uno scritto di contenuto religioso (Vangelo, Atto, Epistola, Apocalissi ecc.), è considerato sinonimo di "non autentico", "erroneo", "eretico", in contrapposizione a "canonico" che significherebbe invece: "autentico", "veritiero", "ispirato".
In realtà il vocabolo greco per "canone" significa letteralmente: "asta", "bastone", e in particolare "regolo per misurare". Con questo significato tecnico, nel mondo ellenico serviva a indicare la "misura", e quindi la "regola e norma" perfetta, sia in arte che in musica e in letteratura, anche nella sfera dell’attività morale e religiosa.
Di qui è passato al Cristianesimo. Nel Nuovo Testamento lo stesso vocabolo appare solo in due passi delle lettere di Paolo, con valore di "misura" e "regola, norma". La patristica lo ha accolto con questa seconda accezione e, a partire dal IV secolo, facendo la Chiesa della propria autorità il criterio infallibile di giudizio dell’ortodossia, cioè di ciò che rientrava o meno nella propria norma dottrinale, il termine è stato usato anche per designare decreti conciliari o sinodali, norme disciplinari e giuridiche, momenti della liturgia, parti della messa, elenchi di membri del clero, e infine anche cataloghi di libri religiosi di cui si autorizzava l’uso.
Per contrapposto gli scritti esclusi dal catalogo erano definiti apocrifi.
Si vuol vedere in questa pratica una derivazione dalla consuetudine ebraica di considerare "hisonim" (= non ispirati) o "genuzim" (= scartati e messi in "geniza", cioè in nascondiglio) i libri estranei al corpus biblico. Ma i rapporti tra canone e apocrifi non hanno a che vedere con l’usanza ebraica, sia perché il cristianesimo non ebbe fin dalle origini un canone prestabilito, sia perché l’aggettivo apocrifo non aveva significati del genere.
Il termine greco per "apocrifo" vuol dire "segreto", "nascosto" e nella terminologia religiosa indicava i libri segreti, rivelatori di verità occulte, non facilmente assimilabili dalle masse dei fedeli, e destinati perciò all’istruzione superiore degli iniziati, adepti di una setta. Nell’ambiente cristiano l’aggettivo fu primitivamente adoperato, non in corrispondenza della elaborazione del canone, ma per definire i testi gnostici, che appunto si servivano di un linguaggio ermetico, ricco di simbolismi e criptogrammi.
Rifiutando, in parte, l’interpretazione gnostica del messaggio di Gesù e della sua persona, fu allora che i Padri della Chiesa non hanno esitato ad attribuire al termine "apocrifo", con cui gli stessi gnostici designavano le loro opere, il concetto di spurio e falso. Poi l’aggettivo venne indiscriminatamente esteso, con questo valore dispregiativo, a tutti i testi sospetti di eresia o comunque non conformi alla "norma" dottrinale ufficialmente riconosciuta, e cioè a tutti gli scritti religiosi extracanonici, anche preesistenti alla formazione del canone stesso. Ma, essendosi il canone formato mediante una scelta tra un certo numero di opere, quelle che esistevano fino a tale data avevano goduto pieno e legittimo diritto di cittadinanza. Il processo di illegittimità, se mai, può essere intentato soltanto agli scritti che hanno visto la luce dopo la costituzione del canone. Ad ogni modo, si distingue generalmente gli apocrifi in due grandi sezioni: una proto-letteratura cristiana e una letteratura greco-romana di professione cristiana, non ufficiale. Non ci proponiamo ora di approfondire una tematica così complessa; dai vari testi apocrifi ci limiteremo ad estrapolare quei brani che ci riconducono alla realtà Angelica. L’Arcangelo Gabriele appare immancabilmente nei Vangeli apocrifi denominati "dell’Infanzia" (per le Annunciazioni delle nascite di Maria e di Gesù) e gli Angeli appaiono nei "Vangeli della Passione e della Resurrezione" accanto al Cristo Risorto, ma "altri" Angeli ci fanno conoscere il loro Mondo sotto una luce particolare e diversa rispetto a quella mostrata dai testi canonici.

Libro di Enoch

Per il testo dell'Apocrifo vedi sezione monotematica:
Angeli e Tradizione Enochiana

Il Libro di Enoch, ritrovato alla fine del XVIII secolo in manoscritti etiopici, fa parte dei Vangeli cosiddetti "apocrifi". Tuttavia questo libro rivestì una notevole importanza nella Chiesa dei primi secoli, e nello stesso Nuovo Testamento è citato come scrittura. Leggiamo infatti nella Lettera di Giuda (14-15):
Profetò anche per loro Enoch, settimo dopo Adamo, dicendo: "Ecco, il Signore è venuto con le sue miriadi di Angeli per fare il giudizio contro tutti, e per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà che hanno commesso e di tutti gli insulti che peccatori empi hanno pronunziato contro di lui".
Vi è inoltre uno stretto rapporto letterario e ideologico tra il Nuovo Testamento e il Libro di Enoch, il quale a un certo punto fu però messo completamente da parte dal fariseismo, anche se in seguito i Padri della Chiesa continuarono a citarlo.
Per chi si occupa di Angeli, il Libro di Enoch è un’autentica miniera di notizie: si può addirittura dire che esso presenta una vera e propria angelologia. Fin dall’inizio l’autore del Libro si richiama agli alati, divini messaggeri affermando di aver saputo da loro tutto quanto scriverà:
Questo è quel che gli Angeli mi hanno mostrato; io ascoltai tutto da essi e tutto io conobbi, io che vedo non per questa generazione, ma per quella che verrà, per le generazioni lontane.
Ma il capitolo più importante è il sesto, detto anche Libro dei Vigilanti: esso deve essere considerato la fonte più antica con riferimento alla concezione ebraica della caduta degli Angeli. Ecco il testo:
Ed ecco accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, che in quei tempi nacquero ad essi ragazze belle di aspetto. E gli Angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro "Venite, scegliamoci delle donne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli". E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: "Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato". E tutti gli risposero e gli dissero: "Giuriamo, tutti noi, e ci impegniamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in essere". Allora tutti insieme giurarono e tutti quanti si impegnarono vicendevolmente ed erano, in tutto, duecento. (…) E si presero, per loro, le mogli e ognuno se ne scelse una e cominciarono a recarsi da loro. E si unirono con loro e insegnarono ad esse incantesimi e magie e mostrarono loro il taglio di piante e radici. Ed esse rimasero incinte e generarono giganti la cui statura, per ognuno, era di tremila cubiti. Costoro mangiarono tutto il frutto della fatica degli uomini fino a non poterli, gli uomini, più sostentare. E i giganti cominciarono a peccare contro gli uccelli, gli animali, i rettili, i pesci e a mangiarsene, fra loro, la loro carne e a berne il sangue. La terra, allora, accusò gli iniqui.
Il male sulla terra sarebbe quindi insorto con la caduta dei figli di Dio, i quali insegnarono agli uomini – leggiamo ancora in Enoch – a fabbricarsi armi e corazze, a conoscere il valore dell’oro e delle pietre preziose, a praticare magia e astrologia, a combattersi. Ne furono conseguenza, oltre allo sviluppo della conoscenza, anche guerra, impurità, peccato.

Libro dei Giubilei

Altrettanto interessante con riferimento agli Angeli è un altro importante testo apocrifo, il Libro dei Giubilei, detto anche "piccola Genesi" in quanto riporta la storia del mondo dalla creazione fino al momento in cui Mosè ricevette sul Sinai le tavole della Legge. Mentre l’Antico Testamento non dice nulla della creazione degli Angeli, il Libro dei Giubilei ne parla espressamente, affermando che tra le opere di Dio del primo giorno della creazione ci furono anche Spiriti e Angeli. Leggiamo infatti che l’angelus faciei, cioè l’Angelo che era sempre accanto al Signore, spiegò a Mosè il processo della creazione:
Scrivi tutte le cose della creazione, in qual modo il Signore Iddio compì, in sei giorni, tutta la Sua creazione e nel settimo giorno si riposò, lo santificò per tutti i secoli e lo pose a segno di tutta la Sua opera. (Scrivi) che nel primo giorno creò i cieli che sono in alto, la terra, le acque e ogni spirito che serviva al Suo cospetto, gli "angeli faciei", gli angeli della santità, gli angeli dello spirito del fuoco e quelli dello spirito del vento, delle nuvole per la tenebra, la grandine e la neve; gli angeli degli abissi, dei tuoni e dei fulmini; gli angeli degli spiriti del gelo, del forte calore, della stagione delle piogge, della primavera, dell’estate e dell’autunno, e gli angeli di tutti gli spiriti riuniti che sono in cielo, in terra e in tutti gli abissi, nella tenebra, nella luce, nell’alba e nella sera, i quali Egli preparò con la sapienza del Suo cuore.
Nei giorni successivi il Signore formò il firmamento, separò la terra dalle acque, creò il sole, la luna e le stelle, le piante, gli animali e l’uomo, come dice anche la Genesi. La creazione degli Angeli al primo giorno riportata dal Libro dei Giubilei è però un elemento nuovo, di cui i testi canonici non parlano.

Vangelo di Bartolomeo

Questo Vangelo si pone come una rivelazione di "misteri" inaccessibili ai non iniziati: misteri che consistono poi in un fantasioso colloquio tra Bartolomeo e il Diavolo, che gli parla degli angeli, della propria disobbedienza a Dio, della creazione di Adamo, ecc. senza affatto allontanarsi da quella che è la tradizione cristiana. Anche l’ammaestramento finale di Gesù sui peccati contro lo Spirito, sul matrimonio, ecc. non presenta alcun tratto caratteristico e meno che ortodosso.
All’inizio del Vangelo, così parla l’apostolo rivolto al Gesù risorto:
"Signore, quando tu andavi per essere appeso alla croce, io ti seguivo da lontano, e poi ti ho visto pendere dalla croce e gli angeli che scendevano dal cielo e ti adoravano. E quando si sono fatte le tenebre, ho guardato e ho visto che tu eri sparito dalla croce (…) Dimmi Signore, dove sei andato, via dalla croce?"
In risposta Gesù disse: "Quando sono scomparso dalla croce sono andato all’Ade per trarne fuori Adamo e tutti gli altri che erano con lui, secondo la richiesta dell’arcangelo Michele. (…) Quando io sono disceso nel Tartaro con i miei angeli per infrangere i saldi chiavistelli e abbattere le porte di bronzo, il Tartaro ha detto al Diavolo: ‘Mi sembra che sia venuto Dio sulla Terra’. E gli angeli gridavano a quelle potenze: ‘Alzate le vostre porte, o Principi, levate le porte eterne, perché il Re della gloria viene sulla terra’(…)".
Bartolomeo gli disse ancora: "Ma dimmi Signore, chi era quello che gli angeli portavano via tra le braccia, un uomo di alta statura?"
Gesù gli rispose: "Quello era Adamo, il primo creato, a motivo del quale io sono sceso dal cielo sulla Terra".
Bartolomeo aggiunse ancora: "Ho anche visto, o Signore, angeli che salivano davanti ad Adamo e cantavano inni. Ma uno di questi angeli, molto più grande di tutti gli altri, non voleva salire: teneva in mano una spada fiammeggiante e faceva segni soltanto a te. Tutti gli altri angeli lo pregavano di salire con loro, ma egli non voleva. E quando tu gli hai comandato di salire, ho veduto una fiamma uscire dalle sue mani e giungere fino alla città di Gerusalemme".
Disse Gesù: "Era uno degli angeli vendicatori, che stanno presso il trono di Dio. Egli mi chiamava. Quanto alla fiamma che hai veduto uscire dalle sue mani, ha colpito l’edificio della sinagoga dei Giudei, come mia testimonianza, per avermi crocifisso".

In un altro brano del Vangelo di Bartolomeo, Maria parla agli apostoli:

Quando ero nel Tempio di Dio e ricevevo il cibo dalla mano di un angelo, un giorno mi apparve una figura come di un angelo, ma il suo volto era indescrivibile, e non teneva in mano né pane né scodella, come l’angelo che era venuto da me prima. Ed ecco, all’improvviso, si squarciò la cortina del Tempio, e ci fu un grande terremoto. Io mi gettai a terra, non potendo sopportarne la vista. Ma egli mi tese la mano e mi fece alzare. Io guardai verso il cielo e scese sul mio volto una nube di rugiada che mi bagnò dalla testa ai piedi, ed egli mi asciugò con la sua stola. E mi disse: "Ave, piena di grazia, vaso di elezione". Poi si batté sul fianco destro e apparve una forma di pane molto grande, che egli collocò sull’altare del Tempio, e prima ne mangiò egli stesso, poi ne diede anche a me. Poi di nuovo batté il lato sinistro del suo vestito e apparve un grandissimo calice pieno di vino, ed egli ne bevve per primo, poi ne diede anche a me. Poi io guardai e vidi che il pane e il calice erano intatti. Allora mi disse: "Ancora tre anni e poi ti manderò il mio annuncio e tu concepirai un figlio, da cui sarà salvato tutto il mondo. La pace sia con te, mia diletta, e la mia pace sarà con te per sempre". Poi disparve dalla mia vista e il Tempio divenne come prima.

"Il volto dell'abisso"

Sul monte degli Ulivi, Gesù risorto si mostra agli apostoli e a Maria, prima di salire al Padre e di non potersi più mostrare "sotto questo aspetto". Bartolomeo chiede al Signore di mostrare loro l’Avversario degli uomini, l’abisso.
Allora Gesù li fece scendere giù dal monte degli Ulivi, imprecò contro gli angeli del Tartaro e fece cenno a Michele di suonare la tromba della sua potenza. Subito Michele suonò la tromba ed uscì fuori Beliar, trattenuto da seicentosessanta angeli e avvinto da catene di fuoco. La statura del mostro era di milleseicento cubiti e la sua ampiezza di quaranta cubiti; il suo volto era come fuoco abbagliante e i suoi occhi tenebrosi; dalle sue narici usciva un fumo di odore fetido e la sua bocca era come la fenditura di un precipizio; una sola delle sue ali misurava ottanta cubiti. Appena gli apostoli lo videro, caddero con la faccia a terra e rimasero tramortiti. Ma Gesù, avvicinatosi, fece alzare gli apostoli e infuse loro vigore nell’animo. Quindi disse a Bartolomeo: "Vagli vicino, Bartolomeo, schiacciagli il collo con un piede e domandagli quali sono le sue opere e come inganna gli uomini". (…) Allora Bartolomeo andò e premette sul collo, che esso teneva incassato fino alle orecchie, e gli disse: "Dimmi tutte le cose che hai fatto e quelle che hai fatto adesso". Beliar rispose: "Dapprima mi chiamavo Satanael, che significa ‘messaggero di dio’, ma quando non riconobbi di essere modello di Dio, il mio nome fu chiamato Satana, che significa ‘guardiano del Tartaro’. Io fui anche chiamato ‘il primo angelo’ perché, quando Dio fece il cielo e la terra, prese una manciata di fuoco e mi formò per primo. Per secondo Michele, il comandante in capo delle milizie celesti, per terzo Gabriele, per quarto Raffaele, per quinto Uriel, per sesto Satanael, e poi altri seimila angeli, i cui nomi mi è impossibile elencare. Essi sono i littori di Dio e mi percuotono con le loro verghe sette volte ogni giorno e ogni notte e non mi lasciano mai e dilacerano il mio potere. Vi sono poi i due angeli della vendetta, i quali sono quelli che stanno di fronte al trono di Dio, ed essi sono i primi creati. Dopo di questi fu creata tutta la moltitudine degli angeli: nel primo cielo ve ne sono cento miriadi, nel secondo cielo cento miriadi, nel terzo cielo cento miriadi, nel quarto cielo cento miriadi, nel quinto cielo cento miriadi, nel sesto cielo cento miriadi, nel settimo cielo cento miriadi. Oltre ai sette cieli c’è il primo firmamento, dove stanno le potenze che agiscono sugli uomini. Ma ci sono anche quattro angeli preposti ai venti: uno a Borea, il cui nome è Chairum, che tiene in mano una verga di fuoco, con cui attenua la grande potenza di umidità, ma non tanto che la terra si dissecchi. Un altro angelo è sopra il vento del Nord, e il suo nome è Oertha. Egli tiene una torcia di fuoco e la mette su di esso, perché si riscaldi dal suo freddo e non faccia gelare la terra. E l’angelo che è sopra il vento del Sud è chiamato Kerkutha e ne attenua la violenza, perché esso non scuota la terra. E l’angelo che è sopra il vento di Sud-Ovest è chiamato Nautha: tiene una verga di neve in mano e gliele mette in bocca per estinguere il fuoco che esce dalla sua bocca. Perché se non lo estinguesse verrebbe arsa tutta la terra. E un altro angelo è sopra il mare e placa la violenza delle onde. Altre cose non ti dico, perché colui che è vicino non me lo permette. (…) Ora ti dirò anche i nomi degli altri angeli che sono contrari a noi. L’angelo delle tempeste si chiama Mermeoth, e porta la tempesta sul capo. I miei ministri lo implorano e lo mandano dovunque vogliono. Altri angeli sono sopra la neve e altri sopra il tuono e altri sopra i fulmini, e quando tra di noi uno spirito vuole uscire fuori, o per terra o per mare, questi angeli mandano pietre incandescenti e cingono di fuoco i nostri corpi. (…) Voglio dirti ancora molte cose sugli angeli. Quelli che corrono insieme attraverso gli spazi celesti e la terra sono Mermeoth, Onomatath, Duth, Melioth, Charuth, Grafathas, Oertha, Nefonos, e Chalkatura. Insieme essi volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra.(…) Permetti che ti racconti come sono stato gettato qui giù e come Dio ha creato l’uomo. Io andavo errando qua e là per il mondo, allorché Dio disse a Michele: ‘Portami della terra dai quattro angoli del mondo e dell’acqua dai quattro fiumi del Paradiso’. E quando Michele gli ebbe portato queste cose, egli creò Adamo nelle regioni dell’Est, modellando la terra informe, tendendovi nervi e vene, e unendo ogni parte in un tutto armonico. Poi lo benedisse, per riguardo a se stesso, perché era fatto a sua immagine. E Michele lo adorò. Quando io tornai dalle estremità del mondo, Michele mi disse: ‘Adora l’immagine di Dio, che egli ha fatto a sua somiglianza’. Ma io risposi: ‘Io sono fuoco, fatto di fuoco, e sono il primo angelo che è stato creato: dovrei adorare fango e materia?’. Michele mi disse di nuovo: ‘Adoralo, perché Dio non si adiri con te’. Io risposi: ‘Dio non si adirerà con me, altrimenti io eleverò il mio trono di fronte al suo trono e sarò come egli è’. Allora Dio si adirò con me e, dopo aver comandato che si aprissero le cateratte del cielo, mi scagliò giù. Quando io fui precipitato giù, egli domandò ai seicento angeli che stavano sotto di me se volevano adorare Adamo, ma essi risposero: ‘Come abbiamo visto fare il nostro capo, così anche noi non vogliamo adorare uno che è inferiore a noi’. Allora anche quei seicento furono da lui gettati giù con me. Dopo che fummo gettati sulla terra, dormimmo un sonno profondo per quarant’anni. Ma ecco che il sole brillò, sette volte più ardente del fuoco, ed io mi svegliai. Guardai attorno e vidi i seicento che erano sotto di me, ancora addormentati. Allora svegliai mio figlio Salpsan e mi consigliai con lui in che modo potessi sedurre l’uomo, per colpa del quale ero stato gettato giù dal cielo. E decisi come segue. Presi una boccia e vi raccolsi tutto il sudore del mio petto e delle mie ascelle, poi la immersi nella sorgente delle acque da cui scaturiscono i quattro fiumi. Eva ne bevve e il desiderio carnale s’impossessò di lei, perché, se essa non avesse bevuto di quell’acqua, io non sarei stato in grado di sedurla".

Libro di Giovanni Evangelista

Il Libro di Giovanni evangelista (appartenente al tardo medioevo) è un secretum, cioè una rivelazione di misteri religiosi che Gesù avrebbe fatto personalmente a Giovanni, l’apostolo prediletto, durante l’ultima cena. E’ forse l’unico apocrifo di ispirazione manichea: il Libro ha lo scopo soprattutto di sostenere che l’uomo non è una creazione di Dio, ma del Diavolo, prodotto di seduzione e di lussuria, e che le anime sono angeli decaduti, i quali entrano nella materia e continuano la loro opera di diabolica corruzione. Compito del credente è strappare quanti più elementi di "luce" possibili al mondo delle "tenebre" per mezzo dell’ascesi. Secondo la dottrina manichea, Satana è da identificare con Jahve, il dio dell’Antico Testamento; perciò sono diaboliche tutte le sue manifestazioni: la Legge mosaica, i suoi profeti (in particolare Elia, Enoch e Giovanni Battista), il suo culto. Come si negano i sacramenti del matrimonio e del battesimo, così si nega l’eucarestia. Gli unici punti dottrinali che concordano con l’ortodossia della Chiesa sono: la caduta di Lucifero, la tentazione di Eva e il giudizio universale, con la salvezza dei giusti. Fa stupire che il Libro di Giovanni evangelista concluda con la sconfitta definitiva di Satana da parte di Dio, perché, secondo la dottrina manichea, il conflitto tra il Dio del bene e il Dio del male è eterno e insolubile.

All’inizio del Libro, Giovanni chiede a Gesù: "Signore, prima che Satana cadesse, in che considerazione era presso tuo Padre?"

(…) Egli rispose: "In tanta considerazione che comandava le potenze del cielo. Io sedevo con mio Padre, mentre egli dava ordini a tutti i sudditi del Padre e andava giù dai cieli fino al profondo e dal profondo risaliva su fino al trono dell’invisibile Padre. Ma egli vide la gloria di Colui che muove i cieli e pensò di collocare la propria sede sopra le nubi del cielo, desiderando di essere simile all’Altissimo. E, disceso nell’aria, disse all’angelo dell’aria: ‘Aprimi le porte dell’aria!’. Egli gliele aprì. Poi egli decise di andare ancora più in basso e trovò l’angelo che comanda le acque e gli disse: ‘Aprimi le porte dell’acqua!’. Egli gliele aprì. Passò ancora oltre e trovò tutta la superficie della terra coperta dalle acque. Passò oltre, sotto la superficie, e trovò due pesci posti sulle acque che, come due buoi aggiogati per arare, solcavano tutta la terra, per ordine dell’invisibile Padre, da occidente a oriente. E quando fu andato ancora più in basso, trovò nuvole sospese, che ricoprivano le acque del mare. Andò ancora più giù e trovò l’inferno, che è la gehenna di fuoco, e dopo non poté andare più in basso, a causa delle fiamme del fuoco ardente. Allora Satana ritornò di nuovo indietro e passò per le vie che lo conducevano all’angelo dell’aria e a quello che sovrastava alle acque, e disse loro: ‘Tutte queste cose sono mie. Se voi volete prestarmi obbedienza, collocherò la mia sede sulle nubi e sarò simile all’Altissimo. Prenderò le acque dall’alto di questo firmamento e le riunirò con quelle degli altri luoghi del mare, cosicché dopo non vi sarà più acqua su tutta la superficie della terra e io regnerò con voi in un mondo senza fine’. Quando ebbe detto ciò a codesti angeli, andò su dagli altri angeli, fino al quinto cielo*, e così parlò a ciascuno di essi: ‘Quanto devi al tuo padrone?’. Quello rispose: ‘Cento cori** di grano’. Ed egli gli disse: ‘Prendi la penna e l’inchiostro e scrivi sessanta’. Ad un altro disse: ‘E tu quanto devi al tuo padrone?’. Quello rispose: ‘Cento bati*** di olio’. Ed egli disse: ‘Siediti e scrivi cinquanta’.
Così andò su attraverso tutti i cieli, fino al quinto cielo, parlando in questo modo e seducendo gli angeli dell’invisibile Padre. Allora si udì una voce, che veniva dal trono del Padre e diceva: ‘Chi sei tu, rinnegatore del Padre, che seduci gli angeli? Operatore d’iniquità, ciò che hai deciso di fare, fallo presto!’.
Poi il Padre comandò ai suoi angeli: ‘Togliete loro le tuniche!’. E gli angeli portarono via le tuniche, i seggi e le aureole a tutti gli angeli che avevano dato ascolto a Satana".
Allora io domandai al Signore: "Quando Satana cadde, in quale luogo andò a dimorare?".
Egli mi rispose: "Mio Padre cambiò il suo aspetto a causa della sua superbia: gli fu tolto lo splendore della luce, il suo volto divenne come ferro incandescente e la sua corporatura in tutto simile a quella di un uomo; compresa la coda raggiungeva la terza parte (della misura) degli angeli di Dio. Cacciato via dalla sede di Dio e dall’ordinamento dei cieli, Satana venne giù sotto questo firmamento, ma non poteva trovar quiete, né per sé né per quelli che erano con lui. Allora pregò il Padre, dicendo: ‘Abbi pazienza con me, e io ti ricompenserò di tutto’. Il Padre ne ebbe compassione e concesse una tregua a lui e a tutti quelli che gli erano insieme, per ciò che volesse compiere, entro sette giorni. Egli si stabilì nel firmamento e diede ordine all’angelo che soprintendeva all’aria e a quello che soprintendeva alle acque, ed essi liberarono la terra, che restò prosciugata. Poi egli prese l’aureola dell’angelo che soprintendeva alle acque e con metà di essa fece la luce della luna, con l’altra metà la luce delle stelle, e con le pietre fece la moltitudine delle stelle. Poi costituì gli angeli come suoi ministri, secondo gli ordinamenti e le istituzioni dell’Altissimo, e con il comando, come l’invisibile Padre, fece il tuono, la pioggia, la grandine e la neve. E mise gli angeli che vi presiedessero. Poi comandò alla terra di produrre ogni genere di animali che si nutrono e tutti gli esseri che strisciano, e gli alberi e le erbe, e comandò al mare di produrre pesci, e volatili al cielo. Inoltre egli prese ancora un’altra decisione e creò l’uomo a sua somiglianza, comandando a un angelo del terzo cielo di entrare in quel corpo di fango. Ne prese un poco e fece un altro corpo, in forma di donna, e comandò a un angelo del secondo cielo di entrare nel corpo della donna.
Ma gli angeli si lamentarono, quando videro attorno a sé un involucro mortale, mentre essi erano differenti per natura. Allora egli comandò loro di compiere atti carnali nei corpi di fango; ma essi non erano capaci a commettere il peccato. Allora l’artefice del male meditò nella sua mente la creazione del paradiso e vi portò dentro l’uomo e la donna. Poi, fatto portare un albero, il diavolo lo piantò, nel mezzo del giardino, e così l’astuto demonio nascose il suo stratagemma, perché essi non ne conoscevano l’inganno. Ed egli entrò e disse loro: ‘Di ogni frutto che è in Paradiso, mangiatene pure; ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, non ne mangiate!’.
Però poi il diavolo entrò in un astuto serpente e sedusse l’angelo che era nella forma della donna e sfogò la sua lussuria con Eva, sotto l’aspetto di serpente. Perciò saranno chiamati figli del diavolo o figli del serpente quelli che ha creati la lussuria del diavolo, loro padre, fino alla fine del mondo. E per di più il diavolo versò sopra l’angelo che era in Adamo il veleno della sua lussuria, e questa ha generato i figli del serpente e i figli del diavolo, fino alla fine del mondo. (…)

* Secondo l’astrologia orientale questo era l’ultima sede degli Angeli. Al di sopra di esso vi erano: il cielo degli Arcangeli, Serafini, ecc. (sesto) e quello di Dio (settimo).
** Il cor era una misura ebraica per i solidi, equivalente a circa l 390.
*** Il bath era una misura ebraica per i liquidi, equivalente a circa l 40.

Così termina il Libro di Giovanni evangelista:

"E allora il Figlio di Dio siederà alla destra di suo Padre, e il Padre comanderà agli angeli, e questi guideranno i giusti e li collocheranno tra i cori degli angeli, li rivestiranno di abiti incorruttibili, daranno loro le aureole che mai si offuscheranno e seggi che non potranno essere rimossi. Dio sarà in mezzo a loro, ed essi non avranno mai più né fame né sete, né li brucerà il sole o qualsiasi altro calore. Dio asciugherà dai loro occhi ogni lacrima. Ed egli regnerà con il suo santo Padre e del suo regno non vi sarà mai fine, per i secoli dei secoli."

Dichiarazione di Giuseppe di Arimatea

Il manoscritto più antico che possediamo di questo apocrifo è del secolo XII, ma non è facile stabilire la data di composizione dell’originale. Attribuita a Giuseppe di Arimatea, che si dice testimone oculare dell’arresto, del processo presso il Sinedrio, della morte di Gesù, e anche beneficiario della prima apparizione del Risorto insieme con il buon ladrone, l’opera non ha scrupolo di introdurre fatti anche in contraddizione con i Vangeli canonici, che pure cita talvolta, e di modificare particolari della narrazione evangelica. L’interesse dell’autore si concentra soprattutto sulla figura di Demas, il ladrone buono, crocifisso alla destra di Gesù: egli è il primo mortale introdotto nel Paradiso ma il nostro apocrifo asserisce anche che sarà l’unico, fino al giudizio universale. Egli appare persino, sfolgorante di luce, accanto a Gesù risorto, durante il viaggio da Gerusalemme alla Galilea, e si fa messaggero di uno scambio di corrispondenza tra Gesù e i Cherubini.

In un brano, Gesù legge questo scritto:

Noi Cherubini e noi dalle sei ali, preposti dalla tua divinità a custodire il giardino del Paradiso, per mezzo del ladrone che è stato crocifisso con te, per tua disposizione, ti comunichiamo questo: quando vedemmo le stimmate dei chiodi del ladrone che era stato crocifisso con te e lo splendore dello scritto della tua divinità, il fuoco si spense, non potendo sopportare il bagliore delle stimmate, e noi, presi da grande paura, ci chinammo. Udimmo infatti il creatore del cielo e della terra e di tutto l'universo che scendeva dall'alto verso la parte più profonda della terra per il primogenito Adamo. Poi, vedendo la croce immacolata, che risplendeva a causa del ladrone, sette volte più lucente del fulgore del sole, un tremore ci prese, colpiti dall'agitazione di quelli sotto terra. E a gran voce i ministri dell'inferno dicevano insieme con noi: "Santo, santo, santo, Colui che ha il dominio nell'alto!" E le Potenze mandarono questo grido: "O Signore, ti sei manifestato in cielo e sulla terra, procurando la felicità dei tempi col salvare dalla morte la tua stessa creazione".

Vangelo degli Ebrei

Sotto il nome di Vangelo degli Ebrei si intende una composizione in uso tra gli Ebrei convertiti della diaspora egiziana. Esso non è infatti immune da influssi gnostici e da credenze mistiche ed angelologiche, proprie dell'Egitto. In un brano viene esposta una singolare interpretazione: anche Maria è una "Potenza" soprannaturale, che nella sua pre-esistenza era l'arcangelo Michele.

… Già taluni hanno incluso tra questi libri (eretici) anche il Vangelo degli Ebrei, di cui soprattutto si compiacciono quelli tra gli Ebrei che hanno accettato Cristo. Essi dicono che Egli non è stato generato da Dio Padre, ma creato, come uno degli arcangeli, e in modo anche più eccellente, e che egli domina sugli angeli e su tutte le cose create dall'Onnipotente, e che quando è venuto ha anche dichiarato, come riporta il loro Vangelo, detto "secondo gli Ebrei": "Sono venuto ad abolire i sacrifici, e se non cesserete di fare sacrifici, non cesserà su di voi l'ira di Dio". (…) E' scritto nel Vangelo degli Ebrei che quando Cristo volle venire in terra per l'umanità, il Buon Padre chiamò una alta potenza del cielo, che aveva nome Michele e gli affidò Cristo per l'adempimento di ciò. E la potenza scese nel mondo e si chiamò Maria e Cristo rimase sette mesi nel suo ventre. Dopo di che, ella lo diede alla luce, ed egli crebbe in statura, scelse gli apostoli (…) e quando lo levarono sulla croce, il Padre lo assunse in cielo presso di sé. (…)

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 12:01 pm    Oggetto:  ANGELI ED ASTRI
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CENNI STORICI
1. Astri animati

Fin dall’antichità, l’uomo, volgendo gli occhi al cielo, osservava il ciclo regolare degli astri e stabiliva su di essi la misura del tempo e il calendario. I corpi luminosi della volta celeste gli suggerivano soprattutto che il mondo è governato dalla legge del "ritorno eterno" e che, dall’alto, essi impongono alle cose della Terra certi ritmi sacri che sfuggono al suo controllo e alla sua comprensione. La luna, i pianeti e le stelle rappresentavano ai suoi occhi manifestazioni di potenze soprannaturali ed egli, per assicurarsene il favore, rendeva loro spontaneamente un culto. L’uomo assegnò così dei nomi e distinse nel cielo le costellazioni, riconoscendo in esse figure enigmatiche e simboliche.
Le speculazioni sull’Universo di Platone e Aristotele contribuirono all’idea che stelle e pianeti fossero esseri animati e creature intelligenti. Arrivando ai Padri della Chiesa, la concezione degli "astri animati" venne scartata da San Tommaso, ma Sant’Agostino e San Gregorio dichiararono che "i corpi celesti si possono considerare mossi da creature spirituali che si chiamano Angeli o Intelligenze, o Intelletti separati".

CENNI STORICI
2. I Sette Reggitori del Mondo

Il legame fra Angeli e pianeti rimase nel culto della Chiesa, anche se con alterne fortune. Anticamente venivano venerati sette grandi Angeli identificati quasi sempre con i sette pianeti e denominati in diversi modi: "Sette Occhi del Signore", "Sette Troni", "Sette Luci Ardenti", "Sette Reggitori del Mondo".
Fu l’Arcangelo Raffaele che parlò di sette Angeli nel rivelare la sua vera identità a Tobia. Raffaele gli si era presentato con l’aspetto di un comune mortale, dicendo di chiamarsi Azaria, figlio di Anania. Al momento di congedarsi così si rivelò al giovane:
Io sono Raffaele, uno dei Sette Angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore (Tb 12, 15).
L’Angelo non rivelò altri nomi ma in scritture non cristiane incontriamo i nomi dell’Angelo Azariel (aiuto di Dio) e Ananael (grazia di Dio).

CENNI STORICI
3. Nomi "canonici" e nomi "occulti"

I Sette Angeli possedevano nomi occulti (che non potevano essere pronunciati) e nomi "canonici", con cui venivano menzionati nei Messali.
I nomi consentiti e i loro attributi sono i seguenti:
Mikael: "Quis ut Deus", il Pari a Dio
Gabriel: la Forza (o la Potenza) di Dio
Raphael: la Virtù Divina
Uriel: "Lux et Ignis", la Luce e il Fuoco di Dio
Scaltiel: la Parola di Dio
Jehudiel: la Gloria di Dio
Barchiel: la Beatitudine di Dio

Per quanto concerne i nomi "occulti" è possibile risalire a diverse tradizioni. Secondo i Cabalisti, i sette Dominatori planetari sono:
Uriel, Raphael, Raguel, Michael, Suriel, Gabriel, Yerachiel.

Un’altra fonte proviene inoltre dai testi dei Sabei di Harran, una setta religiosa in cui confluirono i culti assiro-babilonesi, gli influssi della Grecia classica e infine il filone stoico-ermetico. Questi i nomi degli Spiriti planetari secondo i Sabei:
Isbal: Angelo di Saturno
Rufiyael: Angelo di Giove
Rubyael: Angelo di Marte
Sams: Angelo del Sole
Bitael: Angelo di Venere
Haraquiel: Angelo di Mercurio
Syliael: Angelo della Luna

E ancora, nella Magia Evocativa incontriamo i nomi degli Spiriti Planetari corrispondenti ai corpi celesti:
Michael: Sole
Gabriel: Luna
Samael: Marte
Raphael: Mercurio
Sachiel: Giove
Anael: Venere
Cassiel: Saturno

CENNI STORICI
4. I Papi e i Sette Angeli

I nomi dei sette Angeli rimasero nei Messali per secoli; furono approvati anche dal famoso domenicano Padre Gastaldi, spietato inquisitore. Egli scrisse nel suo libro "De Angelis" che la venerazione dei Sette Spiriti nell’ambito della Chiesa Cattolica era sempre stata legittima in tutti i tempi e che era necessaria per il sostegno morale e la fede dei figli della Chiesa.
A Roma, nel 1561, dopo ripetute apparizioni e pressanti richieste degli stessi Angeli, papa Paolo IV decise di far costruire una chiesa in loro onore. Convocò dunque in Vaticano Michelangelo, accettò il suo splendido progetto, e in tre anni il "tempio dei Sette Angeli" fu consacrato e aperto al culto. Circa cento anni dopo, però, i nomi che ornavano l’affresco sull’altare maggiore furono fatti cancellare all’improvviso per ordine del cardinale Albizio. E poco tempo dopo gli stessi nomi scomparvero dai messali in uso per il "Vespro dei Sette".
Nel 1825 papa Leone XII ripristinò il servizio religioso in loro onore. Inoltre, quando papa Pio V concesse alla Spagna di celebrare questo "servizio divino", i Gesuiti ne furono particolarmente felici, perché attribuirono all’aiuto prodigioso ricevuto da questi Angeli il loro successo nell’evangelizzazione delle Filippine.
Paolo V scrisse nella sua Bolla:
Non si potrebbe mai esaltare troppo questi Sette Rettori del mondo, rappresentati dai sette pianeti… E’ stato di consolazione e di buon augurio per questo secolo che, con la Grazia di Dio, il culto di queste sette luci ardenti, di queste sette stelle, sta riguadagnando il suo lustro nella repubblica cristiana.

HAZIEL
Energie cosmiche

Dopo questa introduzione di carattere storico, incontriamo dunque le interpretazioni che sono state date al legame tra Angeli e Astri.
Le prime parole sono del cabalista e angelologo Haziel.

Le Energie Cosmiche (sia Zodiacali sia Astrali) sono delle attività che trovano esplicazione costante tramite gli Angeli. Attraverso la posizione astronomica dei Pianeti, dei Segni, delle Costellazioni e delle Stelle, l’Astrologia è in grado di indicarci le energie che possono esercitare dall’esterno un’influenza sull’individuo. Ciò nondimeno gli Angeli, che gestiscono tali energie cosmiche, agiscono concretamente, e in forma costante, muovendo dal nostro interno.
Per un altro verso, l’Astrologia ci presenta delle energie "impersonali", delle correnti di energia cieca, mentre per l’Angelologia gli Angeli, che gestiscono queste energie cosmiche, sono Forze "personalizzate", benevole, con le quali dialogare è molto facile.
Tali energie vengono da noi ricevute come "impulsi" a tre livelli: fisico, emotivo e mentale. Tuttavia, ogni persona riceverà solamente gli impulsi corrispondenti alla propria sensibilità; in altri termini, gli impulsi che corrispondono al suo grado di evoluzione. Di qui, l’estrema importanza che riveste la Preghiera, giacché essa attira gli impulsi Cosmici da noi desiderati: quelli, cioè, che noi sollecitiamo. Per il tramite della Preghiera, questi impulsi sollecitati in termini concreti penetrano in noi e danno luogo all’interno di noi stessi ad una Dimora nella quale il nostro Angelo Custode ha agio d’installarsi coi suoi "collaboratori". Pur conservando "il suo grado e la sua dignità", in qualità di Angelo Custode, egli è anche membro operante dell’insieme di uno Shevet. Questo termine, che in ebraico significa "tribù", è di fatto un gruppo di 6 Angeli che elargisce le energie di un Segno zodiacale agli esseri umani che ne fanno parte.

Dunque gli Angeli dispensano i loro potenziali principalmente attraverso flussi energetici emanati dalle Costellazioni (dai Segni) dello Zodiaco. Potete conoscere gli Angeli appartenenti ai diversi Shevet attraverso le tabelle (suddivise per Segno zodiacale) nella sezione "I Nomi degli Angeli".

VICENTE BELTRAN ANGLADA
1. L'Energia segue il Pensiero

I 4 brani seguenti: da "Gli Angeli nella vita sociale umana" di V.B. Anglada

Allo stesso modo in cui la luce del sole affluisce sulla Terra, in virtù di un atto di Decisione solare, le energie delle Costellazioni Zodiacali vengono trasportate dalle grandi Decisioni Cosmiche, generate negli occulti ed indescrivibili centri mistici dove ha origine la vita che anima le Costellazioni. Infatti possiamo affermare che le correnti di energia astrologica sono "atti di Volontà", di Amore o di Intelligenza generati dai potentissimi ed incomprensibili Logoi (supreme Entità psicologiche esotericamente denominate Logoi cosmici, Logoi solari e Logoi planetari) che utilizzano quelle Costellazioni come Corpi di Manifestazione.
(…) A ciascun stato di coscienza umana corrisponde una corrente di energia devica, quindi la sensibilità angelica e la sua capacità di creare correnti di energia elettrica attorno al campo magnetico umano (la sua aura eterica) devono corrispondere necessariamente alle attitudini mentali, emozionali e fisiche degli esseri umani. Così l’analogia tra Angelo e Uomo può offrirci una visione molto oggettiva di ciò che si potrebbe scientificamente denominare "correnti astrologiche", poiché si riferiscono agli astri, ai Sistemi solari ed alle stesse Costellazioni che in mutua interdipendenza costituiscono una Galassia. Possiamo affermare che ogni Costellazione, vista nel suo insieme, non è altro che il Corpo oggettivo di una Individualità Psicologica a carattere cosmico, la cui Coscienza esprimendo determinate qualità si manifesta come un movimento nello Spazio, mediante il quale sono "invocate potentissime Entità Angeliche" che convertono quel movimento in energia e lo trasportano attraverso l’etere alle più lontane regioni del Cosmo assoluto.
Il principio ermetico secondo cui "l’energia segue il pensiero" può essere qui interamente applicato. Il Grande Iniziato Ermete Trismegisto chiamò queste potentissime Entità Angeliche "i Governatori del Mondo", concretizzando l’attività di Quelle che più assiduamente ed in modo particolare prendono contatto con il nostro pianeta Terra.

2. I Governatori del Mondo

Analizzando la definizione biblica dei "Sette Spiriti davanti al Trono del Signore" (il Logos Solare) riferendosi ai Sette Logoi Planetari, Signori di Raggio, Reggenti dei Sette pianeti sacri del nostro Universo, cioè Vulcano, Mercurio, Venere, Giove, Saturno, Urano e Nettuno, possiamo dedurre che si fa anche un diretto riferimento ai Sette splendenti Arcangeli relazionati molto intimamente con la vita mistica dei sette Logoi planetari. Tali Entità Angeliche potrebbero essere descritte analogicamente in questo modo, secondo la loro intima relazione con il pianeta sacro dal quale emanano o dal quale estraggono le loro energie:
Raziel: Vulcano
Michele: Mercurio
Haniel: Venere
Zadquiel: Giove
Zapquiel: Saturno
Gabriele: Urano
Camael: Nettuno

3. Scienza di comunicazione tra Angeli e Uomini

Le gerarchie angeliche che operano oltre l’anello invalicabile del Sistema solare personificano le energie che provengono dalle Dodici Costellazioni Zodiacali; queste costituiscono il nostro cielo siderale e, attraverso i grandi Angeli planetari, convergono nella vita evolutiva del pianeta attraverso le forze occulte che governano il complesso molecolare degli elementi chimici della Natura, ossia gli elementali costruttori dell’aria, del fuoco, dell’acqua e della terra, chiamati esotericamente silfidi, salamandre, ondine e gnomi.
Definendo l’Astrologia come Scienza di Comunicazione o di relazione tra Angeli e Uomini, teniamo conto del mistico significato del contatto spirituale esistente "da sempre" per decisioni della stessa Divinità. Il significato dell’assioma esoterico "l’Energia segue il Pensiero" può essere ugualmente utilizzato nella locuzione "correnti di energia ambientale" o quando, estendendo enormemente il significato occulto della stessa, facciamo uso della frase "correnti di vita astrologica".
In entrambi i casi si esprime un’identica idea di Compartecipazione, sia fra Entità Logoiche e poderosi Arcangeli o fra entità umane ed Angeli familiari. L’unica cosa che dobbiamo segnalare riguarda l’abissale distanza, misurata in termini di evoluzione, che separa un Arcangelo, che tesse gli avvenimenti che costituiscono il destino creatore di un Logos (Signore di un Universo, di una Costellazione o di una Galassia), da quel Deva familiare che, utilizzando i materiali che gli somministra la vita spirituale ed occulta di un essere umano, crea gli avvenimenti ambientali che configurano e modellano il suo destino.

4. Il numero 12

Quando parliamo di Astrologia come di una via naturale di comunicazione tra Angeli ed uomini, in virtù delle energie degli astri, non facciamo altro che concretizzare il processo in termini facilmente comprensibili per la mente intellettuale. Utilizzando la chiave di analogia, ci sarà utile considerare la relazione che esiste tra:
a. Le Dodici Costellazioni dello Zodiaco (I Dodici Mahadeva o Arcangeli)
b. I Dodici Pianeti Sacri
c. Le Dodici Lune del Pianeta Giove
d. Le Dodici Caste di Israele
e. Le Dodici Porte della Città Celeste (Shamballa)
f. Le Dodici Fatiche di Ercole (personificazione dell’Iniziato)
g. I Dodici Apostoli (I Dodici Angeli Planetari)
h. I Dodici Petali Sacri del Cuore (Chakra)
i. I Dodici Mesi dell’Anno

Gli Angeli, a partire dai Dodici Mahadeva delle Costellazioni dello Zodiaco che presiedono il nostro cielo siderale, sono presenti come "energie personificate" in tutte le analogie precedentemente descritte.
Sebbene attualmente i pianeti sacri siano soltanto sette (come abbiamo visto in precedenza) è necessario considerare che esistono altri tre pianeti "non sacri": la Terra, Marte e Plutone. A questi se ne dovranno aggiungere altri due non ancora scoperti ma che già iniziano a sorgere dall’etere, totalizzando quindi dodici pianeti in rapporto a ciascuna delle dodici Costellazioni. Questi saranno sacri alla fine del nostro sistema solare, quando il nostro Logos avrà raggiunto la perfezione dell’Archetipo solare che corrisponde all’attuale Universo.

La complessità delle argomentazioni di Anglada ci impedisce di riportare qui in modo esauriente il pensiero dell’autore. Per chi fosse interessato, consigliamo la lettura dei suoi libri e di quelli concernenti la Teosofia. Un ulteriore passo tratto dall’opera di Anglada è riportato nella pagina "Angeli del Karma".

GIUDITTA DEMBECH
I Nomi secondo la Tradizione Cabalistica e Astrologica

Giuditta Dembech riporta un’elencazione in cui ha fatto affluire tradizioni molto diverse, un misto di astrologia, teologia e pensiero esoterico. Gli Angeli vi compaiono con ruoli di Dominatori planetari, molto simili a quelli dei Pianeti intesi nel senso classico dell’astrologia o della mitologia.
L’autrice inoltre sottolinea l’excursus particolare della mitologia greca ed evidenzia la differenza tra i vari Angeli assegnati ai Pianeti rispetto agli dei dell’Olimpo. Questa l'elencazione nella ricerca della Dembech.

Michael

Rappresenta il Sole nel suo pieno dominio, lungo l’arco splendente del suo percorso. Sul piano umano, l’Arcangelo Michael aiuta il raggiungimento del successo, l’affermazione e facilita la lotta per il superamento degli ostacoli. La tradizione lo vede assimilato a tutto quanto concerne la Potenza nei suoi aspetti positivi. E’ invocato nelle formule per la protezione dai sortilegi e dalle opere di magia nera.
Come Angelo Solare domina la costellazione del Leone ma, essendo anche Signore dell’elemento Fuoco, estende la sua protezione alla triade zodiacale di Ariete, Leone e Sagittario.

Raphael

Associato a Mercurio dalla tradizione cabalistica, è l’Arcangelo che dai tempi più antichi ha in custodia la facoltà di guarire. Anche per i greci Mercurio era il Signore della Medicina: nelle raffigurazioni più antiche, egli tiene in mano una verga sulla quale si attorcigliano due serpenti. Il suo tocco aveva un immediato effetto risanante. Questo il significato occulto: la verga rappresenta la spina dorsale dell’uomo; i due serpenti sono Ida e Pingala (per l’Induismo); il punto da cui i serpenti partono, con le code che si toccano, è Kundalini, nel coccige, la sede dell’energia vitale. Attraverso sette spirali (i sette chakra) i due serpenti si fronteggiano in alto ma non si toccano.
Raphael è il dominatore della costellazione zodiacale della Vergine. Secondo l’astrologia tradizionale, la Vergine è dominata da Mercurio e sotto questo segno abbiamo i migliori custodi della salute: infermieri, farmacisti, ricercatori scientifici. Inoltre, Raphael appartiene all’Elemento Terra e come tale domina anche la triade di segni che ad essa appartengono: Toro, Vergine e Capricorno.
L’influenza di Raphael è fortissima anche nella costellazione dei Gemelli, dominati da Mercurio. In questo segno stimola le facoltà intellettive, poiché i Gemelli sono poco propensi al sacrificio e allo spirito di servizio attivo che è invece molto sviluppato nella Vergine.

Gabriel

L’astrologia esoterica vede l’Arcangelo collegato alla sfera lunare e all’elemento Acqua del Cancro. E’ l’acqua della gestazione, in cui si sviluppa il germe divino che s’incarnerà in ogni embrione umano. Naturalmente è un’acqua simbolica, che non appartiene alla dimensione fisica ma ai piani astrali superiori. E’ l’acqua attraverso cui si intravede il futuro, l’elemento che fa giungere alla mente umana l’intuizione. E’ la precognizione che porta al colpo di genio e alla scoperta scientifica o alla creazione del capolavoro d’arte. Da Gabriel promanano le sconfinate schiere degli Angeli Custodi, i pazienti aiutanti del genere umano: creature che aiutano l’evoluzione della nostra specie ma che, a loro volta, si evolvono attraverso noi.
Dominatore dell’Elemento Acqua, Gabriel estende la sua influenza su Cancro, Pesci e Scorpione.

Anael

E' l’Arcangelo legato alla sfera di Venere. E’ colui che ha in custodia tutto quanto esiste di bello e di armonioso. E’ l’ispiratore degli artisti, colui che fa risuonare alle orecchie degli uomini più sensibili l’armonia delle sfere perché venga riscritta sotto forma di musica da ascoltare attraverso gli strumenti del pianeta Terra. L’influenza che l’Arcangelo venusiano esercita attraverso i suoi Angeli sarà sempre maggiore nel corso degli anni e risveglierà nel cuore degli uomini il sentimento di benevolenza. Lo scopo sarà quello di raggiungere l’amore cosmico, che è ancora molto lontano dalla sfera della comprensione umana.
Anael, appartenendo alla sfera di Venere, domina la costellazione zodiacale della Bilancia e del Toro, ma influenza positivamente l’Acquario e i Gemelli.

Khamael

E' l’Arcangelo dominatore del pianeta Marte. Per i suoi attributi di guerriero in altri testi cabalistici questo ruolo viene assegnato talvolta a Michael. Altri testi modificano ancora lievemente il suo nome in Camael o Samael.
Khamael nella tradizione più rigorosa viene definito "la Mano Destra di Dio", o anche "l’Angelo Punitore", in quanto è colui che amministra la Giustizia Divina, inflessibile nel suo compito. E’ l’osservatore imparziale delle opere dell’uomo, definito il "Signore del Karma". Da lui promanano le schiere di Esseri che "tengono i registri" annotando lo stato del karma per stabilire quali saranno le prove da riproporre agli umani nelle incarnazioni future. La tradizione astrologica gli attribuisce tutte le doti tipiche di Marte: la forza, la combattività, il coraggio, la decisione. Sono gli stessi attributi che gli antichi riconoscevano alla divinità venerata col nome Marte… ma il Marte dei greci non era certamente l’Arcangelo dominatore del pianeta. Fu la veggenza pura dei mortali a far loro comprendere quali erano le caratteristiche dell’Arcangelo; in seguito le riversarono sul "loro" Marte.
E’ il dominatore del segno dell’Ariete.

Sachiel

E' uno degli Arcangeli egoisticamente più invocati dall’antichità ai nostri giorni. Rappresenta l’opulenza, la maestà, la ricchezza, il benessere fisico, il prestigio, il denaro. Sachiel, l’Arcangelo dominatore del pianeta Giove, governatore del segno del Sagittario, non disdegna di aiutare gli umani nel raggiungimento del benessere ma svolge il suo ministero entro i limiti in cui il karma individuale gli permette di intervenire. Nessuno, se non il diretto interessato, con la sua volontà e superando le prove che incontrerà sul suo cammino, potrà modificare il proprio karma.
Sachiel e i suoi Angeli sono gli attenti dispensatori dell’energia-denaro poiché il denaro, come il sangue, è una vera e propria linfa vitale. La sua circolazione deve avvenire in modo equilibrato, come per tutti i fluidi all’interno del corpo umano, senza ristagni, senza carenze e senza emorragie.

Cassiel

E' il dominatore della sfera di Saturno, colui che ha già realizzato il suo piano evolutivo in un’epoca lontanissima, l’antica età dell’Oro o Era Saturnina, di cui gli umani non conservano il ricordo. Dal suo pianeta freddo e (teoricamente) lontano, Cassiel segue con occhio amorevole gli anziani, coloro che come lui hanno portato avanti il loro compito ed assistono da spettatori, e non più da guerrieri, allo svolgersi degli eventi.
Sempre sotto al dominio di Cassiel, denominato anche "Angelo del Silenzio", troviamo tutto quanto è nel sottosuolo: cioè tutto il regno minerale che silenziosamente e in tempi lunghissimi si evolve nella lunga ed incessante marcia "dalle tenebre alla Luce", che del resto è condivisa anche da tutti gli altri regni, compreso quello umano.
Cassiel regge la costellazione del Capricorno, ma ispira lo spirito amorevole della Vergine.

Uriel

L’abbinamento di Uriel con Urano nella tradizione astrologica è abbastanza recente, poiché anticamente si pensava che i pianeti fossero soltanto sette. E’ l’Arcangelo reggente della costellazione dell’Acquario, segno estroverso e rivoluzionario, destinato ad influenzare l’umanità futura. Uriel ben si addice al governo della magia, dell’astrologia e dell’elettronica, tipicamente acquariane. Uriel ha inoltre il controllo sulle forze magiche che presiedono ai bruschi ed imprevisti cambiamenti, non soltanto nel destino dei singoli individui, ma a livello planetario. L’Era Nuova, o Età dell’Acquario, è controllata nel suo rapido susseguirsi di eventi da questo grande Angelo che ha ancora un immenso compito da svolgere nei confronti dell’Umanità.

Asariel

Questo grande Angelo, governatore della sfera di Nettuno, era ben noto agli antichi che gli affidarono il dominio degli oceani. Il culto di Nettuno (protettore dei naviganti) fu mantenuto in vita ancora molto avanti, quando ormai il cristianesimo aveva esteso largamente la sua influenza. Oltre alle distese marine, alle coste e ai naviganti per mare, Asariel estende il suo dominio su coloro che hanno il dono della veggenza, sugli "oracoli".
Asariel, come Nettuno, governa la costellazione dei Pesci.

Azrael

Anche colui che oggi ci è noto come Azrael e a cui è stato assegnato il dominio del "giovane" Plutone, è sempre stato una divinità ben nota gli antichi. La sua funzione principale infatti fu (ma lo è tuttora e lo sarà in futuro) quella di accompagnare nell’aldilà lo spirito dei trapassati. Così l’Arcangelo fu venerato come Anubi, il custode delle porte oscure del regno dei morti; e fu Caronte, il traghettatore delle anime dal mondo materiale a quello invisibile.
Ma Azrael è molto di più. Dalle sue mani nasce il "fiume Lete", l’acqua che dà al trapassato l’oblio sulla vita appena trascorsa e gli permette di riposare in pace. Lui apre all’uomo le porte del Devachan, un luogo di serena beatitudine, in attesa di tornare a reincarnarsi con un compito nuovo, in un nuovo corpo e con una memoria libera di ricordi. E’ dunque ad Azrael che fanno capo le legioni di "aiutatori invisibili" che si pongono accanto alle persone in punto di morte, che le attendono per facilitarne il trapasso e che ne guideranno con dolcezza i primi passi nella dimensione nuova in cui stanno per giungere.
Azrael sviluppa la capacità di sondare il mistero, la ricerca delle leggi inesplorate della natura: una ricerca metafisica, non strumentale, di laboratorio.
E’ l’Arcangelo protettore degli occultisti, intesi non come i mercenari dell’occulto ma viceversa simili agli antichi alchimisti.
Azrael, definito l’Arcangelo del Mistero, domina la costellazione dello Scorpione.

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 12:02 pm    Oggetto:  ANGELI E BIBBIA
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Non "natura" ma "funzione"

Il nome degli angeli non è un nome di natura, ma di funzione: in ebraico mal’ak, in greco ànghelos, significa "messaggero". Gli angeli sono "spiriti destinati a servire, inviati in missione per il bene di coloro che devono ereditare la salvezza" (Ebr 1, 14). Sfuggendo alla nostra percezione ordinaria, essi costituiscono un mondo misterioso. La loro esistenza non costituisce mai un problema nella Bibbia; ma fuori di questo punto la dottrina che li concerne presenta un indubbio sviluppo, ed il modo in cui se ne parla e con cui vengono rappresentati suppone un ricorso costante alle risorse del simbolismo religioso.

VECCHIO TESTAMENTO
1. Gli angeli di Jahve e l'Angelo di Jahve

Riprendendo un elemento corrente nelle mitologie orientali ma adattandolo alla rivelazione del Dio unico, il Vecchio Testamento rappresenta sovente Dio come un sovrano orientale (1 Re 22, 19; Is 6, 1 ss). I membri della sua corte sono pure i suoi servi (Giob 4, 1Cool; sono anche chiamati i santi (Giob 5, 1; 15, 15; Sal 89,6; Dan 4, 10) oppure i figli di Dio (Sal 29, 1; 89, 7; Deut 32, Cool.
Tra essi, i cherubini (il cui nome è di origine mesopotamica) sostengono il suo trono (Sal 80,2; 99, 1), tirano il suo carro (Ez 10, 1 s), gli servono da cavalcatura (Sal 18, 11) oppure custodiscono l’ingresso del suo dominio per interdirlo ai profani (Gen 3, 24); i serafini (gli "ardenti") cantano la sua gloria (Is 6, 3), ed uno di essi purifica le labbra di Isaia durante la sua visione inaugurale (Is 6, 7). Si ritrovano i cherubini nella iconografia del tempio, dove riparano l’arca con le loro ali (1 Re 6, 23-29; Es 25, 18 s).
Tutto un esercito celeste (1 Re 22, 19; Sal 148, 2; Neem 9, 6) fa così risaltare la gloria di Dio, ed è a sua disposizione per governare il mondo ed eseguire i suoi ordini (Sal 103, 20); stabilisce un legame tra il cielo e la terra (Gen 28, 12).
Tuttavia, a fianco di questi messaggeri enigmatici, gli antichi racconti biblici conoscono pure un Angelo di Jahve (Gen 16, 7; 22, 11; Es 3, 2; Giud 2, 1), che non è diverso da Jahve stesso, manifestato quaggiù in una forma visibile (Gen 16, 3; Es 3, 2): abitando in una luce inaccessibile (1 Tim 6, 16), Dio non può lasciar vedere la sua faccia (Es 33, 20); gli uomini non ne scorgono mai se non un misterioso riflesso.
L’Angelo di Jahve dei testi antichi serve quindi ad esprimere una teologia ancora arcaica che, con l’appellativo "Angelo del Signore" lascia tracce fin nel Nuovo Testamento (Mt 1, 20. 24; 2, 13. 19), e persino nella patristica. Tuttavia, a misura che la rivelazione progredisce, la sua funzione è sempre più devoluta agli angeli, messaggeri ordinari di Dio.

VECCHIO TESTAMENTO
2. Sviluppo della dottrina degli angeli

In origine, agli angeli si attribuivano indistintamente compiti compiti buoni o cattivi (cfr. Giob 1, 12). Dio manda il suo buon angelo per vegliare su Israele (Es 23, 20; ma per una missione funesta, manda messaggeri di male (Sal 78, 49), come lo sterminatore (Es 12, 23; cfr. 2 Sam 24, 16 s; 2 Re 19, 35). Anche il Satana del libro di Giobbe fa ancora parte della corte divina (Giob 1, 6-12; 2, 1-10).
Tuttavia, dopo l’esilio, i compiti angelici si specializzano maggiormente e gli angeli acquistano una qualificazione morale in rapporto alla loro funzione: angeli buoni da una parte, Satana e i demoni dall’altra; tra gli uni e gli altri c’è una costante opposizione (Zac 3, 1 s). Questa concezione di un mondo spirituale diviso tradisce l’influenza indiretta della Mesopotamia e della Persia: per meglio far fronte al sincretismo iranico-babilonese, il pensiero giudaico sviluppa la sua dottrina anteriore; senza transigere sul suo monoteismo rigoroso, si serve talvolta di un simbolismo preso a prestito e sistematizza la sua rappresentazione del mondo angelico. Così il libro di Tobia cita i sette angeli che stanno dinanzi a Dio (Tob 12, 15; cfr. Apoc 8, 2), che hanno il loro riscontro nella angelologia della Persia. Ma la funzione attribuita agli angeli non è mutata. Essi vegliano sugli uomini (Tob 3, 17; Sal 91, 11; Dan 3, 49 s) e presentano a Dio le loro preghiere (Tob 12, 12); presiedono ai destini delle nazioni (Dan 10, 13-21). A partire da Ezechiele, spiegano ai profeti il senso delle loro visioni (Ez 40, 3 s; Zac 1, 8 s); questo diventa infine un elemento letterario caratteristico delle apocalissi (Dan 8, 15-19; 9, 21 ss). Ricevono nomi in rapporto alle loro funzioni: Raffaele, "Dio guarisce" (Tob 3, 17; 12, 15), Gabriele, "eroe di Dio" (Dan 8, 16; 12, 15), Michele, "chi è come Dio?". A quest’ultimo, capo di tutti, è affidata la comunità giudaica (Dan 10, 13. 21; 12, 1).
Questi dati sono ancora amplificati nella letteratura apocrifa (libro di Enoch) e rabbinica, che tenta di organizzarli in sistemi più o meno coerenti. In tal modo la dottrina del Vecchio Testamento sull’esistenza del mondo angelico e sulla sua presenza nel mondo degli uomini, si afferma con costanza. Ma le rappresentazioni e le classificazioni di cui essa si serve hanno necessariamente un carattere simbolico che ne rende molto delicata la estimazione.

NUOVO TESTAMENTO
1. Le gerarchie angeliche attorno alla figura del Cristo

Il Nuovo Testamento ricorre allo stesso linguaggio convenzionale, che attinge sia ai libri sacri, sia alla tradizione giudaica contemporanea. Così enumera gli arcangeli (1 Tess 4, 16; Giuda 9), i cherubini (Ebr 9, 5), i troni, le dominazioni, i principati, le potestà (Col 1, 16), a cui altrove si aggiungono le virtù (Ef 1, 21). Questa gerarchia, i cui gradi variano nella espressione, non ha il carattere di una dottrina fissa. Ma, come nel Vecchio Testamento, l’essenziale del pensiero è altrove, e si riordina qui attorno alla rivelazione di Gesù Cristo.

NUOVO TESTAMENTO
2. Gli angeli e Gesù

Il mondo angelico trova posto nel pensiero di Gesù. Gli evangelisti parlano talvolta dei suoi rapporti intimi con gli angeli (Mt 4, 11; Lc 22, 43); Gesù menziona gli angeli come esseri reali ed attivi. Pur vegliando sugli uomini, essi vedono la faccia del Padre (Mt 18, 10 par.). La loro vita sfugge alle esigenze cui è soggetta la carne (cfr. Mt 22, 30 par.). Benché ignorino la data del giudizio finale, che è un segreto del Padre solo (Mt 24, 36 par.), ne saranno gli esecutori (Mt 13, 39. 49; 24, 31). Fin d’ora essi partecipano alla gioia di Dio quando i peccatori si convertono (Lc 15, 10). Tutti questi elementi sono conformi alla dottrina tradizionale.
Gesù inoltre precisa la loro situazione in rapporto al figlio dell’uomo, la figura misteriosa che lo definisce, specialmente nella sua gloria futura: gli angeli lo accompagneranno nel giorno della sua parusia (Mt 25, 31); saliranno e discenderanno su di lui (Gv 1, 51), come un tempo sulla scala di Giacobbe (Gen 28, 10...); egli li manderà per radunare gli eletti (Mt 24, 31 par.) e scartare i dannati dal regno (Mt 13, 41 s). Fin dal tempo della passione essi sono al suo servizio ed egli potrebbe richiedere il loro intervento (Mt 26, 53).
Il pensiero cristiano primitivo non farà dunque altro che prolungare le parole di Gesù quando affermerà che gli angeli gli sono inferiori. Abbassato al di sotto di essi per la sua incarnazione (Ebr 2, 7), egli non di meno meritava la loro adorazione nella sua qualità di Figlio di Dio (Ebr 1, 6 s; cfr. Sal 97, 7). Dopo la risurrezione è chiaro che Dio glieli ha sottomessi (Ef 1, 20 s), essendo stati creati in lui, da lui e per lui (Col 1, 16). Essi riconoscono attualmente la sua sovranità (cfr. Apoc 5, 11 s; 7, 11 s), e formeranno la sua scorta nell’ultimo giorno (2 Tess 1, 7; Apoc 14, 14-16; cfr. 1 Tess 4, 16). Così il mondo angelico si subordina a Cristo, di cui ha contemplato il mistero (1 Tim 3, 16; cfr. 1 Piet 1, 12).

NUOVO TESTAMENTO
3. Gli angeli e gli uomini

In questa prospettiva gli angeli continuano a svolgere presso gli uomini i compiti che già il Vecchio Testamento attribuiva loro. Quando una comunicazione soprannaturale perviene dal cielo alla terra, essi ne rimangono i misteriosi messaggeri: Gabriele trasmette la duplice annunciazione (Lc 1, 19. 26); un esercito celeste interviene nella notte della natività (Lc 2, 9-14); angeli ancora annunciano la risurrezione (Mt 28, 5 ss par.) e fanno conoscere agli apostoli il senso della ascensione (Atti 1, 10 s). Ausiliari di Cristo nell’opera della salvezza (Ebr 1, 14), essi assicurano la custodia degli uomini (Mt 18, 10; Atti 12, 15), presentano a Dio le preghiere dei santi (Apoc 5, 8; 8, 3), conducono l’anima dei giusti in paradiso (Lc 16, 22; "In paradisum deducant te angeli..."). Per proteggere la Chiesa, essi continuano attorno a Michele, loro capo, la lotta contro Satana, che dura fin dalle origini (Apoc 12, 1-9).
Un legame intimo collega così il mondo terrestre al mondo celeste; lassù gli angeli celebrano una liturgia perpetua (Apoc 4, 8-11), alla quale quaggiù si unisce la liturgia della Chiesa (cfr. Gloria, Sanctus). Presenze soprannaturali ci attorniano, che il veggente dell’Apocalisse concretizza nel linguaggio convenzionale consacrato dall’uso. Ciò esige da parte nostra una riverenza (cfr. Gios 5, 13 ss; Dan 10, 9; Tob 12, 16) che non è da confondere con l’adorazione (Apoc 22, 8 s).
Se quindi è necessario proscrivere un culto esagerato degli angeli che pregiudicherebbe quello di Gesù Cristo (Col 2, 1Cool, il cristiano deve conservare un senso profondo della loro presenza invisibile e della loro azione soccorritrice.

ANGELI E ASTRI
1. Gli astri nel paganesimo antico

Più di noi, l’uomo dell’Oriente antico era sensibile alla presenza degli astri. Sole, luna, pianeti e stelle gli evocavano un mondo misterioso completamente diverso dal nostro: quello del cielo, che egli raffigurava sotto la forma di sfere sovrapposte, in cui gli astri inserivano le loro orbite. I loro cicli regolari gli permettevano di misurare il tempo e di stabilire il suo calendario; ma gli suggerivano pure che il mondo è governato dalla legge del ritorno eterno e che, dall’alto, gli astri impongono alle cose della terra certi ritmi sacri, che non hanno misura comune con i casi mobili della terra.
Questi corpi luminosi gli parevano quindi una manifestazione delle potenze soprannaturali che dominano l’umanità e ne determinano il destino. A queste potenze egli rendeva spontaneamente un culto per assicurarsene il favore. Il sole, la luna, il pianeta Venere ecc., erano per lui altrettanti dèi o dee, e le costellazioni stesse disegnavano nel cielo figure enigmatiche alle quali egli dava nomi mitici. Questo interesse che egli portava agli astri lo induceva ad osservarli metodicamente: Egiziani e Mesopotamici erano rinomati per le loro conoscenze astronomiche; ma questa scienza embrionale era strettamente legata alle pratiche divinatorie ed idolatriche. Così l’uomo dell’antichità era come soggiogato da potenze terribili, che pesavano sul suo destino e gli nascondevano il vero Dio.

ANGELI E ASTRI
2. Gli astri, servi di Dio

Se si apre la Bibbia, il clima cambia di colpo. Certamente gli astri non si distinguono ancora bene dagli angeli, che costituiscono la corte di Dio (Giob 38, 7; Sal 148, 2 s): questi "eserciti celesti" (Gen 2, 1) sono considerati come esseri animati. Ma sono creature come tutto il resto dell’universo (Am 5, 8; Gen 1, 14 ss; Sal 33, 6; 136, 7 ss).
All’appello di Jahve essi brillano al loro posto (Bar 3, 3 ss), per suo ordine intervengono per appoggiare i combattimenti del suo popolo (Gios 10, 12 s; Giud 5, 20). Gli astri non sono quindi degli dèi, ma i servi di "Jahve degli eserciti" (Jahve sabaoth). Se regolano il tempo, se presiedono al giorno e alla notte, è perché Dio ha loro assegnato queste funzioni precise (Gen 1, 15 s). Si può ammirare lo splendore del sole, la bellezza della luna, l’ordine perfetto delle rivoluzioni celesti; ma tutto questo canta la gloria del Dio unico (Sal 19, 2), che ha determinato le "leggi dei cieli" (Giob 38, 31 ss). Così gli astri non nascondono più il loro creatore, ma lo rivelano (Sap 13, 5).
Purificati del loro significato idolatrico, essi simboleggiano ora le realtà terrene che manifestano il disegno di Dio: la moltitudine dei figli di Abramo, la venuta del re davidico, la luce della salvezza futura o la gloria eterna dei giusti risuscitati.

ANGELI E ASTRI
3. Seduzione del paganesimo

Nonostante questa fermezza nella rivelazione biblica, Israele non sfugge alla tentazione dei culti astrali. Nei periodi di regresso religioso, il sole, la lune e tutto l’esercito dei cieli conservano o ritrovano adoratori: per un timore istintivo di queste potenze cosmiche si cerca di conciliarsele. Si fanno offerte alla "regina del cielo", Ishtar, il pianeta Venere; i osservano i "segni del cielo" per leggervi i destini. Ma la voce dei profeti si leva contro questo ritorno offensivo del paganesimo; il Deuteronomio lo stigmatizza; il re Giosia interviene brutalmente per estirparne le pratiche; agli adoratori degli astri Geremia promette il peggiore dei castighi. Ma sarà necessaria la prova della dispersione e dell’esilio perché Israele convertito si distacchi alla fine da questa forma di idolatria, di cui la Sapienza alessandrina proclamerà esplicitamente la vanità.
Questa lotta secolare contro i culti astrali ha avuto ripercussioni nel campo delle credenze. Se gli astri costituiscono in tal modo un’insidia per gli uomini distogliendoli dal vero Dio, non è forse segno che sono legati essi stessi a potenze malvagie, ostili a Dio? Tra gli angeli che formano l’esercito del cielo non ce ne sono forse dei decaduti, che si studiano di trarre gli uomini dietro a sé, facendosene adorare? Il vecchio tema mitico della guerra degli dèi fornisce qui tutto un materiale, che permette di rappresentare poeticamente la caduta delle potenze celesti in rivolta contro Dio (Lucifero: Is 14, 12-15).
La figura di Satana, nel Nuovo Testamento, si arricchirà di questi elementi simbolici (Apoc 8, 10; 9, 1; 12, 3 s. 7 ss). Nessuna meraviglia quindi nel veder annunziare per il giorno di Jahve un giudizio dell’esercito dei cieli, punito con i suoi adoratori terreni (Is 24, 21 ss): qui gli astri appaiono in luogo degli angeli cattivi.

ANGELI E ASTRI
4. La venuta del Cristo

Nell’universo redento da Cristo gli astri ritrovano tuttavia la loro funzione provvidenziale. La croce ha liberato gli uomini dall’angoscia cosmica, quella che terrorizzava i Colossesi: essi non sono più asserviti agli "elementi del mondo", ora che Cristo ha "spogliato i Principati e le Potestà" per "trascinarli nel suo corteo trionfale" (Col 2, 8. 15-1Cool. Non c’è più determinismo astrale, non ci sono più destini scritti nel cielo: Cristo ha posto termine alle superstizioni pagane. Un astro ha annunziato la sua nascita, designando lui stesso come la stella del mattino per eccellenza, in attesa che questo astro si levi nei nostri cuori. Egli è il vero sole che illumina il mondo rinnovato. E se è certo che l’oscuramento degli astri preluderà come segno alla sua parusia gloriosa come ha segnato il momento della sua morte, è perché nel mondo futuro queste luci create diventeranno inutili: la gloria di Dio illuminerà essa stessa la nuova Gerusalemme e l’agnello sarà la sua lanterna.

MEDIATORI CELESTI
1. La mediazione e il Dio unico

Si può dire che nella Bibbia non si trovano mai i termini mediazione e mediatore; ma la realtà che essi indicano è presente dovunque, nella vita profana ed in seno alla vita religiosa. Questa presenza di mediazioni e di mediatori, anche umani, nella vita religiosa del popolo di Dio può a prima vista sorprendere. Non sorprendeva vedere le antiche religioni non bibliche porre, tra gli dèi supremi e l’umanità, tutta una serie di divinità secondarie o di spiriti, poi degli uomini (re, sacerdoti, ecc.) che erano più o meno mediatori o intercessori.
Ma il Dio della Bibbia è unico, trascendente, onnipotente. Perché quindi ricorrere ad intermediari?
"Non c’è mediatore quando si è soli" (Gal 3, 20).
D’altra parte l’uomo biblico ha spesso il sentimento vivissimo della sua responsabilità personale di fronte a Dio. Questo era già vero, anche all’epoca in cui l’individuo era ancora profondamente immerso nel gruppo: "Se uno pecca contro Dio, diceva il vecchio Eli, chi può intercedere per lui?" (1 Sam 2, 25).
Queste verità sono innegabili. Tuttavia le mediazioni hanno avuto una parte essenziale nella storia religiosa del Vecchio Testamento, preparando in tal modo la venuta dell’unico "mediatore di un’alleanza migliore" (Ebr 8, 6).

MEDIATORI CELESTI
2. I mediatori nell'Antica Alleanza

I pagani avvertivano l’insufficienza delle mediazioni umane con la divinità; perciò ricorrevano all’intervento celeste degli dèi inferiori. Israele rigetta questo politeismo, ma la sua dottrina degli angeli prepara il popolo di Dio alla rivelazione del mediatore trascendente.
Secondo un antico racconto, Giacobbe vide in sogno a Bethel gli angeli del santuario stabilire il legame tra cielo e terra (Gen 28,12). Ora, dopo l’esilio, la dottrina degli angeli prende uno sviluppo sempre più considerevole. Si descrivono quindi la loro intercessione per Israele (Zac 1, 12 s), i loro interventi in suo favore (Dan 10, 13; 21; 12, 1), gli aiuti per portano ai fedeli (Dan 3, 49 s; 6, 23; 14, 34-3; Tobia), di cui presentano le preghiere dinanzi al Signore (Tob 12, 12).
Malachia descrive persino un misterioso messaggero, l’angelo dell’alleanza, la cui venuta nel santuario inaugurerà la salvezza escatologica (Mal 3, 1-4). Qui non si tratta più di una mediazione umana: attraverso quest’angelo enigmatico, Dio stesso interviene per purificare il suo popolo e salvarlo.

MEDIATORI CELESTI
3. Il mediatore della Nuova Alleanza

Alle soglie del Nuovo Testamento, Gabriele, mediatore celeste, inaugura fra l’uomo e Dio il dialogo che prelude alla nuova alleanza (Lc 1, 5-3Cool. La risposta decisiva gli è data da Maria. Parlando in nome del suo popolo come "figlia di Sion", essa accetta di diventare madre del re-messia, Figlio di Dio. Giuseppe (Mt 1, 18-25), Elisabetta (Lc 1, 39-56), Simeone ed Anna (2, 33-3Cool, tutti coloro che "attendevano la consolazione di Israele", in seguito non hanno che da accogliere "il salvatore" (2, 11) venuto per mezzo di essa. Gesù è il mediatore della nuova alleanza (Ebr 9, 15; 12, 24) tra Dio e l’umanità, migliore dell’antica (8, 6). Ormai per mezzo suo gli uomini hanno accesso a Dio (7, 25).
Questa verità è presente, in forme diverse, dovunque nel Nuovo Testamento. Gesù muore, risorge, riceve lo Spirito in nome ed a vantaggio del resto di Israele e di tutti gli uomini. La sua mediazione rifluisce persino sulla creazione e sulla storia dell’antica alleanza. Gesù è mediatore perché vi è stato chiamato dal Padre suo ed ha risposto a questa chiamata, così come avveniva per i mediatori del Vecchio Testamento. Ma, nel caso suo, chiamata e risposta sono collocate al centro del mistero del suo essere: egli, che era il "Figlio", "divenne partecipe del sangue e della carne" e divenne "uomo egli stesso". Appartiene in tal modo alle due parti che riconcilia in sé. Il Figlio pone fine alle antiche mediazioni, realizzando la mediazione escatologica.

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 12:03 pm    Oggetto:  ANGELI E CABALA
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Introduzione alle origini

La Tradizione più nota dei Nomi Angelici proviene dalla Cabala (o anche Cabalah, Kabala, Kabbala, Qabalah), termine che significa conoscenza, ricezione, rivelazione. Più precisamente, il termine QBLH, Qabalah, deriva da QBL, Quibel "ricevere", cioè ciò che viene tramandato per trasmissione orale e che diventa "tradizione". Indica una raccolta di testi mistici, frutto della cultura ebraica, per lo più segreti e in parte trasmessi oralmente, da una generazione all’altra di maestri e di studiosi: può essere definita come la dottrina esoterica ebraica.
Risalire alle origini della Cabala non è impresa facile: secondo Ginsburg essa era all’inizio la scienza degli angeli che essi comunicarono all’uomo dopo la caduta di Adamo, per fornirgli gli archetipi e i mezzi per riconquistare il giardino perduto.
Eliphas Levi cita il libro apocrifo di Enoch in cui si narra che alcuni angeli caddero dal cielo per amare le figlie della terra ed unirsi a loro:
Essi presero delle spose alle quali si congiunsero, e insegnarono loro la magia, gli incantesimi e le divisioni delle radici e degli alberi.
In seguito i più saggi e i più dotti fra i loro discendenti avrebbero raccolto l’essenza di questa dottrina per fissarli in libri sacri: tutto questo per rappresentare la Cabala come una scienza divina, e l’uomo come un angelo decaduto che deve riscattarsi e riscoprire la scienza perduta.
A proposito della caduta dell’uomo, The Golden Dawn, sistema esoterico-filosofico di chiara derivazione dalla Cabala, riporta:
E Tetragrammaton pose i Kerubim a Oriente del Giardino dell’Eden, e una Spada Fiammeggiante che ruotava da ogni parte per custodire la via dell’Albero della Vita, poiché Egli ha creato la Natura affinché l’uomo scacciato dall’Eden non precipiti nel Vuoto. Egli ha legato l’uomo con le stelle, come una catena. Egli lo attrae con i frammenti dispersi del Corpo Divino negli uccelli, nelle bestie e nei fiori. Ed Egli piange su di lui nel Vento e nel Mare e negli Uccelli. E quando i tempi saranno finiti, Egli richiamerà i Kerubim dall’Oriente del Giardino, e tutto verrà consumato e diverrà infinito e santo.

L'Albero della Vita

L’Albero della Vita costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabala. E’ un diagramma, astratto e simbolico, costituito da dieci entità, chiamate Sefirot. Le Sefirot corrispondono ad importanti concetti metafisici, a veri e propri livelli all’Interno della Divinità. Inoltre, esse sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ognuno di noi, nella vita quotidiana.
L’Albero della Vita è il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; è il cammino di discesa lungo la quale le anime e le creature hanno raggiunto la loro forma attuale. Esso è anche il sentiero di risalita, attraverso cui l’intero creato può ritornare al traguardo cui tutto anela.
L’Albero della Vita è la "scala di Giacobbe" (Genesi 2Cool, la cui base è appoggiata sulla terra e la cui cima tocca il cielo. Lungo di essa gli angeli, cioè le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione. Lungo di essa sale e scende anche la consapevolezza degli esseri umani.
Dopo aver perso lo stato paradisiaco del Giardino dell’Eden, l’umanità non ha più accesso diretto all’Albero della Vita. Come dice la Bibbia, la via che conduce all’Albero è guardata da una coppia di Cherubini, due angeli armati di una spada fiammeggiante. Ciò però non significa che la via sia del tutto inaccessibile. Secondo la tradizione orale, i due Cherubini possiedono l’uno un volto maschile e l’altro un volto femminile. Essi rappresentano le due polarità fondamentali dell’esistenza, così come si esprimono sui piani più elevati della consapevolezza.
Con il graduale ravvicinamento e riunificazione di tali principi, questi angeli cessano di essere i "Guardiani della soglia", il cui compito consiste nell’allontanare tutti coloro che non hanno il diritto di entrare, e diventano invece i pilastri che sostengono la porta che ci riconduce al Giardino dell’Eden. La loro stessa presenza serve da indicazione e da punto di riferimento per quanti stanno cercando di ritornare a Casa.
Non si tratta però di un lavoro facile. I due Cherubini hanno in mano una spada fiammeggiante a doppio taglio. Tra le molte altre cose, essa simboleggia la distruzione dei due Templi di Gerusalemme. Subito dopo la distruzione del secondo Tempio, lo Zohar (Libro dello Splendore) fu rivelato al mondo, e con esso venne data la descrizione dell’Albero della Vita.
Le spade dei Cherubini si trasformano in due coppie di ali incrociate in alto, e insieme definiscono l’arco posto al di sopra del portale d’entrata al giardino dell’Eden: la Cinquantesima Porta della Conoscenza, "la Porta del Signore, attraverso la quale vengono i giusti". Essi diventano così i Cherubini che sovrastavano l’Arca dell’Alleanza, l’uno con un volto maschile, l’altro con un volto femminile.

Uno sguardo al Giardino

I 5 interventi seguenti: da "L'essenza della Cabala" di Daniel C. Matt

Da un lato la Cabala si rifà alla tradizione, l’antica saggezza ricevuta dal passato e custodita con cura. Dall’altro, a coloro che si dimostrano veramente ricettivi, la saggezza appare spontaneamente, senza avvisaglie, cogliendo quasi di sorpresa.
La tradizione mistica ebraica combina entrambi questi elementi. Il suo vocabolario abbonda di quelle che lo Zohar, il testo canonico della Cabala, chiama “parole neo-antiche”. Molte delle sue espressioni derivano dalle fonti tradizionali, la Bibbia e la letteratura rabbinica, ma si sviluppano in maniera imprevista. Per esempio, “il mondo che verrà”, una frase tradizionale spesso intesa come riferimento ad una lontana età messianica, si trasforma in “il mondo che costantemente viene”, che costantemente scorre, una dimensione senza tempo della realtà immediatamente accessibile a coloro che sono ricettivi.
Il concetto rabbinico della Shekinah, l’immanenza divina, sboccia nella parte femminile di Dio, bilanciando così la concezione patriarcale che domina la Bibbia e il Talmud. La Cabala conserva la disciplina tradizionale della Torah e delle mitzwot (precetti), ma ora le mitzwot hanno un impatto cosmico: “Il segreto per adempiere alle mitzwot è di emendare tutti i mondi ed estrarre l’emanazione dall’alto”. Secondo la Cabala, ogni azione umana sulla terra influisce sul regno divino, favorendo o, al contrario, ostacolando l’unione della Shekinah con il suo compagno: il Santo, sia egli benedetto. Dio non è un essere statico, bensì un dinamico divenire. Senza partecipazione umana Dio resta incompleto, non si realizza. Sta a noi rendere attuabile il potenziale divino nel mondo. Dio ha bisogno di noi.
La Cabala deve la sua fortuna a questa stimolante miscela di tradizione e creatività, fedeltà al passato e coraggiosa innovazione. I cabalisti furono esperti nel mantenere l’equilibrio tra cieco fondamentalismo e anarchia mistica, sebbene un certo numero di essi perse quest’equilibrio e cadde in un estremo o nell’altro. E’ sorprendente come, nonostante le loro idee sconcertanti e le loro immagini talvolta sconvolgenti, i cabalisti sollevarono un’opposizione relativamente limitata, se comparata a quella suscitata da alcuni famosi sufi islamici e mistici cattolici, come Hallaj e Meister Eckhart. Senza dubbio ciò si dovette in parte al metodo esoterico di trasmissione della Cabala. Da principio le dottrine segrete erano trasmesse oralmente da maestro a discepolo e limitate ad alcune cerchie ristrette. Ma anche scritto, il messaggio era spesso ermetico e si concludeva talvolta con frasi come: “Questo è sufficiente per uno che è illuminato”, oppure “Colui che è illuminato comprenderà”, o ancora “Non posso ampliare questo perché così mi è stato ordinato”.
I cabalisti facevano la straordinaria affermazione che le loro dottrine mistiche avevano origine nel Giardino dell’Eden. Questo vuole suggerire che la Cabala è depositaria della nostra natura originale: la libera consapevolezza di Adamo ed Eva. Noi abbiamo perduto questa natura, la più antica tradizione, come inevitabile conseguenza del fatto di aver assaggiato il frutto della conoscenza, il prezzo della maturità e della cultura. I cabalisti, senza voler rinunciare al mondo, anelano al recupero di quella tradizione primordiale e alla riconquista di una coscienza cosmica.

Visioni di Dio

La Cabala sorge come movimento distinto all’interno del Giudaismo nell’Europa medioevale, ma l’esperienza del contatto diretto con il divino è già descritta chiaramente nel più antico libro ebraico: la Bibbia. Per esempio il profeta Isaia vede Dio in trono nel Tempio di Gerusalemme, scortato da angeli fiammeggianti che proclamano l’uno l’altro “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua presenza” (Isaia 6, 3).
Il resoconto più vivido di una visione di Dio è senza dubbio quello contenuto nel capitolo di apertura del libro di Ezechiele. Mentre si trova sulla sponda di un fiume a Babilonia, il profeta vede un trono roteare attraverso il cielo, scortato da quattro creature alate che guizzano avanti e indietro. Sul trono è “una figura dall’apparenza umana” circondata da una luminosità simile a quella di un arcobaleno.
Ezechiele ebbe questa visione più o meno all’inizio del VI secolo a.e.v. Ancora prima che il suo libro entrasse a far parte del canone biblico, la sua visione divenne l’archetipo dell’ascesa mistica ebraica. Fino alla comparsa della Cabala, i mistici ebrei utilizzarono come modello il racconto di Ezechiele. Il ma’ aseh merkavah, il racconto del carro, come da allora in poi venne chiamato, fu esposto in alcune cerchie e imitato in altre e diede vita ad uno dei rami principali del misticismo ebraico.
L’altro ramo fu il ma’ aseh bereshit, il racconto della creazione o cosmologia. Il testo più importante relativo a questi segreti fu il Sefer Yetzirah, il Libro della creazione, redatto, a quanto pare, in Palestina tra il III e il VI secolo. In questo testo viene narrato come Dio creò il mondo per mezzo delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico e delle dieci sefirot, un termine che fa qui la sua prima apparizione nella letteratura ebraica.
La Genesi e i Salmi avevano già indicato il verbo divino come lo strumento della creazione.
“Dio disse: ‘Sia la luce’. E luce fu”.
“Per mezzo della parola di Dio furono creati i cieli; per mezzo del soffio della sua bocca, tutte le sue schiere” (Genesi 1, 3; Salmi 33, 6).
La novità del Sefer Yetzirah consiste nella particolareggiata speculazione su come Dio combinò le singole lettere e nel concetto delle sefirot, che in questo testo sono delle entità numeriche, esseri viventi che rappresentano i numeri da uno a dieci, cifre, potenze metafisiche, attraverso le quali si dischiuse la creazione. L’idea che i numeri siano essenziali alla struttura del cosmo ha origine nel misticismo pitagorico. Gradualmente, comunque, le sefirot evolsero fino a diventare il simbolo centrale attorno a cui ruota la Cabala.

Lo Zohar

Fondandosi su queste antiche tradizioni, la Cabala nacque a pieno titolo nella fertile regione di Provenza verso la fine del XII secolo. Qui fioriva una variegata comunità ebraica, un centro il cui sapere abbracciava leggi rabbiniche, filosofia e misticismo. In questo ambiente venne redatto il Sefer ha-Bahir, normalmente considerato il primo testo cabalistico. Paradossalmente, sebbene bahir significhi “brillante” o “chiaro”, questo libretto risulta veramente oscuro: una collezione, spesso impenetrabile, di frammenti esoterici. In esso ora le sefirot appaiono come luci, potenze e attributi, simili alle forze divine descritte nella letteratura gnostica. Esse rappresentano stadi della vita interiore di Dio, aspetti della personalità divina. Manca uno schema uniforme: le sefirot sono descritte in modi diversi e talvolta contraddittori. Nel corso del secolo successivo, con la diffusione della Cabala al di là dei Pirenei, in Catalogna e poi in Castiglia, il sistema simbolico si cristallizzò. Vennero incorporati elementi del misticismo neoplatonico e anche speculazioni sull’origine del male.
Intorno al 1280, un mistico ebreo spagnolo di nome Moshè de Leon, iniziò a diffondere libretti tra i suoi colleghi cabalisti. Moshè dichiarava di essere semplicemente uno scriba e di copiare da un antico libro di sapienza. L’originale sarebbe stato redatto presumibilmente nella cerchia di rabbi Shim’on bar Yohai, un famoso discepolo di rabbi Akiva, che era vissuto e aveva insegnato nel II secolo in Terra d’Israele.
Questi libretti rappresentavano la prima parte di quella che sarebbe diventata un’opera immensa: il Sefer ha-Zohar, Libro dello splendore. Le dichiarazioni di de Leon furono ampiamente accettate e i presunti natali dello Zohar contribuirono a promuovere il giovane movimento cabalistico. Lo Zohar divenne gradualmente Ha-Zohar ha Qadosh, Il Santo Zohar, il testo canonico della Cabala, sui cui insegnamenti si basò la maggior parte della successiva tradizione cabalistica. Solo in tempi recenti si è fatta maggiore chiarezza sul ruolo effettivo giocato da Moshè de Leon nella generazione dello Zohar.
Più che uno scriba, de Leon fu l’autore dello Zohar. Egli attinse da materiale più antico, forse collaborò con altri cabalisti e forse credette sinceramente di trasmettere antichi insegnamenti. E’ possibile che parti dello Zohar siano state composte tramite scrittura automatica, una tecnica secondo cui il mistico dovrebbe meditare su un nome divino, entrare in trance e iniziare a “scrivere qualunque cosa arrivi alla mano”. Pare che questa tecnica fosse utilizzata anche da altri cabalisti del XIII secolo, ma Moshè de Leon intessé le sue varie fonti in un capolavoro: un commento sulla Torah in foggia di novella mistica.

Le Sefirot

La trama dello Zohar si concentra fondamentalmente sulle sefirot. Penetrando la superficie letterale della Torah, i commentatori mistici trasformano la narrazione biblica in una biografia di Dio. La Torah nella sua interezza è letta come un nome di Dio che esprime l’essere divino. Anche un versetto apparentemente insignificante può rivelare le dinamiche interne delle sefirot: il modo in cui Dio percepisce, reagisce e agisce, la maniera in cui Lei e Lui si pongono in intima relazione tra loro e con il mondo.
Il capitolo di apertura della Genesi apparentemente descrive la creazione del mondo, ma in realtà allude ad un ancor più primordiale inizio: l’emanazione delle sefirot, la loro derivazione dall’Infinito, o En Sof (letteralmente “senza fine”). In antitesi con il Dio personale delle sefirot, l’En Sof rappresenta l’essenziale trascendenza di Dio. Niente più del suo nome può essere detto. Qui i mistici ebrei adottarono la teologia negativa di Maimonide che aveva insegnato:
“La descrizione di Dio per mezzo di negazioni è quella corretta, una descrizione autentica, che non indulge a facili linguaggi… Più aumentano le negazioni che riguardano Dio, più ci si avvicina alla sua comprensione”.
La prima sefirah condivide la natura negativa dell’En Sof ed è talvolta indicata come Ayin, Nulla. Secondo la definizione di un cabalista:
L’Ayin esiste più di tutti gli esseri mondani, ma poiché è semplice, e tutte le cose semplici sono complesse se comparate alla loro semplicità, si chiama Ayin.
In questo stato originale, Dio è un essere indifferenziato, né questo né quello, una non-cosa.
La prima sefirah è più comunemente chiamata Keter, Corona. E’ la corona sul capo di Adam Qadmon, l’Adamo primordiale. Secondo il capitolo di apertura della Genesi, l’essere umano viene creato a immagine di Dio. Le sefirot costituiscono l’archetipo divino di quell’immagine, il modello mitico dell’essere umano, la nostra originaria natura. Le sefirot sono anche descritte come un albero cosmico che cresce verso il basso con le radici poste in alto, in Keter, la radice delle radici.
Dalle profondità del Nulla risplende il punto primordiale di Hokmah, Sapienza, la seconda sefirah. Questo punto si espande in un cerchio, la sefirah di Binah, Intelligenza. Binah è il grembo, la Madre divina. Ricevendo il seme, il punto di Hokmah, essa concepisce le sette sefirot inferiori. Anche l’essere creato trova in lei la sua origine: essa è “la totalità di tutte le individuazioni”.
Queste tre sefirot superiori (Keter, Hokmah e Binah) rappresentano la testa del corpo divino e sono considerate più occulte della discendenza di Binah. Essa dà luce innanzitutto a Hesed (Amore) e Gevurah (Potenza), anche conosciuta come Din (Giudizio). Hesed e Gevurah sono le braccia, rispettivamente destra e sinistra, di Dio, due poli della personalità divina: amore che fluisce liberamente e giudizio rigoroso, clemenza e restrizione. Entrambi sono essenziali per il corretto funzionamento del mondo.
Idealmente il raggiungimento di un equilibrio è simboleggiato dalla sefirah centrale, Tif’eret (Bellezza), anche chiamata Rahamim (Misericordia). Se il giudizio non è ammorbidito dall’amore, esso attacca con violenza e minaccia di distruggere la vita. Qui riposa l’origine del male, chiamato Sitra Ahra, l’Altra Parte. Da una prospettiva più radicale, il male deriva dal pensiero divino che, prima di emanare il bene, elimina gli scarti. Il demoniaco è radicato nel divino.
Tif’eret è il tronco del corpo sefirotico, chiamato anche Cielo, Sole, Re e il Santo, sia egli benedetto, il nome rabbinico di uso corrente per Dio. Esso è figlio di Hokmah e Binah.
Le due successive sefirot sono Netzah (Eternità) e Hod (Fasto) che costituiscono le gambe, rispettivamente destra e sinistra, del corpo e sono la fonte della profezia. Yesod (Fondamento) è la nona sefirah e rappresenta il fallo, la forza generativa dell’universo. E’ anche chiamato Tzaddiq (il Giusto) e a lui, secondo le interpretazioni, si riferisce Proverbi 10, 25 “Il giusto è il fondamento del mondo”. Yesod è l’axis mundi, il pilastro cosmico. Attraverso di lui vengono incanalate, verso l’ultima sefirah, Malkut, luce e forza delle precedenti sefirot.
Malkut (Regno) è anche nota come Shekinah (Presenza). Nella letteratura ebraica più antica, la Shekinah compare frequentemente come l’immanenza di Dio, ma non è ancora apertamente femminile. Nella Cabala, la Shekinah diviene completamente una Lei: figlia di Binah, sposa di Tif’eret, la metà femminile di Dio. La Shekinah è “il segreto del possibile”, essa riceve l’emanazione dall’alto e genera la molteplicità delle forme di vita in basso.
Dall’alto in basso, le sefirot rappresentano il dramma dell’emanazione, il passaggio dall’En Sof alla creazione. Dal basso in alto, le sefirot costituiscono una scala che sale verso l’Uno. Dall’unione di Tif’eret e Shekinah nasce l’anima umana e il viaggio mistico inizia con la presa di coscienza di questo spirituale evento della vita. La Shekinah è l’apertura al divino: “Chi entra, deve farlo attraverso questa porta” (Zohar). Una volta all’interno, le sefirot non sono più un astratto sistema teologico, ma divengono una mappa della coscienza.

I mistici di Safed: Cordovero e Luria

Nel 1492 gli ebrei furono cacciati dalla Spagna. Insieme a decine di migliaia di altri esuli, i cabalisti si diressero verso il nord Africa, l’Italia e il Mediterraneo orientale diffondendo idee mistiche. Alla metà del XVI secolo, la Cabala, con lo Zohar come suo nucleo, era ormai diventata un importante fattore spirituale della vita ebraica.
Un flusso sempre maggiore di cabalisti cominciò ad arrivare in Palestina. Il loro centro fu inizialmente Gerusalemme, ma a partire dagli anni Quaranta del XVI secolo, divenne più importante il villaggio di Safed.
Una figura di spicco della comunità mistica di Safed fu Moshè Cordovero (1522-1570) che fuse lo Zohar alla Cabala estatica. In questa l’accento è posto sulle tecniche di meditazione, in particolar modo la recitazione dei nomi divini e le combinazioni delle lettere dell’alfabetico ebraico, basate sul Sefer Yetzirah.
Dopo la morte di Cordovero, come maestro mistico fu riconosciuto uno dei suoi allievi, Isaac Luria. Contrariamente al prolifico Cordovero, Luria scrisse pochissimo. Conosciamo pertanto i suoi insegnamenti dagli scritti dei suoi discepoli, specialmente quelli di Hayyim Vital.
Luria riflettè sul problema delle origini. Elaborando precedenti formulazioni, Luria insegnò che il primo atto divino non fu l’emanazione, bensì la contrazione. L’En Sof ritrasse la sua presenza “da sé a sé”, ritirandosi in tutte le direzioni a partire da un punto al centro della sua infinità, creando in tal modo, per così dire, un vuoto. Questo vuoto servì da luogo della creazione. Nel vuoto, l’En Sof emanò un raggio di luce, incanalato in vasi. Da principio tutto andò bene, ma non appena il processo di emanazione avanzò, alcuni vasi non riuscirono a resistere alla forza della luce e andarono in frantumi. La maggior parte della luce ritornò alla sua fonte infinita, ma il resto cadde sotto forma di scintille, insieme ai cocci dei vasi.
Alla fine, queste scintille restarono intrappolate nell’esistenza materiale. Il compito dell’uomo è quello di liberare, o innalzare, queste scintille per restituirle alla divinità.
Da qui il mito luriano dello tzimtzum (contrazione o ritiro), della shevirah (frantumazione) e del tiqqun (restaurazione o riparazione) assunse un ruolo centrale nella Cabala. Questo processo di tiqqun si compie per mezzo di una vita di santità. Tutte le azioni umane favoriscono o, al contrario, ostacolano, il tiqqun, accelerando o ritardando, così, l’arrivo del Messia. Da un certo punto di vista, il Messia è modellato dalle nostre azioni etiche e spirituali.
L’insegnamento di Luria fa eco ad uno dei detti paradossali di Franz Kafka:
Il Messia verrà solamente quando non sarà più necessario; verrà solo il giorno dopo il suo arrivo.

Come in alto così in basso

I 2 interventi seguenti: da "Il libro delle antiche conoscenze" di Zolar

Le antiche razze serbavano il ricordo di un libro primitivo, scritto in geroglifici dai saggi della prima epoca del mondo. Più tardi esso fu semplificato e volgarizzato, e i suoi simboli fornirono le lettere all’arte della scrittura, i caratteri al mondo e i segni a ogni vera filosofia. Negli scritti cabalistici leggiamo che Dio stesso rivelò la Cabala al genere umano nei tempi biblici. Adamo ricevette un libro cabalistico dall’angelo Raziele, e grazie a questa saggezza riuscì a superare il dolore della sua caduta e a riottenere la dignità. Il Libro di Raziele fu dato a Salomone che, per il suo potere, sottomise la terra e l’inferno.
Questo libro “primitivo” venne attribuito dagli Ebrei a Enoch, settimo patriarca dopo Adamo; dagli Egiziani a Ermes; dai Greci a Cadmo, il misterioso costruttore dalla città sacra. Il libro era il sommario simbolico di tutta la tradizione primitiva, chiamato di conseguenza Cabala, che significa “ricezione”.
La tradizione di questa è fondata su di un dogma della magia: “Il visibile è per noi la misura proporzionale dell’invisibile”. Gli antichi, osservando che l’equilibrio è la legge universale della fisica e segue l’apparente opposizione di due forze, derivarono dall’equilibrio fisico quello metafisico. Essi erano convinti che nella prima causa vivente e attiva dovevano riconoscersi due proprietà necessarie l’una all’altra. Esse erano la stabilità e il moto, la necessità e la libertà, l’ordine razionale e l’autonomia volitiva, la giustizia e l’amore e, di conseguenza, la severità e la misericordia. E questi due attributi erano personificati, per così dire, dai cabalisti ebrei.
Secondo la Cabala questa è la base di tutte le religioni e di tutte le scienze: un triplo triangolo e un circolo. La nozione di questa triade fu spiegata dall’equilibrio moltiplicato per se stesso nei domini dell’ideale. Da essa derivò la comprensione di questa concezione in forme simboliche. Gli antichi unirono la prima nozione di questa semplice teologia all’idea di numero, e qualificarono ogni cifra della prima decade nel modo seguente:
1. La Corona, il potere equilibrante (Kether).
2. Sapienza equilibrata nel suo ordine immutabile per iniziativa dell’intelligenza (Chokmah).
3. Intelligenza attiva, equilibrata dalla sapienza (Binah).
4. Misericordia, che è sapienza nella sua concezione secondaria, sempre benevola perché è forte (Chesed).
5. Severità, richiesta dalla sapienza stessa e dal buon volere. Permettere il male significa ostacolare il bene (Geburah).
6. Bellezza, la luminosa concezione dell’equilibrio nelle forme, l’intermediario fra la Corona e il Regno, il principio mediante fra il Creatore e la creazione, o sublime concezione di poesia e del suo sacerdozio sovrano (Tiferet).
7. Vittoria, l’eterno trionfo dell’intelligenza e della giustizia (Nesah).
8. Eternità, la conquista raggiunta della mente sulla materia, dell’attivo sul passivo, della vita sulla morte (Hod).
9. Fondazione, la base di ogni fede e di ogni verità, l’Assoluto in filosofia (Yesod).
10. Il Regno, l’universo, l’intera creazione, l’opera e lo specchio di Dio, la prova di ogni suprema ragione, la conoscenza formale che ci spinge a ricorrere a premesse virtuali, l’enigma a cui solo Dio può rispondere. Ragione suprema e assoluta (Malkuth).

La Creazione: involuzione ed evoluzione

I processi della creazione sono una dualità di involuzione ed evoluzione. L’una è inseparabile dall’altra. Per quanto possa apparire paradossale al non iniziato, è una divina verità che l’evoluzione e il compimento della vita spirituale si raggiunge solo con un rigoroso processo di involuzione che va dal di fuori al di dentro, o dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo.
Per capire meglio questo mistero dobbiamo usare una serie di simboli. Di conseguenza concepiamo il divino fuoco dell’essenza primaria come il centro spirituale dell’universo. Questo raggio costituisce un triuno da cui emana la pura, bianca luce dell’unità senza forma. Questo centro costituisce un regno di Sephiroth, una sfera solare di potenzialità viventi: puri esseri divini infinitamente superiori ai più alti cori degli arcangeli. Come tale, lo concepiamo fluire, al pari di un granello, nell’infinito oceano dell’amore divino, circondato dalla fulgida luce della Corona senza nome.
Questa sfera divina, in questo stadio, è completamente passiva. Vi regna il Nirvana con la benedetta radiazione del suo petto immobile. Ma si avvicina il tempo in cui la grande missione nello schema della creazione deve iniziare. Arriva il momento e appena scaturisce la prima pulsazione creativa di pensiero nell’intera sfera dell’immobile, informe, debole luce, essa irradia vivente energia spirituale.
La delicata, luce bianca è cessata e in suo luogo raggiano in ogni concepibile direzione i potenti oceani di forza, ognuno differente in velocità, colore e potenzialità. Il passivo è divenuto attivo, l’immobile ha cominciato a muoversi e lo spazio vuoto è attraversato dalle ali della luce.
Il sole si è rifratto e una porzione dell’infinita luce si è decomposta nei suoi originari, illimitati attributi. Questo, nel linguaggio mistico e allegorico della Cabala è considerato l’evoluzione delle sette Sephiroth attive dalla prima trinità di Amore, Saggezza e Corona.
Queste sette Sephiroth attive costituiscono i sette principi della natura. Esse formano sette punti o sottocentri attorno al divino centro genitore, il sole spirituale. Sono questi i sette stati di vita angelica da cui la divina matrice spirituale emette tutti gli atomi vitali del loro universo creato.
Quando comincia l’alba di ogni universo, la pura essenza senza forma viene immessa, prima di essere implicata dalla volontà deifica delle gerarchie angeliche. E’ immessa dai regni del non manifesto nella sfera solare della vita creativa. Questo contatto provoca immediatamente un grande cambiamento. Essa non è più senza forma ma atomica e dotata dell’attributo o stato della polarità.
Questa polarità evolve una specie di associazione e divide equamente la sostanza senza forma in due parti fondamentali. Ogni parte è necessariamente al servizio dell’altra nell’esistenza manifesta. L’una è positiva e l’altra negativa. Il raggio positivo è quello che costituisce il fuoco spirituale vivente di tutte le cose. I suoi atomi sono infinitamente sottili. Il raggio negativo tende sempre verso uno stato di riposo o di inerzia. I suoi atomi sono rozzi e sciolti al confronto con quelli del raggio positivo.
La sostanza formata dal raggio negativo è quella che costituisce le varie specie di quella che chiamiamo materia. Esso forma ogni materia, dalla sostanza inconcepibilmente sottile ed eterealizzata che compone le forme dei divini arcangeli solari fino alle rozze vene minerali di denso e pesante metallo.
Di conseguenza, quando parliamo genericamente di spirito e materia, queste parole sono perfettamente prive di significato in senso occulto. Quello che chiamiamo spirito non è puro spirito ma solo l’attributo positivo o attivo di ciò che chiamiamo materia. Quindi la materia è irreale; è solo un’apparenza prodotta dal raggio negativo e questa apparenza è il risultato di una polarità o di un maggior moto. L’uno è dritto e penetrante, l’altro rotondo e avviluppante.
Dopo questa necessaria digressione, riprendiamo la nostra discussione. Dai sette stati angelici menzionati ha inizio l’involuzione spirituale. Ognuna delle sette sfere è il riflesso di uno dei sette principi che costituiscono la mente divina. Da questa riflessione scaturiscono le razze angeliche, inferiori solo in potere mentale e potenzialità ai loro genitori. Poi, a loro volta, vengono prodotti stati celesti ancora più bassi, ogni stato corrispondendo in natura, colore e attributi alla sfera da cui è nato o è stato riflesso. Sebbene ogni stato nella scala discendente sia simile per corrispondenza, diviene inferiore in dimensione e più materiale. Le potenze spirituali delle sue razze angeliche sono più deboli e meno attive, perché sono sempre più avviluppate nella materia via via che discendono le scale.
Così procede l’involuzione, implicando stato dopo stato e sfera dopo sfera, formando una serie di circoli la cui linea di movimento, o di discesa, non è sul piano della loro orbita. La forma diviene così una spirale finché è raggiunto il punto più basso. Oltre questo punto il moto è impossibile, e l’infinitamente grande è divenuto l’infinitamente piccolo. Questo è il grande punto polarizzante da cui viene riflesso il mondo materiale. Esso è il più basso possibile piano di vita, che ha formato la prima eterea razza umana sul nostro pianeta. Così ha introdotto nell’esistenza la famosa Età dell’Oro della mitologia.

I Nomi degli Angeli

La Cabala, nella sua complessità, viene normalmente classificata in: pratica, letterale, non scritta, dogmatica. In particolare la Cabala dogmatica comprende la parte teorica e si basa sull’elaborazione di alcuni testi fondamentali, tra cui lo Sepher Yetzirah, attribuito al patriarca Abramo, lo Zohar, il Sepher Sephirot e alcuni altri tra cui il Libro dell’Angelo Raziel.
Oltre allo Zohar (Libro della Luminosità) va menzionato il Khemot (Libro dei Nomi). E’ qui che si trova l’elenco dei Nomi dei 72 angeli che circondano il trono di Dio, in continua rotazione secondo un’ellisse che collega tutte le costellazioni dello zodiaco.

Vedi la sezione Nomi in ebraico degli Angeli

L’arco zodiacale (360°) è diviso in sezioni di cinque gradi e ciascuna di queste corrisponde ad un periodo di circa cinque giorni dell’anno (365 giorni); ogni periodo è dominato da uno dei 72 angeli.
Ciascuno degli angeli zodiacali (definiti anche "custodi") esercita un particolare influsso sui nati nel periodo in cui è dominante, assicurando protezione e trasmettendo le energie e i doni specifici di cui è portatore. Inoltre, ogni angelo governa per 20 minuti ciascuno durante l’arco della giornata e un giorno specifico (ogni 72 giorni, in successione agli altri angeli) durante l’arco dell’anno. Questi sono gli angeli del giorno e gli angeli delle missioni.
Per quanto riguarda l'origine dei Nomi degli angeli vi rimandiamo alla sezione specifica del sito; brevemente, qui possiamo dire che sono ricavati dai tre versetti del capitolo 14 dell’Esodo, uno dei cinque libri di Mosè. Ogni versetto è formato da 72 lettere. Il Nome di ogni angelo è formato a sua volta da tre lettere ebraiche più la terminazione -iah, -ael, -el oppure -iel che sono Nomi divini attribuiti a diverse schiere di angeli, in relazione alla loro posizione celeste. L’importanza dei quattro punti cardinali e del cielo per la decifrazione dei Nomi angelici e non solo viene evidenziata dallo Zohar:
Chi viaggia di buon mattino guardi attentamente all’Est, e là vedrà qualcosa come lettere marcianti nel cielo, alcune sorgenti ed altre declinanti: questi brillanti caratteri sono le lettere con cui Dio ha formato il cielo e la terra...
Ogni angelo porta con sé un "attributo divino", una sorta di inno che egli canta incessantemente e con il quale testimonia la grandezza divina. Ciascuno degli attributi divini che l’angelo inneggia perennemente come un mantra, è anche il "dono" che egli porta al suo protetto.
Come per tutte le cose, per ogni angelo di Luce esiste un angelo oscuro dello stesso ordine e grado. Esiste dunque un’altra lista di 72 Nomi, portatori di 72 attributi di sofferenze e discordia... che comunque non troverete qui.

Collegamenti cabalistici ad altre pagine del sito

1. Nella sezione Nomi in ebraico degli Angeli è trattata la metodologia secondo la quale sono stati ricavati i Nomi dei 72 Angeli.
2. Nella sezione Nomi degli Angeli sono riportati i Nomi dei 72 Angeli con i corrispondenti periodi di reggenza, i doni e le tabelle per identificare il Nome del proprio Angelo Reggente o Custode (dall'angelologo Haziel, di cui proponiamo di seguito una breve presentazione).
3. Nella sezione Arcangeli sono riportati i Nomi e le attività dei 9 Arcangeli che presiedono ai 9 Cori.
4. Nella sezione Sognare potrete leggere ancora sui mistici di Safed.
5. Nella sezione Angeli e Tradizione Enochiana affronteremo la corrispondenza tra l'Arcangelo Metatron, figura cruciale della Cabala, e il patriarca Enoch.

Approfondimenti di prossima attivazione:

1. La Qabalah Letterale:
Gematria, Notariqon, Temura

2. La Qabalah Dogmatica:
Sepher Yetzirah, Zohar, Sepher Sephiroth, Asch Metzareph

Haziel

Lo studioso esoterico Haziel ha scritto numerose opere riguardanti gli angeli. Il suo vero nome è Francois Bernard Termés, mentre "Haziel" è il nome con cui si firma, preso a prestito da un cherubino, suo angelo custode. Nato nel 1927 a Girona, in Catalogna, è cresciuto a contatto coi maestri cabalisti per lunga tradizione familiare; frammassone, fratello Lai del collegio mistico della Rosa-Croce, ex ufficiale di marina, ex ingegnere ed ex insegnante, Haziel racconta come ha ricevuto l’ispirazione per i suoi libri sull’argomento:
Vado in pellegrinaggio alla cappella di Nostra Signora degli Angeli, a Clichy-sous-Bois (Francia), ogni equinozio di primavera, tornando a pregare con regolarità, ogni cinque giorni, all’ora dell’angelo che intendo invocare, giacché ogni angelo governa 20 minuti delle 24 ore del giorno. In tali occasioni ho avuto delle chiaroveggenze su ciascuno di essi, ottenendo inoltre molte preghiere... Un angelo che ho visualizzato mi ha rivelato: "Noi siamo multipli ma dall’unica volontà, come il Signore"...
Interrogato sul perché così tante preghiere rimangano senza risposta, replica:
Le domande sono assoggettate alla nostra riserva spirituale, alla nostra banca celeste: se essa è vuota, l’angelo non può aiutarci. Bisogna aver acquisito dei meriti nella vita presente, o in quelle anteriori, perché esista la scorta di grazia necessaria agli angeli per esaudirci. Naturalmente, talvolta è anche possibile ottenere un "credito", purché poi si mantenga l’impegno di restituirlo.

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 12:07 pm    Oggetto:  ANGELI E CATTOLICESIMO
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Gli Angeli nel catechismo di san Pio X

Quali sono le creature più nobili che Dio ha creato?
Le creature più nobili create da Dio sono gli angeli.

Chi sono gli angeli?
Gli angeli sono creature intelligenti e puramente spirituali.

Per qual fine Iddio ha creato gli angeli?
Dio ha creato gli angeli per essere da essi onorato e servito e per renderli eternamente felici.

Quale forma e figura hanno gli angeli?
Gli angeli non hanno né forma né figura alcuna sensibile, perché sono puri spiriti, creati da Dio per sussistere senza dover essere uniti a corpo alcuno.

Perché dunque gli angeli si rappresentano sotto forme sensibili?
Gli angeli si rappresentano sotto forme sensibili: 1) per aiuto alla nostra immaginazione; 2) perché sono così apparsi molte volte agli uomini, come leggiamo nella Sacra Scrittura.

Gli angeli furono tutti fedeli a Dio?
No, gli angeli non furono tutti fedeli a Dio, ma molti di essi per superbia pretesero essere uguali a Lui e da Lui indipendenti; e per questo peccato furono esclusi per sempre dal paradiso e condannati all’inferno.

Gli angeli rimasti fedeli a Dio come si chiamano?
Gli angeli rimasti fedeli a Dio si chiamano angeli buoni, spiriti celesti, o semplicemente angeli.

Che cosa avvenne degli angeli rimasti fedeli a Dio?
Gli angeli rimasti fedeli a Dio furono confermati in grazia, godono per sempre la vista di Dio, lo amano, lo benedicono e lo lodano eternamente.

Dio si serve degli angeli come suoi ministri?
Sì, Dio si serve degli angeli come suoi ministri, e specialmente affida a molti di essi l’ufficio di nostri custodi e protettori.

Dobbiamo noi avere particolare devozione verso l’angelo nostro custode?
Sì, noi dobbiamo avere particolare devozione verso l’angelo nostro custode, onorarlo, invocarne l’aiuto, seguirne le ispirazioni ed essergli riconoscenti per l’assistenza continua ch’egli ci presta.

Gli Angeli nel catechismo della Chiesa Cattolica (1993)

L’Esistenza degli angeli. Una verità di fede

328 – L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione.

Chi sono?

329 – In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che "vedono sempre la faccia del Padre… che è nei cieli" (vedi Mt 18, 10) essi sono "potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola" (Salmo 103, 20).

330 – In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria.

Cristo "con tutti i suoi angeli"

331 – Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono "i suoi angeli": "Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli…" (Mt 25, 31). Sono suoi perché creati per mezzo di Lui e in vista di Lui: "Poiché per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui" (Col 1, 16).
Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: "Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?" (Eb 1, 14).

332 – Essi, fin dalla creazione e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre, proteggono Lot, salvano Agar e il suo bambino, trattengono la mano di Abramo; la Legge viene comunicata "per mano degli angeli" (At 7, 53), essi guidano il popolo di Dio, annunziano nascite e vocazioni, assistono i profeti, per citare soltanto alcuni esempi. Infine è l’Angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù.

333 – Dall’incarnazione all’Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli angeli.
Quando Dio "introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio" (Eb 1, 6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: "Gloria a Dio…" (Lc 2, 14). Essi proteggono l’infanzia di Gesù, servono Gesù nel deserto, lo confortano durante l’agonia, quando Egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici come un tempo Israele.
Sono ancora gli angeli che "evangelizzano" (Lc 2, 10) annunziando la Buona Novella dell’incarnazione e della Risurrezione di Cristo.
Al ritorno di Cristo che essi annunziano, saranno là, al servizio del suo giudizio.

Gli angeli nella vita della Chiesa

334 – Allo stesso modo tutta la vita della Chiesa beneficia dell’aiuto misterioso e potente degli angeli.

335 – Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per lodare il Dio tre volte santo; invoca la loro assistenza (così nel "Ti supplichiamo…" del Canone romano, o nel "In Paradiso Ti accompagnino gli angeli…" della Liturgia dei defunti, o ancora nell’ "Inno dei Cherubini" della Liturgia bizantina), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (San Michele, San Gabriele, San Raffaele, gli angeli custodi).

336 – Dall’infanzia fino all’ora della morte umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione.
Afferma S. Basilio di Cesarea: "Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita".
Fin da quaggiù la vita cristiana partecipa, nelle fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti a Dio.

Angelus Dei

I brani seguenti sono tratti da un opuscolo del Can. Zaverio Peyron di Torino (1862-1944) che, durante tutta la sua vita ebbe una devozione tenerissima e filiale oltre che una familiarità eccezionale con il suo angelo custode. Sono pagine che, benché pubblicate nel 1923, sono sempre attuali e scritte in modo semplice e chiaro; l’opuscolo è stato pubblicato con l’Imprimatur della Curia di Torino.

Angelo di Dio...

Dio non solo ha popolato tutto il mondo visibile che noi conosciamo di uomini, animali, piante, minerali, ecc., ma ancora di una moltitudine immensa di altre creature superiori a noi, spirituali e intelligenti che abbelliscono il Paradiso e adorano Dio attorno al suo trono e lo lodano continuamente. Una parte di questi spiriti angelici sono destinati alla custodia della Chiesa, delle famiglie e degli individui in particolare e perciò vengono detti angeli custodi. L’uomo con la sua mente limitata e ignorante delle cose celesti, non potrà mai comprendere adeguatamente la dignità, la bellezza, le qualità del suo angelo custode e quindi non potrà mai tributargli l’ossequio che si merita.
Gli angeli sono: nobilissimi, intelligentissimi, potentissimi.

Nobilissimi – Gli angeli custodi sono nobilissimi per creazione perché destinati ad essere i principi della Corte celeste e gli ambasciatori della volontà di Dio che li arricchì di doni degni di una tale posizione. Sono nobilissimi per gloria, perché nella lotta con Lucifero e i suoi seguaci ne uscirono vittoriosi e quindi hanno una ricompensa che li fa rifulgere di onori speciali. Nobilissimi rispetto a noi: perché qualunque dignità di questo mondo non può stare a paragone di quella angelica.

Intelligentissimi – Gli angeli custodi, essendo esseri essenzialmente spirituali, sono perfettamente intelligenti: illuminati direttamente da Dio vedono di ogni cosa la sua natura ed essenza, senza bisogno di ragionamenti ed istruzioni altrui. Non avendo bisogno dei sensi esterni, come ha bisogno l’uomo, per apprendere, non sono soggetti a tutte quelle illusioni in cui cadono gli uomini. Essi conoscono quindi con chiarezza e senza pericoli di errore la volontà di Dio e il nostro bene, la malizia del demonio e tutti i suoi inganni, tutte le verità di Fede, ogni rimedio ai mali fisici e morali, ogni causa ed effetto di questa terra. Mentre la loro intelligenza è perfetta, la loro volontà è tutta santa ed indirizzata al conseguimento della nostra felicità eterna. Fortunato colui che, quale docile Tobia, si lascia dirigere dal suo angelo custode! Costui non avrà mai a rimpiangere di essersi ingannato, ma, come Tobia, finirà il suo pellegrinaggio qui sulla terra benedicendo Iddio e ringraziando "il suo Arcangelo Raffaele".

Potentissimi – I nostri angeli custodi, operando sempre in piena conformità agli ordini di Dio, sono forti della stessa forza di Dio a cui nulla può resistere.
Vuoi conoscere, dice S. Tommaso di Villanova (1488-1555), la potenza dell’angelo? Un solo angelo che Dio aveva dato al popolo ebraico per condurlo alla terra promessa uccise tutti i primogeniti d’Egitto in una sola notte, asciugò il mare, sommerse i cocchi e l’esercito del Faraone. Un angelo tanto può chiudere la bocca a leoni affamati per salvare Daniele, quanto impedire alla fornace ardente di Nabucodonosor di bruciare Sidrac, Misach e Abdenago. Alla voce dell’angelo un giorno tutte le tombe si scoperchieranno e resusciteranno i morti.
Nulla può superare la forza dell’angelo perché Dio combatte con esso. Ben diversa invece è la forza dei demoni perché sono angeli decaduti e quindi, se sono pieni di odio e di malizia, hanno però perduta la loro originaria intelligenza e forza: sono come cani arrabbiati con la museruola e attaccati alla catena, che non possono fare se non quello che Dio permette e non possono nuocere se non a chi è imprudente. Un solo angelo è più forte di qualunque legione di demoni. Lo sperimentò molte volte S. Francesca Romana, assediata sovente da orribili demoni che le comparivano urlanti, di statura gigantesca e con continue minacce di ucciderla: bastava che il suo angelo custode, che sovente le compariva sotto forma di piccolo fanciullo dai capelli dorati, muovesse un solo capello, perché tutti quegli orribili demoni fuggissero spaventati.

... che sei il mio custode...

Il trovare un vero amico che ci aiuti e sia tutto dedicato a noi con amore, con costanza e con disinteresse è cosa ben difficile. Non è così dell’angelo custode, un vero amico sicuro, fedele, unico nel suo genere, che ci accompagna per comando divino, con amore e senza apparire.

Per comando divino – Se abbiamo un angelo al nostro fianco per assisterci non è per condiscendenza sua o nostra volontà, ma per decreto di Dio. Nei Salmi è scritto: "Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede" (Salmo 91, 11).
Quanto dobbiamo ringraziare il buon Dio di questo comando! Se l’assistenza angelica fosse solo effetto dell’amore degli angeli, saremmo certi di averli ancora con noi, dopo tanti rifiuti che abbiamo dato alle loro buone ispirazioni? Stanchi di noi forse ci avrebbero già abbandonati. Se fossimo noi che con le nostre suppliche li avessimo chiamati a custodirci, saremmo certi di essere esauditi?… di averli sempre?… almeno nei momenti più critici?… Ma, dato che ciò risponde ad una disposizione di Dio, noi siamo invece certi che tutti abbiamo un angelo custode indipendentemente dalla nostra santità, l’abbiamo sempre, dalla nascita alla morte. L’assistenza è perfetta perché l’angelo è creatura perfetta che ubbidisce a Dio senza debolezze, ritardi, infedeltà.

Con amore – Gli angeli custodi ci vogliono bene: 1) per rispetto a Dio perché, amando Dio, amano quelli che a Lui appartengono; 2) per rispetto a noi perché siamo i loro fratelli destinati a prendere il posto degli angeli ribelli e scacciati e quindi facciamo parte della loro famiglia celeste; 3) perché noi siamo infelici e sofferenti e quindi degni di aiuto: siamo quindi occasione a loro di esercitare lo spirito di carità a cui si informano tutti gli eletti.
La custodia degli angeli è tutta amorosa e fatta con gioia, con fervore, con soavità.

Senza apparire – Anche se molte volte nella Sacra Scrittura e nelle vite dei Santi leggiamo di apparizioni di angeli, ordinariamente però gli angeli operano invisibilmente: sia perché tale è la loro natura spirituale, sia perché la loro manifestazione non è necessaria, sia infine per dare a noi una grande lezione di umiltà e disinteresse operando di nascosto per amor di Dio.

... illumina...

Per comprendere quanto sia importante per noi questo primo incarico di illuminarci, basta considerare: 1) perché ci illumina, 2) su che cosa ci illumina, 3) come ci illumina.

Perché ci illumina:
a. perché la nostra mente è nata nell’ignoranza ed ottenebrata dal peccato originale, quindi soggetta a molti errori;

b. perché il demonio non dorme, ma è sempre attorno a noi per tentarci al male: cominciando da Adamo ed Eva fino ai nostri giorni, infinito è il numero dei caduti nella sua schiavitù.

Come si vede, l’opera dell’angelo custode di illuminarci non potrebbe essere più utile, né più provvidenziale. Riconosciamo dunque il dono prezioso che ci fa Dio dandoci l’angelo custode, maestro infallibile ed illuminato e restiamo prudenti e vigilanti sotto la sua guida, prudenti per udire solo la sua voce, vigilanti per invocarlo sovente.

Su che cosa ci illumina – L’angelo custode ci illumina su tutto quello che può essere di gloria a Dio e di bene delle anime nostre. Oltre episodi descritti nella Bibbia, sappiamo che molti santi, S. Ildegarda, S. Geltrude, S. Brigida, S. Francesco d’Assisi e altri santi ebbero dall’angelo custode cognizioni altissime di mistica e perfezione.
Invochiamolo e potremo essere illuminati sulla fede, sulle virtù, sui pericoli ed inganni del demonio e su qualunque altra notizia che sia utile per noi.
Se con tanto maestro il mondo è così poco illuminato è perché il mondo né pensa né stima né invoca l’angelo custode.

Come ci illumina – Sebbene molte volte l’angelo abbia parlato con voce sensibile, come fece con Maria SS., con il profeta Daniele, con Zaccaria, con le pie donne al Sepolcro di Gesù, con S. Francesca Romana, ecc., di regola insegna con dolci inviti, taciti stimoli che sono altrettante voci del cuore. Egli risveglia nella sopita memoria le alte cose di Dio e ne fa conoscere l’importanza. La voce dell’angelo non è voce umana e sonora che tutti possano udire, ma voce angelica, cioè soprannaturale e quindi è necessaria una speciale grazia per udirla. Tutti, se vogliono, possono averla questa grazia, ma bisogna meritarla con la nostra corrispondenza e preghiera.

Il pellegrino che viaggia in luoghi pericolosi e sconosciuti, non solo deve essere illuminato sulla retta via da scegliere, ma è importante che sia custodito dai nemici della strada, sia sorretto se per la stanchezza viene meno e finalmente sia governato sul suo modo di viaggiare se è persona imprudente o inesperta.
Questo pellegrino che ha bisogno di essere custodito, sorretto e governato siamo noi e a tutto questo pensa il nostro angelo custode.
Il suo ufficio è quello di: custodirci, sorreggerci, governarci.

... custodisci...

Che il demonio cerchi sempre e in tutti i modi di farci del male ce lo dice chiaramente l’Apostolo Pietro: "Fratelli, siate sobri e vigilate perché il demonio, vostro avversario, come leone feroce, gira sempre attorno a voi, cercando di divorarvi". Ben lo sapevano i Santi che in modi straordinari sentirono gli effetti del suo odio e chi riceveva battiture tali da divenire incapace di muoversi come S. Veronica Giuliani, chi era gettato duramente a terra da rompersi i denti come S. Gaspare del Bufalo, chi si sentiva strangolare da non poter più né parlare, né respirare come la Ven. Ganori Mora, chi divenne ossesso come il Ven. Clausi. Il Santo Curato d’Ars, mentre stava coricato, ebbe il letto bruciato con grave pericolo per la sua vita. Don Bosco passava notti insonni per le lotte spaventose che doveva sostenere. Il P. Mistrilli, missionario e martire nel Giappone, sul punto di partire per la sua missione fu minacciato dal demonio che sempre gli sarebbe stato attorno per perseguitarlo e lo fece effettivamente. Quello che fece con i Santi, vorrebbe farlo con tutti e guai a noi se Dio non ci avesse dato un angelo per custodirci e parare i colpi del demonio.
Invochiamo l’aiuto dell’angelo custode che ci custodisca, specialmente per non cadere nel peccato mortale, perché questo sarebbe il massimo dei mali che può farci il demonio.

... reggi...

Si dice: reggere una persona quando la si sostiene, se questa per debolezza di gambe non può star su e non può continuare il suo cammino. Questo è appunto quello che fa spiritualmente l’angelo custode affinché perseveriamo nel bene. Quando il demonio non può farci cadere nel male, tenta almeno di impedirci di fare il bene o continuare nei nostri buoni propositi dandoci una stanchezza spirituale o paure sconfortanti affinché noi restiamo scoraggiati, avviliti, accasciati dalla malinconia e quindi ci arrestiamo nel bene.
Purtroppo quanti furono e sono vittima dello scoraggiamento! Si sono viste persone religiose lasciare la loro vocazione, peccatori convertiti abbandonare le buone risoluzioni prese, fondatori di opere religiose arrestarsi dinanzi alle difficoltà e rinunciare all’impresa ecc. La causa di tutto questo è lo scoraggiamento che non viene mai da Dio, ma sempre dal demonio.
Ecco dunque l’opera provvidenziale dell’angelo custode di "reggere", cioè sostenere chi sta per cadere, infondendo coraggio, pazienza nelle contraddizioni, fiducia nella Provvidenza di Dio. Specialmente in punto di morte, quando ai mali del corpo si aggiungono le pene dello spirito, l’angelo custode usa tutta la sua carità per essere di conforto e consolazione per l’anima angustiata.

... governa me che ti fui affidato dalla Pietà Celeste.

In noi abbiamo un cuore che facilmente si affeziona e desidera quello che non è bene. Abbiamo cinque sensi che, se non governati e mortificati, facilmente rovinano quella grazia di Dio che Gesù Cristo ci acquistò con tanta fatica e dolori. Che cosa fa l’angelo custode? Egli è destinato a governare questo nostro cuore, perché ami solo quello che è veramente amabile, governa i nostri sensi perché non abbiano a ricevere danni da tanti scandali che sono nel mondo. Può accadere che le sue buone ispirazioni non siano ascoltate e allora ci governa con la correzione, come capitò a S. Francesca Romana che ricevette uno schiaffo dal suo angelo per non essersi mortificata, a tempo debito, su certi pensieri e discorsi.
Certi contrattempi, per noi anche gravi, non sono che causati dall’angelo custode per non lasciarci inoltrare su una via che sarebbe stata nociva per noi.


Gli Angeli di Giovanna d'Arco

Giovanna d’Arco (1412-1431), Santa e Patrona di Francia, era solo una contadinella di provincia quando, ispirata dall’alto, lasciò la casa paterna per farsi guerriera e liberare la Francia dagli invasori inglesi. Accusata poi di eresia, morì da martire sul rogo dopo un processo di condanna dal quale sono tratti i brani seguenti ("Rouen 1431. Il processo di condanna di Giovanna d’Arco", Guanda 1977).

Ricordare il martirio di Giovanna d’Arco in questa sezione significa riconoscere la complessità e la pluralità del Messaggio Angelico nonché la potenza rivoluzionaria e prodigiosa della Volontà Angelica e dunque Divina. Dall’eresia alla santità, "Giovanna la pulzella, figlia di Dio" (così la chiamavano i suoi Angeli) ha incarnato nella sua esistenza eroica la volontà di quelle Voci Celesti che non hanno trovato ascolto all'interno della gerarchia ecclesiastica del tempo.
Il Segno

All’epoca dei miei tredici anni sentii una Voce mandatami da Dio per guidare le mie azioni. La prima volta ho avuto molta paura. La Voce si fece sentire a mezzogiorno, d’estate. Nel giardino di mio padre. Ho sentito una Voce, che veniva da destra… Quasi sempre, c’è anche un bagliore. La luce viene sempre dallo stesso lato della Voce e di solito è molto forte. Dopo, quand’ero in Francia, sentivo spesso la Voce… Pensavo che era giusto ascoltarla. Credo che mi fosse mandata da Dio… Dopo averla ascoltata tre volte, capii che era la voce di un angelo… L’ho sempre capita… Mi diceva di comportarmi bene, di andare in chiesa. Mi disse che era necessario che io, Giovanna, venissi in Francia…
Due o tre volte ogni settimana mi diceva che dovevo partire… Che mio padre non avrebbe saputo niente della mia partenza… Diceva di venire in Francia e io non potevo più rimanere dov’ero!… Diceva di liberare Orléans assediata… Di andare a trovare Robert di Baudricourt a Vaucouleurs – il capitano della piazza – perché mi desse degli uomini per accompagnarmi… Risposi che ero una ragazza, che non sapevo andare a cavallo né fare la guerra… Poi dissi a mio zio che dovevo andare a Vaucouleurs. E mi ci accompagnò… Riconobbi Robert di Baudricourt anche se non l’avevo mai visto in vita mia. Era stata la mia voce a dirmi che era lui… Per due volte mi mandò via; alla terza mi diede degli uomini. La Voce mi aveva detto che la cosa si sarebbe svolta così… Il duca di Lorena chiese che fossi condotta da lui. Ci andai… mi chiese se sarebbe guarito (perché era ammalato). Gli risposi che non lo sapevo proprio. A lui parlai poco del mio viaggio. Gli chiesi di lasciare venire con me in Francia suo figlio e dell’altra gente, che avrei pregato Dio per la sua salute. Ero andata da lui con un salvacondotto e tornai a Vaucouleurs nello stesso modo… Dopo raggiunsi Saint-Urbain e dormii all’abbazia. Ero vestita da uomo. Baudricourt mi aveva dato una spada… Uno scudiero e quattro uomini d’arme mi accompagnavano. Passai da Auxerre; ascoltai messa nella cattedrale; in quel periodo le mie Voci mi visitavano spesso…
Fu un angelo inviato da Dio che portò il segno al re. Io ringraziai più e più volte Nostro Signore. E i miei esaminatori smisero di tormentarmi quando videro il segno…
Quando il re e quelli che stavano con lui videro il segno e anche l’angelo che lo portò, chiesi al re se era soddisfatto. Lui disse di sì. Allora mi allontanai e andai in una piccola cappella lì vicino e sentii dire che, dopo che me ne ero andata, più di trecento persone avevano potuto vedere il segno. E’ per amor mio, perché smettessero di interrogarmi, che Iddio volle permettere che quelli del mio partito vedessero il segno… (L’angelo) disse al re di lasciarmi compiere la mia missione, che il paese ne avrebbe avuto presto giovamento. Era sempre lo stesso (angelo)! Non mi ha mai abbandonata… il suo conforto mi giunge ogni giorno attraverso Santa Caterina e Santa Margherita… Fin dalla prima volta che udii la Voce, feci voto di castità per tutto il tempo che a Dio fosse piaciuto. Avevo tredici anni… (Quando apparivano) baciavo la terra che avevano toccato, prosternandomi… Vengono spesso tra gli uomini senza che nessuno li veda; io stessa li ho visti molte volte in mezzo alla gente… quando si rivolgono a me mi chiamano "Giovanna la pulzella, figlia di Dio"…
Il segno fu questo: l’angelo annunciò al re, portandogli la corona, che egli avrebbe riconquistato il regno di Francia con l’aiuto di Dio e per mezzo del mio operato. Gli diceva di concedermi la possibilità di compiere la mia missione e cioè di darmi degli uomini d’arme. Perché altrimenti non era tanto vicino il giorno della sua incoronazione!… La corona fu data a un arcivescovo, quello di Reims, credo, in presenza del re. L’arcivescovo la prese e la diede al re. Io ero presente. Ora è conservata nel tesoro reale. (Eravamo) nella stanza del re, al castello di Chinon. Il giorno non lo so. L’ora? Il sole era alto; non ricordo altro. Eravamo in aprile o in marzo, mi sembra; il prossimo mese di aprile, oppure questo mese, saranno trascorsi due anni. Era dopo Pasqua… (La corona) era d’oro fino. Così preziosa che io non saprei dirne il valore… voleva significare che il re avrebbe avuto il regno di Francia.
(L’angelo) veniva dall’alto… come l’inviato di Nostro Signore! Entrò dalla porta della stanza. Quando arrivò davanti al re, si inchinò e pronunciò le parole che ho riferito a proposito del segno. Poi ricordò come il re avesse serenamente sopportato le sue grandi tribolazioni… Camminava poggiando i piedi per terra, mentre veniva dall’uscio verso il re… Quando l’angelo venne, fui io ad accompagnarlo e salii con lui le scale che portavano alla stanza del re. L’angelo entrò per primo e io dissi al re: "Sire, ecco il vostro segno. Prendetelo!". Io stavo sempre a pregare affinché Dio mandasse un segno al re. Quando l’angelo venne, stavo nel mio alloggio, in casa di una brava donna, vicino al castello; poi andammo insieme dal re. C’erano con lui molti altri angeli, che non tutti potevano vedere. Credo che se non fosse stato per amore mio, per liberarmi da tutti coloro che mi tormentavano con le loro domande e i loro sospetti, a molti di quelli che videro l’angelo non sarebbe stato concesso di vederlo… Molti di quelli che non poterono vedere l’angelo, videro la corona… (Fra gli angeli) alcuni si assomigliavano, altri no; alcuni avevano le ali; alcuni una corona, altri no. E, in mezzo a loro, c’erano Santa Caterina e Santa Margherita che accompagnarono l’angelo fin dentro la stanza del re. (L’angelo mi lasciò) nella cappella più piccola; ero molto triste per la sua partenza; piangevo, volentieri sarei andata via con lui – voglio dire: la mia anima!… L’angelo venne per una cosa molto importante: fare in modo che il re credesse al segno, che i miei esaminatori cessassero di tormentarmi e che la brava gente di Orléans ricevesse aiuti; venne anche per ricompensare il re e il buon duca di Orléans… La corona viene da Dio. Non esiste orafo al mondo capace di fare una corona tanto bella e preziosa. Dove l’angelo l’abbia presa, io non lo so… Il re fu convinto delle argomentazioni degli uomini di Chiesa che si trovavano lì e dal segno della corona…

San Michele

La Luce viene con la Voce… è buona, è santa… Vorrei che tutti la sentissero… Molto conforto mi è venuto da San Michele… Fu San Michele a mostrarsi ai miei occhi. Non era solo ma circondato da angeli del cielo… Li ho visti con i miei occhi… Quando mi lasciavano, piangevo e avrei voluto che mi portassero via con loro… Non ho ancora il permesso di rivelare ciò che San Michele mi ha detto… Non crediate che tutta la luce sia riservata a voi! Parlo della luce spirituale… Quasi sempre le mie apparizioni sono accompagnate da una gran luce… (A San Michele) non vidi in capo alcuna corona. Dei vestiti non so nulla… Credete che Nostro Signore non abbia di che vestirlo? Non ho visto San Michele da quando ho lasciato il castello di Crotoy; non lo vedo molto spesso… Ogni volta che lo vedo provo una grande gioia; mi pare di non essere più in stato di peccato… Ho visto San Michele e le sante e so che sono anime del Paradiso… Li ho visti con i miei occhi e credo che sono loro, proprio come credo che Dio esiste…
Di solito le mie Voci mi dicono che sarò liberata con una grande vittoria; e dopo mi dicono: - Accetta tutto con serenità, non temere il tuo martirio, perché alla fine verrai nel Regno dei Cieli -. Queste cose me le dicono così, in tutta semplicità. Credo che per "martirio" intendano la pena e i tormenti della prigionia; non so se dovrò anche affrontare sofferenze più terribili, ma per questo mi rimetto a Nostro Signore…
Credo fermamente a tutto quello che le mie Voci mi hanno detto: credo che la mia anima sarà salva! Ci credo così fermamente che è come se già lo fosse!… Per quanto è in mio potere cerco di fare la volontà del Signore che mi è trasmessa dalle mie Voci. Loro non mi dicono niente che non discenda dal volere di Dio… Me l’ha assicurato San Michele, prima che io avessi mai udito le Voci… Erano la voce e il parlare degli angeli. Credo fermamente che erano angeli… Ci ho creduto quasi subito e desideravo crederlo.
Quando mi apparve San Michele, egli mi disse che Santa Caterina e Santa Margherita mi avrebbero visitato e mi esortò a seguire i loro consigli perché esse avevano ricevuto l’incarico di seguirmi e di consigliarmi. Io dovevo ascoltarle perché quello era il volere del Signore…
Sono sicura che saprei subito riconoscere se si tratta di San Michele oppure di una falsa apparizione! La prima volta dubitai che fosse San Michele; ebbi una gran paura; dovetti vederlo più volte prima di essere sicura che era San Michele… La prima volta ero una bambina… da allora egli mi ha insegnato e mostrato tante di quelle cose che io credo fermamente che sia lui… In primo luogo, mi disse di essere una brava ragazza, che Dio mi avrebbe aiutato; e poi che venissi in aiuto del re… mi parlava della grande miseria in cui si trovava il regno di Francia… Aveva l’aspetto di un brav’uomo!… Io credo in quello che dice e fa San Michele… per i buoni consigli, il conforto e la dottrina che egli mi ha dato.

Pio XI

Il Papa Pio XI confidò ad un gruppo di visitatori, nel settembre del 1934, che al principio e alla fine di ogni sua giornata invocava il suo angelo custode. Aggiunse che spesse volte ripeteva tale invocazione durante la giornata, specie quando le cose si complicavano. "Noi teniamo a dire, anche un debito di riconoscenza al nostro angelo custode – disse poi Pio XI – di esserci sentiti sempre da lui assistiti in modo mirabile. Soventissimo sentiamo che egli è qui, vicino a noi, pronto all’assistenza, all’aiuto".
Egli raccomanda spesso la devozione all’angelo custode, in modo speciale a certe categoria di visitatori e fedeli, come i rappresentanti diplomatici della Santa Sede, i missionari, gli educatori. "Quando mi accade – confidò Pio XI – di dover parlare con qualche persona, con la quale so che l’argomentare è difficile e per cui il linguaggio deve essere accentuato con forma speciale di persuasione, allora raccomando all’angelo mio custode perché, di tutto, faccia parola all’angelo custode della persona che devo incontrare: sicché una volta stabilita l’intesa tra i due spiriti, il colloquio risulta per il meglio ed è facilitato".
Gli ex segretari particolari di Pio XI hanno rivelato ancora altri particolari della familiarità del Pontefice con gli angeli. Ecco, ad esempio, cosa scriveva il cardinale Carlo Confalonieri: "Era devotissimo degli angeli custodi, del suo personale in primo luogo e di quelli che riteneva preposti agli uffici ecclesiastici e alle varie circoscrizioni territoriali. Quando doveva compiere qualche delicata missione, pregava il suo angelo di preparare e facilitare la strada, predisponendo gli animi. Anzi, in circostanze di particolari difficoltà, pregava pure l’angelo dell’altro interlocutore, perché illuminasse e ispirasse il suo protetto. Entrando nel territorio della diocesi di Milano, si era inginocchiato a baciare la terra che il Signore gli affidava e aveva invocato la protezione dell’angelo della diocesi. Quando prendeva congedo da un prelato incaricato di qualche missione, gli rivolgeva abitualmente l’augurio della liturgia: ‘Il Signore sia sulla vostra via e il suo angelo vi accompagni sempre’."

Pio XII

Pio XII parlò anche lui della missione degli angeli nella vita cristiana, tuttavia senza abbandonarsi a confidenze come il suo predecessore Pio XI e il suo successore Giovanni XXIII. L’Enciclica "Humani generis", pubblicata nell’Anno Santo 1950, segnalava ai vescovi "alcune false opinioni che minacciavano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica". Denunciava certi teologi e riaffermava l’esistenza degli angeli contro coloro che la mettono in discussione, che riducono gli angeli a figure mitiche e ne fanno quasi "volatili celesti" o delle entità vaporose. L’allocuzione rivolta da Pio XII il 3 ottobre 1958 a 700 pellegrini americani è un vero gioiello di teologia pastorale. Colui che fu chiamato "Pastore angelico" esorta i fedeli a "trattenersi familiarmente" con gli angeli custodi.
Secondo il suo metodo pastorale, Pio XII parte dalle cose terrene per elevare gradualmente gli uditori alle realtà celesti. Dopo aver evocato le bellezze del mondo visibile – il mare, il cielo stellato – ammirate dai pellegrini d’oltreoceano durante il loro viaggio, il Papa ricorda loro "che esiste anche un altro mondo, un mondo invisibile, ma altrettanto reale" quanto il nostro. Questo mondo invisibile che ci circonda è popolato di angeli. "Essi erano nelle città che hanno visitato… erano i vostri compagni di viaggio".
Ispirandosi alla Sacra Scrittura, ai Padri e alla liturgia, il Papa indica la missione degli angeli nella vita degli uomini. "Ogni uomo, per quanto umile sia, è vegliato dai suoi angeli. Sono gloriosi, puri, splendidi, e vi sono stati dati per compagni di via: hanno l’incarico di vigilare con cura su di voi, affinché non vi scostiate dal Cristo, loro Signore. E non solo vogliono difendervi dai pericoli che vi attendono lungo il cammino, ma sono attivi accanto a voi e vi incoraggiano quando vi sforzate di salire sempre più in alto nell’unione con Dio attraverso Cristo".
Poiché si è propensi talvolta a limitare la missione degli angeli custodi a un ufficio di difesa e di protezione, specialmente sul piano materiale, Pio XII con tutta la tradizione cristiana va oltre. "Il nostro angelo custode – dice il Papa – ha cura ancora della nostra santificazione. L’angelo custode fa di tutto per favorire la nostra ascesa spirituale e per sviluppare la nostra vita di intimità con Dio. L’angelo custode è un maestro di ascesi e di mistica, è una guida e un trascinatore verso le vette".
Pio XII esorta i fedeli a mantenere fin da quaggiù relazioni di familiarità con i loro invisibili compagni di strada, chiamati a divenire un giorno i loro visibili compagni d’eternità.

Giovanni XXIII

La fede di Giovanni XXIII nella presenza affettuosa e fattiva del suo angelo custode era tale che, come per Pio XI, l’invisibile diveniva in certo modo visibile agli occhi della sua fede.
Perciò il Papa parlò spesse volte degli angeli ai suoi visitatori, specialmente ai genitori perché inculchino ai figli la convinzione che non sono mai soli, giacché hanno un angelo vicino a loro e insegnino loro a conversare molto confidenzialmente con lui. "L’angelo custode è il buon consigliere, colui che sempre intercede a nostro favore, aiuta nelle necessità, libera da pericoli e da disgrazie. Pertanto l’augurio del Papa è che i fedeli sentano la grandezza di questa assistenza".
Giovanni XXIII era talmente persuaso della presenza degli angeli accanto a ogni uomo che, contemplando la folla dei pellegrini e dei turisti convenuti la domenica in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus e per la benedizione del Papa, pensava alle moltitudini altrettanto numerose degli angeli custodi invisibilmente presenti nella stessa piazza. Mons. Capovilla ricorda questo pensiero scritto dal futuro Papa quando era seminarista diciottenne nel suo diario: "Un angelo del cielo mi sta sempre accanto ed insieme è rapito in una continua estasi amorosa con il suo Dio. Che delizia al solo pensarci! Io dunque sono sempre sotto gli occhi di un angelo che mi guarda, che prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre dormo…".
Il futuro Papa Giovanni XXIII, quando era Nunzio in Francia, in una lettera indirizzata a sua nipote suor Angela Roncalli, confidò le sue relazioni con gli angeli. "Che consolazione sentircelo ben vicino questo celeste guardiano, questa guida dei nostri passi, questo testimone anche delle più intime azioni. Io recito l’Angele Dei almeno cinque volte al giorno e sovente converso spiritualmente con lui, sempre però con calma e in pace. Quando debbo visitare qualche personaggio importante per trattare gli affari della Santa Sede lo impegno a mettersi d’accordo con l’angelo custode di questa persona altolocata perché influisca sulle sue disposizioni. E’ una piccola devozione che mi insegnò più di una volta il Santo Padre Pio XI".
Questa intimità di Giovanni XXIII con il mondo invisibile si rivelava nelle espressioni che spesso nel corso della giornata ritornavano sulle sue labbra mentre si intratteneva con i visitatori: "Il mio buon angelo mi ha suggerito… il mio buon angelo stamattina mi ha risvegliato".
C’è nella vita di Giovanni XXIII un fatto poco noto. In una confidenza fatta a un vescovo canadese, il Papa attribuì l’idea della convocazione del Concilio ecumenico a una ispirazione del suo angelo custode. Parecchie volte Giovanni XXIII dichiarò pubblicamente che l’idea del Concilio gli era venuta durante la preghiera; nel colloquio col prelato canadese il Papa precisava che Dio gli aveva dato questa ispirazione tramite il suo angelo custode.

Paolo VI

Nella "professione di fede" del 30 giugno 1968, per la chiusura dell’Anno della Fede, il Papa nomina in due riprese gli angeli: all’inizio per affermare la loro esistenza e alla fine per rammentare la loro partecipazione al governo divino del mondo. "Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo, Creatore delle cose visibili e delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli…".
Al termine della "professione di fede" Paolo VI evoca le anima che contemplano Dio in Cielo dove, in gradi diversi, anch’esse sono "associate agli angeli santi nel governo divino". Per Paolo VI gli angeli e i beati sono preposti da Dio in diversi gradi al governo del mondo. Gli eletti intercedono per gli uomini, mentre gli angeli custodi non solo pregano per gli uomini, ma agiscono direttamente intorno a loro e su di loro.

Giovanni Paolo II

Osserva il Santo Padre: "La Chiesa confessa la sua fede negli angeli custodi venerandoli nella liturgia con una festa apposita e raccomandando il ricorso alla loro protezione con una preghiera frequente come ‘l’Angelo di Dio’." Il Papa non solo parla degli angeli, ma li invoca pubblicamente. Così, benedicendo la statua restaurata di San Michele a Castel Sant’Angelo, Giovanni Paolo II affidava all’Arcangelo le sorti del popolo romano: "Protegga il Santo Arcangelo le sorti del popolo romano, ne favorisca la prosperità spirituale e materiale, aiuti ciascuno a orientare la propria condotta secondo i dettami della norma morale; ravvivi negli amministratori della cosa pubblica la volontà di dedizione al bene comune nel rispetto delle leggi e del vero interesse dei cittadini; conforti l’impegno degli onesti nella promozione dei fondamentali valori della giustizia, della solidarietà, della pace; storni da questa città le calamità che insidiano questo nostro tempo, in particolare la dissacrazione della famiglia, la violenza, la droga".
In altra occasione ha detto: "Nostro desiderio è che si accresca la devozione agli angeli custodi".

UDIENZE GENERALI DI SUA SANTITA' GIOVANNI PAOLO II
23 luglio 1986

1 - Proseguiamo oggi la nostra catechesi sugli angeli la cui esistenza, voluta da un atto dell'amore eterno di Dio, professiamo con le parole del simbolo niceno-costantinopolitano: "Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili".

Nella perfezione della loro natura spirituale gli angeli sono chiamati fin dall'inizio, in virtù della loro intelligenza, a conoscere la verità e ad amare il bene che conoscono nella verità in modo molto più pieno e perfetto di quanto non sia possibile all'uomo. Questo amore è l'atto di una volontà libera, per cui anche per gli angeli la libertà significa possibilità di operare una scelta a favore o contro il Bene che essi conoscono, cioè Dio stesso. Bisogna qui ripetere ciò che già abbiamo ricordato a suo tempo a proposito dell'uomo: creando gli esseri liberi, Dio volle che nel mondo si realizzasse quell'amore vero che è possibile solamente sulla base della libertà. Egli volle dunque che la creatura, costituita a immagine e somiglianza del suo Creatore, potesse nel modo più pieno possibile rendersi simile a lui, Dio, che "è amore" (1Gv 4,16). Creando gli spiriti puri come esseri liberi, Dio nella sua Provvidenza non poteva non prevedere anche la possibilità del peccato degli angeli. Ma proprio perché la Provvidenza è eterna sapienza che ama, Dio avrebbe saputo trarre dalla storia di questo peccato, incomparabilmente più radicale in quanto peccato di uno spirito puro, il definitivo bene di tutto il cosmo creato.

2 - Di fatto, come dice chiaramente la rivelazione, il mondo degli spiriti puri appare diviso in buoni e cattivi. Ebbene, questa divisione non si è operata per creazione di Dio, ma in base alla libertà propria della natura spirituale di ciascuno di essi. Si è operata mediante la scelta che per gli esseri puramente spirituali possiede un carattere incomparabilmente più radicale di quella dell'uomo ed è irreversibile dato il grado di intuitività e di penetrazione del bene di cui è dotata la loro intelligenza. A questo riguardo si deve dire anche che gli spiriti puri sono stati sottoposti a una prova di carattere morale. Fu una scelta decisiva riguardante prima di tutto Dio stesso, un Dio conosciuto in modo più essenziale e diretto di quanto è possibile all'uomo, un Dio che a questi esseri spirituali aveva fatto dono, prima che all'uomo, di partecipare alla sua natura divina.

3 - Nel caso dei puri spiriti la scelta decisiva riguardava prima di tutto Dio stesso, primo e supremo Bene, accettato o respinto in modo più essenziale e diretto di quanto possa avvenire nel raggio d'azione della libera volontà dell'uomo. Gli spiriti puri hanno una conoscenza di Dio incomparabilmente più perfetta dell'uomo, perché con la potenza del loro intelletto, non condizionato né limitato dalla mediazione della conoscenza sensibile, vedono fino in fondo la grandezza dell'Essere infinito, della prima Verità, del sommo Bene. A questa sublime capacità di conoscenza degli spiriti puri Dio offrì il mistero della sua divinità, rendendoli così partecipi, mediante la grazia, della sua infinita gloria. Proprio perché esseri di natura spirituale, vi era nel loro intelletto la capacità, il desiderio di questa elevazione soprannaturale a cui Dio li aveva chiamati, per fare di essi, ben prima dell'uomo, dei "consorti della natura divina" (cfr. 2Pt 1,4), partecipi della vita intima di Colui che è Padre, Figlio e Spirito Santo, di Colui che nella comunione delle tre divine Persone "è Amore" (1Gv 4,16). Dio aveva ammesso tutti gli spiriti puri, prima e più dell'uomo, all'eterna comunione dell'amore.

4 - La scelta operata sulla base della verità su Dio, conosciuta in forma superiore in base alla lucidità delle loro intelligenze, ha diviso anche il mondo dei puri spiriti in buoni e cattivi. I buoni hanno scelto Dio come Bene supremo e definitivo, conosciuto alla luce dell'intelletto illuminato dalla rivelazione. Avere scelto Dio significa che si sono rivolti a lui con tutta la forza interiore della loro libertà, forza che è amore. Dio è divenuto il totale e definitivo scopo della loro esistenza spirituale. Gli altri invece hanno voltato le spalle a Dio contro la verità della conoscenza che indicava in lui il bene totale e definitivo. Hanno scelto contro la rivelazione del mistero di Dio, contro la sua grazia che li rendeva partecipi della Trinità e dell'eterna amicizia con Dio nella comunione con lui mediante l'amore.

In base alla loro libertà creata hanno operato una scelta radicale e irreversibile al pari di quella degli angeli buoni, ma diametralmente opposta: invece di un'accettazione di Dio piena di amore, gli hanno opposto un rifiuto ispirato da un falso senso di autosufficienza, di avversione e persino di odio che si è tramutato in ribellione.

5 - Come comprendere una tale opposizione e ribellione a Dio in esseri dotati di così viva intelligenza e arricchiti di tanta luce? Quale può essere il motivo di tale radicale e irreversibile scelta contro Dio? Di un odio tanto profondo da poter apparire unicamente frutto di follia? I Padri della Chiesa e i teologi non esitano a parlare di "accecamento" prodotto dalla sopravvalutazione della perfezione del proprio essere, spinta fino al punto di velare la supremazia di Dio, che esigeva invece un atto di docile e obbediente sottomissione. Tutto ciò sembra espresso in modo conciso nelle parole:

"Non ti servirò!" (Ger 2,20), che manifestano il radicale e irreversibile rifiuto di prendere parte all'edificazione del regno di Dio nel mondo creato. "Satana" lo spirito ribelle, vuole il proprio regno, non quello di Dio, e si erge a primo "avversario" del Creatore, a oppositore della Provvidenza, ad antagonista della sapienza amorevole di Dio. Dalla ribellione e dal peccato di Satana, come anche da quello dell'uomo, dobbiamo concludere accogliendo la saggia esperienza della Scrittura che afferma: "L'orgoglio è causa di rovina" (Tb 4,13).

31 luglio 1986

1 - Nella precedente catechesi ci siamo soffermati sull'articolo del Credo col quale proclamiamo e confessiamo Dio creatore non solo di tutto il mondo creato, ma anche delle "cose invisibili", e ci siamo intrattenuti sull'argomento dell'esistenza degli angeli chiamati a dichiararsi per Dio o contro Dio con un atto radicale e irreversibile di adesione o di rifiuto della sua volontà di salvezza. Stando sempre alla Sacra Scrittura, gli angeli, in quanto creature puramente spirituali, si presentano alla riflessione della nostra mente come una speciale realizzazione dell'"immagine di Dio", Spirito perfettissimo, come Gesù stesso ricorda alla donna samaritana con le parole: "Dio è spirito" (Gv 4,24). Gli angeli sono, da questo punto di vista, le creature più vicine all esemplare divino. Il nome che la Sacra Scrittura loro attribuisce indica che ciò che più conta nella rivelazione è la verità sui compiti degli angeli nei riguardi degli uomini: angelo ("angelus") vuole infatti dire "messaggero". L'ebraico "malak", usato nell'Antico Testamento, significa più propriamente "delegato" o "ambasciatore". Gli angeli, creature spirituali, hanno funzione di mediazione e di ministero nei rapporti che intercorrono tra Dio e gli uomini. Sotto questo aspetto la Lettera agli Ebrei dirà che al Cristo è stato affidato un "nome", e quindi un ministero di mediazione, ben superiore a quello degli angeli (cfr. Eb 1,4).

2 - L'Antico Testamento sottolinea soprattutto la speciale partecipazione degli angeli alla celebrazione della gloria che il Creatore riceve come tributo di lode da parte del mondo creato. Sono in modo speciale i salmi che si fanno interpreti di tale voce, quando, ad esempio, proclamano: "Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell'alto dei cieli. Lodatelo, voi tutti, suoi angeli..." (Sal 148,1-2). Similmente il Salmo 102: "Benedite il Signore, voi tutti, suoi angeli, potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola". Quest'ultimo versetto del Salmo 102 indica che gli angeli prendono parte, in modo a loro proprio, al governo di Dio sulla creazione, come "potenti esecutori dei suoi comandi" secondo il piano stabilito dalla divina Provvidenza. In particolare agli angeli è affidata una speciale cura e sollecitudine per gli uomini, per i quali presentano a Dio le loro domande e preghiere, come ci ricorda, ad esempio, il Libro di Tobia (cfr. specialmente Tb 3,17 e 12,12) mentre il Salmo 90 proclama: "Egli ha dato ordine ai suoi angeli... di portarti sulle loro mani perché non inciampi nella pietra il tuo piede". Seguendo il Libro di Daniele si può affermare che i compiti degli angeli come ambasciatori del Dio vivo si estendono non solo ai singoli uomini e a coloro che hanno speciali compiti, ma anche a intere nazioni (cfr. Dn 10,13-21).

3 - Il Nuovo Testamento mette in rilievo i compiti degli angeli in rapporto alla missione di Cristo come Messia, e prima di tutto al mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio, come constatiamo nel racconto dell'annunciazione della nascita di Giovanni Battista, di Cristo stesso, nelle spiegazioni e disposizioni date a Maria e Giuseppe, nelle indicazioni date ai pastori nella notte della nascita del Signore, nella protezione del neonato davanti al pericolo della persecuzione di Erode (cfr. Lc 1,11.26.30ss; 2,9ss; Mt 1,20-21; 2,13). Più avanti i Vangeli parlano della presenza degli angeli durante il digiuno di 40 giorni di Gesù nel deserto (cfr. Mt 4,11) e durante la preghiera nel Getsemani (Lc 22,43). Dopo la risurrezione di Cristo sarà ancora un angelo, apparso sotto forma di un giovane, che dirà alle donne accorse al sepolcro e sorprese dal fatto di trovarlo vuoto:

"Non abbiate paura. Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E' risorto, non è qui... Andate, dite ai suoi discepoli..." (Mc 16,5-7), Due angeli sono visti anche da Maria Maddalena, che è privilegiata d'una apparizione personale di Gesù (Gv 20,12-17). Gli angeli "si presentano" agli apostoli dopo la scomparsa di Cristo, per dire loro:

"Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto in cielo tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo" (At 1,10-11).

Sono gli angeli della vita, della passione e della gloria di Cristo. Gli angeli di colui che, come scrive san Pietro, "è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e avere ottenuto la sovranità sugli angeli, i principati e le potenze" (1Pt 3,22)

4 - Se passiamo alla nuova venuta di Cristo, cioè alla "parusia", troviamo che tutti i sinottici annotano che "il Figlio dell'uomo... verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi". Si può dunque dire che gli angeli, come puri spiriti, non solo partecipano nel modo che è loro proprio alla santità di Dio stesso, ma nei momenti-chiave circondano il Cristo e lo accompagnano nell'adempimento della sua missione salvifica nei riguardi degli uomini. Allo stesso modo anche tutta la Tradizione e il magistero ordinario della Chiesa ha attribuito nei secoli agli angeli questo particolare carattere e questa funzione di ministero messianico.


6 agosto 1986

1 - Nelle recenti catechesi abbiamo visto come la Chiesa, illuminata dalla luce proveniente dalla Sacra Scrittura, ha professato lungo i secoli la verità sull'esistenza degli angeli come esseri puramente spirituali, creati da Dio. Lo ha fatto fin dall'inizio con il simbolo niceno-costantinopolitano e lo ha confermato nel Concilio Lateranense IV (1215), la cui formulazione è ripresa dal Concilio Vaticano I nel contesto della dottrina sulla creazione: Dio "creò insieme dal nulla fin dall'inizio del tempo l'una e l'altra creatura, quella spirituale e quella corporea, cioè l'angelica e la terrena, e quindi creò la natura umana come ad entrambi comune, essendo costituita di spirito e di corpo" (DS 3002). Ossia: Dio creò fin dal principio entrambe le realtà: quella spirituale e quella corporale, il mondo terreno e quello angelico. Tutto ciò egli creò insieme ("simul") in ordine alla creazione dell'uomo, costituito di spirito e di materia e posto secondo la narrazione biblica nel quadro di un mondo già stabilito secondo le sue leggi e già misurato dal tempo ("deinde").

2 - Assieme all'esistenza, la fede della Chiesa riconosce certi tratti distintivi della natura degli angeli. Il loro essere puramente spirituale implica prima di tutto la loro non materialità e la loro immortalità. Gli angeli non hanno "corpo" (anche se in determinate circostanze si manifestano sotto forme visibili in ragione della loro missione a favore degli uomini) e quindi non sono soggetti alla legge della corruttibilità che accomuna tutto il mondo materiale. Gesù stesso, riferendosi alla condizione angelica, dirà che nella vita futura i risorti "non possono più morire, perché sono uguali agli angeli" (Lc 20,36).

3 - In quanto creature di natura spirituale, gli angeli sono dotati di intelletto e di libera volontà, come l'uomo, ma in grado a lui superiore, anche se sempre finito, per il limite che è inerente a tutte le creature. Gli angeli sono quindi esseri personali e, in quanto tali, sono anch'essi a "immagine e somiglianza" di Dio. La Sacra Scrittura si riferisce agli angeli adoperando anche appellativi non solo personali (come i nomi propri di Raffaele, Gabriele, Michele), ma anche collettivi" (come le qualifiche di Serafini, Cherubini Troni, Potestà, Dominazioni, Principati), così come opera una distinzione tra angeli e arcangeli. Pur tenendo conto del linguaggio analogico e rappresentativo del testo sacro, possiamo dedurre che questi esseri-persone, quasi raggruppati in società, si suddividono in ordini e gradi, rispondenti alla misura della loro perfezione e ai compiti loro affidati. Gli autori antichi e la stessa liturgia parlano anche dei cori angelici (nove, secondo Dionigi l'Areopagita). La teologia, specialmente quella patristica e medievale, non ha rifiutato queste rappresentazioni cercando invece di darne una spiegazione dottrinale e mistica, ma senza attribuirvi un valore assoluto. San Tommaso ha preferito approfondire le ricerche sulla condizione ontologica, sull'attività conoscitiva e volitiva e sulla elevazione spirituale di queste creature puramente spirituali, sia per la loro dignità nella scala degli esseri, sia perché in loro poteva meglio approfondire le capacità e le attività proprie dello spirito allo stato puro, traendone non poca luce per illuminare i problemi di fondo che da sempre agitano e stimolano il pensiero umano: la conoscenza, l'amore, la libertà, la docilità a Dio, il raggiungimento del suo regno.

4 - Il tema cui abbiamo accennato potrà sembrare "lontano" oppure "meno vitale alla mentalità dell'uomo moderno. Eppure la Chiesa, proponendo con franchezza la totalità della verità su Dio Creatore anche degli angeli, crede di recare un grande servizio all'uomo. L'uomo nutre la convinzione che in Cristo, Uomo Dio, è lui (e non gli angeli) a trovarsi al centro della divina rivelazione. Ebbene, l'incontro religioso con il mondo degli esseri puramente spirituali diventa preziosa rivelazione del suo essere non solo corpo ma anche spirito, e della sua appartenenza a un progetto di salvezza veramente grande ed efficace, entro una comunità di esseri personali che per l'uomo e con l'uomo servono il disegno provvidenziale di Dio.

5 - Notiamo che la Sacra Scrittura e la Tradizione chiamano propriamente angeli quegli spiriti puri che nella fondamentale prova di libertà hanno scelto Dio, la sua gloria e il suo regno. Essi sono uniti a Dio mediante l'amore consumato che scaturisce dalla beatificante visione, faccia a faccia, della santissima Trinità. Lo dice Gesù stesso: "Gli angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli" (Mt 18,10). Quel "vedere sempre la faccia del Padre" è la manifestazione più alta dell'adorazione di Dio. Si può dire che essa costituisce quella "liturgia celeste", compiuta a nome di tutto l'universo, alla quale incessantemente si associa la terrena liturgia della Chiesa, specialmente nei suoi momenti culminanti. Basti qui ricordare l'atto col quale la Chiesa, ogni giorno e ogni ora, nel mondo intero, prima di dare inizio alla preghiera eucaristica nel cuore della santa Messa, si richiama "agli angeli e agli arcangeli" per cantare la gloria di Dio tre volte Santo, unendosi così a quei primi adoratori di Dio, nel culto e nell'amorosa conoscenza dell'ineffabile mistero della sua santità.

6 - Sempre secondo la rivelazione, gli angeli, che partecipano alla vita della Trinità nella luce della gloria, sono anche chiamati ad avere la loro parte nella storia nella salvezza degli uomini, nei momenti stabiliti dal disegno della divina Provvidenza. "Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza?", domanda l'autore della Lettera agli Ebrei (1,14). E questo crede e insegna la Chiesa, in base alla Sacra Scrittura dalla quale apprendiamo che compito degli angeli buoni è la protezione degli uomini e la sollecitudine per la loro salvezza. Troviamo queste espressioni in diversi passi della Sacra Scrittura, come ad esempio nel Salmo 90 già più volte citato: "Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede" (Sal 90,11-12). Gesù stesso, parlando dei bambini e ammonendo di non dar loro scandalo, si richiama ai "loro angeli" (Mt 18,10); attribuisce inoltre agli angeli la funzione di testimoni nel supremo giudizio divino sulla sorte di chi ha riconosciuto o ha rinnegato il Cristo: "Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio" (Lc 12,8-9). Queste parole sono significative perché se gli angeli prendono parte al giudizio di Dio, sono interessati alla vita dell'uomo. Interesse e partecipazione che sembrano ricevere una accentuazione nel discorso escatologico, nel quale Gesù fa intervenire gli angeli nella parusia, ossia nella definitiva venuta di Cristo alla fine della storia (cfr. Mt 24,31; 25,31.41).

7 - Tra i libri del Nuovo Testamento, sono specialmente gli Atti degli apostoli che ci fanno conoscere alcuni fatti che attestano la sollecitudine degli angeli per l'uomo e per la sua salvezza. Così, quando l'angelo di Dio libera gli apostoli dalla prigione e prima di tutto Pietro, che era minacciato di morte dalla mano di Erode. O quando guida l'attività di Pietro nei riguardi del centurione Cornelio, il primo pagano convertito, e analogamente l'attività del diacono Filippo lungo la via da Gerusalemme a Gaza. Da questi pochi fatti citati a titolo esemplificativo, si comprende come nella coscienza della Chiesa abbia potuto formarsi la persuasione sul ministero affidato agli Angeli in favore degli uomini. Perciò la Chiesa confessa la sua fede negli angeli custodi, venerandoli nella liturgia con una festa apposita, e raccomandando il ricorso alla loro protezione con una preghiera frequente, come nell'invocazione dell'"Angelo di Dio". Questa preghiera sembra fare tesoro delle belle parole di san Basilio: "Ogni fedele ha accanto a sé un angelo come tutore e pastore, per portarlo alla vita" ("Adversus Eunomium", III,1; si veda anche san Tommaso, "Summa Theologiae", I, q. 11, a. 3).

8 - E' infine opportuno notare che la Chiesa onora con culto liturgico tre figure di angeli, che nella Sacra Scrittura sono chiamati per nome. Il primo è Michele arcangelo (cfr. Dn 10,13.20; Ap 12,7; Gd 9). Il suo nome esprime sinteticamente l'atteggiamento essenziale degli spiriti buoni. "Mica-El" significa infatti: "Chi come Dio?". In questo nome si trova dunque espressa la scelta salvifica grazie alla quale gli angeli "vedono la faccia del Padre" che è nei cieli. Il secondo è Gabriele: figura legata soprattutto al mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio. Il suo nome significa: "la mia potenza è Dio" oppure "potenza di Dio", quasi a dire che, al culmine della creazione, l'incarnazione è il segno supremo del Padre onnipotente. Infine il terzo arcangelo si chiama Raffaele. "Rafa-El" significa: "Dio guarisce". Egli ci è fatto conoscere dalla storia di Tobia nell'Antico Testamento (cfr. Tb 12,15ss), così significativa circa l'affidamento agli angeli dei piccoli figli di Dio, sempre bisognosi di custodia, di cura e di protezione. A ben riflettere si vede che ciascuna di queste tre figure - Mica-El, Gabri-El, Rafa-El - riflette in modo particolare la verità contenuta nella domanda sollevata dall'autore della Lettera agli Ebrei: "Non sono forse essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza?" (Eb 1, 4).


13 agosto 1986

1 - Continuando l'argomento delle precedenti catechesi dedicate all'articolo della fede riguardante gli angeli, creature di Dio, ci addentriamo oggi ad esplorare il mistero della libertà che alcuni di essi hanno indirizzato contro Dio e il suo piano di salvezza nei confronti degli uomini.
Come testimonia l'evangelista Luca, nel momento in cui i discepoli tornavano dal Maestro pieni di gioia per i frutti raccolti nel loro tirocinio missionario, Gesù pronuncia una frase che fa pensare: "Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore" (Lc 10,1Cool. Con queste parole il Signore afferma che l'annuncio del regno di Dio è sempre una vittoria sul diavolo, ma nello stesso tempo rivela anche che l'edificazione del Regno è continuamente esposta alle insidie dello spirito del male. Interessarsene, come intendiamo fare con la catechesi di oggi, vuol dire prepararsi alla condizione di lotta che è propria della vita della Chiesa in questo tempo ultimo della storia della salvezza (così come afferma l'Apocalisse: 12,7). D'altra parte, ciò permette di chiarire la retta fede della Chiesa di fronte a chi la stravolge esagerando l'importanza del diavolo, o di chi ne nega o ne minimizza la potenza malefica.
Le precedenti catechesi sugli angeli ci hanno preparati a comprendere la verità che la Sacra Scrittura ha rivelato e che la Tradizione della Chiesa ha trasmesso su satana, cioè sull'angelo caduto, lo spirito maligno, detto anche diavolo o demonio.

2 - Questa "caduta", che presenta il carattere del rifiuto di Dio con il conseguente stato di "dannazione", consiste nella libera scelta di quegli spiriti creati, che hanno radicalmente e irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo regno, usurpando i suoi diritti sovrani e tentando di sovvertire l'economia della salvezza e lo stesso ordinamento dell'intero creato. Un riflesso di questo atteggiamento lo si ritrova nelle parole del tentatore ai progenitori: "diventerete come Dio" o "come dèi" (cfr. Gn 3,5). Così lo spirito maligno tenta di trapiantare nell'uomo l'atteggiamento di rivalità, di insubordinazione e di opposizione a Dio, che è diventato quasi la motivazione di tutta la sua esistenza.

3 - Nell'Antico Testamento la narrazione della caduta dell'uomo, riportata nel libro della Genesi, contiene un riferimento all'atteggiamento di antagonismo che satana vuole comunicare all'uomo per portarlo alla trasgressione. Anche nel libro di Giobbe (1,11; 2,5.7) leggiamo che satana cerca di far nascere la ribellione nell'uomo che soffre. Nel libro della Sapienza (2,24) satana è presentato come l'artefice della morte, che è entrata nella storia dell'uomo assieme al peccato.

4 - La Chiesa, nel Concilio Lateranense IV (1215), insegna che il diavolo (o satana) e gli altri demoni "sono stati creati buoni da Dio ma sono diventati cattivi per loro propria volontà". Infatti leggiamo nella Lettera di san Giuda: "...gli angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la loro dimora, il Signore li tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno". Similmente nella seconda Lettera di san Pietro si parla di "angeli che avevano peccato" e che Dio "non risparmiò, ma... precipitò negli abissi tenebrosi dell'inferno, serbandoli per il giudizio" (2Pt 2,4). E' chiaro che se Dio "non perdona" il peccato degli angeli lo fa perché essi rimangono nel loro peccato, perché sono eternamente "nelle catene" di quella scelta che hanno operato all'inizio, respingendo Dio, contro la verità del Bene supremo e definitivo che è Dio stesso. In questo senso scrive san Giovanni che "il diavolo è peccatore fin dal principio..." (1Gv 3,Cool. E "sin dal principio" egli è stato omicida e "non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui" (Gv 844)

5 - Questi testi ci aiutano a capire la natura e la dimensione del peccato di satana, consistente nel rifiuto della verità su Dio, conosciuto alla luce dell'intelligenza e della rivelazione come Bene infinito, Amore e Santità sussistente. Il peccato è stato tanto maggiore quanto maggiore era la perfezione spirituale e la perspicacia conoscitiva dell'intelletto angelico, quanto maggiore la sua libertà e la sua vicinanza a Dio. Respingendo la verità conosciuta su Dio con un atto della propria libera volontà, satana diventa "menzognero" cosmico e "padre della menzogna" (Gv 8,44). Per questo egli vive nella radicale e irreversibile negazione di Dio e cerca di imporre alla creazione, agli altri esseri creati a immagine di Dio, e in particolare agli uomini, la sua tragica "menzogna sul Bene" che è Dio. Nel Libro della Genesi troviamo una descrizione precisa di tale menzogna e falsificazione della verità su Dio, che satana (sotto forma di serpente) tenta di trasmettere ai primi rappresentanti del genere umano: Dio sarebbe geloso delle sue prerogative e imporrebbe perciò delle limitazioni all'uomo (cfr. Gn 3,5). Satana invita l'uomo a liberarsi dell'imposizione di questo giogo, rendendosi "come Dio".

6 - In questa condizione di menzogna esistenziale satana diventa - secondo san Giovanni - anche "omicida", cioè distruttore della vita soprannaturale che Dio sin dall'inizio aveva innestato in lui e nelle creature, fatte a "immagine di Dio": gli altri puri spiriti e gli uomini; satana vuol distruggere la vita secondo la verità, la vita nella pienezza del bene, la soprannaturale vita di grazia e di amore. L'autore del Libro della Sapienza scrive: "...la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono" (Sap 2,24). E nel Vangelo Gesù Cristo ammonisce: "Temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna" (Mt 10,2Cool.

7 - Come effetto del peccato dei progenitori questo angelo caduto ha conquistato in certa misura il dominio sull'uomo. Questa è la dottrina costantemente confessata e annunziata dalla Chiesa, e che il Concilio di Trento ha confermato nel trattato sul peccato originale (DS 1511): essa trova drammatica espressione nella liturgia del Battesimo, quando al catecumeno viene richiesto di rinunziare al demonio e alle sue seduzioni.
Di questo influsso sull'uomo e s

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 12:09 pm    Oggetto:  ANGELI E CORANO
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Atto di Fede

Nel Corano, il libro sacro per la religione musulmana, la riflessione attorno gli angeli si concentra spesso su due aspetti fondamentali: la loro natura e il loro ruolo nei rapporti con gli uomini.
Per l’Islam (Islàm è una parola araba che significa sottomissione, obbedienza; nel suo aspetto di religione, l'Islàm predica la sottomissione e l'obbedienza totali ad Allah) l’esistenza dei celesti messaggeri è un atto di fede; bisogna però chiarire che nel Corano si distinguono tre specie di esseri celesti con funzioni e caratteristiche diverse. Ci sono gli angeli veri e propri, poi i dijnns (i geni) e gli shayatin (i demoni): tutti hanno identica sostanza ma si differenziano tra loro per l’atteggiamento nei confronti dell’uomo.
Gli angeli del Corano costituiscono quindi una categoria particolare all’interno degli esseri celesti, a differenza del cristianesimo in cui ci sono solo angeli e angeli caduti o demoni. I geni sono esseri che rimandano per alcuni aspetti ai Lari e ai Penati del mondo classico, che hanno il compito di proteggere luoghi e persone. Anche se in queste creature sono presenti alcune prerogative che possono lasciar trasparire aspetti e atteggiamenti tipici dell’angelo custode, i loro compiti li rendono molto diversi dagli angeli, che sono assolutamente svincolati da ogni rapporto con il mondo della materia.

"Fiamma purissima"

Per venire agli angeli del Corano, possiamo constatare che sono descritti come creature di "fiamma purissima" (Sura, L, 15) e sono testimoni della grandezza di Dio di cui acclamano l’onnipotenza: "Quando il tuo Signore disse agli angeli: io sto per porre sulla terra un mio Vicario, essi risposero: Porrai forse là uno che vi spargerà la corruzione e il sangue, mentre noi cantiamo le Tue Lodi e proclamiamo la Tua Onnipotenza? E Dio a loro: In verità, io conosco cose che voi ignorate" (Sura, II, 30-34); "Tutti gli angeli obbediranno e si prostreranno" (Sura, XV, 30). Essi sono accanto a Dio "una volta alla sua destra e l’altra alla sua sinistra" e "registrano sul rotolo le sue parole e i suoi pensieri" (Sura, L, 17-1Cool.
E’ interessante notare che nel Corano Dio fornisce una precisa indicazione sul culto da riservare ai messaggeri celesti, che viene loro rifiutato: "Dio non vi ordina di adorare gli angeli e gli inviati! Potrebbe Egli comandarvi di comportarvi da miscredenti, dopo aver fatto scendere su di voi il Libro che vi ha reso credenti!" (Sura, III, 79-80).
Si condanna inoltre il riconoscimento in questi esseri di creature femminili: "Gli idolatri attribuiscono il sesso femminile agli angeli, i quali sono servi di Dio! Forse erano presenti alla loro creazione? Quanto essi affermano verrà registrato sul rotolo e dovranno risponderne a Noi nel giorno del Giudizio" (Sura, XLIII, 19).

Angeli castigatori, Angeli intercessori

Come per il cristianesimo anche l’Islam fa riferimento ad un angelo castigatore incaricato di punire alla fine dei tempi i peccatori: "In verità, Noi faremo discendere il Nostro angelo solo nel giorno del Giudizio e allora per i miscredenti non vi sarà più alcuna possibilità di perdono o di intercessione" (Sura, VI, Cool; "Ma quando, nel giorno del Giudizio, udranno le parole degli angeli, quello non sarà per loro un lieto annuncio, poiché i Nostri messaggeri diranno: il Paradiso è chiuso per gli operatori del Male" (Sura, XXV, 22); "Nel giorno del Giudizio, quando i Nostri angeli daranno fiato alle loro trombe, il terrore invaderà quanti sono nei cieli e sulla terra, eccetto coloro ai quali Dio vorrà risparmiare questa paura. E tutti gli uomini si raduneranno umili davanti a Lui" (Sura, XXVII, 87).
Gli angeli hanno soprattutto il compito di condurre gli uomini verso Dio, portando la fede in terra, indicando le vie da seguire per ottenere il premio finale: "Dio fa scendere i Suoi angeli a portare la Sua parola a quanti Egli sceglie e i suoi Inviati, affinché questi così ammoniscano gli uomini: non vi è altro Dio all’infuori di Lui. TemeteLo e agite da credenti e da virtuosi. (…) Gli angeli diranno loro: La pace sia su di voi! Entrate in Paradiso, ove riceverete il premio delle buone opere compiute" (Sura, XVI, 2; 32).
La missione degli angeli tra gli uomini è però sempre determinata dal volere di Dio: "Noi discendiamo dal Cielo solo se Dio ce lo ordina. A Lui appartiene quanto è dietro di noi, davanti a noi e tra l’uno e l’altro di noi" (Sura, XIX, 64); "Ma ai credenti e ai virtuosi diranno in quel giorno gli angeli: non temete, poiché siamo gli annunciatori di quel Paradiso che Dio vi ha promesso" (Sura, XLI, 30).
Nel Corano gli angeli dimostrano il loro ruolo di intercessori anche fra le creature della terra e Dio: "implorano la sua misericordia sugli uomini" (Sura, XLII, 5).
Gli angeli sono testimoni della vita degli uomini e "tutto registrano sui loro rotoli" (Sura, XLII, 80), per averne chiara memoria alla fine dei tempi: "Sappiano quanti considerano menzogna il giorno del Giudizio, che i Nostri angeli segnano sui loro rotoli tutte le azioni da essi compiute" (Sura, LXXXII, 9-12); "In verità, i Nostri angeli annotano nel libro dell’universo le trame dei miscredenti contro i Nostri segni!" (Sura, X, 21).ina (Giob 1, 6-12; 2, 1-10).

Angeli custodi

Anche la religione islamica prevede che ogni uomo sia accompagnato da un angelo custode: "Per ogni uomo vi è un Suo angelo che veglia su di lui, per Suo ordine. In verità, Dio non allontana da Lui un popolo, se questo non svia dal retto sentiero e imbocca il sentiero dell’errore" (Sura, XIII, 11); "Abbiate fede e mille angeli verranno in vostro aiuto" (Sura, VIII, 9).
Per raggiungere gli uomini, gli angeli si avvalgono di una scala creata da Dio che collega il cielo alla terra: "Su di essa ascendono verso Dio gli angeli e lo spirito dell’universo, impiegando per salire un giorno che equivale a cinquantamila anni dei mortali" (Sura, LXX, 4).

Come si può constatare dalle informazioni qui raccolte, nel Corano gli angeli svolgono un ruolo importante. Di certo la loro posizione divina, pur sempre subordinata al volere di Dio, risulta in qualche caso espressa con vigore, come per esempio nel precedente caso della scala che collega il cielo alla terra. Le creature celesti continuano ad essere, anche nel sacro Libro dei musulmani, dei messaggeri che hanno il compito primario di portare tra gli uomini la voce possente di Dio, amplificata dalla loro opera di esseri fatti di luce, che restano sempre accanto agli uomini per proteggerli e guidarli.

ABU L'ALA MAUDUDI
La Fede negli Angeli di Allah

143. Il Profeta Muhàmmad, siano su di lui la pace e le benedizioni di Allah, inoltre, ci ha insegnato che Allah ha creato, per servirsene come ministri, gli Angeli. La fede nella esistenza degli Angeli è il secondo articolo della fede islamica. Quest'articolo è molto importante perché esso purifica il concetto del tauhid eliminando il pericolo di ogni sfumatura di shirk (politeismo).

144. I politeisti hanno associato alla Divinità due generi di creature:
a) quelle che hanno un'esistenza materiale e sono percepibili coi sensi, come il sole, la luna, le stelle, il fuoco, l'acqua, gli animali, gli eroi...
b) quelle che non hanno esistenza materiale e non possono essere percepite dall'occhio umano, gli esseri invisibili che l'uomo immagina essere i responsabili dell'andamento dell'universo; per esempio: uno controllerebbe il vento, l'altro darebbe la luce, un altro porterebbe la pioggia e così di seguito.

145. I pretesi dei della prima categoria hanno un'esistenza materiale e sono visibili. La falsità della credenza che pretende si tratti di divinità è stata pienamente esposta dalla kalima "la ilaha illallah" ("non c'è altra divinità all'infuori di Allah"). Essa è sufficiente per respingere l'idea che in essi esista la benché minima particella di divinità o che essi meritino un qualunque omaggio.

146. Gli esseri della seconda categoria, poiché sono invisibili sfuggono alla percezione dell'uomo e, pertanto, sono misteriosi; i politeisti, dunque, sono inclini ad aver fede in essi. Li considerano come divinità, come dei o come figli della Divinità Suprema. Essi fabbricano delle immagini di queste divinità e davanti ad esse compiono sacrifici. Questo principio è stato esposto per purificare la fede nell’unicità dell'Essere Supremo e per eliminare la credenza nell'esistenza di divinità invisibili della seconda categoria.

147. Muhàmmad, (pbsl), ci ha informato che gli esseri spirituali, i quali sfuggono alla nostra percezione e che vengono considerati divinità, dei o figli della Divinità Suprema, sono in realtà i Suoi Messaggeri. Essi sono sotto la Sua autorità e sono così obbedienti che non possono scostarsi in nulla dai Suoi ordini ed Egli li impiega per amministrare il Suo Regno. Essi compiono esattamente e scrupolosamente quanto è stato loro ordinato e non hanno alcuna autorità per decidere la benché minima cosa di loro iniziativa; essi non possono presentare ad Allah alcun progetto di loro invenzione; non sono nemmeno autorizzati ad intercedere presso di Lui per gli uomini. Adorarli e sollecitare il loro aiuto è degradante ed avvilente per l'uomo. Infatti, il primo giorno della creazione, Allah li ha fatti prosternare davanti ad Adamo, al quale ha accordato una conoscenza più estesa della loro e, mettendolo al di sopra di loro, ha fatto di Adamo il Suo rappresentante sulla terra.

148. Muhàmmad, (pbsl) ci ha proibito di adorare gli angeli e di attribuire loro un carattere divino vicino ad Allah, ma al contempo ci ha spiegato che gli angeli sono delle creature di Allah, senza peccato, per loro stessa natura incapaci di disobbedire ad Allah ed eternamente incaricati di eseguire i suoi ordini. Inoltre, ci ha informato che gli angeli di Allah ci circondano da tutte le parti, sono addetti a noi e sono sempre in nostra compagnia. Essi osservano e annotano tutte le nostre azioni, buone e cattive conservando un rapporto completo della vita di ciascuno di noi.
Dopo la nostra morte, quando saremo condotti davanti ad Allah, essi presenteranno il rapporto completo delle opere che abbiamo compiuto nel corso della nostra vita sulla terra; in questo rapporto sarà stato registrato tutto fedelmente, senza omissione del più piccolo dettaglio, anche del più insignificante o di quello tenuto più accuratamente nascosto.

149. Non ci sono state date informazioni più precise sulla natura intrinseca degli angeli. Ci è stata fatta menzione, solamente, di alcune delle loro qualità e delle loro caratteristiche e ci è stato richiesto di credere nella loro esistenza. Non abbiamo altra via per conoscere la loro natura, i loro attributi o le loro qualità. Sarebbe, di conseguenza, una pura follia voler loro attribuire di nostra iniziativa una qualsiasi forma o qualità. Noi dobbiamo credere esattamente come ci è stato richiesto. Negare la loro esistenza è kufr, perché in primo luogo non c'è alcuna ragione per farlo ed in secondo luogo perché il nostro rifiuto di crederci equivarrebbe ad una attribuzione di mendacio a Muhàmmad (pbsl). Noi crediamo nella loro esistenza, semplicemente perché di essa ci ha dato notizia il vero Messaggero di Allah.

Il Corano nella pietra

Qui sopra e sotto due immagini del Taj Mahal, ad Agra, in India. Il Taj Mahal è il mausoleo fatto costruire nel 1631 dall’imperatore Shah Jahan come tomba dell’amatissima moglie Mumtaz Mahal, morta durante un parto all’età di 38 anni. La leggenda vuole che ella fece appena in tempo a chiedere al marito di erigerle un monumento, grande e perfetto come il loro amore. Lo scopo del sovrano fu quello di costruire la più bella rauza (tomba) che un uomo avesse mai eretto ad una donna.
Per realizzare il Taj Mahal oltre 20.000 operai e artigiani lavorarono per 22 anni sulle sponde del fiume Yamuna sotto l’occhio vigile degli architetti più famosi d’Oriente e Occidente, chiamati ad Agra senza badare a religione e casta d’origine. Nacque così un capolavoro collettivo, anche se certamente ebbe un progettista principale: forse il persiano Isa Khan o l’indiano Ustad Ahmad. Pare che il sovrano desiderasse anche costruire sull’altra riva dello Yamuna un palazzo gemello: un Taj di marmo nero, per se stesso, da unire al Taj bianco con un ponte d’oro. Ma non poté avviare il nuovo progetto poiché quattro anni dopo l’ultimazione del mausoleo per la moglie fu spodestato e imprigionato dal figlio.
Il Taj, come gli indiani amano ripetere, è stato "costruito da titani e rifinito da gioiellieri". All’interno, inutile cercare un ritratto dei due sposi: il Corano vieta la rappresentazione della figura umana, favorendo invece l’arte della decorazione astratta che qui raggiunge vertici di perfezione. Motivi floreali sono trasferiti in complesse calligrafie di marmo, versetti del Corano sono trasformati in sofisticati intarsi di pietre dure.
Anche se nei secoli il mausoleo è stato depredato di molti tesori dai maharati, i guerrieri indù nemici dei moghul, e dagli inglesi, ancora oggi rappresenta il più bel richiamo alla Sura del Corano "un palazzo di perle fra i giardini e i canali dove i pii e i beati possono vivere per sempre".
E ancora oggi sembra di rivedere Shah Jahan discendere lo Yamuna in barca, salire ai giardini del Taj e poi, dalla piattaforma di marmo, conversare con la moglie defunta, Ariumand Bano Begum, ch’egli chiamò Mumtaz Mahal, l’Eletta del Palazzo…

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 12:11 pm    Oggetto:  ANGELI ED EXTRATERRESTRI
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Angeli o demoni?

Alcuni scrittori di ispirazione cristiana hanno avanzato l’ipotesi che gli ufo possano essere una parte delle schiere angeliche che presiedono agli aspetti fisici della creazione. Gli ufo, in alcune delle loro rappresentazioni, somigliano in modo sorprendente agli angeli.
Questa, ad esempio, è la tesi dello scrittore evangelico Billy Graham nel suo libro Angels. God’s Secret Agents ("Agenti segreti di Dio", 1989). Al contrario, lo scrittore Stuart Campbell ritiene che siano i diavoli i veri extraterrestri:
Gli angeli del diavolo chiamano oggi se stessi i visitatori dallo spazio: l’apparizione degli ufo nei nostri cieli significa che il diavolo sta intensificando la sua campagna satanica contro il bene.
Altri scrittori pensano che vi siano entrambe le essenze, angelica e satanica, ai timoni dei dischi volanti e che i nostri cieli vedranno l’apocalittica battaglia finale tra le forze del bene e quelle del maligno. Molti commentatori dei fenomeni ufo hanno osservato che il comportamento degli alieni in molti casi coincide con la descrizione di attività demoniache (rapimenti, violenze e tormenti inflitti ad umani), mentre in altri casi non hanno esitato a identificare i piloti degli ufo come gli angeli buoni.

Corrispondenze

Gli argomenti portati a sostegno della corrispondenza tra angeli e alieni sono questi:
- entrambi sono di un altro mondo, sia che questo esista in uno spazio interno o esterno al nostro;
- sono entità superiori che si trovano in un elevato stadio di sviluppo, essendo moralmente, spiritualmente e tecnologicamente più avanzati di noi, o più semplicemente stanno più vicini a Dio;
- il senso di bontà che traspare da essi appare normalmente come la perfezione massima della loro armoniosa bellezza. La natura vagamente androgina del loro aspetto fa pensare ad un’unione in loro dei due principi maschile e femminile;
- sia gli extraterrestri che gli angeli sono dei formidabili conoscitori delle lingue dal momento che parlano perfettamente qualsiasi lingua;
- entrambi hanno un messaggio da rivelare, ma si può rilevare che gli angeli sono più inclini ad una trasmissione individuale delle informazioni, mentre gli alieni preferiscono i messaggi universali;
- entrambi hanno notevoli mezzi di trasporto aereo, sebbene vi siano assai poche testimonianze di alieni con le ali; usano invece, sia gli uni che gli altri, dischi o ruote di luce;
- entrambi sono entità luminose; sembrano avere in comune una essenza divina, luminosa, che è evidente soprattutto nei loro occhi nei quali brillano dei raggi, mentre i loro volti sono splendenti;
- effondono un’aura di compartecipazione e di gentilezza e un senso di quieta armonia;
- vi è una significativa somiglianza nel loro abbigliamento; prediligono tuniche e abiti lunghi per lo più di colore blu o bianco. Di solito hanno una cintura d’oro o braccialetti e anelli preziosi;
- la loro statura è normalmente simile a quella degli uomini, tuttavia vi sono parecchi casi di altezze superiori ai 2 metri;
- sia gli angeli che gli alieni mostrano un considerevole interesse per le condizioni dell’uomo e del pianeta; invariabilmente le iniziative politiche e scientifiche che hanno intrapreso gli umani suscitano in loro apprensione e timore;
- sebbene angeli ed alieni siano di gran lunga superiori a ciascuno di noi, ci parlano spesso da pari a pari e familiarmente, tuttavia sembrano obbedire a leggi cosmiche ben più alte delle nostre.

Gli Elohim e la religione raeliana

Quest’elenco, per quanto non esauriente, offre più di un sostegno alla tesi che gli angeli e gli alieni abbiano molte cose in comune. Questa credenza è condivisa soprattutto da coloro che credono che la terra sia stata visitata in passato più volte da viaggiatori spaziali. Lo svizzero Erich von Daniken, autore di Chariots of the Gods (in italiano "Gli extraterrestri torneranno", 1969), sostiene che esseri alieni, provenienti da un’altra galassia, visitarono la terra circa diecimila anni fa, crearono uomini intelligenti a loro somiglianza, alterando il codice genetico delle scimmie. Vennero adorati come dei dal genere umano per le loro immense conoscenze tecniche, delle quali resta la tradizione dei miti.
In questo filone si inserisce la religione raeliana: in particolare, si fa riferimento alla Genesi. Nei testi originali scritti in ebraico, queste sono le prime tre parole: "Bereshit bara Elohim...". Nel quarto secolo, Gerolamo, uno dei padri della cristianità, l’ha tradotto nella Vulgata con: "In principio creavit Deus caelum ed terram...". Elohim, parola ebraica maschile plurale, è stato tradotto con la parola latina Deus, "Dio" al singolare. Nella lingua ebraica, il singolare della parola Elohim è Eloha: la desinenza -im indica sempre un plurale. Quindi, la traduzione letterale della parola Elohim non significa Dio ma: "Quelli che sono venuti dal cielo". In sintesi i Messaggi degli Elohim nella religione raeliana propongono di: demistificare le credenze, riabilitare l’essere umano attribuendogli la sua vera dimensione, decolpevolizzare la mente dell’uomo restituendogli la stima per il proprio corpo, incoraggiare l’umanità al progresso.
E questa sarebbe la sintesi della genesi: circa 25000 anni fa gli Elohim scoprirono la Terra e grazie alla loro tecnologia avanzatissima ed alla perfetta padronanza dell’ingegneria genetica e del Dna, resero abitabile questo pianeta e crearono ogni forma di vita. Terminarono la loro colossale opera creando l’uomo a propria immagine e somiglianza, come dice testualmente la Bibbia. Per guidare l’Umanità gli Elohim inviarono Messaggeri che diedero origine a tutte le grandi religioni: Gesù, Buddha, Mosè, Maometto. Nel 1946 l’Umanità è entrata ufficialmente nell’era scientifica, l’era dell’Apocalisse (dal greco "apocalypsis", che significa "rivelazione") e gli Elohim hanno deciso di inviare l’ultimo dei loro Messaggeri, Rael. Rael fonda la religione raeliana per diffonderne il messaggio e per costruire un’ambasciata dove gli Elohim torneranno ufficialmente per incontrare gli esseri umani.
Per approfondimenti sul movimento Raeliano:
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Il "carro di fuoco" di Ezechiele

Parlando di antichi viaggiatori dello spazio, può essere utile una rilettura della famosa visione biblica del carro di fuoco del profeta Ezechiele.
Joseph Blumrich, uno dei costruttori del vettore Saturno V, nel suo libro "E il cielo si aprì" (1973), pone degli sconvolgenti interrogativi: Ezechiele vide in realtà una nave spaziale i cui occupanti gli impartirono direttive divine? Il carro di Dio, descritto dal profeta, non era forse un’astronave extraterrestre?
Ezechiele (600 a.C.) assistette alla distruzione del regno di Salomone da parte degli Egiziani e Babilonesi. Fatto prigioniero fu deportato dai Babilonesi a Chebar accanto all’Eufrate, e in questo luogo dopo qualche anno ebbe la visione del “carro di Dio”: Ezechiele descrisse una solida calotta, portata da quattro esseri alati, che saliva verso l’alto in una nuvola di fuoco. Gli esseri alati avevano piedi metallici e ognuno pilotava una ruota. Nella parte superiore della calotta il profeta vide una sorta di trono sul quale era assisa una figura "simile a un uomo", che gli parlò. Questa visione, risalente al 600 a.C., si manifestò altre tre volte, l’ultima delle quali verso il 572. Tre volte il profeta partecipò al volo della calotta e le ultime due si sentì trasportare dalle rive del Chebar verso Gerusalemme. Secondo Blumrich Ezechiele dovette servirsi di ingegnosi paragoni nel descrivere il veicolo spaziale, essendo lui e i suoi lettori del tutto all’oscuro della tecnica astronautica. Blumrich riesce ugualmente a ricostruire il veicolo spaziale costituito da un corpo centrale a forma di trottola, sostenuto da quattro elicotteri (gli esseri alati), e da una capsula per il comandante dell’equipaggio posta nella parte superiore.

In confronto con il relativamente modesto numero di incontri che può essere rilevato negli scritti antichi, ai nostri giorni vi sono migliaia di convincenti e inspiegabili testimonianze di persone che tendono a dare un’impronta mistica alla loro esperienza di contatto con esseri alieni.

BIAGIO LIOTTI, DALLA RIVISTA "MYSTERIUM EXOTERIUM"
Ufologia e religione

M.me Blavatsky (1831-1891), fondatrice della Società Teosofica, li chiamava “i Signori della Fiamma”, Aleister Crowley (1875-1947) “i Fratelli d’Argento”, noi li potremmo semplicemente definire “Entità Extraterrestri”. In ogni dottrina esoterica e religiosa si descrive la presenza di questi “Fratelli Superiori” che, se non fisicamente, si manifestavano telepaticamente ai profeti o ai “contattati” che dalle loro comunicazioni avevano il compito di divulgare e mettere in pratica delle verità. Alcuni affermano che definire gli “Enti Intermedi” fra natura e super-natura dei visitatori puramente simbolici è sicuramente la più minimizzante ma anche la più rassicurante delle ipotesi. D’altro canto pensare che a bordo degli ufo possa trovarsi un classico Extraterrestre grigio, come quello reso famoso dalla filmografia moderna, anziché un demone o angelo o qualsiasi altra entità mitologica è certamente più credibile. In questo caso tratteremo proprio della correlazione strettissima e molto interessante per la ricerca tra fenomeno ufologico e religione, in pratica scriveremo proprio di quegli angeli e demoni che piloterebbero le astronavi.



Uomini e Dei

Per avviare un discorso serio in questo senso, non si può certo fare a meno di ricordare che da sempre la mitologia classica, la religione cattolica o ebraica, sono ricche di episodi concernenti la Teogamia (unione biologica tra dei e uomini). La cultura greco-romana, ma la stessa cultura cristiana, è ricca di racconti sulla passione carnale tra esseri divini e comuni mortali.
A partire dalla ribellione e dalla caduta degli Angeli, nel libro di Enoch (46, 7) si legge:
… coloro che si fanno padroni delle stelle nel Cielo e alzano le loro mani contro l’Altissimo, che calpestano il suolo della Terra e abitano sopra di essa.

Questi angeli “caduti” o in ebraico Ben-Elohim vale a dire Figli degli Dei, secondo la Genesi (6, 1-2), quando iniziarono a vedere che le figlie degli uomini erano graziose:
… presero perciò per loro mogli quelle che si scelsero fra tutte…
ovviamente generando prole. Ma di questi “angeli caduti” si parla anche in merito ai famosi “Giganti” che abitavano la Terra (in ebraico Nephilim, i caduti) che sarebbero, secondo molti studiosi, i figli dell’unione tra gli angeli ribelli e le donne terrestri, diventati poi i famosi eroi e personaggi della mitologia greco-romana. Testimonianza dell’unione tra Angeli e uomini è data anche da alcuni vangeli apocrifi e dal Documento di Damasco, tratto dai rotoli esseni di Qumran, dal quale testo storico importantissimo, ne “Le Memorie dei Patriarchi”, si legge dei “Vigilanti del Cielo”.
Notizie più particolareggiate ci provengono sempre dal Libro di Enoch (III sec. a.C.) che fa parte delle Sacre Scritture della Chiesa Cristiano-Copta e che scrive:
… allora gli Angeli mi chiamarono, mi presero sulle loro ali e mi sollevarono al primo cielo. Essi mi posero al di sopra delle nubi, io vidi l’aria, l’etere ancora più alto. E mi portarono nel primo cielo… Mi fecero vedere i Capitani e i Capi degli Ordini delle Stelle. Mi indicarono duecento Angeli che hanno autorità sulle stelle e sui servizi del Cielo…
Ecco quindi che riflettendo su quanto scritto da Enoch, gli Angeli di cui egli parla sarebbero o potrebbero essere i “ribelli” scacciati dal Paradiso, insomma i “demoni” ed in particolare Lucifero con la sua schiera. La stessa procreazione della Maria Vergine potrebbe essere interpretata come il più antico e documentato processo di fecondazione artificiale assistita che la storia ricordi. Ma l’aspetto di queste entità? La domanda sorge spontanea in un contesto ufologico extraterrestre che ci ha abituato ad associare la figura dell’E.T. a quella del “grigio”. Secondo le Sacre Scritture e secondo il pensiero di alcuni teologi, gli Angeli non sarebbero solo spirito, ma anche simili all’essere umano, e sotto queste spoglie scesero tra i mortali insegnando loro l’arte dei metalli e della guerra, l’astrologia, la magia.



Fuochi Celesti

Proseguendo il nostro viaggio, sfogliando la Bibbia in Esodo (19, 1Cool troviamo la colonna di fuoco che segnava il cammino di Mosè e delle sue genti:
… tutto il Sinai fumava, perché il Signore vi era disceso in mezzo al fuoco…
ma non solo, la stessa manifestazione di Dio al Profeta sul Monte Sinai avvenne in un turbine di fuoco; proprio come le forme di intelligenza di tipo dimensionale che, pur facendo parte del nostro stesso piano, sono spiritualmente più elevate e che si manifestano in forme energetiche luminose.
Proprio come è avvenuto nella Valle della Luna, sull’Uritorco in Argentina, dove da molti anni queste entità luminose sono state fotografate. L’intera opera biblica è ricca di episodi che al giorno d’oggi potrebbero essere interpretati come la descrizione di “dischi volanti” ed “entità extraterrestri”, non dimentichiamo il più volte citato “carro di Ezechiele” (...).
Su quanto ipotizzato, il preside della facoltà di Antropologia della Drew University di Madison, il prof. R. W. Wescott, afferma:
… Sebbene tutte le narrazioni bibliche riferiscano, comprensibilmente, ad una spiegazione di ordine soprannaturale gli eventi in esse descritti, ciò che esse inevitabilmente evocano è la carica emotiva indotta dai dischi volanti e dagli ufo in genere.
Nelle Antichità Giudaiche inoltre si parla degli stessi Angeli:
… premischiati colle donne, superbi tigli ne generarono (…) di costoro si narra che osassero fare ciò che da’ Greci si scrive aver fatto i Giganti.
Secondo Roberto Pinotti (ufologo del Cun):
il fatto che donne terrestri si siano dimostrate a suo tempo biologicamente compatibili per un’unione sessuale feconda con esseri non terrestri… non autorizza solo a pensare che sulla Terra vi siano tuttora uomini con sangue extraterrestre nelle vene, ma anche a ipotizzare che la stessa razza umana provenga, all’origine, da altri mondi.
... quindi che non sia il frutto di un’evoluzione da specie animali come insegnatoci da Darwin, e peraltro proprio come da anni affermano i Raeliani, anche se con qualche piccola variante. Ma cosa pensare di tutto ciò? Pur trattandosi di ipotesi paleoastronautiche molto affascinanti, la teologia contemporanea non esclude l’idea di una vita extraterrestre in quanto non incompatibile con la fede cristiana. Pur considerando gli Angeli delle entità extraterrestri, la Chiesa li considera di “puro spirito”, avvalorando in certo qual modo l’ipotesi parapsicologica del fenomeno. Secondo monsignor Corrado Calducci è da escludersi che Angeli possano servirsi di astronavi;quando si parla di extraterrestri bisogna pensare a viventi della nostra razza o ad altri tipi, che associano al lato materiale e fisico una profonda parte spirituale.



Guerre tra Dei

Di esseri misteriosi, che una chiave di lettura diversa da quella tradizionale può associare agli extraterrestri e di cui il noto studioso Valentino Compassi (“La Colonna di Fuoco”, ed. Mondatori) è un degno divulgatore, ne è ricca la religione induista. Nei testi indiani si narra di aspre lotte tra gli Asura nemici degli Dei e i Deva che dopo una lunga guerra si assicurarono la supremazia nei cieli.
Nel testo “Riveda Samhita”, il dio Indra, venuto dal cielo, aveva alle sue dipendenze i Marut, raffigurati con lampi e turbini di fuoco. Lo stesso Indra, come gli “Angeli caduti”, era un essere fisico e non spirituale, anch’esso attratto dalla bellezza femminile terrestre, che seduceva per una notte d’amore camuffandosi da comune mortale.
I Brahmama raccontano che durante la battaglia gli Asura proposero ai Deva una sorta di gara per assicurarsi più territorio possibile al patto che fosse percorso in “… tre soli passi”. A questo punto gli Dei affidarono a Vishnu il compito, il quale, utilizzando il Vimana, una sorta di strabiliante macchina volante, vinse la “competizione”. Di questa macchina si descrive minuziosamente il funzionamento nel documento sanscrito del “Vymaanika Shaastra” in cui si legge, secondo Compassi, che
… gli uomini possono percorrere l’aria e i celesti possono scendere sulla Terra.
Di dischi volanti si parla anche nella tradizione religiosa nepalese che, nel testo Bundhasvamin Brihat Katha Shlokasanigraha, descrive di macchine volanti che sorvolavano i territori dell’Asia.
Inoltre con il termine Avatara (discesa) gli indiani rappresentavano il Dio “disceso” sulla Terra per farsi uomo, proprio come Gesù nella religione cristiana. E sulla principale figura cristiana, agli inizi degli anni Sessanta, Vyacheslav Zaitsev, filologo dell’Accademia di Scienze bielorussa, elaborò una sconcertante teoria che scandalizzò gli ambienti scientifici del tempo. Secondo il ricercatore russo, Cristo era un extraterrestre, tant’è che alla sua morte sulla croce fu salvato da una tecnica medica giunta in suo aiuto a bordo di astronavi…

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 12:12 pm    Oggetto:  ANGELI E GNOSTICISMO
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Premessa

Per comprendere la figura dell’Angelo all’interno dello Gnosticismo dobbiamo affrontare l’origine e lo sviluppo di questo movimento nonché il suo elemento caratterizzante: la Gnosi (dal greco “gnosis” = conoscenza). Questo è quanto si cercherà di fare, tenendo ben presente che la seguente trattazione non può in alcun modo ritenersi esauriente, considerati non solo la vastità della letteratura sull’argomento ma, anche e soprattutto, l’elemento fondamentale che permette l’accesso alla Gnosi, ossia l’illuminazione, di per sé assente da qualsiasi tentativo limitato di espressione e trasmissione umana
“Questa” Gnosi non è infatti acquistabile con la speculazione razionale o con la contemplazione mistica e ascetica, ma solo con la rivelazione di essa che (nel Cristianesimo gnostico) il salvatore Cristo, che è una delle potenze celesti, dà a coloro che nell’iniziazione dei misteri sono preparati a riceverla.
"La Gnosi, per quanto parente del misticismo e della sapienza, è nettamente diversa da entrambi. Il misticismo, pur presentandosi in tante guise, è in chiara opposizione alla fede; e in realtà rappresenta forse la forma di fede più intensa. La sapienza, in senso biblico, è associata alla percezione profetica di un Dio che governa il nostro mondo, concepito come lontano dalla sua Creazione originaria. La Gnosi garantisce la conoscenza di un Dio ignoto a questo mondo, e da esso lontano, un Dio esiliato da una falsa Creazione che, di per sé, costituiva una Caduta. Da se stessi, venendo a conoscere questo Dio alienato e a esserne conosciuti, si arriva a rendersi conto che quel sé più profondo non faceva parte della Creazione-Caduta, ma risale a un tempo arcaico prima del tempo, quando quel sé faceva parte di un tutto che era Dio, un Dio più umano di qualunque altro adorato da allora in poi." (Harold Bloom)
* Nota all’illustrazione in apertura: nel Vangelo gnostico di Filippo, Maria Maddalena è Sophia stessa, madre degli Angeli, congiunta con il Salvatore nel matrimonio mistico.

Né per fede, né per gli angeli
Credo gnostico del II secolo dell'era cristiana

Ciò che ci libera è la gnosi
di quello che eravamo
di ciò che siamo diventati
di dove eravamo
di dove siamo stati gettati
di dove ci affrettiamo
di ciò da cui siamo redenti
di cosa sia veramente nascere
di cosa sia veramente rinascere.

Gnosi e religione

I 3 brani seguenti: da “La Gnosi” (1940-1950) di P. M. Virio
In fondo ad ogni religione troviamo sempre gli stessi principi essenziali: espressione immutabile della Verità eterna, che noi incarniamo e che dobbiamo evolvere fino al compimento.
Le diverse espressioni religiose costituiscono l’ampiezza dei rami e sono l’estensione di uno stesso Tronco: la sconfinata Sapienza Divina.
L’umana natura, in tutti i suoi aspetti, emozionale, morale, razionale e spirituale ha bisogno di questo Tronco, base su cui si appoggia.
La Sapienza ha carattere universale.
Non può essere né patrimonio né predominio di nessuna scuola o corrente, e nessuno può attribuirsi il diritto o il credo che il valore di questa possa appartenergli come esclusivo.
La Religione, vista come Sapienza Divina, è Una per tutta l’umanità.
La Luce della Verità è Una: anche se la Verità si manifesta sotto diversi aspetti di Luce.
I diversi suoi aspetti sono raggi di Luce che penetrano la mente e il cuore dell’uomo, facendovi scaturire la Luce, sorgere la Fede. Luce sulla Verità, Fede in Dio, Amore nel Cristo, nel suo insegnamento.
E’ detto: Se il cuore umano cerca la Luce, la Luce vi sarà riversata.
Colui che si sforza di pervenire alla Conoscenza Divina, che si consuma nella brama di questa Conoscenza, vera scienza perfetta e trascendente, sa che la Gnosi ne costituisce il mezzo.
La Gnosi, interiore sapienza, è la sacra penetrazione dei Misteri Divini: Misteri in cui risiede la vera natura di ogni Religione.
E’ solamente penetrando questi Misteri che si può trovare il vero punto di contatto tra le diverse religioni, tra le varie espressioni e forme di fede, che si può percepire la presenza della Luce.
Luce Divina, Universale, Scaturigine prima e Centro di tutti i raggi di Luce riversati sulla umanità nei secoli: stupenda realtà di una Provvidenza Superiore e di un disegno Divino.

Misteri e iniziazioni antecedenti al Cristianesimo

Ogni religione ha posseduto i suoi Misteri e ha tramandato il contenuto come Conoscenza sacra. Ogni culto fu depositario di dottrine e misteri, miti e cerimonie sacre; dai più antichi ai più idonei a oggi; di cui a noi sono pervenuti soltanto che brevi formule e iscrizioni, segni, simulacri, statue e resti di sacelli. Nulla rimane dei papiri contenenti i segreti dei loro misteri, e delle dottrine si ritrovano solo frammenti o allusioni riportate da opere di altri scrittori.
La essenza dei misteri Pitagorici, le pure concezioni di Platone, il pensiero della scuola Aristotelica, i Misteri religiosi e Iniziazioni Sapienziali di altri popoli permisero di delineare la genesi della Gnosi antecedente al Cristianesimo.
Ciò che a noi è pervenuto di cognizione sui culti che dominarono in Oriente, specie in India e Egitto, si poggia prevalentemente su ciò che scrittori greci e latini ne hanno tramandato.
Qualcosa di quella che fu la religione Egizia e dei misteri Babilonesi e Persiani si può attingere da Erodoto. Gli insegnamenti tramandati da Pitagora hanno una Tradizione sì remota, in cui è impossibile distinguere le origini o i primitivi strati.
Con Alessandro il Grande, per le classi culturali greche si intensificò il senso della coscienza religiosa, in loro si schiusero vasti orizzonti di conoscenza e furono illuminati sui Misteri di Zoroastro e sulla scienza dei Magi: conobbero la saggezza dall’Uno, l’arte di prevedere il futuro, dagli Altri.
La biblioteca di Alessandria si arricchì di documenti antichi e preziosi, vi fluirono i manoscritti di Omero, Esiodo, Platone, Aristotele e molti altri tesori. Gli Orientali poi, depositari di dottrine e miti antichissimi, a loro volta, ritrassero per i greci, in lingua a loro accessibile, copia dei loro libri sacri, rotoli e papiri.
Beroso compose per loro un’opera su dottrine, misteri e miti babilonesi; e Maneto compose un’altra opera sulla religione e i misteri egizi di Oro, Iside e Osiride. Questa Sapienza orientale influì molto sullo sviluppo del culto sacro dei misteri greci.
E’ difficile rintracciare le varie linee delle Tradizioni dei Misteri, in quanto questi venivano custoditi con la più grande segretezza.
Era innata l’Idea che la Religione dovesse contenere qualcosa di così altamente virtuale da conferire il potere e la conoscenza, ritenevano un dovere conoscere segreti e misteri, nei quali era possibile penetrare per essere iniziati; che vi fosse un graduale processo di sviluppo sia nei Misteri che nella Conoscenza e che infine esisteva una scienza dell’anima e una conoscenza delle cose superiori e invisibili.
Questa Idea si estese e si ampliò notevolmente, si sviluppò ancor più altamente con la fusione di ciò che i Greci appresero sul culto dei Misteri Orientali.
Lentamente e gradatamente la sapienza degli Egizi, dei Babilonesi e Caldei, della Persia e riflessi di sapienza Inda, reagì sul centro del pensiero Greco e la Religione, con tutti i suoi elevati e profondi problemi dell’anima, prevalse: cominciò quindi ad espellere dalle scuole il mero scolasticismo per applicarsi e dedicarsi esclusivamente alla natura interiore dei Misteri. Sorsero, nate da questa ricerca del Mistero e dalla aspirazione e sete di conoscenza, varie e diverse scuole.
E’ quindi evidente che la origine della Gnosi, come Sapienza Divina, ha fondamenta antichissime; ed è sempre esistita come aspirazione nel profondo dell’essere.
La Religione con i suoi Misteri ha sempre esercitato il suo influsso sui popoli, anzi ne ha sempre costituito parte fondamentale ed essenziale, regola di vita; sia che il culto fosse concepito come Divinità unica, esclusiva, con potenza illimitata e infinita, sia che il culto, il potere, gli attributi divini siano assegnati ad una pluralità di potenze Divine.
Da rilevare inoltre che per i Babilonesi e Caldei, oltre al culto Divino, erano considerati sacri, e onorati con pratiche di culto gli Elementi della Natura, Aria, Acqua, Fuoco, Terra; come aveva un posto preminente la Volta Celeste e il culto degli Astri, anzi, la potenza e l’influsso di questi era intimamente connessa a tutti gli eventi umani.
Questo credo sugli influssi delle potenze astrali, detenuto nella Babilonia e nella Caldea, influì molto sulle altre religioni. Da notare inoltre che era compito della Casta Sacerdotale la sapiente interpretazione di questa scienza considerata sacra, anzi, si deve ad essi la prima suddivisione del tempo, in base allo studio fatto sui movimenti dei Pianeti: nacque così la Astronomia, Astrologia, Calendario, primo frutto della Sapienza Babilonese Caldea.
Ogni Religione ed ogni Tradizione ha posseduto la Iniziazione ai Misteri, è stata quindi depositaria della Gnosi come Sapienza Divina: la ricerca di questa ed il pervenirvi sono tendenze naturali ed innate all’anima. Ed il Nome attribuito alla Divinità, nelle diverse Religioni, ha un Principio identico di comparazione: la Paternità come Essere Supremo.

Gnosi e Cristianesimo

Tutto nella nascita del Cristianesimo sta a dimostrare che il suo Avvento corrisponde ad una necessità spirituale della Specie.
Le tradizioni religiose vanno considerate non soltanto come memorie di fatti contingenti, ma più come echi di avvenimenti superiori, come traduzioni di forze occulte in un dato senso determinanti ed ispirative che, al momento giusto, maturo e opportuno si manifestano.
Le origini del Cristianesimo sembrano circonfuse di un certo mistero. Fuori dei documenti neo testamentari e tradizionali, le notizie limitatissime riguardanti quell’avvenimento sono stranamente incerte ed insufficienti. Gli apocrifi inoltre sono quasi tutti frammentari e di epoche tarde, cioè dimostrano evidenti interpolazioni.
Ciò che risulta evidente, è la sua origine di radici bibliche esseniche (Esseni = “guaritori terapeuti”, dal vocabolo assè che nell’aramaico e nella lingua talmudica significa “sanare”, “guarire”) in quanto l’esoterismo cristiano si presenta fin dal tempo degli Apostoli come integrazione dell’antico insegnamento Kabbalistico con i nuovi arcani impartiti da Gesù Cristo, come integrazione occulta del Testamento antico con il nuovo, e dell’Antico e Nuovo Patto di Alleanza.
Molti dei primi giudeo cristiani furono infatti designati con il nome di hassidim (giusti, santi) che è il nome dal Talmud dato appunto ai kabbalisti esseni. Anche tutti gli apologisti primitivi tennero a dimostrare l’identità esseno cristiana, da Eusebio a Epifanio, e si può risalire fino a S. Girolamo e al Baronio.
Nel mondo cattolico, i Carmelitani, pur non avendo e rinnegando l’esoterismo, si ritengono tuttora e sono in effetti discendenti di un gruppo di Esseni del Monte Karmel e venerano perciò come loro fondatore il Profeta Elia.
Come Sansone ed Elia, Giovanni il Battista e lo stesso Gesù Cristo, appaiono come Hassidim.
Cristo Gesù nei Vangeli è indifferentemente appellato il Nazireo, Gesù il Nazareo, per indicarne appunto la consacrazione essenica, il carattere eminentemente iniziatico. Agli Hassidim viene infatti spesso applicato anche il nome di Nazorei, Nazirei e Nazareni, dal vocabolo Nazir (puro) che indicava coloro che erano consacrati a Dio, coloro che emettevano i voti del nazireato o purificazione.
Iniziati di comunità esseniche appaiono molti discepoli del Cristo e molti dei primi cristiani. (…)
Lo gnosticismo ha fuso il passato con l’avvenire, il paganesimo con il cristianesimo: con opera lenta di penetrazione intellettuale e morale ha preparato il passaggio dal vecchio al nuovo mondo.
Lo gnosticismo ha seminato nell’Atmosfera intellettuale una quantità di idee teologiche nuove e antiche, di propositi e scopi morali che hanno contribuito alla diffusione del cristianesimo, apportandovi e lasciandovi la sua impronta come Forza invisibile ed occulta che si è prolungata fino ad oggi. (…)
E’ stato detto che la Gnosi fu proprietà insita in ogni Religione e di ogni Tradizione, quindi fu pre cristiana: Cristo con la sua Rivelazione illuminò e dischiuse a tutti, per mezzo del suo insegnamento, la Dottrina sacra che fino ad allora era stata riservata ai pochi, agli iniziati e sacerdoti, rivelò il Segreto esistente sin dalla creazione del mondo, rivelò la Verità, i suoi gradi, i suoi misteri…
La sua Parola che rivela la Sapienza fu virtuale, sottile e penetrante, fu lievito che fermentò e operò, formò radici e si estese, specie con la diffusione che ne fece Paolo.
Paolo fu iniziato e gnostico ad un tempo: fu dottore gnostico e pioniere della teologia cristiana. Paolo prospetta l’aspetto soteriologico del Cristo; il tema della liberazione karmica avviene per mezzo del Cristo: liberazione posta in relazione con il tema della formazione dell’uomo celeste in noi, similmente a Filone per cui la formazione dell’anima, liberata dalle passioni è resa atta alla Gnosi divina.
Per Paolo come per Filone il luogo della Beatitudine è un aldilà nei Cieli, dove vibra il movimento delle Potenze Celesti, infatti in una epistola agli ebrei si ritrova il concetto della ascensione attraverso le sfere (con un carattere gnostico) in quanto Cristo è il Coordinatore delle Potenze e degli Arconti, e le Potenze cosmiche sono assimilate agli Angeli.

L'eresia gnostica

Il brano seguente è di De Pouvourville e Champrenaud.

Il rimprovero che i teologi cattolici e protestanti sono soliti rivolgere alla Gnosi, è di non aver alcun orientamento sicuro, di mancare assolutamente di unità. Tanti gruppi gnostici, si dice, tante dottrine.
A priori questo rimprovero sembra fondato, ma non resiste ad una seria esegesi.
In primo luogo si pone una questione pregiudiziale. La Chiesa di Roma si è prefissa la missione di provare all’universo che essa sola è una e indivisibile e, per arrivare a questo, non è arretrata davanti ad alcun mezzo.
Cominciò col far scomparire la maggior parte degli scritti gnostici. L’incendio della biblioteca di Alessandria, appiccato dall’imperatore Teodosio, fece il grosso del lavoro. Altri fanatici diedero il colpo di grazia. Restavano gli insegnamenti orali, la tradizione. Per averne ragione, bisognò agire d’astuzia. E così si fece.
I Padri della Chiesa raccolsero questi insegnamenti, li snaturarono, li torturarono in mille modi, prendendo sistematicamente in senso letterale ciò che gli gnostici avevano detto in senso figurato, impastando le loro citazioni con glosse oscure, con interpretazioni fantastiche. Sant’Epifanio e sant’Ireneo in persona si spingono fino ad immaginare delle sette, fino a scambiare designazioni di gradi iniziatici con gruppi confessionali, al fine di moltiplicare le divisioni e di provare in tal modo quanto la gnosi fosse lontana dall’unità cattolica. Ma c’è dell’altro: dato che molti scrittori cristiani – come fa osservare Proudhon – quali Rodon, Candido, Appio, Eraclio, Massimo, Arabien, avevano scritto su diversi argomenti contro gli eretici, si distrussero i loro libri. E’ da presumere che la Chiesa temesse tanto la buona fede con cui questi scrittori combattevano le eresie quanto le eresie stesse.

Le quattro Chiese

Il 2 brani seguenti: da "Pagine esoteriche" di Fernando Pessoa (1888-1935)
Nel Cristianesimo, quale si costituì alla fine nelle ombre della Storia, c’erano due elementi distinti, che solo un legame invisibile collegava. Lo stesso accadeva nelle religioni precedenti, come quella greca, in cui, oltre ai rituali manifesti e, per così dire, civili, c’era il mondo sotterraneo dei Misteri. Questa duplice struttura del culto religioso si è riflessa anche nel Cristianesimo. Dal momento in cui acquisì completezza mistica, il Cristianesimo si modellò a due facce, una rivolta alla Luce, che è la menzogna, l’altra rivolta all’Ombra, che è la verità. Dalla prima ebbero origine, in seguito a varie circostanze storiche, le tre Chiese cristiane: quella di Roma, quella cosiddetta Ortodossa e quella, frammentaria e scoordinata, che sinteticamente definiamo Protestante. Dalla seconda faccia ebbe origine un’unica Chiesa, la Chiesa Gnostica, detentrice delle chiavi dei misteri più nascosti; quella che si sarebbe poi chiamata, nel linguaggio dei Rosacroce, Chiesa Mistica.
Per circostanze che non si possono riferire – o perché sconosciute, o perché, se conosciute, destinate per loro natura a rimanere occulte – nella sfera visibile della Chiesa di Roma si formò con fini mistici e segreti un ordine che venne chiamato Ordine Militare del Tempio di Salomone. I suoi servi, iniziati e non, sono quelli che designamo per brevità come Templari. A questo Ordine Mistico furono affidati i segreti e la tradizione della Chiesa Gnostica. Solo la Notte sa come vennero trasmessi. Alcuni affermano che in origine l’Ordine non li possedesse, ma li avesse acquisiti per trasmissione esterna solo quando era venuto a contatto con l’Oriente durante le Crociate; altri sostengono che li possedesse fin dall’inizio, perché era stato fondato proprio per questi, e che non ci fosse bisogno di andare in Oriente quando l’Oriente poteva venire da noi (quando era già venuto da noi).
(…) I due rami (apparentemente) più importanti della propaganda dell’occulto, il Buddhismo Esoterico e i Rosacroce, si sono consacrati a preparare il mondo, ciascuno nella propria sfera di azione, in vista della costituzione di una Nuova Gerusalemme, o vera Chiesa Cattolica. E, poiché operavano in regioni diverse e con seguaci di varie religioni, adattavano la propaganda dell’occulto agli orientamenti e alle credenze di costoro. Essendo, poi, una loro dottrina fondamentale, come di tutti i rami dell’occultismo, il Secondo Avvento di Cristo e la Fondazione, con Lui, della vera Chiesa Cattolica, preparavano in modi diversi la condizione dell’anima – che solo oggi vien definendosi – adatta ad accogliere tali eventi.
La Natura di Gesù Cristo è duplice, sia per gli occultisti sia per i teologi cristiani. E’ divina e umana insieme. I teologi e i credenti cristiani, gli uni e gli altri estranei alla comprensione di questo punto, intendono tale duplice natura in modo diverso dagli occultisti. Per questi ultimi Gesù Cristo è nello stesso tempo un Adepto, come il Buddha o un altro Iniziato, e il Figlio di Dio, o Logos, e, in quanto tale, al di sopra di qualsiasi grado di Adepto. (…)
In quanto Logos è Cristo e non appartiene a questo mondo se non come Dio, che l’ha creato, e del mondo è sostanza e ad esso appartiene. Gli Gnostici, che erano occultisti, o perlomeno mistici superiori, lo videro in questo modo, ma separano le due nature per adorare soltanto quella divina, necessariamente superiore, e non quella umana, superiore tutt’al più solo per grado, e non per genere.
Ma gli Gnostici furono condannati per eresia e, come eretici, respinti e distrutti, almeno in apparenza. Non fu comunque la Chiesa a disperderli in questo modo, ma fu il Destino che rese capace la Chiesa di agire così. L’idea che essi diffondevano non apparteneva al loro tempo, né poteva essere utile agli scopi di Coloro che guidano il mondo, nonostante questi sapessero bene che era più vera di quella che sarebbe poi stata sviluppata e diffusa fra le nazioni dalla Chiesa Cattolica.

La tradizione occulta della Gnosi

(…) Così abbiamo visto come il cristianesimo abbia amalgamato elementi che l’analisi riconduce a cinque, ma che originariamente sono tre: il monoteismo giudaico, il misticismo neoplatonico e il paganesimo della decadenza romana. Nel conflitto con il giudaismo, il cristismo più rigidamente giudaico è rifluito verso l’origine ed è sparito. Nel conflitto con il paganesimo, quest’ultimo, quando non si è integrato con il cristismo, è completamente scomparso. Nel conflitto con il misticismo neoplatonico è però accaduta un’altra cosa. Tale misticismo ha prodotto, entrando in conflitto antisincretico con il cristismo, la celebre eresia della Gnosi. Eresia che non è mai scomparsa: oppressa, osteggiata dall’esterno, questa setta di occultisti diventò segreta, scomparve dalla storia manifesta, ma non dalla vita. Non è impossibile incontrare, qua e là, chiare tracce del suo segreto permanere. E tale permanere mostra aspetti di conflitto con il cristismo ufficiale e soprattutto con quello cattolico. Accanto al cristismo ufficiale, con i suoi vari misticismi e ascetismi e le sue diverse magie, vediamo emergere in superficie, episodicamente, una corrente che data senza dubbio dalla Gnosi (cioè dalla fusione della Cabbala giudaica con il neoplatonismo) e che ora ci appare sotto le spoglie dei cavaliere di Malta o dei Templari, ora, dopo essere scomparsa, torna a rinascere con i Rosacroce, per manifestarsi pienamente, infine, con la Massoneria. I massoni sono gli ultimi discendenti – ma di una tradizione mai interrotta – degli spiriti esoterici che costituivano la Gnosi. Le formule e i riti massonici sono palesemente giudaici; il sostrato occulto di questi riti è palesemente gnostico. La Massoneria è derivata da un ramo dei Rosacroce.
Sembrerebbe assurdo citare questa corrente minore del cristismo se la sua importanza nella storia non fosse, malgrado il suo carattere occulto, enorme. Essa incise fortemente sul Rinascimento e sulla Riforma; ed è anche riconosciuta una sua influenza sulla Rivoluzione francese. La natura dell’argomento ha impedito, com’è ovvio, che se ne facessero studi approfonditi. Ma ciò che traspare dagli interstizi della storia non lascia dubbi in proposito. Il moderno rifiorire dei sistemi occultisti, che si nota soprattutto per l’importazione nei paesi anglosassoni del cosiddetto buddhismo esoterico – orribile amalgama di superstizioni primitive, di umanitarismo decadente e di confuso gnosticismo – ha portato di nuovo alla superficie quanto rimaneva in Europa della tradizione occulta della Gnosi.

Neoplatonismo

Le parole di Pessoa ci introducono al neoplatonismo; di seguito ne è riportata una sintesi.
Innanzitutto il termine “neoplatonismo” designa le dottrine filosofiche e religiose di una scuola eterogenea di pensatori speculativi, che sintetizzarono la teoria delle idee di Platone conferendole una connotazione formale. Tale sintesi filosofica ebbe il suo fulcro ad Alessandria annoverando l'ebraismo ellenizzante del filosofo Filone di Alessandria e altre concezioni di provenienza essenzialmente greca; per estensione, il termine viene applicato a posizioni filosofiche sostenute nel Medioevo, nel Rinascimento e nell'età moderna.
In particolare, il neoplatonismo è una forma di monismo idealistico nel quale l'Uno, perfetto, inconoscibile e infinito, è ritenuto la realtà ultima dell'universo. Dall'Uno emanano, come "irradiati", molteplici livelli di realtà, o ipostasi, il più elevato dei quali è il nous (l'intelletto puro), da cui deriva l'anima del mondo, l'attività generatrice delle anime inferiori degli esseri umani concepita come un'immagine del nous, che è a sua volta un'immagine dell'Uno; entrambi, benché differenti, partecipano della stessa sostanza, sono cioè consustanziali all'Uno. L'anima del mondo, tuttavia, ente intermedio tra il nous e il mondo materiale, può preservare la sua integrità e la sua perfezione riflessa oppure diventare sensuale e corruttibile; la stessa scelta è offerta a ogni anima inferiore. Quando, per via dell'ignoranza della sua vera natura e della sua identità, l'anima umana sperimenta un apparente sentimento di separatezza e indipendenza, diviene arrogante, ricadendo in abitudini lussuriose e depravate. La salvezza è tuttavia ancora possibile: proprio grazie alla libera volontà che l'ha spinta a peccare, l'anima può modificare una condotta peccaminosa percorrendo in direzione opposta la via della sua degenerazione, fino a riunirsi nuovamente alla sorgente del suo essere. La comunione effettiva si realizza mediante un'esperienza mistica nella quale l'anima sperimenta l'estasi. La dottrina neoplatonica è caratterizzata da un'opposizione categorica tra spiritualità e carnalità, mutuata dal dualismo platonico di idea e materia, dall'ipotesi metafisica degli agenti mediatori, il nous e l'anima del mondo, che trasmettono la potenza divina dall'Uno ai molti, dall'avversione verso il mondo dei sensi e dalla necessità della liberazione dalla vita sensuale attraverso una rigorosa disciplina ascetica.

Cristianesimo gnostico

Ed eccoci giunti ad affrontare più direttamente "l'elemento angelico" e le dottrine gnostiche così come sviluppate con l’avvento del Cristianesimo.
I 2 brani seguenti: da “Gli insegnamenti segreti della Gnosi”
di De Pouvourville e Champrenaud.
Lo Gnosticismo, considerato dalle Chiese Cristiane la massima eresia del II e del III secolo dopo Cristo, è il tentativo di sostituire alla semplice fede, una conoscenza più profonda o gnosi, destinata soprattutto ai perfetti, i cosiddetti gnostici. Tale movimento diede origine a diverse scuole, con tendenza più filosofica in Egitto (Valentino, Basilide) e a Roma (Marcione); con carattere più magico in Siria.
La dottrina gnostica, comune a tutte le scuole, si può così riassumere:
1. I due principi. All’origine dell’universo stanno due primi principi supremi ed eterni, di cui uno è spirituale, divino, fonte di ogni perfezione, assolutamente incomprensibile, abisso inesplorabile, di ineffabile grandezza. Contro questo si erge l’altro principio, la materia, la cui qualità intrinseca è il male.
2. Le creature, o esseri finiti, procedono dai due principi. Dal principio del bene proviene il regno della luce o pleroma (= perfezione, natura perfetta, pienezza, abbondanza), costituito da molteplici eoni (= tempo, durata, eternità), enti eterni procedenti per emanazione e personificanti vari aspetti divini, quali potenza, sapienza, santità, ecc., che procedono per sizigie, o coppie di sesso diverso.
Dal principio del male deriva il regno delle tenebre o kenoma (= vuoto) che è in lotta eterna con l’altro regno.
Particelle della sovrabbondante emanazione divina vennero imprigionate nel regno del male per colpa dell’ultimo eorne, Sophia, bramoso di conoscenza, cosicché per virtù loro si animò la materia. Fu appunto l’ultimo eone che procedette alla formazione del demiurgo (o produttore, già ricordato da Platone nel Timeo come artefice e padre dell’universo), il quale, capo di 7 angeli o arconti creatori, signore dei 7 cieli che avvolgono la terra, generalmente identificato con il dio dei giudei (detto Ialdabaoth), procedette alla creazione del mondo corporeo e dell’uomo mediante una combinazione di luce e di tenebre, di spirito e di materia. Per questo l’anima umana, che è luce, rinchiusa nel corpo materiale come in un carcere tenebroso, lotta continuamente contro il corpo, che è materia.
La redenzione, consistente solo nella liberazione dell’anima, particella di luce, dal suo carcere corporeo, avvenne perché il Dio supremo del bene inviò un eone salvatore, denominato poi Gesù, Cristo, o altro. Tale redenzione non consistette in un farsi uomo dell’eone o in un suo patire salvifico per l’umanità corrotta, poiché in tal caso anche l’eone divino Gesù si sarebbe sottoposto al regno del maligno, ma solo nel donarci una dottrina che, rendendo conscia l’anima della sua origine divina, la abilitasse alla lotta vittoriosa contro la materia, così come Gesù ne diede mirabile esempio nella sua manifestazione terrena. Nel rapporto degli uomini con la dottrina cristiana stanno i vari gradi della loro partecipazione all’opera redentrice: vi sono gli ilici (da hyle = materia); seguono gli psichici (da psyché = anima) o cristiani, in cui l’equilibrio tra materia e anima rende possibile la speranza di salvezza; stanno al vertice gli pneumatici (da pneuma = spirito) o gnostici, in cui lo spirito dominatore della materia li rende già salvi. Solo alla fine del mondo la liberazione di tutte le particelle di luce sarà perfettamente realizzata con l’apocatastasi o reintegrazione completa di tutto il regno della luce e la sua vittoria definitiva sul regno delle tenebre.

Il dualismo nella Gnosi

La volontà d’essere del Grande Ineffabile manifesta fuori di sé l’Emanazione e, così come la luce bianca emessa contro un prisma determina fasci sparsi di colori diversi, l’emanazione, emessa nel Kenoma, determina conseguenze di valore diverso, che costituiscono la serie delle creazioni tangibili. E così come i fasci sparsi di una stessa luce debbono le loro differenti colorazioni agli angoli prismatici che li decompongono, le creazioni tangibili, emesse nel Kenoma, debbono le loro forme e il loro numero alla rifrazione multipla del Raggio Celeste, rifrazione i cui angoli rappresentano l’intervento delle forze elementari, la cui Somma viene detta Demiurgo. Dunque, non si può dire che il perfetto ha creato l’imperfetto; l’imperfetto non è stato creato, non esistendo in sé: l’imperfetto è la visione rifratta che noi abbiamo del Perfetto. La particella unitaria del Raggio Celeste così rifratto, sottoposta alle forze del Demiurgo, è ciò che chiamiamo la monade. (…)
L’azione del Demiurgo si ritrova ad ogni istante dell’evoluzione; è contro di essa che s’innalzano gli insegnamenti gnostici. Essa esiste ovunque esiste il limite; essa si attenua nella misura in cui l’individualità si fonde nella collettività, per scomparire del tutto alla fine dell’evoluzione. Ma, nello stesso modo in cui l’ombra riproduce grossolanamente i contorni dell’oggetto, il Demiurgo riproduce grossolanamente le forme che attribuiamo volentieri alla divinità: per questo le umanità fuorviate, sia dalle loro passioni sia dai capi e dai legislatori seguiti, si volgono all’opera del Demiurgo come farebbero con l’opera divina ed instaurano, sul piano umano, quel dualismo che è l’errore supremo del nostro universo, quel culto del Binario da cui scaturiscono i problemi più insolubili, le superstizioni più ridicole e le più odiose tirannie.

APPROFONDIMENTI / 1
La lotta celeste

I 5 brani seguenti: da “La Gnosi” di P. M. Virio

Dalla sua Potenza Intellettiva Dio creò le gerarchie Angeliche. L’essenza dell’Angelo è dunque potenza d’intelletto, atto di intendere, azione immanente per riflesso: sostanze separate intellettive.
Verso Dio, Causa e natura del loro essere, tende l’inclinazione naturale del loro amore.
Nulla turbava la beata unione dei ritmi della vita divina nell’unica grande melodia di Dio.
Nella beatitudine, perfezione e contemplazione del Sommo Intelligibile, le gerarchie angeliche erano nel Cielo, sede proporzionata alla loro natura spirituale.
A ciascun Angelo, in diverse classi, fu data forza e gloria proporzionata, ma fra questi, un supremo Angelo fu costituito Spirito Principale, Mikael, chiamato Angelo del Trionfo. Egli domina ed ha, ai propri ordini, una gerarchia di Sette Spiriti di Dio.
Nella sede angelica, universo spirituale, sorse, nacque e si sviluppò la possibilità del Male: quale la causa del suo prodursi, quando esisteva un ordine regolare perfetto?
Dal non più conformarsi alla Regola di perfezione sorse la Discordia, la discordanza, la disarmonia allo stato di regola superiore di perfezione.
Lo stato di ribellione fu causato dall’Angelo più eccellente, Lucifero (fugò la Luce); che indusse e trascinò nella sua corrente di orgoglio anche altri Angeli; vollero scindersi dalla Causa Prima e a sua imitazione pretesero con le sole forze naturali di essere capaci di creare, similmente a Dio.
Così, tra gli Angeli manifestati nella gloria della Luce divina, uno di essi, reso cieco da insensato orgoglio, fu il primo a determinare l’opposizione a quanto in Principio si operava in Armonia, mantenendo il perfetto equilibrio tra i due principii opposti. (…)
Mikael Condottiero e Principe di Luce milita in favore dell’ordine cosmico e della giustizia imparziale dell’Essere Assoluto, mentre le entità appartenenti alle tenebre con a capo Lucifero, Angelo avverso e ribelle, scatenano le forze della vita elementale, manifestando quell’ardore cupido, invidioso, egoista che serpeggia in loro.

APPROFONDIMENTI / 2
I Sette Arcangeli

(…) Mentre i sette Pianeti solari dell’Universo sono figure dei sette spazi degli Eoni, questi sono raffigurati e presieduti dagli Arcangeli, terza gerarchia delle Intelligenze separate, Forze intermediarie tra il Creatore e le cose esistenti, anelli di congiunzione, elementi celesti, eterei, detti i Messaggeri dell’Altissimo, esecutori dei suoi voleri; hanno poteri vitali e rappresentano per l’uomo una virtù protettiva oltre che illuminativa ed attiva.
Sole: Mikael – Intelletto universale, Potestà di Dio, Visione di Dio.
Luna: Gabriel – Nuncio, Verbo e Voce di Dio.
Mercurio: Raphael – Medicina Dei, Rettificazione (è il rettificatore delle vie Karmiche).
Marte: Kamael – Forza, Fuoco, Potenza.
Giove: Tsadkiel – Magnificenza e Grandezza di Dio, Giustizia.
Venere: Haniel – Grazia e Luce, Amore e Splendore divino.
Saturno: Zaphkiel – Scienza, Sapienza e Luce.

APPROFONDIMENTI / 3
L'uomo e la Creazione

Dal Compendium di Giustino:

La formazione dell’uomo avvenne in questa guisa: Una immagine risplendente o tipo fu dal Logos mostrata agli Angeli demiurgici; ma questi si trovarono incapaci di afferrarla, poiché era stata immediatamente ritirata; essi dissero l’un l’altro: Facciamo l’uomo secondo questa immagine e somiglianza; così tentarono di fare; ma i poteri della loro natura erano solo capaci di evolvere un involucro o plasma che, incapace di sostenersi diritto, giaceva al suolo impotente, strisciando a guisa di verme. Allora la Potenza Suprema, mossa a compassione, mandò una scintilla di Vita, ed il plasma si alzò e le sue membra si svilupparono e furono collegate insieme. Vale a dire, il plasma si indurì e divenne sempre più denso nel succedersi delle razze; così fu evoluto il corpo umano, e la Scintilla di Luce fu in esso racchiusa come in un tabernacolo.
Questa Scintilla di Luce, dopo la morte, affrettasi a ritornare a quelle scintille della sua stessa natura, ed il resto degli elementi che formano il corpo umano viene dissolto.

APPROFONDIMENTI / 4
La ruota del fato

La ruota del fato è il ciclo del ritorno, nel tempo, nella generazione terrena. Il fato, visto come effetto del passato, di ciò che fummo e di ciò che è stato compiuto, è ineluttabile, non si può modificare. Ma la ruota del fato, esperienza attuale e presente, si può modificare con l’azione, la volontà, il pensiero, la luce dell’intelletto, la conoscenza.
Nella ruota del fato, lungo il pellegrinaggio dell’ascendit e descendit, parte considerevole è in mano ai signori delle sette sfere, gli Arconti, che sono ostili alla liberazione dell’anima dai vincoli terreni, e la cui opposizione deve essere vinta dall’anima ansiosa di redenzione.
Ma le sette sfere sono anche state assegnate da Dio ai sette Arcangeli: questi combattono l’ostilità degli arconti e aiutano l’anima nella sua ascesi redentiva.
L’Arcangelo Raphael è chiamato il rettificatore della via karmica, il rettificatore della ruota del fato.

APPROFONDIMENTI / 5
L'Angelo Custode

Una legge provvidenziale divina ha stabilito di dare all’uomo lungo il faticoso cammino dell'esperienza terrena l’amorevole assistenza dell’Angelo suo custode, Genio tutelare che sospingendolo nella via della Luce lo sostiene nella strenua lotta contro le continue tentazioni che gli pervengono dal suo Angelo tenebroso, demone e diretto avversario.
Sia l’uno sia l’altro, l’Angelo della Luce come l’Angelo delle Tenebre, non abbandonano mai l’uomo durante il corso dell’esperienza terrena e lo seguono fino al passaggio, e l’anima uscita dal corpo entrambi li ritrova, enti visibili, per rendere testimonianza del suo operato.

Le fonti

La scarsa conoscenza che finora si aveva dello gnosticismo (poche citazioni e commenti ostili dell'eresiografia patristica) non permetteva nemmeno di risolvere un problema di fondo: se lo gnosticismo fosse un movimento eretico, staccatosi dal cristianesimo, o un indirizzo filosofico-religioso indipendente dal cristianesimo. La recente scoperta di un'intera biblioteca di scritti gnostici (in gran parte tuttora all'esame di specialisti) dimostra l'esistenza di un cristianesimo gnostico contemporaneo alle tendenze giudeo-cristiane, che ha influito sul Nuovo Testamento, specialmente su Giovanni.
La scoperta della biblioteca gnostica, in lingua copta, è avvenuta nel 1945 presso il villaggio di Nag Hammadi, in Alto Egitto, nella zona di Khenoboskhion, dove al principio del IV secolo Pacomio aveva fondato un monastero cristiano. Complicate questioni circa il diritto di possesso e di acquisto dei testi rinvenuti hanno ritardato fino al 1956 l'inizio regolare degli studi, salvo per un piccolo gruppo di essi, tempestivamente acquistato dall'Istituto Jung di Zurigo. Poi gli studi sono stati di nuovo sospesi, e ripresi nel 1962, dopo un accordo tra l'Unesco e il governo della Repubblica araba unita. Una nuova interruzione è stata causata, nel giugno del 1967, dalla guerra arabo-israeliana.
Ora i tredici codici in papiro, contenenti complessivamente 49 scritti gnostici, sono catalogati, sommariamente esaminati, e alcuni di essi già trascritti e studiati.

Vangeli gnostici

Vedi anche "Angeli e Apocrifi"

Completando l'elenco dei testi di Nag Hammadi con altre notizie pervenuteci dalla patristica, si può tracciare il seguente quadro della letteratura gnostico-cristiana:

1. Sophia di Gesù - E' una dissertazione dottrinale sulla vera struttura dell'universo, sull'economia della salvezza, sulla provvidenza divina, ecc.; dissertazione tenuta da Gesù, apparso dopo la resurrezione, ai dodici apostoli e a sette donne su di un monte della Galilea, rispondendo alle domande che gli pongono Filippo, Tommaso, Mattia, Bartolomeo e Maria Maddalena.

2. Epistola di Eugnosto - Ha l'identico contenuto della Sophia di Gesù, in forma di lettera anziché di conversazione.

3. Dialogo del Redentore - Il testo, in cattive condizioni e mutilo in più parti, tuttora sotto studio, contiene una dissertazione di Gesù su problemi cosmologici, antropologici e soteriologici.

4. Pistis Sophia - E' un insieme di quattro libri, di cui i primi tre costituiscono un'unica opera: il Cristo risorto, dopo aver ancora trascorso undici anni coi discepoli, nel dodicesimo appare loro in una luce abbagliante, tra canti e suoni e inni angelici, e rivela il mistero della caduta dell'anima umana nella materia, l'origine del male, la necessità del ritorno alla Luce di Dio, il destino degli Arconti (le potenze del male). Il quarto libro ripete argomenti già trattati prima, ambientando il discorso di Gesù, il giorno dopo la resurrezione, prima sulle sponde dell'Oceano (dove Gesù prega usando formule magiche) e poi in "un'aerea regione" luminosa e su di un monte della Galilea.

5. Libri di Jeu - E' un trattato didattico, in due libri, in cui Gesù spiega ai discepoli come dal "vero Dio"m uscito dal grembo del Padre, siano procedute ventotto emanazioni (nominate e descritte ad una ad una); poi illustra le tre forme di battesimo (coll'acqua, col fuoco, con lo Spirito Santo) e descrive l'ascesa delle anime dei discepoli, purificati e salvati, attraverso gli eoni del mondo superiore (di nuovo descritti ad uno ad uno).

6. Libro del Grande Spirito Invisibile - Nel contesto è anche chiamato Vangelo degli Egiziani, ma non ha nulla a che fare con l'omonimo Vangelo citato dai Padri. E' una dissertazione sul mondo della Luce e delle entità superiori, a cu appartengono anche gli gnostici "perfetti".

7. Vangelo della Perfezione - Conosciamo appena il titolo da Epifanio.

8. Vangelo dei Quattro angoli del mondo - Abbiamo di esso sola seguente testimonianza del vescovo arabo Maruta del IV secolo: "Questi perfidi (i seguaci di Simone Mago) hanno fabbricato per se stessi un vangelo che, diviso in quattro volumi, hanno chiamato Libro dei quattro angoli o cardini del mondo".

9. Vangelo di Eva - Ne fanno cenno Epifanio.

10. Vangelo di Maria - Maria Maddalena conforta i discepoli di Gesù e riferisce loro una rivelazione avuta da Gesù: che alla visione di Dio non si giunge con l'anima, né con lo spirito, ma con l'intelletto. Incredulità di Pietro e di Andrea che il Salvatore abbia fatto a una una donna e non a loro tale rivelazione. Levi li biasima: dovrebbero piuttosto vergognarsi di essere stati amati da Gesù meno di Maria Maddalena.

11. Interrogazioni di Maria - Ne fa cenno Epifanio.

12. Vangelo di Giuda - Lo nominano Ireneo ed Epifanio, attribuendolo ai cainiti, setta gnostica che avrebbe, a loro dire, giustificato sia il fratricidio di Caino sia il tradimento di Giuda come atti indispensabili, e previsti da Dio, per la caduta e conseguente salvezza dell'umanità. Giuda sarebbe stato, quindi, strumento della salvezza, per cui i cainiti celebravano il mysterium proditionis.

13. Vangelo di Mattia - Già citato da Origene e da Eusebio, finora gli studiosi erano per lo più del parere che si dovesse identificare con le Tradizioni di Mattia, di cui si conoscevano alcune poche citazioni in Clemente Alessandrino. Il testo di Nag Hammadi, ora allo studio, risolverà la questione.

14. Libro di Tommaso l'Atleta - E' un dialogo tra il Cristo risorto e Tommaso, attualmente ancora allo studio.

15. Apocrifo di Giovanni - Gli studi attualmente in corso su questo testo gnostico appureranno anche la questione se esso debba considerarsi il modello del Libro di Giovanni, in uso tra i bogomilli bulgari e i catari.

16. Vangelo della Verità - Non è propriamente un Vangelo, ma piuttosto una dissertazione su di alcuni punti fondamentali della dottrina gnostica: l'emanazionismo, la caduta delle anime nelle tenebre della materia, il predominio dell'Errore e della dimenticanza di Dio, quindi l'ignoranza di se stessi come eoni aventi radice nella Luce di Dio, la necessità della conoscenza (gnosi) per recuperare la salvezza con il ritorno in Dio, origine e fine di ogni cosa. Questa è la Verità, rivelata da Gesù Cristo, per la misericordia del Padre.

17. Vangelo di Tommaso - L'importanza di questo Vangelo è tale che gli studiosi lo considerano come il "quinto Vangelo", degno di essere incorporato ai sinottici. Il manoscritto copto scoperto a Khenoboskion appartiene al IV secolo, ma è ormai opinione comune che l'originale debba risalire alla prima metà del II secolo. Questo fatto colloca il Vangelo di Tommaso tra i primi documenti cristiani, molto vicino alle date di composizione dei Vangeli canonici, e solleva la questione delle reciproche influenze e dell'ambiente religioso di cui esso esprimeva il pensiero. Il Vangelo di Tommaso, infatti, presenta una serie di oltre cento logia di Gesù, che in gran parte hanno forma identica o molto simile a quella di versetti contenuti nei quattro Vangeli canonici - soprattutto di Matteo e di Luca - o che, pur differenti nella formulazione, hanno uno stretto rapporto concettuale con passi neotestamentari. Ma molti di essi, per la loro collocazione o per l'aggiunta di qualche particolare, risultano differenti nel significato. Altri hanno una struttura e un significato che ben si accorda con lo spirito dei testi canonici, ma un contenuto assolutamente nuovo. Infine, un terzo circa dei paragrafi di cui è composto il Vangelo non ha alcuna corrispondenza, né come forma né come contenuto, con i testi canonici. Proprio questi paragrafi costituiscono l'aspetto più interessante del Vangelo di Tommaso ed anzi danno la chiave per una interpretazione diversa, non solo delle parti che si differenziano dai testi noti, ma spesso anche di versetti formalmente identici. Essi, infatti, sono tutti chiaramente ispirati alla dottrina gnostica. Infine, è indubitabilmente accertato che il Vangelo di Tommaso non deriva dai canonici pertanto si deve supporre una fonte comune (o una collezione scritta di detti o una tradizione orale) da cui abbiano preso le mosse tanto i Vangeli canonici quanto il Vangelo di Tommaso.
18. Vangelo di Filippo - Nello stesso volume della biblioteca gnostica di Nag Hammadi che contiene il Vangelo di Tommaso, anzi proprio in continuazione ad esso, si trova il Vangelo di Filippo. Meno noto dell'altro, non era mai stato menzionato dai Padri della Chiesa. Confrontanto le sentenze del Vangelo di Filippo con il poco che sappiamo - dagli scritti patristici - circa le dottrine delle varie correnti gnostiche, si può con una certa sicurezza affermare che il Vangelo è da ascrivere ai valentiniani, così chiamati dal fondatore della scuola, Valentino, vissuto ad Alessandria d'Egitto in pieno II secolo. A parte infatti la consueta terminologia gnostica, comune anche a Tommaso, e naturalmente la concezione generale della gnosi, come attività intellettiva e razionale, intimamente combinata però con elementi di natura esoterica, il Vangelo di Filippo rivela una più ampia accettazione del mito e un più stretto legame con l'ebraismo e, soprattutto, modifica la dottrina squisitamente gnostica del ritorno delle anime perfette allo stato di pura "idea" (concezione platonica) nell'iperuranio, per dare invece notevole sviluppo alla dottrina valentiniana della "camera nuziale", cioè del pleroma concepito come il "luogo" dei perfetti accoppiamenti delle sizigie emanate da Dio. Alla dottrina gnostica dell'emanazione pura e semplice si sovrappone quella della generazione e procreazione.

De sexu angelorum

Di seguito un interessante articolo a firma di Massimo Cogliandro,
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La tradizione cattolica ci ha abituato a considerare gli angeli come degli esseri spirituali dalle sembianze antropomorfe intermedi tra l’uomo e Dio. Essa ritiene che gli angeli, come gli uomini, siano stati fatti “ad immagine e somiglianza di Dio”, ma che siano dotati di una natura sostanzialmente diversa ed inferiore rispetto a quella divina.
Questa tendenza a credere nell’esistenza di una gerarchia di sostanze spirituali nel cosmo è tipica delle religioni alienanti, che tendono a rispecchiare nel campo dell’ideologia religiosa le ben più concrete gerarchie presenti nella società e nel sistema di rapporti sociali di produzione.
E’ evidente che questa “teologia delle gerarchie spirituali” si è andata affermando in ambito cristiano quando una parte della Chiesa ha assunto le caratteristiche di una istituzione strutturata gerarchicamente.
Le antiche comunità gnostiche, eredi della più genuina tradizione esseno-cristiana, che non hanno voluto integrarsi nella complessa macchina istituzionale rappresentata dalla Grande Chiesa, hanno mantenuto per secoli pressoché intatto un sistema teologico in cui gli uomini, gli angeli e il Padre di Verità non sono tre realtà distinte, ma tre gradi di coscienza della realtà divina dotati di una loro dinamica e della possibilità di convertirsi l’uno nell’altro.
E’ evidente, quindi, che mentre la teologia politica cattolica è una ideologia del compromesso sociale, la teologia politica gnostica presenta un carattere estremamente rivoluzionario e sovvertitore nei confronti di qualsiasi ordine sociale di tipo gerarchico.

Il problema della natura degli angeli assume un importanza centrale nel pensiero della Gnosi Cristiana, al punto che in Pistis Sophia è lo stesso Gesù a tenere un discorso chiarificatore sulla natura degli angeli e delle altre realtà divine intermedie:

Allorché Andrea finì di parlare, lo spirito del salvatore si agitò, ed egli esclamò: “Fino a quando vi debbo sopportare? Fino a quando mi debbo intrattenere con voi? Tuttora non avete compreso e siete ignoranti. Non sapete, dunque, e non capite che voi, tutti gli angeli, tutti gli arcangeli, gli dèi, i signori, tutti gli arconti, tutti i grandi invisibili, tutti quelli [del luogo] di mezzo, quelli dell’intero luogo della destra, tutti i grandi delle emanazioni della luce e tutta la loro gloria, [non capite] che tutti voi insieme provenite da un’unica e identica pasta, che tutti voi provenite dalla stessa miscela?” (Pistis Sophia, Libro II, 100, 3)



Anche nel Codex Manichaicus Coloniensis, l’angelo più che una figura intermedia tra Dio e l’uomo è un alter ego dello pneuma umano, anzi è la facoltà che guida l’uomo nella penetrazione dei profondi misteri della Gnosi e nella riscoperta di quel tanto di luce divina che si cela nel cuore di ogni essere umano. Non è un caso che parecchie volte l’angelo che guida Mani verso la Conoscenza sia chiamato “congiunto” (syzygos) e/o gemello dell’Apostolo.

Ora, nella teologia gnostica, come in tutte le dottrine dualiste, la facoltà conoscitiva, in quanto attitudine attiva, viene considerata un attributo virile. Non è un caso che nel Vangelo di Tomaso anche alle donne, rappresentate nel testo da Maria Maddalena, è riconosciuta la possibilità di “farsi uomini”, cioè di acquisire la conoscenza dei sacri misteri, e di giungere alla salvezza:



Simon Pietro disse loro: “Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita”. Gesù disse: “Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei Cieli”



Lo Gnostico, che nel procedere verso la conoscenza di sé arriva ad un grado di coscienza tale da riuscire a liberarsi dai vincoli del mondo materiale, anche se non ancora da quelli del molteplice, e si fa “angelo”, diventa il più virile degli esseri.

Per la Gnosi, le idee di Angelo, Conoscenza e Virilità sono quindi attributi tipici dello spirito divino dell’essere umano, che a un dato momento giunge ad un certo grado di autocoscienza.

Nella teologia gnostica però l’angelo si distingue dall’uomo perché è uno spirito divino, che non è imprigionato dalle catene del mondo materiale e che si distingue da Dio per la determinatezza e la limitatezza legati al suo essere Eone, cioè spirito divino che partecipa della molteplicità.

Qualche teologo potrebbe obiettare, che il limite, il molteplice e il materiale sono aspetti diversi di una stessa realtà. A questa obiezione si può rispondere che l’attributo principale del mondo sensibile è l’estensione e che si possono benissimo immaginare realtà molteplici (ad esempio i numeri), che si limitano e determinano a vicenda, ma che non partecipano dell’attributo dell’estensione, cioè non sono materiali. Lo stesso discorso vale per gli angeli e gli Eoni della teologia gnostica: questi spiriti divini non sono ancora Dio, perché in essi la sostanza divina non supera il grado della molteplicità degli stati di coscienza, ma non sono neanche esseri umani, perché non sono più imprigionati in quella realtà dotata di estensione che noi chiamiamo materia.
In conclusione, possiamo dire che nella teologia gnostica l’angelo è l’Uomo che giunge ad una tale conoscenza di sé da riuscire a svincolare il proprio pneuma divino dai lacci del mondo materiale, ma che non è ancora in grado di sciogliere il proprio Io nell’assoluta unità del Tutto.

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 12:13 pm    Oggetto:  ANGELI ED INCONSCIO COLLETTIVO
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Angeli come simbolo culturale

Qualcuno si potrebbe chiedere se gli angeli non siano solo il frutto dell’immaginazione collettiva. Non potrebbero essere, come asseriscono alcuni psichiatri, proiezioni di misteriosi ricordi arcaici che si sono trasmessi di generazione in generazione sotto forma di immagini archetipiche?
Jung nella sua introduzione all’Uomo e i suoi simboli parla di un paziente, un teologo, che cominciò ad avere delle visioni. Egli disse a Jung in un primo tempo che la visione di Ezechiele non era niente altro che il terribile sintomo di una malattia e che quando Mosè e altri profeti udivano delle voci "divine", in realtà soffrivano di allucinazioni. Immaginate il panico che questo teologo deve aver provato quando qualcosa di simile accadde improvvisamente anche a lui.
Noi siamo così abituati alla natura apparentemente razionale del nostro mondo che è difficilmente pensabile che possa accadere qualcosa che non possa essere spiegato secondo i criteri del senso comune. L’uomo primitivo, invece, davanti a uno shock come quello del teologo, non avrebbe avuto dubbi sulla propria sanità mentale, si sarebbe semplicemente rivolto ai suoi feticci, ai suoi spiriti, dèi o angeli.
Sia Freud che Jung scoprirono elementi bizzarri ed esotici nei sogni dei loro pazienti che sembravano completamente slegati dalle esperienze personali dei sognatori. Freud chiamò questi elementi "residui" arcaici o forme mentali, la cui presenza non può essere spiegata con niente di confrontabile nell’esperienza quotidiana della vita individuale. Li vide come avanzi biologici della parte preistorica e inconscia della mente nell’umanità.
Jung li definiva archetipi o immagini primordiali. L’archetipo, a suo modo di vedere, era la tendenza a costruire particolari modelli e forme interiori ricavati da immagini di carattere più generale. Egli pensava che fosse istintiva la tendenza a crearli. Recenti ricerche sul cervello sembrano confermare molte delle sue intuizioni.
Jung ha diviso i simboli ai quali noi rispondiamo così irrazionalmente in "naturali" e "culturali". I simboli naturali sono derivati direttamente dal contenuto inconscio della psiche. I simboli culturali sono rappresentazioni collettive di alcune dei più duraturi e comuni archetipi che sono affiorati un numero di volte sufficiente a farli riconoscere come "verità eterne" da quelle società che li hanno adottati.
Gli angeli possono essere un esempio perfetto di un simbolo culturale che è stato accolto in Occidente: 4000 anni di fede in queste creature hanno creato una "verità eterna", che esercita ancora un considerevole potere inconscio, perché mantiene molto del suo originale valore magico. Secondo la psicologia, tali archetipi continuano a evocare profondi carichi emotivi che sono spesso espressi come pregiudizi irrazionali e come irresistibili sentimenti contro ogni ragionevole evidenza.

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 12:14 pm    Oggetto:  ANGELI E KARMA
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Le seguenti parole sono tratte dall’opera esoterica sugli Angeli di Vicente Beltran Anglada (1919-1988), scrittore e conferenziere con notevoli doti di sensibilità e chiaroveggenza.

Angeli e materia

Dal punto di vista esoterico, tutto ciò che avviene o si realizza nella vita della Natura è un gigantesco fenomeno psichico, motivato dalla Volontà del Creatore nell’infondere la Sua Vita nella Materia ed evocare da questa sempre più sottili risposte. I Piani dell’Universo giustificano questa Volontà o proposito della Divinità e non vi è alcun angolo all’interno del Sistema solare che non alberghi una potenza psichica, irradiando energia attraverso la sua aura eterica e creando un determinato campo magnetico.
Ammettendo questo fatto, si potrà giungere facilmente alla conclusione secondo cui lo Spazio contiene in sé una potenza intelligente ed integratrice di tutti quei campi magnetici e li converte in determinati ambienti all’interno dell’ordine collettivo o sociale della Natura. Qualsiasi tipo di ambiente all’interno dell’umanità, sia personale, familiare, professionale o collettivo, è il risultato della condensazione di un determinato tipo di energia psichica, generata dagli essere umani e manipolata creativamente dalle potenze integratrici dello Spazio, che noi chiamiamo Angeli o Deva.

Libero arbitrio e Karma

La perfezione umana, che nasce dal compimento del destino karmico, non è altro che un risultato della compenetrazione intelligente dell’uomo con l’attività dei Deva, che dai livelli occulti controllano il compimento della Volontà di Dio. Quando stabiliamo questa chiara distinzione fra il libero arbitrio umano e la volontà divina incarnata dai Deva, ci stiamo introducendo realmente nelle vere cause o motivazioni della storia individuale, collettiva o planetaria. Il centro di incidenza del processo è il Karma o Destino, ossia la Legge di Causa ed Effetto che governa l’assoluto compimento della Volontà di Dio all’interno delle frontiere o dell’ "anello invalicabile" dell’Universo.
Ciò che fa l’uomo, mentre si trova nel pieno esercizio del suo libero arbitrio, è offrire una costante resistenza alla Volontà reggente del Destino; questa resistenza si chiama normalmente volontà individuale. Vi è pertanto un lunghissimo tragitto da percorrere prima che l’uomo possa comprendere che il suo libero arbitrio si oppone costantemente alla volontà divina, e decida intelligentemente di cambiare la condotta della sua vita. Le energie deviche, come fonti di costruzione, sono presenti ovunque e costituiscono la causa occulta di tutte le forme, seminando nel cuore umano le eterne semenze della comprensione superiore. E’ esattamente questa comprensione che deve realizzare nel "sancta sanctorum" del cuore individuale la trascendente alchimia di convertire il libero arbitrio in volontà perfetta, occultamente descritta come Iniziazione.

Origine della Gerarchia spirituale

Nel centro del processo superiore che va dal libero arbitrio umano alla Volontà divina troveremo sempre che le occulte motivazioni di tale trascendente esperienza sorgono da regioni sconosciute dell’etere, che io denomino mondo devico o regno angelico.
Queste energie deviche costituiscono il misterioso asse attorno al quale gira la Ruota del Destino individuale, planetario o solare mossa dai Signori del Karma. La legge è sempre la stessa, nonostante cresca o diminuisca la misura o i limiti dello sforzo della Vita dentro la Forma. Così, un piccolo atomo avrà un destino tanto completo come quello dell’intero Universo, a prescindere dalla infinitesimale misura del suo canale o dalla ristrettezza del suo campo di espressione. La Vita è la misura di tutte le cose, però si sa limitare in ciascuna di queste secondo il Piano universale disegnato dalla Divinità. Questa limitazione dà origine al principio di Gerarchia spirituale all’interno del Cosmo. E’ per questo che esistono particolari ed intime relazioni fra Vita, Coscienza e Forma, termini frequentemente utilizzati nei libri esoterici. La Vita appartiene sempre alla Divinità creatrice, la Coscienza è il privilegio della Vita manifestata e la Manifestazione, con la sua infinita prodigalità di Forme, corrisponde all’attività delle gerarchie deviche.

"Lavorare insieme"

La missione delle Entità deviche è quella di dotare di Forme sempre più degne e belle le coscienze in evoluzione all’interno dell’anello invalicabile del pianeta e dello stesso Universo. Il segreto della Forma, uno dei grandi misteri iniziatici, rivela che qualsiasi particella di materia deve rendersi radioattiva per poter liberare le energie della Vita divina contenute nel suo interiore. Tale è il lavoro assegnato al Regno devico e all’umanità: lavorare insieme.
Il risultato di questa fusione di attività avrà come conseguenza la liberazione da quell’infelice destino che l’umanità persegue fin dalle più primitive età, smettendo così di soffrire e di sentirsi fatalmente legata alla Ruota del Destino con la sua interminabile sequenza di morti e rinascite.

I Signori del Karma

Una parte del segreto che può essere rivelato sui Signori del Karma è che sono Entità Angeliche di elevatissima ed indescrivibile perfezione spirituale, la cui evoluzione si realizza in sconosciuti livelli del Piano mentale cosmico. Essi agiscono in forma interdipendente, governando ciascuno un determinato settore del Sistema solare e della vita della Natura.
Queste eccelse Entità realizzano il Loro lavoro attraverso un’infinita e prodigiosa quantità di Deva, appartenenti a diverse gerarchie, che esercitano il loro potere dai livelli senza forma fino alle più oggettive forme di vita dei regni inferiori, seguendo quattro obbiettivi specifici che costituiscono la particolare essenza delle Loro vite e delle Loro speciali missioni:
1. La distruzione di tutte le forme cristallizzate nella vita dell’Universo.
2. L’espressione costante e permanente del proposito di perfezione solare.
3. Il registro ciclico di tutti gli avvenimenti temporali ed eterni dell’Universo.
4. La creazione di forme nuove per il processo infinito di rinnovamento degli impulsi ciclici nella vita della Natura.

Queste quattro attività fondamentali caratterizzano o personificano i Signori del Karma. Vediamole:
a. L’Angelo della Morte
b. L’Angelo della Giustizia
c. L’Angelo degli Archivi Akasici
d. L’Angelo della Liberazione

Si potrebbe affermare che i quattro impulsi fondamentali dell’evoluzione, o attività dei Signori del Karma nella vita dell’Universo, generano tutti gli aspetti ciclici planetari:
a. Il movimento di rotazione terrestre con le sue quattro fasi: giorno, notte, aurora e crepuscolo.
b. Il movimento della Terra attorno al Sole con le quattro stagioni dell’anno: primavera, estate, autunno, inverno.
c. I quattro punti cardinali del pianeta: Nord, Sud, Est, Ovest.
d. I quattro Yuga o età planetarie: Kali Yuga, Dwapara Yuga, Treta Yuga e Satya Yuga, ossia l’età del ferro, l’età del bronzo, l’età dell’argento e l’età dell’oro.
e. Le quattro età nella vita dell’essere umano: infanzia, gioventù, età matura e vecchiaia.

Generalmente, ed utilizzando l’analogia, si vedrà che nell’espressione ciclica di tutti gli aspetti quaternari della vita manifestata, può essere percepita l’attività dei Signori del Karma che utilizzano la prodigiosa rete eterica che circonda il pianeta ed ha la sua espressione in tutti i Regni della Natura.

I SIGNORI DEL KARMA
L'Angelo della Morte

Ogni attività sviluppata nella vita della Natura che sia collegata con il fenomeno della morte, è governata da questo Signore del Karma. Niente muore e niente si estingue nell’onnicomprensivo seno della Creazione senza che intervenga direttamente questa Volontà esecutrice che distrugge incessantemente le forme consumate in un qualsiasi piano o livello dell’Universo, del pianeta o di ciascuno dei regni affinché sulle loro ceneri possano strutturarsi forme nuove sempre più belle e luminose, nell’incessante ricerca di un archetipo di perfezione. Il lavoro di distruzione affidato a questo Signore del Karma, apparentemente negativo, crudele e spietato – visto dall’angolo unilaterale degli esseri umani – è, tuttavia, eminentemente costruttivo e positivo dal punto di vista esoterico. Infatti vengono unicamente distrutte le forme vecchie, consumate e cristallizzate incapaci di resistere alla dinamica pressione delle energie della Vita, costantemente rinnovate, che sorgono dal Grande Oceano Creatore.
Il Signore della Morte agisce all’interno dell’Opera occulta della Divinità affinché "il Movimento della Vita di Dio" non si paralizzi mai.

I SIGNORI DEL KARMA
L'Angelo della Giustizia

Questo Angelo porta simbolicamente la Spada del Compimento nella sua mano destra e sostiene la Bilancia della Giustizia degli Atti nella sinistra. Alla sua visione tutto è buono nella vita della Natura: non premia e non castiga, ma si limita al compimento esatto della Legge.
Il Signore della Giustizia estrae una considerevole parte delle Sue energie dal pianeta Giove, il quale in tutti gli annali esoterici, astrologici e mistici è considerato come "Padre di Amore e di Giustizia" e rappresenta nella vita dell’Universo il Suo Logos Solare. Un’altra meravigliosa peculiarità del Signore della Giustizia è in rapporto con "l’Invocazione degli Avatar", ovvero di Quegli Esseri cosmici che ciclicamente e periodicamente ritornano nel mondo o in altre parti dell’Universo "per far trionfare la Legge e per ristabilire l’Ordine".

I SIGNORI DEL KARMA
L'Angelo dei Registri Akasici

Questo Signore del Karma viene esotericamente denominato la "Memoria Cosmica". Questa straordinaria Entità Angelica mantiene in Sé non soltanto il vivo ricordo di tutti i fatti ed avvenimenti che accaddero nel passato, ma anche tutti quelli che avranno luogo nel futuro dei pianeti che costituiscono il nostro Sistema solare.
Questo Grande Signore somministrerà a tutti quelli che siano capaci di stabilire un contatto con la vita di qualcuno dei Suoi Angeli servitori, non soltanto le memorie del passato ma anche l’intuizione del futuro.

I SIGNORI DEL KARMA
L'Angelo della Liberazione

L’opera di questo Signore del Karma può essere sintetizzata nelle parole "rinnovazione e creazione", poiché tutta la Sua attività nella vita dell’Universo consiste nell’introdurre le energie di Compimento universale in tutte le cose create ed in tutti gli esseri viventi. In questo modo prepara le condizioni necessarie affinché i Suoi Grandi Fratelli, il Signore della Morte, quello della Giustizia e quello dei Registri Akasici possano stabilire la Legge, l’ordine e la legalità in tutto il Sistema solare.

L'Opera dei Signori del Karma

Prima di tutto vi è da supporre, come base della Creazione e delle sue possibili ripercussioni nell’Ordine evolutivo, l’esistenza di un tremendo ed indescrivibile impulso dinamico proveniente dalla Volontà di Compimento della Divinità, che sorge dalle misteriose viscere universali e crea le precise condizioni affinché il Signore degli Archivi possa registrare il processo.
In seguito interviene la Volontà del Signore della Giustizia che cerca la perfezione di tutte le forme create, ed impone un Ritmo in base all’evoluzione delle coscienze che utilizzano quelle forme per manifestarsi. Quanto questo Ritmo viene scompensato, quando manca l’equilibrio necessario o esiste una notevole resistenza da parte della forma, appare il Signore della Morte che distrugge con i suoi "dardi di fuoco" – come misticamente si dice – quelle strutture incapaci di seguire il Ritmo che la Legge della Giustizia esige e consegna al Signore della Liberazione "i corpi e le anime" delle unità di vita che non poterono resistere al sacro impulso del dinamismo cosmico.
Quindi questo Grande Signore, utilizzando adeguati metodi di vibrazione, rinnova quelle forme e, come si dice in antichissimi scritti esoterici, "brucia negli Altari del Cuore Silenzioso del Logos tutti i germi di limitazione esistenti", creando per le Forme un Sentiero di Redenzione e per le anime un altro confronto di rinnovamento e liberazione. Mentre tutto ciò ha luogo, il Signore dei Registri prende nota del processo.

Il simbolo della Croce

L’attività congiunta di questi eccelsi Esseri viene rappresentata simbolicamente sotto la forma geometrica della Croce in tutto l’Universo e i pianeti che lo costituiscono. I quattro punti cardinali della Terra ed i movimenti di rotazione e traslazione degli astri sono aspetti della Croce karmica come il quaternario della vita umana (corpo fisico, doppio eterico, veicolo emozionale e mente discernitrice). Questa Croce può essere osservata nei quattro petali che compongono il Chakra Muladhara, simboli della lotta e del sacrificio karmico che operano nella coscienza umana e da dove inizia il vero destino dell’uomo…

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MessaggioInviato: Lun Nov 12, 2007 12:18 pm    Oggetto:  ANGELI E MAGIA
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Presentazione dei contenuti

Nella sezione "Angeli e Astri" abbiamo incontrato la relazione che sta alla base di quella che può essere considerata la "regina" delle scienze esoteriche, l’astrologia. Il motto "come in alto così in basso", riferito anche a questa corrispondenza celeste, è il principio portato alla luce da Ermete Trismegisto ed è richiamato, sottilmente, in tutte le pagine di questa sezione.
Qui cercheremo di affrontare la tematica angelica all’interno del "pensiero magico". Malgrado in questa sede non sia naturalmente possibile trattarne in modo sufficientemente adeguato i contenuti e la storia, riteniamo risulti comunque utile riportare degli spunti di riflessione che possono aiutare la comprensione di una realtà spesso "sotterranea" ed "esoterica" (cioè "interiore")… una realtà che propone un’interpretazione angelica non accessibile o condivisibile da tutti ma che ha comunque influenzato molti aspetti del nostro "pensiero comune".

Sortilegi e incantesimi

Si può distinguere tra fatture negative e fatture positive, poiché la fattura è intesa come un’azione che può esercitare su una persona sia influssi distruttivi che costruttivi. La fattura nera può essere anche denominata sortilegio e la fattura bianca incantesimo, intendendo per la prima un’operazione sottoposta agli influssi di spiriti demoniaci e per la seconda un rituale eseguito tramite evocazioni di spiriti celesti. La suddivisione delle fatture in due antitetiche categorie viene ben esposta nell’Enciclopedia Metapsichica, anche se adopera il solo termine di "sortilegio" accomunando in esso ambedue gli stati, sia negativo che positivo. Alla voce "fattura" viene dunque assimilata la denominazione "sortilegio" e di esso viene data la seguente spiegazione:
Tipica pratica magica intesa a sfruttare, per fini buoni o cattivi, per mezzo di formule e di riti, le forze che animano la natura o gli spiriti che la popolano, imponendo ad essi la potenza della formula e la volontà del praticante. Attività antichissima, è ancor viva presso gli attuali popoli primitivi e negli ambienti popolari, in particolare agricoli, di tutti i paesi civili; i suoi scopi sono quanto mai vari: influire beneficamente sui raccolti, sul bestiame, sui fenomeni atmosferici e naturali in genere, allontanare epidemie, ottenere guarigioni, ma anche provocare disgrazie o morte ai nemici, costringere la persona amata a contraccambiare l'affetto, imporre a chicchessia la sottomissione ai nostri voleri o ai nostri desideri.
Le operazioni, i rituali, le cerimonie che un mago compie per effettuare le cosiddette fatture, possono essere finalizzate seconda la volontà di chi opera sia a fin di bene che a fin di male. Sicché non esistono soltanto fatture negative, come di solito si può pensare, ma anche fatture che possono produrre un effetto positivo. La fattura nera, che noi denominiamo sortilegio, viene compiuta per fini malvagi e ricade quindi sotto il dominio della magia nera tramite le evocazioni di spiriti maligni, quella bianca invece si serve dell’aiuto di spiriti celesti evocati con una ritualistica che si attiene a formule e azioni sottoposte al dominio della magia bianca.
La magia poggia le sue leggi sull’equilibrio. Quando questo equilibrio viene infranto, un mago può intervenire per ristabilirlo tramite il concorso di entità benefiche compiendo un incantesimo: queste entità benefiche possono appartenere a varie categorie di esseri ultraterreni (entità cosmiche, planetarie, geni, ecc.) comprese quelle degli angeli.

Fatture angeliche

L’intervento di entità superiori richiesto per effettuare incantesimi è uno dei fattori risolutori, e tale intervento viene sottoposto a varie ritualistiche di solito magiche, ma qualche volta una persona può anche appellarsi con un’intensa preghiera a spiritualità angeliche appartenenti a tradizioni religiose. La ritualistica della Teurgia che viene seguita per ottenere un "colloquio" fonde l’essere umano e l’angelo in un unico stato esistenziale superiore, corrispondente al raggiungimento dell’illuminazione interiore durante l’atto di trasformazione iniziatica. Chiedere aiuto a questi Esseri, emanazione diretta della divinità, i quali possono assumere forme materializzate di solito aventi fattezze umane di estrema bellezza, è un atto d’amore che può esaudire un desiderio della persona che implori, qualora questo desiderio appartenga alla sfera del bene.
Un operatore che agisca nell’ambito di questa morale può essere anch’esso intermediario tra la persona richiedente e gli angeli tramite l’effettuazione di rituali appropriati per rendere più facile il contatto con i Cori Celesti. Come abbiamo detto più sopra, il contatto può essere diretto, senza l’ausilio di intermediari qualora la persona abbia tanta fede da porsi in uno stato di grazia assoluta. Ma questa è cosa molto difficile perché uno stato di grazia è raro da raggiungere. Anche se questa ritualistica fondata sull’amore tra la Terra e il Cielo sembra sfuggire a formalità tecniche come quelle puramente magiche, non crediamo sia poi tanto esagerato ritenere che la richiesta, e l’eventuale esaudimento di un desiderio che una persona esprime agli angeli per raggiungere uno scopo benevolo su se stessi o su altri a lei cari, possa essere considerata una fattura angelica.
Non di rado nella tradizione popolare è esistita, ed ancora in parte esiste, una ritualistica mista, nella quale vengono mescolate sia la componente religiosa sia quella puramente magica, ove l’atto d’amore e di fede viene affiancato a cerimonie di magia bianca.

Entità cosmiche

Nella magia celeste gli angeli sono considerati entità cosmiche appartenenti ognuna agli innumerevoli corpi celesti componenti il creato, emanazioni dell’Assoluto. Poiché alcuni di questi astri emanano influssi benevoli e altri invece malevoli, i primi sono quelli che un mago deve evocare per effettuare una fattura bianca e ridare salute, amore, fortuna a chi ne è stato privato. In questo caso l’operatore deve eseguire precise ritualistiche magiche al fine di ottenere il controllo di queste entità angeliche, che più propriamente in magia sono denominate spiriti cosmici, o angeli della luce in antitesi agli angeli delle tenebre o spiriti maligni.
I corpi celesti che fanno parte del sistema solare entro cui si trova la stessa Terra influenzano con maggiore evidenza l’essere umano rispetto ad altri astri più lontani. Per effettuare ogni tipo di rituale magico è sempre necessario evocare gli spiriti planetari che dominano i vari settori della vita (fortuna, salute, amore, ecc).
L’influenza di questi spiriti, collegati alle dimore celesti del nostro sistema solare, viene così ripartita:
Sole: positivo (fortuna e denaro)
Luna: negativa (psiche e sistema nervoso)
Marte: negativo (contro i nemici e le avversità)
Mercurio: positivo e negativo (salute e affari)
Giove: positivo (successo e gloria)
Venere: positivo (amore)
Saturno: negativo (distruzione)

Per evocare gli spiriti planetari è assolutamente necessario conoscere i loro Sigilli (o anche chiamati Caratteri) senza i quali gli spiriti non possono essere comandati dall’operatore. I Sigilli sono la formula magica scritta.
Per quanto riguarda i Pentacoli, da non confondere con i Talismani (che devono essere personalizzati, cioè preparati dal mago per ogni determinata persona), possono essere considerati come batterie elettriche. Si caricano dell’energia dello spirito planetario irradiandosi attorno a chi lo indossa. Il loro compito è anche quello di tutelare l’operatore dalle interferenze esterne durante le cerimonie magiche, creando una specie di scudo difensivo.
I Pentacoli sacralizzano la persona allo spirito e, una volta costruiti e consacrati, possono essere usati anche da persone diverse.
Le "tavole" sono costituite invece da numeri celesti che governano gli spiriti dei pianeti: esse esprimono le loro energie. La disposizione dei numeri cabalistici è strutturata in modo da trarre i "segni magici" degli spiriti: gli antichi magi estraevano dal quadrettato, seguendo alcuni numeri, un diagramma denominato "segno".

(Fulvio Rendhell, medium spiritista e magista
Direttore della rivista "Mysterium Exoterium")

Maghi sacri e maghi profani

Nel suo significato più ampio, la magia è "l’arte di far accadere le cose" e può quindi essere considerata come metafora della relazione dinamica fra la coscienza, o volontà, e tutto ciò che sta al di fuori di essa (eventi, circostanze, oggetti, persone). Essa implica infatti un elemento di controllo, sia esso inteso come guida o manipolazione, una tecnica grazie alla quale la realtà venga incoraggiata, persuasa, indotta, oppure obbligata a uniformarsi a certi obiettivi. La magia, in breve, è il processo attraverso il quale si utilizza la malleabilità della realtà, per modellarla o trasmutarla in base ad un determinato scopo.
L’atteggiamento psicologico o morale con il quale si procede a modellare o trasmutare la realtà indica se la magia impiegata è, per usare le definizioni medievali e rinascimentali, "bianca" o "nera", vale a dire "pura" o "impura", "sacra" o "profana". A rischio di un’eccessiva semplificazione si potrebbe dire che l’umanità può essere divisa in tre categorie principali: maghi "sacri", maghi "profani" e vittime.
Il mago, sacro o profano, assume un ruolo attivo in relazione al mondo in cui vive e quindi lo trasforma. La vittima, al contrario, resta passiva, schiava impotente delle circostanze. Tali ruoli, come è ovvio, non sono fissi, e nemmeno necessariamente costanti. Si può essere, per così dire, un mago profano in certe circostanze, un mago sacro o una vittima in altre. Purtroppo la maggioranza degli esseri umani sono, per gran parte della propria vita, vittime. Essi non modellano, né tanto meno creano, la propria realtà, al contrario, la accettano così come è, divenendone schiavi.

L'alchimista

Questa affermazione apparentemente contraddittoria può essere esemplificata da una semplice analogia: l’alchimista nel suo laboratorio può essere paragonato allo scienziato che conduce un esperimento di fissione nucleare, o a chiunque, individuo o gruppo, faccia esperimenti nel laboratorio della propria vita individuale o collettiva, oppure ancora alla civiltà occidentale nel suo insieme che opera nel laboratorio degli eventi chiamato "storia" o "cultura".
Nell’effettuare i suoi esperimenti l’alchimista può impiegare tecniche di magia sacra o profana e visti dall’esterno i due processi possono sembrare uguali, ma in realtà sono completamente diversi.
Il mago o alchimista profano opera cercando di mantenersi distaccato e immune dal proprio esperimento, di manipolare gli elementi come se usasse un paio di pinze, di esercitare un controllo assoluto restando integro e immutato. Da questa posizione distaccata, e senza curarsi della violenza a cui la sottopone, egli costringe la realtà al proprio volere, spesso ricorrendo a processi contrari a quelli naturali. Ignora, o perfino infrange, il principio ermetico della interconnessione armonica. Per il fatto di mantenersi apparentemente distaccato dall’esperimento, può cullarsi nell’illusione che le energie e le potenze da lui impiegate o liberate non lo coinvolgeranno.
Il mago o alchimista sacro, all’opposto, cerca di diventare quello che il "magus" rinascimentale sosteneva di essere, vale a dire soggetto e oggetto del proprio esperimento. Egli fa in modo di immergervisi totalmente, di sperimentare per così dire dall’interno, di modo che l’esperimento diventi lo specchio della sua trasformazione e la sua trasformazione lo specchio del suo esperimento. Invece di dominare le cose dall’esterno, egli tenta di guidarle dall’interno, di diventare parte integrante dell’esperimento, ed è disposto a subirne le conseguenze, con tutti i rischi che ne possono derivare. Essendo al contempo soggetto e oggetto del proprio esperimento, egli evita la forza, la violenza, e qualsiasi pratica contraria alla natura. Il "magus" rinascimentale paragonava la propria attività a quella di un botanico o di un giardiniere che operano entro l’ordine naturale, assistendo la natura nel suo lavoro, curandola, nutrendola, aiutando le sue potenzialità latenti a realizzarsi.
Per citare Paracelso "l’alchimista fa emergere ciò che è latente in natura" e Giambattista della Porta scriveva pochi anni dopo la morte di Paracelso: "Le opere di magia non sono altro che opere della natura, la cui rispettosa magia manuale è (…) quella dell’agricoltore; è infatti la natura che fa crescere il grano e l’erba, ma è l’arte che prepara il terreno".

Il cerchio magico

Il mago medievale e rinascimentale disegnava, metaforicamente e spesso letteralmente, un cerchio magico intorno a sé. Dall’interno di questo perimetro evocava, incanalava e controllava le forze celesti o infernali, considerate potenzialmente pericolose. Esistono moltissime leggende sui maghi troppo ambiziosi che evocano poteri che poi non sono in grado di controllare, poteri che, infranto il cerchio protettivo, li distruggono. Ma anche se il mago riesce a controllare le forze che ha evocato, il cerchio che lo protegge è comunque sempre anche quello che lo imprigiona. Egli non ne può uscire senza rischiare di essere colpito dalle energie che ha liberato; il cerchio magico diventa così una prigione che lo protegge, ma al contempo lo isola dalla realtà intorno a lui, una realtà in cui le energie scatenate ora si muovono liberamente.
Non è forse questa una metafora della nostra civiltà? Per la nostra cultura, la tecnologia costituisce una sorta di cerchio magico che consideriamo protettivo, dall’interno del quale invochiamo forze potenzialmente distruttive. E così inquiniamo il mondo con la plastica, le radiazioni, i prodotti chimici tossici e gli scarichi industriali. Dall’interno del nostro cerchio "protettivo", ci arroghiamo il diritto e il potere di fare esperimenti contro natura, come quelli dell’ingegneria genetica, la fissione e la fusione nucleare, gli armamenti chimici e biologici. Come il dottor Frankenstein creiamo mostri, e come gli incauti maghi delle leggende troppo spesso perdiamo il controllo delle forze che abbiamo evocato. Cessiamo allora di essere maghi, sacri o profani, e diventiamo vittime.
Ma anche quando riusciamo a mantenere il controllo, il cerchio magico della tecnologia, che noi supponiamo protettivo, ci imprigiona. La tecnologia è infatti come una protesi che migliora le funzioni del nostro braccio, ma non la saggezza necessaria ad esercitarle. Ci illudiamo di essere più liberi, quando invece ci sottomettiamo ad un giogo ancora più pesante. Stiamo insomma diventando sempre più vulnerabili e, nel contempo, disponibili ad essere manipolati.
Siffatta manipolazione è certo un mezzo per "far accadere le cose" ed è quindi una forma di magia, ma una magia che implica qualcosa di molto diverso dalla magia sacra degli ermetici rinascimentali. Assomiglia piuttosto a quella che Agrippa condannava come piccola stregoneria, praticata da tanti piccoli Faust. Ma pur meschina e profana, questa magia non è meno pericolosa ed è certo molto diffusa. Noi ne siamo le potenziali, se non già reali, vittime.

Alessandria e il Museion

Durante il I secolo dell’era cristiana, Alessandria (fondata nel 331 a.C. da Alessandro Magno) era la città più ricca, civile, cosmopolita, colta e raffinata di tutto il mondo greco-romano, un centro commerciale senza rivali. Per la maggior parte dei contemporanei, la gloria maggiore di Alessandria è stata la "grande biblioteca": il Museion ("Santuario delle Muse"). In origine luogo di culto dedicato alle Muse, fu eretto fra il 300 e il 290 a.C. da Tolomeo I. Come la lanterna di Faro, la biblioteca era considerata una delle sette meraviglie del mondo. I testi, provenienti da ogni parte del mondo conosciuto, erano conservati sotto forma di rotoli di papiro manoscritti. Al tempo del suo massimo splendore, il Museion custodiva circa 500 mila rotoli, accessibili non solo ad un’élite ristretta di persone colte, ma a chiunque avesse desiderio di istruirsi.
Alla fine del IV secolo la biblioteca era ormai completamente distrutta: aveva subito ripetuti saccheggi da parte di un’invasione persiana, dall’imperatore Diocleziano e di zelanti dogmatici cattolici. Questa perdita, la perdita della ricchezza di conoscenze di Alessandria, deve essere considerata una delle grandi catastrofi nella storia della civiltà occidentale.
Fra i suoi "alumni" ci furono il matematico Euclide, l’astronomo e astrologo conosciuto come Tolomeo, il medico Galeno, il sacerdote e storico Manetone; ci furono padri e teologi della Chiesa, come Origene e il vescovo Clemente, maestri gnostici, come Valentino e Basilide; e numerosi filosofi la cui opera ha influenzato molti pensatori, come Plotino, Proclo e l’ebreo ellenizzato Filone. Ancora nel IV secolo d. C. lo storico romano Ammiano Marcellino scriveva:
Qui, prima che in qualsiasi altro paese, gli uomini giunsero alle origini delle diverse religioni. E’ qui che essi conservano con cura gli elementi dei riti sacri tramandati nei loro libri segreti.
Il risultato del crogiuolo di culti, dottrine, credi e sistemi filosofici caratterizzanti l’ambiente alessandrino fu quello che oggi viene collettivamente denominato "sincretismo". La sua influenza fu determinante sull’evoluzione e lo sviluppo della coscienza, dei comportamenti e dei valori del mondo occidentale. Tra i frutti più importanti del sincretismo alessandrino ci fu quell’amalgama che avrebbe dato vita alla tradizione magica occidentale. Tale tradizione può essere più adeguatamente denominata "ermetismo" o "pensiero ermetico".

Thot, Thot-Ermes o Ermete Trismegisto

In linea generale, l’ermetismo è una tradizione mistica, un corpo mistico di insegnamenti, una forma mistica di pensiero (da non confondere con il "pensiero gnostico"… errore, questo, perpetuato nei secoli fino ai nostri giorni).
Il nome ermetismo deriva da Thot, o Thot-Ermes, o Ermete Trismegisto ("tre volte grande"). Come divinità egizia, Thot svolgeva numerose funzioni: tra le altre, era anche considerato il dio della magia poiché aveva inventato la scrittura e la scrittura era percepita come un’operazione magica ("parole del dio" o "parole divine"). Sotto la dinastia tolemaica, egli fu identificato con la divinità greca Ermes, e gli fu aggiunto il suo nome.
Ancor prima del sincretismo alessandrino era diffusa la convinzione che Thot-Ermes fosse realmente vissuto; attualmente è opinione comune che non possa essere identificato con alcun personaggio reale. I numerosi testi a lui attribuiti sono considerati frutto di autori diversi, le cui opere furono composte nell’arco di un lungo periodo di tempo.
Qui ricordiamo il Corpus Hermeticum, il Picatrix e la Tabula Smaragdina o Tavola di Smeraldo, la più concisa e completa summa del pensiero ermetico.
Dal Picatrix: "Tutte le cose di questo mondo obbediscono alle forme celesti… tutti i sapienti concordano nel dire che i pianeti esercitano un’influenza e un’efficacia su questo mondo… ne consegue che le radici della magia sono i moti dei pianeti".
Nel Picatrix emerge un ritratto dell’"uomo ermetico", descritto come "il magus, il sapiente, il dominatore del cielo e della terra". In questo modo l’uomo ermetico divenne il nesso, la giunzione, il punto di intersezione fra macrocosmo e microcosmo, fra il mondo maggiore e quello minore.
Dalla Tavola di Smeraldo: "L’alto proviene dal basso e il basso dall’alto: l’Opera miracolosa dell’Uno". E in un’altra traduzione: "Ciò che è in alto è uguale a ciò che è in basso e ciò che è in basso è uguale a ciò che è in alto". Questa espressione è stata spesso ridotta alla formula semplice "Come l’alto, così il basso".
E ancora: "La struttura del microcosmo si accorda con la struttura del macrocosmo"; in altre parole, il minore riflette il maggiore e il maggiore il minore. La struttura dell’atomo riflette quella del sistema solare, la struttura solare riflette quella dell’atomo. L’uomo riflette il cosmo e viceversa. Per estensione, lo stesso principio si applica, per così dire, orizzontalmente: il mondo interiore e il mondo esterno si riflettono l’un l’altro. Per gli ermetici le analogie o corrispondenze che collegano i diversi piani della realtà trovano massima espressione nei simboli, che non erano solo una pratica semplificazione grafica, ma anche (come i suoni, le lettere e le parole in egiziano e in ebraico) cellule cariche di energia latente. Tali simboli (sigilli o segnature) potevano essere "attivati" e manipolati, dunque provocare mutamenti. L’ermetismo era quindi molto di più di una teoria, di un sistema filosofico, poiché proponeva anche una concreta metodologia, attraverso la quale i suoi princìpi potevano essere tradotti in pratica. Questa metodologia comprendeva discipline, come la meditazione, l’esercizio spirituale e il controllo della respirazione, nonché applicazioni pratiche come l’alchimia.

Una nuova strada

Con le loro ricerche, gli adepti dell’ermetismo erano destinati a compiere una rivoluzione nella storia della coscienza occidentale, nell’atteggiamento degli uomini nei confronti del cosmo che abitavano e nei confronti della loro vita e del loro destino. In passato l’atteggiamento dell’uomo nei confronti del cosmo era essenzialmente di tipo passivo e doveva implorare gli dei perché agissero per suo conto e pregarli di intervenire, di intercedere in suo favore: senza di loro l’uomo non esercitava alcun potere che lo mettesse in grado di plasmare la realtà secondo i propri desideri.
Con l’ermetismo si fece strada nel pensiero umano un concetto del tutto nuovo: se ogni cosa era effettivamente legata all’altra, anche l’uomo, operando attivamente nella sfera a lui accessibile, poteva far sì che si verificassero mutamenti in altre sfere. Invece di restare passivo e impotente, l’uomo poteva diventare "agente" e affrontare la ricerca dei mezzi attraverso i quali provocare mutamenti nel mondo circostante e in se stesso. Nel bene o nel male, l’uomo era in grado di iniziare a manipolare la realtà. Questa ricerca, radicalmente nuova ed estremamente dinamica, sarebbe diventata il fondamento non solo della tradizione magica occidentale, ma anche della ricerca scientifica.

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